Cose Serie – Il Fantasy

Pessimo momento a voi, followers. Oggi esco dal mio piccolissimo periodo di vacanza per rimettermi al lavoro e tornare alla ribalta con un argomento non solo pluricitato e quasi sicuramente caro anche a voi lettori, ma a cui fa riferimento l’intero blog: il fantasy.
Ne abbiamo già parlato, ci ho fatto anche qualche articolo al riguardo, ma, scorrendo lungo la pagina con tutti i plagiati sudati articoli di questi mesi, mi sono reso conto di non aver mai parlato accuratamente di ciò che penso sul genere fantasy. Ovviamente, questo articolo servirà anche da “aggiornamento” degli altri, visto che le mie impressioni e le mie teorie sugli esordienti, sui lettori e sui cliché non sono certo migliorate, ma non sono nemmeno rimaste le stesse.
Dunque! Partiamo dalla domanda essenziale: cos’è il fantasy?
La risposta, purtroppo, non sarà 42, dato che sforerei coi generi; ma, come dico sempre, un’immagine vale più di mille parole.
Come dice la buona vecchia Lucy-Ginger, tutto quello che dice lo Schroeder-Alchimista è veritiero soltanto sulla carta. Il che è sbagliato. Perché se fosse tutto vero su carta, allora non starei nemmeno a scrivere questo articolo, cari miei.
(Per inciso, l’immagine è stata modificata per la pagina facebook mia e della Rossa)

Continuiamo quindi con la modifica della domanda dell’immagine:
“Cos’è la fantasia?”
Dallo Zingarelli 2000: “fantasìa: s.f. Facoltà della mente umana di interpretare liberamente dati forniti dall’esperienza, o di rappresentare contenuti inesistenti in immagini sensibili”

Adesso, ditemi sinceramente: quanti autori fantasy di oggi possono dire di seguire questa linea sacrosanta? Due, tre? Quattro? Quattro e mezzo? (Il mezzo è uno scrittore talentuosissimo preso a caso fra la moltitudine che non riesce a far carriera perché l’editoria gli taglia di fatto le gambe)
Questa visione pessimistica si limita ovviamente al mio personalissimo giudizio.
Ora, a questo punto vi aspetterete che dica che questo articolo non ha lo scopo di offendere o polemizzare circa certi libri o persone: niente di più sbagliato, ragazzi. Questo articolo è mirato a colpire certe categorie di fantasy, scrittori e lettori (ovviamente senza far nomi, se non si parla di gente particolarmente famosa) delle quali il sottoscritto si è ampiamente rotto i gingilli.

Mi conoscete, no? Si parte sempre dalla premessa.

Aaaaaaah, internet. Fino a una decina di anni fa, il pensiero di una rete che collegasse tutto il mondo e trasformasse gli schermi dei computer in vere e proprie finestre a cui affacciarsi per scambiarsi opinioni, pareri, informazioni e porno cose utili era rivoluzionario. Idilliaco, utopistico, qualcosa di semplicemente perfetto; poi arrivarono le piattaforme sociali.
Dapprima vi fu MSN, il quale preservava ancora i poveri utenti, dato che non vi erano pagine o stati da commentare, se non quelli di amici che potevi tranquillamente ignorare, almeno finché non ti venivano a fracassare le balle in chat con quelle animazioni e i trilli (mioddio i trilli!) del cazzo, e allora rispondevi male; tuttavia, fu l’inizio della fine, perché da MSN a Facebook e Twitter il passo fu breve. Da allora, il caos: tutto divenne una corsa pressoché continua alla popolarità. E quale è il miglior espediente di internet per far mettere in mostra la gente?
Cosa? No! Che diavolo c’entrano i blog?!

Ma le litigate, ovviamente! Nessun utente di social network può dire di non avere mai visto una discussione fra persone che fra loro non si conoscevano minimamente. Se all’inizio la cosa era solo un fenomeno isolato, oggi è ormai all’ordine del giorno: gente che insulta altra gente perché apprezzano il cantante/autore/attore/regista diverso; gente che insulta un determinato cantante/autore/attore/regista perché semplicemente non piace o anche solo per moda; discussioni interminabili su quale gioco/libro/film/artista/genere sia migliore e perché, farcite di commenti/messaggi lunghissimi che, nella maggior parte dei casi, possono essere riassunti in un semplicissimo “ed è per questo che le mie passioni sono migliori delle tue”; per internet troviamo una quantità di filosofi che farebbero implodere gli Illuministi, ma guarda caso il mondo rimane quello che è, e la stessa identica cosa vale per la politica.
Per internet si trovano persone che si divertono a fingersi amanti di qualcosa che in realtà non amano, o ad asserire qualcosa che in realtà non pensano; è possibile rintracciare gente convinta che facendo proposte sessuali in chat a delle sconosciute si possa effettivamente acchiappare qualcosa; troviamo persone che se la tirano, persone che se la tirano dicendo che gli altri se la tirano e persone che non se la tirano, ma vorrebbero; esistono gruppi che vogliono fondare nuove fazioni politiche, esistono pagine Facebook nate solo per pigliare per il culo altre pagine Facebook e per pubblicare screen che dimostrino l’ignoranza delle bimbeminkia su Twitter, o i tweet al papa, o roba del genere.
Mi fermo, perché sto andando off topic.
La lunghissima premessa ha un suo perché, non preoccupatevi: in un ambiente che è pieno da scoppiare di puro e semplice odio, in cui persino vegani e vegetariani combattono una guerra senza fine di discussioni e insulti contro quelli che mangiano carne, la letteratura e il fantasy non fanno eccezione. Sì, prima ho detto odio: non venite a dirmi che l’opinione media dell’utente riguardo a un qualcosa che non gli piace è vagamente pacifica. Sembrerò un po’ ipocrita, facendo questo discorso, ma: quando io critico qualcosa che non mi piace, lo faccio prima di tutto basandomi su delle argomentazioni, e questo su internet avviene davvero raramente; inoltre, ogni mia impressione è da basarsi puramente sul mio giudizio personale, come premetto un po’ dappertutto, e anche questo è rarissimo, in internet; infine, io tendo a prendermela con il prodotto che non mi piace, non con chi lo apprezza.
Tutto questo io, sui social network, non l’ho assolutamente mai visto. Anche quando becchi uno che magari riesce ad argomentare in una discussione, lo trovi seppellito in mezzo a maree di commenti di vario tipo.
Di nuovo off topic. Ma non importa. Per quel che mi riguarda, la letteratura fantastica non mi ha fatto assolutamente nulla: ognuno è libero di scrivere quello che vuole, perché gli esseri umani sono creature dai gusti eterogenei, e quello che non piace a me verrà sicuramente apprezzato da qualcun altro; sono le convinzioni dei vari fandom che devono bruciare nella più bassa cella dell’inferno. Non mi riferisco assolutamente né a tutti i fandom né a ogni singolo componente di quelli che per me sono il cancro dell’essere lettori fantasy, ma sono costretto ad andare per maggioranza. Guerre interminabili tra libri che fra di loro non c’entrano nulla (Sì, “Potteriani” che pigliano per il culo Twilight quando non sanno cosa fare, parlo con voi); gente che nel corso di un anno cambia autore preferito una settantina di volte, dimenticandosi di quello precedente; fanboy/fangirls che sarebbero capaci di condividere anche frasi come “Il sole è bello” se venissero scritte dal loro idolo; discussioni senza fine circa la psicologia o la forza del personaggio più marginale di un libro, o addirittura di ipotetici scontri tra personaggi di saghe diverse; persone che condividono frasi di gente famosa senza averne chiaro il significato; per finire con loro, loro, i superbi! Gente coi paraocchi, che non legge niente che non faccia parte del suo genere, che non sarà in grado di argomentare se non dicendo “Quello è una merda” e che sarà SEMPRE, e dico SEMPRE, convinta della propria superiorità circa quello che legge (Ciao anche a te, Tolkeniano carissimo) e della propria maschera, che in genere è strutturata da un atteggiamento da nerd falsissimo e da fan di The Big Bang Theory (non dico nulla sul telefilm, io non l’ho manco mai seguito, ma non ho potuto fare a meno di notare che tizi simili in genere lo seguono).
Ragazzi, ragazzi… Capiamoci. Se a voi piace il fantasy, piace lo sword and sorcery, piace l’urban, piace l’horror, il gotico, il rosa, l’erotico, i libri di cucina della Parodi… Ad un lettore maturo questo non può fregare di meno. Lui vi lascerà coi vostri idoli, voi lasciatelo coi suoi. Senza dire che l’urban fantasy è una merda, soprattutto se non si conosce nemmeno l’esistenza di Neil Gaiman. Grazie.
(Sì, qui ho smesso di generalizzare per riferirmi ad una persona in particolare, ma… Passatemela, questa. :3)
Sui fan, pur generalmente, ho detto praticamente tutto. Ora passiamo agli scrittori in erba, e riassumo il discorso in un semplicissimo: è una fottuta moda.

Ok, con calma. Probabilmente non è il modo migliore per spiegarsi… Ci riprovo: il fatto è che spesso non ci si rende conto che, anche se ci piace una cosa, non siamo sempre adatti a farla. C’è chi riesce ad avvicinarsi un pochino e chi è lontano anni luce: parecchi miei conoscenti hanno le stesse possibilità di scrivere un fantasy di qualità quante un rachitico ne ha di diventare campione olimpico di sollevamento pesi, per intenderci. Con questa riflessione intendo forse dire a tutti di non scrivere fantasy? Assolutamente no! Invito semplicemente a uscire dagli schemi, se si ha in programma di pubblicare un libro; inventare, sperimentare, unire, togliere, rivoluzionare, insomma, fare qualcosa che non renda la tua creatura l’ennesimo clone di Tolkien. Non prendete il consiglio come un insulto, per carità: io faccio parte praticamente della stessa categoria, perché posso dirvi con certezza che il fantasy classico proprio non riesco a scriverlo, e ho un’impronta molto più urban e molto più dark, ma non vuol dire che non possa scrivere fantasy classico, anzi! L’Alchimista, il mio alter ego, è estratto direttamente da un libro che ho in cantiere da tempo, ed è un fantasy a cui ho cercato di incorporare gli altri generi che mi piacciono e in cui sono più ferrato nella scrittura, cioè lo steampunk, il gotico e, in minima parte, l’horror. L’unione di generi così diversi tra di loro vi avrà fatto venire il mal di testa, e probabilmente avete anche ragione, ma non sono uno che scrive per assecondare un pubblico vasto, e non sono nemmeno del tutto sicuro di pubblicare i miei futuri e molto fantomatici libri.
Tramite questa riflessione mi connetto ad un’altra verità circa il mondo della scrittura: l’apparenza. Ormai non si scrive più per sfogo o per passione personale, come ogni scrittore o poeta sano di mente dovrebbe fare, ma semplicemente per notorietà; per pigliare like su Facebook, per poter usare parole forbite (che, sinceramente, spesso non c’entrano un cazzo con i discorsi in cui vengono usate) ed elevarsi ad un livello più alto rispetto alla massa, senza sapere minimamente che il proprio distinguersi da un gruppo non fa altro se non farsi buttare tramite un sano calcio nel sedere in un’altra categoria di persone tutte uguali tra loro. Non vale solo per la scrittura, in effetti, ma preferisco non avventurarmi di nuovo in campi che non mi riguardano e sparare sulla croce rossa sull’essere alternativi.
Insomma: gli esordienti di oggi sono troppo legati all’apparenza della loro professione e non sanno uscire dagli schemi… Ma non preoccupatevi, anche io ero così, un tempo. A 12 anni.
Eheheh.
Ormai direi che siamo al paradosso. La letteratura fantasy non ha più fantasia, ed è largamente per il riciclo di vecchissimi canoni e stereotipi che spesso questo viene catalogato ampiamente come un genere da bambini; anche se devo dire che ultimamente sta pigliando piede la visione “cinica” del fantasy, un po’ il modo realista e diretto che hanno scrittori come Martin, per intenderci. Ma Martin è uno scrittore serio e affermato e, per quanto non sia uno che apprezza molto la visione nuda, cruda e veritiera del contesto medioevale che tratta (per quanto, personalmente, sia un tipo che di macabro e lugubre ne apprezza parecchio), in fondo mi rende piacevole la lettura. Il tipico scrittore in erba che emula gente come Martin, a parte operare un plagio fatto e finito tra Case, guerre, re, regine, troie e troioni, non avrà assolutamente idea di come destreggiarsi in un mondo realistico, e finiremo per vedere frotte di personaggi ammazzati in modo balordo (e, quasi sicuramente, un po’ paradossale)… Senza un motivo logico. Non solo: avremo scrittori che si vantano per la loro propensione ad ammazzare personaggi, e dal mio punto di vista vi dico che, secondo me, uno scrittore che si vanta di ammazzare gente nelle sue storie (notate bene, lettori di Martin, uno che si vanta, non uno a cui viene attribuito il titolo di “sterminatore di personaggi” da terze parti) è come un produttore che rilascia ventimila seguiti di un dato film, uno più brutto dell’altro, ossia: completamente privo di idee.
E non sto nemmeno a parlare della componente sessuale-erotica di libri del genere! Si passa da cose esageratissime ed eclatanti che ti fanno solo chiedere che razza di visione dell’autore abbia del sesso a roba che ti fa accapponare la pelle!
I simil-Martin sono solo uno dei tanti esempi che avrei da fare: incappo spesso anche in abomini generati dal desiderio di epico di fanboy di varia sorta, perché, diciamocelo, molta poca gente è adatta a scrivere un vero fantasy epico; anche lì subentra ben presto il fattore “stupidità del personaggio”, dato che ormai mi vado convincendo che “eroe onorevole” nell’immaginario popolare passa come “eroe completamente cretino”.
Anzi, diciamo direttamente che gran parte dei personaggi degli esordienti finiscono con l’essere dei cretini senza speranza, soprattutto quelli che dovrebbero sembrare intelligenti.
Troviamo poi vari altri ibridi derivati dagli autori più disparati: i più gettonati sono Paolini e Brooks, almeno per quanto ho visto io; c’è qualche emulo della Rowling e di vari libri sword and sorcery, tutta roba che spesso mi fa cadere le braccia, ma bisogna ammettere che a volte riesco a beccare qualcuno con delle belle idee e un modo di scrivere interessante.

