Mi sa che i Greci avevano ragione sui barbari…

Tomyris, la signora delle tigri – Guglielmo Colombero

Okay, voglio che lo diciate ad alta voce.
“Yuvie, sei un idiota.”
Su, ripetetelo. Anche se non capite o vi fa strano parlare soli davanti allo schermo di un computer.
“Yuvie, sei un gigantesco idiota. Se la gente che ti regala libri non conosce i tuoi gusti, non li leggere! Buttali dalla finestra! Usali per ammazzare le zanzare! Accendici la stufa! Ma non li leggere!”
Appunto.
Io mi chiedo come si possa arrivare a questo. Su un romanzo storico, oltretutto. Anzi: su porno storico, epocale e, dato che ci dobbiamo far riconoscere, italiano. Tanto per essere chiari, questo libro si riassume in: sangue-sesso-sangue-sesso-sesso-tette-sangue-sesso.
Romanzo storico, sì.
Eppure dall’idea di fondo poteva venire su qualcosa di buono, almeno secondo me. Per una volta si parlava di Persiani ma non di Spartani, finalmente! Infatti qui si parla della morte di quel brav’uomo di Ciro il Grande, massacrato senza pietà assieme a parecchi altri non lontano dal Mar Caspio, ad opera della regina del popolo dei Massageti.
Originale, no? Sarebbe uscito qualcosa di veramente bello.
E invece no.
Tal splendida storia inizia una splendida mattina in cui l’esercito del nostro Ciro, qui chiamato col suo nome vero, ossia Kurash, sconfina nelle terre dei Massagetaj, una sobria popolazione dalle parti del Mar Caspio. Analizziamo la primissima scena, in cui troviamo la nostra casta protagonista intenta ad osservare le sue terre invase dai Persiani. E con lei c’è solo un soldato.
Bene, i più furbi ed esperti di voi saranno già scattati in piedi urlando: “Mary Sue, Mary Sue, Mary Sue!”. Bravi.
Per chi non lo sapesse (beato lui), “Mary Sue” è il termine che si da a un personaggio, generalmente femminile, che racchiude in sé quasi tutti gli stereotipi e i cliché possibili e immaginabili e che è privo di difetti veri e propri. Come, appunto, la nostra Tomyris: è bellissima, è un abile capo politico, è un condottiero, è una guerriera esperta… Oh, aspetta, un difetto in effetti ce l’ha…
Si comporta come una prostituta.
Infatti Tomyris è rimasta vedova del marito giovane, divenendo regina dei Massagetaj, e ha deciso di non risposarsi per “essere la sposa del suo popolo”. Letteralmente: ad ogni plenilunio estrae a sorte un guerriero che si è distinto sul campo di battaglia e ci passa la notte.

Sì, tralasciando il fatto che non ho la minima idea di come questa tizia qui non sia mai finita incinta per via di questa abitudine… PERCHE’?
Che bisogno c’è di andare a letto con i propri soldati? Rispetto per le mogli? Per i figli? Per te stessa? Cos’è, pensare che il figlio di uno dei soldati con cui sei stata si vanti coi coetanei dicendo: “Mio padre si è ******* la regina e il vostro no!” ti soddisfa?
Ah, e non dimentichiamoci che il soldato che accompagna Tomyris nel prologo, Tojaxai, è proprio uno di questi privilegiati! E che passa tre quarti del suo tempo a sbavarle dietro e a perdersi in ricordi nostalgici riguardanti quella famosa sera!
Ottima sorveglianza, senza dubbio, ma, ehi, parliamo di una Mary Sue! Quando i due idioti si avvicinano e una pattuglia di Persiani li scopre, bastano due minuti di lotta impari a farci capire che la nostra protagonista sa maneggiare tutti i tipi di spade!

*COMUNICAZIONE DI SERVIZIO DA PARTE DELLA GINGER: Yuvie è andato ad autolesionarsi per la battuta, tornerà tra poco!*

