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Recensione di Angeli e Demoni, di Dan Brown – PARTE I

Ebbene sì, avete letto bene, Parte UNO!
Prevedendo, infatti, che questa recensione sarebbe venuta molto lunga, ho deciso di prendere spunto dalle nostre case editrici e di dividerla in (almeno) due parti, così possiamo fare le cose con più calma, spiegare meglio e gustarci tutto di più.
Non siete contenti?
Ehi, no! Buoni! Via quei pomodori, insomma!

Domanda dal pubblico:
– Ma perchè dedicare una recensione così lunga da essere divisa in due parti a Dan Brown quando hai avuto bisogno di una puntata sola per uno schifo come Cinquanta Sfumature? Non ti starai accanendo?
Risposta:
Perché Dan Brown si presta bene a questo tipo di cose! La James ha scritto un libro schifoso, ma le cretinate che ci ha messo erano più o meno sempre quelle, quindi dette una volta si aveva già finito per tutto il libro; Dan Brown invece offre una tale varietà di spunti che sarebbe un peccato sprecarli perché non c’è abbastanza posto…
… e poi mi sto accanendo, sì. Dan Brown mi ispira antipatia.

E con questo, fuoco alle polveri e iniziamo subito col romanzo!
In questa puntata: roba ultra-tecnologica, “CERN, chi era costui?”, Mary Sue, antimateria, Guardie maschiliste e Google Translate!
Dopo una breve introduzione informativa sull’antimateria, Angeli e Demoni inizia con una nota dell’autore che ci informa che tutte le tombe, le opere d’arte, i passaggi sotterranei e i monumenti di Roma che verranno citati sono reali (compresa la loro ubicazione) e così o è la setta degli Illuminati. Al momento non ce ne frega nulal di tutto ciò, ma teniamolo a mente, perchè tirerò fuori questa nota più avanti.

Arriviamo così alla storia vera e propria, che inizia con uno scienziato alle prese con una figura misteriosa che lo sta torturando.
Cambio di scena e troviamo Robert Langdon, docente di iconologia religiosa ad Harvard, che viene svegliato alle cinque del mattino da una telefonata di Kohler, un fisico delle particelle, che ha assoluta urgenza di far vedere qualcosa a Langdon, ma non può parlarne al telefono. Langdon gli riattacca il telefono in faccia, convinto di parlare con un mitomane e qui cominciano due noiosiss interessantissime pagine che ci informano di quanto sia bella la casa di Langdon (sembra un museo!!!), di come lui sia colto, di classe, scapolo e comunque figo nonostante abbia quarant’anni (“Fascino dell’erudito”) e di come sia abituato a ricevere chiamate dai mitomani che promettono di tutto purchè lui interpreti quelli che loro ritengono segni divini, manco fosse il Papa. Fra i mitomani in questione, ci tiene ad informarci Dan Brown c’è stata anche una prostituta, vi lascio immaginare cosa gli ha promesso. :3
Il nostro fisico, comunque, non si arrende e manda a Langdon un fax, ci viene rifiliata la prima critica anti-religiosa perché sì, e finalmente la storia prende il via. Il fax mostra la foto di un cadavere, sul cui petto è stato impresso a fuoco questo marchio fantastico (e stavolta sono seria, è davvero fantastico).

per blog
Ambigramma, si legge anche capovolto

Stavolta, quando Kohler richiama, Langdon ripsonde.
Dopo uno scambio di battute da macho, Kohler informa Langdon che c’è stato un omicidio nel centro in cui lavora, quella è la foto del cadavere e – visto che Langdon ha scritto un libro sugli Illuminati-  lo vogliono lì, è già stato mandato un aereo a prenderlo, sarà lì in venti minuti.
L’aereo in questione è ultra-tecnologico, tanto da venire paragonato ad uno Space Shuttle, dopo uno scambio di informazioni tecniche col pilota… chi ha detto infodump?
Comunque, Langdon sale a bordo e il pilota inizia a perpararsi al decollo, quando – FINALMENTE! – Langdon si rende conto di non sapere dove lo stiano portando. La risposta è Ginevra, in Svizzera e, dato che il  jet è ultra-tecnologico, ci arriveranno in un’oretta.

Dan Brown ci risparmia la descrizione del viaggio, al suo posto, invece, ci viene raccontato con un flashback come l’assassino del primo paragrafo sia stato contattato dal capo di una potentissima setta che tutti ritenevano estinta per aiutarlo in una vendetta contro un antico nemico comune sia a loro sia alla setta degli Assassini.
No, non il romanzo della Troisi.

