Racconto in omaggio II

Buongiorno a tutti.
Come sa chi ha seguito il mio ultimo post, in questi giorni avevo in cantiere un post sui Fandom; tuttavia l’esame che sto preparando si è rivelato più lungo del previsto e l’arresto di Justin Bieber – con conseguente sollevazione popolare delle bimbemink ragazze che lo seguono – ha mandato a donne perdute buona parte di quelo che mi proponevo di dire, costringendomi a fermarmi e a ripensarci su. Quindi, dato che io e l’Alchimista ci siamo ripromessi di riprendere in mano le redini di questo blog e di non far morire tutto, ripiego con tutta la mia nonchalance su un post tappabuchi.

Piccola premessa.
Come ormai sanno anche i sassi, ultimamente il nuovo film della Disney, Frozen, sta riscuotendo un sacco di popolarità fra grandi e piccini; io questo film non l’ho ancora visto per una lunga serie di motivi, ma ho letto in giro che dovrebbe essere ispirato alla fiaba di Andersen La Regina delle Nevi.
Lo stesso giorno in cui ho scoperto questo fatto, ho chiesto in giro fra chi l’aveva già visto, per scoprire se era vero, perché a me sembrava che il trailer non c’entrasse una benemerita mazz granché; così facendo, ho scoperto anche che buona parte dei miei amici non conosceva la storia di Andersen. Ora, visto che La Regina delle Nevi era uno dei miei racconti preferiti quand’ero bambina, ho deciso di condividere questo racconto senza voler muovere alcuna critica al film, che, come ho già detto, non ho ancora visto; semplicemente la ritengo una fiaba degna di essere conosciuta.

Altra piccola premessa.
Quando ero bambina, c’era questa “moda” che non so se sia ancora in vigore, di produrre collane intere di volumi sottili, ognuno contenente una o più storie con illustrazioni enormi, e di venderli con annessa audiocassetta, in cui gente che devo ringraziare dal profondo del cuore leggeva le fiabe; in questo modo bastava un buon vecchio mangia-nastri e il bambino aveva di ché distrarsi anche se non sapeva ancora leggere benissimo (Sì, essenzialmente erano audiolibri, ma allora non si chiamavano così). Nella versione più “interattiva”, invece del libro c’erano tante schede illustrate con il racconto scritto dietro e, mettendole una dopo l’altra sul pavimento (con immensa gioia della mamma che doveva spazzare), ne veniva fuori un’immagine continua che raccontava tutta la storia.
Non so se adesso, con innumerevoli canali TV a disposizione e internet accessibile più o meno ovunque, ci sia ancora questa consuetudine di fare audiolibri per bambini, ma sono sicura che tutti avete sentito nominare qualcosa di simile almeno una volta, sia un fascicolo unico (io avevo Gli abiti nuovi dell’Imperatore), siano Le Fiabe Sonore (che venivano vendute su 45 giri anche quando mia madre era piccola e iniziavano con la famosa canzone “A mille ce n’è nel mio cuore di fiabe da narrar…” ), siano I Raccontastorie (questi meno famosi, ma ci sono affezionata, perché sono i primi che ho ascoltato).
Tutto questo per dire che io la fiaba della Regina delle Nevi l’ho sentita per la prima volta da una di queste audiocassete in versione ridotta per bambini (perché, chissà perché, c’è questa abitudine di ridurre tutto, anche ciò che non ne avrebbe bisogno) e me ne sono subito innamorata, tanto che la ascoltavo secondo me più di una volta al giorno, perché mi ricordo ancora la voce dell’attrice che la leggeva e, appena ho imparato a leggere spedita, non la mollavo un attimo.  La fiaba originale di Andersen, ho scoperto di recente, è molto più lunga ma, con mia grande soddisfazione, quella ridotta contiene tutti gli avvenimenti dell’originale, solo raccontati in modo molto più scarno.
La versione che vi posto qui è quella ridotta, trovata su internet e uguale identica a quella che ascoltavo io (sì, sono una sentimentale), perché quella di Andersen è davvero troppo lunga per un post, per chi fosse interessato, comunque, è reperibile QUI.
Bene, con questo smetto di fare premesse piene di reminescenze da vecchietta ottantenne e vi lascio con il racconto. Le immagini che trovate le ho prese dal volume che avevo io (I Raccontastorie – Volume relativo alle cassette 7 e 8; edizione del 1984, raccontata da Paola Gassman e illustrata R.Hook), perché mi sembravano troppo belle per non farle vedere.
Buona lettura.

