Racconto in omaggio II

Buongiorno a tutti.
Come sa chi ha seguito il mio ultimo post, in questi giorni avevo in cantiere un post sui Fandom; tuttavia l’esame che sto preparando si è rivelato più lungo del previsto e l’arresto di Justin Bieber – con conseguente sollevazione popolare delle bimbemink ragazze che lo seguono – ha mandato a donne perdute buona parte di quelo che mi proponevo di dire, costringendomi a fermarmi e a ripensarci su. Quindi, dato che io e l’Alchimista ci siamo ripromessi di riprendere in mano le redini di questo blog e di non far morire tutto, ripiego con tutta la mia nonchalance su un post tappabuchi.

Piccola premessa.
Come ormai sanno anche i sassi, ultimamente il nuovo film della Disney, Frozen, sta riscuotendo un sacco di popolarità fra grandi e piccini; io questo film non l’ho ancora visto per una lunga serie di motivi, ma ho letto in giro che dovrebbe essere ispirato alla fiaba di Andersen La Regina delle Nevi.
Lo stesso giorno in cui ho scoperto questo fatto, ho chiesto in giro fra chi l’aveva già visto, per scoprire se era vero, perché a me sembrava che il trailer non c’entrasse una benemerita mazz granché; così facendo, ho scoperto anche che buona parte dei miei amici non conosceva la storia di Andersen. Ora, visto che La Regina delle Nevi era uno dei miei racconti preferiti quand’ero bambina, ho deciso di condividere questo racconto senza voler muovere alcuna critica al film, che, come ho già detto, non ho ancora visto; semplicemente la ritengo una fiaba degna di essere conosciuta.

Altra piccola premessa.
Quando ero bambina, c’era questa “moda” che non so se sia ancora in vigore, di produrre collane intere di volumi sottili, ognuno contenente una o più storie con illustrazioni enormi, e di venderli con annessa audiocassetta, in cui gente che devo ringraziare dal profondo del cuore leggeva le fiabe; in questo modo bastava un buon vecchio mangia-nastri e il bambino aveva di ché distrarsi anche se non sapeva ancora leggere benissimo (Sì, essenzialmente erano audiolibri, ma allora non si chiamavano così). Nella versione più “interattiva”, invece del libro c’erano tante schede illustrate con il racconto scritto dietro e, mettendole una dopo l’altra sul pavimento (con immensa gioia della mamma che doveva spazzare), ne veniva fuori un’immagine continua che raccontava tutta la storia.
Non so se adesso, con innumerevoli canali TV a disposizione e internet accessibile più o meno ovunque, ci sia ancora questa consuetudine di fare audiolibri per bambini, ma sono sicura che tutti avete sentito nominare qualcosa di simile almeno una volta, sia un fascicolo unico (io avevo Gli abiti nuovi dell’Imperatore), siano Le Fiabe Sonore (che venivano vendute su 45 giri anche quando mia madre era piccola e iniziavano con la famosa canzone “A mille ce n’è nel mio cuore di fiabe da narrar…” ), siano I Raccontastorie (questi meno famosi, ma ci sono affezionata, perché sono i primi che ho ascoltato).
Tutto questo per dire che io la fiaba della Regina delle Nevi l’ho sentita per la prima volta da una di queste audiocassete in versione ridotta per bambini (perché, chissà perché, c’è questa abitudine di ridurre tutto, anche ciò che non ne avrebbe bisogno) e me ne sono subito innamorata, tanto che la ascoltavo secondo me più di una volta al giorno, perché mi ricordo ancora la voce dell’attrice che la leggeva e, appena ho imparato a leggere spedita, non la mollavo un attimo.  La fiaba originale di Andersen, ho scoperto di recente, è molto più lunga ma, con mia grande soddisfazione, quella ridotta contiene tutti gli avvenimenti dell’originale, solo raccontati in modo molto più scarno.
La versione che vi posto qui è quella ridotta, trovata su internet e uguale identica a quella che ascoltavo io (sì, sono una sentimentale), perché quella di Andersen è davvero troppo lunga per un post, per chi fosse interessato, comunque, è reperibile QUI.
Bene, con questo smetto di fare premesse piene di reminescenze da vecchietta ottantenne e vi lascio con il racconto. Le immagini che trovate le ho prese dal volume che avevo io (I Raccontastorie – Volume relativo alle cassette 7 e 8; edizione del 1984, raccontata da Paola Gassman e illustrata R.Hook), perché mi sembravano troppo belle per non farle vedere.
Buona lettura.

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Tanto, tanto tempo fa, c’erano un bambino chiamato Kai e una bambina chiamata Gerda. Vivevano porta a porta e si volevano molto bene.
Fra le due case c’era un giardino nel quale i due ragazzi giocavano tutta l’estate tra i fiori. Il fiore preferito di Gerda era la rosa e lei aveva perfino inventato una poesia dedicata a Kai:
«Le rose non perdono il profumo mai e amici per sempre saran Gerda e Kai.»
Durante l’inverno, sedevano accanto alla stufa ad ascoltare le storie che la nonna di Kai narrava sulla perfida Regina delle Nevi.
«Vola nella grandine e ricopre i campi di neve. Paralizza i fiori con la brina e ghiaccia i fiumi. Il suo cuore è di ghiaccio e vorrebbe che anche quello degli altri fosse come il suo.»
Una sera, mentre la nonna parlava, il vento fischiava intorno alla casa e una finestra si spalancò. Una folata di grandine colpì Kai al viso e una scheggia di ghiaccio gli entrò in un occhio e gli arrivò fino al cuore.
Lì per lì Kai dette un grido di dolore. Ma pochi momenti dopo stava ridendo di nuovo. E Gerda non ci pensò più.
Il giorno dopo, Kai stava andando a giocare nella piazza del paese con gli altri ragazzi.
«Posso venire anch’io?» gli chiese Gerda. Ma Kai si rivoltò con uno scatto: «No davvero. Sei solo una ragazzina stupida.»
Gerda rimase molto ferita da queste parole. Ma come poteva sapere che la scheggia penetrata nel cuore di Kai glielo aveva reso di ghiaccio?
Uno dei giochi favoriti dai ragazzi era quello di legare gli slittini ai carri dei contadini e farsi così trascinare sulla neve. Ma quel giorno, sulla piazza, c’era una grossa slitta bianca, col conducente avvolto in una bianca pelliccia.
«Questo è meglio del carro dei contadini», pensò Kai e legò il suo slittino alla parte posteriore della slitta bianca.
La slitta si mosse, sempre più veloce finché Kai cominciò a spaventarsi. Voleva slegarla, ma non poteva sciogliere il nodo. Correvano sempre più lontano, oltre i confini del paese, volando nel vento.
«Aiuto! Aiuto!» gridava Kai, ma nessuno lo sentiva. Filarono via per ore, poi all’improvviso la slitta si fermò e il conducente si alzò in piedi.
Era una donna alta e sottile vestita tutta di neve. Kai la riconobbe subito.
Era la Regina delle Nevi! Mise Kai sulla slitta vicino a lei e lo avviluppò nel suo mantello. «Tu hai freddo», disse e lo baciò in fronte. Il suo bacio era come il ghiaccio, ma lui non sentì più freddo.
La guardava e pensava che nessuna al mondo fosse più bella della Regina delle Nevi. Infatti era stata proprio lei a mandare il vento che aveva fatto entrare il ghiacciolo nel cuore di Kai, che ora era un blocco di ghiaccio. Kai aveva già dimenticato Gerda, la nonna e la sua casa.
Gerda pianse amaramente quando Kai non tornò a casa. Tutti dicevano che era sicuramente morto, sepolto chissà dove nella neve.
Gerda aspettò tutto l’inverno, ma Kai non tornò. Alla fine, arrivò la primavera e Gerda ricevette in dono un paio di scarpette rosse. Se le mise e andò fino al grande fiume.
«Avete visto il mio amico Kai?» chiese alle onde. «Vi darò le mie scarpette rosse se mi dite dov’è.»

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Il fiume e le scarpette rosse

Le onde annuirono con le loro creste spumeggianti. Essa allora montò su una piccola barca attraccata fra le canne, e lanciò le scarpe nell’acqua, più lontano che poté.
In quel mentre, la barca si allontanò dalla riva e cominciò a correre lungo il fiume. Gerda aveva paura, ma non osava saltar giù.
«Forse la barca mi porterà da Kai», pensò.
La barca trascinò Gerda giù lungo il fiume, fino a una casetta dal tetto di paglia circondata da un giardino di ciliegi.
Una strana vecchia signora, con un gran cappello in testa, uscì dalla casetta e con il suo lungo bastone ricurvo agganciò la barchetta e la tirò in secco.
«Povera bambina», disse a Gerda. «Come mai stavi navigando tutta sola per il mondo?»
Gerda raccontò la sua storia alla vecchia signora e le chiese se per caso avesse visto Kai.
«Ancora non l’ho visto, cara, ma sono sicura che verrà molto presto.»
La portò in casa e le offrì delle ciliege. E mentre Gerda mangiava, la vecchia signora le pettinava i capelli.
Ora, dovete sapere che in verità la vecchia signora era una maga, che si sentiva molto sola, e perciò desiderava tenere Gerda con sé. E con il suo pettine magico aveva cancellato tutti i suoi ricordi, perfino quello di Kai!
I giorni passavano e Gerda giocava nel giardino dei ciliegi. Ma, una mattina di sole, mentre girellava tra i fiori del giardino, vide un cespuglio pieno di boccioli di rose. Gerda baciò le rose con trasporto e si ricordò immediatamente di Kai.

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Gerda nel giardino della strega

«Sono rimasta qui troppo a lungo!» gridò e la sua voce disturbò una grossa cornacchia nera che gracchiò:
«Che succede ragazzina?»
«Devo trovare il mio amico Kai. L’hai forse visto?»
«Un ragazzo è passato di qui la settimana scorsa. Ha fatto innamorare di sé una principessa e ora è principe anche lui. Vivono in un bel palazzo non lontano da qui.»
«Oh, sarei proprio felice per Kai se fosse diventato un principe», rise Gerda. «Puoi mostrarmi la strada per raggiungerlo?»
E la cornacchia accompagnò Gerda fino al palazzo. Poi si appollaiò sulla sua spalla e insieme salirono su una lunga scala buia e arrivarono nella camera del principe.
Gerda guardò il principe addormentato e scoppiò in lacrime: «Ma non è Kai! Dovrò continuare a cercarlo e sono così stanca!»
Il suo pianto svegliò il giovane principe e la principessa che si stupirono moltissimo alla vista di una fanciulla in lacrime ai piedi del loro letto e con una cornacchia sulla spalla, per di più. Ma ascoltata la sua storia furono molto comprensivi.
«Ti darò il mio vestito più bello per rallegrarti» disse la principessa.
«E io ti darò il mio cocchio d’oro» disse il principe, «così potrai viaggiare più velocemente e trovare al più presto il tuo amico.»
Con la carrozza del principe, Gerda si avventurò in una cupa foresta, ma la vettura dorata riluceva troppo fra gli alberi e dei banditi la videro.
«È oro, oro!» gridavano, e al primo crocicchio la circondarono. Tirarono giù Gerda dalla carrozza e la portarono nel loro covo. Sulla soglia c’era una bambina dagli occhi neri che era la figlia del capo dei banditi. Quando si resero conto che Gerda non era una ricca principessa e che non c’era niente da rubarle, decisero di ucciderla.
«Oh no, non lo fate!» gridò la figlia del bandito. «Giocherà con me e io potrò indossare i suoi bei vestiti!»
Il capo dei banditi si accigliò. «Va bene, ma la terrò sotto chiave perché non scappi e non denunci il nostro nascondiglio.»