Be’, ho terminato. È probabilmente il primo post serio scritto da me, qui sul blog, ma c’è sempre una prima volta, no? Era soltanto un rapido sfogo riguardante qualcosa che mi fa sempre accapponare la pelle, e mi era venuta voglia di condividere i miei personalissimi pensieri con voi, unendo l’utile al dilettevole, dato che non sapevo come reintrodurmi nelle meccaniche del blog e cominciare a carburare vista la fine delle vacanze.
A presto, dal vostro Dalek-Alchimista-scleropuccioso  di fiducia.

Yuvie – The Alchemist

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Per una volta mi trovo d’accordo col Dovakhiin.

Eragon – Christopher Paolini

Pessima giornata a tutti, follow… Ehi, ehi, ehi! Mettete via quei pomodori! Lo sapevate che questo momento sarebbe arrivato, presto o tardi: Ginger aveva buttato il primo colpo sulla croce rossa con la recensione delle Cinquanta Sfumature, e secondo voi io non avrei dato il mio?

Be’, ovviamente Paolini non è ai livelli della James, ma questo è abbastanza ovvio, dato che gli autori veramente scarsi li lascio tutti a Ging…

Niente, non ho detto niente.

La copertina.
Dunque, ci troviamo di fronte al primo libro del Ciclo di Star Wars dell’Eredità. Come al solito, prendiamo immediatamente in esame la copertina, anche se non c’è niente di scandaloso (nella copertina): nome dell’autore, gigantografia di Saphira, la quale ha uno sguardo quanto mai addolorato, come a dire “Ma come ci siamo ridotti”, titolo/nome del protagonista (megalomane!) in rigoroso dorato e, infine, il nome della casa editrice, accompagnato da un emblematico “romanzo”. Prima di addentrarci nei meandri oscuri di questo libro, è opportuno girare il libro, leggere la solita sfilza di commenti positivi in quarta di copertina e commentarli man mano.

“Un’autentica opera di grande talento.” – The New York Times.
C’è di meglio!
“Paolini prende gli archetipi del fantasy e li rende freschi e godibili grazie a una narrazione serrata e a un eroe che piace a tutti.” – Publishers Weekly.
Oh, i miei amici del Publishers Weekly sono tornati alla carica. A quanto pare, i burloni hanno omesso qualche piccolissimo particolare, a meno che con “archetipi del fantasy” non si intenda “Spezzoni, ispirazioni e luoghi comuni palesi presi da Tolkien e da Ursula Le Guin (sempre lodata) mischiati con la storia rivista della trilogia classica di Star Wars”. Tali “archetipi” sono resi freschi e godibili (almeno quanto un vasetto di cetriolini sottaceto) in quella che è l’unica critica che condivido: la narrazione serrata, talmente serrata e legnosa e tendente a fossilizzarsi su dettagli inutili da farti domandare che diavolo stai leggendo; per quel che riguarda l’eroe che piace a tutti… Ne parleremo dopo.
“Insolito, potente, fresco, fluido. Un debutto impressionante per una carriera destinata a fiorire” – Booklist
E mi ricollego alla cosa dei cetriolini sottaceto.

Il riassunto della trama risulta avere un’impronta strana, “epicheggiante”, quasi cinematografica. “Un ragazzo. Un drago. Un mondo di avventure”.
OMMIODDIO! MI VIENE PROPRIO UNA VOGLIA IMPELLENTE DI BUTTARMI NELLA LETTURA! BWAAAAAAAAAH!

No.

La storia si svolge nel continente di Alagaësia, che, per fare un’analogia, è come i Sette Regni di Graceling al contrario: invece di essere occupato per un buon 70% da acqua, la mappa di Alagaësia è formata per l’80% da terraferma, il che ci fa già perdere la speranza di un viaggio in mare che abbia in minimo di serietà. A parte il Surda, lo stato dei terroni, niente avrà un confine davvero segnalato, ma sono tutti costituiti da elementi naturali e di comprensione assolutamente immediata, come il limitare di una foresta, o l’inizio di un deserto, o le pendici delle montagne. Da notare inoltre lo strano corso che prendono alcuni fiumi, come il Ramr e il Ninor che nascono in piena pianura e vanno a buttarsi in un lago che si presuppone sia d’acqua dolce, l’Isenstar (nome peraltro davvero esente da qualsiasi ispirazione), o il Jiet e il Toark che, a meno che non nascano dal Lago di Leona, sono solo una specie di cintura che isola l’angolo Sud-Ovest del continente dal resto, o il fiume Zannadorso che sparisce misteriosamente tra i Monti Beor, o il Gaena che nasce nell’Ardwen (la fantasia coi nomi…), transita nell’Eldor e diventa improvvisamente il Fiume Edda.

Insomma, l’idrografia di Alagaësia sta al plausibile come Moccia sta al buon gusto.
Anche se la cartina non ce lo farà capire in nessuna maniera, nel continente esistono quattro Stati: il Surda, l’Impero, la Du Weldenvarden degli elfi e i Monti Beor dei nani; il Surda, vedremo, è l’unico fra i quattro ad avere una storia e una modalità di creazione vagamente plausibili, dato che è nato praticamente da un movimento di ribelli separatisti all’inizio della fondazione dell’Impero; quest’ultimo sarà sostanzialmente un territorio molto grande e pianeggiante, all’incirca tre o quattro volte il Surda, ma che conta un massimo di dieci città vere e proprie e sei insediamenti documentati, il che, come vediamo, lascia un vuoto enorme  più di quello che si trovava dalle mie parti maschili quando ho finito di leggere questa saga.
Lo Stato dei nani risulterà essere un’abbastanza verosimile accozzaglia di Clan intenti a farsi gli sgambetti a vicenda, mentre ovviamente quello degli elfi è il più unitario di tutti, perché loro son fighi. Poi, al centro, il Deserto di Hadarac, probabilmente un messaggio velato lasciato dal subconscio dell’autore mentre disegnava il mondo.

Le razze.
Ecco, avete presente il detto: “Sei ciò che mangi”? Bene. Ad Alagaësia c’è una versione leggermente diversa: “Sei come la terra che abiti”.
Come dite? Alagaësia non ha geograficamente senso?
… 😀
Vediamo, prima di tutto, la popolazione dal punto di vista globale: Alagaësia era inizialmente abitata solo dai nani e dai draghi, i quali, ovviamente, si detestavano. Poi, ovviamente da Ovest, perché non sia mai che i fighi siano orientali, arrivarono gli elfi, gli umani, gli Urgali e i Ra’zac. E ora, vediamoli un po’ da vicino.
Dei draghi non c’è molto da dire, anche perché la loro storia non viene molto approfondita; si sa che sono stati i primi abitatori del mondo e che sono sempre esistiti, e che esisteranno finché ci sarà Alagaësia. La cosa dovrebbe suscitare nel lettore una specie di ansia, visto che di draghi, nella nostra storia, ne sono rimasti tre o quattro. Dovrebbe. Con l’arrivo degli elfi, comunque, fu subito chiaro a tutti che la razza più intelligente del posto sono proprio i draghi: un giorno un elfo decide di cacciare e uccidere un drago, giudicandolo solo un animale; i draghi si vendicano sull’elfo; inizia una guerra sanguinosa lunga cinque anni che rischia di portare all’estinzione entrambe le razze. Ora, prendendo in esame l’elfo – Sampei dei cieli:
1) Perché, fra tutti gli animali del mondo, vai ad ammazzare proprio quello che quasi sicuramente ti abbrustolisce vivo?
2) Come hai fatto ad ucciderlo?
3) Perché gli elfi non hanno lasciato che quella testa di cazzo morisse?!
Ma tranquilli, la cosa verrà spiegata, prima o poi. Fidatevi.  Ora scusate, devo prendere una camomilla.

La guerra termina dopo l’atto “eroico” di un elfo, Eragon, omonimo del protagonista, che trova un uovo di drago e decide di farlo schiudere per allevare il cucciolo di nascosto. Se vi è poco chiaro come abbia fatto a far schiudere l’uovo, non preoccupatevi: non siete gli unici. Eragon e Bid’Daum, il drago cresciuto, viaggiano per portare la pace fra elfi e draghi. Tutti li amano, tutti li adorano, elfi e draghi stringono un patto per la creazione dei Cavalieri dei Draghi e iniziano a donare uova al neonato ordine. In totale buona fede. E, visto il patto con gli elfi, acquisiscono la capacità di comunicare telepaticamente (non ricordo se tutti o solo quelli dati ai Cavalieri, ma tant’è) e diventano più “gentili”.
Sui Cavalieri dei Draghi farò un piccolo exploit con riflessione personale: sono un ordine potentissimo, e sono per la maggior parte elfi, pur avendo diversi membri umani, e già la cosa puzza; hanno il compito di proteggere la pace e i popoli di Alagaësia, e come lo fanno? Ammazzando Urgali e sterminando quasi tutti i Ra’zac.
Ora, facciamo il punto della situazione.
Ra’zac = razza mangiauomini, e fin qui siamo d’accordo.
Razza mangiauomini = brutta e malvagia, ok.
Predatrice di umani = cosa brutta.
Cosa brutta = intervento per fermarla.
Intervento per fermarla ≠ genocidio!
Voglio dire, ok che son cattivi, ma minchia! Parlamentate! Fate cambiar loro dieta! Non massacrate un’intera razza, cuccioli compresi!
E questi sono i nostri eroi, yep.
I nani sono forse la razza fatta meglio: non per abilità dell’autore, ma per il fatto che le uniche modifiche che ha apportato sono state fatte alla loro storia e non alla loro costituzione. Grazie, Paolini.
Gli elfi sono… Oh, mio Dio, gli elfi. Il peggio del peggio, come d’altronde succede in quasi tutti i libri fantasy che ho letto. Allora, come già detto, gli elfi arrivano ad Alagaësia da un continente a Ovest, oltre il mare (e questo ovviamente non ci ricorda nulla), seguiti a ruota da uomini, Urgali e Ra’zac. Coi l’andare avanti dei libri, scopriremo che inizialmente erano abbastanza simili agli umani, solo che il patto coi draghi ha modificato permanentemente le loro caratteristiche.

“Ed ecco che l’Alchimista batte tutti i record di lancio libri in edizione economica! Faaaaaantastico!”

La matriarca elfica.

La matriarca elfica.

Che dire? Il patto coi draghi li ha resi alti, belli, longilinei, giovani, colti, forti, talentuosi, versati nella magia; dato che si esprimono nell’Antica Lingua, non possono mentire; sono anche, ovviamente, vanitosi, spocchiosi, alteri, orgogliosi e irriverenti; hanno gli occhi a mandorla, cosa abbastanza strana per degli elfi, ma immagino che Paolini volesse dare la sua impronta in mezzo a questo mare di luoghi comuni, ma se questa caratteristica fisica non mi causa alcun disturbo, non si può dire lo stesso per l’altra.
La risata.
La maledettissima risata.
Il modo più cretino per sottolineare il potere magico degli elfi. La madre di tutte le boiate inutili. Chiunque senta la risata elfica, si sente automaticamente meglio. Più allegro.
Mancano soltanto i due orsi in salopette a cantare “Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria!” e poi… COROCORO POLLON!
Che poi, se la risata di un elfo produce ‘sti effetti, sfruttatela! Sai quante guerre si possono vincere stordendo i nemici con un’arma simile? Oppure, sai i soldi che puoi fare facendo pagare la gente per sentire la tua risata?

Sapete già a cosa sto pensando, vero?

Esatto!

Esatto!

I parallelismi e lo stile.

Categoria a parte, sì. Quando ero soltanto un piccolo elfuccio che non aveva ancora distrutto il primo libro del Battello a Vapore che non gli piaceva, lessi Eragon e, devo dire, mi piacque abbastanza. Storia carina, tanti personaggi, i draghi, la magia e l’Antica Lingua strutturati così bene; ognuno aveva un proprio vero nome che, se scoperto, poteva far esercitare controllo sulla persona interessata! Oddio, oddio, oddio!
… Poi lessi Terramare. E me ne innamorai, ovviamente, ma contemporaneamente venni deluso da tutte le analogie che trovavo con i libri dell’Eredità, che erano stati scritti decenni dopo.
Dunque: a Terramare tutti hanno un nome vero e uno falso, e se viene scoperto quello vero sono cavoli; a Terramare i maghi usano la lingua antica, quella dei draghi; sempre a Terramare i draghi sono una razza intelligente e sostanzialmente benevola, capace anche di comunicare telepaticamente, oltre che con la voce; il protagonista della saga inizialmente faceva il pastore; ha dovuto combattere contro l’Ombra durante il primo libro, mentre Eragon combatte contro uno Spettro; diventa un mago potente e alla fine diventa l’arcimago di Roke.
Ma non si fermano qui! A parte le solite due, noiosissime, ispirazioni Tolkeniane talmente scontate da farti cadere le braccia a terra, e non solo le braccia, troviamo la vera e originale fonte di plagio di Paolini.
(*Naaaaa naaaaa nananaaaaaa naaaa, nananaaaaaa na, nanananaaaaaaaaaaa*)
E’ un periodo di guerra civile. Cervelli di recensori ribelli, colpendo dei plagi segreti (ma non troppo, perché di sicuro non sono l’unico ad aver notato l’ambaradan di Paolini), hanno ottenuto la loro prima vittoria contro il malvagio Impero Letterario. Durante la battaglia, spie ribelli sono riuscite a rubare i piani “segreti” dell’arma decisiva dell’Impero, ISPIRARSI NON E’ COPIARE, una scusa corazzata di tale potenza da poter distruggere un intero libro. Inseguitao dai biechi agenti dell’Impero, la Principessa Yuvie sfreccia verso casa a bordo della sua recensione, custode dei piani rubati che possono dare libertà al suo blog e salvare la galassia…

Ok, basta.
Analizziamo, con calma, la situazione: Eragon cresce con gli zii, pensando per buona parte della vita che fossero i suoi genitori; lo zio (accidenti, la zia è morta quando Eragon era piccolo, così non sia accorgeranno mai e poi mai del plagio!) muore per colpa dell’Impero; Eragon parte con Obi –Brom Kenobi per vendetta (già, non capiranno mai il plagio), e in tutto questo Saphira fa praticamente la parte dei droidi. Brom morirà successivamente, Eragon salverà Leila Arya dalla Morte Nera Gil’Ead, il tutto in compagnia del Darth Vader che non è ancora Darth, ossia Murtagh.

Non ho altro da dire.

Non ho altro da dire, al riguardo.

