Per una volta mi trovo d’accordo col Dovakhiin.

Eragon – Christopher Paolini

Pessima giornata a tutti, follow… Ehi, ehi, ehi! Mettete via quei pomodori! Lo sapevate che questo momento sarebbe arrivato, presto o tardi: Ginger aveva buttato il primo colpo sulla croce rossa con la recensione delle Cinquanta Sfumature, e secondo voi io non avrei dato il mio?

Be’, ovviamente Paolini non è ai livelli della James, ma questo è abbastanza ovvio, dato che gli autori veramente scarsi li lascio tutti a Ging…

Niente, non ho detto niente.

La copertina.
Dunque, ci troviamo di fronte al primo libro del Ciclo di Star Wars dell’Eredità. Come al solito, prendiamo immediatamente in esame la copertina, anche se non c’è niente di scandaloso (nella copertina): nome dell’autore, gigantografia di Saphira, la quale ha uno sguardo quanto mai addolorato, come a dire “Ma come ci siamo ridotti”, titolo/nome del protagonista (megalomane!) in rigoroso dorato e, infine, il nome della casa editrice, accompagnato da un emblematico “romanzo”. Prima di addentrarci nei meandri oscuri di questo libro, è opportuno girare il libro, leggere la solita sfilza di commenti positivi in quarta di copertina e commentarli man mano.

“Un’autentica opera di grande talento.” – The New York Times.
C’è di meglio!
“Paolini prende gli archetipi del fantasy e li rende freschi e godibili grazie a una narrazione serrata e a un eroe che piace a tutti.” – Publishers Weekly.
Oh, i miei amici del Publishers Weekly sono tornati alla carica. A quanto pare, i burloni hanno omesso qualche piccolissimo particolare, a meno che con “archetipi del fantasy” non si intenda “Spezzoni, ispirazioni e luoghi comuni palesi presi da Tolkien e da Ursula Le Guin (sempre lodata) mischiati con la storia rivista della trilogia classica di Star Wars”. Tali “archetipi” sono resi freschi e godibili (almeno quanto un vasetto di cetriolini sottaceto) in quella che è l’unica critica che condivido: la narrazione serrata, talmente serrata e legnosa e tendente a fossilizzarsi su dettagli inutili da farti domandare che diavolo stai leggendo; per quel che riguarda l’eroe che piace a tutti… Ne parleremo dopo.
“Insolito, potente, fresco, fluido. Un debutto impressionante per una carriera destinata a fiorire” – Booklist
E mi ricollego alla cosa dei cetriolini sottaceto.

Il riassunto della trama risulta avere un’impronta strana, “epicheggiante”, quasi cinematografica. “Un ragazzo. Un drago. Un mondo di avventure”.
OMMIODDIO! MI VIENE PROPRIO UNA VOGLIA IMPELLENTE DI BUTTARMI NELLA LETTURA! BWAAAAAAAAAH!

No.

La storia si svolge nel continente di Alagaësia, che, per fare un’analogia, è come i Sette Regni di Graceling al contrario: invece di essere occupato per un buon 70% da acqua, la mappa di Alagaësia è formata per l’80% da terraferma, il che ci fa già perdere la speranza di un viaggio in mare che abbia in minimo di serietà. A parte il Surda, lo stato dei terroni, niente avrà un confine davvero segnalato, ma sono tutti costituiti da elementi naturali e di comprensione assolutamente immediata, come il limitare di una foresta, o l’inizio di un deserto, o le pendici delle montagne. Da notare inoltre lo strano corso che prendono alcuni fiumi, come il Ramr e il Ninor che nascono in piena pianura e vanno a buttarsi in un lago che si presuppone sia d’acqua dolce, l’Isenstar (nome peraltro davvero esente da qualsiasi ispirazione), o il Jiet e il Toark che, a meno che non nascano dal Lago di Leona, sono solo una specie di cintura che isola l’angolo Sud-Ovest del continente dal resto, o il fiume Zannadorso che sparisce misteriosamente tra i Monti Beor, o il Gaena che nasce nell’Ardwen (la fantasia coi nomi…), transita nell’Eldor e diventa improvvisamente il Fiume Edda.

Insomma, l’idrografia di Alagaësia sta al plausibile come Moccia sta al buon gusto.
Anche se la cartina non ce lo farà capire in nessuna maniera, nel continente esistono quattro Stati: il Surda, l’Impero, la Du Weldenvarden degli elfi e i Monti Beor dei nani; il Surda, vedremo, è l’unico fra i quattro ad avere una storia e una modalità di creazione vagamente plausibili, dato che è nato praticamente da un movimento di ribelli separatisti all’inizio della fondazione dell’Impero; quest’ultimo sarà sostanzialmente un territorio molto grande e pianeggiante, all’incirca tre o quattro volte il Surda, ma che conta un massimo di dieci città vere e proprie e sei insediamenti documentati, il che, come vediamo, lascia un vuoto enorme  più di quello che si trovava dalle mie parti maschili quando ho finito di leggere questa saga.
Lo Stato dei nani risulterà essere un’abbastanza verosimile accozzaglia di Clan intenti a farsi gli sgambetti a vicenda, mentre ovviamente quello degli elfi è il più unitario di tutti, perché loro son fighi. Poi, al centro, il Deserto di Hadarac, probabilmente un messaggio velato lasciato dal subconscio dell’autore mentre disegnava il mondo.

Le razze.
Ecco, avete presente il detto: “Sei ciò che mangi”? Bene. Ad Alagaësia c’è una versione leggermente diversa: “Sei come la terra che abiti”.
Come dite? Alagaësia non ha geograficamente senso?
… 😀
Vediamo, prima di tutto, la popolazione dal punto di vista globale: Alagaësia era inizialmente abitata solo dai nani e dai draghi, i quali, ovviamente, si detestavano. Poi, ovviamente da Ovest, perché non sia mai che i fighi siano orientali, arrivarono gli elfi, gli umani, gli Urgali e i Ra’zac. E ora, vediamoli un po’ da vicino.
Dei draghi non c’è molto da dire, anche perché la loro storia non viene molto approfondita; si sa che sono stati i primi abitatori del mondo e che sono sempre esistiti, e che esisteranno finché ci sarà Alagaësia. La cosa dovrebbe suscitare nel lettore una specie di ansia, visto che di draghi, nella nostra storia, ne sono rimasti tre o quattro. Dovrebbe. Con l’arrivo degli elfi, comunque, fu subito chiaro a tutti che la razza più intelligente del posto sono proprio i draghi: un giorno un elfo decide di cacciare e uccidere un drago, giudicandolo solo un animale; i draghi si vendicano sull’elfo; inizia una guerra sanguinosa lunga cinque anni che rischia di portare all’estinzione entrambe le razze. Ora, prendendo in esame l’elfo – Sampei dei cieli:
1) Perché, fra tutti gli animali del mondo, vai ad ammazzare proprio quello che quasi sicuramente ti abbrustolisce vivo?
2) Come hai fatto ad ucciderlo?
3) Perché gli elfi non hanno lasciato che quella testa di cazzo morisse?!
Ma tranquilli, la cosa verrà spiegata, prima o poi. Fidatevi.  Ora scusate, devo prendere una camomilla.

La guerra termina dopo l’atto “eroico” di un elfo, Eragon, omonimo del protagonista, che trova un uovo di drago e decide di farlo schiudere per allevare il cucciolo di nascosto. Se vi è poco chiaro come abbia fatto a far schiudere l’uovo, non preoccupatevi: non siete gli unici. Eragon e Bid’Daum, il drago cresciuto, viaggiano per portare la pace fra elfi e draghi. Tutti li amano, tutti li adorano, elfi e draghi stringono un patto per la creazione dei Cavalieri dei Draghi e iniziano a donare uova al neonato ordine. In totale buona fede. E, visto il patto con gli elfi, acquisiscono la capacità di comunicare telepaticamente (non ricordo se tutti o solo quelli dati ai Cavalieri, ma tant’è) e diventano più “gentili”.
Sui Cavalieri dei Draghi farò un piccolo exploit con riflessione personale: sono un ordine potentissimo, e sono per la maggior parte elfi, pur avendo diversi membri umani, e già la cosa puzza; hanno il compito di proteggere la pace e i popoli di Alagaësia, e come lo fanno? Ammazzando Urgali e sterminando quasi tutti i Ra’zac.
Ora, facciamo il punto della situazione.
Ra’zac = razza mangiauomini, e fin qui siamo d’accordo.
Razza mangiauomini = brutta e malvagia, ok.
Predatrice di umani = cosa brutta.
Cosa brutta = intervento per fermarla.
Intervento per fermarla ≠ genocidio!
Voglio dire, ok che son cattivi, ma minchia! Parlamentate! Fate cambiar loro dieta! Non massacrate un’intera razza, cuccioli compresi!
E questi sono i nostri eroi, yep.
I nani sono forse la razza fatta meglio: non per abilità dell’autore, ma per il fatto che le uniche modifiche che ha apportato sono state fatte alla loro storia e non alla loro costituzione. Grazie, Paolini.
Gli elfi sono… Oh, mio Dio, gli elfi. Il peggio del peggio, come d’altronde succede in quasi tutti i libri fantasy che ho letto. Allora, come già detto, gli elfi arrivano ad Alagaësia da un continente a Ovest, oltre il mare (e questo ovviamente non ci ricorda nulla), seguiti a ruota da uomini, Urgali e Ra’zac. Coi l’andare avanti dei libri, scopriremo che inizialmente erano abbastanza simili agli umani, solo che il patto coi draghi ha modificato permanentemente le loro caratteristiche.

“Ed ecco che l’Alchimista batte tutti i record di lancio libri in edizione economica! Faaaaaantastico!”

La matriarca elfica.

La matriarca elfica.

Che dire? Il patto coi draghi li ha resi alti, belli, longilinei, giovani, colti, forti, talentuosi, versati nella magia; dato che si esprimono nell’Antica Lingua, non possono mentire; sono anche, ovviamente, vanitosi, spocchiosi, alteri, orgogliosi e irriverenti; hanno gli occhi a mandorla, cosa abbastanza strana per degli elfi, ma immagino che Paolini volesse dare la sua impronta in mezzo a questo mare di luoghi comuni, ma se questa caratteristica fisica non mi causa alcun disturbo, non si può dire lo stesso per l’altra.
La risata.
La maledettissima risata.
Il modo più cretino per sottolineare il potere magico degli elfi. La madre di tutte le boiate inutili. Chiunque senta la risata elfica, si sente automaticamente meglio. Più allegro.
Mancano soltanto i due orsi in salopette a cantare “Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria!” e poi… COROCORO POLLON!
Che poi, se la risata di un elfo produce ‘sti effetti, sfruttatela! Sai quante guerre si possono vincere stordendo i nemici con un’arma simile? Oppure, sai i soldi che puoi fare facendo pagare la gente per sentire la tua risata?

Sapete già a cosa sto pensando, vero?

Esatto!

Esatto!

I parallelismi e lo stile.

Categoria a parte, sì. Quando ero soltanto un piccolo elfuccio che non aveva ancora distrutto il primo libro del Battello a Vapore che non gli piaceva, lessi Eragon e, devo dire, mi piacque abbastanza. Storia carina, tanti personaggi, i draghi, la magia e l’Antica Lingua strutturati così bene; ognuno aveva un proprio vero nome che, se scoperto, poteva far esercitare controllo sulla persona interessata! Oddio, oddio, oddio!
… Poi lessi Terramare. E me ne innamorai, ovviamente, ma contemporaneamente venni deluso da tutte le analogie che trovavo con i libri dell’Eredità, che erano stati scritti decenni dopo.
Dunque: a Terramare tutti hanno un nome vero e uno falso, e se viene scoperto quello vero sono cavoli; a Terramare i maghi usano la lingua antica, quella dei draghi; sempre a Terramare i draghi sono una razza intelligente e sostanzialmente benevola, capace anche di comunicare telepaticamente, oltre che con la voce; il protagonista della saga inizialmente faceva il pastore; ha dovuto combattere contro l’Ombra durante il primo libro, mentre Eragon combatte contro uno Spettro; diventa un mago potente e alla fine diventa l’arcimago di Roke.
Ma non si fermano qui! A parte le solite due, noiosissime, ispirazioni Tolkeniane talmente scontate da farti cadere le braccia a terra, e non solo le braccia, troviamo la vera e originale fonte di plagio di Paolini.
(*Naaaaa naaaaa nananaaaaaa naaaa, nananaaaaaa na, nanananaaaaaaaaaaa*)
E’ un periodo di guerra civile. Cervelli di recensori ribelli, colpendo dei plagi segreti (ma non troppo, perché di sicuro non sono l’unico ad aver notato l’ambaradan di Paolini), hanno ottenuto la loro prima vittoria contro il malvagio Impero Letterario. Durante la battaglia, spie ribelli sono riuscite a rubare i piani “segreti” dell’arma decisiva dell’Impero, ISPIRARSI NON E’ COPIARE, una scusa corazzata di tale potenza da poter distruggere un intero libro. Inseguitao dai biechi agenti dell’Impero, la Principessa Yuvie sfreccia verso casa a bordo della sua recensione, custode dei piani rubati che possono dare libertà al suo blog e salvare la galassia…

Ok, basta.
Analizziamo, con calma, la situazione: Eragon cresce con gli zii, pensando per buona parte della vita che fossero i suoi genitori; lo zio (accidenti, la zia è morta quando Eragon era piccolo, così non sia accorgeranno mai e poi mai del plagio!) muore per colpa dell’Impero; Eragon parte con Obi –Brom Kenobi per vendetta (già, non capiranno mai il plagio), e in tutto questo Saphira fa praticamente la parte dei droidi. Brom morirà successivamente, Eragon salverà Leila Arya dalla Morte Nera Gil’Ead, il tutto in compagnia del Darth Vader che non è ancora Darth, ossia Murtagh.