Langdon arriva in Svizzera, scende dal jet e viene accompagnato al centro in un’automobile che viaggia ai 170 km/h e nel frattempo, ispirato da una canzone, trova il tempo di ribadire che è uno scapolo felice… ricordiamo che sta andando a vedere un cadavere.
Ricapitoliamo, vi va? Centro  di ricerche sulla fisica, in Svizzera, che ha disposizione un jet che si fa Boston-Ginevra in un’ora e, scopriamo durante il viaggio, che ha anche il più grande impianto sotterraneo del mondo e ha accordi speciali con il governo svizzero.
Dove potrà mai essere Langdon?
Dai, che lo sappiamo tutti… tutti tranne lui.

“La risposta non tardò ad arrivare. Era incisa nella lastra di granito all’ingresso dell’edificio.
CERN
Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire
«Ricerca nucleare?» domandò Langdon”


Non è finita, eh?
Un uomo calvo, magro, molto elegante e in sedia a rotelle (ultra-tecnologica anche quella, ovvio) viene a prendere Langdon: è Maximilian Kohler, direttore del CERN, che fa strada a Langdon all’interno del centro.

«Mi vergogno ad ammetterlo, ma non avevo mai sentito nominare il CERN» disse Langdon per fare un po’ di conversazione.
«La cosa non mi sorprende» rispose Kohler, laconico ma schietto. «La maggior parte degli americani non sa che l’Europa riveste un ruolo di primo piano nella ricerca scientifica. Ci considerate un luogo pittoresco in cui fare shopping… dimenticando da dove sono venuti uomini come Einstein, Galileo e Newton.»



Dan Brown, te lo chiedo per favore, dimmi che sei solo tu ad essere di quest’ignoranza colossale e non tutti gli americani, ti prego…
Io già alle elementari avevo una vaga idea di cosa fosse il CERN, maledizione!

Dicevamo: Kohler fa strada a Langdon per un paio di pagine infarcite di infod informazioni sul CERN, descrizioni pittoresche in stile guida turistica e un paio di battutine anti-religiose, giusto per non perdere l’abitudine.
Dopo aver visto Langdon giocare a frisbee con un premio Nobel, arriviamo finalmente al padiglione C,  che, per una volta, non è ultra-tecnologico, ma ha una struttura più tradizionale che consente a Dan Brown di fare una delle peggiori battute che io abbia mai sentito… e ci tengo a sottolineare che frequento Ingegneria Informatica, quindi di battute di merda ne sento tutti i giorni; attaccato a una colonna del padiglione, comunque, c’è un Post-It che recita a grandi lettere: “QUESTA COLONNA È IONICA”. Langdon parte così di gran carriera a spiegare a Kohler come la colonna non sia ionica, ma dorica e viene immediatamente smontato dal fisico che gli spiega che chi ha scritto il biglietto “intendeva fare una battuta, professor Langdon. Si riferiva al fatto che contiene ioni, che come lei ben sa sono particelle dotate di carica elettrica.

Pwahahaha!
Non sono convincente, vero? Almeno ci ho provato, non è colpa mia se, confrontata con cose simili, anche l’idea di andare a vedere un cadavere marchiato a fuoco sembri molto più attraente.

Il fisico morto si chiamava Leonardo Vetra, il suo cadavere è ancora steso sul pavimento, con un occhio mancante e l’impianto di raffreddamento (indovinate? Ultra-tecnologico anche quello) al massimo per conservarlo. La polizia non è ancora stata chiamata, perché prima Kohler vuole aspettare che la figlia di Vetra torni li raggiunga e li informi sulle ricerche che lei e il padre stavano facendo.
Langdon ci spiega che, ai tempi del Rinascimento, si diffuse una setta di scienziati e liberi pensatori che volevano contrastare il monopolio del clero sulla “verità”; questi scienziati vennero chiamati “Illuminati” e perseguitati duramente dalla Chiesa e si viene così a formare una frangia estremista, che vuole ricorrere alla violenza, ma vengono tenuti a freno dall’Illuminato più illustre: Galileo.
(Non chiedetemi se sia vero o no, Dan Brown a inizio libro prova a farci credere di sì, Santa Wikipedia non conferma nè smentisce e onestamente non saprei dove controllare per essere sicura).
La condanna di Galileo getta scompiglio nella setta, quattro dei suoi esponenti vengono catturati, marcati a fuoco col simbolo della croce e uccisi, i loro cadaveri esposti per le strade di Roma. Gli Illuminati fuggono così dall’Italia e si spargono per il mondo peggio delle zanzare, diventando i principali avversari della chiesa e la prima setta satanica del mondo (dall’arabo Shaitan, avversario). Infine gli Illuminati trovano nascondiglio all’interno della Massoneria, fondando una specie di setta nella setta, di cui nemmeno i Massoni erano al corrente, e lì se ne perdono le tracce, infatti “da almeno mezzo secolo non se ne sente più parlare“.