nuovo-1

Tanto, tanto tempo fa, c’erano un bambino chiamato Kai e una bambina chiamata Gerda. Vivevano porta a porta e si volevano molto bene.
Fra le due case c’era un giardino nel quale i due ragazzi giocavano tutta l’estate tra i fiori. Il fiore preferito di Gerda era la rosa e lei aveva perfino inventato una poesia dedicata a Kai:
«Le rose non perdono il profumo mai e amici per sempre saran Gerda e Kai.»
Durante l’inverno, sedevano accanto alla stufa ad ascoltare le storie che la nonna di Kai narrava sulla perfida Regina delle Nevi.
«Vola nella grandine e ricopre i campi di neve. Paralizza i fiori con la brina e ghiaccia i fiumi. Il suo cuore è di ghiaccio e vorrebbe che anche quello degli altri fosse come il suo.»
Una sera, mentre la nonna parlava, il vento fischiava intorno alla casa e una finestra si spalancò. Una folata di grandine colpì Kai al viso e una scheggia di ghiaccio gli entrò in un occhio e gli arrivò fino al cuore.
Lì per lì Kai dette un grido di dolore. Ma pochi momenti dopo stava ridendo di nuovo. E Gerda non ci pensò più.
Il giorno dopo, Kai stava andando a giocare nella piazza del paese con gli altri ragazzi.
«Posso venire anch’io?» gli chiese Gerda. Ma Kai si rivoltò con uno scatto: «No davvero. Sei solo una ragazzina stupida.»
Gerda rimase molto ferita da queste parole. Ma come poteva sapere che la scheggia penetrata nel cuore di Kai glielo aveva reso di ghiaccio?
Uno dei giochi favoriti dai ragazzi era quello di legare gli slittini ai carri dei contadini e farsi così trascinare sulla neve. Ma quel giorno, sulla piazza, c’era una grossa slitta bianca, col conducente avvolto in una bianca pelliccia.
«Questo è meglio del carro dei contadini», pensò Kai e legò il suo slittino alla parte posteriore della slitta bianca.
La slitta si mosse, sempre più veloce finché Kai cominciò a spaventarsi. Voleva slegarla, ma non poteva sciogliere il nodo. Correvano sempre più lontano, oltre i confini del paese, volando nel vento.
«Aiuto! Aiuto!» gridava Kai, ma nessuno lo sentiva. Filarono via per ore, poi all’improvviso la slitta si fermò e il conducente si alzò in piedi.
Era una donna alta e sottile vestita tutta di neve. Kai la riconobbe subito.
Era la Regina delle Nevi! Mise Kai sulla slitta vicino a lei e lo avviluppò nel suo mantello. «Tu hai freddo», disse e lo baciò in fronte. Il suo bacio era come il ghiaccio, ma lui non sentì più freddo.
La guardava e pensava che nessuna al mondo fosse più bella della Regina delle Nevi. Infatti era stata proprio lei a mandare il vento che aveva fatto entrare il ghiacciolo nel cuore di Kai, che ora era un blocco di ghiaccio. Kai aveva già dimenticato Gerda, la nonna e la sua casa.
Gerda pianse amaramente quando Kai non tornò a casa. Tutti dicevano che era sicuramente morto, sepolto chissà dove nella neve.
Gerda aspettò tutto l’inverno, ma Kai non tornò. Alla fine, arrivò la primavera e Gerda ricevette in dono un paio di scarpette rosse. Se le mise e andò fino al grande fiume.
«Avete visto il mio amico Kai?» chiese alle onde. «Vi darò le mie scarpette rosse se mi dite dov’è.»

nuovo-4

Il fiume e le scarpette rosse

Le onde annuirono con le loro creste spumeggianti. Essa allora montò su una piccola barca attraccata fra le canne, e lanciò le scarpe nell’acqua, più lontano che poté.
In quel mentre, la barca si allontanò dalla riva e cominciò a correre lungo il fiume. Gerda aveva paura, ma non osava saltar giù.
«Forse la barca mi porterà da Kai», pensò.
La barca trascinò Gerda giù lungo il fiume, fino a una casetta dal tetto di paglia circondata da un giardino di ciliegi.
Una strana vecchia signora, con un gran cappello in testa, uscì dalla casetta e con il suo lungo bastone ricurvo agganciò la barchetta e la tirò in secco.
«Povera bambina», disse a Gerda. «Come mai stavi navigando tutta sola per il mondo?»
Gerda raccontò la sua storia alla vecchia signora e le chiese se per caso avesse visto Kai.
«Ancora non l’ho visto, cara, ma sono sicura che verrà molto presto.»
La portò in casa e le offrì delle ciliege. E mentre Gerda mangiava, la vecchia signora le pettinava i capelli.
Ora, dovete sapere che in verità la vecchia signora era una maga, che si sentiva molto sola, e perciò desiderava tenere Gerda con sé. E con il suo pettine magico aveva cancellato tutti i suoi ricordi, perfino quello di Kai!
I giorni passavano e Gerda giocava nel giardino dei ciliegi. Ma, una mattina di sole, mentre girellava tra i fiori del giardino, vide un cespuglio pieno di boccioli di rose. Gerda baciò le rose con trasporto e si ricordò immediatamente di Kai.