Non ho altro da dire.

Non ho altro da dire, al riguardo.

Per quel che riguarda lo stile, ho già detto il succo di quel che penso prima: narrazione “serrata”, se con tale parola si vuole intendere qualcosa di lievemente scorrevole, piena zeppa di dettagli, digressioni e pippe mentali del protagonista (come in ogni buon fantasy, d’altronde) completamente inutili; Paolini risulta avere, in effetti, un ottimo potenziale, soprattutto per quel che riguarda le descrizioni, solo che… Non le approfondisce abbastanza. Sarò senz’altro io ad essere un patito di descrizioni, quindi non date troppo peso a questa critica in particolare. Se, da una parte, il protagonista risulta essere abbastanza approfondito (male, secondo me, ma lì dipende tutto dalla visione che si ha di certe situazioni), il resto dei personaggi ci farà avere sempre una sorta di distacco, quasi la focalizzazione su Eragon renda tutti gli altri quasi degli sconosciuti enigmatici.

I personaggi.
Eheheh, pensavate che avessi già esaurito le cose da dire? E invece no!
Eragon. L’eroe che piace a tutti. Almeno quanto una stecca piantata nell’occhio destro. Non sa che fine abbiano fatto i genitori, ma ovviamente sappiamo già che sono morti, e vive con lo zio Garrow e il cugino Roran, all’ottima maniera Skywalker. Non so voi, ma io, andando avanti con la lettura dell’Eredità, non sono riuscito a farmi un’idea vera e propria del carattere di Eragon. È sempre così, come dire… Moderato. Neutro. Riflessivo. Piatto. Non ha una vera impronta caratteriale, e le uniche volte in cui avrebbe motivo di lasciarsi andare in delle riflessioni vere e proprie, magari perché l’autore possa mettere in risalto i suoi sentimenti, non lo fa. Ovviamente ci sarà l’evoluzione classica da “contadinotto ignorante” a “guerriero – terminator figo che più figo non si può”, ma in questo libro passerà solo dal primo stadio a quello di “Ehi, ma se tengo la spada così che succede?”
Chi vuol intendere intenda.
Saphira è, ovviamente, la dragonessa che nasce dall’uovo che Eragon trova. Sappiamo che i traghi sono creature nobili, intelligenti e fiere… E proprio qui ci chiediamo che diavolo sia andato storto, perché se da una parte Saphira ha dei modi di fare dovuti alla giovanissima età, dall’altra ha sprazzi di saggezza e cautela che saltano fuori quasi dal nulla. In più, è gelosa. Overly Attached Saphira?
Brom, parlando limitatamente di questo libro, ha la sola utilità di essere “il vecchio” del libro, quello che guida Eragon e gli fa da maestro. Per breve tempo, perché poi muore. Mwahahahah.
Arya. L’elfa che vediamo all’inizio del romanzo. Tralasciando il nome copiato, che ci può stare come non ci può stare, è il personaggio che ho odiato di più: in primo luogo perché è la solita elfa buttata lì per rimarcare la differenza e la superiorità della razza; secondariamente, la nostra Arya risulta essere tenebrosa e depressa a causa della morte dei suoi due compagni, in particolare di Faolin, di cui era innamorata. Fin qui, tutto bene, perché anche se in linea di massima detesto i personaggi discostanti, quando hanno una motivazione per esserlo li accetto; però c’è una cosa che non quadra. Arya viene portata a Gil’ead e viene torturata a più riprese da Durza. Viene detto varie volte che è stata portata quasi al punto di perdere il senno.
E ALLORA PERCHE’ QUANDO VIENE LIBERATA E’ FRESCA COME UNA ROSA?
Voglio dire, io non ne so molto, di torture e robe simili, ma non credo che qualcuno possa riuscire a sopportare mesi di sevizie senza avere nemmeno un piccolo problema al cervello!
Angela. Paolini, vaffanculo.

La trama.
La nostra storia inizia dall’inizio. Be’, oddio, non proprio l’inizio – inizio, è più una falsa partenza; vediamo nel prologo uno Spettro, creatura nata da qualcuno che ha evocato spiriti troppo potenti che lo hanno posseduto, intento a preparare un agguato per rubare una certa gemma ad un gruppo di elfi. I suoi Urgali (ovviamente i cattivi hanno dalla loro la razza brutta, tzé!) uccidono facilmente due dei tre elfi ma, proprio mentre stanno per acchiappare la terza, quella lancia una magia e teletrasporta la pietra via dal posto, destinazione ignota. Lo spettro si incazza, cattura l’elfa e ammazza gli Urgali sopravvissuti alla battaglia contro quella, così, perché è EVIIIIIL.
Da tutt’altra parte, sulla Grande Dorsale, il nostro umano campagnolo, Eragon, è intento a dare la caccia a una cerva ferita. Al momento in cui sta per impallinarla, abbiamo un’inquietante presagio del destino ultimo di Eragon con le donne: appare l’uovo di drago dal nulla e la cerva fugge. Di qui a quattro libri, si ripeterà praticamente la stessa cosa, solo che la cerva avrà la corona e le uova saranno di più. Ehehm.

Cooooomunque, il nostro Eragon, nella sua realistica versione di contadino ignorante che non sa nulla di magia, nel vedere la pietra fa quello che ogni persona farebbe con un sasso azzurro apparso dal nulla, in mezzo ad una radura, in una luce verde, nel bel mezzo di montagne pericolosissime e ignote: la prende. Ovviamente Paolioni camuffa l’idiozia di tale scelta operando il primo di una lunghissima serie di stupri mentali del personaggio, che possiamo ammirare in una splendida e realistica scena:
Eragon attese diversi minuti che il pericolo si mostrasse, ma l’unica cosa che si muoveva era la nebbia. Con estrema cautela, allentò la presa sull’arco e avanzò. […] La toccò (la pietra, eh, nda) con la punta di una freccia, poi fece un balzo indietro. Non successe nulla. Poi si fece coraggio e la raccolse.”

Non commento.

Partono subito le domande esistenziali sul “Da dove viene? Ha uno scopo?”, che sono comunque molto più plausibili della scena che vi ho descritto sopra, e si conclude con “È caduta per caso, o ero destinato a trovarla?”
No, Paolini, non ci stiamo accorgendo degli espedienti. Assolutamente.

Comunque, alla fine al nostro eroe arriva il pensiero che, forse, avrebbe potuto venderla per comprarsi da mangiare. Bravo Eragon!
Il fortunello torna dunque al suo villaggio, Carvahall, dove tenta di vendere la pietra al macellaio, Sloan, ma ottiene un brusco rifiuto perché la pietra è stata trovata sulla Grande Dorsale. Poco male: Horst, il fabbro, passa di lì e compra la carne, facendo ripromettere ad Eragon di aiutarlo a lavorare alla sua casa in primavera. Non siamo nemmeno a venticinque pagine e già abbiamo una chiara idea di quanto sia pezzente Eragon come protagonista.

Torna a casa, blablabla, arriva, lo zio Garrow si incazza per via dell’elemosina, blablabla, Roran è un idiota, blablabla… E decidono di far vedere la pietra ad un esperto, quando i mercanti erranti arriveranno a Carvahall, ma, quando vanno alla fiera indetta all’arrivo di questi ultimi, Merlock non riesce a dare loro un responso; apprendono anche di un certo fermento degli Urgali e di una loro migrazione verso Sud-Est, e anche delle voci riguardanti uno Spettro. Blablabla, Eragon gira per la fiera, blablabla, apprende altre storielle,blablabla, Brom fa la sua comparsa nel ruolo di cantastorie, blablabla.

Insomma, la prima parte del libro ha una funzione puramente informativa e introduttiva, infatti non faremo altro che passare da lunghi racconti a descrizioni di ambienti, luoghi o personaggi noiosi. Anche quando l’uovo si schiude e Saphira inizia a crescere, la solfa non cambia. Ah, sì.

“In quel momento si rese conto di non sapere se il drago era maschio o femmina. Lo prese in braccio e lo voltò, […] ma non
riuscì a trovare alcun segno distintivo. A quanto pare non rivela i suoi segreti senza combattere

Ehi, non sono io che lo voglio!

Ehi, non sono io che lo voglio!

Coooooomunque… Arrivano i Ra’zac, presentati come inumani agenti del re Galbatorix, e alla fine distruggono la casa di Eragon e feriscono mortalmente Garrow; quando questo muore, Eragon parte alla ricerca di vendettaaaaaaaaah (citazione necessaria), accompagnato da Brom.
Ora, non prendetemi per pigrone, ma… Tutte le scene del viaggio di Eragon e Brom possono essere riassunte in una parola.
FILLEEEEEEEEEER!
Spezzoni incollati per allungare la solfa! Le cose più utili che fanno è iniziare una sorta di addestramento!
Arrivano infine a Teirm, dove, per mia grandissima sfortuna, fanno la conoscenza di Angela e Solembum. Oh, sì, e di Jeod, grazie al quale scopriamo che lui e Brom fanno parte dei Varden e che devono recarsi alla città nanica di Tronjheim. Ma non è importante.
Notando prima di tutto come la presentazione di Angela e la profezia durino più di prologo e incipit messi assieme, dopo la profezia, che se non altro si discosta un po’ da Star Wars, abbiamo una seconda dimostrazione dell’intelligenza di Eragon: dice il suo vero nome e quello di Brom ad Angela, anche se si erano accordati di usare pseudonimi falsi.
Ah, sì, e si ubriacano tutti e due, dopo essersi rimessi in viaggio.
E ora arriviamo al mio punto preferito del romanzo! I due arrivano a Dras-Leona, vicina all’Helgrind, la base dei Ra’zac. Purtroppo, a quanto pare anche Galbatorix farà una visita in città. Dopo un inseguimento (in cui ovviamente la preda è Eragon), i due fuggono, e dopo un agguato Brom viene ferito mortalmente. Appare Murtagh, a salvare il culo a tutti, si rifugiano in una caverna ma, subito dopo il risveglio di Eragon, Brom muore.

Ah, scopriamo che Brom era stato un Cavaliere e il suo drago si chiamava Saphira. Chi l’avrebbe mai detto.

Il romanzo prosegue, dunque, con la fuga di Eragon, Saphira e Murtagh. Attraverso vari sogni premonitori, riattraversano TUTTO l’Impero per andare a Gil’ead, Eragon viene catturato, c’è un salvataggio, liberano Arya e fuggono verso Tronjheim in gran carriera, perché l’elfa è avvelenata ed è in punto di morte. Arrivano dai Varden, Murtagh viene catturato per essere figlio di uno dei Rinnegati, colloquio con il capo, umiliazione con Arya guarita, battaglia finale.

CHE BEL LIBRO!

Considerazioni finali.
Paolini, ti auguro di passare presto dalle parti di Sidewinder, Colorado. ❤
(Se non l’avete capita, meglio così)

Yuvie – The Alchemist

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Quando la storia del Caotico Malvagio ti sfugge di mano.

Il Dilemma di Drizzit – R.A. Salvatore

Pessima sera a voi, followers!
O pessimo giorno, o pessimo pomeriggio, o pessima notte, o quello che volete voi… Basta che sia pessimo. Pessima, pessima, pessima! Come qualche documento COMPLETAMENTE A CASO che andremo ad analizzare oggi.
Allora, diciamoci subito che il mio parere su R.A. Salvatore è abbastanza simile a quello che ho su Tolkien: autore famosissimo e apprezzato, ma a me non fa né caldo né freddo. Non lo idolatro e non lo odio, mi avevano parlato benissimo di lui ma Il Dilemma di Drizzt, ossia il suo primo libro che ho comprato, non mi ha entusiasmato per niente. Mi sono fatto consigliare i suoi libri migliori, e prima o poi me li procurerò. Se mi piaceranno, bene, altrimenti li vedrete sul blog.
Vedete, tutto questo libro è solo un modo per descrivere la società Drow di Salvatore. Ma non vi anticipo niente.
Fatta la premessa, passiamo subito alla copertina! That’s it!
Sì, lo so che questa copertina non è niente di scandaloso, ma ormai è tradizione e va esaminata. Illustrazione da macho, con il caro Drizz(i)t e Glenda Guenhwyvar, la pantera. Titolo saga, titolo libro, autore, casa editrice, logo della serie di Forgotten Realms, che, per chi non lo sapesse, è l’universo immaginario di D&D, da cui varia gente ha tratto parecchi romanzi.
Lasciamo stare il fatto che non approvo affatto l’idea di avere un universo intero già pronto per la scrittura, seppur manovrabile a piacimento, ma io sono uno all’antica e sono attaccato alla buona vecchia politica “pensa e scrivi, sfaticato” del fantasy.
Ma, dato che il mio ego non è  soddisfatto dalla copertina, ecco che andiamo a esaminare il riassunto della trama! Yeah!

