I’m back!

 Graceling – Kristin Cashore

*MOMENTO SEMISERIO!*
Vista e considerata la mia lunghissima e riprovevole assenza, causata un po’ da impegni scolastici/musicali/fisici, ci tenevo a scusarmi. In primo luogo con Ginger, che non solo ha minacciato di ricorrere ai sindacati ma mi ha pure sostituito degnamente in questo periodo, ma anche con i fan che ci seguono…
(Quali fan? Non rompete le balle, sto cercando di dare enfasi alla frase!)
Ma ora, miei cari, sono tornato!
Spero.
Quindi, andiamo subito giù di recensione!
*FINE MOMENTO SEMISERIO!*

Comprai questo libro a Roma, assieme a quel capolavoro del Ciclo di Terramare. Gloria ora e sempre alla Le Guin e allo zio che ha messo i soldi!
Cosa? E alla Cashore?
… Molto divertenti.
Vedete, questo libro contiene una quantità industriale di boiate, ma l’idea, in fondo, molto in fondo, era carina, quasi originale. È lo stile e le situazioni che hanno reso questa roba un aborto.
Diciamo semplicemente che ci sono delle cose per cui inizi a odiarlo. In Graceling, lo si capisce subito dalla prima ragione: quarta di copertina.
“Tutti i Graceling hanno gli occhi di colori diversi. Tutti i Graceling hanno un Dono”
Wow! Finalmente un’idea originale!
“Difficile è però sapere quale Dono possiedono: a volte anche per loro stessi è duro capirlo e controllarlo.”
… Interessante…
“Ci sono Doni quasi inutili, come la capacità di ripetere parole al contrario o di ricordare certi dettagli.”

“Katje ha diciotto anni e il suo Dono è un’arma terribile nelle mani di suo zio, re Rand.”
Oh, no…
“Il futuro le può riservare un posto sicuro al fianco di quest’uomo vendicativo…”
EH?!
“… o infinite sorprese, come l’incontro con un Graceling dallo sguardo intenso che sembra conoscerla fin troppo bene.”
Ecco, io lo sapevo. Da un’idea geniale salta fuori la protagonista cazzuta ma capacissima di provare sentimenti e vivere storie d’amore intense.
TROISI! PRIMA O POI ME LA PAGHERAI, SAPPILO!
(Lasciamo perdere il fatto che probabilmente la Cashore non sa nemmeno chi è la Troisi, eh?) Se magari la ragione descritta precedentemente non v’aggrada, comunque, vi presento subito la seconda ragione del mio odio per questo libro!
IL DANNATISSIMO FORMATO!!!!!!
Può sembrare (e, molto probabilmente, lo è) una stupidata, ma, dannazione, questo è un libro da cinquecento e passa pagine che, se stampato con caratteri non presi dai test dell’oculista della scuola guida, si dimezzerebbe! Chi, come me, è solito passare davanti allo scaffale del fantasy, vedere un volume enorme e dire “Oh, almeno avrò da leggere per un po’!”, mi capirà senz’altro.
De Agostini del cazzo.
Terza ragione: la mappa. Anzi, il mondo in generale. I fatti si svolgono su una terra denominata “I Sette Regni” (non preoccupatevi, con quelli di Martin hanno in comune solo il nome), nonostante i regni in questioni occupino a malapena la metà del territorio totale, e che la stessa superficie emersa occupi qualcosa come il 40% della cartina… Il resto è “Oceano”, nome riportato a lettere cubitali in mezzo al bianco totale che troviamo a Sud-Ovest del continente e che mi ha fatto irritare parecchio. I sette regni sono: Middluns, terra natale della protagonista, che per comodità denominerò “il regno intelligente”, dato che il suo re è l’unico, in tutta la storia di tutti i regni, che abbia capito l’utilità di farsi i cazzi propri; Nander, Wester ed Estill, quelli più realistici nel contesto medioevale in cui ci troviamo, dato che passano la maggior parte del tempo a rompersi le balle e farsi guerra a vicenda, ma OVVIAMENTE non li vedremo mai nella nostra storia; Sunder, messo lì a caso, la cui unica utilità è il re avido che si comporta più da mercenario che da sovrano; Lienid, gli hippie sull’isola sperduta; Monsea, l’emarginato. Ma il meglio è la legenda: mai in vita mia mi sentii così preso in giro. NOOOOO! Quelle cosette appuntite sono montagne! E quelle lineette sono foreste e quelle curve sono colline! Non ci sarei mai e poi mai arrivato!
E poi, mi spiegate l’utilità di segnare le pianure con delle linee orizzontali, su una mappa?
Tralascio volutamente la scelta (o non-scelta) dei nomi: non una catena montuosa, non un fiume, non una foresta, una pianura, un lago, una buca, una formazione rocciosa dalla forma di dito medio alzato contro l’autrice che abbia un cazzo di nome! Ogni regno sembra avere un massimo di due città vere e proprie (Sunder ne ha tre! Ommioddio,  che sovrappopolamento!) e le capitali prendono i nomi dai loro re, in modo tale che nel Middluns si ha Rand City… E ovviamente il nome della capitale cambia ogni volta che cambia il re. Certo.
Ho già detto “DeAgostini del cazzo”?