nuovo-7

Gerda nel giardino della strega

«Sono rimasta qui troppo a lungo!» gridò e la sua voce disturbò una grossa cornacchia nera che gracchiò:
«Che succede ragazzina?»
«Devo trovare il mio amico Kai. L’hai forse visto?»
«Un ragazzo è passato di qui la settimana scorsa. Ha fatto innamorare di sé una principessa e ora è principe anche lui. Vivono in un bel palazzo non lontano da qui.»
«Oh, sarei proprio felice per Kai se fosse diventato un principe», rise Gerda. «Puoi mostrarmi la strada per raggiungerlo?»
E la cornacchia accompagnò Gerda fino al palazzo. Poi si appollaiò sulla sua spalla e insieme salirono su una lunga scala buia e arrivarono nella camera del principe.
Gerda guardò il principe addormentato e scoppiò in lacrime: «Ma non è Kai! Dovrò continuare a cercarlo e sono così stanca!»
Il suo pianto svegliò il giovane principe e la principessa che si stupirono moltissimo alla vista di una fanciulla in lacrime ai piedi del loro letto e con una cornacchia sulla spalla, per di più. Ma ascoltata la sua storia furono molto comprensivi.
«Ti darò il mio vestito più bello per rallegrarti» disse la principessa.
«E io ti darò il mio cocchio d’oro» disse il principe, «così potrai viaggiare più velocemente e trovare al più presto il tuo amico.»
Con la carrozza del principe, Gerda si avventurò in una cupa foresta, ma la vettura dorata riluceva troppo fra gli alberi e dei banditi la videro.
«È oro, oro!» gridavano, e al primo crocicchio la circondarono. Tirarono giù Gerda dalla carrozza e la portarono nel loro covo. Sulla soglia c’era una bambina dagli occhi neri che era la figlia del capo dei banditi. Quando si resero conto che Gerda non era una ricca principessa e che non c’era niente da rubarle, decisero di ucciderla.
«Oh no, non lo fate!» gridò la figlia del bandito. «Giocherà con me e io potrò indossare i suoi bei vestiti!»
Il capo dei banditi si accigliò. «Va bene, ma la terrò sotto chiave perché non scappi e non denunci il nostro nascondiglio.»

nuovo-9

Gerda e la bambina dagli occhi neri.

Quella sera Gerda raccontò alla sua nuova amica la storia di Kai. Mentre parlava, le colombe che stavano appollaiate sulle travi e una vecchia renna, sentirono tutto.
Dopo un po’ una delle colombe disse: «Cuu, cuu, noi abbiamo visto il piccolo Kai. Era sulla slitta della Regina delle Nevi e andava verso la Lapponia.»
«È vero», disse la renna. «Io ci sono nata in Lapponia, dove tutto scintilla di neve e di ghiaccio e la Regina ha il suo palazzo estivo.»
«Devo andarci subito!» esclamò Gerda. «Ora capisco perché Kai è stato così duro quel giorno. Il suo cuore era già di ghiaccio.»
I ladroni dormivano; la figlia del capo scivolò furtivamente vicino al padre che russava e gli rubò la chiave della porta. «Porta Gerda in Lapponia» disse alla renna «E aiutala a ritrovare Kai.»
La renna era felicissima di tornare a casa sua e corse via per brughiere e paludi. Viaggiarono per diversi giorni e infine arrivarono nella gelida Lapponia.
Faceva un freddo terribile e dappertutto c’era ghiaccio e neve.
«Guarda laggiù!» gridò Gerda. In lontananza, il palazzo estivo della Regina delle Nevi scintillava come una montagna di diamanti.

Il palazzo della Regina delle Nevi

Il palazzo della Regina delle Nevi

Intanto, nel Palazzo, la Regina aveva fatto di Kai il suo schiavo. Era una donna fredda e dispettosa e lo costringeva a lucidare continuamente i grandi pavimenti gelati. Kai avrebbe pianto, se il suo cuore non fosse stato di ghiaccio. Poi un giorno la Regina delle Nevi dette a Kai dei ghiaccioli e gli disse:
«Se con questi riesci a formare la parola ETERNITÀ, può anche darsi che ti lasci libero.» Poi volò via.

