Racconto in omaggio II

Buongiorno a tutti.
Come sa chi ha seguito il mio ultimo post, in questi giorni avevo in cantiere un post sui Fandom; tuttavia l’esame che sto preparando si è rivelato più lungo del previsto e l’arresto di Justin Bieber – con conseguente sollevazione popolare delle bimbemink ragazze che lo seguono – ha mandato a donne perdute buona parte di quelo che mi proponevo di dire, costringendomi a fermarmi e a ripensarci su. Quindi, dato che io e l’Alchimista ci siamo ripromessi di riprendere in mano le redini di questo blog e di non far morire tutto, ripiego con tutta la mia nonchalance su un post tappabuchi.

Piccola premessa.
Come ormai sanno anche i sassi, ultimamente il nuovo film della Disney, Frozen, sta riscuotendo un sacco di popolarità fra grandi e piccini; io questo film non l’ho ancora visto per una lunga serie di motivi, ma ho letto in giro che dovrebbe essere ispirato alla fiaba di Andersen La Regina delle Nevi.
Lo stesso giorno in cui ho scoperto questo fatto, ho chiesto in giro fra chi l’aveva già visto, per scoprire se era vero, perché a me sembrava che il trailer non c’entrasse una benemerita mazz granché; così facendo, ho scoperto anche che buona parte dei miei amici non conosceva la storia di Andersen. Ora, visto che La Regina delle Nevi era uno dei miei racconti preferiti quand’ero bambina, ho deciso di condividere questo racconto senza voler muovere alcuna critica al film, che, come ho già detto, non ho ancora visto; semplicemente la ritengo una fiaba degna di essere conosciuta.

Altra piccola premessa.
Quando ero bambina, c’era questa “moda” che non so se sia ancora in vigore, di produrre collane intere di volumi sottili, ognuno contenente una o più storie con illustrazioni enormi, e di venderli con annessa audiocassetta, in cui gente che devo ringraziare dal profondo del cuore leggeva le fiabe; in questo modo bastava un buon vecchio mangia-nastri e il bambino aveva di ché distrarsi anche se non sapeva ancora leggere benissimo (Sì, essenzialmente erano audiolibri, ma allora non si chiamavano così). Nella versione più “interattiva”, invece del libro c’erano tante schede illustrate con il racconto scritto dietro e, mettendole una dopo l’altra sul pavimento (con immensa gioia della mamma che doveva spazzare), ne veniva fuori un’immagine continua che raccontava tutta la storia.
Non so se adesso, con innumerevoli canali TV a disposizione e internet accessibile più o meno ovunque, ci sia ancora questa consuetudine di fare audiolibri per bambini, ma sono sicura che tutti avete sentito nominare qualcosa di simile almeno una volta, sia un fascicolo unico (io avevo Gli abiti nuovi dell’Imperatore), siano Le Fiabe Sonore (che venivano vendute su 45 giri anche quando mia madre era piccola e iniziavano con la famosa canzone “A mille ce n’è nel mio cuore di fiabe da narrar…” ), siano I Raccontastorie (questi meno famosi, ma ci sono affezionata, perché sono i primi che ho ascoltato).
Tutto questo per dire che io la fiaba della Regina delle Nevi l’ho sentita per la prima volta da una di queste audiocassete in versione ridotta per bambini (perché, chissà perché, c’è questa abitudine di ridurre tutto, anche ciò che non ne avrebbe bisogno) e me ne sono subito innamorata, tanto che la ascoltavo secondo me più di una volta al giorno, perché mi ricordo ancora la voce dell’attrice che la leggeva e, appena ho imparato a leggere spedita, non la mollavo un attimo.  La fiaba originale di Andersen, ho scoperto di recente, è molto più lunga ma, con mia grande soddisfazione, quella ridotta contiene tutti gli avvenimenti dell’originale, solo raccontati in modo molto più scarno.
La versione che vi posto qui è quella ridotta, trovata su internet e uguale identica a quella che ascoltavo io (sì, sono una sentimentale), perché quella di Andersen è davvero troppo lunga per un post, per chi fosse interessato, comunque, è reperibile QUI.
Bene, con questo smetto di fare premesse piene di reminescenze da vecchietta ottantenne e vi lascio con il racconto. Le immagini che trovate le ho prese dal volume che avevo io (I Raccontastorie – Volume relativo alle cassette 7 e 8; edizione del 1984, raccontata da Paola Gassman e illustrata R.Hook), perché mi sembravano troppo belle per non farle vedere.
Buona lettura.

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Tanto, tanto tempo fa, c’erano un bambino chiamato Kai e una bambina chiamata Gerda. Vivevano porta a porta e si volevano molto bene.
Fra le due case c’era un giardino nel quale i due ragazzi giocavano tutta l’estate tra i fiori. Il fiore preferito di Gerda era la rosa e lei aveva perfino inventato una poesia dedicata a Kai:
«Le rose non perdono il profumo mai e amici per sempre saran Gerda e Kai.»
Durante l’inverno, sedevano accanto alla stufa ad ascoltare le storie che la nonna di Kai narrava sulla perfida Regina delle Nevi.
«Vola nella grandine e ricopre i campi di neve. Paralizza i fiori con la brina e ghiaccia i fiumi. Il suo cuore è di ghiaccio e vorrebbe che anche quello degli altri fosse come il suo.»
Una sera, mentre la nonna parlava, il vento fischiava intorno alla casa e una finestra si spalancò. Una folata di grandine colpì Kai al viso e una scheggia di ghiaccio gli entrò in un occhio e gli arrivò fino al cuore.
Lì per lì Kai dette un grido di dolore. Ma pochi momenti dopo stava ridendo di nuovo. E Gerda non ci pensò più.
Il giorno dopo, Kai stava andando a giocare nella piazza del paese con gli altri ragazzi.
«Posso venire anch’io?» gli chiese Gerda. Ma Kai si rivoltò con uno scatto: «No davvero. Sei solo una ragazzina stupida.»
Gerda rimase molto ferita da queste parole. Ma come poteva sapere che la scheggia penetrata nel cuore di Kai glielo aveva reso di ghiaccio?
Uno dei giochi favoriti dai ragazzi era quello di legare gli slittini ai carri dei contadini e farsi così trascinare sulla neve. Ma quel giorno, sulla piazza, c’era una grossa slitta bianca, col conducente avvolto in una bianca pelliccia.
«Questo è meglio del carro dei contadini», pensò Kai e legò il suo slittino alla parte posteriore della slitta bianca.
La slitta si mosse, sempre più veloce finché Kai cominciò a spaventarsi. Voleva slegarla, ma non poteva sciogliere il nodo. Correvano sempre più lontano, oltre i confini del paese, volando nel vento.
«Aiuto! Aiuto!» gridava Kai, ma nessuno lo sentiva. Filarono via per ore, poi all’improvviso la slitta si fermò e il conducente si alzò in piedi.
Era una donna alta e sottile vestita tutta di neve. Kai la riconobbe subito.
Era la Regina delle Nevi! Mise Kai sulla slitta vicino a lei e lo avviluppò nel suo mantello. «Tu hai freddo», disse e lo baciò in fronte. Il suo bacio era come il ghiaccio, ma lui non sentì più freddo.
La guardava e pensava che nessuna al mondo fosse più bella della Regina delle Nevi. Infatti era stata proprio lei a mandare il vento che aveva fatto entrare il ghiacciolo nel cuore di Kai, che ora era un blocco di ghiaccio. Kai aveva già dimenticato Gerda, la nonna e la sua casa.
Gerda pianse amaramente quando Kai non tornò a casa. Tutti dicevano che era sicuramente morto, sepolto chissà dove nella neve.
Gerda aspettò tutto l’inverno, ma Kai non tornò. Alla fine, arrivò la primavera e Gerda ricevette in dono un paio di scarpette rosse. Se le mise e andò fino al grande fiume.
«Avete visto il mio amico Kai?» chiese alle onde. «Vi darò le mie scarpette rosse se mi dite dov’è.»

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Il fiume e le scarpette rosse

Le onde annuirono con le loro creste spumeggianti. Essa allora montò su una piccola barca attraccata fra le canne, e lanciò le scarpe nell’acqua, più lontano che poté.
In quel mentre, la barca si allontanò dalla riva e cominciò a correre lungo il fiume. Gerda aveva paura, ma non osava saltar giù.
«Forse la barca mi porterà da Kai», pensò.
La barca trascinò Gerda giù lungo il fiume, fino a una casetta dal tetto di paglia circondata da un giardino di ciliegi.
Una strana vecchia signora, con un gran cappello in testa, uscì dalla casetta e con il suo lungo bastone ricurvo agganciò la barchetta e la tirò in secco.
«Povera bambina», disse a Gerda. «Come mai stavi navigando tutta sola per il mondo?»
Gerda raccontò la sua storia alla vecchia signora e le chiese se per caso avesse visto Kai.
«Ancora non l’ho visto, cara, ma sono sicura che verrà molto presto.»
La portò in casa e le offrì delle ciliege. E mentre Gerda mangiava, la vecchia signora le pettinava i capelli.
Ora, dovete sapere che in verità la vecchia signora era una maga, che si sentiva molto sola, e perciò desiderava tenere Gerda con sé. E con il suo pettine magico aveva cancellato tutti i suoi ricordi, perfino quello di Kai!
I giorni passavano e Gerda giocava nel giardino dei ciliegi. Ma, una mattina di sole, mentre girellava tra i fiori del giardino, vide un cespuglio pieno di boccioli di rose. Gerda baciò le rose con trasporto e si ricordò immediatamente di Kai.

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Gerda nel giardino della strega

«Sono rimasta qui troppo a lungo!» gridò e la sua voce disturbò una grossa cornacchia nera che gracchiò:
«Che succede ragazzina?»
«Devo trovare il mio amico Kai. L’hai forse visto?»
«Un ragazzo è passato di qui la settimana scorsa. Ha fatto innamorare di sé una principessa e ora è principe anche lui. Vivono in un bel palazzo non lontano da qui.»
«Oh, sarei proprio felice per Kai se fosse diventato un principe», rise Gerda. «Puoi mostrarmi la strada per raggiungerlo?»
E la cornacchia accompagnò Gerda fino al palazzo. Poi si appollaiò sulla sua spalla e insieme salirono su una lunga scala buia e arrivarono nella camera del principe.
Gerda guardò il principe addormentato e scoppiò in lacrime: «Ma non è Kai! Dovrò continuare a cercarlo e sono così stanca!»
Il suo pianto svegliò il giovane principe e la principessa che si stupirono moltissimo alla vista di una fanciulla in lacrime ai piedi del loro letto e con una cornacchia sulla spalla, per di più. Ma ascoltata la sua storia furono molto comprensivi.
«Ti darò il mio vestito più bello per rallegrarti» disse la principessa.
«E io ti darò il mio cocchio d’oro» disse il principe, «così potrai viaggiare più velocemente e trovare al più presto il tuo amico.»
Con la carrozza del principe, Gerda si avventurò in una cupa foresta, ma la vettura dorata riluceva troppo fra gli alberi e dei banditi la videro.
«È oro, oro!» gridavano, e al primo crocicchio la circondarono. Tirarono giù Gerda dalla carrozza e la portarono nel loro covo. Sulla soglia c’era una bambina dagli occhi neri che era la figlia del capo dei banditi. Quando si resero conto che Gerda non era una ricca principessa e che non c’era niente da rubarle, decisero di ucciderla.
«Oh no, non lo fate!» gridò la figlia del bandito. «Giocherà con me e io potrò indossare i suoi bei vestiti!»
Il capo dei banditi si accigliò. «Va bene, ma la terrò sotto chiave perché non scappi e non denunci il nostro nascondiglio.»

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Gerda e la bambina dagli occhi neri.

Quella sera Gerda raccontò alla sua nuova amica la storia di Kai. Mentre parlava, le colombe che stavano appollaiate sulle travi e una vecchia renna, sentirono tutto.
Dopo un po’ una delle colombe disse: «Cuu, cuu, noi abbiamo visto il piccolo Kai. Era sulla slitta della Regina delle Nevi e andava verso la Lapponia.»
«È vero», disse la renna. «Io ci sono nata in Lapponia, dove tutto scintilla di neve e di ghiaccio e la Regina ha il suo palazzo estivo.»
«Devo andarci subito!» esclamò Gerda. «Ora capisco perché Kai è stato così duro quel giorno. Il suo cuore era già di ghiaccio.»
I ladroni dormivano; la figlia del capo scivolò furtivamente vicino al padre che russava e gli rubò la chiave della porta. «Porta Gerda in Lapponia» disse alla renna «E aiutala a ritrovare Kai.»
La renna era felicissima di tornare a casa sua e corse via per brughiere e paludi. Viaggiarono per diversi giorni e infine arrivarono nella gelida Lapponia.
Faceva un freddo terribile e dappertutto c’era ghiaccio e neve.
«Guarda laggiù!» gridò Gerda. In lontananza, il palazzo estivo della Regina delle Nevi scintillava come una montagna di diamanti.

Il palazzo della Regina delle Nevi

Il palazzo della Regina delle Nevi

Intanto, nel Palazzo, la Regina aveva fatto di Kai il suo schiavo. Era una donna fredda e dispettosa e lo costringeva a lucidare continuamente i grandi pavimenti gelati. Kai avrebbe pianto, se il suo cuore non fosse stato di ghiaccio. Poi un giorno la Regina delle Nevi dette a Kai dei ghiaccioli e gli disse:
«Se con questi riesci a formare la parola ETERNITÀ, può anche darsi che ti lasci libero.» Poi volò via.