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Gerda e la bambina dagli occhi neri.

Quella sera Gerda raccontò alla sua nuova amica la storia di Kai. Mentre parlava, le colombe che stavano appollaiate sulle travi e una vecchia renna, sentirono tutto.
Dopo un po’ una delle colombe disse: «Cuu, cuu, noi abbiamo visto il piccolo Kai. Era sulla slitta della Regina delle Nevi e andava verso la Lapponia.»
«È vero», disse la renna. «Io ci sono nata in Lapponia, dove tutto scintilla di neve e di ghiaccio e la Regina ha il suo palazzo estivo.»
«Devo andarci subito!» esclamò Gerda. «Ora capisco perché Kai è stato così duro quel giorno. Il suo cuore era già di ghiaccio.»
I ladroni dormivano; la figlia del capo scivolò furtivamente vicino al padre che russava e gli rubò la chiave della porta. «Porta Gerda in Lapponia» disse alla renna «E aiutala a ritrovare Kai.»
La renna era felicissima di tornare a casa sua e corse via per brughiere e paludi. Viaggiarono per diversi giorni e infine arrivarono nella gelida Lapponia.
Faceva un freddo terribile e dappertutto c’era ghiaccio e neve.
«Guarda laggiù!» gridò Gerda. In lontananza, il palazzo estivo della Regina delle Nevi scintillava come una montagna di diamanti.

Il palazzo della Regina delle Nevi

Il palazzo della Regina delle Nevi

Intanto, nel Palazzo, la Regina aveva fatto di Kai il suo schiavo. Era una donna fredda e dispettosa e lo costringeva a lucidare continuamente i grandi pavimenti gelati. Kai avrebbe pianto, se il suo cuore non fosse stato di ghiaccio. Poi un giorno la Regina delle Nevi dette a Kai dei ghiaccioli e gli disse:
«Se con questi riesci a formare la parola ETERNITÀ, può anche darsi che ti lasci libero.» Poi volò via.

Kay e la Regina delle Nevi

Kay e la Regina delle Nevi

Kai venne lasciato solo con i ghiaccioli. Le sue mani erano livide dal gelo ma lui non sentiva freddo. Stava ancora tentando di formare la parola ETERNITÀ quando Gerda trovò la strada che conduceva al palazzo e alla grande sala ghiacciata.
«Kai» gridò. «Finalmente ti ho trovato!» E gli gettò le braccia al collo. Ma Kai rimase impassibile.
«Chi sei? Che ci fai qui? Vattene e non mi toccare.»
Gerda non gli diede retta. Malgrado gli sguardi ostili continuò a stringerlo a sé e pianse lacrime di gioia. E mentre piangeva, le sue lacrime calde caddero negli occhi di Kai… e sciolsero il ghiaccio del suo cuore.
Kai si ricordò subito di lei. «Gerda! Sei tu!» e finalmente rideva.
Si abbracciarono e si baciarono e danzarono di gioia. Anche i pezzettini di ghiaccio danzavano e composero da soli la parola ETERNITÀ sul pavimento.
«Ora sono libero!» gridò Kai. «La Regina delle Nevi non ha più potere su di me. Il mio cuore è di nuovo mio!»
Gerda guidò Kai dove la renna stava aspettando. Sulla sua groppa fecero il viaggio di ritorno e quando arrivarono a casa era di nuovo estate.
E le rose del giardino erano in piena fioritura.

Mina – The Ginger

Sfatiamo dei miti

Anno nuovo, vita nuova.
Il Dottore si rigenera, Sherlock torna fra i viventi, viene annunciata un’opera teatrale su Harry Potter e anche io e l’Alchimista abbiamo deciso di approfittare di quest’ondata di nuova vita per uscire dal nostro stato di Zombie al quale la professione di studenti ci relega e riportare in funzione questo blog.
In realtà più io che l’Alchimista, lui mi sta semplicemente schiavizzando. U.U
Vi eravamo mancati, vero?
*Una palla di fieno rotola in lontananza*
Ora, io giuro che avevo salvati nelle bozze tre articoli diversi che aspettavano solo di essere ripresi in mano e terminati, MA, dato che ho anche registrati in agenda quattro esami da preparare (sì, mi butto subito sulle scuse), ho iniziato da quello che era, tutto sommato, più semplice e schematico per essere sicura di portarlo a termine davvero. Cosa importa a voi? Nulla, se non che, dopo mesi di silenzio, Ginger ritorna attiva con una delle sue solite liste idiote. :3

Dunque, la lista che segue verte essenzialmente su quelle sicurezze principalmente letterarie, ma in realtà di ogni genere, che tutti pensano di avere ma che in realtà sono sbagliate o incomplete e, pertanto, è passibile di SPOIL
No.
Spiacente, ma mi rifiuto di dichiarare come spoiler qualcosa che è patrimonio comune da secoli, anche se tutti lo conoscono sbagliato.
Leggete a vostro rischio e pericolo, comunque.

Parte I – Il Gobbo di Notre Dame VS Notre Dame De Paris – il musical VS Notre Dame de Paris – il romanzo.
1) Esmeralda era figlia di una prostituta.
2) Alla fine muore. Impiccata.
3) Febo era un donnaiolo ed è andato con lei solo per portarsela a letto.
4) E lo ha fatto quando stava per sposarsi…
4)…con una quattordicenne (o giù di lì).
5) Gringoire, il poeta, quando ha l’occasione di scegliere chi salvare fra la capra ed Esmeralda, salva la capra.
6) Frollo era un Arcidiacono e non un giudice…
7) …prende con sè Quasimodo perchè gli ricorda suo fratello minore e lo salva così da una folla che voleva annegarlo, non viene obbligato da un superiore…
8) …e nemmeno lo segrega nel campanile.
9) Oh, ed era anche alchimista e uomo di scienza, nonostante fosse prete.

Parte II – Dracula di Coppola VS Dracula di Bram Stoker
1) Dracula non bruciava al sole.
2) Non diventa vampiro in seguito al suicidio della moglie…
3) …e, mi venisse un accidente, non era nemmeno innamorato di Mina.
4) …perchè la sua ex-moglie non si è reincarnata in lei.
5) Anzi, non viene nemmeno nominata.
6) Van Helsing è un vecchio professore universitario (e filosofo) olandese… e sottolineo VECCHIO e sottolineo PROFESSORE.
7) Le tre vampire che vivono nel castello di Dracula non sono le sue spose.

Parte III – Disney VS fiabe classiche & Le Mille e Una Notte
1) La Sirenetta per diventare umana rinuncia alla lingua e ogni volta che i suoi piedi toccano terra si sente come se fossero trapassati da mille coltelli.
2) Il principe non si innamora di lei, ma di un’altra donna e assume la Sirenetta come damigella al matrimonio.
3) Pinocchio si trasforma del tutto in asino e viene venduto ad un circo.
4) Mangiafuoco era buono.
5) In compenso Pinocchio uccide il Grillo Parlante perché gli aveva rotto le palle.
6) Lucignolo muore.
7) È Tarzan ad uccidere Kerchack.
8) E Jane, inizialmente, sposa un altro uomo.
9) Aladino viveva nel Regno della Cina ed era fannullone e nullafacente.
10) Il cattivo non era Jafar ma un certo Mago Africano.
11) Così come la principessa non era Jasmine.
12) Il genio non dà ad Aladino il limite di tre desideri.
13) Ma comunque alla fine lui non lo libera.
14) Ah, e ci sono due geni, quello della lampada e quello dell’anello.

Parte IV – varie ed eventuali
1) Tonio Cartonio NON è morto di overdose, né tantomeno era drogato. Ora però mi spiegate come è possibile che ci sia ancora gente che ci crede.
2) È “No, io sono tuo padre”, e non “Luke, io sono tuo padre”.
3) Ed è anche “Io ne ho viste di cose che voi umani non potreste immaginarvi” e non “Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare”.

Okay, come articolo di ritorno era molto stringato e schematico, ma dateci il tempo di riprenderci la mano, no?
Ah, potevamo anche evitare, dite?

Mina – The Ginger

 

Cose Serie – Il Fantasy

Pessimo momento a voi, followers. Oggi esco dal mio piccolissimo periodo di vacanza per rimettermi al lavoro e tornare alla ribalta con un argomento non solo pluricitato e quasi sicuramente caro anche a voi lettori, ma a cui fa riferimento l’intero blog: il fantasy.
Ne abbiamo già parlato, ci ho fatto anche qualche articolo al riguardo, ma, scorrendo lungo la pagina con tutti i plagiati sudati articoli di questi mesi, mi sono reso conto di non aver mai parlato accuratamente di ciò che penso sul genere fantasy. Ovviamente, questo articolo servirà anche da “aggiornamento” degli altri, visto che le mie impressioni e le mie teorie sugli esordienti, sui lettori e sui cliché non sono certo migliorate, ma non sono nemmeno rimaste le stesse.
Dunque! Partiamo dalla domanda essenziale: cos’è il fantasy?
La risposta, purtroppo, non sarà 42, dato che sforerei coi generi; ma, come dico sempre, un’immagine vale più di mille parole.
Come dice la buona vecchia Lucy-Ginger, tutto quello che dice lo Schroeder-Alchimista è veritiero soltanto sulla carta. Il che è sbagliato. Perché se fosse tutto vero su carta, allora non starei nemmeno a scrivere questo articolo, cari miei.
(Per inciso, l’immagine è stata modificata per la pagina facebook mia e della Rossa)

Continuiamo quindi con la modifica della domanda dell’immagine:
“Cos’è la fantasia?”
Dallo Zingarelli 2000: “fantasìa: s.f. Facoltà della mente umana di interpretare liberamente dati forniti dall’esperienza, o di rappresentare contenuti inesistenti in immagini sensibili”

Adesso, ditemi sinceramente: quanti autori fantasy di oggi possono dire di seguire questa linea sacrosanta? Due, tre? Quattro? Quattro e mezzo? (Il mezzo è uno scrittore talentuosissimo preso a caso fra la moltitudine che non riesce a far carriera perché l’editoria gli taglia di fatto le gambe)
Questa visione pessimistica si limita ovviamente al mio personalissimo giudizio.
Ora, a questo punto vi aspetterete che dica che questo articolo non ha lo scopo di offendere o polemizzare circa certi libri o persone: niente di più sbagliato, ragazzi. Questo articolo è mirato a colpire certe categorie di fantasy, scrittori e lettori (ovviamente senza far nomi, se non si parla di gente particolarmente famosa) delle quali il sottoscritto si è ampiamente rotto i gingilli.

Mi conoscete, no? Si parte sempre dalla premessa.

Aaaaaaah, internet. Fino a una decina di anni fa, il pensiero di una rete che collegasse tutto il mondo e trasformasse gli schermi dei computer in vere e proprie finestre a cui affacciarsi per scambiarsi opinioni, pareri, informazioni e porno cose utili era rivoluzionario. Idilliaco, utopistico, qualcosa di semplicemente perfetto; poi arrivarono le piattaforme sociali.
Dapprima vi fu MSN, il quale preservava ancora i poveri utenti, dato che non vi erano pagine o stati da commentare, se non quelli di amici che potevi tranquillamente ignorare, almeno finché non ti venivano a fracassare le balle in chat con quelle animazioni e i trilli (mioddio i trilli!) del cazzo, e allora rispondevi male; tuttavia, fu l’inizio della fine, perché da MSN a Facebook e Twitter il passo fu breve. Da allora, il caos: tutto divenne una corsa pressoché continua alla popolarità. E quale è il miglior espediente di internet per far mettere in mostra la gente?
Cosa? No! Che diavolo c’entrano i blog?!