Per quel che riguarda lo stile, ho già detto il succo di quel che penso prima: narrazione “serrata”, se con tale parola si vuole intendere qualcosa di lievemente scorrevole, piena zeppa di dettagli, digressioni e pippe mentali del protagonista (come in ogni buon fantasy, d’altronde) completamente inutili; Paolini risulta avere, in effetti, un ottimo potenziale, soprattutto per quel che riguarda le descrizioni, solo che… Non le approfondisce abbastanza. Sarò senz’altro io ad essere un patito di descrizioni, quindi non date troppo peso a questa critica in particolare. Se, da una parte, il protagonista risulta essere abbastanza approfondito (male, secondo me, ma lì dipende tutto dalla visione che si ha di certe situazioni), il resto dei personaggi ci farà avere sempre una sorta di distacco, quasi la focalizzazione su Eragon renda tutti gli altri quasi degli sconosciuti enigmatici.

I personaggi.
Eheheh, pensavate che avessi già esaurito le cose da dire? E invece no!
Eragon. L’eroe che piace a tutti. Almeno quanto una stecca piantata nell’occhio destro. Non sa che fine abbiano fatto i genitori, ma ovviamente sappiamo già che sono morti, e vive con lo zio Garrow e il cugino Roran, all’ottima maniera Skywalker. Non so voi, ma io, andando avanti con la lettura dell’Eredità, non sono riuscito a farmi un’idea vera e propria del carattere di Eragon. È sempre così, come dire… Moderato. Neutro. Riflessivo. Piatto. Non ha una vera impronta caratteriale, e le uniche volte in cui avrebbe motivo di lasciarsi andare in delle riflessioni vere e proprie, magari perché l’autore possa mettere in risalto i suoi sentimenti, non lo fa. Ovviamente ci sarà l’evoluzione classica da “contadinotto ignorante” a “guerriero – terminator figo che più figo non si può”, ma in questo libro passerà solo dal primo stadio a quello di “Ehi, ma se tengo la spada così che succede?”
Chi vuol intendere intenda.
Saphira è, ovviamente, la dragonessa che nasce dall’uovo che Eragon trova. Sappiamo che i traghi sono creature nobili, intelligenti e fiere… E proprio qui ci chiediamo che diavolo sia andato storto, perché se da una parte Saphira ha dei modi di fare dovuti alla giovanissima età, dall’altra ha sprazzi di saggezza e cautela che saltano fuori quasi dal nulla. In più, è gelosa. Overly Attached Saphira?
Brom, parlando limitatamente di questo libro, ha la sola utilità di essere “il vecchio” del libro, quello che guida Eragon e gli fa da maestro. Per breve tempo, perché poi muore. Mwahahahah.
Arya. L’elfa che vediamo all’inizio del romanzo. Tralasciando il nome copiato, che ci può stare come non ci può stare, è il personaggio che ho odiato di più: in primo luogo perché è la solita elfa buttata lì per rimarcare la differenza e la superiorità della razza; secondariamente, la nostra Arya risulta essere tenebrosa e depressa a causa della morte dei suoi due compagni, in particolare di Faolin, di cui era innamorata. Fin qui, tutto bene, perché anche se in linea di massima detesto i personaggi discostanti, quando hanno una motivazione per esserlo li accetto; però c’è una cosa che non quadra. Arya viene portata a Gil’ead e viene torturata a più riprese da Durza. Viene detto varie volte che è stata portata quasi al punto di perdere il senno.
E ALLORA PERCHE’ QUANDO VIENE LIBERATA E’ FRESCA COME UNA ROSA?
Voglio dire, io non ne so molto, di torture e robe simili, ma non credo che qualcuno possa riuscire a sopportare mesi di sevizie senza avere nemmeno un piccolo problema al cervello!
Angela. Paolini, vaffanculo.

La trama.
La nostra storia inizia dall’inizio. Be’, oddio, non proprio l’inizio – inizio, è più una falsa partenza; vediamo nel prologo uno Spettro, creatura nata da qualcuno che ha evocato spiriti troppo potenti che lo hanno posseduto, intento a preparare un agguato per rubare una certa gemma ad un gruppo di elfi. I suoi Urgali (ovviamente i cattivi hanno dalla loro la razza brutta, tzé!) uccidono facilmente due dei tre elfi ma, proprio mentre stanno per acchiappare la terza, quella lancia una magia e teletrasporta la pietra via dal posto, destinazione ignota. Lo spettro si incazza, cattura l’elfa e ammazza gli Urgali sopravvissuti alla battaglia contro quella, così, perché è EVIIIIIL.
Da tutt’altra parte, sulla Grande Dorsale, il nostro umano campagnolo, Eragon, è intento a dare la caccia a una cerva ferita. Al momento in cui sta per impallinarla, abbiamo un’inquietante presagio del destino ultimo di Eragon con le donne: appare l’uovo di drago dal nulla e la cerva fugge. Di qui a quattro libri, si ripeterà praticamente la stessa cosa, solo che la cerva avrà la corona e le uova saranno di più. Ehehm.

Cooooomunque, il nostro Eragon, nella sua realistica versione di contadino ignorante che non sa nulla di magia, nel vedere la pietra fa quello che ogni persona farebbe con un sasso azzurro apparso dal nulla, in mezzo ad una radura, in una luce verde, nel bel mezzo di montagne pericolosissime e ignote: la prende. Ovviamente Paolioni camuffa l’idiozia di tale scelta operando il primo di una lunghissima serie di stupri mentali del personaggio, che possiamo ammirare in una splendida e realistica scena:
Eragon attese diversi minuti che il pericolo si mostrasse, ma l’unica cosa che si muoveva era la nebbia. Con estrema cautela, allentò la presa sull’arco e avanzò. […] La toccò (la pietra, eh, nda) con la punta di una freccia, poi fece un balzo indietro. Non successe nulla. Poi si fece coraggio e la raccolse.”

Non commento.

Partono subito le domande esistenziali sul “Da dove viene? Ha uno scopo?”, che sono comunque molto più plausibili della scena che vi ho descritto sopra, e si conclude con “È caduta per caso, o ero destinato a trovarla?”
No, Paolini, non ci stiamo accorgendo degli espedienti. Assolutamente.

Comunque, alla fine al nostro eroe arriva il pensiero che, forse, avrebbe potuto venderla per comprarsi da mangiare. Bravo Eragon!
Il fortunello torna dunque al suo villaggio, Carvahall, dove tenta di vendere la pietra al macellaio, Sloan, ma ottiene un brusco rifiuto perché la pietra è stata trovata sulla Grande Dorsale. Poco male: Horst, il fabbro, passa di lì e compra la carne, facendo ripromettere ad Eragon di aiutarlo a lavorare alla sua casa in primavera. Non siamo nemmeno a venticinque pagine e già abbiamo una chiara idea di quanto sia pezzente Eragon come protagonista.

Torna a casa, blablabla, arriva, lo zio Garrow si incazza per via dell’elemosina, blablabla, Roran è un idiota, blablabla… E decidono di far vedere la pietra ad un esperto, quando i mercanti erranti arriveranno a Carvahall, ma, quando vanno alla fiera indetta all’arrivo di questi ultimi, Merlock non riesce a dare loro un responso; apprendono anche di un certo fermento degli Urgali e di una loro migrazione verso Sud-Est, e anche delle voci riguardanti uno Spettro. Blablabla, Eragon gira per la fiera, blablabla, apprende altre storielle,blablabla, Brom fa la sua comparsa nel ruolo di cantastorie, blablabla.

Insomma, la prima parte del libro ha una funzione puramente informativa e introduttiva, infatti non faremo altro che passare da lunghi racconti a descrizioni di ambienti, luoghi o personaggi noiosi. Anche quando l’uovo si schiude e Saphira inizia a crescere, la solfa non cambia. Ah, sì.

“In quel momento si rese conto di non sapere se il drago era maschio o femmina. Lo prese in braccio e lo voltò, […] ma non
riuscì a trovare alcun segno distintivo. A quanto pare non rivela i suoi segreti senza combattere

Ehi, non sono io che lo voglio!

Ehi, non sono io che lo voglio!

Coooooomunque… Arrivano i Ra’zac, presentati come inumani agenti del re Galbatorix, e alla fine distruggono la casa di Eragon e feriscono mortalmente Garrow; quando questo muore, Eragon parte alla ricerca di vendettaaaaaaaaah (citazione necessaria), accompagnato da Brom.
Ora, non prendetemi per pigrone, ma… Tutte le scene del viaggio di Eragon e Brom possono essere riassunte in una parola.
FILLEEEEEEEEEER!
Spezzoni incollati per allungare la solfa! Le cose più utili che fanno è iniziare una sorta di addestramento!
Arrivano infine a Teirm, dove, per mia grandissima sfortuna, fanno la conoscenza di Angela e Solembum. Oh, sì, e di Jeod, grazie al quale scopriamo che lui e Brom fanno parte dei Varden e che devono recarsi alla città nanica di Tronjheim. Ma non è importante.
Notando prima di tutto come la presentazione di Angela e la profezia durino più di prologo e incipit messi assieme, dopo la profezia, che se non altro si discosta un po’ da Star Wars, abbiamo una seconda dimostrazione dell’intelligenza di Eragon: dice il suo vero nome e quello di Brom ad Angela, anche se si erano accordati di usare pseudonimi falsi.
Ah, sì, e si ubriacano tutti e due, dopo essersi rimessi in viaggio.
E ora arriviamo al mio punto preferito del romanzo! I due arrivano a Dras-Leona, vicina all’Helgrind, la base dei Ra’zac. Purtroppo, a quanto pare anche Galbatorix farà una visita in città. Dopo un inseguimento (in cui ovviamente la preda è Eragon), i due fuggono, e dopo un agguato Brom viene ferito mortalmente. Appare Murtagh, a salvare il culo a tutti, si rifugiano in una caverna ma, subito dopo il risveglio di Eragon, Brom muore.

Ah, scopriamo che Brom era stato un Cavaliere e il suo drago si chiamava Saphira. Chi l’avrebbe mai detto.

Il romanzo prosegue, dunque, con la fuga di Eragon, Saphira e Murtagh. Attraverso vari sogni premonitori, riattraversano TUTTO l’Impero per andare a Gil’ead, Eragon viene catturato, c’è un salvataggio, liberano Arya e fuggono verso Tronjheim in gran carriera, perché l’elfa è avvelenata ed è in punto di morte. Arrivano dai Varden, Murtagh viene catturato per essere figlio di uno dei Rinnegati, colloquio con il capo, umiliazione con Arya guarita, battaglia finale.

CHE BEL LIBRO!

Considerazioni finali.
Paolini, ti auguro di passare presto dalle parti di Sidewinder, Colorado. ❤
(Se non l’avete capita, meglio così)

Yuvie – The Alchemist

Quando la storia del Caotico Malvagio ti sfugge di mano.

Il Dilemma di Drizzit – R.A. Salvatore

Pessima sera a voi, followers!
O pessimo giorno, o pessimo pomeriggio, o pessima notte, o quello che volete voi… Basta che sia pessimo. Pessima, pessima, pessima! Come qualche documento COMPLETAMENTE A CASO che andremo ad analizzare oggi.
Allora, diciamoci subito che il mio parere su R.A. Salvatore è abbastanza simile a quello che ho su Tolkien: autore famosissimo e apprezzato, ma a me non fa né caldo né freddo. Non lo idolatro e non lo odio, mi avevano parlato benissimo di lui ma Il Dilemma di Drizzt, ossia il suo primo libro che ho comprato, non mi ha entusiasmato per niente. Mi sono fatto consigliare i suoi libri migliori, e prima o poi me li procurerò. Se mi piaceranno, bene, altrimenti li vedrete sul blog.
Vedete, tutto questo libro è solo un modo per descrivere la società Drow di Salvatore. Ma non vi anticipo niente.
Fatta la premessa, passiamo subito alla copertina! That’s it!
Sì, lo so che questa copertina non è niente di scandaloso, ma ormai è tradizione e va esaminata. Illustrazione da macho, con il caro Drizz(i)t e Glenda Guenhwyvar, la pantera. Titolo saga, titolo libro, autore, casa editrice, logo della serie di Forgotten Realms, che, per chi non lo sapesse, è l’universo immaginario di D&D, da cui varia gente ha tratto parecchi romanzi.
Lasciamo stare il fatto che non approvo affatto l’idea di avere un universo intero già pronto per la scrittura, seppur manovrabile a piacimento, ma io sono uno all’antica e sono attaccato alla buona vecchia politica “pensa e scrivi, sfaticato” del fantasy.
Ma, dato che il mio ego non è  soddisfatto dalla copertina, ecco che andiamo a esaminare il riassunto della trama! Yeah!

“Nelle viscere della terra, dimora dei malvagi elfi scuri, dove il buio regna sovrano e dimorano creature mostruose, vive il principe Drizzt Do’Urden, deciso a non piegarsi ai voleri degli elfi. Quegli esseri immondi vorrebbero che il giovane principe rinunciasse alla sua integrità degradandosi al pari di tutte le creature del mondo sotterraneo. Drizzt ha dunque l’animo lacerato da un dilemma: può vivere in un mondo che rifiuta la sua probità e dove immondi esseri non gli concederanno tregua finché non avrà rinunciato alle sue nobili doti? Può fuggire da Menzoberranzan, abbandonare il sottosuolo per unirsi agli abitanti della superficie, rinnegando così per sempre l’intera sua stirpe? Le straordinarie avventure di un eroe, la sua lotta disperata contro le forze del male, la faticosa conquista della libertà”

Perfetto. Ora andiamo ad analizzare, con calma e tranquillità, la situazione.
EXTERM…
No no no no no no no no no! Scusate. Era solo una reazione spontanea, sapete, come un’allergia. Una pesantissima allergia alla carta inchiostrata pessimamente. Ora, proviamo ad analizzare il riassunto, frase per frase.

“Nelle viscere della terra, dimora dei malvagi elfi scuri, dove il buio regna sovrano e dimorano creature mostruose, vive il principe Drizzt Do’Urden, deciso a non piegarsi ai voleri degli elfi.”

Per ora ci vado piano, dato che, lo vedete anche voi, questa frase non è poi nulla di speciale, se non per il fatto che il nome del protagonista farebbe saltare il doppio senso a qualche mente poco pulita. Ma io non sono una persona così. Assolutamente.

By the way, la prima frase ci mostra comunque un’anticipazione significativa della natura del nostro protagonista, che sembra essere l’unico povero Cristo con un cervello nato in una famiglia che non ne ha affatto. La famiglia Do’Urden è come la famiglia di Talitha al contrario: lì era solo lei a essere cretina. Non che Drizzt si comporti in modo più intelligente, ma è per il fatto che è pudico e tutto d’un pezzo da far schifo, non perché è cerebroleso.