Kay e la Regina delle Nevi

Kay e la Regina delle Nevi

Kai venne lasciato solo con i ghiaccioli. Le sue mani erano livide dal gelo ma lui non sentiva freddo. Stava ancora tentando di formare la parola ETERNITÀ quando Gerda trovò la strada che conduceva al palazzo e alla grande sala ghiacciata.
«Kai» gridò. «Finalmente ti ho trovato!» E gli gettò le braccia al collo. Ma Kai rimase impassibile.
«Chi sei? Che ci fai qui? Vattene e non mi toccare.»
Gerda non gli diede retta. Malgrado gli sguardi ostili continuò a stringerlo a sé e pianse lacrime di gioia. E mentre piangeva, le sue lacrime calde caddero negli occhi di Kai… e sciolsero il ghiaccio del suo cuore.
Kai si ricordò subito di lei. «Gerda! Sei tu!» e finalmente rideva.
Si abbracciarono e si baciarono e danzarono di gioia. Anche i pezzettini di ghiaccio danzavano e composero da soli la parola ETERNITÀ sul pavimento.
«Ora sono libero!» gridò Kai. «La Regina delle Nevi non ha più potere su di me. Il mio cuore è di nuovo mio!»
Gerda guidò Kai dove la renna stava aspettando. Sulla sua groppa fecero il viaggio di ritorno e quando arrivarono a casa era di nuovo estate.
E le rose del giardino erano in piena fioritura.

Mina – The Ginger

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Sfatiamo dei miti

Anno nuovo, vita nuova.
Il Dottore si rigenera, Sherlock torna fra i viventi, viene annunciata un’opera teatrale su Harry Potter e anche io e l’Alchimista abbiamo deciso di approfittare di quest’ondata di nuova vita per uscire dal nostro stato di Zombie al quale la professione di studenti ci relega e riportare in funzione questo blog.
In realtà più io che l’Alchimista, lui mi sta semplicemente schiavizzando. U.U
Vi eravamo mancati, vero?
*Una palla di fieno rotola in lontananza*
Ora, io giuro che avevo salvati nelle bozze tre articoli diversi che aspettavano solo di essere ripresi in mano e terminati, MA, dato che ho anche registrati in agenda quattro esami da preparare (sì, mi butto subito sulle scuse), ho iniziato da quello che era, tutto sommato, più semplice e schematico per essere sicura di portarlo a termine davvero. Cosa importa a voi? Nulla, se non che, dopo mesi di silenzio, Ginger ritorna attiva con una delle sue solite liste idiote. :3

Dunque, la lista che segue verte essenzialmente su quelle sicurezze principalmente letterarie, ma in realtà di ogni genere, che tutti pensano di avere ma che in realtà sono sbagliate o incomplete e, pertanto, è passibile di SPOIL
No.
Spiacente, ma mi rifiuto di dichiarare come spoiler qualcosa che è patrimonio comune da secoli, anche se tutti lo conoscono sbagliato.
Leggete a vostro rischio e pericolo, comunque.

Parte I – Il Gobbo di Notre Dame VS Notre Dame De Paris – il musical VS Notre Dame de Paris – il romanzo.
1) Esmeralda era figlia di una prostituta.
2) Alla fine muore. Impiccata.
3) Febo era un donnaiolo ed è andato con lei solo per portarsela a letto.
4) E lo ha fatto quando stava per sposarsi…
4)…con una quattordicenne (o giù di lì).
5) Gringoire, il poeta, quando ha l’occasione di scegliere chi salvare fra la capra ed Esmeralda, salva la capra.
6) Frollo era un Arcidiacono e non un giudice…
7) …prende con sè Quasimodo perchè gli ricorda suo fratello minore e lo salva così da una folla che voleva annegarlo, non viene obbligato da un superiore…
8) …e nemmeno lo segrega nel campanile.
9) Oh, ed era anche alchimista e uomo di scienza, nonostante fosse prete.

Parte II – Dracula di Coppola VS Dracula di Bram Stoker
1) Dracula non bruciava al sole.
2) Non diventa vampiro in seguito al suicidio della moglie…
3) …e, mi venisse un accidente, non era nemmeno innamorato di Mina.
4) …perchè la sua ex-moglie non si è reincarnata in lei.
5) Anzi, non viene nemmeno nominata.
6) Van Helsing è un vecchio professore universitario (e filosofo) olandese… e sottolineo VECCHIO e sottolineo PROFESSORE.
7) Le tre vampire che vivono nel castello di Dracula non sono le sue spose.

Parte III – Disney VS fiabe classiche & Le Mille e Una Notte
1) La Sirenetta per diventare umana rinuncia alla lingua e ogni volta che i suoi piedi toccano terra si sente come se fossero trapassati da mille coltelli.
2) Il principe non si innamora di lei, ma di un’altra donna e assume la Sirenetta come damigella al matrimonio.
3) Pinocchio si trasforma del tutto in asino e viene venduto ad un circo.
4) Mangiafuoco era buono.
5) In compenso Pinocchio uccide il Grillo Parlante perché gli aveva rotto le palle.
6) Lucignolo muore.
7) È Tarzan ad uccidere Kerchack.
8) E Jane, inizialmente, sposa un altro uomo.
9) Aladino viveva nel Regno della Cina ed era fannullone e nullafacente.
10) Il cattivo non era Jafar ma un certo Mago Africano.
11) Così come la principessa non era Jasmine.
12) Il genio non dà ad Aladino il limite di tre desideri.
13) Ma comunque alla fine lui non lo libera.
14) Ah, e ci sono due geni, quello della lampada e quello dell’anello.

Parte IV – varie ed eventuali
1) Tonio Cartonio NON è morto di overdose, né tantomeno era drogato. Ora però mi spiegate come è possibile che ci sia ancora gente che ci crede.
2) È “No, io sono tuo padre”, e non “Luke, io sono tuo padre”.
3) Ed è anche “Io ne ho viste di cose che voi umani non potreste immaginarvi” e non “Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare”.

Okay, come articolo di ritorno era molto stringato e schematico, ma dateci il tempo di riprenderci la mano, no?
Ah, potevamo anche evitare, dite?

Mina – The Ginger

 

Cosa ha portato qui dei poveri sventurati.

Salve a tutti dalla vostra Ginger che ha ufficialmente finito le vacanze!
So che non ve ne frega nulla, ma devo pur introdurre il post in qualche modo, quindi zitti e andiamo avanti.
Dato che avrete certamente sentito la mia mancanza (ma anche no), ho deciso di rifilarvi questo post tappabuch  post originalissimo per il quale non mi sono assolutamente ispirata ad almeno altre due blogger, per passarvi il tempo mentre organizzo le idee per i prossimi post più impegnativi.

Come i più arguti fra voi avranno già intuito dal titolo, oggi voglio condividere con voi i termini che gli internauti digitano su Gùgol e che in un modo o nell’altro li hanno portati a questo lido di orrori che sarebbe il mio blog.
*una fialetta d’acido le sfiora la testa*
… Il NOSTRO blog, ovviamente, mio caro Alchimista.

La prima cosa da dire è che, leggendo, ho scoperto in quanti modi diversi sia possibile scrivere “The Ginger ‘n’ The Alchemist”, fra i quali quello più degno di nota è senza dubbio

de ginger end de alchemist

Giuro che mi sto ancora chiedendo se sia ignoranza o sia voluto. Ai posteri l’ardua sentenza.

Proseguiamo in maniera soft, con gente che, all’alba del ventunesimo secolo, non sa cosa significhi il termine inglese “ginger” e così, ci ritroviamo in rapida successione

doctor who ginger significato

Non ti commento solo perchè sei un Whovian. U.U

un mio amico si fa chiamare ginger che vuol dire

Non mi è chiara una cosa, ma perchè dialogare con Google come se fosse una persona?

ginger significato porno

A questo punto comincio ad avere paura.
Giuro nel nome del Dottore e di tutti i pantheon di D&D che insulto in continuazione che l’uso che ho fatto io del nome “Ginger” è quello classico per indicare le persone rosse di capelli, non sono una porno star!

Comunque, il nostro amico quassù mi dà il pretesto per introdurre la sezione delle chiavi di ricerca vietate ai minori di diciotto, quindi mandiamo fuori l’Alchimista, preparate i sacchetti per il vomito e proseguiamo con coraggio nei meandri più tortuosi delle menti internettiane.

Minorenni e persone facilmente impressionabili sono pregati di saltare direttamente al punto in cui scriverò che la via è libera.

Bene, lettori avvisati mezzi salvati, partiamo dai due più leggeri

pornazzo
scene eccitanti di sesso

No, ma così spudoratamente proprio?  Nemmeno un pochino pochino di finezza in più?
Ecco, non prendete esempio da quello qui sotto, però, eh?

riprese di sesso a squola e nude

Ve lo chiedo per favore, qualcuno mi dica che è il titolo di una parodia di non so quale cazzo di film! Vi prego!

VIA LIBERA!

Continuiamo ad esplorare i lati più contorti e preoccupanti delle menti degli internauti con un paio di ricerche che mi fanno seriamente riflettere sulla sanità mentale della gente.

indovinello gallileo cadavere donna

Non so se sia un film, figliuolo, ma sappi che mi inquieta un sacco.

lei e’ sposata con lui a nyc e lo controlla, non e’ + su facebook non ha amici isolato

Ci va la polizia per ‘ste cose, santiddio! Non Google!
E di certo non me e Yuven.

simbolo la ghiandaia imitatrice satanico

Mi dispiace, mio caro, ma hai sbagliato tutto. Era Harry Potter quello satanico, hai presente? Non confondiamo le cose!

la nave delle schiave sadomaso vendute

Scommetto che tu sei parente di quello tre ricerche più su, perchè non vi trovate una di queste sere a parlare di cose inquietanti fra di voi?

hermione resta incinta di draco e cerca di nasconderlo efp

… AIUTO!

Con questa inquietante informazione che dovrebbe spingere voi a meditare su cosa gira per EFP-Fanfiction e noi a meditare sui termini che è meglio evitare d’ora in poi nel blog, passo a  inaugurare la sezione “delle fangirl”

a che pagina del libro graceling po e katje si baciano

42.
No, scherzavo. Leggitelo quel libro, per la miseria, cos’è quest’idea di cercare solo il pezzo che vuoi?!

bella swan

Non è qui, grazie a Dio.

saga twilight

Giuro, vorrei vedere la tua faccia quando sei capitata qui.

youtube foto cullen

*Fa il gesto dell’ombrello*

Arriviamo così alla penultima sezione, sperando che ci sia ancora qualche coraggioso sopravvissuto fin qui, la sezione delle ricerche WTF.

colfer jurassic park

Secondo me hai fatto un pochiiino di confusione.
Ma proprio poca poca.

continuazione dell’ultimo episodio di scooby doo mistery inc

Non ha niente di male, di per sè, eh?
Solo che sono cose che uno non si aspetta.

كابيلا سانتا ماريا ديل بوبولو

… ehm.

Basta, siamo giunti alla fine.
L’ultimo che ho tenuto è un poveretto a cui vorrei davvero chiedere scusa dal più profondo del cuore.

non parliamoci mina testo

Sappi che faccio le mie più sentite condoglianze a te che cercavi una dea della canzone e hai trovato me.
Comunque, se ti interessa ancora, il testo è qui.

A presto con qualcosa di più interessante!
*Uno sbuffo di fumo, un lampo rosso e Ginger scompare prima che qualcuno fra il pubblico la uccida per i post insensati*

Mina – The Ginger

Cose che fanno incazzare – Giochi di Ruolo

Parte I – I personaggi.

1) Personaggi invincibili…
2) … e bellissimi…
3) … e intelligentissimi…
4) … Sì, insomma, Le Mary Sue e i Power player;
5) Personaggi presi da libri, film, ecc… totalmente stravolti a piacere del player…
6) … così poi io trovo in giro cose come un Jack Sparrow gay (non è omofobia, è che proprio non ha senso, dai!)…
7)… o un Peter Parker omofobo che bestemmia…
8)… o delle Hermione che più troie di così ne ho viste poche…
9)… o dei Dottori francamente pervertiti con a seguito delle Rose Tyler che sembravano porno star…
10)… o  degli Sherlock Holmes talmente idioti che anche Winnie The Pooh è più furbo…
11)… e con tutto ciò hanno anche il coraggio di dire che è il LORO personaggio e fanno quello che vogliono. Minchia, sì, il profilo è tuo, ma se usi un personaggio esistente e non inventato da te almeno abbi la decenza di attenerti a quello vero!
12) L’incredibile proliferazione degli Elfi in tutti i GdR Fantasy.
13) Con conseguente assenza di qualunque altra razza.
14) Personaggi che cambiano personalità da un giorno all’altro…
15) … O peggio ancora da un commento all’altro.
16) Personaggi che, invece,  cambiano biografia: del tipo che ieri quando ti sei disconnesso erano Vampiri, oggi accedi e scopri che nel frattempo sono diventati Lupi Mannari.
17) Personaggi in teoria cupi e scostanti che in realtà sono estroversi e spiritosi;
18) Personaggi di ragazzine dolci e innocenti che farebbero vergognare Anastasia Steele;