Ma le litigate, ovviamente! Nessun utente di social network può dire di non avere mai visto una discussione fra persone che fra loro non si conoscevano minimamente. Se all’inizio la cosa era solo un fenomeno isolato, oggi è ormai all’ordine del giorno: gente che insulta altra gente perché apprezzano il cantante/autore/attore/regista diverso; gente che insulta un determinato cantante/autore/attore/regista perché semplicemente non piace o anche solo per moda; discussioni interminabili su quale gioco/libro/film/artista/genere sia migliore e perché, farcite di commenti/messaggi lunghissimi che, nella maggior parte dei casi, possono essere riassunti in un semplicissimo “ed è per questo che le mie passioni sono migliori delle tue”; per internet troviamo una quantità di filosofi che farebbero implodere gli Illuministi, ma guarda caso il mondo rimane quello che è, e la stessa identica cosa vale per la politica.
Per internet si trovano persone che si divertono a fingersi amanti di qualcosa che in realtà non amano, o ad asserire qualcosa che in realtà non pensano; è possibile rintracciare gente convinta che facendo proposte sessuali in chat a delle sconosciute si possa effettivamente acchiappare qualcosa; troviamo persone che se la tirano, persone che se la tirano dicendo che gli altri se la tirano e persone che non se la tirano, ma vorrebbero; esistono gruppi che vogliono fondare nuove fazioni politiche, esistono pagine Facebook nate solo per pigliare per il culo altre pagine Facebook e per pubblicare screen che dimostrino l’ignoranza delle bimbeminkia su Twitter, o i tweet al papa, o roba del genere.
Mi fermo, perché sto andando off topic.
La lunghissima premessa ha un suo perché, non preoccupatevi: in un ambiente che è pieno da scoppiare di puro e semplice odio, in cui persino vegani e vegetariani combattono una guerra senza fine di discussioni e insulti contro quelli che mangiano carne, la letteratura e il fantasy non fanno eccezione. Sì, prima ho detto odio: non venite a dirmi che l’opinione media dell’utente riguardo a un qualcosa che non gli piace è vagamente pacifica. Sembrerò un po’ ipocrita, facendo questo discorso, ma: quando io critico qualcosa che non mi piace, lo faccio prima di tutto basandomi su delle argomentazioni, e questo su internet avviene davvero raramente; inoltre, ogni mia impressione è da basarsi puramente sul mio giudizio personale, come premetto un po’ dappertutto, e anche questo è rarissimo, in internet; infine, io tendo a prendermela con il prodotto che non mi piace, non con chi lo apprezza.
Tutto questo io, sui social network, non l’ho assolutamente mai visto. Anche quando becchi uno che magari riesce ad argomentare in una discussione, lo trovi seppellito in mezzo a maree di commenti di vario tipo.
Di nuovo off topic. Ma non importa. Per quel che mi riguarda, la letteratura fantastica non mi ha fatto assolutamente nulla: ognuno è libero di scrivere quello che vuole, perché gli esseri umani sono creature dai gusti eterogenei, e quello che non piace a me verrà sicuramente apprezzato da qualcun altro; sono le convinzioni dei vari fandom che devono bruciare nella più bassa cella dell’inferno. Non mi riferisco assolutamente né a tutti i fandom né a ogni singolo componente di quelli che per me sono il cancro dell’essere lettori fantasy, ma sono costretto ad andare per maggioranza. Guerre interminabili tra libri che fra di loro non c’entrano nulla (Sì, “Potteriani” che pigliano per il culo Twilight quando non sanno cosa fare, parlo con voi); gente che nel corso di un anno cambia autore preferito una settantina di volte, dimenticandosi di quello precedente; fanboy/fangirls che sarebbero capaci di condividere anche frasi come “Il sole è bello” se venissero scritte dal loro idolo; discussioni senza fine circa la psicologia o la forza del personaggio più marginale di un libro, o addirittura di ipotetici scontri tra personaggi di saghe diverse; persone che condividono frasi di gente famosa senza averne chiaro il significato; per finire con loro, loro, i superbi! Gente coi paraocchi, che non legge niente che non faccia parte del suo genere, che non sarà in grado di argomentare se non dicendo “Quello è una merda” e che sarà SEMPRE, e dico SEMPRE, convinta della propria superiorità circa quello che legge (Ciao anche a te, Tolkeniano carissimo) e della propria maschera, che in genere è strutturata da un atteggiamento da nerd falsissimo e da fan di The Big Bang Theory (non dico nulla sul telefilm, io non l’ho manco mai seguito, ma non ho potuto fare a meno di notare che tizi simili in genere lo seguono).
Ragazzi, ragazzi… Capiamoci. Se a voi piace il fantasy, piace lo sword and sorcery, piace l’urban, piace l’horror, il gotico, il rosa, l’erotico, i libri di cucina della Parodi… Ad un lettore maturo questo non può fregare di meno. Lui vi lascerà coi vostri idoli, voi lasciatelo coi suoi. Senza dire che l’urban fantasy è una merda, soprattutto se non si conosce nemmeno l’esistenza di Neil Gaiman. Grazie.
(Sì, qui ho smesso di generalizzare per riferirmi ad una persona in particolare, ma… Passatemela, questa. :3)
Sui fan, pur generalmente, ho detto praticamente tutto. Ora passiamo agli scrittori in erba, e riassumo il discorso in un semplicissimo: è una fottuta moda.

Ok, con calma. Probabilmente non è il modo migliore per spiegarsi… Ci riprovo: il fatto è che spesso non ci si rende conto che, anche se ci piace una cosa, non siamo sempre adatti a farla. C’è chi riesce ad avvicinarsi un pochino e chi è lontano anni luce: parecchi miei conoscenti hanno le stesse possibilità di scrivere un fantasy di qualità quante un rachitico ne ha di diventare campione olimpico di sollevamento pesi, per intenderci. Con questa riflessione intendo forse dire a tutti di non scrivere fantasy? Assolutamente no! Invito semplicemente a uscire dagli schemi, se si ha in programma di pubblicare un libro; inventare, sperimentare, unire, togliere, rivoluzionare, insomma, fare qualcosa che non renda la tua creatura l’ennesimo clone di Tolkien. Non prendete il consiglio come un insulto, per carità: io faccio parte praticamente della stessa categoria, perché posso dirvi con certezza che il fantasy classico proprio non riesco a scriverlo, e ho un’impronta molto più urban e molto più dark, ma non vuol dire che non possa scrivere fantasy classico, anzi! L’Alchimista, il mio alter ego, è estratto direttamente da un libro che ho in cantiere da tempo, ed è un fantasy a cui ho cercato di incorporare gli altri generi che mi piacciono e in cui sono più ferrato nella scrittura, cioè lo steampunk, il gotico e, in minima parte, l’horror. L’unione di generi così diversi tra di loro vi avrà fatto venire il mal di testa, e probabilmente avete anche ragione, ma non sono uno che scrive per assecondare un pubblico vasto, e non sono nemmeno del tutto sicuro di pubblicare i miei futuri e molto fantomatici libri.
Tramite questa riflessione mi connetto ad un’altra verità circa il mondo della scrittura: l’apparenza. Ormai non si scrive più per sfogo o per passione personale, come ogni scrittore o poeta sano di mente dovrebbe fare, ma semplicemente per notorietà; per pigliare like su Facebook, per poter usare parole forbite (che, sinceramente, spesso non c’entrano un cazzo con i discorsi in cui vengono usate) ed elevarsi ad un livello più alto rispetto alla massa, senza sapere minimamente che il proprio distinguersi da un gruppo non fa altro se non farsi buttare tramite un sano calcio nel sedere in un’altra categoria di persone tutte uguali tra loro. Non vale solo per la scrittura, in effetti, ma preferisco non avventurarmi di nuovo in campi che non mi riguardano e sparare sulla croce rossa sull’essere alternativi.
Insomma: gli esordienti di oggi sono troppo legati all’apparenza della loro professione e non sanno uscire dagli schemi… Ma non preoccupatevi, anche io ero così, un tempo. A 12 anni.
Eheheh.
Ormai direi che siamo al paradosso. La letteratura fantasy non ha più fantasia, ed è largamente per il riciclo di vecchissimi canoni e stereotipi che spesso questo viene catalogato ampiamente come un genere da bambini; anche se devo dire che ultimamente sta pigliando piede la visione “cinica” del fantasy, un po’ il modo realista e diretto che hanno scrittori come Martin, per intenderci. Ma Martin è uno scrittore serio e affermato e, per quanto non sia uno che apprezza molto la visione nuda, cruda e veritiera del contesto medioevale che tratta (per quanto, personalmente, sia un tipo che di macabro e lugubre ne apprezza parecchio), in fondo mi rende piacevole la lettura. Il tipico scrittore in erba che emula gente come Martin, a parte operare un plagio fatto e finito tra Case, guerre, re, regine, troie e troioni, non avrà assolutamente idea di come destreggiarsi in un mondo realistico, e finiremo per vedere frotte di personaggi ammazzati in modo balordo (e, quasi sicuramente, un po’ paradossale)… Senza un motivo logico. Non solo: avremo scrittori che si vantano per la loro propensione ad ammazzare personaggi, e dal mio punto di vista vi dico che, secondo me, uno scrittore che si vanta di ammazzare gente nelle sue storie (notate bene, lettori di Martin, uno che si vanta, non uno a cui viene attribuito il titolo di “sterminatore di personaggi” da terze parti) è come un produttore che rilascia ventimila seguiti di un dato film, uno più brutto dell’altro, ossia: completamente privo di idee.
E non sto nemmeno a parlare della componente sessuale-erotica di libri del genere! Si passa da cose esageratissime ed eclatanti che ti fanno solo chiedere che razza di visione dell’autore abbia del sesso a roba che ti fa accapponare la pelle!
I simil-Martin sono solo uno dei tanti esempi che avrei da fare: incappo spesso anche in abomini generati dal desiderio di epico di fanboy di varia sorta, perché, diciamocelo, molta poca gente è adatta a scrivere un vero fantasy epico; anche lì subentra ben presto il fattore “stupidità del personaggio”, dato che ormai mi vado convincendo che “eroe onorevole” nell’immaginario popolare passa come “eroe completamente cretino”.
Anzi, diciamo direttamente che gran parte dei personaggi degli esordienti finiscono con l’essere dei cretini senza speranza, soprattutto quelli che dovrebbero sembrare intelligenti.
Troviamo poi vari altri ibridi derivati dagli autori più disparati: i più gettonati sono Paolini e Brooks, almeno per quanto ho visto io; c’è qualche emulo della Rowling e di vari libri sword and sorcery, tutta roba che spesso mi fa cadere le braccia, ma bisogna ammettere che a volte riesco a beccare qualcuno con delle belle idee e un modo di scrivere interessante.

Be’, ho terminato. È probabilmente il primo post serio scritto da me, qui sul blog, ma c’è sempre una prima volta, no? Era soltanto un rapido sfogo riguardante qualcosa che mi fa sempre accapponare la pelle, e mi era venuta voglia di condividere i miei personalissimi pensieri con voi, unendo l’utile al dilettevole, dato che non sapevo come reintrodurmi nelle meccaniche del blog e cominciare a carburare vista la fine delle vacanze.
A presto, dal vostro Dalek-Alchimista-scleropuccioso  di fiducia.