“Nelle viscere della terra, dimora dei malvagi elfi scuri, dove il buio regna sovrano e dimorano creature mostruose, vive il principe Drizzt Do’Urden, deciso a non piegarsi ai voleri degli elfi. Quegli esseri immondi vorrebbero che il giovane principe rinunciasse alla sua integrità degradandosi al pari di tutte le creature del mondo sotterraneo. Drizzt ha dunque l’animo lacerato da un dilemma: può vivere in un mondo che rifiuta la sua probità e dove immondi esseri non gli concederanno tregua finché non avrà rinunciato alle sue nobili doti? Può fuggire da Menzoberranzan, abbandonare il sottosuolo per unirsi agli abitanti della superficie, rinnegando così per sempre l’intera sua stirpe? Le straordinarie avventure di un eroe, la sua lotta disperata contro le forze del male, la faticosa conquista della libertà”

Perfetto. Ora andiamo ad analizzare, con calma e tranquillità, la situazione.
EXTERM…
No no no no no no no no no! Scusate. Era solo una reazione spontanea, sapete, come un’allergia. Una pesantissima allergia alla carta inchiostrata pessimamente. Ora, proviamo ad analizzare il riassunto, frase per frase.

“Nelle viscere della terra, dimora dei malvagi elfi scuri, dove il buio regna sovrano e dimorano creature mostruose, vive il principe Drizzt Do’Urden, deciso a non piegarsi ai voleri degli elfi.”

Per ora ci vado piano, dato che, lo vedete anche voi, questa frase non è poi nulla di speciale, se non per il fatto che il nome del protagonista farebbe saltare il doppio senso a qualche mente poco pulita. Ma io non sono una persona così. Assolutamente.

By the way, la prima frase ci mostra comunque un’anticipazione significativa della natura del nostro protagonista, che sembra essere l’unico povero Cristo con un cervello nato in una famiglia che non ne ha affatto. La famiglia Do’Urden è come la famiglia di Talitha al contrario: lì era solo lei a essere cretina. Non che Drizzt si comporti in modo più intelligente, ma è per il fatto che è pudico e tutto d’un pezzo da far schifo, non perché è cerebroleso.

“Quegli esseri immondi vorrebbero che il giovane principe rinunciasse alla sua integrità degradandosi al pari di tutte le creature del mondo sotterraneo.”

[Click]

“Drizzt ha dunque l’animo lacerato da un dilemma:”

WHAT?!

“può vivere in un mondo che rifiuta la sua probità e dove immondi esseri non gli concederanno tregua finché non avrà rinunciato alle sue nobili doti? Può fuggire da Menzoberranzan, abbandonare il sottosuolo per unirsi agli abitanti della superficie, rinnegando così per sempre l’intera sua stirpe?”
Santo Adams, che dilemma! Sei una specie di Rambo nano con la pelle viola, con una cazzo di pantera mangia uomini come animaletto, e fra il farti sottomettere sessualmente e non dalla tua società di sadici malati mentali e il fuggire e vivere in tranquillità per cazzi tuoi tu hai pure dubbi?! Ovvio! A questo punto offriti come prostituta dei Terrori Uncinati per racimolare abbastanza soldi da andartene ONOREVOLMENTE da una città il cui nome ricorda una bestemmia in turco pronunciata da un siciliano raffreddato!
E che cazzo!
Mi direte voi: “Ma, Yuvie, com’è che sei sopravvissuto a Hohlbein e Drizzt ti scandalizza tanto?”
Semplice! Ulrico era un coglione, ma, anche se l’autore non voleva farlo, rientra perfettamente nel contesto storico delle Crociate, popolato quasi solamente da coglioni bigotti cattolici intenzionati a fare la Guerra Santa con lo stesso spirito degli uomini odierni che seguono un mondiale di calcio. Drizzt no. Sì, è una mosca bianca nella sua società, e questo è un bene; ma è nato in una società in cui non si sopravvive senza un minimo di malizia, e la sua onnipresente “innocenza”, a lungo andare, dà molto sui nervi; inoltre, il fatto che non finga minimamente di adeguarsi, se non verso la fine, me lo ha fatto catalogare come “idiota” … E poi, fatemi capire perché diavolo una società intera dovrebbe essere “EVIL! BWAAAAAAAAH!”, con solo due eccezioni. Ditemi.
E poi, okay essere Evil, privi di vergogna, pronti a tutto, ma… Le normalissime leggi della natura e dell’affetto della famiglia? Ce le hanno pure gli animali, Gesù Cristo!

Argh!
Adoro questi libri. Adoro questi libri!
(Immaginatemi mentre ripeto questa frase, dondolandomi avanti e indietro sulla sedia)

“Le straordinarie avventure di un eroe, la sua lotta disperata contro le forze del male, la faticosa conquista della libertà”

Quali avventure? Di vere e proprie peripezie avventurose Drizzt ne farà al massimo quattro, in questo libro, lunghe una decina di pagine l’una e:
– in una si fa catturare.
– in un’altra fa parte di una spedizione in superficie la cui unica utilità è quella di mostrarci quanto i Drow siano impietosi nell’ammazzare gli elfi e in cui scopriamo che in realtà sono tutti giocatori accaniti di League of Legends, tanto che uno di loro ruba un’uccisione a Drizzt e si scandalizzano tutti.
E nella stessa spedizione salva una bimba attirandosi le ire della dea dei Drow, Lloth, di cui non parlo per il semplice motivo che ripeterei le stesse identiche cose dette sugli elfi scuri. Ma di Lloth ne parleremo fra poco, nei personaggi. Perché nel Faerûn si sa per certo dell’esistenza degli dèi e tendenzialmente sono una massa di cretini, ma non penso ci fossero dubbi al riguardo di certo ve lo sarete aspettato si tratta certamente di una metafora per esprimere lo schifo la situazione attuale preferisco non commentare.
Forse, cosa più probabile, sono semplicemente cretini.
La mappa è assente, ma dopotutto siamo nel sottosuolo e non servirebbe a una mazza; una cartina di Menzoberranzan non sarebbe stata una cattiva idea, però.

Dunque!

Lo stile.
Ho trovato lo stile di Salvatore, in una parola, schematico. Dialoghi, descrizioni, combattimenti, scene “divertenti”… Tutto maledettamente schematico. Mi è sembrato quasi che l’autore si fosse fatto una scaletta da seguire nello scrivere il romanzo. Sì, è una cosa che fanno tutti gli autori, ma personalmente io sarei sempre aperto a nuove idee e situazioni da inserire.
In questo capolavoro di legnosità, innocente pudicizia e intrighi politici da far impallidire un libro qualunque del Battello a Vapore, nella lettura emerge una sola cosa: le ripetizioni.
Le cazzo di ripetizioni.
Qui, miei cari, dovrei citare anche la traduzione fatta coi piedi, per non dire con altro, ma vi dirò che si tratta di una cosa moooolto relativa: nessuna traduzione sarebbe capace di farmi leggere quattordici volte il nome di un protagonista in una pagina.
Quattordici volte! No, no, voglio che ve ne rendiate perfettamente conto: quattordici! Avete la minima idea di che effetto abbia sul mio cervello una cosa del genere? Io mi sono fatto tutto il libro leggendo quasi ogni pagina più volte perché notavo le ripetizioni e non davo peso alla storia!
“Zak blablablabla Zak blablablablabla Zak”!
Ma scherziamo?! E i pronomi? I riferimenti? I titoli? Sono optional? ‘Sta cosa delle ripetizioni si vede più volte anche nei verbi riferiti ai dialoghi. Mai visti così tanti “disse”, “rispose” o “gridò”. Soprattutto i “gridò” ma variamo, che cazzo! A questo punto mi viene da pensare che “traduttore dell’Armenia” non si riferisca solo alla casa editrice!
Oltretutto, per tutto il romanzo io ho avuto una costante e fastidiosissima sensazione ignota, che per semplicità definirò “epicheggiante”. Come se l’autore si fosse prefissato lo scopo di far risuonare, nel cervello del lettore, una musica cazzuta ad accompagnare la sua cazzutissima storia, ma, nel mio caso, ha avuto come unico risultato quello di uccidere completamente la mia fantasia e impedirmi di costruire nella mia mente vere e proprie immagini della storia, cosa che io ritengo indispensabile, nei libri. In base a questo, concludiamo che Salvatore è il Michael Bay degli scrittori.
E poi… DANNAZIONE, I PROLOGHI IN CORSIVOOOOOO!
E per di più sotto forma di memorie del protagonista, e quindi di documento importante!
Troisi, che cosa vuoi da me? Che cosa vuoi? Perché infetti con la tua mania tutti gli autori che leggo, eh? PERCHEEEEEEE’?!
Ah, se notate che sono più stronzo del solito… Lunga storia. Vi dirò solo che in questo momento sto tentando di rilassarmi con Fake Plastic Trees, ma la canzone sta finendo e i prossimi della playlist sono i Metallica. E ci stiamo avvicinando ai personaggi. Quindi, se continuate a leggere sono cazzi vostri.

I personaggi.
Il capolavoro del romanzo. Psicologie e mentalità che farebbero urlare chiunque come una fangirl di Twilight. Sui Drow in generale vi ho già detto tutto quello che c’era da dire, perciò mi fiondo subito sui singoli personaggi.
Drizzt Do’ Urden: il protagonista. Un letale miscuglio tra Lucia Mondella, Rambo, Lancillotto e Gianburrasca, diventato una leggenda nell’ambiente dei Forgotten Realms. Tutta la sua esistenza si basa su una gigantesca botta di culo, dato che è il terzogenito dei Do’ Urden e doveva essere sacrificato a Lloth alla nascita, ma, dato che suo fratello aveva ucciso l’altro suo fratello, cosa che ha miracolosamente soddisfatto la dea.
Avevo già il mal di testa, a questo punto. Per quale dannatissimo motivo una dea dovrebbe preferire un Drow adulto e nel pieno delle forze ad un bambino già destinato al sacrificio? D’accordo che i maschi sarebbero inferiori, ma… Cavolo! E poi, Dinin, tu che non vuoi rivali e sai che il tuo fratellino appena nato deve essere sacrificato, perché semplicemente non lasci in pace Nalfein e poi non lo ammazzi successivamente? No, eh?
Sapete come lo chiamo, questo?
Espediente idiota per giustificare un’idea che sarebbe altrimenti senza senso!
Perché è ovvio che Drizzt rimarrebbe il terzogenito, e che dovrebbe venire comunque sacrificato, ma no! Muore Nalfein e buona pace alla logica!
Drizzt è una Mary Sue. Ecco, l’ho detto. Sa combattere, è vagamente intelligente, si fa seghe mentali in continuazione (e come biasimarlo), ha una morale più alta dell’Himalaya e agisce sempre secondo questa. Legale Buono del cazzo. Si salverà durante il romanzo unicamente grazie al fatto di essere un Terminator, mediante botte di culo allucinanti o per l’incapacità dei suoi nemici.

Zaknafein “Zak” Do’ Urden: maestro d’armi della famiglia. Condivide all’incirca le idee di Drizzt, solo che almeno lui ha capito che andarle a sbandierare in una società come quella dei Drow è un suicidio. Se la fa, occasionalmente, con la Matrona Malice, e questo ci porterà a scoprire che è il padre di Drizzt e di Vierna; a questo punto ho tirato il libro attraverso la stanza. Verso la fine muore, sacrificato a Lloth perché quel cretino del figlio l’aveva offesa salvando una bimba elfica.
Matrona Malice Do’ Urden: la capofamiglia. La società Drow è fortemente matriarcale, e i maschi sono sottomessi alle femmine, cosa che non ci fa assolutamente pensare a male. Malice tenta in tutti i modi di scalare la gerarchia delle Case di Menzoberranzan, e a inizio romanzo, infatti, i Do’ Urden distruggono i De Vir.
….
“Che cosa facciamo, stasera, Matrona Malice?”
“Quello che facciamo tutte le sere, Drizzt, tentiamo di conquistare il mondo.”

♫ Drizzt con la Matrona… Drizzt con la Matrona… ♫
♫ Uno è uno scemo, l’altra una tro…
*SDENG*
(Intervento anti – off topic di Ginger. Graaaaazie, Ginger.)