Parte II – Le role

1) I commenti sgrammaticati.
2) Le abbreviazioni in role;
3) I verbi, maledizione, i verbi!!
4) Sì, anche i congiuntivi sono verbi!
5) E, sì, anche la consecutio temporum è da imparare!
6) Commenti lunghi una facciata intera e pieni di descrizioni lunghissime, sproloqui su cosa il pg ha mangiato a cena e cose simili in cui l’unico contributo rilevante alla trama della role è un “e si avvicinò” alla fine.
7) Ma anche commenti come “ciao! *le sorrise* “;
8) Monologhi epici e melodrammatici ad minchiam..
9) … anche perchè spesso se ne sono altamente fregati di cos’hai scritto e dicono cose che non c’entrano un accidenti;
10) I commenti sgrammaticati (sì, due volte!);
11) Quelle cazzo di abbreviazioni! (Idem);
12) Gente che mescola il parlato *alle azioni*, perchè non mette asterischi o virgolette o altro, con il risultato che per capire cosa sta succedendo ci vogliono secoli di decifratura.
13) Gente così egocentrica che ingora deliberatamente le caratteristiche degli altri personaggi per fare ciò che vuole.
14) Gente che cambia deliberatamente le “condizioni di base” della role, per fare ciò che vuole…
15) … tipo quelli che, data una role ambientata nel primo pomeriggio, scrivono nel loro commento che è quasi mezzanotte perchè vogliono portarsi a letto l’altrui personaggio;

Parte III  – I Player

1) Maniaci travestiti da player;
2) Ninfomani travestite da player (par condicio);
3) Bimbi/e-minchia;
4) Gente che muove IL TUO personaggio nel suo commento;
5) Gente che sembra abbia mangiato tutto il manuale di D&D e poi non è in grado di spiegare in parole semplici e elementari che cavolo è un Gdr
6) Gente che non distingue Real da Role e si incazza per qualcosa successo fra i personaggi.
7) Gente che pretende di ruolare personaggi con passati difficili senza aver la più pallida idea di quello che sta facendo
8) Gente che se usi lo stesso prestavolto ti segnala l’account.
9) Gente che ti segnala l’account se rifiuti di far andare il tuo personaggio a letto con il loro;
10) Gente che se gli stai sulle palle ti segnala l’account.
11) Gente che segnala gli account.
12) Gente che ti chiede una role, ti fa startare e poi ti abbandona a metà senza dirti nulla;
13) Gente che non sa gestire un determinato personaggio ma vuole muoverlo lo stesso perchè è figo… (vedi Parte I)
14) Gente che con la scusa della role (che intanto non va avanti) ti assilla di domande su di te;
15) “Player” che approfittano dell’anonimato fornito dall’accaunt per provarci in chat.
16) Gente che confonde se stesso con il proprio personaggio;
17) Gente che ritiene che le ragazze non dovrebbero muovere personaggi maschili
(in realtà è tutta invidia, perchè spesso sono più affascinanti i loro pg di quelli mossi da chi maschio lo è davvero)

Parte IV – I gruppi GdR

1) GdR sulle Cinquanta Sfumature, che danno libero spazio ai Player di tipo 1, 2 e 3
(anche se ammetto di aver incrociato un Christian Grey pittosto bravo quando il fenomeno non era ancora dilagato… quanto talento sprecato!)
2) GdR sugli One Direction (terrento fertile per tutti i “Player” della peggior specie)
3) e di quelli su Settimo Cielo, ne vogliamo parlare?
4) Facciamo i GdR inutili in generale
5) Admin che chiedono role di prova quando la trama scritta da loro è un insulto all’italiano;
6) Admin (e assistenti) tiranni ed egocentrici che approfittano del proprio ruolo;
7) Gruppi che chiedono role di prova chilometriche privilegiando la quantità alla qualità;
8) Gruppi snob che non danno a chi è alle prime armi la possibilità di imparare;
9) GdR su Harry Potter che ti danno i compiti a casa (!) da consegnare, pena il BAN (Giuro che è vero);

Parte V – L’angolo dell’Admin

1) Gente che si iscrive, non sa cos’è un GdR, ti fa spiegare tutto e o ti ignora o è scema, perchè continua a non capire nulla;
2) Gente che si iscrive e non ruola, ma resta lì a tenere occupato un pg;
3) Gente che ruola come gli gira, ignorando le regole;
4) Gente che ignora il master;
5) Gente che si iscrive e non ti manda i dati del suo pg;
6) Gente che si iscrive solo per fare spam;
7) I Troll;
8) Gente che polemizza su tutto e vuole farti gestire il gruppo come vogliono loro;

Mina – The Ginger
Yuvie – The Alchemist
e tantissimi player, admin e master che hanno condiviso i loro sfoghi
(con mille grazie per la consulenza)

Il ritorno dello Americano

Recensione di Angeli e Demoni, di Dan Brown – PARTE III

Salve a tutti!
Ebbene sì, sono ancora io, inutile che vi lamentiate!
Prima di iniziare la recensione e di farvi crollare tutti addormentati, ne approfitto per fare un annuncio inutile: come alcuni avranno notato, qui accanto è comparso il “coso” (termine tecnico da vero aspirante ingegnere, che non usa inglesismi come “widget”) chiamato “Altro”: al suo interno c’è anche il link che porta alla nostra pagina facebook.
Niente di particolare, la usiamo semplicemente per esporre idee future e per postare brevi anteprime dell’articolo su cui stiamo lavorando seguite dalla percentuale di completamento di quest’ultimo… insomma, se vi interessa è lì.
Detto questo, diamo subito fuoco alle polveri che c’è una recensione da finire! è_é

Riassunto delle puntate precedenti: Gli Illuminati hanno rubato dal CERN un esemplare di antimateria e l’hanno nascosto da qualche parte in Vaticano, a mezzanotte avverrà l’annichilimento e del Vaticano rimarrà solo un simpaticissimo cratere fumante. Non contenti, hanno anche rapito i quattro cardinali più papabili e intendono ucciderne uno ogni ora, a partire dalle otto, in quattro chiese diverse: gli Altari della scienza.
A tentare di sventare il loro piano vi sono Robert Langdon e Vittoria Vetra, che al momento hanno rintracciato il primo Altare trovandoci dentro un cardinale morto soffocato da una manciata di terra.

In questa puntata: Acqua, aria e fuoco, documentarsi è ancora un optional, “Editoooor?”, “Colpo di scena!” e… “Tutto è bene quello che finisce bene”.

Langdon, dunque, si arrampica su per le impalcature della chiesa e scruta l’orizzonte nella direzione indicata dall’angelo, cercando una chiesa che possa essere il prossimo altare della scienza.

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Angelo che indica qualcosa.
Purtroppo non è l’angelo di Langdon .

Incredibile ma vero, Langdon non trova nulla. Il suo sguardo scorre fino all’orizzonte senza incontrare altra chiesa che non sia la Basilica di San Pietro, ma non può essere quella, perché, come spiega Langdon alle Guardie Svizzere appena sceso:

“La quartina dice esplicitamente “attraverso Roma”. La basilica di San Pietro non è a Roma, ma nel territorio della Città del Vaticano.”

*dlin-dlon*
COMUNICAZIONE INTERNA: si informa il signor Dan Brown che all’epoca di Galileo la Città del Vaticano non era ancora stata istituita.
*dlin-dlon*
Comunque, una guardia fa notare a Langdon che Piazza San Pietro è da sempre oggetto di controversie, in quanto c’è gente che ritiene che faccia parte di Roma e non del Vaticano e che, proprio alla base dell’obelisco, c’è un bassorilievo detto West Ponente o Il soffio di Dio. Dato che, come fa notare un gasatissimo Langdon, la piazza è opera del Bernini, i nostri partono di gran carriera verso il Vaticano per salvare il secondo cardinale.
Mentre loro corrono, io voglio fare i complimenti a Dan Brown per la combo:
COMPLIMENTI SIGNOR BROWN! Su DUE opere del Bernini che ha nominato ne ha beccate DUE realizzate DOPO la morte di Galileo, che quindi non poteva sapere della loro esistenza, nè tantomeno metterle nel suo Cammino dell’Illuminazione! Sono commossa, davvero!

Il gruppo arriva in Piazza San Pietro, fermamente piantonato dai due giornalisti della BBC che, nel frattempo, stanno mandando al loro capo le immagini del cadavere caricato nel bagliaio dalle Guardie Svizzere.
Langdon e Vittoria si avventurano per la Piazza e Chinita, la videoperatrice della coppia di giornalisti, li segue con la telecamera puntata.

Suonano le nove.
Una bambina urla.
Accanto a lei, quello che sembrava un barbone ubriaco seduto ai piedi dell’obelisco si accascia al suolo e una chiazza di sangue gli si allarga sotto di lui.
L’uomo è ancora vivo quando lo soccorrono vedono che ha il petto marchiato a fuoco dal terzo magnifico ambigramma. È il secondo cardinale.

Air

Ambigramma. Sì, ve li posterò tutti.

Quando provano a fargli la respirazione bocca a bocca notano che ha i polmoni perforati. Il poveretto muore, l’unica cosa che si riesce a sapere dai presenti è che era stato aiutato a sedersi lì da un signore scuro di pelle e, ovviamente, la videoperatrice riprende tutto e, quando le Guardie Svizzere tentano di riprendere la cassetta riesce a imbrogliarle e a consegnar loro un nastro vergine.
… all’improvviso ho capito come sia possibile che una persona isolata sia riuscita a rapirgli quattro cardinali da sotto il naso, a rubargli una telecamera e a nascondere un ordigno pericoloso chissà dove senza che nessuno ne sapesse nulla!

I nostri eroi si riuniscono nello studio del Camerlengo a fare il punto della situazione.
– Il Camerlengo è, essenzialmente, incazzato nero, anche se cercano di farcelo passare per “stanco e provato”.
– Due cardinali su quattro sono morti.
– Due terzi delle zone del Vaticano aperte al pubblico sono stati controllati alla ricerca dell’antimateria senza successo.
– Nessuno ha ancora preparato il piano di evaquazione per i Cardinali.
– Il soffio dell’angelo sul West Ponente sembra indicare una ventina di chiese, nessuno sa se in qualcuna di esse ci sia un’opera del Bernini relativa al fuoco, nonostante le altre due chiese fossero vicine ad un obelisco nessuna di quelle in esame sembra esserlo.
– L’angelo sul West Ponente in realtà non è un angelo, ma è il Dio Eolo.
(no, scherzavo, questa non la dicono loro, ve la dico io che so la storia dell’arte meglio di Langdon che la insegna)

Morale della favola: Langdon viene portato di nuovo negli Archivi Vaticani a consultare il catalogo di tutte le opere del Bernini, mentre Vittoria resta nello studio del Camerlengo ed è così presente quando una guardia chiede a Olivetti di accendere la TV.
La BBC ha mandato in onda i filmati e li ha concessi a tutte le reti televisive: su ogni canale si vedono i cardinali morti o si parla degli Illuminati.
Infine, su informazione dell’assassino, la BBC ha diffuso la notizia che il vecchio Papa non fosse morto in seguito a ictus, ma per avvelenamento dovuto a dosi massicce di eparina, un farmaco che il Santo Padre effettivamente prendeva.
Il Camerlengo, a questo punto, decide che si è definitivamente rotto i cosiddetti e prende in mano la situazione stabilendo che:
– Rocher, la Guardia che dirigeva le ricerche, dovesse riferire direttamente a lui.
– Olivetti avrebbe aiutato Langdon a rintracciare l’assassino.
– Gunther Glick e Chinita, i due giornalisti, dovessero essere trovati e portati da lui.
– Lui, un paio di guardie e Vittoria sarebbero scesi nelle catacombe a confermare se la notizia dell’avvelenamento era vera (e con essa le implicazioni che un’infiltrazione simile avrebbe significato) grazie ai segni che l’eparina lascia sui corpi.

Nell’Archivio, Langdon ha trovato il catalogo di tutte le opere del Bernini e, sfogliando più o meno a caso, ha una gran botta di cul dopo un’abile e intelligentissima ricerca, riesce a trovare la statua che cercava: L’Estasi di Santa Teresa nella chiesa di Santa Maria della Vittoria.
Signori, sono fiera di annunciarvi che Dan Brown non delude!
Siamo a TRE statue su TRE iniziate dopo la morte di Galileo!
Grande Dan Brown!
Stendo un velo pietoso su Langdon che legge un brano in italiano che descrive l’opera ridendo per la metafora sessuale che vi è nascosta, salvo poi dire che

“Benché fosse in italiano, riconobbe la parola “fuoco”, che ricorreva almeno cinqueo sei volte”

… No, scherzavo non lo stendo il velo pietoso.
Allora, Dan Brown vuole scrivere un thriller. D’accordo.
Vuole ambientarlo in Italia. Perfetto.
Strupra la Storia per inventarsi un conflitto che faccia andare la trama. Okay.
Basa tutta la ricerca su delle opere d’arte. Ottimo.
Non si prende nemmeno la briga di controllare le date delle suddette opere. Magnifico.
Ci passerei anche sopra – magari con una schiacciasassi – se almeno, errori a parte, ci fosse un minimo di coerenza interna. Invece, per la miseria, queste due cose succedono nella stessa cazzo di pagina. È tanto chiedere al signor Dan Brown o ai suoi gentilissimi editor almeno di RILEGGERE cosa scrivono?!
Santo Asimov, protettore della Robotica, dammi pazienza.

Quando prova a uscire, il Karma decide che certe castronerie non le può più sopportare e tenta anche lui di ammazzare Langdon.
Infatti, mentre Langdon – già a corto di ossigeno – sta per premere il pulsante che avrebbe aperto la porta, da un’altra parte Rocher toglie beatamente la corrente per continuare le sue ricerche, Lasciando gli Archivi a secco e il nostro eroe chiuso in un compartimento stagno con l’aria in esaurimento.
Langdon ne esce arrampicandosi su per uno scaffale e facendolo cadere spiengendo contro la parete, provocando così una reazione a catena in cui tutti gli scaffali cadono come tessere di un domino facendo esplodere la parete in vetro in una scena che farebbe commuovere Scrat dell’Era Glaciale.
Nel frattempo Vittoria e il Camerlengo scoprono che il Papa era stato effettivamente assassinato.