Guardate, io non vi scrivo la trama dei libri che recensisco per cattiveria. Io vi voglio bene, voglio tutelarvi, voglio farvi quanti più spoiler possibili in modo tale che se anche, a recensione finita, vi salti il grillo di leggere il libro contro cui IO ho combattuto e per cui IO ho sofferto come un cane, voi non lo leggerete perché saprete già tutto della trama!
Ringraziatemi!
Bastardi.
Come già detto, Katje ha il Dono di far secca la gente. Ovviamente, lo zio Rand (unico personaggio che mi ispiri simpatia in questo libro, assieme a Raffin, anche se so benissimo che il re dovrebbe essere un cattivo…) vede in lei un’ottima opportunità per addestrare un sicario a buon mercato. Ovviamente, a Katje la sua occupazione non piace, e con il passare degli anni l’intelligentissima ragazza mette su un Consiglio, il cui scopo è quello di aiutare le popolazioni tartassate dai re-teste-di-cazzo citati prima.
Perché togliere direttamente di mezzo i re era troppo difficile, eh?
Troviamo la protagonista, a inizio “romanzo”, nelle segrete di una prigione di Sunder, in missione per liberare il padre del re di Lienid, prigioniero per motivi ignoti. Nell’aggirarsi allegramente per il posto, Katje fa la conoscenza di un secondo Lienid, misteriosissimo, anche lui con il Dono del combattimento. Ma lo vedremo poi.
Il nobile Lienid viene salvato, Katje e i suoi due compagni (Oll e Giddon, ma io li chiamo Sfigato 1 e Sfigato 2) tornano a Rand City, portandoselo dietro. Qui ritroviamo il Lienid con il Dono del combattimento, che scopriamo essere il principe del suddetto paese, Grandemalion Verdeggiante. Non è l’erede, è il settimo figlio, e con un nome così direi che è una fortuna. Comunque, non si fa chiamare con tal “nome da checca”, giusto per utilizzare un gergo colloquiale, ma preferisce il soprannome Po, che sarebbe il nome di un albero dal fogliame grigio-dorato, come appunto sono i suoi occhi da Graceling. Io lo so che in verità è solo una spia del Carroccio, non preoccupatevi…
Dunque, Katje e Po iniziano a fare amicizia, durante il soggiorno di questo alla corte di Rand. Ovviamente, “fare amicizia” è inteso con l’allenarsi assieme, e tutte le santissime volte Po le prenderà. La situazione si sblocca quando Sfigato 2 dichiarerà il suo amore per Katje, e dalle parole che questo pronuncia su Po lei capirà che il Lienid in realtà non ha il Dono del combattimento, ma è un telepate!
Voi ci avete capito qualcosa? No? Nemmeno io!
Katje si incazza a morte con Po, il cui Dono sarebbe quello di captare pensieri ed emozioni solo se sono rivolti a lui. Ad esempio, probabilmente avrà sentito tutte le volte in cui mi sono rivolto a lui come “effemminato”, nel mio cervello, ma di sicuro non può aver sentito tutte le volte che ho definito la sua amichetta “pazza sociopatica Troisiana”.
Chiaro e semplice, no?
I due infine lasciano la corte di Rand, l’una per sottrarsi al giogo dello zio, l’altro per andare a Monsea e salvare sua cugina Bitterblue dal padre, re Leck. Con un nome così…