“Quegli esseri immondi vorrebbero che il giovane principe rinunciasse alla sua integrità degradandosi al pari di tutte le creature del mondo sotterraneo.”

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“Drizzt ha dunque l’animo lacerato da un dilemma:”

WHAT?!

“può vivere in un mondo che rifiuta la sua probità e dove immondi esseri non gli concederanno tregua finché non avrà rinunciato alle sue nobili doti? Può fuggire da Menzoberranzan, abbandonare il sottosuolo per unirsi agli abitanti della superficie, rinnegando così per sempre l’intera sua stirpe?”
Santo Adams, che dilemma! Sei una specie di Rambo nano con la pelle viola, con una cazzo di pantera mangia uomini come animaletto, e fra il farti sottomettere sessualmente e non dalla tua società di sadici malati mentali e il fuggire e vivere in tranquillità per cazzi tuoi tu hai pure dubbi?! Ovvio! A questo punto offriti come prostituta dei Terrori Uncinati per racimolare abbastanza soldi da andartene ONOREVOLMENTE da una città il cui nome ricorda una bestemmia in turco pronunciata da un siciliano raffreddato!
E che cazzo!
Mi direte voi: “Ma, Yuvie, com’è che sei sopravvissuto a Hohlbein e Drizzt ti scandalizza tanto?”
Semplice! Ulrico era un coglione, ma, anche se l’autore non voleva farlo, rientra perfettamente nel contesto storico delle Crociate, popolato quasi solamente da coglioni bigotti cattolici intenzionati a fare la Guerra Santa con lo stesso spirito degli uomini odierni che seguono un mondiale di calcio. Drizzt no. Sì, è una mosca bianca nella sua società, e questo è un bene; ma è nato in una società in cui non si sopravvive senza un minimo di malizia, e la sua onnipresente “innocenza”, a lungo andare, dà molto sui nervi; inoltre, il fatto che non finga minimamente di adeguarsi, se non verso la fine, me lo ha fatto catalogare come “idiota” … E poi, fatemi capire perché diavolo una società intera dovrebbe essere “EVIL! BWAAAAAAAAH!”, con solo due eccezioni. Ditemi.
E poi, okay essere Evil, privi di vergogna, pronti a tutto, ma… Le normalissime leggi della natura e dell’affetto della famiglia? Ce le hanno pure gli animali, Gesù Cristo!

Argh!
Adoro questi libri. Adoro questi libri!
(Immaginatemi mentre ripeto questa frase, dondolandomi avanti e indietro sulla sedia)

“Le straordinarie avventure di un eroe, la sua lotta disperata contro le forze del male, la faticosa conquista della libertà”

Quali avventure? Di vere e proprie peripezie avventurose Drizzt ne farà al massimo quattro, in questo libro, lunghe una decina di pagine l’una e:
– in una si fa catturare.
– in un’altra fa parte di una spedizione in superficie la cui unica utilità è quella di mostrarci quanto i Drow siano impietosi nell’ammazzare gli elfi e in cui scopriamo che in realtà sono tutti giocatori accaniti di League of Legends, tanto che uno di loro ruba un’uccisione a Drizzt e si scandalizzano tutti.
E nella stessa spedizione salva una bimba attirandosi le ire della dea dei Drow, Lloth, di cui non parlo per il semplice motivo che ripeterei le stesse identiche cose dette sugli elfi scuri. Ma di Lloth ne parleremo fra poco, nei personaggi. Perché nel Faerûn si sa per certo dell’esistenza degli dèi e tendenzialmente sono una massa di cretini, ma non penso ci fossero dubbi al riguardo di certo ve lo sarete aspettato si tratta certamente di una metafora per esprimere lo schifo la situazione attuale preferisco non commentare.
Forse, cosa più probabile, sono semplicemente cretini.
La mappa è assente, ma dopotutto siamo nel sottosuolo e non servirebbe a una mazza; una cartina di Menzoberranzan non sarebbe stata una cattiva idea, però.

Dunque!

Lo stile.
Ho trovato lo stile di Salvatore, in una parola, schematico. Dialoghi, descrizioni, combattimenti, scene “divertenti”… Tutto maledettamente schematico. Mi è sembrato quasi che l’autore si fosse fatto una scaletta da seguire nello scrivere il romanzo. Sì, è una cosa che fanno tutti gli autori, ma personalmente io sarei sempre aperto a nuove idee e situazioni da inserire.
In questo capolavoro di legnosità, innocente pudicizia e intrighi politici da far impallidire un libro qualunque del Battello a Vapore, nella lettura emerge una sola cosa: le ripetizioni.
Le cazzo di ripetizioni.
Qui, miei cari, dovrei citare anche la traduzione fatta coi piedi, per non dire con altro, ma vi dirò che si tratta di una cosa moooolto relativa: nessuna traduzione sarebbe capace di farmi leggere quattordici volte il nome di un protagonista in una pagina.
Quattordici volte! No, no, voglio che ve ne rendiate perfettamente conto: quattordici! Avete la minima idea di che effetto abbia sul mio cervello una cosa del genere? Io mi sono fatto tutto il libro leggendo quasi ogni pagina più volte perché notavo le ripetizioni e non davo peso alla storia!
“Zak blablablabla Zak blablablablabla Zak”!
Ma scherziamo?! E i pronomi? I riferimenti? I titoli? Sono optional? ‘Sta cosa delle ripetizioni si vede più volte anche nei verbi riferiti ai dialoghi. Mai visti così tanti “disse”, “rispose” o “gridò”. Soprattutto i “gridò” ma variamo, che cazzo! A questo punto mi viene da pensare che “traduttore dell’Armenia” non si riferisca solo alla casa editrice!
Oltretutto, per tutto il romanzo io ho avuto una costante e fastidiosissima sensazione ignota, che per semplicità definirò “epicheggiante”. Come se l’autore si fosse prefissato lo scopo di far risuonare, nel cervello del lettore, una musica cazzuta ad accompagnare la sua cazzutissima storia, ma, nel mio caso, ha avuto come unico risultato quello di uccidere completamente la mia fantasia e impedirmi di costruire nella mia mente vere e proprie immagini della storia, cosa che io ritengo indispensabile, nei libri. In base a questo, concludiamo che Salvatore è il Michael Bay degli scrittori.
E poi… DANNAZIONE, I PROLOGHI IN CORSIVOOOOOO!
E per di più sotto forma di memorie del protagonista, e quindi di documento importante!
Troisi, che cosa vuoi da me? Che cosa vuoi? Perché infetti con la tua mania tutti gli autori che leggo, eh? PERCHEEEEEEE’?!
Ah, se notate che sono più stronzo del solito… Lunga storia. Vi dirò solo che in questo momento sto tentando di rilassarmi con Fake Plastic Trees, ma la canzone sta finendo e i prossimi della playlist sono i Metallica. E ci stiamo avvicinando ai personaggi. Quindi, se continuate a leggere sono cazzi vostri.

I personaggi.
Il capolavoro del romanzo. Psicologie e mentalità che farebbero urlare chiunque come una fangirl di Twilight. Sui Drow in generale vi ho già detto tutto quello che c’era da dire, perciò mi fiondo subito sui singoli personaggi.
Drizzt Do’ Urden: il protagonista. Un letale miscuglio tra Lucia Mondella, Rambo, Lancillotto e Gianburrasca, diventato una leggenda nell’ambiente dei Forgotten Realms. Tutta la sua esistenza si basa su una gigantesca botta di culo, dato che è il terzogenito dei Do’ Urden e doveva essere sacrificato a Lloth alla nascita, ma, dato che suo fratello aveva ucciso l’altro suo fratello, cosa che ha miracolosamente soddisfatto la dea.
Avevo già il mal di testa, a questo punto. Per quale dannatissimo motivo una dea dovrebbe preferire un Drow adulto e nel pieno delle forze ad un bambino già destinato al sacrificio? D’accordo che i maschi sarebbero inferiori, ma… Cavolo! E poi, Dinin, tu che non vuoi rivali e sai che il tuo fratellino appena nato deve essere sacrificato, perché semplicemente non lasci in pace Nalfein e poi non lo ammazzi successivamente? No, eh?
Sapete come lo chiamo, questo?
Espediente idiota per giustificare un’idea che sarebbe altrimenti senza senso!
Perché è ovvio che Drizzt rimarrebbe il terzogenito, e che dovrebbe venire comunque sacrificato, ma no! Muore Nalfein e buona pace alla logica!
Drizzt è una Mary Sue. Ecco, l’ho detto. Sa combattere, è vagamente intelligente, si fa seghe mentali in continuazione (e come biasimarlo), ha una morale più alta dell’Himalaya e agisce sempre secondo questa. Legale Buono del cazzo. Si salverà durante il romanzo unicamente grazie al fatto di essere un Terminator, mediante botte di culo allucinanti o per l’incapacità dei suoi nemici.

Zaknafein “Zak” Do’ Urden: maestro d’armi della famiglia. Condivide all’incirca le idee di Drizzt, solo che almeno lui ha capito che andarle a sbandierare in una società come quella dei Drow è un suicidio. Se la fa, occasionalmente, con la Matrona Malice, e questo ci porterà a scoprire che è il padre di Drizzt e di Vierna; a questo punto ho tirato il libro attraverso la stanza. Verso la fine muore, sacrificato a Lloth perché quel cretino del figlio l’aveva offesa salvando una bimba elfica.
Matrona Malice Do’ Urden: la capofamiglia. La società Drow è fortemente matriarcale, e i maschi sono sottomessi alle femmine, cosa che non ci fa assolutamente pensare a male. Malice tenta in tutti i modi di scalare la gerarchia delle Case di Menzoberranzan, e a inizio romanzo, infatti, i Do’ Urden distruggono i De Vir.
….
“Che cosa facciamo, stasera, Matrona Malice?”
“Quello che facciamo tutte le sere, Drizzt, tentiamo di conquistare il mondo.”

♫ Drizzt con la Matrona… Drizzt con la Matrona… ♫
♫ Uno è uno scemo, l’altra una tro…
*SDENG*
(Intervento anti – off topic di Ginger. Graaaaazie, Ginger.)

I padri fondatori di Menzoberranzan.

I padri fondatori di Menzoberranzan.

Rizzen Do’ Urden: attuale compagno di Malice. Praticamente un fantasma.
Maya, Briza e Vierna Do’ Urden: le sorelle di Drizzt. Tutte troie sacerdotesse di Lloth, sadiche, maligne, con la puzza sotto il naso e irriverenti perché sì.
Dinin Do’ Urden: un cretino.
Masoj Hun’ett: un altro cretino.
Alton De Vir: l’unico sopravvissuto di Casa De Vir che vuole VENDETTAAAAAAAAAAAAH!!!!!!!!!!!
Lloth, la Regina Ragno: una delle tantissime divinità del pantheon di D&D. Regola praticamente tutta la vita degli abitanti di Menzoberranzan e, dalle descrizioni che ne abbiamo, ce la possiamo immaginare dotata della stessa psicologia idiota e orgogliosa di una casalinga ultra-cattolica, perbenista malbenista (?!) e vagamente zoccola. Una tipica lettrice della James, in pratica. Dimora in un Piano diverso da quello dei Forgotten Realms, e ha come ancelle le yochlol, ossia esseri di una forma non bene specificata: una bacchetta viscida di cera fusa. What? Non chiedetemelo. Appariranno in una scena che dovrebbe essere comica (e non lo è) in cui Alton e Masoj tentano di evocare lo spirito della Matrona di Casa De Vir, scatenando le ire di una yochlol. Tramite una maledizione può trasformare la gente in ibridi Drow – ragno.

E ora…

La trama.
La storia inizia con Dinin, intento a fare acrobazie con la sua cavalcatura – lucertola, diretto all’Accademia di Menzoberranzan, nome fantasioso, per commissionare dal maestro Senza Volto l’omicidio di Alton De Vir, dato che i Do’ Urden stanno per attaccare i De Vir e a Senza Volto servono degli unguenti per curare le ferite alla faccia, sfigurata a causa di una magia. La logica in tutto questo? Da Briza, Vierna e Maya, ovvio, ossia a putt..
Ehm.
No, seriamente, io non so in base a cosa Senza Volto sia ancora vivo dopo che un incantesimo gli ha praticamente cancellato la faccia, ma evito di chiedermi cose simili, ormai. Fatto sta che le lotte politiche Drow funzionano così: se una Casa stermina completamente l’altra, e senza che la Città scopra chi è l’attaccante, allora è tutto regolare. La Casa attaccata cessa di esistere e viene dimenticata da tutti. In caso contrario, i superstiti possono denunciare l’avvenimento e fare sì che la Casa attaccante venga sterminata.
Il senso? Boh.
Mi riconnetto a quel che ho detto prima: tutto il libro è solo un modo per descrivere la società Drow in modo tremendamente e stupidamente romanzato. E ne abbiamo prova di seguito: vediamo la descrizione della distruzione di Casa De Vir, la morte di Nalfein, Drizzt che si salva per il rotto di cuffia. Senza Volto fallisce nel suo intento e viene ucciso da Masoj, il suo aiutante, perché è il principe della sesta Casa più potente e non accettava il fatto di essere un servitore. Giustissimo. Sarebbe sul punto di ammazzare pure Alton, ma questo lo dissuade, perché sarebbe stato un ottimo alleato tra i maestri della sezione di magia dell’accademia, Sorcere; infatti, Alton si sostituisce a Senza Volto, sfigurandosi volontariamente con dell’acido.
… No, non commento. Non lo farò, mi spiace. No.

Porca di quella puttana, ma perché?! Scappare? Andare via? Masoj odiava Senza Volto e tutti quelli vicini a lui, quindi intralciare quelli che volevano Alton morto sarebbe stata l’apoteosi del piacere, e Alton se ne sarebbe stato libero di far quel che voleva! E invece no! La trama ha parlato, De Vir deve fare l’autolesionista e passare tutti gli anni successivi a comportarsi come un cattivo di Scooby – Doo.
ARGH!