Yuvie – The Alchemist

Cosa ha portato qui dei poveri sventurati.

Salve a tutti dalla vostra Ginger che ha ufficialmente finito le vacanze!
So che non ve ne frega nulla, ma devo pur introdurre il post in qualche modo, quindi zitti e andiamo avanti.
Dato che avrete certamente sentito la mia mancanza (ma anche no), ho deciso di rifilarvi questo post tappabuch  post originalissimo per il quale non mi sono assolutamente ispirata ad almeno altre due blogger, per passarvi il tempo mentre organizzo le idee per i prossimi post più impegnativi.

Come i più arguti fra voi avranno già intuito dal titolo, oggi voglio condividere con voi i termini che gli internauti digitano su Gùgol e che in un modo o nell’altro li hanno portati a questo lido di orrori che sarebbe il mio blog.
*una fialetta d’acido le sfiora la testa*
… Il NOSTRO blog, ovviamente, mio caro Alchimista.

La prima cosa da dire è che, leggendo, ho scoperto in quanti modi diversi sia possibile scrivere “The Ginger ‘n’ The Alchemist”, fra i quali quello più degno di nota è senza dubbio

de ginger end de alchemist

Giuro che mi sto ancora chiedendo se sia ignoranza o sia voluto. Ai posteri l’ardua sentenza.

Proseguiamo in maniera soft, con gente che, all’alba del ventunesimo secolo, non sa cosa significhi il termine inglese “ginger” e così, ci ritroviamo in rapida successione

doctor who ginger significato

Non ti commento solo perchè sei un Whovian. U.U

un mio amico si fa chiamare ginger che vuol dire

Non mi è chiara una cosa, ma perchè dialogare con Google come se fosse una persona?

ginger significato porno

A questo punto comincio ad avere paura.
Giuro nel nome del Dottore e di tutti i pantheon di D&D che insulto in continuazione che l’uso che ho fatto io del nome “Ginger” è quello classico per indicare le persone rosse di capelli, non sono una porno star!

Comunque, il nostro amico quassù mi dà il pretesto per introdurre la sezione delle chiavi di ricerca vietate ai minori di diciotto, quindi mandiamo fuori l’Alchimista, preparate i sacchetti per il vomito e proseguiamo con coraggio nei meandri più tortuosi delle menti internettiane.

Minorenni e persone facilmente impressionabili sono pregati di saltare direttamente al punto in cui scriverò che la via è libera.

Bene, lettori avvisati mezzi salvati, partiamo dai due più leggeri

pornazzo
scene eccitanti di sesso

No, ma così spudoratamente proprio?  Nemmeno un pochino pochino di finezza in più?
Ecco, non prendete esempio da quello qui sotto, però, eh?

riprese di sesso a squola e nude

Ve lo chiedo per favore, qualcuno mi dica che è il titolo di una parodia di non so quale cazzo di film! Vi prego!

VIA LIBERA!

Continuiamo ad esplorare i lati più contorti e preoccupanti delle menti degli internauti con un paio di ricerche che mi fanno seriamente riflettere sulla sanità mentale della gente.

indovinello gallileo cadavere donna

Non so se sia un film, figliuolo, ma sappi che mi inquieta un sacco.

lei e’ sposata con lui a nyc e lo controlla, non e’ + su facebook non ha amici isolato

Ci va la polizia per ‘ste cose, santiddio! Non Google!
E di certo non me e Yuven.

simbolo la ghiandaia imitatrice satanico

Mi dispiace, mio caro, ma hai sbagliato tutto. Era Harry Potter quello satanico, hai presente? Non confondiamo le cose!

la nave delle schiave sadomaso vendute

Scommetto che tu sei parente di quello tre ricerche più su, perchè non vi trovate una di queste sere a parlare di cose inquietanti fra di voi?

hermione resta incinta di draco e cerca di nasconderlo efp

… AIUTO!

Con questa inquietante informazione che dovrebbe spingere voi a meditare su cosa gira per EFP-Fanfiction e noi a meditare sui termini che è meglio evitare d’ora in poi nel blog, passo a  inaugurare la sezione “delle fangirl”

a che pagina del libro graceling po e katje si baciano

42.
No, scherzavo. Leggitelo quel libro, per la miseria, cos’è quest’idea di cercare solo il pezzo che vuoi?!

bella swan

Non è qui, grazie a Dio.

saga twilight

Giuro, vorrei vedere la tua faccia quando sei capitata qui.

youtube foto cullen

*Fa il gesto dell’ombrello*

Arriviamo così alla penultima sezione, sperando che ci sia ancora qualche coraggioso sopravvissuto fin qui, la sezione delle ricerche WTF.

colfer jurassic park

Secondo me hai fatto un pochiiino di confusione.
Ma proprio poca poca.

continuazione dell’ultimo episodio di scooby doo mistery inc

Non ha niente di male, di per sè, eh?
Solo che sono cose che uno non si aspetta.

كابيلا سانتا ماريا ديل بوبولو

… ehm.

Basta, siamo giunti alla fine.
L’ultimo che ho tenuto è un poveretto a cui vorrei davvero chiedere scusa dal più profondo del cuore.

non parliamoci mina testo

Sappi che faccio le mie più sentite condoglianze a te che cercavi una dea della canzone e hai trovato me.
Comunque, se ti interessa ancora, il testo è qui.

A presto con qualcosa di più interessante!
*Uno sbuffo di fumo, un lampo rosso e Ginger scompare prima che qualcuno fra il pubblico la uccida per i post insensati*

Mina – The Ginger

Per una volta mi trovo d’accordo col Dovakhiin.

Eragon – Christopher Paolini

Pessima giornata a tutti, follow… Ehi, ehi, ehi! Mettete via quei pomodori! Lo sapevate che questo momento sarebbe arrivato, presto o tardi: Ginger aveva buttato il primo colpo sulla croce rossa con la recensione delle Cinquanta Sfumature, e secondo voi io non avrei dato il mio?

Be’, ovviamente Paolini non è ai livelli della James, ma questo è abbastanza ovvio, dato che gli autori veramente scarsi li lascio tutti a Ging…

Niente, non ho detto niente.

La copertina.
Dunque, ci troviamo di fronte al primo libro del Ciclo di Star Wars dell’Eredità. Come al solito, prendiamo immediatamente in esame la copertina, anche se non c’è niente di scandaloso (nella copertina): nome dell’autore, gigantografia di Saphira, la quale ha uno sguardo quanto mai addolorato, come a dire “Ma come ci siamo ridotti”, titolo/nome del protagonista (megalomane!) in rigoroso dorato e, infine, il nome della casa editrice, accompagnato da un emblematico “romanzo”. Prima di addentrarci nei meandri oscuri di questo libro, è opportuno girare il libro, leggere la solita sfilza di commenti positivi in quarta di copertina e commentarli man mano.

“Un’autentica opera di grande talento.” – The New York Times.
C’è di meglio!
“Paolini prende gli archetipi del fantasy e li rende freschi e godibili grazie a una narrazione serrata e a un eroe che piace a tutti.” – Publishers Weekly.
Oh, i miei amici del Publishers Weekly sono tornati alla carica. A quanto pare, i burloni hanno omesso qualche piccolissimo particolare, a meno che con “archetipi del fantasy” non si intenda “Spezzoni, ispirazioni e luoghi comuni palesi presi da Tolkien e da Ursula Le Guin (sempre lodata) mischiati con la storia rivista della trilogia classica di Star Wars”. Tali “archetipi” sono resi freschi e godibili (almeno quanto un vasetto di cetriolini sottaceto) in quella che è l’unica critica che condivido: la narrazione serrata, talmente serrata e legnosa e tendente a fossilizzarsi su dettagli inutili da farti domandare che diavolo stai leggendo; per quel che riguarda l’eroe che piace a tutti… Ne parleremo dopo.
“Insolito, potente, fresco, fluido. Un debutto impressionante per una carriera destinata a fiorire” – Booklist
E mi ricollego alla cosa dei cetriolini sottaceto.

Il riassunto della trama risulta avere un’impronta strana, “epicheggiante”, quasi cinematografica. “Un ragazzo. Un drago. Un mondo di avventure”.
OMMIODDIO! MI VIENE PROPRIO UNA VOGLIA IMPELLENTE DI BUTTARMI NELLA LETTURA! BWAAAAAAAAAH!

No.

La storia si svolge nel continente di Alagaësia, che, per fare un’analogia, è come i Sette Regni di Graceling al contrario: invece di essere occupato per un buon 70% da acqua, la mappa di Alagaësia è formata per l’80% da terraferma, il che ci fa già perdere la speranza di un viaggio in mare che abbia in minimo di serietà. A parte il Surda, lo stato dei terroni, niente avrà un confine davvero segnalato, ma sono tutti costituiti da elementi naturali e di comprensione assolutamente immediata, come il limitare di una foresta, o l’inizio di un deserto, o le pendici delle montagne. Da notare inoltre lo strano corso che prendono alcuni fiumi, come il Ramr e il Ninor che nascono in piena pianura e vanno a buttarsi in un lago che si presuppone sia d’acqua dolce, l’Isenstar (nome peraltro davvero esente da qualsiasi ispirazione), o il Jiet e il Toark che, a meno che non nascano dal Lago di Leona, sono solo una specie di cintura che isola l’angolo Sud-Ovest del continente dal resto, o il fiume Zannadorso che sparisce misteriosamente tra i Monti Beor, o il Gaena che nasce nell’Ardwen (la fantasia coi nomi…), transita nell’Eldor e diventa improvvisamente il Fiume Edda.

Insomma, l’idrografia di Alagaësia sta al plausibile come Moccia sta al buon gusto.
Anche se la cartina non ce lo farà capire in nessuna maniera, nel continente esistono quattro Stati: il Surda, l’Impero, la Du Weldenvarden degli elfi e i Monti Beor dei nani; il Surda, vedremo, è l’unico fra i quattro ad avere una storia e una modalità di creazione vagamente plausibili, dato che è nato praticamente da un movimento di ribelli separatisti all’inizio della fondazione dell’Impero; quest’ultimo sarà sostanzialmente un territorio molto grande e pianeggiante, all’incirca tre o quattro volte il Surda, ma che conta un massimo di dieci città vere e proprie e sei insediamenti documentati, il che, come vediamo, lascia un vuoto enorme  più di quello che si trovava dalle mie parti maschili quando ho finito di leggere questa saga.
Lo Stato dei nani risulterà essere un’abbastanza verosimile accozzaglia di Clan intenti a farsi gli sgambetti a vicenda, mentre ovviamente quello degli elfi è il più unitario di tutti, perché loro son fighi. Poi, al centro, il Deserto di Hadarac, probabilmente un messaggio velato lasciato dal subconscio dell’autore mentre disegnava il mondo.