I padri fondatori di Menzoberranzan.

I padri fondatori di Menzoberranzan.

Rizzen Do’ Urden: attuale compagno di Malice. Praticamente un fantasma.
Maya, Briza e Vierna Do’ Urden: le sorelle di Drizzt. Tutte troie sacerdotesse di Lloth, sadiche, maligne, con la puzza sotto il naso e irriverenti perché sì.
Dinin Do’ Urden: un cretino.
Masoj Hun’ett: un altro cretino.
Alton De Vir: l’unico sopravvissuto di Casa De Vir che vuole VENDETTAAAAAAAAAAAAH!!!!!!!!!!!
Lloth, la Regina Ragno: una delle tantissime divinità del pantheon di D&D. Regola praticamente tutta la vita degli abitanti di Menzoberranzan e, dalle descrizioni che ne abbiamo, ce la possiamo immaginare dotata della stessa psicologia idiota e orgogliosa di una casalinga ultra-cattolica, perbenista malbenista (?!) e vagamente zoccola. Una tipica lettrice della James, in pratica. Dimora in un Piano diverso da quello dei Forgotten Realms, e ha come ancelle le yochlol, ossia esseri di una forma non bene specificata: una bacchetta viscida di cera fusa. What? Non chiedetemelo. Appariranno in una scena che dovrebbe essere comica (e non lo è) in cui Alton e Masoj tentano di evocare lo spirito della Matrona di Casa De Vir, scatenando le ire di una yochlol. Tramite una maledizione può trasformare la gente in ibridi Drow – ragno.

E ora…

La trama.
La storia inizia con Dinin, intento a fare acrobazie con la sua cavalcatura – lucertola, diretto all’Accademia di Menzoberranzan, nome fantasioso, per commissionare dal maestro Senza Volto l’omicidio di Alton De Vir, dato che i Do’ Urden stanno per attaccare i De Vir e a Senza Volto servono degli unguenti per curare le ferite alla faccia, sfigurata a causa di una magia. La logica in tutto questo? Da Briza, Vierna e Maya, ovvio, ossia a putt..
Ehm.
No, seriamente, io non so in base a cosa Senza Volto sia ancora vivo dopo che un incantesimo gli ha praticamente cancellato la faccia, ma evito di chiedermi cose simili, ormai. Fatto sta che le lotte politiche Drow funzionano così: se una Casa stermina completamente l’altra, e senza che la Città scopra chi è l’attaccante, allora è tutto regolare. La Casa attaccata cessa di esistere e viene dimenticata da tutti. In caso contrario, i superstiti possono denunciare l’avvenimento e fare sì che la Casa attaccante venga sterminata.
Il senso? Boh.
Mi riconnetto a quel che ho detto prima: tutto il libro è solo un modo per descrivere la società Drow in modo tremendamente e stupidamente romanzato. E ne abbiamo prova di seguito: vediamo la descrizione della distruzione di Casa De Vir, la morte di Nalfein, Drizzt che si salva per il rotto di cuffia. Senza Volto fallisce nel suo intento e viene ucciso da Masoj, il suo aiutante, perché è il principe della sesta Casa più potente e non accettava il fatto di essere un servitore. Giustissimo. Sarebbe sul punto di ammazzare pure Alton, ma questo lo dissuade, perché sarebbe stato un ottimo alleato tra i maestri della sezione di magia dell’accademia, Sorcere; infatti, Alton si sostituisce a Senza Volto, sfigurandosi volontariamente con dell’acido.
… No, non commento. Non lo farò, mi spiace. No.

Porca di quella puttana, ma perché?! Scappare? Andare via? Masoj odiava Senza Volto e tutti quelli vicini a lui, quindi intralciare quelli che volevano Alton morto sarebbe stata l’apoteosi del piacere, e Alton se ne sarebbe stato libero di far quel che voleva! E invece no! La trama ha parlato, De Vir deve fare l’autolesionista e passare tutti gli anni successivi a comportarsi come un cattivo di Scooby – Doo.
ARGH!

Drizzt viene affidato a Vierna per la prima parte della sua “educazione” (leggasi “indottrinamento”), in cui avremo prova del carattere di Drizzt e del modo in cui i Drow educano i figlioletti. Male. Molto male. A sedici anni inizierà ad addestrarsi con Zak, e Salvatore ci darà prova della sua grande abilità nello scrivere dialoghi, dato che durante i combattimenti ‘sti due non staranno zitti un secondo, litigheranno spesso e passeranno il tempo a fare dei botta e risposta che hanno l’unica utilità di farci vedere quanto sono diversi rispetto al resto dei Drow.
Di mezzo ci saranno varie scene inutili, da Malice che va a visitare la Prima Casa di Menzoberranzan a Alton e Masoj che fanno i coglioni per cercare di scoprire il nome della casa che ha distrutti i De Vir, evocando lo spirito della Matrona Ginafae e scatenando le ire delle ancelle di Lloth, passando per esecuzioni pubbliche di Case denunciate.
Drizzt arriva all’Accademia, e inizia il suo apprendistato, nella sezione per guerrieri di cui non ricordo il nome. Finito quello, dopo una decina di anni, ci saranno varie altre scene allunga brodo che ci porteranno, finalmente, al finale: dato che durante un’incursione in superficie Drizzt ha avuto la buona idea di far finta di uccidere una bimba elfica per farla scappare, Lloth è adirata con casa Do’ Urden e vuole un sacrificio. Vedete che somiglia ad una casalinga disperata e lettrice della James?! Pensa solo ad una cosa!
In ogni caso, Zak si sacrifica per salvare il figlio, che dopo aver ammazzato Masoj e Alton smascherato, finalmente, fugge.

Che poi, che senso ha andare in superficie ad ammazzare gli elfi, se sono stati loro a cacciarvi nel Buio Profondo? Okay, vendetta, ma… Chi ve lo fa fare? E poi, come fate a sapere che vicino allo sbocco per la superficie ci sono degli elfi?
Oh, sì, immagino… Sarà qualcosa tipo l’Occhio di Sauron…

***
Dunque, questo era Il Dilemma di Drizzt. Come vi ho già detto, aspetto di comprare altri libri di Salvatore, prima di dare un giudizio definitivo, ma per il momento…
EXTERMINATE!
«Yuvie, non essere ripetitivo!»
State zitti!
Yuvie – The Alchemist

Il ritorno dello Americano

Recensione di Angeli e Demoni, di Dan Brown – PARTE III

Salve a tutti!
Ebbene sì, sono ancora io, inutile che vi lamentiate!
Prima di iniziare la recensione e di farvi crollare tutti addormentati, ne approfitto per fare un annuncio inutile: come alcuni avranno notato, qui accanto è comparso il “coso” (termine tecnico da vero aspirante ingegnere, che non usa inglesismi come “widget”) chiamato “Altro”: al suo interno c’è anche il link che porta alla nostra pagina facebook.
Niente di particolare, la usiamo semplicemente per esporre idee future e per postare brevi anteprime dell’articolo su cui stiamo lavorando seguite dalla percentuale di completamento di quest’ultimo… insomma, se vi interessa è lì.
Detto questo, diamo subito fuoco alle polveri che c’è una recensione da finire! è_é

Riassunto delle puntate precedenti: Gli Illuminati hanno rubato dal CERN un esemplare di antimateria e l’hanno nascosto da qualche parte in Vaticano, a mezzanotte avverrà l’annichilimento e del Vaticano rimarrà solo un simpaticissimo cratere fumante. Non contenti, hanno anche rapito i quattro cardinali più papabili e intendono ucciderne uno ogni ora, a partire dalle otto, in quattro chiese diverse: gli Altari della scienza.
A tentare di sventare il loro piano vi sono Robert Langdon e Vittoria Vetra, che al momento hanno rintracciato il primo Altare trovandoci dentro un cardinale morto soffocato da una manciata di terra.

In questa puntata: Acqua, aria e fuoco, documentarsi è ancora un optional, “Editoooor?”, “Colpo di scena!” e… “Tutto è bene quello che finisce bene”.

Langdon, dunque, si arrampica su per le impalcature della chiesa e scruta l’orizzonte nella direzione indicata dall’angelo, cercando una chiesa che possa essere il prossimo altare della scienza.

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Angelo che indica qualcosa.
Purtroppo non è l’angelo di Langdon .

Incredibile ma vero, Langdon non trova nulla. Il suo sguardo scorre fino all’orizzonte senza incontrare altra chiesa che non sia la Basilica di San Pietro, ma non può essere quella, perché, come spiega Langdon alle Guardie Svizzere appena sceso:

“La quartina dice esplicitamente “attraverso Roma”. La basilica di San Pietro non è a Roma, ma nel territorio della Città del Vaticano.”

*dlin-dlon*
COMUNICAZIONE INTERNA: si informa il signor Dan Brown che all’epoca di Galileo la Città del Vaticano non era ancora stata istituita.
*dlin-dlon*
Comunque, una guardia fa notare a Langdon che Piazza San Pietro è da sempre oggetto di controversie, in quanto c’è gente che ritiene che faccia parte di Roma e non del Vaticano e che, proprio alla base dell’obelisco, c’è un bassorilievo detto West Ponente o Il soffio di Dio. Dato che, come fa notare un gasatissimo Langdon, la piazza è opera del Bernini, i nostri partono di gran carriera verso il Vaticano per salvare il secondo cardinale.
Mentre loro corrono, io voglio fare i complimenti a Dan Brown per la combo:
COMPLIMENTI SIGNOR BROWN! Su DUE opere del Bernini che ha nominato ne ha beccate DUE realizzate DOPO la morte di Galileo, che quindi non poteva sapere della loro esistenza, nè tantomeno metterle nel suo Cammino dell’Illuminazione! Sono commossa, davvero!

Il gruppo arriva in Piazza San Pietro, fermamente piantonato dai due giornalisti della BBC che, nel frattempo, stanno mandando al loro capo le immagini del cadavere caricato nel bagliaio dalle Guardie Svizzere.
Langdon e Vittoria si avventurano per la Piazza e Chinita, la videoperatrice della coppia di giornalisti, li segue con la telecamera puntata.

Suonano le nove.
Una bambina urla.
Accanto a lei, quello che sembrava un barbone ubriaco seduto ai piedi dell’obelisco si accascia al suolo e una chiazza di sangue gli si allarga sotto di lui.
L’uomo è ancora vivo quando lo soccorrono vedono che ha il petto marchiato a fuoco dal terzo magnifico ambigramma. È il secondo cardinale.

Air

Ambigramma. Sì, ve li posterò tutti.

Quando provano a fargli la respirazione bocca a bocca notano che ha i polmoni perforati. Il poveretto muore, l’unica cosa che si riesce a sapere dai presenti è che era stato aiutato a sedersi lì da un signore scuro di pelle e, ovviamente, la videoperatrice riprende tutto e, quando le Guardie Svizzere tentano di riprendere la cassetta riesce a imbrogliarle e a consegnar loro un nastro vergine.
… all’improvviso ho capito come sia possibile che una persona isolata sia riuscita a rapirgli quattro cardinali da sotto il naso, a rubargli una telecamera e a nascondere un ordigno pericoloso chissà dove senza che nessuno ne sapesse nulla!

I nostri eroi si riuniscono nello studio del Camerlengo a fare il punto della situazione.
– Il Camerlengo è, essenzialmente, incazzato nero, anche se cercano di farcelo passare per “stanco e provato”.
– Due cardinali su quattro sono morti.
– Due terzi delle zone del Vaticano aperte al pubblico sono stati controllati alla ricerca dell’antimateria senza successo.
– Nessuno ha ancora preparato il piano di evaquazione per i Cardinali.
– Il soffio dell’angelo sul West Ponente sembra indicare una ventina di chiese, nessuno sa se in qualcuna di esse ci sia un’opera del Bernini relativa al fuoco, nonostante le altre due chiese fossero vicine ad un obelisco nessuna di quelle in esame sembra esserlo.
– L’angelo sul West Ponente in realtà non è un angelo, ma è il Dio Eolo.
(no, scherzavo, questa non la dicono loro, ve la dico io che so la storia dell’arte meglio di Langdon che la insegna)

Morale della favola: Langdon viene portato di nuovo negli Archivi Vaticani a consultare il catalogo di tutte le opere del Bernini, mentre Vittoria resta nello studio del Camerlengo ed è così presente quando una guardia chiede a Olivetti di accendere la TV.
La BBC ha mandato in onda i filmati e li ha concessi a tutte le reti televisive: su ogni canale si vedono i cardinali morti o si parla degli Illuminati.
Infine, su informazione dell’assassino, la BBC ha diffuso la notizia che il vecchio Papa non fosse morto in seguito a ictus, ma per avvelenamento dovuto a dosi massicce di eparina, un farmaco che il Santo Padre effettivamente prendeva.
Il Camerlengo, a questo punto, decide che si è definitivamente rotto i cosiddetti e prende in mano la situazione stabilendo che:
– Rocher, la Guardia che dirigeva le ricerche, dovesse riferire direttamente a lui.
– Olivetti avrebbe aiutato Langdon a rintracciare l’assassino.
– Gunther Glick e Chinita, i due giornalisti, dovessero essere trovati e portati da lui.
– Lui, un paio di guardie e Vittoria sarebbero scesi nelle catacombe a confermare se la notizia dell’avvelenamento era vera (e con essa le implicazioni che un’infiltrazione simile avrebbe significato) grazie ai segni che l’eparina lascia sui corpi.