Quelli di voi che sono sopravvissuti gioiscano! Lo spiegone è finito (per ora)!
Per quelli che se lo stessero chiedendo, nel libro tutta questa spiegazione viene divisa a metà da un’inutile scena in cui l’assassino va a puttane (letteralmente, non metaforicamente), ma preferirei non parlarne. U_U
A questo punto Langdon fa del suo meglio per convincere Kohler che non possono essere stati gli illuminati ad uccidere Vetra: primo, perché è difficile che esistano ancora; secondo, perché se anche fosse non avrebbero ucciso uno scienziato, no?
E qui arriva la prima rivelazione del libro, sarebbe la seconda, ma quella del CERN non la contiamo. Leonardo Vetra non era uno scienziato come gli altri, era un sacerdote convinto che la fisica fosse la legge naturale di Dio, stava compiendo studi sulle particelle per dimostrarlo e non era proprio apprezzato da tutti gli scienziati.
Vi risparmio la descrizione dello studio di vetra, vi dico solo che era talmente infarcita di luoghi comuni da avere un grave problema di sovrapopolazione.

A questo punto arriva sul luogo Vittoria Vetra, la figlia adottiva del fu Leonardo Vetra e anch’essa scienziata al CERN, richiamata a casa dalle Baleari dove stava compiendo ricerche; i due le vanno incontro per impedirle di vedere il cadavere del padre.

“Di recente Vittoria ha confutato una delle teorie fondamentali di Einstein osservando un banco di tonni con telecamere a sincronizzazione atomica.”

“La donna che stava scendendo dall’elicottero in pantaloncini corti cachi e maglietta bianca non aveva affatto l’aspetto del topo di biblioteca che si aspettava. Alta e snella, molto graziosa, abbronzata, con i capelli neri e lunghi scompigliati dalla corrente d’aria prodotta dalle pale dell’elicottero, aveva un viso tipicamente italiano e una bellezza decisa e sensuale. Il vento le  faceva aderire i vestiti al corpo sottile, mettendo in risalto il seno piccolo ma sodo.”

E ti pareva che fosse brutta.
Comunque, fra un lacrimevole flashback di Langond, una simpatica descrizione delle gambe di Vittoria (bellissime, ovviamente), una spiegazione sugli acceleratori di particelle e un altro flashback in cui ci viene raccontato come Leonardo avesse adottato Vittoria (insopport dolcissima sin da bambina), il trio raggiunge il laboratorio sotterraneo dei Vetra.
(Non ve lo dico nemmeno che è ultra-tecnologico, lo sapete già).
Ve la faccio breve, perché mi sto annoiando anch’io: i Vetra erano riusciti (grazie ad una geniale intuizione di Vittoria, ovviamente) a generare una certa quantità di antimateria, l’avevano fatta entrare in contatto con la materia e avevano osservato l’annichilazione e tutto quello che ne consegue; scoperta rivoluzionaria nel campo della scienza, perchè equivaleva più o meno al riprodurre l’istante che aveva dato origine all’universo. Per compiere questi studi, i due avevano generato quantità di antimateria visibili al microscopio, conservate in speciali cilindri sottovuoto che, mediante un campo magnetico, tenevano l’antimateria isolata da tutto, incluso il contenitore stesso.

BREVE SPIEGAZIONE DI FISICA
Se l’antimateria entra in contatto con la materia, queste si annullano a vicenda, in un processo chiamato “Annichilazione”, che libera una quantità immensa di energia.

Il campo magnetico in questione, viene mantenuto attivo da una batteria, che, una volta scollegata dall’alimentatore, ha un’autonomia di 24 ore.
I Vetra, ancora una volta su geniale intuizione di Vittoria, erano però andati oltre, avevano infatti prodotto una quantità di antimateria visibile a occhio nudo, conservata nel deposito del laboratorio, a cui si accede mediante una porta protetta da scanner retinico.
Ricordate cosa mancava al cadavere di Vetra? Già, un occhio.
E indovinate cosa manca invece al laboratorio? Il campione di antimateria.