Le razze.
Ecco, avete presente il detto: “Sei ciò che mangi”? Bene. Ad Alagaësia c’è una versione leggermente diversa: “Sei come la terra che abiti”.
Come dite? Alagaësia non ha geograficamente senso?
… 😀
Vediamo, prima di tutto, la popolazione dal punto di vista globale: Alagaësia era inizialmente abitata solo dai nani e dai draghi, i quali, ovviamente, si detestavano. Poi, ovviamente da Ovest, perché non sia mai che i fighi siano orientali, arrivarono gli elfi, gli umani, gli Urgali e i Ra’zac. E ora, vediamoli un po’ da vicino.
Dei draghi non c’è molto da dire, anche perché la loro storia non viene molto approfondita; si sa che sono stati i primi abitatori del mondo e che sono sempre esistiti, e che esisteranno finché ci sarà Alagaësia. La cosa dovrebbe suscitare nel lettore una specie di ansia, visto che di draghi, nella nostra storia, ne sono rimasti tre o quattro. Dovrebbe. Con l’arrivo degli elfi, comunque, fu subito chiaro a tutti che la razza più intelligente del posto sono proprio i draghi: un giorno un elfo decide di cacciare e uccidere un drago, giudicandolo solo un animale; i draghi si vendicano sull’elfo; inizia una guerra sanguinosa lunga cinque anni che rischia di portare all’estinzione entrambe le razze. Ora, prendendo in esame l’elfo – Sampei dei cieli:
1) Perché, fra tutti gli animali del mondo, vai ad ammazzare proprio quello che quasi sicuramente ti abbrustolisce vivo?
2) Come hai fatto ad ucciderlo?
3) Perché gli elfi non hanno lasciato che quella testa di cazzo morisse?!
Ma tranquilli, la cosa verrà spiegata, prima o poi. Fidatevi.  Ora scusate, devo prendere una camomilla.

La guerra termina dopo l’atto “eroico” di un elfo, Eragon, omonimo del protagonista, che trova un uovo di drago e decide di farlo schiudere per allevare il cucciolo di nascosto. Se vi è poco chiaro come abbia fatto a far schiudere l’uovo, non preoccupatevi: non siete gli unici. Eragon e Bid’Daum, il drago cresciuto, viaggiano per portare la pace fra elfi e draghi. Tutti li amano, tutti li adorano, elfi e draghi stringono un patto per la creazione dei Cavalieri dei Draghi e iniziano a donare uova al neonato ordine. In totale buona fede. E, visto il patto con gli elfi, acquisiscono la capacità di comunicare telepaticamente (non ricordo se tutti o solo quelli dati ai Cavalieri, ma tant’è) e diventano più “gentili”.
Sui Cavalieri dei Draghi farò un piccolo exploit con riflessione personale: sono un ordine potentissimo, e sono per la maggior parte elfi, pur avendo diversi membri umani, e già la cosa puzza; hanno il compito di proteggere la pace e i popoli di Alagaësia, e come lo fanno? Ammazzando Urgali e sterminando quasi tutti i Ra’zac.
Ora, facciamo il punto della situazione.
Ra’zac = razza mangiauomini, e fin qui siamo d’accordo.
Razza mangiauomini = brutta e malvagia, ok.
Predatrice di umani = cosa brutta.
Cosa brutta = intervento per fermarla.
Intervento per fermarla ≠ genocidio!
Voglio dire, ok che son cattivi, ma minchia! Parlamentate! Fate cambiar loro dieta! Non massacrate un’intera razza, cuccioli compresi!
E questi sono i nostri eroi, yep.
I nani sono forse la razza fatta meglio: non per abilità dell’autore, ma per il fatto che le uniche modifiche che ha apportato sono state fatte alla loro storia e non alla loro costituzione. Grazie, Paolini.
Gli elfi sono… Oh, mio Dio, gli elfi. Il peggio del peggio, come d’altronde succede in quasi tutti i libri fantasy che ho letto. Allora, come già detto, gli elfi arrivano ad Alagaësia da un continente a Ovest, oltre il mare (e questo ovviamente non ci ricorda nulla), seguiti a ruota da uomini, Urgali e Ra’zac. Coi l’andare avanti dei libri, scopriremo che inizialmente erano abbastanza simili agli umani, solo che il patto coi draghi ha modificato permanentemente le loro caratteristiche.

“Ed ecco che l’Alchimista batte tutti i record di lancio libri in edizione economica! Faaaaaantastico!”

La matriarca elfica.

La matriarca elfica.

Che dire? Il patto coi draghi li ha resi alti, belli, longilinei, giovani, colti, forti, talentuosi, versati nella magia; dato che si esprimono nell’Antica Lingua, non possono mentire; sono anche, ovviamente, vanitosi, spocchiosi, alteri, orgogliosi e irriverenti; hanno gli occhi a mandorla, cosa abbastanza strana per degli elfi, ma immagino che Paolini volesse dare la sua impronta in mezzo a questo mare di luoghi comuni, ma se questa caratteristica fisica non mi causa alcun disturbo, non si può dire lo stesso per l’altra.
La risata.
La maledettissima risata.
Il modo più cretino per sottolineare il potere magico degli elfi. La madre di tutte le boiate inutili. Chiunque senta la risata elfica, si sente automaticamente meglio. Più allegro.
Mancano soltanto i due orsi in salopette a cantare “Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria!” e poi… COROCORO POLLON!
Che poi, se la risata di un elfo produce ‘sti effetti, sfruttatela! Sai quante guerre si possono vincere stordendo i nemici con un’arma simile? Oppure, sai i soldi che puoi fare facendo pagare la gente per sentire la tua risata?

Sapete già a cosa sto pensando, vero?

Esatto!

Esatto!

I parallelismi e lo stile.

Categoria a parte, sì. Quando ero soltanto un piccolo elfuccio che non aveva ancora distrutto il primo libro del Battello a Vapore che non gli piaceva, lessi Eragon e, devo dire, mi piacque abbastanza. Storia carina, tanti personaggi, i draghi, la magia e l’Antica Lingua strutturati così bene; ognuno aveva un proprio vero nome che, se scoperto, poteva far esercitare controllo sulla persona interessata! Oddio, oddio, oddio!
… Poi lessi Terramare. E me ne innamorai, ovviamente, ma contemporaneamente venni deluso da tutte le analogie che trovavo con i libri dell’Eredità, che erano stati scritti decenni dopo.
Dunque: a Terramare tutti hanno un nome vero e uno falso, e se viene scoperto quello vero sono cavoli; a Terramare i maghi usano la lingua antica, quella dei draghi; sempre a Terramare i draghi sono una razza intelligente e sostanzialmente benevola, capace anche di comunicare telepaticamente, oltre che con la voce; il protagonista della saga inizialmente faceva il pastore; ha dovuto combattere contro l’Ombra durante il primo libro, mentre Eragon combatte contro uno Spettro; diventa un mago potente e alla fine diventa l’arcimago di Roke.
Ma non si fermano qui! A parte le solite due, noiosissime, ispirazioni Tolkeniane talmente scontate da farti cadere le braccia a terra, e non solo le braccia, troviamo la vera e originale fonte di plagio di Paolini.
(*Naaaaa naaaaa nananaaaaaa naaaa, nananaaaaaa na, nanananaaaaaaaaaaa*)
E’ un periodo di guerra civile. Cervelli di recensori ribelli, colpendo dei plagi segreti (ma non troppo, perché di sicuro non sono l’unico ad aver notato l’ambaradan di Paolini), hanno ottenuto la loro prima vittoria contro il malvagio Impero Letterario. Durante la battaglia, spie ribelli sono riuscite a rubare i piani “segreti” dell’arma decisiva dell’Impero, ISPIRARSI NON E’ COPIARE, una scusa corazzata di tale potenza da poter distruggere un intero libro. Inseguitao dai biechi agenti dell’Impero, la Principessa Yuvie sfreccia verso casa a bordo della sua recensione, custode dei piani rubati che possono dare libertà al suo blog e salvare la galassia…

Ok, basta.
Analizziamo, con calma, la situazione: Eragon cresce con gli zii, pensando per buona parte della vita che fossero i suoi genitori; lo zio (accidenti, la zia è morta quando Eragon era piccolo, così non sia accorgeranno mai e poi mai del plagio!) muore per colpa dell’Impero; Eragon parte con Obi –Brom Kenobi per vendetta (già, non capiranno mai il plagio), e in tutto questo Saphira fa praticamente la parte dei droidi. Brom morirà successivamente, Eragon salverà Leila Arya dalla Morte Nera Gil’Ead, il tutto in compagnia del Darth Vader che non è ancora Darth, ossia Murtagh.

Non ho altro da dire.

Non ho altro da dire, al riguardo.

Per quel che riguarda lo stile, ho già detto il succo di quel che penso prima: narrazione “serrata”, se con tale parola si vuole intendere qualcosa di lievemente scorrevole, piena zeppa di dettagli, digressioni e pippe mentali del protagonista (come in ogni buon fantasy, d’altronde) completamente inutili; Paolini risulta avere, in effetti, un ottimo potenziale, soprattutto per quel che riguarda le descrizioni, solo che… Non le approfondisce abbastanza. Sarò senz’altro io ad essere un patito di descrizioni, quindi non date troppo peso a questa critica in particolare. Se, da una parte, il protagonista risulta essere abbastanza approfondito (male, secondo me, ma lì dipende tutto dalla visione che si ha di certe situazioni), il resto dei personaggi ci farà avere sempre una sorta di distacco, quasi la focalizzazione su Eragon renda tutti gli altri quasi degli sconosciuti enigmatici.

I personaggi.
Eheheh, pensavate che avessi già esaurito le cose da dire? E invece no!
Eragon. L’eroe che piace a tutti. Almeno quanto una stecca piantata nell’occhio destro. Non sa che fine abbiano fatto i genitori, ma ovviamente sappiamo già che sono morti, e vive con lo zio Garrow e il cugino Roran, all’ottima maniera Skywalker. Non so voi, ma io, andando avanti con la lettura dell’Eredità, non sono riuscito a farmi un’idea vera e propria del carattere di Eragon. È sempre così, come dire… Moderato. Neutro. Riflessivo. Piatto. Non ha una vera impronta caratteriale, e le uniche volte in cui avrebbe motivo di lasciarsi andare in delle riflessioni vere e proprie, magari perché l’autore possa mettere in risalto i suoi sentimenti, non lo fa. Ovviamente ci sarà l’evoluzione classica da “contadinotto ignorante” a “guerriero – terminator figo che più figo non si può”, ma in questo libro passerà solo dal primo stadio a quello di “Ehi, ma se tengo la spada così che succede?”
Chi vuol intendere intenda.
Saphira è, ovviamente, la dragonessa che nasce dall’uovo che Eragon trova. Sappiamo che i traghi sono creature nobili, intelligenti e fiere… E proprio qui ci chiediamo che diavolo sia andato storto, perché se da una parte Saphira ha dei modi di fare dovuti alla giovanissima età, dall’altra ha sprazzi di saggezza e cautela che saltano fuori quasi dal nulla. In più, è gelosa. Overly Attached Saphira?
Brom, parlando limitatamente di questo libro, ha la sola utilità di essere “il vecchio” del libro, quello che guida Eragon e gli fa da maestro. Per breve tempo, perché poi muore. Mwahahahah.
Arya. L’elfa che vediamo all’inizio del romanzo. Tralasciando il nome copiato, che ci può stare come non ci può stare, è il personaggio che ho odiato di più: in primo luogo perché è la solita elfa buttata lì per rimarcare la differenza e la superiorità della razza; secondariamente, la nostra Arya risulta essere tenebrosa e depressa a causa della morte dei suoi due compagni, in particolare di Faolin, di cui era innamorata. Fin qui, tutto bene, perché anche se in linea di massima detesto i personaggi discostanti, quando hanno una motivazione per esserlo li accetto; però c’è una cosa che non quadra. Arya viene portata a Gil’ead e viene torturata a più riprese da Durza. Viene detto varie volte che è stata portata quasi al punto di perdere il senno.
E ALLORA PERCHE’ QUANDO VIENE LIBERATA E’ FRESCA COME UNA ROSA?
Voglio dire, io non ne so molto, di torture e robe simili, ma non credo che qualcuno possa riuscire a sopportare mesi di sevizie senza avere nemmeno un piccolo problema al cervello!
Angela. Paolini, vaffanculo.