Nell’Archivio, Langdon ha trovato il catalogo di tutte le opere del Bernini e, sfogliando più o meno a caso, ha una gran botta di cul dopo un’abile e intelligentissima ricerca, riesce a trovare la statua che cercava: L’Estasi di Santa Teresa nella chiesa di Santa Maria della Vittoria.
Signori, sono fiera di annunciarvi che Dan Brown non delude!
Siamo a TRE statue su TRE iniziate dopo la morte di Galileo!
Grande Dan Brown!
Stendo un velo pietoso su Langdon che legge un brano in italiano che descrive l’opera ridendo per la metafora sessuale che vi è nascosta, salvo poi dire che

“Benché fosse in italiano, riconobbe la parola “fuoco”, che ricorreva almeno cinqueo sei volte”

… No, scherzavo non lo stendo il velo pietoso.
Allora, Dan Brown vuole scrivere un thriller. D’accordo.
Vuole ambientarlo in Italia. Perfetto.
Strupra la Storia per inventarsi un conflitto che faccia andare la trama. Okay.
Basa tutta la ricerca su delle opere d’arte. Ottimo.
Non si prende nemmeno la briga di controllare le date delle suddette opere. Magnifico.
Ci passerei anche sopra – magari con una schiacciasassi – se almeno, errori a parte, ci fosse un minimo di coerenza interna. Invece, per la miseria, queste due cose succedono nella stessa cazzo di pagina. È tanto chiedere al signor Dan Brown o ai suoi gentilissimi editor almeno di RILEGGERE cosa scrivono?!
Santo Asimov, protettore della Robotica, dammi pazienza.

Quando prova a uscire, il Karma decide che certe castronerie non le può più sopportare e tenta anche lui di ammazzare Langdon.
Infatti, mentre Langdon – già a corto di ossigeno – sta per premere il pulsante che avrebbe aperto la porta, da un’altra parte Rocher toglie beatamente la corrente per continuare le sue ricerche, Lasciando gli Archivi a secco e il nostro eroe chiuso in un compartimento stagno con l’aria in esaurimento.
Langdon ne esce arrampicandosi su per uno scaffale e facendolo cadere spiengendo contro la parete, provocando così una reazione a catena in cui tutti gli scaffali cadono come tessere di un domino facendo esplodere la parete in vetro in una scena che farebbe commuovere Scrat dell’Era Glaciale.
Nel frattempo Vittoria e il Camerlengo scoprono che il Papa era stato effettivamente assassinato.

Olivetti, Langdon e Vittoria si precipitano verso il terzo Altare, arrivati lì Olivetti entra nella chiesa da un’entrata secondaria, mentre Langdon e Vittoria sono incaricati di starsene in un angolo della piazza a tenere d’occhio l’ingresso principale.
L’ordine se ne va a putt a donne perdute quando le vetrate di Santa Maria della Vittoria vengono illuminate da un incendio scoppiato al suo interno.
Le panche erano state accatastate sotto alla cupola della chiesa a formare una specie di pira in fiamme, sospeso su di essa c’è il terzo cardinale appeso per le braccia tramite due catene e posizionato a guisa di crocefisso.
L’uomo è ancora vivo e sul petto c’è il quarto ambigramma.

Fire

Vi avevo detto che ve li avrei rifilati tutti

Mentre Langdon tenta di trovare un modo per salvare il poveretto, Vittoria trova il cadavere di Olivetti a terra con il collo spezzato. In quel momento viene presa colpita alle spalle dall’assassino, che poi, visto il fallimento del Karma di cui parlavamo prima, tenta anche lui di cavare di mezzo Langdon sparandogli contro, ma Langdon, da bravo Americano istruito da Hollywood, evita il colpo.
La collutazione che segue si conclude con l’Assassino che se ne va con Vittoria e Langdon rinchiuso sotto a un pesantissimo sarcofago di travertino capovolto (niente domande).
Ah, giusto per chiarire, mentre tutto questo accade, la piazza è OVVIAMENTE deserta.   -.-“

Intanto, in Vaticano, il Camerlengo interrompe il conclave, portando con sè i due giornalisti che filmano e trasmettono tutto. Dall’altare della Cappella Sistina, il Camerlengo dichiara la sua resa e fa un discorso bellissimo su scienza e fede che, purtroppo, non posso postare perchè è lunghissimo.
Per una volta che non sono ironica fidatevi di me: era DAVVERO un discorso bellissimo.
La logica di fondo dietro a tutto ciò la lascio esporre a Dan Brown, che stavolta ha fatto qualcosa di giusto.

” Facendo riprendere i cardinali dalle telecamere, stava dando un volto umano alla Chiesa. Il Vaticano non era più fatto di edifici, ma di persone. Persone che, come il camerlengo, avevano dedicato la propria esistenza al servizio del bene.”

“Quella di Carlo Ventresca era una drammatica e disperata richiesta di aiuto. Stava parlando sia ai suoi amici sia ai suoi nemici. Stava esortando tutti, con lui o contro di lui, a vedere la luce e fermare quella pazzia. “

L’Assassino, nel frattempo, rapisce Vittoria e la porta nel covo degli Illuminati svenuta e legata e ci fracassa i cogl informa con classe ed eleganza di quanto lei sia eccitante e della di lui intenzione di stuprarla e ucciderla a fine lavoro.
Abbandonata la Cappella Sistina, il Camerlengo torna nel suo studio dove dà gli ultimi ordini al Capitano Rocher, in comando perchè non si hanno notizie di Olivetti , prima di congedarlo gli chiede di accendere il fuoco, perchè là dentro si congelava.
… ricordiamo ai gentili lettori che sono ancora svegli che ci hanno spesso ribadito come sia una mite serata estiva e che all’inizio del romanzo Langdon si è lamentato per il caldo, ma a quanto pare Rocher non lo trova strano. Sì, sono pignola, ma vi giuro che c’è un motivo.
Appena Rocher esce dallo studio del Papa riceve una telefonata da parte di un Individuo Misterioso che ha informazioni importanti.
Intanto, al CERN, Kohler, dopo aver soperto che Leonardo Vetra aveva parlato dell’antimateria con qualcuno, chiede alla sua segretaria di dare l’ordine che si prepari il suo jet.

Langdon viene estratto dal sarcofago dai poliziotti e dai vigili del fuoco attirati dall’incendio. Appena si riprende abbastanza da capire quel poco che capisce di solit da capire qualcosa, Langdon si fa dare una cartina di Roma e, osservando la freccia in mano all’angelo, cerca di trovare l’ultimo Altare, fermamente convinto di poter fermare l’Assassino da solo e ritrovare Vittoria.
… L’importante è crederci.
Comunque, qui vediamo un viaggione assurd un interessantissimo ragionamento di simbologia, che porta Landon a tracciare una croce sulla cartina e a concludere che l’ultimo Altare è la Fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona.
… Indovinate un po?
Ebbene sì! Dan Brown non si smentisce nemmeno stavolta! QUATTRO su QUATTRO!
No, sul serio, non ne ha imbroccata una giusta… ma gli editor li pagano per pettinare le bambole?

Mentre in Vaticano Gunther sta mettendo tutto il suo impegno nello sparare una minchiata dietro all’altra, si diffonde la notizia che qualcuno con informazioni in grado di risolvere la crisi sta arrivando a Roma; ma tutto questo Langdon non lo sa e –  dopo essere uscito da una chiesa che è stata teatro di un incendio in cui sono morti il comandante delle Guardie Svizzere e un cardinale e che ora pullula di vigili del fuoco e poliziotti senza che nessuno provi a fermarlo nonostante sia l’unico testimone – ruba un’auto e arriva a Piazza Navona.
Mi sento obbligata a descrivere la scena che segue nel dettaglio, perchè è talmente piena di errori da essere esilarante.
La piazza è, ovviamente, deserta, perchè con una crisi come quella in corso mi sembra ovvio che in giro non ci sia nessuno, no?
A un certo punto, giunge un furgone nero coi fari spenti, che più cliché di così c’è solo James Bond, e si ferma “con il portellone laterale a pochi centimetri dal bordo della vasca.”.
Perchè, ovviamente, la “transenna” che circonda la fontana impedendo di raggiungere l’acqua è svanita nel nulla per decreto divino.
Langdon vede l’Assassino aprire il portellone  e prepararsi a far cadere in acqua l’ultimo cardinale adeguatamente appesantito e incatenato e, in qualche modo, raggiunge l’altro lato della fontana senza farsi vedere e si infila in acqua.

L’acqua gli arrivava alla cintola ed era gelida. Strinse i denti e avanzò a fatica. Il fondo, già scivoloso di per sé, era reso ancora più infido dallo strato di monetine che vi  gettavano i turisti, convinti che portasse fortuna.

Ma vi rendete conto che noi li paghiamo profumatamente per non fare un cazzo e propinarci bioate del genere?!
Porca pu…zzola, Dan Brown, se vuoi ambientare una fottutissima scena d’azione in una fontana esistente, non pensi che sarebbe il caso quantomeno di sapere come cazzo è fatta quasta fontana?! Non ci vuole molto, giuro! Un minuto su Google-immagini e scopri che la fontana in questione è talmente poco profonda che è un miracolo che il cardinale ci anneghi con tutti gli orpelli che ha attorno, ché rischia di toccare il fondo con la bocca ancora fuori dall’acqua… e tu mi dici che arriva alla cintola? Cos’è Langdon si è digievoluto in un puffo?!
E gli editor, dannazione, cosa ci stanno a fare? A buttare le monetine nella fontana per augurare a Dan Brown la fortuna di non trovare mai qualcuno che si accorga delle sua castronerie mentre gli altri turisti vanno a buttare le loro nella fontana DI TREVI?
Langdon si riconferma l’Americano che è e spreca l’elemento sorpresa in uno scambio di battute da macho. L’Assassino, che invece non è Americano, ribadisce che ha fretta di tornare da Vittoria, spinge il cardinale in acqua e si getta addosso a Langdon. Vi è di nuovo una collutazione e, come l’altra volta, il cardinale nel frattempo muore; Langdon per salvarsi, finge la morte per annegamento e l’Assassino, che ormai ha più sangue nell’organo di sotto che nel cervell probabilmente confuso e stanco a causa dell’agitazione delle ultime ore, ci crede e se ne va.

Water

Altro ambigramma. No, non l’avevo dimenticato

Langdon esce dall’acqua e studia la fontana alla ricerca dell’ultimo angelo, ma non trova nulla. Finchè, ormai disperato, nota in cima all’obelisco una colomba in bronzo.

“La colomba è il simbolo pagano dell’Angelo della Pace.”

Uh… scema io che credevo che fosse il simbolo dello Spirito Santo.
La colomba punta a ovest e, arrampicandosi sulle statue della fontanta (che Bernini ti perdoni per questo, uomo, perché io non lo farò!) capisce subito che l’ultima meta è Castel Sant’Angelo, il cui ponte è decorato da statue di angeli fatte dal Bernini.
Lo sapete già, vero?
Esatto! Anche queste fatte dopo la morte di Galileo. Io non ho più nemmeno la voglia di imprecare, mi auguro solo che gli caschino in testa i loro angeli.

Langdon riesce ad entrare nel castello con l’aiuto di un giornalista (a cui in cambio rivela dove trovare il cadavere dell’ultimo cardinale) e della solita, sacrosanta botta di culo. Si arma di una spranga di ferro trovata in giro e cerca Vittoria.
L’Assassino in tempo è tornato e sta progettando nei dettagli cosa fare con Vittoria; a parte lo schifo della cosa, spero solo che non incontri mai Christian Grey o non voglio sapere cosa ne uscirebbe.
Langdon nel frattempo trova la stanza in cui stanno i due e, dopo un coreografico: “Angelo di Dio, veglia su di me”, fa irruzione all’interno e affronta l’Assassino.
Fossi stata io l’angelo, dopo tutte le castronerie che mi hai combinato sarei scesa ad aiutare l’Assassino a farti crepare fra atroci dolori, mio caro Langdon. Purtroppo non ho questa fortuna e, nella decina di pagine che seguono, accade che:
– Si viene a sapere dell’esistenza di un sesto marchio degli Illuminati.
– Si viene a sapere che il capo degli Illuminati è venuto a prendere quel marchio e intende usarlo sul Camerlengo.
– Langdon deduce brillantemente che il capo degli Illuminati è probabilmente colui che avrebbe dovuto portare le informazioni per risolvere la crisi.
– Victoria, finora legata come un salame, si libera con qualche strana tecnica yoga (davvero, non è ironia) e insieme a Langdon buttano l’Assassino giù da Castel Sant’Angelo.