Olivetti, Langdon e Vittoria si precipitano verso il terzo Altare, arrivati lì Olivetti entra nella chiesa da un’entrata secondaria, mentre Langdon e Vittoria sono incaricati di starsene in un angolo della piazza a tenere d’occhio l’ingresso principale.
L’ordine se ne va a putt a donne perdute quando le vetrate di Santa Maria della Vittoria vengono illuminate da un incendio scoppiato al suo interno.
Le panche erano state accatastate sotto alla cupola della chiesa a formare una specie di pira in fiamme, sospeso su di essa c’è il terzo cardinale appeso per le braccia tramite due catene e posizionato a guisa di crocefisso.
L’uomo è ancora vivo e sul petto c’è il quarto ambigramma.

Fire

Vi avevo detto che ve li avrei rifilati tutti

Mentre Langdon tenta di trovare un modo per salvare il poveretto, Vittoria trova il cadavere di Olivetti a terra con il collo spezzato. In quel momento viene presa colpita alle spalle dall’assassino, che poi, visto il fallimento del Karma di cui parlavamo prima, tenta anche lui di cavare di mezzo Langdon sparandogli contro, ma Langdon, da bravo Americano istruito da Hollywood, evita il colpo.
La collutazione che segue si conclude con l’Assassino che se ne va con Vittoria e Langdon rinchiuso sotto a un pesantissimo sarcofago di travertino capovolto (niente domande).
Ah, giusto per chiarire, mentre tutto questo accade, la piazza è OVVIAMENTE deserta.   -.-“

Intanto, in Vaticano, il Camerlengo interrompe il conclave, portando con sè i due giornalisti che filmano e trasmettono tutto. Dall’altare della Cappella Sistina, il Camerlengo dichiara la sua resa e fa un discorso bellissimo su scienza e fede che, purtroppo, non posso postare perchè è lunghissimo.
Per una volta che non sono ironica fidatevi di me: era DAVVERO un discorso bellissimo.
La logica di fondo dietro a tutto ciò la lascio esporre a Dan Brown, che stavolta ha fatto qualcosa di giusto.

” Facendo riprendere i cardinali dalle telecamere, stava dando un volto umano alla Chiesa. Il Vaticano non era più fatto di edifici, ma di persone. Persone che, come il camerlengo, avevano dedicato la propria esistenza al servizio del bene.”

“Quella di Carlo Ventresca era una drammatica e disperata richiesta di aiuto. Stava parlando sia ai suoi amici sia ai suoi nemici. Stava esortando tutti, con lui o contro di lui, a vedere la luce e fermare quella pazzia. “

L’Assassino, nel frattempo, rapisce Vittoria e la porta nel covo degli Illuminati svenuta e legata e ci fracassa i cogl informa con classe ed eleganza di quanto lei sia eccitante e della di lui intenzione di stuprarla e ucciderla a fine lavoro.
Abbandonata la Cappella Sistina, il Camerlengo torna nel suo studio dove dà gli ultimi ordini al Capitano Rocher, in comando perchè non si hanno notizie di Olivetti , prima di congedarlo gli chiede di accendere il fuoco, perchè là dentro si congelava.
… ricordiamo ai gentili lettori che sono ancora svegli che ci hanno spesso ribadito come sia una mite serata estiva e che all’inizio del romanzo Langdon si è lamentato per il caldo, ma a quanto pare Rocher non lo trova strano. Sì, sono pignola, ma vi giuro che c’è un motivo.
Appena Rocher esce dallo studio del Papa riceve una telefonata da parte di un Individuo Misterioso che ha informazioni importanti.
Intanto, al CERN, Kohler, dopo aver soperto che Leonardo Vetra aveva parlato dell’antimateria con qualcuno, chiede alla sua segretaria di dare l’ordine che si prepari il suo jet.

Langdon viene estratto dal sarcofago dai poliziotti e dai vigili del fuoco attirati dall’incendio. Appena si riprende abbastanza da capire quel poco che capisce di solit da capire qualcosa, Langdon si fa dare una cartina di Roma e, osservando la freccia in mano all’angelo, cerca di trovare l’ultimo Altare, fermamente convinto di poter fermare l’Assassino da solo e ritrovare Vittoria.
… L’importante è crederci.
Comunque, qui vediamo un viaggione assurd un interessantissimo ragionamento di simbologia, che porta Landon a tracciare una croce sulla cartina e a concludere che l’ultimo Altare è la Fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona.
… Indovinate un po?
Ebbene sì! Dan Brown non si smentisce nemmeno stavolta! QUATTRO su QUATTRO!
No, sul serio, non ne ha imbroccata una giusta… ma gli editor li pagano per pettinare le bambole?

Mentre in Vaticano Gunther sta mettendo tutto il suo impegno nello sparare una minchiata dietro all’altra, si diffonde la notizia che qualcuno con informazioni in grado di risolvere la crisi sta arrivando a Roma; ma tutto questo Langdon non lo sa e –  dopo essere uscito da una chiesa che è stata teatro di un incendio in cui sono morti il comandante delle Guardie Svizzere e un cardinale e che ora pullula di vigili del fuoco e poliziotti senza che nessuno provi a fermarlo nonostante sia l’unico testimone – ruba un’auto e arriva a Piazza Navona.
Mi sento obbligata a descrivere la scena che segue nel dettaglio, perchè è talmente piena di errori da essere esilarante.
La piazza è, ovviamente, deserta, perchè con una crisi come quella in corso mi sembra ovvio che in giro non ci sia nessuno, no?
A un certo punto, giunge un furgone nero coi fari spenti, che più cliché di così c’è solo James Bond, e si ferma “con il portellone laterale a pochi centimetri dal bordo della vasca.”.
Perchè, ovviamente, la “transenna” che circonda la fontana impedendo di raggiungere l’acqua è svanita nel nulla per decreto divino.
Langdon vede l’Assassino aprire il portellone  e prepararsi a far cadere in acqua l’ultimo cardinale adeguatamente appesantito e incatenato e, in qualche modo, raggiunge l’altro lato della fontana senza farsi vedere e si infila in acqua.

L’acqua gli arrivava alla cintola ed era gelida. Strinse i denti e avanzò a fatica. Il fondo, già scivoloso di per sé, era reso ancora più infido dallo strato di monetine che vi  gettavano i turisti, convinti che portasse fortuna.

Ma vi rendete conto che noi li paghiamo profumatamente per non fare un cazzo e propinarci bioate del genere?!
Porca pu…zzola, Dan Brown, se vuoi ambientare una fottutissima scena d’azione in una fontana esistente, non pensi che sarebbe il caso quantomeno di sapere come cazzo è fatta quasta fontana?! Non ci vuole molto, giuro! Un minuto su Google-immagini e scopri che la fontana in questione è talmente poco profonda che è un miracolo che il cardinale ci anneghi con tutti gli orpelli che ha attorno, ché rischia di toccare il fondo con la bocca ancora fuori dall’acqua… e tu mi dici che arriva alla cintola? Cos’è Langdon si è digievoluto in un puffo?!
E gli editor, dannazione, cosa ci stanno a fare? A buttare le monetine nella fontana per augurare a Dan Brown la fortuna di non trovare mai qualcuno che si accorga delle sua castronerie mentre gli altri turisti vanno a buttare le loro nella fontana DI TREVI?
Langdon si riconferma l’Americano che è e spreca l’elemento sorpresa in uno scambio di battute da macho. L’Assassino, che invece non è Americano, ribadisce che ha fretta di tornare da Vittoria, spinge il cardinale in acqua e si getta addosso a Langdon. Vi è di nuovo una collutazione e, come l’altra volta, il cardinale nel frattempo muore; Langdon per salvarsi, finge la morte per annegamento e l’Assassino, che ormai ha più sangue nell’organo di sotto che nel cervell probabilmente confuso e stanco a causa dell’agitazione delle ultime ore, ci crede e se ne va.

Water

Altro ambigramma. No, non l’avevo dimenticato

Langdon esce dall’acqua e studia la fontana alla ricerca dell’ultimo angelo, ma non trova nulla. Finchè, ormai disperato, nota in cima all’obelisco una colomba in bronzo.

“La colomba è il simbolo pagano dell’Angelo della Pace.”

Uh… scema io che credevo che fosse il simbolo dello Spirito Santo.
La colomba punta a ovest e, arrampicandosi sulle statue della fontanta (che Bernini ti perdoni per questo, uomo, perché io non lo farò!) capisce subito che l’ultima meta è Castel Sant’Angelo, il cui ponte è decorato da statue di angeli fatte dal Bernini.
Lo sapete già, vero?
Esatto! Anche queste fatte dopo la morte di Galileo. Io non ho più nemmeno la voglia di imprecare, mi auguro solo che gli caschino in testa i loro angeli.

Langdon riesce ad entrare nel castello con l’aiuto di un giornalista (a cui in cambio rivela dove trovare il cadavere dell’ultimo cardinale) e della solita, sacrosanta botta di culo. Si arma di una spranga di ferro trovata in giro e cerca Vittoria.
L’Assassino in tempo è tornato e sta progettando nei dettagli cosa fare con Vittoria; a parte lo schifo della cosa, spero solo che non incontri mai Christian Grey o non voglio sapere cosa ne uscirebbe.
Langdon nel frattempo trova la stanza in cui stanno i due e, dopo un coreografico: “Angelo di Dio, veglia su di me”, fa irruzione all’interno e affronta l’Assassino.
Fossi stata io l’angelo, dopo tutte le castronerie che mi hai combinato sarei scesa ad aiutare l’Assassino a farti crepare fra atroci dolori, mio caro Langdon. Purtroppo non ho questa fortuna e, nella decina di pagine che seguono, accade che:
– Si viene a sapere dell’esistenza di un sesto marchio degli Illuminati.
– Si viene a sapere che il capo degli Illuminati è venuto a prendere quel marchio e intende usarlo sul Camerlengo.
– Langdon deduce brillantemente che il capo degli Illuminati è probabilmente colui che avrebbe dovuto portare le informazioni per risolvere la crisi.
– Victoria, finora legata come un salame, si libera con qualche strana tecnica yoga (davvero, non è ironia) e insieme a Langdon buttano l’Assassino giù da Castel Sant’Angelo.

L’elicottero con a bordo Kohler arriva in Vaticano e viene ricevuto in pompa magna: è lui l’informatore che tutti attendevano. Langdon e Vittoria lo vedono da Castel Sant’Angelo e si catapultano in Vaticano attraverso il Passetto, un antico passaggio segreto. Arrivano giusto in tempo per venire bloccati da Rocher che non vuole farli entrare nello studio del Camerlengo e sentire il grido raccapricciante di quest’ultimo.
Langdon, Vittoria e un paio di Guardie fanno irruzione insieme a Rocher, trovano il Camerlengo che giace a terra col petto marchiato e Kohler armato di pistola. Nel casino che segue vengono uccisi a colpi di pistola Kohler e Rocher, accusato dal Camerlengo di essere un complice; prima di morire Kohler consegna a Langdon una telecamera che aveva con sè.

Diamante

Diamate degli Illuminati, i quattro elementi in un unico ambigramma
Il marchio del Camerlengo.
Quando dicevo che vi avrei rifilato tutti gli ambigrammi, intendevo proprio TUTTI.

Sono passate le undici e mezzo e Piazza San Pietro è un bordello assurdo, perchè, molto intelligentemente, nessuno ha pensato che sarebbe stato furbo farla evacuare. Langdon, Vittoria e una Guardia insignificante di nome Chartrand stanno trasportando il Camerlengo su una barella improvvisata verso l’elicottero per farlo ricoverare, manco a dirlo i giornalisti li seguono come sanguisughe.
A quel punto il Camerlengo riceve un’illuminazione divina e, con estremo disappunto di tutti quanti, sialza in piedi e corre all’interno della Basilica che doveva venir evacuata.
Inizia un inseguimento a lume del faretto della telecamera, perchè ovviamente i giornalisti li seguono, durante il quale il Camerlengo spiega di aver ricevuto l’illuminazione: l’antimateria doveva essere sulla tomba di San Pietro, nelle necropoli vaticane.
Fra obiezioni e strepiti varii, Ventresca arriva sulla tomba del Santo e scopre che, effettivamente, l’antimateria è lì e, fra obiezioni e strepiti ancora peggiori, che gli predicono che ucciderà tutta la gente in Piazza, si avvia per portarla fuori. Giunto in superficie, dopo una corsa spericolata con il petto marchiato a fuoco. Il Camerlengo corre verso l’elicottero che avrebbe dovuto portarlo in ospedale e, spinto via il pilota, si prepara a partire con l’antimateria. Con suo estremo disappunto, oltre all’antimateria si trova a bordo anche quel gran coglione altruista di Langdon, che, convinto che Ventresca volesse gettare l’ordigno in mare o nelle cave di roccia, vuole rendersi utile gettandolo di sotto mentre il Camerlengo pilotava.
È solo quando sono ad alta quota che, finalmente, Langdon capisce che il piano del Camerlengo non era di gettare l’antimateria in mare, ma di portarla abbastanza in alto da far sì che esplodesse senza danni: sono bloccati su un elicottero che sale, con un’ordigno che sta per esplodere.
A questo punto, il Camerlengo tenta l’impresa che sia il Karma, sia l’inviato di una setta satanica avevano fallito prima: tenta anche lui di fare secco Langdon e lo fa gettandosi dall’elicottero con l’unico paracadute. Tuttavia, nemmeno il potere di Dio e della scienza combinati riescono a spuntarla contro Langdon che si butta dall’elicottero usando come paracadute la tela cerata che serve a coprirlo.
Sì, avete letto bene.
Lo so che è fisicamente e umanamente impossibile! Ma secondo voi, uno che non riesce nemmeno a cercare una cazzo di fontana su Google riesce a concepire un’idea simile?