La trama.
La nostra storia inizia dall’inizio. Be’, oddio, non proprio l’inizio – inizio, è più una falsa partenza; vediamo nel prologo uno Spettro, creatura nata da qualcuno che ha evocato spiriti troppo potenti che lo hanno posseduto, intento a preparare un agguato per rubare una certa gemma ad un gruppo di elfi. I suoi Urgali (ovviamente i cattivi hanno dalla loro la razza brutta, tzé!) uccidono facilmente due dei tre elfi ma, proprio mentre stanno per acchiappare la terza, quella lancia una magia e teletrasporta la pietra via dal posto, destinazione ignota. Lo spettro si incazza, cattura l’elfa e ammazza gli Urgali sopravvissuti alla battaglia contro quella, così, perché è EVIIIIIL.
Da tutt’altra parte, sulla Grande Dorsale, il nostro umano campagnolo, Eragon, è intento a dare la caccia a una cerva ferita. Al momento in cui sta per impallinarla, abbiamo un’inquietante presagio del destino ultimo di Eragon con le donne: appare l’uovo di drago dal nulla e la cerva fugge. Di qui a quattro libri, si ripeterà praticamente la stessa cosa, solo che la cerva avrà la corona e le uova saranno di più. Ehehm.

Cooooomunque, il nostro Eragon, nella sua realistica versione di contadino ignorante che non sa nulla di magia, nel vedere la pietra fa quello che ogni persona farebbe con un sasso azzurro apparso dal nulla, in mezzo ad una radura, in una luce verde, nel bel mezzo di montagne pericolosissime e ignote: la prende. Ovviamente Paolioni camuffa l’idiozia di tale scelta operando il primo di una lunghissima serie di stupri mentali del personaggio, che possiamo ammirare in una splendida e realistica scena:
Eragon attese diversi minuti che il pericolo si mostrasse, ma l’unica cosa che si muoveva era la nebbia. Con estrema cautela, allentò la presa sull’arco e avanzò. […] La toccò (la pietra, eh, nda) con la punta di una freccia, poi fece un balzo indietro. Non successe nulla. Poi si fece coraggio e la raccolse.”

Non commento.

Partono subito le domande esistenziali sul “Da dove viene? Ha uno scopo?”, che sono comunque molto più plausibili della scena che vi ho descritto sopra, e si conclude con “È caduta per caso, o ero destinato a trovarla?”
No, Paolini, non ci stiamo accorgendo degli espedienti. Assolutamente.

Comunque, alla fine al nostro eroe arriva il pensiero che, forse, avrebbe potuto venderla per comprarsi da mangiare. Bravo Eragon!
Il fortunello torna dunque al suo villaggio, Carvahall, dove tenta di vendere la pietra al macellaio, Sloan, ma ottiene un brusco rifiuto perché la pietra è stata trovata sulla Grande Dorsale. Poco male: Horst, il fabbro, passa di lì e compra la carne, facendo ripromettere ad Eragon di aiutarlo a lavorare alla sua casa in primavera. Non siamo nemmeno a venticinque pagine e già abbiamo una chiara idea di quanto sia pezzente Eragon come protagonista.

Torna a casa, blablabla, arriva, lo zio Garrow si incazza per via dell’elemosina, blablabla, Roran è un idiota, blablabla… E decidono di far vedere la pietra ad un esperto, quando i mercanti erranti arriveranno a Carvahall, ma, quando vanno alla fiera indetta all’arrivo di questi ultimi, Merlock non riesce a dare loro un responso; apprendono anche di un certo fermento degli Urgali e di una loro migrazione verso Sud-Est, e anche delle voci riguardanti uno Spettro. Blablabla, Eragon gira per la fiera, blablabla, apprende altre storielle,blablabla, Brom fa la sua comparsa nel ruolo di cantastorie, blablabla.

Insomma, la prima parte del libro ha una funzione puramente informativa e introduttiva, infatti non faremo altro che passare da lunghi racconti a descrizioni di ambienti, luoghi o personaggi noiosi. Anche quando l’uovo si schiude e Saphira inizia a crescere, la solfa non cambia. Ah, sì.

“In quel momento si rese conto di non sapere se il drago era maschio o femmina. Lo prese in braccio e lo voltò, […] ma non
riuscì a trovare alcun segno distintivo. A quanto pare non rivela i suoi segreti senza combattere

Ehi, non sono io che lo voglio!

Ehi, non sono io che lo voglio!

Coooooomunque… Arrivano i Ra’zac, presentati come inumani agenti del re Galbatorix, e alla fine distruggono la casa di Eragon e feriscono mortalmente Garrow; quando questo muore, Eragon parte alla ricerca di vendettaaaaaaaaah (citazione necessaria), accompagnato da Brom.
Ora, non prendetemi per pigrone, ma… Tutte le scene del viaggio di Eragon e Brom possono essere riassunte in una parola.
FILLEEEEEEEEEER!
Spezzoni incollati per allungare la solfa! Le cose più utili che fanno è iniziare una sorta di addestramento!
Arrivano infine a Teirm, dove, per mia grandissima sfortuna, fanno la conoscenza di Angela e Solembum. Oh, sì, e di Jeod, grazie al quale scopriamo che lui e Brom fanno parte dei Varden e che devono recarsi alla città nanica di Tronjheim. Ma non è importante.
Notando prima di tutto come la presentazione di Angela e la profezia durino più di prologo e incipit messi assieme, dopo la profezia, che se non altro si discosta un po’ da Star Wars, abbiamo una seconda dimostrazione dell’intelligenza di Eragon: dice il suo vero nome e quello di Brom ad Angela, anche se si erano accordati di usare pseudonimi falsi.
Ah, sì, e si ubriacano tutti e due, dopo essersi rimessi in viaggio.
E ora arriviamo al mio punto preferito del romanzo! I due arrivano a Dras-Leona, vicina all’Helgrind, la base dei Ra’zac. Purtroppo, a quanto pare anche Galbatorix farà una visita in città. Dopo un inseguimento (in cui ovviamente la preda è Eragon), i due fuggono, e dopo un agguato Brom viene ferito mortalmente. Appare Murtagh, a salvare il culo a tutti, si rifugiano in una caverna ma, subito dopo il risveglio di Eragon, Brom muore.

Ah, scopriamo che Brom era stato un Cavaliere e il suo drago si chiamava Saphira. Chi l’avrebbe mai detto.

Il romanzo prosegue, dunque, con la fuga di Eragon, Saphira e Murtagh. Attraverso vari sogni premonitori, riattraversano TUTTO l’Impero per andare a Gil’ead, Eragon viene catturato, c’è un salvataggio, liberano Arya e fuggono verso Tronjheim in gran carriera, perché l’elfa è avvelenata ed è in punto di morte. Arrivano dai Varden, Murtagh viene catturato per essere figlio di uno dei Rinnegati, colloquio con il capo, umiliazione con Arya guarita, battaglia finale.

CHE BEL LIBRO!

Considerazioni finali.
Paolini, ti auguro di passare presto dalle parti di Sidewinder, Colorado. ❤
(Se non l’avete capita, meglio così)

Yuvie – The Alchemist

Cose che fanno incazzare – Giochi di Ruolo

Parte I – I personaggi.

1) Personaggi invincibili…
2) … e bellissimi…
3) … e intelligentissimi…
4) … Sì, insomma, Le Mary Sue e i Power player;
5) Personaggi presi da libri, film, ecc… totalmente stravolti a piacere del player…
6) … così poi io trovo in giro cose come un Jack Sparrow gay (non è omofobia, è che proprio non ha senso, dai!)…
7)… o un Peter Parker omofobo che bestemmia…
8)… o delle Hermione che più troie di così ne ho viste poche…
9)… o dei Dottori francamente pervertiti con a seguito delle Rose Tyler che sembravano porno star…
10)… o  degli Sherlock Holmes talmente idioti che anche Winnie The Pooh è più furbo…
11)… e con tutto ciò hanno anche il coraggio di dire che è il LORO personaggio e fanno quello che vogliono. Minchia, sì, il profilo è tuo, ma se usi un personaggio esistente e non inventato da te almeno abbi la decenza di attenerti a quello vero!
12) L’incredibile proliferazione degli Elfi in tutti i GdR Fantasy.
13) Con conseguente assenza di qualunque altra razza.
14) Personaggi che cambiano personalità da un giorno all’altro…
15) … O peggio ancora da un commento all’altro.
16) Personaggi che, invece,  cambiano biografia: del tipo che ieri quando ti sei disconnesso erano Vampiri, oggi accedi e scopri che nel frattempo sono diventati Lupi Mannari.
17) Personaggi in teoria cupi e scostanti che in realtà sono estroversi e spiritosi;
18) Personaggi di ragazzine dolci e innocenti che farebbero vergognare Anastasia Steele;

Parte II – Le role

1) I commenti sgrammaticati.
2) Le abbreviazioni in role;
3) I verbi, maledizione, i verbi!!
4) Sì, anche i congiuntivi sono verbi!
5) E, sì, anche la consecutio temporum è da imparare!
6) Commenti lunghi una facciata intera e pieni di descrizioni lunghissime, sproloqui su cosa il pg ha mangiato a cena e cose simili in cui l’unico contributo rilevante alla trama della role è un “e si avvicinò” alla fine.
7) Ma anche commenti come “ciao! *le sorrise* “;
8) Monologhi epici e melodrammatici ad minchiam..
9) … anche perchè spesso se ne sono altamente fregati di cos’hai scritto e dicono cose che non c’entrano un accidenti;
10) I commenti sgrammaticati (sì, due volte!);
11) Quelle cazzo di abbreviazioni! (Idem);
12) Gente che mescola il parlato *alle azioni*, perchè non mette asterischi o virgolette o altro, con il risultato che per capire cosa sta succedendo ci vogliono secoli di decifratura.
13) Gente così egocentrica che ingora deliberatamente le caratteristiche degli altri personaggi per fare ciò che vuole.
14) Gente che cambia deliberatamente le “condizioni di base” della role, per fare ciò che vuole…
15) … tipo quelli che, data una role ambientata nel primo pomeriggio, scrivono nel loro commento che è quasi mezzanotte perchè vogliono portarsi a letto l’altrui personaggio;

Parte III  – I Player

1) Maniaci travestiti da player;
2) Ninfomani travestite da player (par condicio);
3) Bimbi/e-minchia;
4) Gente che muove IL TUO personaggio nel suo commento;
5) Gente che sembra abbia mangiato tutto il manuale di D&D e poi non è in grado di spiegare in parole semplici e elementari che cavolo è un Gdr
6) Gente che non distingue Real da Role e si incazza per qualcosa successo fra i personaggi.
7) Gente che pretende di ruolare personaggi con passati difficili senza aver la più pallida idea di quello che sta facendo
8) Gente che se usi lo stesso prestavolto ti segnala l’account.
9) Gente che ti segnala l’account se rifiuti di far andare il tuo personaggio a letto con il loro;
10) Gente che se gli stai sulle palle ti segnala l’account.
11) Gente che segnala gli account.
12) Gente che ti chiede una role, ti fa startare e poi ti abbandona a metà senza dirti nulla;
13) Gente che non sa gestire un determinato personaggio ma vuole muoverlo lo stesso perchè è figo… (vedi Parte I)
14) Gente che con la scusa della role (che intanto non va avanti) ti assilla di domande su di te;
15) “Player” che approfittano dell’anonimato fornito dall’accaunt per provarci in chat.
16) Gente che confonde se stesso con il proprio personaggio;
17) Gente che ritiene che le ragazze non dovrebbero muovere personaggi maschili
(in realtà è tutta invidia, perchè spesso sono più affascinanti i loro pg di quelli mossi da chi maschio lo è davvero)