L’elicottero con a bordo Kohler arriva in Vaticano e viene ricevuto in pompa magna: è lui l’informatore che tutti attendevano. Langdon e Vittoria lo vedono da Castel Sant’Angelo e si catapultano in Vaticano attraverso il Passetto, un antico passaggio segreto. Arrivano giusto in tempo per venire bloccati da Rocher che non vuole farli entrare nello studio del Camerlengo e sentire il grido raccapricciante di quest’ultimo.
Langdon, Vittoria e un paio di Guardie fanno irruzione insieme a Rocher, trovano il Camerlengo che giace a terra col petto marchiato e Kohler armato di pistola. Nel casino che segue vengono uccisi a colpi di pistola Kohler e Rocher, accusato dal Camerlengo di essere un complice; prima di morire Kohler consegna a Langdon una telecamera che aveva con sè.

Diamante

Diamate degli Illuminati, i quattro elementi in un unico ambigramma
Il marchio del Camerlengo.
Quando dicevo che vi avrei rifilato tutti gli ambigrammi, intendevo proprio TUTTI.

Sono passate le undici e mezzo e Piazza San Pietro è un bordello assurdo, perchè, molto intelligentemente, nessuno ha pensato che sarebbe stato furbo farla evacuare. Langdon, Vittoria e una Guardia insignificante di nome Chartrand stanno trasportando il Camerlengo su una barella improvvisata verso l’elicottero per farlo ricoverare, manco a dirlo i giornalisti li seguono come sanguisughe.
A quel punto il Camerlengo riceve un’illuminazione divina e, con estremo disappunto di tutti quanti, sialza in piedi e corre all’interno della Basilica che doveva venir evacuata.
Inizia un inseguimento a lume del faretto della telecamera, perchè ovviamente i giornalisti li seguono, durante il quale il Camerlengo spiega di aver ricevuto l’illuminazione: l’antimateria doveva essere sulla tomba di San Pietro, nelle necropoli vaticane.
Fra obiezioni e strepiti varii, Ventresca arriva sulla tomba del Santo e scopre che, effettivamente, l’antimateria è lì e, fra obiezioni e strepiti ancora peggiori, che gli predicono che ucciderà tutta la gente in Piazza, si avvia per portarla fuori. Giunto in superficie, dopo una corsa spericolata con il petto marchiato a fuoco. Il Camerlengo corre verso l’elicottero che avrebbe dovuto portarlo in ospedale e, spinto via il pilota, si prepara a partire con l’antimateria. Con suo estremo disappunto, oltre all’antimateria si trova a bordo anche quel gran coglione altruista di Langdon, che, convinto che Ventresca volesse gettare l’ordigno in mare o nelle cave di roccia, vuole rendersi utile gettandolo di sotto mentre il Camerlengo pilotava.
È solo quando sono ad alta quota che, finalmente, Langdon capisce che il piano del Camerlengo non era di gettare l’antimateria in mare, ma di portarla abbastanza in alto da far sì che esplodesse senza danni: sono bloccati su un elicottero che sale, con un’ordigno che sta per esplodere.
A questo punto, il Camerlengo tenta l’impresa che sia il Karma, sia l’inviato di una setta satanica avevano fallito prima: tenta anche lui di fare secco Langdon e lo fa gettandosi dall’elicottero con l’unico paracadute. Tuttavia, nemmeno il potere di Dio e della scienza combinati riescono a spuntarla contro Langdon che si butta dall’elicottero usando come paracadute la tela cerata che serve a coprirlo.
Sì, avete letto bene.
Lo so che è fisicamente e umanamente impossibile! Ma secondo voi, uno che non riesce nemmeno a cercare una cazzo di fontana su Google riesce a concepire un’idea simile?

L’antimateria esplode in una scena francamente molto bella e la gente in piazza grida al miracolo vedendo il Camerlengo atterrare vivo e vegeto sul colonnato accanto alla statua di Gesù Cristo. Intanto Langdon manovra per atterrare nel Tevere, dove viene ripescato dai dottori dell’ospedale sull’Isola Tiberina… lo straordinario potere della botta di culo lo salva di nuovo, insomma.
Quando si sveglia gli consegnano ciò che è rimasto dei suoi averi: i resti maciullati del foglio del Diagramma e la telecamera di Kohler che, si scopre, funziona ancora. Appena Langdon vede il filmato si alza in piedi e muove mari e monti per farsi portare subito in Vaticano. Arriva giusto in tempo per irrompere, insieme a Vittoria, nel collegio dei cardinali che vorrebbe eleggere Papa il Camerlengo, davanti ai loro sguardi stupiti Langdon fa partire la registrazione…
… COLPO DI SCENA!
La registrazione mostra Kohler a colloquio con il Camerlengo, mentre lo accusa di aver sempre saputo dell’antimateria, in quanto Leonardo Vetra stesso gliel’aveva mostrata, e di essere stato lui a organizzare tutto. Incredibilmente Ventresca conferma di aver fatto tutto ciò, per fermare un’opera che lui riteneva sacrilega e riportare in auge la Chiesa; dopodichè si marchia da solo con il marchio scaldato sul fuoco che aveva fatto accendere a Rocher. (Capito ora perché ero pignola?)
Il resto è noto.

Ventresca viene fatto entrare e, fermamente convinto della sua opera, tenta di spiegare le sue motivazioni che, più o meno, si riassumono in:

“Quella notte la potenza degli Illuminati era tornata a manifestarsi, e con effetti straordinari. Era scomparsa l’apatia, la paura aveva fatto tremare il globo come un terremoto, unendo tutti i popoli. E la maestà del Signore aveva sconfitto le tenebre”

Interrogato sulla morte di Leonardo Vetra, su quella dei Cardinali e sul suo piano, Ventresca espone sempre una ragione; finchè non arrivano a chiedergli della morte del Papa.
A questo punto si ha un nuovo colpo di scena:

«Il papa aveva un figlio.»

CARRAMBA, CHE SORPRESA!
Ma non è ancora arrivata la fine, eh? Quando Ventresca rivela di come il Papa gli avesse confessato questo suo segreto e di come quella notte lui avesse iniziato a concepire il suo piano, il Cardinale Mortati rivela il plotwist che mi ha lasciato più perplessa in tutto il libro.
Prima di dirvelo vi do un indizio, vediamo se indovinate.
[indizio]

Ebbene sì! Il figlio in questione è Carlo Ventresca, che il defunto Santo Padre aveva concepito con fecondazione assistita insieme a una suora di cui si era innamorato, per non infrangere i voti.
Io non ho parole per esprimere cosa provo. vi dico solo che potrei fare concorrenza a LUI.

Quest’ultima notizia fa uscire di testa del tutto Carlo Ventresca che, diciamocelo, tanto a posto non doveva poi essere, per quanto geniale.
Sfuggendo ai Cardinali, egli accede all Nicchia dei Palli, dove bruciano novantanove lampade alimentate da un combustibile a base di butano, che, ergo, bruciano come l’Inferno. Il Camerlengo si cosparge di questi olii e si dà fuoco, svanendo in una voluta di fumo proprio sul balcone di Piazza San Pietro.

Tutto è bene quello che finisce bene (relativamente parlando).
Il Camerlengo abbandona questa terra di lacrime e “ascende al cielo”, per usare la metafora di Dan Brown, e il Cardinale Mortati, eletto Papa, raccoglie le sue ceneri e le depone accanto a quelle del padre.
E Langdon?
Langdon, sopravvissuto nonostante i disperati tentativi di ucciderlo compiuti più o meno da tutti, si ritira in albergo con Vittoria Vetra dove fanno l’amore. Vi risparmio la scena romantica fra i due, sia perché è agli stessi livelli di demenzialità della colonna ionica, sia perché, tanto, Langdon nel prossimo libro sarà felice di dimenticare Vittoria a favore della francesina discendente da Gesù Cristo.

Bene. Siamo giunti alla fine di questa fatica a puntate…
*parte l’inno alla gioia suonato dai lettori*
… ci vediamo presto con qualcosa di più leggero!
Ciao a tutti!

Mina – The Ginger

Il Papato colpisce ancora.

Recensione di Angeli e Demoni, di Dan Brown – PARTE II

Buongiorno.
Dopo aver praticamente costretto l’Alchimista a rimettersi – finalmente –  a lavorare sfruttando biecamente la scusa che dovevo preparare un esame e non avevo tempo…
*schiva una fialetta di acido*
… la vostra Ginger ritorna con la seconda parte della recensione più attesa di tutti i tempi!
*schiva anche i pomodori*
Eddai! Per farmi perdonare l’ho fatta anche bella lunga!
Cosa? Ah… andava bene lo stesso, dite?

In questa puntata: Archivi Vaticani, “quando documentarsi è un optional”, orbite ellittiche  e… “la parte interessante comincia”.

La scorsa puntata ci aveva lasciati con un prete-scienziato trovato morto al CERN con un marchio a fuoco sul petto, antimateria rubata al suddetto scienziato ricomparsa misteriosamente in Vaticano durante il Conclave e Langdon e Victoria giunti sul posto che, dopo aver rotto i coglioni a tutt mosso mari e monti, sono riusciti a farsi ricevere dal Camerlengo.
Viene così introdotto nella trama il personaggio migliore di tutto il libro.

Langdon se lo immaginava gracile, anziano, con l’espressione angelica, appesantito da ricchi paramenti e con la corona del rosario fra le mani. Invece il camerlengo indossava una semplice veste nera e aveva un fisico robusto, sportivo. Prossimo ai  quarant’anni, giovanissimo per gli standard vaticani, era sorprendentemente bello, con folti capelli castani ed enigmatici occhi verdi, che irradiavano una luce che pareva alimentata dai misteri dell’universo. Quando gli fu vicino, Langdon gli lesse nello sguardo una profonda stanchezza, come se fosse reduce dai quindici giorni più difficili della sua vita.
«Carlo Ventresca» si presentò. «Sono il camerlengo.»Parlò in inglese, con accento pressoché perfetto, in tono gentile e modesto.

Okay, ammetto che, come prima impressione, si fiuta già il pericolo del classico Personaggio-Bello-Buono-E-Gentile, ma per ora sospendiamo il giudizio in modo da raggiungere il punto in cui il romanzo si fa interessante.

Tanto per non perdere l’abitudine dalla volta scorsa, la prima cosa che fa il comandante Olivetti appena entrato è scusarsi per “l’abbigliamento della signorina”. Insomma, ci tengono proprio a farci ricordare le belle gambe di Vittoria.
Non contento, dopo che i nostri eroi hanno spiegato al Camerlengo la situazione e questo si è stupito perchè l’antimateria non è ancora stata cercata, il comandante ribatte:

Con tutto il rispetto per la signorina Vetra, la quantità di esplosivo di cui parla è minima e ritengo improbabile che abbia il potenziale distruttivo che lei paventa.

Allora, per la miseria, ammettiamo anche il fatto che io sono cresciuta a pane e fantascienza, quindi appena il mio cervello sente dire “antimateria” mi restituisce immagini di esplosioni di potenza immensa, ma comunque, se io fossi una Guardia Svizzera incaricata della sicurezza vaticana durante un cazzo di conclave e una scienziata del CERN (istituto di ricerca famoso in tutta Europa e per di più svizzero, quindi si suppone che la Guardia in questione sia a conoscenza della sua esistenza, contrariamente ad un americano a caso) venisse a dirmi che lo strano cilindro inquadrato da una telecamera che NON si trova dove dovrebbe essere è pieno di antimateria e che il dannatissimo CONTO ALLA ROVESCIA che c’è sopra indica il tempo che abbiamo prima che l’aggeggio in questione ci uccida tutti io considererei l’idea di dare l’allarme…
Comunque, mentre l’Allegra Compagnia se ne sta nello studio papale a discutere animatamente, una delle guardie con un QI superiore alla media dimostrata finora dai personaggi di tutto il libro contatta Olivetti alla trasmittente: hanno ricevuto una chiamata che segnalava la presenza di una bomba in Vaticano. Il chiamante, pienamente al corrente dei fatti, aveva nominato l’antimateria e addirittura chiesto alle Guardie se avessero già visto la bomba, così, la guardia in questione, ha avuto un’idea assolutamente inconcepibile per dei servizi di sicurezza all’alba dell’anno 2000: ha cercato in Internet!
Il breve sprazzo di buonsenso che si era appena infilato nella trama, viene brutalmente assassinato dalla notizia che colui che aveva chiamato per parlare della bomba è ancora in linea e che, nonostante da dieci minuti stiano provando a rintracciare la chiamata, ci debbano ancora riuscire.
A questo punto il Camerlengo prende in mano la situazione: si fa passare la chiamata e, con un coreograficissimo “In nome di Dio, chi si crede di essere?”, inizia il dialogo con l’assassino della prima puntata.