Drizzt viene affidato a Vierna per la prima parte della sua “educazione” (leggasi “indottrinamento”), in cui avremo prova del carattere di Drizzt e del modo in cui i Drow educano i figlioletti. Male. Molto male. A sedici anni inizierà ad addestrarsi con Zak, e Salvatore ci darà prova della sua grande abilità nello scrivere dialoghi, dato che durante i combattimenti ‘sti due non staranno zitti un secondo, litigheranno spesso e passeranno il tempo a fare dei botta e risposta che hanno l’unica utilità di farci vedere quanto sono diversi rispetto al resto dei Drow.
Di mezzo ci saranno varie scene inutili, da Malice che va a visitare la Prima Casa di Menzoberranzan a Alton e Masoj che fanno i coglioni per cercare di scoprire il nome della casa che ha distrutti i De Vir, evocando lo spirito della Matrona Ginafae e scatenando le ire delle ancelle di Lloth, passando per esecuzioni pubbliche di Case denunciate.
Drizzt arriva all’Accademia, e inizia il suo apprendistato, nella sezione per guerrieri di cui non ricordo il nome. Finito quello, dopo una decina di anni, ci saranno varie altre scene allunga brodo che ci porteranno, finalmente, al finale: dato che durante un’incursione in superficie Drizzt ha avuto la buona idea di far finta di uccidere una bimba elfica per farla scappare, Lloth è adirata con casa Do’ Urden e vuole un sacrificio. Vedete che somiglia ad una casalinga disperata e lettrice della James?! Pensa solo ad una cosa!
In ogni caso, Zak si sacrifica per salvare il figlio, che dopo aver ammazzato Masoj e Alton smascherato, finalmente, fugge.

Che poi, che senso ha andare in superficie ad ammazzare gli elfi, se sono stati loro a cacciarvi nel Buio Profondo? Okay, vendetta, ma… Chi ve lo fa fare? E poi, come fate a sapere che vicino allo sbocco per la superficie ci sono degli elfi?
Oh, sì, immagino… Sarà qualcosa tipo l’Occhio di Sauron…

***
Dunque, questo era Il Dilemma di Drizzt. Come vi ho già detto, aspetto di comprare altri libri di Salvatore, prima di dare un giudizio definitivo, ma per il momento…
EXTERMINATE!
«Yuvie, non essere ripetitivo!»
State zitti!
Yuvie – The Alchemist

Identify yourself, book!

Il Sogno di Talitha – Licia Troisi

Terzo devastante (per varie zone del mio corpo) episodio della serie: “Libri regalati all’Alchimista che l’Alchimista ha detestato con tutto il suo cuore”!
Nel caso non ve lo ricordiate, i primi due episodi sono rappresentati da Il Sigillo dei Templari dell’amorevole Hohlbein e dal pornazzo  maledetto Tomyris.
Penso che se mai sarà inventato un detector per i libri spazzatura, mi dovrete attribuire tutti i meriti.
Allora, ci tengo a chiarire subito una cosa: non sono uno di quelli che sputano senza motivo addosso alla Troisi e alle sue opere. Sono legato ad alcuni suoi libri perché mi hanno fatto conoscere delle persone importantissime, per me, ma in linea di massima non posso dire di apprezzarla. Stile ripetitivo, Mary Sue a perdere, psicologia poco approfondita, idioti a destra e a sinistra… Ho apprezzato vagamente le Cronache e le Guerre del Mondo Emerso, la seconda saga più della prima; le Leggende le considero semplicemente noiose, mentre de La Ragazza Drago vi dico solo che ho letto il primo e non lo recensirò mai perché leggermelo ancora mi ucciderebbe.
Per quanto riguarda i Regni di Nashira… Be’, mi limiterò a utilizzare il nuovo motto personale che userò spesso nelle prossime recensioni.

EX-TER-MI-NA-TE!

Adesso, come sempre, iniziamo dalla copertina! Eccola qui!
Tipico stile delle copertine Troisiane: primo piano della protagonista offertoci da Paolo Barbieri (ne ho anche per lui, un momento); il marchio “Best Sellers Oscar Mondadori” che, per intenderci, è molesto quanto il sale nel caffè; nome autrice, nome saga, marchio; parte più importante, il nome del libro.
“1. Il Sogno di Talitha. Un nuovo mondo.” Falso. “Una nuova guerriera.” Falso. “Un nuovo inizio”. FALSO!
FALSO FALSO FALSO FALSO FALSO!
Nemmeno Mike Buongiorno nel corso di tutta la sua carriera di conduttore di quiz avrebbe da dire “Falso” così tante volte!
Vi dirò, il mondo è strutturato in modo lievemente diverso rispetto agli altri libri, e meno male, però ho trovato diverse pecche pure su questo punto.
Tornando a Paolo Barbieri… Io non sono una cima in fatto di disegno, quindi mi viene abbastanza facile riconoscere la sua bravura… Non lo odio né lo amo, ma… Perché alla Mondadori devo vedere “L’Inferno di Dante illustrato da Paolo Barbieri” su un volume largo quanto Piazza San Pietro, incompleto e che costa 18 euro solo perché ci sono le sue tavole?!
Vaaaaabbe’.

Il mio principale problema con la Troisi è il fatto che nella lettura sono assediato da una sensazione praticamente costante di déjà-vu.
“Ma quella tizia lì non l’avevo già vista?”
“Ma questa situazione mi sembra di averla già vista…”
“Ma quel tipo lì mi ricorda qualcuno…”
E via dicendo. Voglio dire, si ripete anche nelle introduzioni! L’inizio di quasi tutti i libri della Troisi sono composti da: prologo – pezzo di diario/documento/qualcosa scritto dal cronista di turno – inizio effettivo del libro!
E poi, perché diavolo i prologhi e le parti importanti le trovo sempre scritte RIGOROSAMENTE E INFALLIBILMENTE in corsivo? Chi è che decide di stamparle in questo modo?
«Yuvie, ma così dà più l’idea di vecchio documento importante!»
TACETE!
MALEDETTI LETTORI DALL’ANIMO BUONO!
Il fare affidamento a meri espedienti grafici è il peggior crimine che può essere perpetrato da un autore per sottolineare un’idea! Bisogna scrivere!
«Ma tu stai utilizzando noi come espediente adesso, solo per basare le tue critiche stupide su una supposizione tua…»
… Zitti!

Ehm.

Passiamo alla cartina che è meglio. (Che è pure a fine libro e non all’inizio, orrore)
Chi conoscerà un minimo la storia del libro saprà già che Talaria si trova su un pianeta, Nashira, illuminato da due soli (la gigante rossa Miraval e la nana bianca Cretus), in cui l’ossigeno scarseggia e le uniche zone vivibili corrispondono a quelle su cui crescono i Talareth, facendo praticamente in modo che le città siano comparabili a delle teche impossibili da lasciare se non con l’ausilio di strade chiuse le cui pareti sono fatte da rami intrecciati di Talareth. E tutto questo ovviamente non ci ricorda assolutamente nulla, no. [Click]
Ora, mi viene da fare giusto qualche domanda.
– Se la vita non è possibile al di fuori dell’ombra dei Talareth, e gli stessi alberi possono diventare giganteschi tramite certi metodi di coltivazione, come cappero si è sviluppata la vita?
– Se la gente non può uscire dall’ombra dei Talareth senza soffocare, come hanno costruito le strade?
– Se la gente che esce dall’ombra muore, chi cazzo si è preso la briga di esplorarsi tutto sto regno immenso?
– Se all’esterno delle città e delle strade è tutto morto, in base a cosa hanno segnato i confini di Talaria e dei vari regni?!

Passiamo ai personaggi.
Talitha è in realtà Nihal, con la tinta rossa e le lenti a contatto verdi, abbronzatissima perché dopo aver fatto un figlio con uno come Sennar ha messo in scena la sua morte (con la complicità degli elfi) e ha passato decenni in vacanza mentre il marito/compagno/non mi ricordo invecchiava, diveniva un depresso, mandava a puttane il rapporto con il figlioletto e tornava nel Mondo Emerso per andare a morire; quando però Kryss è salito al potere e le ha chiesto il pagamento di anni di soggiorno a sbafo, lei si è incazzata, ha fatto una strage che ha coinvolto diverse guardie e un agente immobiliare e ha dato fuoco alla capanna per cui non pagava l’affitto da mesi.
Per non lasciare traccia redimersi, si è fatta la tinta ed è partita verso nuove e fantastiche avventure attraverso un portale dimensionale. Non esistono i portali dimensionali nel Mondo Emerso, dite? Uno che appare provvisto completamente a random di una mano meccanica può esistere, però! Quindi esistono pure i portali dimensionali!
Comunque, arrivò a Nashira, scoprendo che il portale dimensionale sbucava all’interno di un fondamentale organo maschile e che lei era tornata ad essere uno spermatozoo. Seminando morte e distruzione tra i suoi simili per poter nascere, rese sterile il futuro padre, il Conte Megassa, e questo giustifica perché diavolo ‘sto cretino dopo la perdita di una figlia decida di mandare l’altra in convento, rimanendo senza eredi e rendendo la sua aspirazione al trono del tutto inutile.
Saiph è un Femtita, che non è una razza a parte rispetto ai Talariti, ma un gruppo di punk albini che ama tingersi i capelli, messi in schiavitù dalle altre persone perché troppo pericolosi. È un clone di Sennar per atteggiamenti e modi di fare, probabilmente mandato da Kryss a inseguire la tipa giusto per ripicca, ma questo Nihal – Talitha non sembra averlo notato, o forse fa finta di non averlo fatto, perché la condizione di schiavitù di Saiph la mette in posizioni interessanti (se vi ricordate di un certo episodio delle Cronache del Mondo Emerso in una caverna, saprete benissimo cosa intendo). Inoltre la sua razza è pure immune al dolore, il che avvalla la mia teoria.
Altri personaggi di poco conto sono: il Conte Megassa, il padre di Talitha, un padre padrone reso tale dall’andropausa precoce causata dalla figlia al momento del concepimento; sua moglie, talmente inutile che manco me ne ricordo il nome, ma che sicuramente assumerà qualche ruolo nei romanzi successivi, probabilmente ribellandosi al marito o rivelando una profondità d’animo miracolosa che quasi sicuramente sarà causata da marijuana che le verrà fatta fumare in segreto e fuori dalla narrazione; Lebitha, la sorellona saggia e tranquilla che viene fatta monaca e che muore misteriosamente, in una sequenza toccante e splendida.
“Il giorno dopo Lebitha morì.”
Ommioddio…
Che mancanza…
Mi vengono le lacrime agli occhi… È venuto a mancare un elemento importantissimo del libro… Oh, accidenti… Come faremo senza… LE VIRGOLE! MALEDIZIONE, LE VIRGOLE!

Pubblichi un numero scandaloso di libri, tutti marchiati “Best Sellers Oscar Mondadori” e ancora mancano le virgole?!
Exterminate!
EXTERMINATE!
EX-TER-MI-NA-TE!

D’accordo, sono calmo.
Ci sarebbe una marea di altri stereotipi personaggi, ma sono talmente di poco conto che non vale la pena citarli. Giusto per darvi l’idea: madre superiora bacchettona, cacciatore di taglie, bambino che deve sopravvivere in tutte le maniere per colpa della povertà… Eccetera, eccetera, eccetera.
No, be’, parte gli scherzi, con le descrizioni di Talitha e Saiph volevo solo darvi un’idea della sciattezza con cui sono stati creati.

Non darò molta importanza alla trama, non per evitarvi spoiler, ma perché semplicemente non c’è niente di speciale, se non qualche particolare che mi ha lasciato trasecolato.
Saltando l’odiosissimo prologo, il romanzo si apre in un campo di addestramento in cui vediamo Talitha allenarsi con il suo maestro per diventare un’allenatrice di pokémon un Guardiano, ossia una qualche sorta di carica militare completamente inutile. È una testa calda, ma è la figlia del Conte quindi è inutile dire come mai riesca a seguire gli studi. L’autrice tenta di farci credere che la tipa sia una guerriera capace e dal cuore gentile, tanto da avere un vero rapporto di amicizia con il suo schiavetto, Saiph, abbracciando la filosofia punk dei Femtiti e dando un sonoro “Fuck the system!!!” alla società di Talaria. È interessantissimo notare come, più di una volta, la tizia si dimostri addirittura invidiosa del suo schiavo. Be’, certo, la figlia di uno ricco quanto Bill Gates, minaccioso quanto Scarface e potente quanto l’Imperatore Palpatine in lizza per il trono, che vive in un palazzone, servita e riverita da orde di schiavi… Ed è invidiosa. Non so perché, ma sono sicuro che, se vivesse nel nostro mondo, troveremmo sulle pagine di Facebook volte a sputtanare bimbeminkia di vario genere avrebbero un motivo in più per esistere.
La nostra alternativa Talitha, comunque, arriva al palazzo del padre, accompagnata da Saiph, e qui assistiamo all’esecuzione pubblica di un Femtita che aveva rubato, ucciso con un bastone sormontato da un frammento di Pietra dell’Aria, il cristallo che trattiene l’aria respirabile nelle città e che può causare dolore nei Femtiti. La cosa causa un certo sgomento nei protagonisti, e fa domandare al lettore il perché di un trattamento così barbaro su degli utilissimi e innocui schivi. Ma vabbe’. La famiglia deve recarsi nel Regno della Primavera per assistere ad un matrimonio. Dopo un viaggio in carrozza, prima del suddetto matrimonio, incontriamo Lebitha, la sorella maggiore di Talitha, una monaca che sta per diventare Piccola Madre ma che si sente male durante il banchetto e muore poco dopo.
Subito dopo Megassa ha un colloquio con Talitha in cui le intima di andare a sostituire la sorella al monastero, in cima al Talareth. Idiozia grossa quanto una casa, ma questo l’abbiamo già visto. Passiamo quindi al soggiorno di Talitha in tal monastero, che mi ha tanto ricordato la permanenza di Dubhe alla Setta degli Assassini, ma magari mi sbaglierò io; Talitha riceve una specie di addestramento magico (zottata in una classe di bambine di nove anni, mwahahahah) e gioca alla Mistery Inc. con Saiph, nel tentativo di scoprire cosa abbia fatto morire Lebitha. Non credo che vi sia bisogno di dire chi dei due assomiglia a Scooby – Doo. Qui vediamo come per la prima volta dopo una vita passata insieme Saiph inizi a rendersi conto che MAGARI Talitha un po’ gli piace. Ma MAGARI, eh.