In preda a diversi gradi di sconvolgimento, i tre lasciano il laboratorio e, finalmente, Vittoria viene informata del tutto di come sia morto suo padre.
Prima che a qualcuno possa venire in mente di fare qualcosa di furbo come chiamare quantomeno la polizia, però, succedono tre cose:
1) Kohler riceve una telefonata importantissima, vuole rifiutare, ma quando il chiamante dice chi è, Kohler si accorda per trovarsi all’aeroporto di Fiumicino in quaranta minuti.
2) Kohler viene colpito da un attacco d’asma, perché, fra i problemi della giornata, non aveva fatto la consueta iniezione.
3) Indovinate un po’? Langdon e Victoria devono andare a Roma al suo posto.
Ricapitolando: abbiamo una quantità di antimateria tale da disintegrare qualunque cosa nel raggio di un chilometro che è misteriosamente scomparsa; abbiamo il cadavere di uno scienziato marchiato a fuoco con il simbolo della prima setta nemica della Chiesa; abbiamo una chiamata da parte di qualcuno importantissimo che sta a Roma.
I nostri eroi stanno andando in Vaticano: è lì che si trova l’antimateria.

Dopo un lungo discorso filosofico-teologico che vi risparmio – RINGRAZIATEMI! – Vittoria e Langdon atterrano a Roma, dove li viene a prendere l’elicottero del Vaticano, guidato da una Guardia Svizzera in uniforme.

“Il pilota saltò giù dall’abitacolo e andò loro incontro a grandi passi.
Ora era Vittoria a sentirsi poco tranquilla. «E quello sarebbe il nostro pilota?»
Langdon condivideva la sua preoccupazione. «Volare o non volare, questo è il problema.»
Il pilota pareva bardato per interpretare un dramma shakespeariano. Aveva un’ampia casacca a larghe bande verticali blu e gialle, come i calzoni a sbuffo e le ghette. Ai piedi portava scarpe nere che parevano pantofole e sulla testa un basco nero di feltro.
«La tradizionale uniforme della Guardia Svizzera» spiegò Langdon. «Disegnata da Michelangelo in persona.» Guardando il pilota che si avvicinava, fece una smorfia. «Una delle sue opere meno riuscite, va detto.» “

Porca. Miseria.
Allora, Dan, facciamoci due chiacchiere, ti va?
Se mi fai un personaggio italiano e per di più cresciuta in un orfanotrofio religioso e adottata da un prete, poi NON puoi farmela perplessa davanti all’uniforme delle Guardie Svizzere, porco di un cane!
E soprattuto, NON ci sta che Vittoria sia stupita davanti all’uniforme e quel concentrato di Americanità di Langdon no. -.-”
La guardia rompe le palle per i pantaloncini di Vittoria e perquisisce Langdon per accertarsi che non abbia armi, cosa che viene fatta passare come il peggior oltraggio che sia mai stato fatto a memoria d’uomo.
Finalmente i due salgono in elicottero e arrivano in Vaticano. Stupiti, vedono piazza S.Pietro piena di gente e di televisioni, chiedono informazioni al pilota e scoprono che quel giorno inizia il Conclave per eleggere il nuovo Papa.
Cosa? Sì, loro non lo sapevano/se ne erano dimenticati.
No, non lo so su che pianeta vivono, ma tanto abbiamo già visto che soggetti sono, no?
Il punto importante è che tutti i vescovi più importanti della cristianità sono praticamente seduti su una bomba a orologeria.

Langond e Vittoria vengono scortati al quartier generale delle Guardie Svizzere, che ignorano perchè i due siano stati chiamati lì dal comandante.
Ci sono altre rimostranze per i pantaloni corti di Vittoria, ovviamente, mentre Langdon ci propina una delle migliori perle di tutto il libro: si trova in Vaticano, sta per incontrare le Guardie Svizzere e ha poche ore prima che tutto quanto si disintegri in un lampo di luce e lui cosa fa?
Fa caso alle “statue di nudi maschili pudicamente coperti con foglie di fico di colore più chiaro rispetto al resto del corpo” e ci rifila una lezioncina sulla Grande Castrazione, per poi concludere con: “Langdon si era chiesto spesso se i falli di pietra erano stati conservati. Forse da qualche parte ce n’era una cassa piena.”