L’antimateria esplode in una scena francamente molto bella e la gente in piazza grida al miracolo vedendo il Camerlengo atterrare vivo e vegeto sul colonnato accanto alla statua di Gesù Cristo. Intanto Langdon manovra per atterrare nel Tevere, dove viene ripescato dai dottori dell’ospedale sull’Isola Tiberina… lo straordinario potere della botta di culo lo salva di nuovo, insomma.
Quando si sveglia gli consegnano ciò che è rimasto dei suoi averi: i resti maciullati del foglio del Diagramma e la telecamera di Kohler che, si scopre, funziona ancora. Appena Langdon vede il filmato si alza in piedi e muove mari e monti per farsi portare subito in Vaticano. Arriva giusto in tempo per irrompere, insieme a Vittoria, nel collegio dei cardinali che vorrebbe eleggere Papa il Camerlengo, davanti ai loro sguardi stupiti Langdon fa partire la registrazione…
… COLPO DI SCENA!
La registrazione mostra Kohler a colloquio con il Camerlengo, mentre lo accusa di aver sempre saputo dell’antimateria, in quanto Leonardo Vetra stesso gliel’aveva mostrata, e di essere stato lui a organizzare tutto. Incredibilmente Ventresca conferma di aver fatto tutto ciò, per fermare un’opera che lui riteneva sacrilega e riportare in auge la Chiesa; dopodichè si marchia da solo con il marchio scaldato sul fuoco che aveva fatto accendere a Rocher. (Capito ora perché ero pignola?)
Il resto è noto.

Ventresca viene fatto entrare e, fermamente convinto della sua opera, tenta di spiegare le sue motivazioni che, più o meno, si riassumono in:

“Quella notte la potenza degli Illuminati era tornata a manifestarsi, e con effetti straordinari. Era scomparsa l’apatia, la paura aveva fatto tremare il globo come un terremoto, unendo tutti i popoli. E la maestà del Signore aveva sconfitto le tenebre”

Interrogato sulla morte di Leonardo Vetra, su quella dei Cardinali e sul suo piano, Ventresca espone sempre una ragione; finchè non arrivano a chiedergli della morte del Papa.
A questo punto si ha un nuovo colpo di scena:

«Il papa aveva un figlio.»

CARRAMBA, CHE SORPRESA!
Ma non è ancora arrivata la fine, eh? Quando Ventresca rivela di come il Papa gli avesse confessato questo suo segreto e di come quella notte lui avesse iniziato a concepire il suo piano, il Cardinale Mortati rivela il plotwist che mi ha lasciato più perplessa in tutto il libro.
Prima di dirvelo vi do un indizio, vediamo se indovinate.
[indizio]

Ebbene sì! Il figlio in questione è Carlo Ventresca, che il defunto Santo Padre aveva concepito con fecondazione assistita insieme a una suora di cui si era innamorato, per non infrangere i voti.
Io non ho parole per esprimere cosa provo. vi dico solo che potrei fare concorrenza a LUI.

Quest’ultima notizia fa uscire di testa del tutto Carlo Ventresca che, diciamocelo, tanto a posto non doveva poi essere, per quanto geniale.
Sfuggendo ai Cardinali, egli accede all Nicchia dei Palli, dove bruciano novantanove lampade alimentate da un combustibile a base di butano, che, ergo, bruciano come l’Inferno. Il Camerlengo si cosparge di questi olii e si dà fuoco, svanendo in una voluta di fumo proprio sul balcone di Piazza San Pietro.

Tutto è bene quello che finisce bene (relativamente parlando).
Il Camerlengo abbandona questa terra di lacrime e “ascende al cielo”, per usare la metafora di Dan Brown, e il Cardinale Mortati, eletto Papa, raccoglie le sue ceneri e le depone accanto a quelle del padre.
E Langdon?
Langdon, sopravvissuto nonostante i disperati tentativi di ucciderlo compiuti più o meno da tutti, si ritira in albergo con Vittoria Vetra dove fanno l’amore. Vi risparmio la scena romantica fra i due, sia perché è agli stessi livelli di demenzialità della colonna ionica, sia perché, tanto, Langdon nel prossimo libro sarà felice di dimenticare Vittoria a favore della francesina discendente da Gesù Cristo.

Bene. Siamo giunti alla fine di questa fatica a puntate…
*parte l’inno alla gioia suonato dai lettori*
… ci vediamo presto con qualcosa di più leggero!
Ciao a tutti!

Mina – The Ginger

Il Papato colpisce ancora.

Recensione di Angeli e Demoni, di Dan Brown – PARTE II

Buongiorno.
Dopo aver praticamente costretto l’Alchimista a rimettersi – finalmente –  a lavorare sfruttando biecamente la scusa che dovevo preparare un esame e non avevo tempo…
*schiva una fialetta di acido*
… la vostra Ginger ritorna con la seconda parte della recensione più attesa di tutti i tempi!
*schiva anche i pomodori*
Eddai! Per farmi perdonare l’ho fatta anche bella lunga!
Cosa? Ah… andava bene lo stesso, dite?

In questa puntata: Archivi Vaticani, “quando documentarsi è un optional”, orbite ellittiche  e… “la parte interessante comincia”.

La scorsa puntata ci aveva lasciati con un prete-scienziato trovato morto al CERN con un marchio a fuoco sul petto, antimateria rubata al suddetto scienziato ricomparsa misteriosamente in Vaticano durante il Conclave e Langdon e Victoria giunti sul posto che, dopo aver rotto i coglioni a tutt mosso mari e monti, sono riusciti a farsi ricevere dal Camerlengo.
Viene così introdotto nella trama il personaggio migliore di tutto il libro.

Langdon se lo immaginava gracile, anziano, con l’espressione angelica, appesantito da ricchi paramenti e con la corona del rosario fra le mani. Invece il camerlengo indossava una semplice veste nera e aveva un fisico robusto, sportivo. Prossimo ai  quarant’anni, giovanissimo per gli standard vaticani, era sorprendentemente bello, con folti capelli castani ed enigmatici occhi verdi, che irradiavano una luce che pareva alimentata dai misteri dell’universo. Quando gli fu vicino, Langdon gli lesse nello sguardo una profonda stanchezza, come se fosse reduce dai quindici giorni più difficili della sua vita.
«Carlo Ventresca» si presentò. «Sono il camerlengo.»Parlò in inglese, con accento pressoché perfetto, in tono gentile e modesto.

Okay, ammetto che, come prima impressione, si fiuta già il pericolo del classico Personaggio-Bello-Buono-E-Gentile, ma per ora sospendiamo il giudizio in modo da raggiungere il punto in cui il romanzo si fa interessante.

Tanto per non perdere l’abitudine dalla volta scorsa, la prima cosa che fa il comandante Olivetti appena entrato è scusarsi per “l’abbigliamento della signorina”. Insomma, ci tengono proprio a farci ricordare le belle gambe di Vittoria.
Non contento, dopo che i nostri eroi hanno spiegato al Camerlengo la situazione e questo si è stupito perchè l’antimateria non è ancora stata cercata, il comandante ribatte:

Con tutto il rispetto per la signorina Vetra, la quantità di esplosivo di cui parla è minima e ritengo improbabile che abbia il potenziale distruttivo che lei paventa.

Allora, per la miseria, ammettiamo anche il fatto che io sono cresciuta a pane e fantascienza, quindi appena il mio cervello sente dire “antimateria” mi restituisce immagini di esplosioni di potenza immensa, ma comunque, se io fossi una Guardia Svizzera incaricata della sicurezza vaticana durante un cazzo di conclave e una scienziata del CERN (istituto di ricerca famoso in tutta Europa e per di più svizzero, quindi si suppone che la Guardia in questione sia a conoscenza della sua esistenza, contrariamente ad un americano a caso) venisse a dirmi che lo strano cilindro inquadrato da una telecamera che NON si trova dove dovrebbe essere è pieno di antimateria e che il dannatissimo CONTO ALLA ROVESCIA che c’è sopra indica il tempo che abbiamo prima che l’aggeggio in questione ci uccida tutti io considererei l’idea di dare l’allarme…
Comunque, mentre l’Allegra Compagnia se ne sta nello studio papale a discutere animatamente, una delle guardie con un QI superiore alla media dimostrata finora dai personaggi di tutto il libro contatta Olivetti alla trasmittente: hanno ricevuto una chiamata che segnalava la presenza di una bomba in Vaticano. Il chiamante, pienamente al corrente dei fatti, aveva nominato l’antimateria e addirittura chiesto alle Guardie se avessero già visto la bomba, così, la guardia in questione, ha avuto un’idea assolutamente inconcepibile per dei servizi di sicurezza all’alba dell’anno 2000: ha cercato in Internet!
Il breve sprazzo di buonsenso che si era appena infilato nella trama, viene brutalmente assassinato dalla notizia che colui che aveva chiamato per parlare della bomba è ancora in linea e che, nonostante da dieci minuti stiano provando a rintracciare la chiamata, ci debbano ancora riuscire.
A questo punto il Camerlengo prende in mano la situazione: si fa passare la chiamata e, con un coreograficissimo “In nome di Dio, chi si crede di essere?”, inizia il dialogo con l’assassino della prima puntata.

Nel corso della conversazione telefonica si viene a sapere che:
-Quattro cardinali sono spariti, rapiti dall’assassino, e Olivetti non l’aveva ancora detto al Camerlengo;
-I quattro cardinali in questione erano i più “papabili”;
– Nel 1668 la Chiesa marcò a fuoco quattro Illuminati ed espose i loro cadaveri per le piazze di Roma.
-L’assassino, e con lui gli Illuminati, intende fare lo stesso, uccidendo un cardinale ogni ora a partire dalle otto di sera ed esponendo il cadavere;
– Farà tutto questo all’interno di quattro chiese;
– A mezzanotte il Vaticano verrà distrutto dall’antimateria, non si discute, ha chiamato solo per informarli del piano aggratis;
– L’assassino trova che Vittoria Vetra sia una donna di carattere ed è eccitato da lei e dalla possibilità che, quella sera, potrebbero incontrarsi, “e allora…”
(No, non scherzo, questo pezzo c’è davvero. Mi viene seriamente il dubbio che Dan Brown ci tenga sul serio a rimarcare quanto sia figa la sua creazione e che non sia solo l’impressione idiota di una blogger che odia le Mary Sue)

Cambio di scena.
Siamo nella Cappella Sistina dove il Cardinale Mortati, che deve presiedere al Conclave come Grande Elettore, si sta giustamente chiedendo che cazzo di fine abbiano fatto i quattro cardinali che era più probabile che venissero eletti.

Non poteva crederci: era convinto che non sarebbero mancati al conclave per nessuna ragione al mondo.
Accadeva una sola volta nella vita – e neppure a tutti – di avere la possibilità di salire al soglio pontificio, e, secondo la legge vaticana, per poter essere eletti bisognava partecipare alla votazione.

Emh… ma anche no?
Ora, io ammetto di aver avuto “fortuna”, perchè avendo letto il libro poco dopo l’elezione dell’attuale Papa avevo ancora ricordi freschi del Conclave e, leggendo questa frase, mi è scattato un dubbio che, altrimenti, non sarebbe sorto. Comunque, come una breve ricerca in internet mi ha rivelato: “Qualsiasi maschio battezzato celibe, secondo il diritto canonico, cioè che non ha contratto un matrimonio cattolico, può essere eletto papa (sebbene l’elezione di un non vescovo sia avvenuta raramente) e se non ha ancora ricevuto gli ordini sacri gli vengono subito conferiti e viene consacrato vescovo.
Quanto ci ho messo? Un paio di minuti.
Cortesemente, quindi, Dan Brown, la prossima volta invece di ripeterci per la miliardesima volta che belle gambe ha Vittoria Vetra, potresti impiegare quei due minuti per fare qualcosa di utile come digitare su Google “elezione del papa”?!
Sono pignola, dite?
Bene, proseguiamo

Fra un pontificato e l’altro, il camerlengo era la massima autorità, ma Carlo Ventresca era solo un prete

Non per niente “Camerlengo” è il modo veloce per riferirsi al Cardinale Camerlengo di Santa Romana Chiesa, che, ovviamente, è solo un prete. Giustissimo.
Posso concedermi un “porca puttana”?
Porca puttana! Dan Brown, ma se vuoi scrivere un accidenti di Thriller ambientato in Vaticano durante un conclave, mi fai il fottutissimo favore di INFORMARTI prima, maledizione?!
Anche qui, quanto ci ho messo? Due accidenti di minuti!
Ci ha messo più Dan Brown a scrivere il testo sbagliato che io a scoprire la versione corretta, gli costava tanto controllare prima di sparare minchiate?
Ah, per la cronaca, sono anche abbastanza sicura che il ruolo di Grande Elettore non esista.
Comunque, i cardinali del Concilio si sono accorti della mancanza dei quattro rapiti, ma, ignari della situazione in quanto privi di contatto con l’esterno, decidono per ora di aspettare e avere fede.
La scena si conclude con una descrizione del Giudizio Universale di Michelangelo.