Al monastero iniziamo a trovare qualche (stupida) risposta a qualche (intelligente) domanda. Secondo un mito, Miraval e Cretus rappresentano due divinità, la buona e la cattiva, che dopo una battaglia (ovviamente risoltasi con la vittoria della buona Miraval) sono rimaste legate, e Cretus è destinata a venire inglobata da Miraval alla fine dei tempi. Ora, Cretus si sta allargando, portando scompiglio a Nashira. Non si sa come, non si sa perché, ma questa scoperta, fatta da monache eretiche, è sempre stata insabbiata dalle altre. Perché, ovviamente, se decine e decine di tipe vengono da te e denunciano la stessa identica cosa, tu guardi dall’altra parte.
Ma *Censura*!
Alla fine Saiph e Talitha fuggono, dando anche alle fiamme il monastero. L’insegnante di magia di Talitha, Pelei, muore. Wiii!
Ovviamente, però, i Talareth sono resistenti al fuoco quando il loro legno fa ancora parte della pianta! Quindi a bruciare è solo il legno tagliato e lavorato di cui è composto il monastero!
Questa è la giustificazione narrativa più idiota che abbia mai letto. Giuro.
Comunque, i due partono alla ricerca dell’eretico, ossia un individuo che dovrebbe prevenire dalle terre oltre Talaria, la cui esistenza è incredibile, dato che lì non ci dovrebbe essere aria.
A Messe, rischiano di venire catturati da due guardie di Megassa, ma queste vengono uccise da una sommossa di Femtiti. Carino, no? Una razza di gente che viene trattata come cani ed è immune al dolore fisico sta zitta e buona per anni in schiavitù ma alcuni di essi iniziano a ribellarsi proprio quando fa comodo alla protagonista!
Talitha, sinceramente, spero che tu muoia!
Che poi, poco prima abbiamo la notizia di un carro di viveri assaltato dai Femtiti affamati “che non avevano dimenticato le arti della guerra perché un tempo erano combattenti”! E sono pure in maggioranza numerica rispetto ai Talariti!


I due si nascondono nella casa di un cartografo, poi ripartono, e dopo altri pericoli e un balzo narrativo, ci ritroviamo nel Regno dell’Autunno, con ‘sti due ancora in fuga che vengono scovati e catturati da un cacciatore di taglie e da Grif, un bambino orfano e affamato che segue il tipo per sopravvivere. Scappano, derubano un povero Cristo di passaggio e arrivano finalmente alla fortezza dove è trattenuto l’eretico. Qui scoprono un’altra sommossa di Femtiti (alla buon’ora) e apprendono che l’eretico è fuggito verso i Monti del Ghiaccio. Si rimettono in viaggio, camuffandosi per non farsi beccare, ma vengono, ovviamente, catturati dagli schiavisti, scambiati per Femtiti ribelli e mandati a lavorare nel villaggio di minatori.
Ma se per un furto qui ammazzano uno schiavo, perché non fanno fuori sull’istante due Femtiti ribelli, pericolosi e probabilmente assassini?! Perché sì, mi pare ovvio!

Qui Saiph incontra i nonni.

Vi giuro che a questo punto sono andato indietro a ricontrollare. WTF?! Che cazzo c’entra? Come cosa perché? La Troisi ha scritto il pezzo guardando C’è Posta Per Te o roba del genere?

Vengono riconosciuti, scoppia una rivolta, Saiph viene ferito e dopo un’immensa difficoltà Talitha lo cura, grazie alla Pietra dell’Aria. Ovviamente. Poi, dovrebbero trovare l’eretico, ma sono talmente incapaci che è l’eretico a trovare loro, e qui il libro finisce.
Potete immaginarvi la mia reazione.

Concludendo: sette camomille, tre compresse di Valium, sei siringhe di morfina e due camicie di forza strappate.
Non leggete questo libro.
Non perché potreste finire come me. Io so chi di voi lo leggerà. E potrei venire a trovarvi. Sappiatelo.
EXTERMINATE! EXTERMINATE! EXTERMINATE!

Yuvie – The Alchemist – Versione Dalek pacioccoso


Ehi! Ehi! Tu, nella cabina blu! Cosa… No, no, fermo! Via, stavo scherzando, con la cosa dei Dalek, non vedi? Sono un normalissimo recensore… Che cos’è quella bacchetta che hai in mano? Perché la stai puntando sul mio computer?!

OMMIODDIO, MINA!!!

La Stirpe – Meljean Brook

“Giudicato dal «Publishers Weekly» uno dei migliori romanzi degli ultimi anni”

MA PORCA DI QUELLA PUT… *Censura*

Se avete letto l’articolo sugli autori emergenti, pubblicato precedentemente, sicuramente vi ricorderete della mia “politica del suicidio”. Bene, questo steampunk è uno di quelli che mi ha avvicinato terribilmente a fare un “salto nel vuoto” non figurato. Vi ricorderete anche, senza dubbio, che le tipologie di libri che mi avrebbero spinto a fare qualcosa di simile sono: Troisi’s fan, Paranormal Romance, abomini simili alle Cinquanta Sfumature. Ebbene, La Stirpe non è nulla di tutto questo. Ma si avvicina terribilmente a tutte e tre.
Ma, come sempre, andiamo per gradi: partiamo dalla copertina, ovvero… Questa. Tralasciando il fatto che l’immagine e l’occhio rosso che fa molto Vincent Valentine, e che naturalmente non c’entrano assolutamente nulla con la storia del romanzo. Perché questo è un ROMANZO, come la Newton Compton Editori ci fa notare in basso a sinistra, come se ci fossero dubbi al riguardo, oppure come se loro stessi volessero auto convincersi. Ultima cosa, quelle cinque righe che dovrebbero sostituire il riassunto della trama sul retro, che ovviamente è occupato da lodi sul libro. Ma lo vedremo tra poco; prima…
“Benvenuti nel mondo delle nanotecnologie, tra zombi spaventosi, terrificanti pericoli e brucianti passioni”
… Io a questo punto ho avuto un brivido. E non era di eccitazione.
Dietro, come ho già detto, ci sono le recensioni positive che arrivano da riviste coi controcosìddetti:

«Dirigibili, occhi meccanici, enigmatici fabbri, creature spaventose fanno da sfondo a un amore romantico. Un’avventura emozionante come un videogame. Una grande prova narrativa» – Booklist
«Una storia intricata e avvincente, con dirigibili, mostri, nanotecnologie, e un’eroina* straordinaria.» – Publishers Weekly (* quella che servirà a me prima della fine della recensione, ndA)
«Zombi, pirati, tradimenti mortali: una trama mozzafiato che mescola l’avventura a una sensuale e travolgente storia d’amore.» – RT BookReviews

Il motivo per cui sono così duro con questo libro, più del solito, è uno solo: quando lo presi, prima di tutto controllai il prezzo. 9,90. A questo punto nella mia testa aveva già iniziato a farsi strada quella provvidenziale ma del tutto inutile cosa chiamata sospetto, perché si trattava di un libro dalla copertina rigida, di 439 pagine, abbastanza voluminoso, ben stampato, e presumibilmente di pubblicazione recente. Il prezzo era abbastanza basso, per un libro così. Però lo presi comunque. E me ne pentii. E ora, alla trama! *Nanananananananana*
Continua così il ciclo delle porno – protagoniste, iniziato con Tomyris, che prosegue con… Mina.
*Sdeng*
… Che non è la mia Mina…
*Sdeng, sdeng*
… Che non è la Mina del mio blog…
*Sdeng, sdeng, sdeng*
… del nostro blog… Ma che corrisponde al nome di Wilhelmina Wentworth, ma si fa chiamare Mina…
*Sdeng, sdeng, sdeng, sdeng*
E ORA CHE CAZZO HO DETTO?!
Ginger: «Non potendo spadellare l’autrice, dovrò pure sfogarmi su qualcuno!»

***
Questi educatissimi asterischi non introducono solo una citazione a quel genio di Stoud, ma censurano una spiacevole scena in cui due blogger psicopatici si malmenano selvaggiamente tra di loro.
Giusto per chiarire, a scrivere questa nota è Ginger. Yuvie rinverrà tra poco.
***

Si diceva. La nostra Wilhelmina, detta Mina, vive in Inghilterra, ma la Terra di questo libro è, ovviamente, diversa dalla nostra. Come nella maggior parte degli Steampunk, l’epoca è quella Vittoriana, e accanto alla classica tecnologia che si basa sul vapore, tipica del genere, viene introdotta la nanotecnologia. Tramite l’iniezione di nanoagenti nel corpo delle persone, infatti, è possibile migliorare le caratteristiche del corpo umano, oltre che ad assicurare una rigenerazione più rapida delle ferite. Il problema dei nanoagenti è quello di, essendo delle macchine, essere controllati, e di conseguenza controllando i nanoagenti è possibile controllare anche le persone. È esattamente quello che fa l’Orda, una superpotenza asiatica di origine mongola che conquista l’Europa e mette sotto controllo tutti gli abitanti dell’Inghilterra con nanoagenti nel corpo, attraverso onde radio, ossia la stragrande maggioranza di essa. Tutti i non – infetti sono costretti a fuggire in America. La protagonista fa parte di una famiglia nobile, i Wentworth per l’appunto, ma non è figlia naturale di suo padre. Pessima condotta da parte della signora nobile? Assolutamente no! Essendo la madre di Mina un’infetta, è controllabile tramite onde radio, e durante uno degli “ordini riproduttivi” dell’Orda, detti “Smanie”, la contessa è costretta a venire posseduta da un uomo dell’Orda.


Ora, spiegatemi voi perché mai una superpotenza asiatica dovrebbe aver interesse a incrociare la propria popolazione con tizi che ha sotto controllo. Avanti, su. Tra l’altro, il metodo della Smania risulta essere assolutamente idiota, per cose simili, perché gli impulsi sessuali sono talmente irrefrenabili negli infetti da non far capire loro con CHI (o con COSA, perché a questo punto tutto è possibile) lo stanno facendo! Infatti, scopriremo ad un certo punto del romanzo che Mina, durante una Smania, ha fatto sesso con la sua migliore amica.
Ah, e ci viene detto più volte che quando l’Orda cade Mina è ancora un’adolescente, quindi bisogna necessariamente pensare che la Smania in questione sia avvenuta prima.
E c’è ancora chi definisce questo libro “romantico”! Ma vi assicuro che il meglio deve ancora venire.
Come già detto, il controllo dell’Orda sull’Inghilterra cade, grazie all’opera di Rhys Trahaearn, un pirata che, per motivi più personali che patriottici, distrugge la torre radio dell’Orda a Londra, liberando i suoi connazionali e scatenando così una rivoluzione su larga scala. Io non ho capito perché cavolo in tutta l’Inghilterra c’è solo una torre radio con questo scopo, ma vabbe’, son dettagli.
Dunque l’Orda cade, Trahaearn diventa eroe nazionale, gli viene assegnato il titolo di duca, diventa il Duca di Ferro, e Mina combatte contro i pregiudizi rivolti al suo aspetto meticcio, diventando ispettore di polizia. A fine ‘800. Tutto regolare, eh?
No, ma per amor della mia compagna di blog, eviterò di far commenti sulla professione storicamente correttissima della protagonista e salterò direttamente ai due personaggi principali, ossia, per l’appunto, Mina e Rhys.
Mina è la tipica investigatrice acuta e intuitiva, cui Sherlock Holmes spaccherebbe la testa con una mazza per pura irritazione e disgusto e non per una questione di inferiorità. È giovane, bella, intelligente, perspicace, buona tiratrice, e un paio di volte nella storia si lancerà in imprese eroiche per la salvezza di tutti gli alti. Mary Sue del cavolo. L’unico attenuante, ma non lo si dovrebbe nemmeno considerare come tale, dato che con la diffusione del concetto di “Mary Sue” tutti gli autori cercano di mascherare le proprie eroine come possono, è il fatto che Mina ha per metà il sangue dell’Orda, il che la fa guardare con un certo disprezzo da parecchie persone, e poi ovviamente il suo cervello sarà un trionfo continuo di seghe mentali e di timori esagerati. Inoltre, in presenza di qualcuno a caso, diventa una… Ne parliamo poi.
Rhys Trahaearn ha invece le caratteristiche del classico pirata: rozzo, grande, grosso, forte, muscoloso, sboccato, decisamente pervertito e, ovviamente superdotato.
No, non sto scherzando e sì, c’è scritto veramente.