Si diceva, cari?
Ah, sì. Dopo il sopralluogo, Tomyris torna al suo campo base/palazzo/non ricordo bene, dove ha già radunato il suo esercito. Qui facciamo la conoscenza di Osmydah, ossia un tipo dotato di una misteriosissima maschera d’oro. Ecco, a questo punto io ho trovato alquanto irritante il fatto che si rimarcasse in continuazione il “mistero” per il quale Osmydah porta questa maschera. Ma passiamo oltre, perché la risposta a tale interessantissimo quesito va data alla fine.
Prima dell’arrivo di una delegazione di Persiani troveremo una lunga, lunga, luuuuuuuuuuuunga conversazione pseudo (molto pseudo) – tattico – militare – storica riguardante il nostro Kurash, in cui apprendiamo a grandi linee chi è il nemico della nostra… eroina.
Ed ecco che arriva la delegazione di Persiani e Tomyris, dimostrando la sua intelligenza, acuisce l’atteggiamento da bullo idiota che manterrà per tutto il romanzo, cacciandoli in malo modo e insultandoli anche se, in effetti, i Persiani sono molti più dei suoi. Ma che importa, siamo barbari, che diamine!
Dopo il pittoresco incontro, vengono presentati altri personaggi e situazioni: Spargapysh, il figlio dell’Elena Caucasica che ci troviamo per protagonista; Iraida, capo delle Amazzoni (AMAZZONI?!) che costituiscono la guardia del corpo della regina e che OVVIAMENTE se la fa col principino; e una sequela di dèi, sciamani e tradizioni varie che fanno calare il latte… Anzi, il kefir… Alle ginocchia. E, fra un discorso e l’altro, ecco che arrivano all’accampamento i principali alleati dei Massagetaj, ossia i Sauromati. Gente completamente random che servirà solo a introdurre l’ultima protagonista della storia: Tirghetau, una delle lottatrici del re dei Sauromati, Ekataj.
Sì, perché anche ai barbari del 529 a.C. piace attizzarsi vedendo donne che lottano. Qui si ha il capolavoro del senso artistico dell’autore: Ekataj va fiero della sua lottatrice tatuata e mascolina, e come un qualsiasi personaggio con più cliché che cervello questo si vanta come un idiota. Ovviamente, la nostra regina intende umiliarlo; e per farlo si offre di combattere. A mani nude. Contro una combattente esperta. Alta trenta centimetri più di lei.
E vince pure!
Fottuta (letteralmente!) Mary Sue.
E non solo! Mentre Tirghetau giace ancora svenuta, sotto le cure degli sciamani, arriva Osmydah, che tenta di rimproverare Tomyris per la doppia boiata fatta (cioè l’aver rischiato la vita facendo la lottatrice sexy e contemporaneamente l’aver oltraggiato Ekataj), per poi complimentarsi subito dopo per la mossa finale (“Fatality!!!!”) del combattimento. E, mentre Tirghetau è ancora svenuta, il tizio inizia pure a toccarla e palparla, ma si ferma dato che “non sarebbe cosa da uomo leale”, come gli fa notare la regina. E due secondi dopo la scena si chiude con Tomyris e Osmydah che si accingono a fare sesso, dato che “è stata una giornata lunga e faticosa e la tua regina non intende passare la notte da sola”.
Ma ce l’ha una cazzo di logica, questo libro? O è solo un collage di scene messe a caso? Per fortuna (che non è per niente fortuna, ma a questo punto qualsiasi evoluzione della trama è bene accetta), il giorno dopo Spargapysh viene ucciso brutalmente in una scaramuccia coi Persiani, e la nostra povera, inconsolabile regina viene colpita duramente dalla notizia
Mai goduto così tanto nella mia carriera di lettore. Giuro.
Coooomunque, in un atto davvero molto giudizioso Tomyris finisce con il fuggire dall’accampamento per ritrovare il senno alla mistica Isola Ovale, lasciando Osmydah nei casini. Qui lo sciamano Sanjaeng la presenta ad una dea sconosciuta e che ai fini della narrazione sarà utile solo a questo, la Scorticatrice, dove, tra visioni sempre più inutili, Tomyris riacquista la sanità mentale. La ritroveremo poi abbandonata dagli sciamani nella tana di una tigre, che non la attaccherà, anzi, la allatterà.
Vi aspettate che esprima il mio parere?
Intanto, Osmydah ha un interessantissimo dialogo con Tirghetau, sull’ancor più interessante storia della vita di quest’ultima, e il tutto termina, ovviamente, con una scena di sesso. E non commento nemmeno questo. Passano dieci giorni, in cui Tomyris continua a venire allattata e protetta dalla tigre, e che gli altri due sfruttano per dei corsi di recitazione. Si parte dalle cose basiche, eh. Infatti in quei dieci giorni hanno fatto entrambi la parte dei conigli.
Ehm.
Subito dopo, Tomyris torna all’accampamento, e si incontra con Kurash in persona. Ennesimo dialogo inutile. Lei torna all’accampamento di sera. Eclissi di luna. Discorso che-dovrebbe-sembrare-epico-ma-non-lo-è in cui dice che è un presagio mandato dagli dèi e in cui suggerisce a tutte le donne di accogliere seme nel proprio ventre perché nella terra dei Massagetaj fiorissero nuove vite. Tutti iniziano a fare sesso selvaggiamente e Tomyris in particolare si diverte con Osmydah e Tirghetau contemporaneamente.

Andiamo avanti. Abbiate pietà di me, siamo quasi alla fine! Infatti, si svolge la classica battaglia finale priva di senso logico, dato che in questo… romanzo… abbiamo già pochi cliché. Durante di essa, Osmydah combatte in prima linea, e Tomyris racconta a Tirghetau la storia della maschera d’oro: il nostro amico era un ufficiale di Kurash, uno dei migliori, finché non si innamorò di una schiava appartenente ad un certo Ferendat, il capo delle guardie personali del re. Tentò di comprarla, ma lui rifiutò perché disprezzava la stirpe di Osmydah. Allora lui, molto intelligentemente, la rapì, disertò dall’esercito e, siccome il masochismo è una cosa bella, concepì pure un figlio. All’ottavo mese di gravidanza (e di fuga), vennero catturati, e la sua amata venne torturata e uccisa davanti ai suoi occhi assieme al bambino ancora non nato, e a lui venne amputato il naso. Sarebbe stato giustiziato il giorno dopo se un altro tizio completamente inutile non lo avesse salvato nottetempo.
Chissà come mai non provo la minima pietà per Osmydah. Boh.
Fatto sta che il caro mutilato muore durante la battaglia e Kurash viene ucciso in duello da Tomyris. I Persiani scappano e tutti vivono felici e contenti.
Ah, dimenticavo. Alla fine del libro Tomyris e Tirghetau si rendono entrambe conto di essere incinte. Tutte e due di Osmydah.


“Mamma, mamma! Ma perché Tirghetau è mia zia ma suo figlio è mio fratello?”
Sì, è abbastanza inquietante, come cosa.
Yuvie – The Alchemist

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