Kay e la Regina delle Nevi

Kay e la Regina delle Nevi

Kai venne lasciato solo con i ghiaccioli. Le sue mani erano livide dal gelo ma lui non sentiva freddo. Stava ancora tentando di formare la parola ETERNITÀ quando Gerda trovò la strada che conduceva al palazzo e alla grande sala ghiacciata.
«Kai» gridò. «Finalmente ti ho trovato!» E gli gettò le braccia al collo. Ma Kai rimase impassibile.
«Chi sei? Che ci fai qui? Vattene e non mi toccare.»
Gerda non gli diede retta. Malgrado gli sguardi ostili continuò a stringerlo a sé e pianse lacrime di gioia. E mentre piangeva, le sue lacrime calde caddero negli occhi di Kai… e sciolsero il ghiaccio del suo cuore.
Kai si ricordò subito di lei. «Gerda! Sei tu!» e finalmente rideva.
Si abbracciarono e si baciarono e danzarono di gioia. Anche i pezzettini di ghiaccio danzavano e composero da soli la parola ETERNITÀ sul pavimento.
«Ora sono libero!» gridò Kai. «La Regina delle Nevi non ha più potere su di me. Il mio cuore è di nuovo mio!»
Gerda guidò Kai dove la renna stava aspettando. Sulla sua groppa fecero il viaggio di ritorno e quando arrivarono a casa era di nuovo estate.
E le rose del giardino erano in piena fioritura.

Mina – The Ginger

Annunci

Un racconto in omaggio

Buongiorno a tutti dalla vostra Ginger, che sa scrivendo quello che non è assolutamente un post tappa-buchi.
La verità è che, visto che l’Alchimista ha avuto i suoi momenti migliori e che io ho avuto la brillante idea di iscrivermi ad una facoltà dove o studi o muori, la preparazione dei nuovi post sta richiedendo più tempo del previsto.
Nell’attesa che rimane (che sarà lunga come la quares brevissima) vi lascio con un breve racconto di uno dei miei scrittori preferiti.

Razza di deficienti

Naron, dell’antichissima razza di Rigel, era il quarto della sua stirpe che teneva i registri galattici. Aveva un libro grande, con l’elenco delle innumerevoli razze di tutte le galassie che avevano sviluppato una forma d’intelligenza, e quello, notevolmente più piccolo, nel quale erano registrate tutte le razze che, raggiungendo la maturità, venivano giudicate adatte a far parte della Federazione Galattica. Nel registro grande erano stati cancellati molti nomi: erano quelli di popoli che, per una ragione o per l’altra, erano scomparsi. Sfortuna, difetti biochimici o biofisici, squilibri sociali avevano preteso il loro pedaggio. In compenso, nessuna annotazione era mai stata cancellata dal libro piccolo.
Naron, grande e incredibilmente vecchio, guardò il messaggero che si stava avvicinando.
“Naron!” disse il messaggero. “Immenso e Unico!”
“Va bene, va bene,cosa c’è? Lascia perdere il cerimoniale.”
“Un altro insieme di organismi ha raggiunto la maturità.”
“Benone! Benone! Vengono su svelti, adesso. Non passa un anno senza che ne salti fuoriuno nuovo. Chi sono?”
Il messaggero diede il numero di codice della galassia e le coordinate del pianeta al suo interno.
“Uhm, sì” disse Naron, “conosco quel mondo.”
E con la sua fluente scrittura prese nota sul primo libro, poi trasferì il nome sul secondo, servendosi, come di consueto, del nome con cui quel pianeta era conosciuto dalla maggior parte dei suoi abitanti.
Scrisse: “Terra”
“Queste nuove creature” disse poi, “detengono un bel primato. Nessun altro organismo è passato dalla semplice intelligenza alla maturità in un tempo tanto breve. Spero che non ci siano errori.”
“Nessun errore, signore” disse il messaggero.
“Hanno scoperto l’energia termonucleare, no?”
“Certamente, signore.”
“Benissimo, questo è il criterio di scelta.”. Naron ridacchiò soddisfatto: “E molto presto le loro navi entreranno in contatto con la Federazione.”
“Per ora, Immenso e Unico” disse con una certa riluttanza il messaggero, “gli osservatori riferiscono che non hanno ancora tentato le vie dello spazio.”
Naron era stupefatto. “Proprio per niente? Non hanno nemmeno una stazione spaziale?”
“Non ancora, signore.”
“Ma se hanno scoperto l’energia atomica, dove eseguono le loro prove, le esplosioni sperimentali?”
“Sul loro pianeta, signore.”
Naron si drizzò in tutti i suoi sei metri di altezza e tuonò: “Sul loro pianeta?”
“Sì, signore.”
Lentamente Naron prese la penna e tracciò una linea sull’ultima aggiunta del libro piccolo.
Era un atto senza precedenti, ma Naron era molto, molto saggio e poteva vedere l’inevitabile meglio di chiunque nelle galassie.
“Razza di deficienti!” borbottò.

Isaac Asimov, Silly Asses (Razza di deficienti)

Ammettetelo che vi è andata molto meglio così rispetto alle solite stupidaggini che vi propiniamo!

Mina – The Ginger