Mi chiedo proprio come mai ‘sti due finiscono con l’innamorarsi…

Comunque, il romanzo è costellato di altri personaggi più o meno triti e ritriti, andando dall’immancabile spalla Scarsdale alla donna pirata dei cieli Yasmeen, passando per il sovrintendente della polizia (ancora una volta donna) Hale, l’avventuriero smargiasso Archimedes Fox, l’agente energumeno Newberry e il classico personaggio cazzuto e influente che deve incutere timore, ossia il Fabbro.
Vi dirò che il mondo del libro è ben strutturato, comunque; i nanoagenti, le aeronavi, organi e apparati artificiali (come la madre di Mina che ha occhi artificiali che le permettono di vedere in base al calore), gli zombie e i mostri marini… Tutto ben fatto. Sarebbe venuta su una cosa bellissima se solo il comparto narrativo non abbondasse di gigantesche idiozie. Ma, come al solito, andiamo con ordine. Ah, vi premetto che non farò un’analisi accurata della trama, questa volta, perché spulciando Internet ho visto che i pareri su questo libro tendono ad essere vari e positivi, quindi non mi va di rovinarvi una storia che potreste apprezzare solo perché a me non è piaciuta. Mi limiterò a descrivervi la storia e ad analizzare le stupidaggini peggiori, perché se non faccio spoiler non sono contento. Amatemi!
Il libro incomincia durante il ballo della marchesa di Hartington, a cui sono presenti Mina, la famiglia e Felicity, ossia la migliore amica. Quella della Smania, sì, che al momento è incinta. Per la nostra protagonista, la splendida vesta viene interrotta dall’arrivo del suo assistente, l’agente Newberry, che la informa che nella residenza del Duca di Ferro è stato trovato un corpo e che il sovrintendente ha incaricato lei per investigare. Perché? Boh.
Comunque, una volta arrivati alla residenza di Anglesey, si scopre che la vittima è stata buttata giù da un’aeronave sulla residenza del Duca, quando era già morta, e che quindi si trattava di una specie di monito, o cose così. Le teste di cavallo nei letti son passate di moda, o forse era tutto poco igienico.
Il corpo appartiene ad un comandante della Marina, Roger Haynes, e dopo un’iniziale diffidenza del Duca, che vuole sistemare le cose a modo suo e senza vie legali perché è troppo alternativo perché non è abituato a seguire le regole (punk), egli accetterà Mina e se ne innamorerà. La trama continua, zombi, kraken, organizzazioni, idioti, ecc, ecc, ecc.
Ora, io mi fermerei sulla questione dell’innamoramento, dato che probabilmente occuperà gran parte di questa parte di recensione.
Con “innamoramento”, parlando limitatamente ad un ex pirata energumeno più alto del normale, muscoloso, lo scheletro di ferro per colpa dei nanoagenti e il testosterone a duemila, cosa si potrà mai intendere?
Ma certo! Il Duca di Ferro manifesterà per tutto il libro la volontà di portarsi a letto Mina! E lei, giustamente, si incazza come una faina, lo insulta pesantemente, lo picchia con una padella bestemmiando contro tutto il pantheon di D&D anche se non c’entra assolutamente una mazza e se ne va.
Ah, no, aspetta… Quella è la mia Mina…
WILHELMINA, dopo un’iniziale e ovvia (oddio, a ‘sto punto non la vedo tanto ovvia) diffidenza e vari rifiuti al Duca, finisce con iniziare a provare attrazione per lui. E non sarà grazie ad una sorta di corteggiamento o di cambiamento in lui, perché anche se iniziano a conoscersi meglio e a entrare in confidenza, lui non cambierà assolutamente di una virgola! Non farà altro che pensare a lei e a quanto vuole scoparsela e in che modi vuole farlo e in quali posizioni e dove e come e perché… Tanto che, verso la fine del libro, quando Mina viene ferita gravemente al cuore ed è necessario impiantarle un organo artificiale, il suo primo pensiero è quello che con un cuore meccanico eccitarsi è pericoloso!
Ti auguro di morire con un barracuda attaccato ai genitali, uomo.
Insomma, vi ricordate Graceling, no? Verso metà libro Katje risolveva i suoi complessi mentali, si metteva assieme all’effemminato a Po e facevano sesso. Stessa identica cosa qui. Mina cede, solo che le scene di sesso di questo libro sono molto più esplicite di quella vaga di Graceling.
Fanno sesso per la prima volta sul ponte deserto dell’aeronave di Yasmeen, almeno mi pare di ricordare, mentre Rhys è legato per motivi che non mi sovvengono. Qui vediamo uno scorcio della fantasia malata dell’autrice, che non solo si immagina del sesso praticamente feticista, ma anche le dimensioni del… Ehm… Attrezzo di Rhys che, citando il libro, “era troppo grande perché Mina potesse stingerlo”.
Questo blog sta diventando vietato ai minori. Ed è una cosa brutta, perché io 18 anni ancora devo compierli.
Va bene, va bene. Non mi disturba il fatto che la protagonista si chiami come l’alter ego di una delle persone più importanti della mia vita. Non mi disturba che IO abbia provato dolore per Mina nel momento del fatto. Non mi disturba che Rhys sia un cavernicolo specialmente a letto. Mi disturbano tre cose:
1) Anche durante tutte ‘sti giochetti sessuali, continuano a darsi del voi.
2) Mina interroga Rhys mentre lui sta… Ehm. Che ispettore ligio al dovere!
3) I nanoagenti. I FOTTUTI NANOAGENTI. No, ora statemi bene a leggere perché qui le fantasie diventano seriamente malate. Mina, essendo un’infetta, ha nanoagenti che rigenerano le sue ferite. TUTTE le ferite. Anche quelle che… errr… Sverginano.
Bene. Meljean Brook, se mi leggi, ora voglio che ci sediamo uno di fronte all’altra e discutiamo con calma circa cosa cazzo mi hai fatto leggere.
Tu non sei un’autrice, non sei una donna, non sei nemmeno un fottuto essere umano! Sei un mostro sadico e perverso! Cosa cazzo ti ha fatto di male quella ragazza per meritarsi questo? Non so, magari sotto sotto è masochista e le piace? Oppure vuoi solo farla soffrire? Ci si lamenta di Martin! In realtà il vero malvagio si nasconde nelle piccole opere!

Sentite, secondo me questo libro è una paranormal – modern – romance – erotica travestita da Steampunk. E direte voi: “Ma il Publishers Weekly lo ha definito uno dei romanzi migliori degli ultimi anni!”
Io non sono d’accordo. E dovrei dirvi come la penso sul Publishers Weekly. Ma un’immagine vale più di mille parole.

Yuvie – The Alchemist

“Splendido” (Cit.)

Breve comunicazione di servizio e sproloquio immane sugli emergenti del fantasy!

Ehm, okay.
Per motivi che non starò a ripetere, ma che si riassumono largamente nella parola “scuola”, in questo periodo non sono molto presente. Anzi, è praticamente come se mi avessero preso e schiaffato nell’universo del Ciclo dei Robot e io sia troppo felice per tornare indietro e pensare ai miei sedici followers!
*Quindici!*
Zitta, Rossa!
Dunque, la comunicazione di servizio consiste, principalmente nel: ho quasi esaurito i libri squallidi. Sono al lavoro su tre recensioni di libri penosi (chi segue la pagina su Facebook, ossia Ulisse, saprà che uno di questi è Il Dilemma di Drizzt; gli altri sono top secret)
[E scusatemi il bruttissimo gioco di parole]
Questo, comunque, non è assolutamente (noooooo) una scusa per dire che mancherò ancora! Ho già stilato una lista di argomenti fantasyosi che non siano necessariamente recensioni, e inoltre queste ultime non si fermeranno affatto, perché sempre Ulisse saprà che ho iniziato a stilare un’estremamente pericolosa Guida Galattica alle Fanfiction, che sarà a puntate.
Quindi, no, non vi siete ancora liberati di me!

Comunque, e questa è una nota che ho aggiunto successivamente, oggi, 12 Giugno, HO FINITO LA SCUOLAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!
Quindi, ripeto, non vi siete liberati di me, e vi annuncio che con l’estate sono abbastanza sicuro di riuscire a postare con una certa regolarità!
Ultime parole famose? Può darsi.
Ora, sotto le ispiratrici note di Paranoid Android, via con l’articolo vero e proprio.

Vi sarà certamente capitato, un giorno o l’altro, di addentrarvi nel reparto fantasy della vostra libreria di fiducia. Se, come me, la vostra libreria non ha un reparto fantasy ma un semplice scaffale, oppure semplicemente non avete una libreria di fiducia, non fatevi prendere dal panico: non sapete a cosa potreste andare incontro.
Perché? Se, sempre come me, siete degli incorreggibili, schizzinosi, irascibili individui che si dilettano a scrivere fantasy, i risultati potrebbero essere spiacevoli.
Potreste venire presi da un arresto cardiaco, e fare sì che la libreria che ospita gli abomini che avete visto si assuma le responsabilità e venga chiusa;
Potreste iniziare a imprecare e imprecare e imprecare, e verreste buttati fuori;
Potreste semplicemente uscire e gettare una maledizione su quel luogo.
Se vi interessa, io, a giro, compio tutte e tre le azioni. Poi ci si domanda dell’ignoranza del Sud, eh? Siamo stati io e i miei antenati, che a furia di arresti cardiaci abbiamo fatto chiudere tutte le librerie sulla piazza. Sentito, Lega? Pigliatela con me!

C’è da dire che io me le cerco. Tendo a comprare spesso libri di autori esordienti o comunque che non ho mai sentito prima. Ogni volta che compro un libro io, è un salto nel vuoto; la cosa potrebbe benissimo diventare controproducente, perché se malauguratamente dovessi comprare uno dei libri che verranno sull’onda delle Cinquanta Sfumature (previsti già dalla Rossa), il salto nel vuoto non sarà solo figurato, e lo stesso vale per qualsiasi paranormal romance, fantasy adolescenziale, Troisi’s fan, eccetera, eccetera. Questa politica del suicidio l’ho messa da parte, per adesso, perché sto leggendo principalmente Asimov, Adams e Coelho, e nel momento in cui posterò una loro recensione negativa qui dovrete seriamente pensare che il vostro Alchimista si sia buttato dalla finestra dopo aver comprato un qualunque plagio di pessima saga fantasy e che chi ha ereditato il computer abbia scoperto la password del suo account su WordPress.
In ogni caso, negli ultimi tempi il fantasy è un genere parecchio inflazionato. Ora, io non dico che sia dovuto al fatto che un sacco di gente prova a scrivere fantasy e fallisce miseramente, anche perché sono il primo che tenta di tirare fuori qualcosa di originale e non ce la fa, però converremo tutti sul fatto che è una delle ragioni principali.
L’altro motivo principale si riassume nella Teoria dell’Ilare Sogno: il Sogno è quello dell’esordiente convinto di sbancare con il proprio romanzo, l’Ilare è l’editore mentre gli viene esposto il Sogno.
In base al genere, la Teoria dell’Ilare Sogno può assumere vari nomi e connotazioni.
Nel caso del fantasy “tengo gnocca” italiano, diventerà la Teoria del Sociopatico Sogno; in quello dell’urban moderno, Teoria dello Stupido Sogno; nel caso del fantascientifico, Teoria del Sogno dell’Asimov Indemoniato.
Non volete davvero sapere come si chiama la Teoria che comprende le Cinquanta Sfumature. Ora che conosciamo i motivi di ciò che mi ha spinto a scrivere questo articolo, iniziamo con l’introduzione dell’argomento vero e proprio.
Okay, so che spezzerò qualche cuore. E che forse qualcuno spezzerà le mie gambe. Ma, per il bene del fantasy, dell’editoria, del blog e del mondo intero, io continuerò a scrivere!
Tu! Autore esordiente che mi leggi! Aspetta lì, vado a prendere la scopiazzat… IL COPIONE! IL COPIONE!
***
Eh-ehm.
Io sono il blogger Alchimista, vostro recensore di fiducia; d’ora in poi, ogni cosa che dirò corrisponderà a pura verità, tutto chiaro, “originalissimi” scrittori?! Da oggi, voi siete uno sputo d’inchiostro! La più bassa forma di scrittura che ci sia sul globo! Non siete nemmeno fottuti esseri umani, sarete solo una massa informe di materia organica vegetale comunemente detta plagio! Tutto chiaro, “originalissimi” scrittori?!
***
Forse sto esagerando.
Ma vedete, io me la piglio a cuore, in certe cose. A cuore, NEL cuore, dritto nell’aorta… Non importa, davvero. Nel giorno in cui morirò davvero d’infarto, verrò a perseguitarvi infestando le pagine della vostra copia di Twilight, o di Tre Metri Sopra al Cielo, o di qualunque altro libro brutto abbiate in casa, tranne le Cinquanta Sfumature. Anche gli spettri vendicativi hanno limiti e buon gusto.
In ogni caso, questo documento non intende assolutamente dirvi come dovete scrivere fantasy; non sono mica così saputello. Questo documento esporrà solo la classificazione zoologica delle belv… Ehm, autori. Si tratterà di qualcosa di utile, spero, dato che al giorno d’oggi c’è un sacco di pubblicità ingannevole!
D’altronde, quante volte vi è capitato di leggere, sul retro delle copertine, lodi incessanti sul romanzo in questione, provenienti anche da fonti di tutto rispetto?
“Incomparabile” – New York Times.
“Spettacolare” – The Sun.
“Splendido” – Associazione Agricoltori Uniti dello Zambia.
“Pieno di passione e sentimento” – Redazione Giornalino Scuola Media San Silvio Beatificato di Arcore.
“Mi ha stregato” – Marion Zimmer Bradley.
E tu: «Ma la Bradley è morta nel ’99!»
Ma il commesso è già fuggito coi soldi.

Diciamocelo: si gioca molto sul momento. È ben difficile trovare due romanzi dello stesso autore – “stella nascente”, oppure è ancora più difficile trovarne due belli. Ma è anche vero che si tratta di una nota positiva, in un’epoca in cui tutti si improvvisano scrittori, da Del Piero a Sasha Grey, passando per decine di persone che si gettano nella scrittura. Insomma, in ogni caso si tratterà di palle.

OKAY, YUVIE, BASTA CON LE FOTTUTE BATTUTE SQUALLIDE!

Ordunque. Per comprendere bene quello che passa nella mente malata dell’esordiente fantasy, dobbiamo analizzare il “bagaglio culturale” dell’individuo, i suoi gusti letterari, insomma. In un genere eterogeneo come il fantasy vi dovrebbe essere un’ampia scelta di autori da cui trarre ispirazione, ma, a quanto pare, non è così. Incontro sempre più emergenti che si rifanno quasi esclusivamente a Lui. Al Nemico Assoluto.
Tolkien.

Okay, chiariamo.
Io ho letto parecchi libri di Tolkien, e pur non potendolo annoverare tra i miei autori preferiti, lo rispetto in quanto “fondatore” del genere, anche se in fondo in fondo di fondatore non si tratta, dato che le origini del fantasy vero e proprio sono riconducibili a molto prima di lui. Trovo che sia di una pesantezza immane, considerando anche il fatto che era un medievalista, ma non lo odio e, a differenza di parecchie persone, non lo considero un dio sceso in terra. Non più, almeno…
Tolkien di là, Tolkien di qua, Tolkien su, Tolkien giù, a destra, a sinistra, in basso, in alto, angolato, a novan… NO! SCHERZAVO!
Insomma, fatto sta che il capillare (e, secondo molti punti di vista, giusto) successo di Tolkien ha influenzato molto autori, e questo è un bene. Finché si tratta di influenzare.
Tralasciando i casi di plagi veri e propri, dato che sono eclatanti e molto isolati… Avete mai fatto caso a come si struttura normalmente il fantasy? Una comitiva di disadattati, un compito da svolgere, una guida morale, magia, qualche volta una guerra… Qualcuno le chiama “caratteristiche”, altri “cliché”… Io non pendo da nessuna delle due parti della bilancia, mi limito a citare il caro Frank Zappa:
“Senza deviazione dalla norma, il progresso non è possibile”
E comunque, la cosa che non perdonerò mai a Tolkien sono gli elfi. Ma questa è un’altra storia.

Non pensiate, comunque, che la lista si fermi qui. Si stanno via via affermando varie correnti di autori emergenti, che spaziano dai Martiniani ai Troisiani, passando per Paoliniani, Steampunkosi, Sapkowskiesi e via dicendo.
Non cito Brooks perché è come citare Tolkien.
(Vi ho buttato l’osso, mastini polemici, venite a prenderlo! MWAHAHAHAHAHAH!)
E non cito la Rosso perché… perché no.
Aaaaanyway, facciamo qualche semplice distinzione.

Troisiana= Autrice (pochissime volte autore) estremamente diffusa in tutto il mondo, anche se con nomi diversi; che dire, sangue, botte e tette sono un trinomio perfetto. Ma, si sa, Italians do it better, e quindi alla Mary Sue classica si aggiungono dosi ancora più massicce di seghe mentali e diversi cliché e indecisioni amorose, il tutto contornato da una forte, fortissima dose di “momenti WTF” e situazioni paradossali.
Martiniano = Stronzo.
Paoliniano = LUKELUKELUKELUKELUKELATOOSCUROLATOOSCUROLATOOSCUROFORZAFORZAFORZA

… Lo so di meritarmi tutte le vangate di questo mondo. Lo so.