Langdon, tesoro, mai pensato ad un analista? Sono sicura che Christian Grey potrebbe prestarti il suo..

I due vengono ricevuti dal comandante Olivetti, che è impegnatissimo a coordinare delle ricerche in giro per il vaticano. Il comandante mostra loro le riprese di una telecamera nascosta da qualche parte nella città, ovviamente mostra il cilindro di antimateria con il conto alla rovescia della batteria, mancano meno di sei ore, a mezzanotte il Vaticano verrà disintegrato.
Ora, una persona normale penserebbe che il comandante delle Guardie Svizzere – incaricato della sicurezza del Vaticano –  quando trova uno strano congengo proveniente dal CERN con sopra un conto alla rovescia nascosto in Vaticano e una scienziata del CERN agitatissima lo informa della pericolosità del contenuto, un minimo si dovrebbe preoccupare, no?
Dove “un minimo” significa “sguinzagliare immediatamente tutti i suoi uomini alla ricerca del congegno e nel frattempo organizzare un’accidenti di evaquazione. Giusto?
Purtroppo Dan Brown non è d’accordo con noi.
Le guardie non hanno nemmeno iniziato a cercare il cilindro, stanno invece cercando qualcos’altro su cui non forniscono informazioni.
Vi lascio un paio di perle. (I grassetti sono miei)

«Perdoni la scortesia, ma se questa è davvero una crisi, come mai invece che con il suo direttore sono qui a parlare con lei? Che oltretutto ha la sfrontatezza di presentarsi qui conciata in questo modo?»
Langdon sbuffò. Non riusciva a credere che in un’emergenza tanto critica il comandante si mettesse a sindacare sull’abbigliamento. D’altra parte, però, in un luogo dove bastavano dei nudi di pietra a suscitare pensieri  impuri,le gambe scoperte di Vittoria Vetra potevano effettivamente costituire una minaccia per la sicurezza nazionale.

«Straordinario! Una donna in pantaloni corti viene a dirmi che una goccia di un liquido misterioso sta per far saltare in aria la Città del Vaticano e un professore americano mi racconta che stiamo stati presi di mira da una congrega antireligiosa…

«Microspie, signorina. Noi teniamo molto alla discrezione.» Indicandole le gambe, aggiunse: «Al contrario di lei, è evidente».

Mi sa che qui c’è qualcun altro che ha bisogno di un analista…
Comunque, per quanto i due provino a convincere il comandante, raccontandogli anche degli Illuminati e mostrandogli la foto del cadavere di Vetra, Olivetti è più cocciuto di un mulo e li lascia nel suo ufficio per andare a fare un controllo anti-cimici nella Cappella Sistina.

Okay, a questo punto, scusatemi, ma devo interrompere la storia un’altra volta, stavolta per parlare di Google.
Nella versione in lingua originale del romanzo, il nostro Dan pensa di fare una bella cosa infilando nel romanzo alcune frasi in italiano. Così, tanto per far rendere meglio l’ambientazione. Fin qui, sono pienamente d’accordo.
Il problema è che doveva sapergli troppa fatica (modenesismi, perdonatemi) di trovare qualcuno che l’italiano lo sapesse. Così gli americani hanno l’onore di leggersi frasi su frasi tradotte con quello che probabilmente è Google Translate. Vi lascio alcuni esempi reperiti qui, ma basta una qualunque ricerca su Google per trovarle

“Continua cercando!” = “Continua a cercare”
“Probasti il museo?” = “Avete provato nei Musei?”
“spazzare di cappella” = “Controllo anti-cimici nella Cappella”
“Para!”
= ? (Giuro che questo non lo so)

Torniamo alla storia.
Vittoria e Langdon vengono chiusi nell’ufficio del comandante e Vittoria ha l’idea di sfruttare il telefono per chiamare niente meno che il Camerlengo, cioè l’assistente del Papa defunto, colui che in quel momento aveva il potere in Vaticano.
Dopo un po’ di tiramolla e tanti strepiti con il centralinista, la nostra diabolica Sue riesce nell’impresa (non ne dubitavamo) e al povero idiot comandante accorso per fermarla non resta che accompagnarli nell’ufficio del Camerlengo.

Bene, siamo giunti alla fine di questa prima parte, ci vediamo presto con la seconda! 😀

PS.
Per chi se lo stesse chiedendo… siamo a pagina 109 su 416.
u_u

Mina – The Ginger

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