Nel corso della conversazione telefonica si viene a sapere che:
-Quattro cardinali sono spariti, rapiti dall’assassino, e Olivetti non l’aveva ancora detto al Camerlengo;
-I quattro cardinali in questione erano i più “papabili”;
– Nel 1668 la Chiesa marcò a fuoco quattro Illuminati ed espose i loro cadaveri per le piazze di Roma.
-L’assassino, e con lui gli Illuminati, intende fare lo stesso, uccidendo un cardinale ogni ora a partire dalle otto di sera ed esponendo il cadavere;
– Farà tutto questo all’interno di quattro chiese;
– A mezzanotte il Vaticano verrà distrutto dall’antimateria, non si discute, ha chiamato solo per informarli del piano aggratis;
– L’assassino trova che Vittoria Vetra sia una donna di carattere ed è eccitato da lei e dalla possibilità che, quella sera, potrebbero incontrarsi, “e allora…”
(No, non scherzo, questo pezzo c’è davvero. Mi viene seriamente il dubbio che Dan Brown ci tenga sul serio a rimarcare quanto sia figa la sua creazione e che non sia solo l’impressione idiota di una blogger che odia le Mary Sue)

Cambio di scena.
Siamo nella Cappella Sistina dove il Cardinale Mortati, che deve presiedere al Conclave come Grande Elettore, si sta giustamente chiedendo che cazzo di fine abbiano fatto i quattro cardinali che era più probabile che venissero eletti.

Non poteva crederci: era convinto che non sarebbero mancati al conclave per nessuna ragione al mondo.
Accadeva una sola volta nella vita – e neppure a tutti – di avere la possibilità di salire al soglio pontificio, e, secondo la legge vaticana, per poter essere eletti bisognava partecipare alla votazione.

Emh… ma anche no?
Ora, io ammetto di aver avuto “fortuna”, perchè avendo letto il libro poco dopo l’elezione dell’attuale Papa avevo ancora ricordi freschi del Conclave e, leggendo questa frase, mi è scattato un dubbio che, altrimenti, non sarebbe sorto. Comunque, come una breve ricerca in internet mi ha rivelato: “Qualsiasi maschio battezzato celibe, secondo il diritto canonico, cioè che non ha contratto un matrimonio cattolico, può essere eletto papa (sebbene l’elezione di un non vescovo sia avvenuta raramente) e se non ha ancora ricevuto gli ordini sacri gli vengono subito conferiti e viene consacrato vescovo.
Quanto ci ho messo? Un paio di minuti.
Cortesemente, quindi, Dan Brown, la prossima volta invece di ripeterci per la miliardesima volta che belle gambe ha Vittoria Vetra, potresti impiegare quei due minuti per fare qualcosa di utile come digitare su Google “elezione del papa”?!
Sono pignola, dite?
Bene, proseguiamo

Fra un pontificato e l’altro, il camerlengo era la massima autorità, ma Carlo Ventresca era solo un prete

Non per niente “Camerlengo” è il modo veloce per riferirsi al Cardinale Camerlengo di Santa Romana Chiesa, che, ovviamente, è solo un prete. Giustissimo.
Posso concedermi un “porca puttana”?
Porca puttana! Dan Brown, ma se vuoi scrivere un accidenti di Thriller ambientato in Vaticano durante un conclave, mi fai il fottutissimo favore di INFORMARTI prima, maledizione?!
Anche qui, quanto ci ho messo? Due accidenti di minuti!
Ci ha messo più Dan Brown a scrivere il testo sbagliato che io a scoprire la versione corretta, gli costava tanto controllare prima di sparare minchiate?
Ah, per la cronaca, sono anche abbastanza sicura che il ruolo di Grande Elettore non esista.
Comunque, i cardinali del Concilio si sono accorti della mancanza dei quattro rapiti, ma, ignari della situazione in quanto privi di contatto con l’esterno, decidono per ora di aspettare e avere fede.
La scena si conclude con una descrizione del Giudizio Universale di Michelangelo.

L’opera, alta quindici metri, raffigurava Gesù Cristo nell’atto di dividere i virtuosi dai peccatori. Fra i corpi straziati che ardevano tra le fiamme dell’inferno c’era persino uno dei rivali di Michelangelo, rappresentato con orecchie d’asino.
Guy de Maupassant aveva scritto in un racconto che quell’affresco sembrava la decorazione di un baraccone da fiera dipinta da un carbonaio ignorante.
Il cardinale Mortati era abbastanza d’accordo.

Dan Brown…?
Vaffanculo!

Dopo questa piacevole combo di errori e imprecisioni nel giro di tre facciate, la storia ritorna ai nostri eroi in pieno consiglio di guerra. Il comandante Olivetti suggerisce al Camerlengo di non dire nulla, per ora, e di sigillare comunque il conclave, in quanto la Cappella Sistina era probabilmente il posto più sicuro al momento ed era quindi molto meglio lasciare lì i cardinali e, se si fosse rivelato necessario, procedere in seguito ad un’evaquazione organizzata.
Nel frattempo la guardia svizzera avrebbe provveduto ad interrompere l’erogazione di energia elettrica in varie zone del Vaticano, sperando così di eliminare abbastanza interferenze da individuare il campo magnetico del cilindro di antimateria. Infine, Robert Langdon convince il Camerlengo a dargli il permesso firmato per visitare i segretissimi Archivi Vaticani, sperando così, in un modo che non rivela, di capire dove i quattro carinali rapiti sarebbero stati uccisi.

Cambio di scena e nuovo spiegone in arrivo. Scusatemi, ma così va la faccenda, giuro che fra un po’ la storia riprende e si fa più interessante!
Voce dal pubblico: “Insomma, Rossa, sarà la terza volta che lo ripeti!”
Ginger: “Zitto e vai a lamentarti con Dan Brown!”

Comunque, lungo la strada verso l’Archivio, Langdon ci informa che:
1)I lunghi capelli di Vittoria profumano di mandorla.
2)Ai tempi di Galileo (che, ricordiamo, è uno dei fondatori degli Illuminati di Dan Brown), per incontrarsi senza venire massacrati dalla Chiesa, si riunivano in un covo segretissimo a cui avevano dato il logicissimo nome di “Chiesa dell’Illuminazione”.
3) Questo posto era talmente segreto che, anche con il diffondersi della fama della setta, chiunque giungesse a Roma per unirsi non riusciva a trovarlo.
4) Quindi, per raccogliere nuovi adepti, gli Illuminati avevano messo a punto una specie di caccia al tesoro, basata su indovinelli e simboli che avrebbe dovuto guidare gli Illuminandi (neologismo by Ginger che si è rotta quello che non ha di cercare sinonimi di “aspiranti-Illuminati) in un cammino iniziatico fino a questo covo.
5) Il clero non trovò mai questo cammino, perchè non era a conoscenza della sua esistenza, gli indizi erano infatti nascosti molto bene e abilmente dissimulati in quattro sculture, opere di un artista amico del movimento, lo stesso che aveva creato l’ambigramma della settimana scorsa.
Le sculture in questione sono legate ai quattro elementi.

«Quattro elementi?» disse Vittoria. «Ma se sono più di cento!»
«Non nel XVII secolo» le ricordò Langdon. «Gli antichi  alchimisti credevano che l’universo fosse composto solamente da quattro elementi: Terra, Aria, Fuoco e Acqua.»

Cristo santo, Vittoria, e tu eri quella che ha messo in dubbio la Teoria della Relatività di Einstein osservando il comportamento dei tonni?!
(No, non è una battuta figlia dell’umorismo di merda di Ginger, è scritto veramente)
Mi immagino le risate che si sta facendo Einstein nella tomba.

Detto questo, parliamo un attimo del Cammino dell’Illuminazione, vi va?
*ignora il coro di protesta*
Roma-1630: L’Ordine degli Illuminati sta acquisendo fama e lo scontro con la Chiesa infuria, non per niente quattro scienziati sono stati marchiati a fuoco e i loro cadaveri esposti nelle piazze.
La caccia agli Illuminati è quindi aperta e attiva ed è giusto supporre che il Clero, che, ricordiamo, conteneva alcune fra le persone più colte dell’epoca, sia in piena ricerca e prontissimo a braccare chiunque ne faccia parte.
A questo punto, qualcuno mi fa il sacrosanto favore di spiegarmi come cazzo fanno gli Illuminandi ad informarsi sull’esistenza di questo fantomatico Cammino? Insomma, non è che possa scendere in piazza a chiedere informazioni ai passanti…

*Breve visione in diretta esclusiva dalla mente malata di Ginger*
Un figuro cammuffato si aggira per Roma tutto intabarrato per non farsi riconoscere, al di sotto del mantello è visibile una casacca con sopra ricamato il motto: “Eppur si muove!”
Figuro cammuffato: “Mi scusi! Per la Chiesa dell’Illuminazione?”
Vecchia comare: “Oh, un altro Illuminando? Dritto per di là e poi la seconda a destra, caro!”

Tremate, perchè ho un’altra domanda!
All’epoca il simbolismo era vivo, vegeto e godeva di ottima salute. Tanto per capirci, tutti quei riferimenti che la prof di arte si affannava a spiegarvi nei quadri dell’epoca mentre voi la guardavate chiedendovi cos’avesse fumato (nel caso migliore) o cosa vi sareste fumati voi quella sera (nel caso peggiore), erano, all’epoca, perfettamente intuibili e conosciuti, ergo nascondere il simbolo degli Illuminati a Roma era intelligente più o meno quanto lo sarebbe stato provare a nascondere la falce e il martello nella Germania nazista, non so se rendo l’idea…
Quindi: ripetetemi di nuovo come hanno fatto a nascondere simboli e statue in piena Roma senza che nessuno si accorgesse o che la voce trapelasse alla Chiesa?

*Seconda visione in diretta esclusiva*
Curato1 e Curato2 passeggiano per Roma mentre vanno a predicare, fare benedizioni, a trovare Suor Genoveffa o qualunque altra cosa facessero i curati nel Milleseicento.
Passano davanti ad una statua su cui fa capolino il logo del MC Donald.
Curato1: “Cosa ci fa quel simbolo del diavolo su una statua della Città Santa?”
Curato2: “Oh, è solo il Cammino degli Illuminati… ”
Curato1: “E noi lo ignoriamo?”
Curato2: “Certo, Dan Brown ha deciso così!”
Curato1: “E noi gli diamo retta?”
Curato2: “Ovvio! Altrimenti quello è capace di passare direttamente al Simbolo Perduto saltando gli altri due libri che almeno sono carini!”
Curato1: “Signore, proteggici da questa sorte!” *si fa il segno della croce*

Insomma, per chi si fosse perso fra le mie visioni da disagiata mentale, Langdon vuole ritrovare questi quattro Altari della scienza, in cui ritiene che verranno sacrificati i quattro cardinali.
Per trovare il primo Altare occorre decifrare un “segno” che si trova in un manoscritto di Galileo, il Diagramma delle verità, la cui unica copia esistente è conservata negli Archivi.
Chiaramente, visto che i documenti antichi non sono uno scherzo, i nostri eroi – dopo aver affrontato la non scontata impresa di trovare la sezione dedicata a Galileo – si trovano chiusi in un compartimento stagno, illuminato da luce a infrarossi e con l’atmosfera talmente controllata che l’aria è rarefatta al punto da far girar la testa e, visto che il meccanismo di riossigenazione è disattivato in assenza del cardinale che si occupa degli Archivi, rimarranno senz’aria nel giro di venti minuti.
Una goduria, insomma

«Eliocentrismo» lesse Vittoria , traducendogli poi il titolo sulla prima pagina. Quindi scorse il testo. «Mi sembra di capire che Galileo abbandona definitivamente il modello geocentrico. Ma è scritto in italiano antico, per cui non garantisco la traduzione.»

Tre righe e mezzo, signora Mondadori e signor Dan Brown.
TRE CAZZO DI RIGHE E MEZZO e mi avete fatto salire la pressione a livelli tali che quelli dell’AVIS vi ringrazierebbero in ginocchio considerando che ogni volta che devo donare ci vuole una trafila infinita per alzarmela fino al minimo sindacabile.
1) ‘sti accidenti di congiuntivi li vogliamo imparare, porca miseria ladra?!
Guardate, io non ho nemmeno voglia di vedere chi sia stato a tradurre, ma seriamente, visto che ormai in ogni libro ci sono 3 o 4 congiuntivi cannati, li vogliamo imparare?
2) “È scritto in italiano antico, non garantisco la traduzione”. Allora, signor Brown, io lo so che per lei documentarsi è un optional, ma le giuro che non le sarebbe servito molto tempo a scoprire che, per quanto l’italiano antico possa essere abbastanza diverso dall’italiano corrente, è comunque abbastanza comprensibile da far sì che si capisca di cosa parli il testo. O almeno, una che lavora al CERN e confuta la Teoria di Einstein dovrebbe riuscirci.
E comunque…
3) Galileo non scriveva in latino?
So per certo che il Sidereus Nuncius è stato scritto in latino, visto che ne ho dovuto tradurre un pezzo in terza liceo, ma visto che non posso garantire sugli altri e che comunque il Diagramma l’ha inventato Dan Brown riprendo fiato e ci passo sopra.