Direte voi: “Ma tra ispirarsi e copiare c’è differenza!”. Ebbene, la differenza è labile. E, in ogni caso, voi vorreste leggere soltanto megacitazioni a opere che avete già letto prima? Quando, oltretutto, spesse volte le citazioni sono fatte male?
(Esatto, Paolini, non ti ho perdonato per aver citato Doctor Who)
E… Per il “copiare”… Per quello arriverà un articolo a parte… Prima o poi… E lì citerò fortemente qualcuno.
VERO, EH, VERO, RAZZA DI MALEDETTO PICCOLO…
(*Provvidenziale padellata a difesa della privacy, del buon gusto e della politica anti-spoiler*)

Passiamo, infine, ai metodi di pubblicazione. Una parola: e-book. Il che, vista l’idea che il lettore medio ha degli e-reader, può essere considerata una specie di gigantesca presa per il culo della casa editrice oppure un’azione benefica verso i lettore. Sono più propenso per la prima. Quelle poche volte in cui è possibile trovare qualche nome sconosciuto tra gli scaffali di una libreria, verrà quasi naturale giudicare il libro dalla copertina e urlare varie esclamazioni. La più gettonata è: “BIMBOMINKIAAAAAAA”, data la prolifera industria della Paranormal Romance, questi tempi. Tutto questo prima, ovviamente, di avere un arresto cardiaco.
Emergenti, sentitemi: per le idee originali, non basta poi molto. Usate i Pink Floyd. Potreste diventare dei genii oppure potreste avere degli incubi che vi spingeranno al suicidio ed eviteranno che pubblichiate. Oppure, se non volete il suicidio, provate a sforzarvi un po’ di più, a partire dai nomi. Invece di riciclarli, battete un pugno sulla tastiera e prima o poi ne uscirà uno bello e originale. E, per l’amor del cielo, BASTA STREGONI!

Yuvie – The Alchemist

I’m back!

 Graceling – Kristin Cashore

*MOMENTO SEMISERIO!*
Vista e considerata la mia lunghissima e riprovevole assenza, causata un po’ da impegni scolastici/musicali/fisici, ci tenevo a scusarmi. In primo luogo con Ginger, che non solo ha minacciato di ricorrere ai sindacati ma mi ha pure sostituito degnamente in questo periodo, ma anche con i fan che ci seguono…
(Quali fan? Non rompete le balle, sto cercando di dare enfasi alla frase!)
Ma ora, miei cari, sono tornato!
Spero.
Quindi, andiamo subito giù di recensione!
*FINE MOMENTO SEMISERIO!*

Comprai questo libro a Roma, assieme a quel capolavoro del Ciclo di Terramare. Gloria ora e sempre alla Le Guin e allo zio che ha messo i soldi!
Cosa? E alla Cashore?
… Molto divertenti.
Vedete, questo libro contiene una quantità industriale di boiate, ma l’idea, in fondo, molto in fondo, era carina, quasi originale. È lo stile e le situazioni che hanno reso questa roba un aborto.
Diciamo semplicemente che ci sono delle cose per cui inizi a odiarlo. In Graceling, lo si capisce subito dalla prima ragione: quarta di copertina.
“Tutti i Graceling hanno gli occhi di colori diversi. Tutti i Graceling hanno un Dono”
Wow! Finalmente un’idea originale!
“Difficile è però sapere quale Dono possiedono: a volte anche per loro stessi è duro capirlo e controllarlo.”
… Interessante…
“Ci sono Doni quasi inutili, come la capacità di ripetere parole al contrario o di ricordare certi dettagli.”

“Katje ha diciotto anni e il suo Dono è un’arma terribile nelle mani di suo zio, re Rand.”
Oh, no…
“Il futuro le può riservare un posto sicuro al fianco di quest’uomo vendicativo…”
EH?!
“… o infinite sorprese, come l’incontro con un Graceling dallo sguardo intenso che sembra conoscerla fin troppo bene.”
Ecco, io lo sapevo. Da un’idea geniale salta fuori la protagonista cazzuta ma capacissima di provare sentimenti e vivere storie d’amore intense.
TROISI! PRIMA O POI ME LA PAGHERAI, SAPPILO!
(Lasciamo perdere il fatto che probabilmente la Cashore non sa nemmeno chi è la Troisi, eh?) Se magari la ragione descritta precedentemente non v’aggrada, comunque, vi presento subito la seconda ragione del mio odio per questo libro!
IL DANNATISSIMO FORMATO!!!!!!
Può sembrare (e, molto probabilmente, lo è) una stupidata, ma, dannazione, questo è un libro da cinquecento e passa pagine che, se stampato con caratteri non presi dai test dell’oculista della scuola guida, si dimezzerebbe! Chi, come me, è solito passare davanti allo scaffale del fantasy, vedere un volume enorme e dire “Oh, almeno avrò da leggere per un po’!”, mi capirà senz’altro.
De Agostini del cazzo.
Terza ragione: la mappa. Anzi, il mondo in generale. I fatti si svolgono su una terra denominata “I Sette Regni” (non preoccupatevi, con quelli di Martin hanno in comune solo il nome), nonostante i regni in questioni occupino a malapena la metà del territorio totale, e che la stessa superficie emersa occupi qualcosa come il 40% della cartina… Il resto è “Oceano”, nome riportato a lettere cubitali in mezzo al bianco totale che troviamo a Sud-Ovest del continente e che mi ha fatto irritare parecchio. I sette regni sono: Middluns, terra natale della protagonista, che per comodità denominerò “il regno intelligente”, dato che il suo re è l’unico, in tutta la storia di tutti i regni, che abbia capito l’utilità di farsi i cazzi propri; Nander, Wester ed Estill, quelli più realistici nel contesto medioevale in cui ci troviamo, dato che passano la maggior parte del tempo a rompersi le balle e farsi guerra a vicenda, ma OVVIAMENTE non li vedremo mai nella nostra storia; Sunder, messo lì a caso, la cui unica utilità è il re avido che si comporta più da mercenario che da sovrano; Lienid, gli hippie sull’isola sperduta; Monsea, l’emarginato. Ma il meglio è la legenda: mai in vita mia mi sentii così preso in giro. NOOOOO! Quelle cosette appuntite sono montagne! E quelle lineette sono foreste e quelle curve sono colline! Non ci sarei mai e poi mai arrivato!
E poi, mi spiegate l’utilità di segnare le pianure con delle linee orizzontali, su una mappa?
Tralascio volutamente la scelta (o non-scelta) dei nomi: non una catena montuosa, non un fiume, non una foresta, una pianura, un lago, una buca, una formazione rocciosa dalla forma di dito medio alzato contro l’autrice che abbia un cazzo di nome! Ogni regno sembra avere un massimo di due città vere e proprie (Sunder ne ha tre! Ommioddio,  che sovrappopolamento!) e le capitali prendono i nomi dai loro re, in modo tale che nel Middluns si ha Rand City… E ovviamente il nome della capitale cambia ogni volta che cambia il re. Certo.
Ho già detto “DeAgostini del cazzo”?

Guardate, io non vi scrivo la trama dei libri che recensisco per cattiveria. Io vi voglio bene, voglio tutelarvi, voglio farvi quanti più spoiler possibili in modo tale che se anche, a recensione finita, vi salti il grillo di leggere il libro contro cui IO ho combattuto e per cui IO ho sofferto come un cane, voi non lo leggerete perché saprete già tutto della trama!
Ringraziatemi!
Bastardi.
Come già detto, Katje ha il Dono di far secca la gente. Ovviamente, lo zio Rand (unico personaggio che mi ispiri simpatia in questo libro, assieme a Raffin, anche se so benissimo che il re dovrebbe essere un cattivo…) vede in lei un’ottima opportunità per addestrare un sicario a buon mercato. Ovviamente, a Katje la sua occupazione non piace, e con il passare degli anni l’intelligentissima ragazza mette su un Consiglio, il cui scopo è quello di aiutare le popolazioni tartassate dai re-teste-di-cazzo citati prima.
Perché togliere direttamente di mezzo i re era troppo difficile, eh?
Troviamo la protagonista, a inizio “romanzo”, nelle segrete di una prigione di Sunder, in missione per liberare il padre del re di Lienid, prigioniero per motivi ignoti. Nell’aggirarsi allegramente per il posto, Katje fa la conoscenza di un secondo Lienid, misteriosissimo, anche lui con il Dono del combattimento. Ma lo vedremo poi.
Il nobile Lienid viene salvato, Katje e i suoi due compagni (Oll e Giddon, ma io li chiamo Sfigato 1 e Sfigato 2) tornano a Rand City, portandoselo dietro. Qui ritroviamo il Lienid con il Dono del combattimento, che scopriamo essere il principe del suddetto paese, Grandemalion Verdeggiante. Non è l’erede, è il settimo figlio, e con un nome così direi che è una fortuna. Comunque, non si fa chiamare con tal “nome da checca”, giusto per utilizzare un gergo colloquiale, ma preferisce il soprannome Po, che sarebbe il nome di un albero dal fogliame grigio-dorato, come appunto sono i suoi occhi da Graceling. Io lo so che in verità è solo una spia del Carroccio, non preoccupatevi…
Dunque, Katje e Po iniziano a fare amicizia, durante il soggiorno di questo alla corte di Rand. Ovviamente, “fare amicizia” è inteso con l’allenarsi assieme, e tutte le santissime volte Po le prenderà. La situazione si sblocca quando Sfigato 2 dichiarerà il suo amore per Katje, e dalle parole che questo pronuncia su Po lei capirà che il Lienid in realtà non ha il Dono del combattimento, ma è un telepate!
Voi ci avete capito qualcosa? No? Nemmeno io!
Katje si incazza a morte con Po, il cui Dono sarebbe quello di captare pensieri ed emozioni solo se sono rivolti a lui. Ad esempio, probabilmente avrà sentito tutte le volte in cui mi sono rivolto a lui come “effemminato”, nel mio cervello, ma di sicuro non può aver sentito tutte le volte che ho definito la sua amichetta “pazza sociopatica Troisiana”.
Chiaro e semplice, no?
I due infine lasciano la corte di Rand, l’una per sottrarsi al giogo dello zio, l’altro per andare a Monsea e salvare sua cugina Bitterblue dal padre, re Leck. Con un nome così…

Leck risulta essere un Graceling con il potere di persuadere la gente. In breve, per tutti quelli con cui parla è un sant’uomo, ma in realtà è uno psicopatico sadico che si è fatto adottare dal precedente re di Monsea e ha ereditato il trono. L’unico motivo per cui questo personaggio non mi piace è per il fatto che è un gran bastardo senza alcun motivo logico! Non è nemmeno un cattivo vero e proprio, non vuole conquistare il mondo o far secchi i protagonisti, sta solo per i fatti suoi!
Durante il viaggio dei due avremo uno stupendo scorcio dei Sette Regni: qualche locanda, qualche residenza reale, poi il nulla assoluto sotto forma di terre selvagge, boschi e roba simile. Ecco perché nessuno vuole conquistare il mondo, qui… Il viaggio prenderà la forma di una love story tormentata e del tutto inutile, tra seghe mentali allucinanti di Katje e vari eventi di poco conto. A quanto pare la tipa non vuole mettersi con Po, di cui è follemente innamorata, perché non vuole sposarsi né avere figli. E a nulla servono le rassicurazioni dell’altro, no! Fa arrivare entrambi tremendamente vicini all’esaurimento nervoso, poi il richiamo del sesso si fa troppo grande e lo fanno la notte stessa in cui si baciano. Giusto!
La cosa che più ho odiato di questa coppia non è il fatto che Katje si facesse viaggioni mentali su qualunque cosa, o che lui fosse un completo deficiente a volere una tizia del genere, ma… Cristo, Po sembra una povera donzella in pericolo per buona parte del libro! Fa tutto Katje! E lo vedremo anche dopo, quando arrivano a Monsea, vedono la zia di Po uccisa dal marito, salvano Bitterblue e Po rimane ferito in uno scontro coi soldati di Leck! Il cretino si fa lasciare in una baita abbandonata perché rallenterebbe troppo le altre due, e Katje gli promette che tornerà a prenderlo. Il resto del libro si riassume in: Katje e Bitterblue attraversano un passo montano che nessuno ha mai sconfitto (“E’ SARUMAAAAAAAAAAAAAAAN!”), arrivano a Lienid in nave, al palazzo trovano Leck e Katje lo ammazza tirando un solo pugnale. Uno solo.
MA PORCA DI QUELLA PUTTANA, CHE AVETE CONTRO GLI SCONTRI FINALI, VOI AUTORI DI BASSA LEGA?! È l’unico maledetto cliché fantasy di cui non posso fare a meno! Ed è l’unico modo per risollevare un po’ le sorti di un romanzo che fa acqua da tutte le parti, ma nooooo, la tipa con il Dono di uccidere (che poi si scoprirà essere il Dono di sopravvivere) può benissimo fare tutto con un solo pugnale!
… Andiamo avanti.
Katje e Skie, il fratello di Po (cazzo, che nomi infelici, in ‘sta famiglia), partono assieme a Bitterblue e qualche altro idiota per salvare l’idiota. Il finale è sostanzialmente: Bitterblue diventa regina di Monsea, Katje torna da Po, scopre che è diventato cieco “per colpa della ferita”.
Sììììì, dopo un tempo incredibile solo, al freddo e in una baita sperduta, ceeeeerto…

Be’, ho esaurito. Il fattore “romanzo d’esordio” può essere anche considerato un attenuante per la Cashore, fino a un certo punto, ma in linea di massima non credo sia molto tagliata per il fantasy. Anzi, non lo è per niente, se si considera il fatto che questo libro è catalogato come “fantasy per ragazzi”. Non so bene se questo appellativo sia stato dato per il fatto che dovrebbe contenere temi utili ad un adolescente (Quali? Boh…) oppure perché contiene una quantità industriale di sangue, o semplicemente per via della psicologia amorosa contorta di Katje.
Meglio non saperlo, in effetti.

Yuvie – The Alchemist

P.S. Ci tengo ad aggiungere che, nonostante i molti appellativi riservati a Po in questa recensione, io non ho assolutamente nulla contro i gay, ho diversi amici omosessuali e bisessuali e sono favorevole a matrimoni e adozioni. Giusto per evitare brutte sorprese nei commenti, eh?