L’opera, alta quindici metri, raffigurava Gesù Cristo nell’atto di dividere i virtuosi dai peccatori. Fra i corpi straziati che ardevano tra le fiamme dell’inferno c’era persino uno dei rivali di Michelangelo, rappresentato con orecchie d’asino.
Guy de Maupassant aveva scritto in un racconto che quell’affresco sembrava la decorazione di un baraccone da fiera dipinta da un carbonaio ignorante.
Il cardinale Mortati era abbastanza d’accordo.

Dan Brown…?
Vaffanculo!

Dopo questa piacevole combo di errori e imprecisioni nel giro di tre facciate, la storia ritorna ai nostri eroi in pieno consiglio di guerra. Il comandante Olivetti suggerisce al Camerlengo di non dire nulla, per ora, e di sigillare comunque il conclave, in quanto la Cappella Sistina era probabilmente il posto più sicuro al momento ed era quindi molto meglio lasciare lì i cardinali e, se si fosse rivelato necessario, procedere in seguito ad un’evaquazione organizzata.
Nel frattempo la guardia svizzera avrebbe provveduto ad interrompere l’erogazione di energia elettrica in varie zone del Vaticano, sperando così di eliminare abbastanza interferenze da individuare il campo magnetico del cilindro di antimateria. Infine, Robert Langdon convince il Camerlengo a dargli il permesso firmato per visitare i segretissimi Archivi Vaticani, sperando così, in un modo che non rivela, di capire dove i quattro carinali rapiti sarebbero stati uccisi.

Cambio di scena e nuovo spiegone in arrivo. Scusatemi, ma così va la faccenda, giuro che fra un po’ la storia riprende e si fa più interessante!
Voce dal pubblico: “Insomma, Rossa, sarà la terza volta che lo ripeti!”
Ginger: “Zitto e vai a lamentarti con Dan Brown!”

Comunque, lungo la strada verso l’Archivio, Langdon ci informa che:
1)I lunghi capelli di Vittoria profumano di mandorla.
2)Ai tempi di Galileo (che, ricordiamo, è uno dei fondatori degli Illuminati di Dan Brown), per incontrarsi senza venire massacrati dalla Chiesa, si riunivano in un covo segretissimo a cui avevano dato il logicissimo nome di “Chiesa dell’Illuminazione”.
3) Questo posto era talmente segreto che, anche con il diffondersi della fama della setta, chiunque giungesse a Roma per unirsi non riusciva a trovarlo.
4) Quindi, per raccogliere nuovi adepti, gli Illuminati avevano messo a punto una specie di caccia al tesoro, basata su indovinelli e simboli che avrebbe dovuto guidare gli Illuminandi (neologismo by Ginger che si è rotta quello che non ha di cercare sinonimi di “aspiranti-Illuminati) in un cammino iniziatico fino a questo covo.
5) Il clero non trovò mai questo cammino, perchè non era a conoscenza della sua esistenza, gli indizi erano infatti nascosti molto bene e abilmente dissimulati in quattro sculture, opere di un artista amico del movimento, lo stesso che aveva creato l’ambigramma della settimana scorsa.
Le sculture in questione sono legate ai quattro elementi.

«Quattro elementi?» disse Vittoria. «Ma se sono più di cento!»
«Non nel XVII secolo» le ricordò Langdon. «Gli antichi  alchimisti credevano che l’universo fosse composto solamente da quattro elementi: Terra, Aria, Fuoco e Acqua.»

Cristo santo, Vittoria, e tu eri quella che ha messo in dubbio la Teoria della Relatività di Einstein osservando il comportamento dei tonni?!
(No, non è una battuta figlia dell’umorismo di merda di Ginger, è scritto veramente)
Mi immagino le risate che si sta facendo Einstein nella tomba.

Detto questo, parliamo un attimo del Cammino dell’Illuminazione, vi va?
*ignora il coro di protesta*
Roma-1630: L’Ordine degli Illuminati sta acquisendo fama e lo scontro con la Chiesa infuria, non per niente quattro scienziati sono stati marchiati a fuoco e i loro cadaveri esposti nelle piazze.
La caccia agli Illuminati è quindi aperta e attiva ed è giusto supporre che il Clero, che, ricordiamo, conteneva alcune fra le persone più colte dell’epoca, sia in piena ricerca e prontissimo a braccare chiunque ne faccia parte.
A questo punto, qualcuno mi fa il sacrosanto favore di spiegarmi come cazzo fanno gli Illuminandi ad informarsi sull’esistenza di questo fantomatico Cammino? Insomma, non è che possa scendere in piazza a chiedere informazioni ai passanti…

*Breve visione in diretta esclusiva dalla mente malata di Ginger*
Un figuro cammuffato si aggira per Roma tutto intabarrato per non farsi riconoscere, al di sotto del mantello è visibile una casacca con sopra ricamato il motto: “Eppur si muove!”
Figuro cammuffato: “Mi scusi! Per la Chiesa dell’Illuminazione?”
Vecchia comare: “Oh, un altro Illuminando? Dritto per di là e poi la seconda a destra, caro!”

Tremate, perchè ho un’altra domanda!
All’epoca il simbolismo era vivo, vegeto e godeva di ottima salute. Tanto per capirci, tutti quei riferimenti che la prof di arte si affannava a spiegarvi nei quadri dell’epoca mentre voi la guardavate chiedendovi cos’avesse fumato (nel caso migliore) o cosa vi sareste fumati voi quella sera (nel caso peggiore), erano, all’epoca, perfettamente intuibili e conosciuti, ergo nascondere il simbolo degli Illuminati a Roma era intelligente più o meno quanto lo sarebbe stato provare a nascondere la falce e il martello nella Germania nazista, non so se rendo l’idea…
Quindi: ripetetemi di nuovo come hanno fatto a nascondere simboli e statue in piena Roma senza che nessuno si accorgesse o che la voce trapelasse alla Chiesa?

*Seconda visione in diretta esclusiva*
Curato1 e Curato2 passeggiano per Roma mentre vanno a predicare, fare benedizioni, a trovare Suor Genoveffa o qualunque altra cosa facessero i curati nel Milleseicento.
Passano davanti ad una statua su cui fa capolino il logo del MC Donald.
Curato1: “Cosa ci fa quel simbolo del diavolo su una statua della Città Santa?”
Curato2: “Oh, è solo il Cammino degli Illuminati… ”
Curato1: “E noi lo ignoriamo?”
Curato2: “Certo, Dan Brown ha deciso così!”
Curato1: “E noi gli diamo retta?”
Curato2: “Ovvio! Altrimenti quello è capace di passare direttamente al Simbolo Perduto saltando gli altri due libri che almeno sono carini!”
Curato1: “Signore, proteggici da questa sorte!” *si fa il segno della croce*

Insomma, per chi si fosse perso fra le mie visioni da disagiata mentale, Langdon vuole ritrovare questi quattro Altari della scienza, in cui ritiene che verranno sacrificati i quattro cardinali.
Per trovare il primo Altare occorre decifrare un “segno” che si trova in un manoscritto di Galileo, il Diagramma delle verità, la cui unica copia esistente è conservata negli Archivi.
Chiaramente, visto che i documenti antichi non sono uno scherzo, i nostri eroi – dopo aver affrontato la non scontata impresa di trovare la sezione dedicata a Galileo – si trovano chiusi in un compartimento stagno, illuminato da luce a infrarossi e con l’atmosfera talmente controllata che l’aria è rarefatta al punto da far girar la testa e, visto che il meccanismo di riossigenazione è disattivato in assenza del cardinale che si occupa degli Archivi, rimarranno senz’aria nel giro di venti minuti.
Una goduria, insomma

«Eliocentrismo» lesse Vittoria , traducendogli poi il titolo sulla prima pagina. Quindi scorse il testo. «Mi sembra di capire che Galileo abbandona definitivamente il modello geocentrico. Ma è scritto in italiano antico, per cui non garantisco la traduzione.»

Tre righe e mezzo, signora Mondadori e signor Dan Brown.
TRE CAZZO DI RIGHE E MEZZO e mi avete fatto salire la pressione a livelli tali che quelli dell’AVIS vi ringrazierebbero in ginocchio considerando che ogni volta che devo donare ci vuole una trafila infinita per alzarmela fino al minimo sindacabile.
1) ‘sti accidenti di congiuntivi li vogliamo imparare, porca miseria ladra?!
Guardate, io non ho nemmeno voglia di vedere chi sia stato a tradurre, ma seriamente, visto che ormai in ogni libro ci sono 3 o 4 congiuntivi cannati, li vogliamo imparare?
2) “È scritto in italiano antico, non garantisco la traduzione”. Allora, signor Brown, io lo so che per lei documentarsi è un optional, ma le giuro che non le sarebbe servito molto tempo a scoprire che, per quanto l’italiano antico possa essere abbastanza diverso dall’italiano corrente, è comunque abbastanza comprensibile da far sì che si capisca di cosa parli il testo. O almeno, una che lavora al CERN e confuta la Teoria di Einstein dovrebbe riuscirci.
E comunque…
3) Galileo non scriveva in latino?
So per certo che il Sidereus Nuncius è stato scritto in latino, visto che ne ho dovuto tradurre un pezzo in terza liceo, ma visto che non posso garantire sugli altri e che comunque il Diagramma l’ha inventato Dan Brown riprendo fiato e ci passo sopra.

Aiutandosi con la spatola, voltò pagina. […]
«Non ci sono formule matematiche» disse Vittoria. «Parla di movimenti retrogradi, orbite ellittiche o qualcosa del genere.»
«Orbite ellittiche .» Langdon ricordò che i guai di Galileo con la Chiesa erano cominciati quando aveva annunciato che le orbite dei pianeti erano ellittiche.


……
Dottore, dammi pazienza.
Orbite ellittiche?! ORBITE ELLITTICHE, Cristo santissimo?!
È stato Keplero a introdurre per primo le orbite ellittiche, per la miseria! Lo insegnano alle medie!!
Io giuro che, prima o poi, mi procurerò un’arma condundente (leggi: “padella”) su cui farò incidere a grandi caratteri “DOCUMENTARSI” e poi andrò a trovare tutti gli scrittori che mi infilano sfondoni del genere e gli farò fare una conoscenza ravvicinata della mia nuova proprietà, e poi…

*Ci scusiamo per l’interruzione, Ginger è appena stata sottoposta ad una dose massiccia di tranquillanti per evitare che commettesse qualche sciocchezza più di quelle che commette di solito.
La recensione riprenderà non appena avrà finito di dialogare sulla Grande Domanda sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto con un vaso di petunie*

Domanda dal pubblico: “Ginger, ma perchè ti scagli così tanto su ogni minuzia? Capisco che siano errori, ma anche tu li stai cercando tutti col radar…”
Risposta: No, non li sto cercando col radar. Li ho notati tutti leggendo e, se li ho notati io, può notarli chiunque abbia una cultura generale a livello della mia, che non è poi altissima. E inoltre… ricordate la nota dell’autore che ho citato all’inizio della prima puntata e che sembrava inutile?
Ecco perché mi incazzo così.

Comunque, i nostri eroi sfogliano tutto il libro, ma non trovando traccia del segno, si dividono le pagine e ricominciano da capo. Tutto questo ve lo racconto perchè Vittoria coglie di nuovo l’occasione per dimostrare che razza di geniaccio sia:

Vittoria sollevò il primo foglio con le mani
«La spatola!» la sgridò Langdon porgendogliene una. «Usa questa»
«Ho già i guanti…» protestò lei. «Che danno potrei mai fare?»

Ricordiamo al gentile pubblico che lei sarebbe una scienziata.

Vittoria, infine, trova sul bordo  di una pagina un verso in inglese, controllando con Langdon si accorgono che i versi sono quattro, uno per lato. Dato che la mancanza di ossigeno si fa sentire, probabilmente sono arrivati al livello del bus numero 7 alle otto di mattina, Langdon vorrebbe copiarsi i versi per poi ragionarci fuori, ma Vittoria è di diverso parere:

«Scordatelo, professore. Non abbiamo tempo di giocare agli amanuensi. Il tempo passa.» Gli prese il foglio dalle mani e si
diresse verso la porta.
Langdon si scandalizzò. «Non puoi portarlo fuori di qui! È un…»
Ma Vittoria era già scomparsa.

… Lei è una scienziata. L’ho già ricordato?

Mentre Vittoria è impegnata a distruggere l’ultima copia esistente di un antico testo Galieliano, l’assassino è in piena attività. Infatti contatta un’inviato della BBC che era a Roma per assistere al conclave e gli comunica di avere per lui quello che potrebbe essere lo scoop della sua vita, e, visto che la Legge di Murphy non fallisce mai, becca anche il giornalista più cazzone che io abbia mai trovato su un libro, nonchè quello pronto a seguire qualsiasi segnalazione pur di far notizia, venisse anche dal chihuahua del barbiere del centralinista di Radio Maria.
Il Carmelengo, invece, sta andando a sigillare il conclave e lungo la strada sfrutta un flashback per raccontarci di come, da bravo figlio di una donna religiosissima di nome – guarda caso –  Maria, avesse sempre saputo, fin da bambino, di voler dedicare la sua vita a Dio. Proposito che venne confermato quando sua madre morì in un attentato che fece saltare in aria la chiesa in cui si trovavano al momento; l’unico sopravvissuto fu proprio il piccolo Carlo Ventresca. In ospedale ricevette la visita di un curato (di cui al momento non ricordo il grado) che gli offrì la possibilità di vivere e studiare in seminario, per poi scegliere quale strada seguire. Finiti gli studi, Carlo Ventresca scelse, prima di prendere i voti, di fare per qualche anno il servizio militare, dove imparò a guidare l’elicottero, per poi tornare in seminario, prendere i voti e affiancare il curato che l’aveva accolto, finchè questi era diventato Papa e lui Camerlengo.
Perchè ve lo racconto? Lo scoprirete più avanti.