Leck risulta essere un Graceling con il potere di persuadere la gente. In breve, per tutti quelli con cui parla è un sant’uomo, ma in realtà è uno psicopatico sadico che si è fatto adottare dal precedente re di Monsea e ha ereditato il trono. L’unico motivo per cui questo personaggio non mi piace è per il fatto che è un gran bastardo senza alcun motivo logico! Non è nemmeno un cattivo vero e proprio, non vuole conquistare il mondo o far secchi i protagonisti, sta solo per i fatti suoi!
Durante il viaggio dei due avremo uno stupendo scorcio dei Sette Regni: qualche locanda, qualche residenza reale, poi il nulla assoluto sotto forma di terre selvagge, boschi e roba simile. Ecco perché nessuno vuole conquistare il mondo, qui… Il viaggio prenderà la forma di una love story tormentata e del tutto inutile, tra seghe mentali allucinanti di Katje e vari eventi di poco conto. A quanto pare la tipa non vuole mettersi con Po, di cui è follemente innamorata, perché non vuole sposarsi né avere figli. E a nulla servono le rassicurazioni dell’altro, no! Fa arrivare entrambi tremendamente vicini all’esaurimento nervoso, poi il richiamo del sesso si fa troppo grande e lo fanno la notte stessa in cui si baciano. Giusto!
La cosa che più ho odiato di questa coppia non è il fatto che Katje si facesse viaggioni mentali su qualunque cosa, o che lui fosse un completo deficiente a volere una tizia del genere, ma… Cristo, Po sembra una povera donzella in pericolo per buona parte del libro! Fa tutto Katje! E lo vedremo anche dopo, quando arrivano a Monsea, vedono la zia di Po uccisa dal marito, salvano Bitterblue e Po rimane ferito in uno scontro coi soldati di Leck! Il cretino si fa lasciare in una baita abbandonata perché rallenterebbe troppo le altre due, e Katje gli promette che tornerà a prenderlo. Il resto del libro si riassume in: Katje e Bitterblue attraversano un passo montano che nessuno ha mai sconfitto (“E’ SARUMAAAAAAAAAAAAAAAN!”), arrivano a Lienid in nave, al palazzo trovano Leck e Katje lo ammazza tirando un solo pugnale. Uno solo.
MA PORCA DI QUELLA PUTTANA, CHE AVETE CONTRO GLI SCONTRI FINALI, VOI AUTORI DI BASSA LEGA?! È l’unico maledetto cliché fantasy di cui non posso fare a meno! Ed è l’unico modo per risollevare un po’ le sorti di un romanzo che fa acqua da tutte le parti, ma nooooo, la tipa con il Dono di uccidere (che poi si scoprirà essere il Dono di sopravvivere) può benissimo fare tutto con un solo pugnale!
… Andiamo avanti.
Katje e Skie, il fratello di Po (cazzo, che nomi infelici, in ‘sta famiglia), partono assieme a Bitterblue e qualche altro idiota per salvare l’idiota. Il finale è sostanzialmente: Bitterblue diventa regina di Monsea, Katje torna da Po, scopre che è diventato cieco “per colpa della ferita”.
Sììììì, dopo un tempo incredibile solo, al freddo e in una baita sperduta, ceeeeerto…

Be’, ho esaurito. Il fattore “romanzo d’esordio” può essere anche considerato un attenuante per la Cashore, fino a un certo punto, ma in linea di massima non credo sia molto tagliata per il fantasy. Anzi, non lo è per niente, se si considera il fatto che questo libro è catalogato come “fantasy per ragazzi”. Non so bene se questo appellativo sia stato dato per il fatto che dovrebbe contenere temi utili ad un adolescente (Quali? Boh…) oppure perché contiene una quantità industriale di sangue, o semplicemente per via della psicologia amorosa contorta di Katje.
Meglio non saperlo, in effetti.

Yuvie – The Alchemist

P.S. Ci tengo ad aggiungere che, nonostante i molti appellativi riservati a Po in questa recensione, io non ho assolutamente nulla contro i gay, ho diversi amici omosessuali e bisessuali e sono favorevole a matrimoni e adozioni. Giusto per evitare brutte sorprese nei commenti, eh?

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