Parte IV – I gruppi GdR

1) GdR sulle Cinquanta Sfumature, che danno libero spazio ai Player di tipo 1, 2 e 3
(anche se ammetto di aver incrociato un Christian Grey pittosto bravo quando il fenomeno non era ancora dilagato… quanto talento sprecato!)
2) GdR sugli One Direction (terrento fertile per tutti i “Player” della peggior specie)
3) e di quelli su Settimo Cielo, ne vogliamo parlare?
4) Facciamo i GdR inutili in generale
5) Admin che chiedono role di prova quando la trama scritta da loro è un insulto all’italiano;
6) Admin (e assistenti) tiranni ed egocentrici che approfittano del proprio ruolo;
7) Gruppi che chiedono role di prova chilometriche privilegiando la quantità alla qualità;
8) Gruppi snob che non danno a chi è alle prime armi la possibilità di imparare;
9) GdR su Harry Potter che ti danno i compiti a casa (!) da consegnare, pena il BAN (Giuro che è vero);

Parte V – L’angolo dell’Admin

1) Gente che si iscrive, non sa cos’è un GdR, ti fa spiegare tutto e o ti ignora o è scema, perchè continua a non capire nulla;
2) Gente che si iscrive e non ruola, ma resta lì a tenere occupato un pg;
3) Gente che ruola come gli gira, ignorando le regole;
4) Gente che ignora il master;
5) Gente che si iscrive e non ti manda i dati del suo pg;
6) Gente che si iscrive solo per fare spam;
7) I Troll;
8) Gente che polemizza su tutto e vuole farti gestire il gruppo come vogliono loro;

Mina – The Ginger
Yuvie – The Alchemist
e tantissimi player, admin e master che hanno condiviso i loro sfoghi
(con mille grazie per la consulenza)

Quando la storia del Caotico Malvagio ti sfugge di mano.

Il Dilemma di Drizzit – R.A. Salvatore

Pessima sera a voi, followers!
O pessimo giorno, o pessimo pomeriggio, o pessima notte, o quello che volete voi… Basta che sia pessimo. Pessima, pessima, pessima! Come qualche documento COMPLETAMENTE A CASO che andremo ad analizzare oggi.
Allora, diciamoci subito che il mio parere su R.A. Salvatore è abbastanza simile a quello che ho su Tolkien: autore famosissimo e apprezzato, ma a me non fa né caldo né freddo. Non lo idolatro e non lo odio, mi avevano parlato benissimo di lui ma Il Dilemma di Drizzt, ossia il suo primo libro che ho comprato, non mi ha entusiasmato per niente. Mi sono fatto consigliare i suoi libri migliori, e prima o poi me li procurerò. Se mi piaceranno, bene, altrimenti li vedrete sul blog.
Vedete, tutto questo libro è solo un modo per descrivere la società Drow di Salvatore. Ma non vi anticipo niente.
Fatta la premessa, passiamo subito alla copertina! That’s it!
Sì, lo so che questa copertina non è niente di scandaloso, ma ormai è tradizione e va esaminata. Illustrazione da macho, con il caro Drizz(i)t e Glenda Guenhwyvar, la pantera. Titolo saga, titolo libro, autore, casa editrice, logo della serie di Forgotten Realms, che, per chi non lo sapesse, è l’universo immaginario di D&D, da cui varia gente ha tratto parecchi romanzi.
Lasciamo stare il fatto che non approvo affatto l’idea di avere un universo intero già pronto per la scrittura, seppur manovrabile a piacimento, ma io sono uno all’antica e sono attaccato alla buona vecchia politica “pensa e scrivi, sfaticato” del fantasy.
Ma, dato che il mio ego non è  soddisfatto dalla copertina, ecco che andiamo a esaminare il riassunto della trama! Yeah!

“Nelle viscere della terra, dimora dei malvagi elfi scuri, dove il buio regna sovrano e dimorano creature mostruose, vive il principe Drizzt Do’Urden, deciso a non piegarsi ai voleri degli elfi. Quegli esseri immondi vorrebbero che il giovane principe rinunciasse alla sua integrità degradandosi al pari di tutte le creature del mondo sotterraneo. Drizzt ha dunque l’animo lacerato da un dilemma: può vivere in un mondo che rifiuta la sua probità e dove immondi esseri non gli concederanno tregua finché non avrà rinunciato alle sue nobili doti? Può fuggire da Menzoberranzan, abbandonare il sottosuolo per unirsi agli abitanti della superficie, rinnegando così per sempre l’intera sua stirpe? Le straordinarie avventure di un eroe, la sua lotta disperata contro le forze del male, la faticosa conquista della libertà”

Perfetto. Ora andiamo ad analizzare, con calma e tranquillità, la situazione.
EXTERM…
No no no no no no no no no! Scusate. Era solo una reazione spontanea, sapete, come un’allergia. Una pesantissima allergia alla carta inchiostrata pessimamente. Ora, proviamo ad analizzare il riassunto, frase per frase.

“Nelle viscere della terra, dimora dei malvagi elfi scuri, dove il buio regna sovrano e dimorano creature mostruose, vive il principe Drizzt Do’Urden, deciso a non piegarsi ai voleri degli elfi.”

Per ora ci vado piano, dato che, lo vedete anche voi, questa frase non è poi nulla di speciale, se non per il fatto che il nome del protagonista farebbe saltare il doppio senso a qualche mente poco pulita. Ma io non sono una persona così. Assolutamente.

By the way, la prima frase ci mostra comunque un’anticipazione significativa della natura del nostro protagonista, che sembra essere l’unico povero Cristo con un cervello nato in una famiglia che non ne ha affatto. La famiglia Do’Urden è come la famiglia di Talitha al contrario: lì era solo lei a essere cretina. Non che Drizzt si comporti in modo più intelligente, ma è per il fatto che è pudico e tutto d’un pezzo da far schifo, non perché è cerebroleso.

“Quegli esseri immondi vorrebbero che il giovane principe rinunciasse alla sua integrità degradandosi al pari di tutte le creature del mondo sotterraneo.”

[Click]

“Drizzt ha dunque l’animo lacerato da un dilemma:”

WHAT?!

“può vivere in un mondo che rifiuta la sua probità e dove immondi esseri non gli concederanno tregua finché non avrà rinunciato alle sue nobili doti? Può fuggire da Menzoberranzan, abbandonare il sottosuolo per unirsi agli abitanti della superficie, rinnegando così per sempre l’intera sua stirpe?”
Santo Adams, che dilemma! Sei una specie di Rambo nano con la pelle viola, con una cazzo di pantera mangia uomini come animaletto, e fra il farti sottomettere sessualmente e non dalla tua società di sadici malati mentali e il fuggire e vivere in tranquillità per cazzi tuoi tu hai pure dubbi?! Ovvio! A questo punto offriti come prostituta dei Terrori Uncinati per racimolare abbastanza soldi da andartene ONOREVOLMENTE da una città il cui nome ricorda una bestemmia in turco pronunciata da un siciliano raffreddato!
E che cazzo!
Mi direte voi: “Ma, Yuvie, com’è che sei sopravvissuto a Hohlbein e Drizzt ti scandalizza tanto?”
Semplice! Ulrico era un coglione, ma, anche se l’autore non voleva farlo, rientra perfettamente nel contesto storico delle Crociate, popolato quasi solamente da coglioni bigotti cattolici intenzionati a fare la Guerra Santa con lo stesso spirito degli uomini odierni che seguono un mondiale di calcio. Drizzt no. Sì, è una mosca bianca nella sua società, e questo è un bene; ma è nato in una società in cui non si sopravvive senza un minimo di malizia, e la sua onnipresente “innocenza”, a lungo andare, dà molto sui nervi; inoltre, il fatto che non finga minimamente di adeguarsi, se non verso la fine, me lo ha fatto catalogare come “idiota” … E poi, fatemi capire perché diavolo una società intera dovrebbe essere “EVIL! BWAAAAAAAAH!”, con solo due eccezioni. Ditemi.
E poi, okay essere Evil, privi di vergogna, pronti a tutto, ma… Le normalissime leggi della natura e dell’affetto della famiglia? Ce le hanno pure gli animali, Gesù Cristo!

Argh!
Adoro questi libri. Adoro questi libri!
(Immaginatemi mentre ripeto questa frase, dondolandomi avanti e indietro sulla sedia)

“Le straordinarie avventure di un eroe, la sua lotta disperata contro le forze del male, la faticosa conquista della libertà”

Quali avventure? Di vere e proprie peripezie avventurose Drizzt ne farà al massimo quattro, in questo libro, lunghe una decina di pagine l’una e:
– in una si fa catturare.
– in un’altra fa parte di una spedizione in superficie la cui unica utilità è quella di mostrarci quanto i Drow siano impietosi nell’ammazzare gli elfi e in cui scopriamo che in realtà sono tutti giocatori accaniti di League of Legends, tanto che uno di loro ruba un’uccisione a Drizzt e si scandalizzano tutti.
E nella stessa spedizione salva una bimba attirandosi le ire della dea dei Drow, Lloth, di cui non parlo per il semplice motivo che ripeterei le stesse identiche cose dette sugli elfi scuri. Ma di Lloth ne parleremo fra poco, nei personaggi. Perché nel Faerûn si sa per certo dell’esistenza degli dèi e tendenzialmente sono una massa di cretini, ma non penso ci fossero dubbi al riguardo di certo ve lo sarete aspettato si tratta certamente di una metafora per esprimere lo schifo la situazione attuale preferisco non commentare.
Forse, cosa più probabile, sono semplicemente cretini.
La mappa è assente, ma dopotutto siamo nel sottosuolo e non servirebbe a una mazza; una cartina di Menzoberranzan non sarebbe stata una cattiva idea, però.

Dunque!