D’ora in poi, pur seguendo la trama, cercherò di non entrare troppo nel dettaglio, perchè il libro inizia a farsi più movimentato e coinvolgente e, tutto sommato, mi dispiacerebbe togliere qualunque tipo di interesse ad un eventuale lettoreche avesse deciso di prendere mano al libro, perchè, è bene ricordarlo, nonostante Dan Brwon mi faccia incazzare come una iena per le castronerie che scrive, sa anche come fare a coinvolgere il lettore quando vuole (Nel Simbolo Perduto non voleva),  quindi vi giuro che, incazzatura a parte, Angeli e Demoni è un libro che, mentre lo leggi, sa come prenderti… il problema viene quando lo chiudi e ci pensi su.

I versi recitano:

From Santi’s earthly tomb with demon’s hole,
‘Cross Rome the mystic elements unfold
The path of light is laid, the sacred test,
Let angels guide you on your lofty quest.

Dalla tomba terrena di Santi con il buco del demonio,
Attraverso Roma si snodano gli elementi mistici,
La via della luce è segnata, la prova sacra,
Lascia che gli angeli ti guidino nella tua nobile ricerca.

Appena letti, Langdon conclude che il primo Altare deve essere il Pantheon.
Essenzialmente la tomba terrena di Santi sarebbe la tomba di Raffaello Sanzio, che, a quanto pare, è sepolto lì; la tomba è terrena perchè il Pantheon era originariamente dedicato al culto della Madre Terra e il “buco del demonio” sarebbe l’oculo che si trova sul soffitto del Pantheon.
Vengono allertate le guardie svizzere,  vengono schierate quattro macchine e arrivano al Pantheon a un quarto alle otto. Vittoria e Langdon vengono mandati dentro per dare un’occhiata in giro, armati di pistola accuratamente nascosta nella giacca del professore e con il compito di telefonare a Olivetti che li aspettava fuori in caso notassero qualcosa di strano.
Cosa notano? Notano che Raffaello fu sepolto al Pantheon solo nel 1759, più di un secolo dopo la pubblicazione del Diagramma, avvenuta nel 1639. Ergo, sono di guardia al posto sbagliato.
Con l’aiuto di una guida turistica concludono che il posto giusto è la Cappella Chigi, progettata da Raffaello, a Santa Maria del Popolo.

«Il primo Altare della Scienza si trova nella Cappella Chigi!»
«Dove?» Il comandante della Guardia Svizzera sembrava arrabbiato.

Ma va?! -.-”
Ora… chi glielo dice a Langdon a Dan Brown che nel 1639 non c’era nemmeno la Cappella Chigi?

Dopo una corsa spericolata, arrivano a Santa Maria del Popolo.
La chiesa in cui si trova la cappella è chiusa per ristrutturazione, la porta principale è sbarrata, ma Vittoria e Langdon trovano una porta secondaria che è stata forzata.
Come un assassino abbia potuto forzare la porta di una chiesa in piena piazza e in pieno giorno e per di più con un cardinale prigioniero al seguito risulta ignoto pure a me.
In piena tradizione americana, i due entrano senza aspettare le Guardie Svizzere, che nel frattempo non si sa dove siano finite, considerando la competenza dimostrata finora, sicuramente sono sedute sui gradini della chiesa a consultare una cartina per trovarla.
All’interno della chiesa non si muove nulla, anche la cappella è buia e silenziosa, ma dal pavimento è stata rimossa una lastra decorata che dà su una cripta, il buco del diavolo di cui parla la poesia; Langdon, manco a dirlo, si cala nella cripta e là dentro trova il cardinale.
È nudo, sepolto nella terra fino alla vita ed è morto: soffocato da una manciata di terra che gli è stata ficcata in gola.
Sul petto spicca un marchio a fuoco; un altro ambigramma magnifico.

earth

Il cadavere viene rimosso e caricato nelle auto delle Guardie Svizzere con tutta la discrezione possibile, ma non abbastanza da impedire che la coppia di giornalisti allertata dall’assassino riesca a girare un breve filmato di nascosto.
Nel frattempo Vittoria scopre che il famoso artista degli Illuminati, colui che ha disseminato il simbolo del Mc-Don i simboli degli elementi per tutta Roma, non è altri che… Gian Lorenzo Bernini! E scusate se è poco

Visto il fiasco della prima volta, Langdon e Vittoria si mettono alla ricerca del secondo altare, il loro punto di partenza è una statua che il Bernini ha pensato bene di collocare nella cappella: Abacuc e l’angelo.
Direi che questa volta l’indizio è a prova di idiota, forse Bernini voleva essere sicuro.
Langdon lascia che il dito puntato dell’angelo (meno male che non era il medio) lo guidi nella sua nobile ricerca, esce dalla chiesa e si volta verso sudovest, la direzione indicata.
Dopo aver scalato le impalcature fino al rosone per vedere meglio, gli è subito chiaro che la prossima tappa è….

Lo scoprirete nella prossima puntata perchè questo post ha raggiunto lunghezze tali da vedere il punto in cui le rette parallele si incontrano.

No! Mettete giù quelle spranghe! Lo so che vi ho rotto i coglioni fino ad adesso e non posso smettere ora che, finalmente, succedeva qualcosa, ma non mi farete cambiare idea! Buoni!!
*Passa l’Alchimista in tenuta di guerra a chiudere il post prima che degeneri*

A presto!

Mina – The Ginger

Il Lato Oscuro si può trovare anche in posti inaspettati

Recensione di Angeli e Demoni, di Dan Brown – PARTE I

Ebbene sì, avete letto bene, Parte UNO!
Prevedendo, infatti, che questa recensione sarebbe venuta molto lunga, ho deciso di prendere spunto dalle nostre case editrici e di dividerla in (almeno) due parti, così possiamo fare le cose con più calma, spiegare meglio e gustarci tutto di più.
Non siete contenti?
Ehi, no! Buoni! Via quei pomodori, insomma!

Domanda dal pubblico:
– Ma perchè dedicare una recensione così lunga da essere divisa in due parti a Dan Brown quando hai avuto bisogno di una puntata sola per uno schifo come Cinquanta Sfumature? Non ti starai accanendo?
Risposta:
Perché Dan Brown si presta bene a questo tipo di cose! La James ha scritto un libro schifoso, ma le cretinate che ci ha messo erano più o meno sempre quelle, quindi dette una volta si aveva già finito per tutto il libro; Dan Brown invece offre una tale varietà di spunti che sarebbe un peccato sprecarli perché non c’è abbastanza posto…
… e poi mi sto accanendo, sì. Dan Brown mi ispira antipatia.

E con questo, fuoco alle polveri e iniziamo subito col romanzo!
In questa puntata: roba ultra-tecnologica, “CERN, chi era costui?”, Mary Sue, antimateria, Guardie maschiliste e Google Translate!
Dopo una breve introduzione informativa sull’antimateria, Angeli e Demoni inizia con una nota dell’autore che ci informa che tutte le tombe, le opere d’arte, i passaggi sotterranei e i monumenti di Roma che verranno citati sono reali (compresa la loro ubicazione) e così o è la setta degli Illuminati. Al momento non ce ne frega nulal di tutto ciò, ma teniamolo a mente, perchè tirerò fuori questa nota più avanti.

Arriviamo così alla storia vera e propria, che inizia con uno scienziato alle prese con una figura misteriosa che lo sta torturando.
Cambio di scena e troviamo Robert Langdon, docente di iconologia religiosa ad Harvard, che viene svegliato alle cinque del mattino da una telefonata di Kohler, un fisico delle particelle, che ha assoluta urgenza di far vedere qualcosa a Langdon, ma non può parlarne al telefono. Langdon gli riattacca il telefono in faccia, convinto di parlare con un mitomane e qui cominciano due noiosiss interessantissime pagine che ci informano di quanto sia bella la casa di Langdon (sembra un museo!!!), di come lui sia colto, di classe, scapolo e comunque figo nonostante abbia quarant’anni (“Fascino dell’erudito”) e di come sia abituato a ricevere chiamate dai mitomani che promettono di tutto purchè lui interpreti quelli che loro ritengono segni divini, manco fosse il Papa. Fra i mitomani in questione, ci tiene ad informarci Dan Brown c’è stata anche una prostituta, vi lascio immaginare cosa gli ha promesso. :3
Il nostro fisico, comunque, non si arrende e manda a Langdon un fax, ci viene rifiliata la prima critica anti-religiosa perché sì, e finalmente la storia prende il via. Il fax mostra la foto di un cadavere, sul cui petto è stato impresso a fuoco questo marchio fantastico (e stavolta sono seria, è davvero fantastico).

per blog
Ambigramma, si legge anche capovolto

Stavolta, quando Kohler richiama, Langdon ripsonde.
Dopo uno scambio di battute da macho, Kohler informa Langdon che c’è stato un omicidio nel centro in cui lavora, quella è la foto del cadavere e – visto che Langdon ha scritto un libro sugli Illuminati-  lo vogliono lì, è già stato mandato un aereo a prenderlo, sarà lì in venti minuti.
L’aereo in questione è ultra-tecnologico, tanto da venire paragonato ad uno Space Shuttle, dopo uno scambio di informazioni tecniche col pilota… chi ha detto infodump?
Comunque, Langdon sale a bordo e il pilota inizia a perpararsi al decollo, quando – FINALMENTE! – Langdon si rende conto di non sapere dove lo stiano portando. La risposta è Ginevra, in Svizzera e, dato che il  jet è ultra-tecnologico, ci arriveranno in un’oretta.

Dan Brown ci risparmia la descrizione del viaggio, al suo posto, invece, ci viene raccontato con un flashback come l’assassino del primo paragrafo sia stato contattato dal capo di una potentissima setta che tutti ritenevano estinta per aiutarlo in una vendetta contro un antico nemico comune sia a loro sia alla setta degli Assassini.
No, non il romanzo della Troisi.

Langdon arriva in Svizzera, scende dal jet e viene accompagnato al centro in un’automobile che viaggia ai 170 km/h e nel frattempo, ispirato da una canzone, trova il tempo di ribadire che è uno scapolo felice… ricordiamo che sta andando a vedere un cadavere.
Ricapitoliamo, vi va? Centro  di ricerche sulla fisica, in Svizzera, che ha disposizione un jet che si fa Boston-Ginevra in un’ora e, scopriamo durante il viaggio, che ha anche il più grande impianto sotterraneo del mondo e ha accordi speciali con il governo svizzero.
Dove potrà mai essere Langdon?
Dai, che lo sappiamo tutti… tutti tranne lui.

“La risposta non tardò ad arrivare. Era incisa nella lastra di granito all’ingresso dell’edificio.
CERN
Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire
«Ricerca nucleare?» domandò Langdon”


Non è finita, eh?
Un uomo calvo, magro, molto elegante e in sedia a rotelle (ultra-tecnologica anche quella, ovvio) viene a prendere Langdon: è Maximilian Kohler, direttore del CERN, che fa strada a Langdon all’interno del centro.

«Mi vergogno ad ammetterlo, ma non avevo mai sentito nominare il CERN» disse Langdon per fare un po’ di conversazione.
«La cosa non mi sorprende» rispose Kohler, laconico ma schietto. «La maggior parte degli americani non sa che l’Europa riveste un ruolo di primo piano nella ricerca scientifica. Ci considerate un luogo pittoresco in cui fare shopping… dimenticando da dove sono venuti uomini come Einstein, Galileo e Newton.»



Dan Brown, te lo chiedo per favore, dimmi che sei solo tu ad essere di quest’ignoranza colossale e non tutti gli americani, ti prego…
Io già alle elementari avevo una vaga idea di cosa fosse il CERN, maledizione!

Dicevamo: Kohler fa strada a Langdon per un paio di pagine infarcite di infod informazioni sul CERN, descrizioni pittoresche in stile guida turistica e un paio di battutine anti-religiose, giusto per non perdere l’abitudine.
Dopo aver visto Langdon giocare a frisbee con un premio Nobel, arriviamo finalmente al padiglione C,  che, per una volta, non è ultra-tecnologico, ma ha una struttura più tradizionale che consente a Dan Brown di fare una delle peggiori battute che io abbia mai sentito… e ci tengo a sottolineare che frequento Ingegneria Informatica, quindi di battute di merda ne sento tutti i giorni; attaccato a una colonna del padiglione, comunque, c’è un Post-It che recita a grandi lettere: “QUESTA COLONNA È IONICA”. Langdon parte così di gran carriera a spiegare a Kohler come la colonna non sia ionica, ma dorica e viene immediatamente smontato dal fisico che gli spiega che chi ha scritto il biglietto “intendeva fare una battuta, professor Langdon. Si riferiva al fatto che contiene ioni, che come lei ben sa sono particelle dotate di carica elettrica.

Pwahahaha!
Non sono convincente, vero? Almeno ci ho provato, non è colpa mia se, confrontata con cose simili, anche l’idea di andare a vedere un cadavere marchiato a fuoco sembri molto più attraente.

Il fisico morto si chiamava Leonardo Vetra, il suo cadavere è ancora steso sul pavimento, con un occhio mancante e l’impianto di raffreddamento (indovinate? Ultra-tecnologico anche quello) al massimo per conservarlo. La polizia non è ancora stata chiamata, perché prima Kohler vuole aspettare che la figlia di Vetra torni li raggiunga e li informi sulle ricerche che lei e il padre stavano facendo.
Langdon ci spiega che, ai tempi del Rinascimento, si diffuse una setta di scienziati e liberi pensatori che volevano contrastare il monopolio del clero sulla “verità”; questi scienziati vennero chiamati “Illuminati” e perseguitati duramente dalla Chiesa e si viene così a formare una frangia estremista, che vuole ricorrere alla violenza, ma vengono tenuti a freno dall’Illuminato più illustre: Galileo.
(Non chiedetemi se sia vero o no, Dan Brown a inizio libro prova a farci credere di sì, Santa Wikipedia non conferma nè smentisce e onestamente non saprei dove controllare per essere sicura).
La condanna di Galileo getta scompiglio nella setta, quattro dei suoi esponenti vengono catturati, marcati a fuoco col simbolo della croce e uccisi, i loro cadaveri esposti per le strade di Roma. Gli Illuminati fuggono così dall’Italia e si spargono per il mondo peggio delle zanzare, diventando i principali avversari della chiesa e la prima setta satanica del mondo (dall’arabo Shaitan, avversario). Infine gli Illuminati trovano nascondiglio all’interno della Massoneria, fondando una specie di setta nella setta, di cui nemmeno i Massoni erano al corrente, e lì se ne perdono le tracce, infatti “da almeno mezzo secolo non se ne sente più parlare“.

Quelli di voi che sono sopravvissuti gioiscano! Lo spiegone è finito (per ora)!
Per quelli che se lo stessero chiedendo, nel libro tutta questa spiegazione viene divisa a metà da un’inutile scena in cui l’assassino va a puttane (letteralmente, non metaforicamente), ma preferirei non parlarne. U_U
A questo punto Langdon fa del suo meglio per convincere Kohler che non possono essere stati gli illuminati ad uccidere Vetra: primo, perché è difficile che esistano ancora; secondo, perché se anche fosse non avrebbero ucciso uno scienziato, no?
E qui arriva la prima rivelazione del libro, sarebbe la seconda, ma quella del CERN non la contiamo. Leonardo Vetra non era uno scienziato come gli altri, era un sacerdote convinto che la fisica fosse la legge naturale di Dio, stava compiendo studi sulle particelle per dimostrarlo e non era proprio apprezzato da tutti gli scienziati.
Vi risparmio la descrizione dello studio di vetra, vi dico solo che era talmente infarcita di luoghi comuni da avere un grave problema di sovrapopolazione.

A questo punto arriva sul luogo Vittoria Vetra, la figlia adottiva del fu Leonardo Vetra e anch’essa scienziata al CERN, richiamata a casa dalle Baleari dove stava compiendo ricerche; i due le vanno incontro per impedirle di vedere il cadavere del padre.

“Di recente Vittoria ha confutato una delle teorie fondamentali di Einstein osservando un banco di tonni con telecamere a sincronizzazione atomica.”

“La donna che stava scendendo dall’elicottero in pantaloncini corti cachi e maglietta bianca non aveva affatto l’aspetto del topo di biblioteca che si aspettava. Alta e snella, molto graziosa, abbronzata, con i capelli neri e lunghi scompigliati dalla corrente d’aria prodotta dalle pale dell’elicottero, aveva un viso tipicamente italiano e una bellezza decisa e sensuale. Il vento le  faceva aderire i vestiti al corpo sottile, mettendo in risalto il seno piccolo ma sodo.”

E ti pareva che fosse brutta.
Comunque, fra un lacrimevole flashback di Langond, una simpatica descrizione delle gambe di Vittoria (bellissime, ovviamente), una spiegazione sugli acceleratori di particelle e un altro flashback in cui ci viene raccontato come Leonardo avesse adottato Vittoria (insopport dolcissima sin da bambina), il trio raggiunge il laboratorio sotterraneo dei Vetra.
(Non ve lo dico nemmeno che è ultra-tecnologico, lo sapete già).
Ve la faccio breve, perché mi sto annoiando anch’io: i Vetra erano riusciti (grazie ad una geniale intuizione di Vittoria, ovviamente) a generare una certa quantità di antimateria, l’avevano fatta entrare in contatto con la materia e avevano osservato l’annichilazione e tutto quello che ne consegue; scoperta rivoluzionaria nel campo della scienza, perchè equivaleva più o meno al riprodurre l’istante che aveva dato origine all’universo. Per compiere questi studi, i due avevano generato quantità di antimateria visibili al microscopio, conservate in speciali cilindri sottovuoto che, mediante un campo magnetico, tenevano l’antimateria isolata da tutto, incluso il contenitore stesso.

BREVE SPIEGAZIONE DI FISICA
Se l’antimateria entra in contatto con la materia, queste si annullano a vicenda, in un processo chiamato “Annichilazione”, che libera una quantità immensa di energia.

Il campo magnetico in questione, viene mantenuto attivo da una batteria, che, una volta scollegata dall’alimentatore, ha un’autonomia di 24 ore.
I Vetra, ancora una volta su geniale intuizione di Vittoria, erano però andati oltre, avevano infatti prodotto una quantità di antimateria visibile a occhio nudo, conservata nel deposito del laboratorio, a cui si accede mediante una porta protetta da scanner retinico.
Ricordate cosa mancava al cadavere di Vetra? Già, un occhio.
E indovinate cosa manca invece al laboratorio? Il campione di antimateria.

In preda a diversi gradi di sconvolgimento, i tre lasciano il laboratorio e, finalmente, Vittoria viene informata del tutto di come sia morto suo padre.
Prima che a qualcuno possa venire in mente di fare qualcosa di furbo come chiamare quantomeno la polizia, però, succedono tre cose:
1) Kohler riceve una telefonata importantissima, vuole rifiutare, ma quando il chiamante dice chi è, Kohler si accorda per trovarsi all’aeroporto di Fiumicino in quaranta minuti.
2) Kohler viene colpito da un attacco d’asma, perché, fra i problemi della giornata, non aveva fatto la consueta iniezione.
3) Indovinate un po’? Langdon e Victoria devono andare a Roma al suo posto.
Ricapitolando: abbiamo una quantità di antimateria tale da disintegrare qualunque cosa nel raggio di un chilometro che è misteriosamente scomparsa; abbiamo il cadavere di uno scienziato marchiato a fuoco con il simbolo della prima setta nemica della Chiesa; abbiamo una chiamata da parte di qualcuno importantissimo che sta a Roma.
I nostri eroi stanno andando in Vaticano: è lì che si trova l’antimateria.

Dopo un lungo discorso filosofico-teologico che vi risparmio – RINGRAZIATEMI! – Vittoria e Langdon atterrano a Roma, dove li viene a prendere l’elicottero del Vaticano, guidato da una Guardia Svizzera in uniforme.

“Il pilota saltò giù dall’abitacolo e andò loro incontro a grandi passi.
Ora era Vittoria a sentirsi poco tranquilla. «E quello sarebbe il nostro pilota?»
Langdon condivideva la sua preoccupazione. «Volare o non volare, questo è il problema.»
Il pilota pareva bardato per interpretare un dramma shakespeariano. Aveva un’ampia casacca a larghe bande verticali blu e gialle, come i calzoni a sbuffo e le ghette. Ai piedi portava scarpe nere che parevano pantofole e sulla testa un basco nero di feltro.
«La tradizionale uniforme della Guardia Svizzera» spiegò Langdon. «Disegnata da Michelangelo in persona.» Guardando il pilota che si avvicinava, fece una smorfia. «Una delle sue opere meno riuscite, va detto.» “

Porca. Miseria.
Allora, Dan, facciamoci due chiacchiere, ti va?
Se mi fai un personaggio italiano e per di più cresciuta in un orfanotrofio religioso e adottata da un prete, poi NON puoi farmela perplessa davanti all’uniforme delle Guardie Svizzere, porco di un cane!
E soprattuto, NON ci sta che Vittoria sia stupita davanti all’uniforme e quel concentrato di Americanità di Langdon no. -.-”
La guardia rompe le palle per i pantaloncini di Vittoria e perquisisce Langdon per accertarsi che non abbia armi, cosa che viene fatta passare come il peggior oltraggio che sia mai stato fatto a memoria d’uomo.
Finalmente i due salgono in elicottero e arrivano in Vaticano. Stupiti, vedono piazza S.Pietro piena di gente e di televisioni, chiedono informazioni al pilota e scoprono che quel giorno inizia il Conclave per eleggere il nuovo Papa.
Cosa? Sì, loro non lo sapevano/se ne erano dimenticati.
No, non lo so su che pianeta vivono, ma tanto abbiamo già visto che soggetti sono, no?
Il punto importante è che tutti i vescovi più importanti della cristianità sono praticamente seduti su una bomba a orologeria.

Langond e Vittoria vengono scortati al quartier generale delle Guardie Svizzere, che ignorano perchè i due siano stati chiamati lì dal comandante.
Ci sono altre rimostranze per i pantaloni corti di Vittoria, ovviamente, mentre Langdon ci propina una delle migliori perle di tutto il libro: si trova in Vaticano, sta per incontrare le Guardie Svizzere e ha poche ore prima che tutto quanto si disintegri in un lampo di luce e lui cosa fa?
Fa caso alle “statue di nudi maschili pudicamente coperti con foglie di fico di colore più chiaro rispetto al resto del corpo” e ci rifila una lezioncina sulla Grande Castrazione, per poi concludere con: “Langdon si era chiesto spesso se i falli di pietra erano stati conservati. Forse da qualche parte ce n’era una cassa piena.”

Langdon, tesoro, mai pensato ad un analista? Sono sicura che Christian Grey potrebbe prestarti il suo..

I due vengono ricevuti dal comandante Olivetti, che è impegnatissimo a coordinare delle ricerche in giro per il vaticano. Il comandante mostra loro le riprese di una telecamera nascosta da qualche parte nella città, ovviamente mostra il cilindro di antimateria con il conto alla rovescia della batteria, mancano meno di sei ore, a mezzanotte il Vaticano verrà disintegrato.
Ora, una persona normale penserebbe che il comandante delle Guardie Svizzere – incaricato della sicurezza del Vaticano –  quando trova uno strano congengo proveniente dal CERN con sopra un conto alla rovescia nascosto in Vaticano e una scienziata del CERN agitatissima lo informa della pericolosità del contenuto, un minimo si dovrebbe preoccupare, no?
Dove “un minimo” significa “sguinzagliare immediatamente tutti i suoi uomini alla ricerca del congegno e nel frattempo organizzare un’accidenti di evaquazione. Giusto?
Purtroppo Dan Brown non è d’accordo con noi.
Le guardie non hanno nemmeno iniziato a cercare il cilindro, stanno invece cercando qualcos’altro su cui non forniscono informazioni.
Vi lascio un paio di perle. (I grassetti sono miei)

«Perdoni la scortesia, ma se questa è davvero una crisi, come mai invece che con il suo direttore sono qui a parlare con lei? Che oltretutto ha la sfrontatezza di presentarsi qui conciata in questo modo?»
Langdon sbuffò. Non riusciva a credere che in un’emergenza tanto critica il comandante si mettesse a sindacare sull’abbigliamento. D’altra parte, però, in un luogo dove bastavano dei nudi di pietra a suscitare pensieri  impuri,le gambe scoperte di Vittoria Vetra potevano effettivamente costituire una minaccia per la sicurezza nazionale.

«Straordinario! Una donna in pantaloni corti viene a dirmi che una goccia di un liquido misterioso sta per far saltare in aria la Città del Vaticano e un professore americano mi racconta che stiamo stati presi di mira da una congrega antireligiosa…

«Microspie, signorina. Noi teniamo molto alla discrezione.» Indicandole le gambe, aggiunse: «Al contrario di lei, è evidente».

Mi sa che qui c’è qualcun altro che ha bisogno di un analista…
Comunque, per quanto i due provino a convincere il comandante, raccontandogli anche degli Illuminati e mostrandogli la foto del cadavere di Vetra, Olivetti è più cocciuto di un mulo e li lascia nel suo ufficio per andare a fare un controllo anti-cimici nella Cappella Sistina.

Okay, a questo punto, scusatemi, ma devo interrompere la storia un’altra volta, stavolta per parlare di Google.
Nella versione in lingua originale del romanzo, il nostro Dan pensa di fare una bella cosa infilando nel romanzo alcune frasi in italiano. Così, tanto per far rendere meglio l’ambientazione. Fin qui, sono pienamente d’accordo.
Il problema è che doveva sapergli troppa fatica (modenesismi, perdonatemi) di trovare qualcuno che l’italiano lo sapesse. Così gli americani hanno l’onore di leggersi frasi su frasi tradotte con quello che probabilmente è Google Translate. Vi lascio alcuni esempi reperiti qui, ma basta una qualunque ricerca su Google per trovarle

“Continua cercando!” = “Continua a cercare”
“Probasti il museo?” = “Avete provato nei Musei?”
“spazzare di cappella” = “Controllo anti-cimici nella Cappella”
“Para!”
= ? (Giuro che questo non lo so)

Torniamo alla storia.
Vittoria e Langdon vengono chiusi nell’ufficio del comandante e Vittoria ha l’idea di sfruttare il telefono per chiamare niente meno che il Camerlengo, cioè l’assistente del Papa defunto, colui che in quel momento aveva il potere in Vaticano.
Dopo un po’ di tiramolla e tanti strepiti con il centralinista, la nostra diabolica Sue riesce nell’impresa (non ne dubitavamo) e al povero idiot comandante accorso per fermarla non resta che accompagnarli nell’ufficio del Camerlengo.

Bene, siamo giunti alla fine di questa prima parte, ci vediamo presto con la seconda! 😀

PS.
Per chi se lo stesse chiedendo… siamo a pagina 109 su 416.
u_u

Mina – The Ginger