Lo stile.
Ho trovato lo stile di Salvatore, in una parola, schematico. Dialoghi, descrizioni, combattimenti, scene “divertenti”… Tutto maledettamente schematico. Mi è sembrato quasi che l’autore si fosse fatto una scaletta da seguire nello scrivere il romanzo. Sì, è una cosa che fanno tutti gli autori, ma personalmente io sarei sempre aperto a nuove idee e situazioni da inserire.
In questo capolavoro di legnosità, innocente pudicizia e intrighi politici da far impallidire un libro qualunque del Battello a Vapore, nella lettura emerge una sola cosa: le ripetizioni.
Le cazzo di ripetizioni.
Qui, miei cari, dovrei citare anche la traduzione fatta coi piedi, per non dire con altro, ma vi dirò che si tratta di una cosa moooolto relativa: nessuna traduzione sarebbe capace di farmi leggere quattordici volte il nome di un protagonista in una pagina.
Quattordici volte! No, no, voglio che ve ne rendiate perfettamente conto: quattordici! Avete la minima idea di che effetto abbia sul mio cervello una cosa del genere? Io mi sono fatto tutto il libro leggendo quasi ogni pagina più volte perché notavo le ripetizioni e non davo peso alla storia!
“Zak blablablabla Zak blablablablabla Zak”!
Ma scherziamo?! E i pronomi? I riferimenti? I titoli? Sono optional? ‘Sta cosa delle ripetizioni si vede più volte anche nei verbi riferiti ai dialoghi. Mai visti così tanti “disse”, “rispose” o “gridò”. Soprattutto i “gridò” ma variamo, che cazzo! A questo punto mi viene da pensare che “traduttore dell’Armenia” non si riferisca solo alla casa editrice!
Oltretutto, per tutto il romanzo io ho avuto una costante e fastidiosissima sensazione ignota, che per semplicità definirò “epicheggiante”. Come se l’autore si fosse prefissato lo scopo di far risuonare, nel cervello del lettore, una musica cazzuta ad accompagnare la sua cazzutissima storia, ma, nel mio caso, ha avuto come unico risultato quello di uccidere completamente la mia fantasia e impedirmi di costruire nella mia mente vere e proprie immagini della storia, cosa che io ritengo indispensabile, nei libri. In base a questo, concludiamo che Salvatore è il Michael Bay degli scrittori.
E poi… DANNAZIONE, I PROLOGHI IN CORSIVOOOOOO!
E per di più sotto forma di memorie del protagonista, e quindi di documento importante!
Troisi, che cosa vuoi da me? Che cosa vuoi? Perché infetti con la tua mania tutti gli autori che leggo, eh? PERCHEEEEEEE’?!
Ah, se notate che sono più stronzo del solito… Lunga storia. Vi dirò solo che in questo momento sto tentando di rilassarmi con Fake Plastic Trees, ma la canzone sta finendo e i prossimi della playlist sono i Metallica. E ci stiamo avvicinando ai personaggi. Quindi, se continuate a leggere sono cazzi vostri.

I personaggi.
Il capolavoro del romanzo. Psicologie e mentalità che farebbero urlare chiunque come una fangirl di Twilight. Sui Drow in generale vi ho già detto tutto quello che c’era da dire, perciò mi fiondo subito sui singoli personaggi.
Drizzt Do’ Urden: il protagonista. Un letale miscuglio tra Lucia Mondella, Rambo, Lancillotto e Gianburrasca, diventato una leggenda nell’ambiente dei Forgotten Realms. Tutta la sua esistenza si basa su una gigantesca botta di culo, dato che è il terzogenito dei Do’ Urden e doveva essere sacrificato a Lloth alla nascita, ma, dato che suo fratello aveva ucciso l’altro suo fratello, cosa che ha miracolosamente soddisfatto la dea.
Avevo già il mal di testa, a questo punto. Per quale dannatissimo motivo una dea dovrebbe preferire un Drow adulto e nel pieno delle forze ad un bambino già destinato al sacrificio? D’accordo che i maschi sarebbero inferiori, ma… Cavolo! E poi, Dinin, tu che non vuoi rivali e sai che il tuo fratellino appena nato deve essere sacrificato, perché semplicemente non lasci in pace Nalfein e poi non lo ammazzi successivamente? No, eh?
Sapete come lo chiamo, questo?
Espediente idiota per giustificare un’idea che sarebbe altrimenti senza senso!
Perché è ovvio che Drizzt rimarrebbe il terzogenito, e che dovrebbe venire comunque sacrificato, ma no! Muore Nalfein e buona pace alla logica!
Drizzt è una Mary Sue. Ecco, l’ho detto. Sa combattere, è vagamente intelligente, si fa seghe mentali in continuazione (e come biasimarlo), ha una morale più alta dell’Himalaya e agisce sempre secondo questa. Legale Buono del cazzo. Si salverà durante il romanzo unicamente grazie al fatto di essere un Terminator, mediante botte di culo allucinanti o per l’incapacità dei suoi nemici.

Zaknafein “Zak” Do’ Urden: maestro d’armi della famiglia. Condivide all’incirca le idee di Drizzt, solo che almeno lui ha capito che andarle a sbandierare in una società come quella dei Drow è un suicidio. Se la fa, occasionalmente, con la Matrona Malice, e questo ci porterà a scoprire che è il padre di Drizzt e di Vierna; a questo punto ho tirato il libro attraverso la stanza. Verso la fine muore, sacrificato a Lloth perché quel cretino del figlio l’aveva offesa salvando una bimba elfica.
Matrona Malice Do’ Urden: la capofamiglia. La società Drow è fortemente matriarcale, e i maschi sono sottomessi alle femmine, cosa che non ci fa assolutamente pensare a male. Malice tenta in tutti i modi di scalare la gerarchia delle Case di Menzoberranzan, e a inizio romanzo, infatti, i Do’ Urden distruggono i De Vir.
….
“Che cosa facciamo, stasera, Matrona Malice?”
“Quello che facciamo tutte le sere, Drizzt, tentiamo di conquistare il mondo.”

♫ Drizzt con la Matrona… Drizzt con la Matrona… ♫
♫ Uno è uno scemo, l’altra una tro…
*SDENG*
(Intervento anti – off topic di Ginger. Graaaaazie, Ginger.)

I padri fondatori di Menzoberranzan.

I padri fondatori di Menzoberranzan.

Rizzen Do’ Urden: attuale compagno di Malice. Praticamente un fantasma.
Maya, Briza e Vierna Do’ Urden: le sorelle di Drizzt. Tutte troie sacerdotesse di Lloth, sadiche, maligne, con la puzza sotto il naso e irriverenti perché sì.
Dinin Do’ Urden: un cretino.
Masoj Hun’ett: un altro cretino.
Alton De Vir: l’unico sopravvissuto di Casa De Vir che vuole VENDETTAAAAAAAAAAAAH!!!!!!!!!!!
Lloth, la Regina Ragno: una delle tantissime divinità del pantheon di D&D. Regola praticamente tutta la vita degli abitanti di Menzoberranzan e, dalle descrizioni che ne abbiamo, ce la possiamo immaginare dotata della stessa psicologia idiota e orgogliosa di una casalinga ultra-cattolica, perbenista malbenista (?!) e vagamente zoccola. Una tipica lettrice della James, in pratica. Dimora in un Piano diverso da quello dei Forgotten Realms, e ha come ancelle le yochlol, ossia esseri di una forma non bene specificata: una bacchetta viscida di cera fusa. What? Non chiedetemelo. Appariranno in una scena che dovrebbe essere comica (e non lo è) in cui Alton e Masoj tentano di evocare lo spirito della Matrona di Casa De Vir, scatenando le ire di una yochlol. Tramite una maledizione può trasformare la gente in ibridi Drow – ragno.

E ora…

La trama.
La storia inizia con Dinin, intento a fare acrobazie con la sua cavalcatura – lucertola, diretto all’Accademia di Menzoberranzan, nome fantasioso, per commissionare dal maestro Senza Volto l’omicidio di Alton De Vir, dato che i Do’ Urden stanno per attaccare i De Vir e a Senza Volto servono degli unguenti per curare le ferite alla faccia, sfigurata a causa di una magia. La logica in tutto questo? Da Briza, Vierna e Maya, ovvio, ossia a putt..
Ehm.
No, seriamente, io non so in base a cosa Senza Volto sia ancora vivo dopo che un incantesimo gli ha praticamente cancellato la faccia, ma evito di chiedermi cose simili, ormai. Fatto sta che le lotte politiche Drow funzionano così: se una Casa stermina completamente l’altra, e senza che la Città scopra chi è l’attaccante, allora è tutto regolare. La Casa attaccata cessa di esistere e viene dimenticata da tutti. In caso contrario, i superstiti possono denunciare l’avvenimento e fare sì che la Casa attaccante venga sterminata.
Il senso? Boh.
Mi riconnetto a quel che ho detto prima: tutto il libro è solo un modo per descrivere la società Drow in modo tremendamente e stupidamente romanzato. E ne abbiamo prova di seguito: vediamo la descrizione della distruzione di Casa De Vir, la morte di Nalfein, Drizzt che si salva per il rotto di cuffia. Senza Volto fallisce nel suo intento e viene ucciso da Masoj, il suo aiutante, perché è il principe della sesta Casa più potente e non accettava il fatto di essere un servitore. Giustissimo. Sarebbe sul punto di ammazzare pure Alton, ma questo lo dissuade, perché sarebbe stato un ottimo alleato tra i maestri della sezione di magia dell’accademia, Sorcere; infatti, Alton si sostituisce a Senza Volto, sfigurandosi volontariamente con dell’acido.
… No, non commento. Non lo farò, mi spiace. No.

Porca di quella puttana, ma perché?! Scappare? Andare via? Masoj odiava Senza Volto e tutti quelli vicini a lui, quindi intralciare quelli che volevano Alton morto sarebbe stata l’apoteosi del piacere, e Alton se ne sarebbe stato libero di far quel che voleva! E invece no! La trama ha parlato, De Vir deve fare l’autolesionista e passare tutti gli anni successivi a comportarsi come un cattivo di Scooby – Doo.
ARGH!

Drizzt viene affidato a Vierna per la prima parte della sua “educazione” (leggasi “indottrinamento”), in cui avremo prova del carattere di Drizzt e del modo in cui i Drow educano i figlioletti. Male. Molto male. A sedici anni inizierà ad addestrarsi con Zak, e Salvatore ci darà prova della sua grande abilità nello scrivere dialoghi, dato che durante i combattimenti ‘sti due non staranno zitti un secondo, litigheranno spesso e passeranno il tempo a fare dei botta e risposta che hanno l’unica utilità di farci vedere quanto sono diversi rispetto al resto dei Drow.
Di mezzo ci saranno varie scene inutili, da Malice che va a visitare la Prima Casa di Menzoberranzan a Alton e Masoj che fanno i coglioni per cercare di scoprire il nome della casa che ha distrutti i De Vir, evocando lo spirito della Matrona Ginafae e scatenando le ire delle ancelle di Lloth, passando per esecuzioni pubbliche di Case denunciate.
Drizzt arriva all’Accademia, e inizia il suo apprendistato, nella sezione per guerrieri di cui non ricordo il nome. Finito quello, dopo una decina di anni, ci saranno varie altre scene allunga brodo che ci porteranno, finalmente, al finale: dato che durante un’incursione in superficie Drizzt ha avuto la buona idea di far finta di uccidere una bimba elfica per farla scappare, Lloth è adirata con casa Do’ Urden e vuole un sacrificio. Vedete che somiglia ad una casalinga disperata e lettrice della James?! Pensa solo ad una cosa!
In ogni caso, Zak si sacrifica per salvare il figlio, che dopo aver ammazzato Masoj e Alton smascherato, finalmente, fugge.

Che poi, che senso ha andare in superficie ad ammazzare gli elfi, se sono stati loro a cacciarvi nel Buio Profondo? Okay, vendetta, ma… Chi ve lo fa fare? E poi, come fate a sapere che vicino allo sbocco per la superficie ci sono degli elfi?
Oh, sì, immagino… Sarà qualcosa tipo l’Occhio di Sauron…

***
Dunque, questo era Il Dilemma di Drizzt. Come vi ho già detto, aspetto di comprare altri libri di Salvatore, prima di dare un giudizio definitivo, ma per il momento…
EXTERMINATE!
«Yuvie, non essere ripetitivo!»
State zitti!
Yuvie – The Alchemist