Aiutandosi con la spatola, voltò pagina. […]
«Non ci sono formule matematiche» disse Vittoria. «Parla di movimenti retrogradi, orbite ellittiche o qualcosa del genere.»
«Orbite ellittiche .» Langdon ricordò che i guai di Galileo con la Chiesa erano cominciati quando aveva annunciato che le orbite dei pianeti erano ellittiche.


……
Dottore, dammi pazienza.
Orbite ellittiche?! ORBITE ELLITTICHE, Cristo santissimo?!
È stato Keplero a introdurre per primo le orbite ellittiche, per la miseria! Lo insegnano alle medie!!
Io giuro che, prima o poi, mi procurerò un’arma condundente (leggi: “padella”) su cui farò incidere a grandi caratteri “DOCUMENTARSI” e poi andrò a trovare tutti gli scrittori che mi infilano sfondoni del genere e gli farò fare una conoscenza ravvicinata della mia nuova proprietà, e poi…

*Ci scusiamo per l’interruzione, Ginger è appena stata sottoposta ad una dose massiccia di tranquillanti per evitare che commettesse qualche sciocchezza più di quelle che commette di solito.
La recensione riprenderà non appena avrà finito di dialogare sulla Grande Domanda sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto con un vaso di petunie*

Domanda dal pubblico: “Ginger, ma perchè ti scagli così tanto su ogni minuzia? Capisco che siano errori, ma anche tu li stai cercando tutti col radar…”
Risposta: No, non li sto cercando col radar. Li ho notati tutti leggendo e, se li ho notati io, può notarli chiunque abbia una cultura generale a livello della mia, che non è poi altissima. E inoltre… ricordate la nota dell’autore che ho citato all’inizio della prima puntata e che sembrava inutile?
Ecco perché mi incazzo così.

Comunque, i nostri eroi sfogliano tutto il libro, ma non trovando traccia del segno, si dividono le pagine e ricominciano da capo. Tutto questo ve lo racconto perchè Vittoria coglie di nuovo l’occasione per dimostrare che razza di geniaccio sia:

Vittoria sollevò il primo foglio con le mani
«La spatola!» la sgridò Langdon porgendogliene una. «Usa questa»
«Ho già i guanti…» protestò lei. «Che danno potrei mai fare?»

Ricordiamo al gentile pubblico che lei sarebbe una scienziata.

Vittoria, infine, trova sul bordo  di una pagina un verso in inglese, controllando con Langdon si accorgono che i versi sono quattro, uno per lato. Dato che la mancanza di ossigeno si fa sentire, probabilmente sono arrivati al livello del bus numero 7 alle otto di mattina, Langdon vorrebbe copiarsi i versi per poi ragionarci fuori, ma Vittoria è di diverso parere:

«Scordatelo, professore. Non abbiamo tempo di giocare agli amanuensi. Il tempo passa.» Gli prese il foglio dalle mani e si
diresse verso la porta.
Langdon si scandalizzò. «Non puoi portarlo fuori di qui! È un…»
Ma Vittoria era già scomparsa.

… Lei è una scienziata. L’ho già ricordato?

Mentre Vittoria è impegnata a distruggere l’ultima copia esistente di un antico testo Galieliano, l’assassino è in piena attività. Infatti contatta un’inviato della BBC che era a Roma per assistere al conclave e gli comunica di avere per lui quello che potrebbe essere lo scoop della sua vita, e, visto che la Legge di Murphy non fallisce mai, becca anche il giornalista più cazzone che io abbia mai trovato su un libro, nonchè quello pronto a seguire qualsiasi segnalazione pur di far notizia, venisse anche dal chihuahua del barbiere del centralinista di Radio Maria.
Il Carmelengo, invece, sta andando a sigillare il conclave e lungo la strada sfrutta un flashback per raccontarci di come, da bravo figlio di una donna religiosissima di nome – guarda caso –  Maria, avesse sempre saputo, fin da bambino, di voler dedicare la sua vita a Dio. Proposito che venne confermato quando sua madre morì in un attentato che fece saltare in aria la chiesa in cui si trovavano al momento; l’unico sopravvissuto fu proprio il piccolo Carlo Ventresca. In ospedale ricevette la visita di un curato (di cui al momento non ricordo il grado) che gli offrì la possibilità di vivere e studiare in seminario, per poi scegliere quale strada seguire. Finiti gli studi, Carlo Ventresca scelse, prima di prendere i voti, di fare per qualche anno il servizio militare, dove imparò a guidare l’elicottero, per poi tornare in seminario, prendere i voti e affiancare il curato che l’aveva accolto, finchè questi era diventato Papa e lui Camerlengo.
Perchè ve lo racconto? Lo scoprirete più avanti.

D’ora in poi, pur seguendo la trama, cercherò di non entrare troppo nel dettaglio, perchè il libro inizia a farsi più movimentato e coinvolgente e, tutto sommato, mi dispiacerebbe togliere qualunque tipo di interesse ad un eventuale lettoreche avesse deciso di prendere mano al libro, perchè, è bene ricordarlo, nonostante Dan Brwon mi faccia incazzare come una iena per le castronerie che scrive, sa anche come fare a coinvolgere il lettore quando vuole (Nel Simbolo Perduto non voleva),  quindi vi giuro che, incazzatura a parte, Angeli e Demoni è un libro che, mentre lo leggi, sa come prenderti… il problema viene quando lo chiudi e ci pensi su.

I versi recitano:

From Santi’s earthly tomb with demon’s hole,
‘Cross Rome the mystic elements unfold
The path of light is laid, the sacred test,
Let angels guide you on your lofty quest.

Dalla tomba terrena di Santi con il buco del demonio,
Attraverso Roma si snodano gli elementi mistici,
La via della luce è segnata, la prova sacra,
Lascia che gli angeli ti guidino nella tua nobile ricerca.

Appena letti, Langdon conclude che il primo Altare deve essere il Pantheon.
Essenzialmente la tomba terrena di Santi sarebbe la tomba di Raffaello Sanzio, che, a quanto pare, è sepolto lì; la tomba è terrena perchè il Pantheon era originariamente dedicato al culto della Madre Terra e il “buco del demonio” sarebbe l’oculo che si trova sul soffitto del Pantheon.
Vengono allertate le guardie svizzere,  vengono schierate quattro macchine e arrivano al Pantheon a un quarto alle otto. Vittoria e Langdon vengono mandati dentro per dare un’occhiata in giro, armati di pistola accuratamente nascosta nella giacca del professore e con il compito di telefonare a Olivetti che li aspettava fuori in caso notassero qualcosa di strano.
Cosa notano? Notano che Raffaello fu sepolto al Pantheon solo nel 1759, più di un secolo dopo la pubblicazione del Diagramma, avvenuta nel 1639. Ergo, sono di guardia al posto sbagliato.
Con l’aiuto di una guida turistica concludono che il posto giusto è la Cappella Chigi, progettata da Raffaello, a Santa Maria del Popolo.

«Il primo Altare della Scienza si trova nella Cappella Chigi!»
«Dove?» Il comandante della Guardia Svizzera sembrava arrabbiato.

Ma va?! -.-”
Ora… chi glielo dice a Langdon a Dan Brown che nel 1639 non c’era nemmeno la Cappella Chigi?

Dopo una corsa spericolata, arrivano a Santa Maria del Popolo.
La chiesa in cui si trova la cappella è chiusa per ristrutturazione, la porta principale è sbarrata, ma Vittoria e Langdon trovano una porta secondaria che è stata forzata.
Come un assassino abbia potuto forzare la porta di una chiesa in piena piazza e in pieno giorno e per di più con un cardinale prigioniero al seguito risulta ignoto pure a me.
In piena tradizione americana, i due entrano senza aspettare le Guardie Svizzere, che nel frattempo non si sa dove siano finite, considerando la competenza dimostrata finora, sicuramente sono sedute sui gradini della chiesa a consultare una cartina per trovarla.
All’interno della chiesa non si muove nulla, anche la cappella è buia e silenziosa, ma dal pavimento è stata rimossa una lastra decorata che dà su una cripta, il buco del diavolo di cui parla la poesia; Langdon, manco a dirlo, si cala nella cripta e là dentro trova il cardinale.
È nudo, sepolto nella terra fino alla vita ed è morto: soffocato da una manciata di terra che gli è stata ficcata in gola.
Sul petto spicca un marchio a fuoco; un altro ambigramma magnifico.

earth

Il cadavere viene rimosso e caricato nelle auto delle Guardie Svizzere con tutta la discrezione possibile, ma non abbastanza da impedire che la coppia di giornalisti allertata dall’assassino riesca a girare un breve filmato di nascosto.
Nel frattempo Vittoria scopre che il famoso artista degli Illuminati, colui che ha disseminato il simbolo del Mc-Don i simboli degli elementi per tutta Roma, non è altri che… Gian Lorenzo Bernini! E scusate se è poco

Visto il fiasco della prima volta, Langdon e Vittoria si mettono alla ricerca del secondo altare, il loro punto di partenza è una statua che il Bernini ha pensato bene di collocare nella cappella: Abacuc e l’angelo.
Direi che questa volta l’indizio è a prova di idiota, forse Bernini voleva essere sicuro.
Langdon lascia che il dito puntato dell’angelo (meno male che non era il medio) lo guidi nella sua nobile ricerca, esce dalla chiesa e si volta verso sudovest, la direzione indicata.
Dopo aver scalato le impalcature fino al rosone per vedere meglio, gli è subito chiaro che la prossima tappa è….

Lo scoprirete nella prossima puntata perchè questo post ha raggiunto lunghezze tali da vedere il punto in cui le rette parallele si incontrano.

No! Mettete giù quelle spranghe! Lo so che vi ho rotto i coglioni fino ad adesso e non posso smettere ora che, finalmente, succedeva qualcosa, ma non mi farete cambiare idea! Buoni!!
*Passa l’Alchimista in tenuta di guerra a chiudere il post prima che degeneri*

A presto!

Mina – The Ginger

Identify yourself, book!

Il Sogno di Talitha – Licia Troisi

Terzo devastante (per varie zone del mio corpo) episodio della serie: “Libri regalati all’Alchimista che l’Alchimista ha detestato con tutto il suo cuore”!
Nel caso non ve lo ricordiate, i primi due episodi sono rappresentati da Il Sigillo dei Templari dell’amorevole Hohlbein e dal pornazzo  maledetto Tomyris.
Penso che se mai sarà inventato un detector per i libri spazzatura, mi dovrete attribuire tutti i meriti.
Allora, ci tengo a chiarire subito una cosa: non sono uno di quelli che sputano senza motivo addosso alla Troisi e alle sue opere. Sono legato ad alcuni suoi libri perché mi hanno fatto conoscere delle persone importantissime, per me, ma in linea di massima non posso dire di apprezzarla. Stile ripetitivo, Mary Sue a perdere, psicologia poco approfondita, idioti a destra e a sinistra… Ho apprezzato vagamente le Cronache e le Guerre del Mondo Emerso, la seconda saga più della prima; le Leggende le considero semplicemente noiose, mentre de La Ragazza Drago vi dico solo che ho letto il primo e non lo recensirò mai perché leggermelo ancora mi ucciderebbe.
Per quanto riguarda i Regni di Nashira… Be’, mi limiterò a utilizzare il nuovo motto personale che userò spesso nelle prossime recensioni.

EX-TER-MI-NA-TE!

Adesso, come sempre, iniziamo dalla copertina! Eccola qui!
Tipico stile delle copertine Troisiane: primo piano della protagonista offertoci da Paolo Barbieri (ne ho anche per lui, un momento); il marchio “Best Sellers Oscar Mondadori” che, per intenderci, è molesto quanto il sale nel caffè; nome autrice, nome saga, marchio; parte più importante, il nome del libro.
“1. Il Sogno di Talitha. Un nuovo mondo.” Falso. “Una nuova guerriera.” Falso. “Un nuovo inizio”. FALSO!
FALSO FALSO FALSO FALSO FALSO!
Nemmeno Mike Buongiorno nel corso di tutta la sua carriera di conduttore di quiz avrebbe da dire “Falso” così tante volte!
Vi dirò, il mondo è strutturato in modo lievemente diverso rispetto agli altri libri, e meno male, però ho trovato diverse pecche pure su questo punto.
Tornando a Paolo Barbieri… Io non sono una cima in fatto di disegno, quindi mi viene abbastanza facile riconoscere la sua bravura… Non lo odio né lo amo, ma… Perché alla Mondadori devo vedere “L’Inferno di Dante illustrato da Paolo Barbieri” su un volume largo quanto Piazza San Pietro, incompleto e che costa 18 euro solo perché ci sono le sue tavole?!
Vaaaaabbe’.

Il mio principale problema con la Troisi è il fatto che nella lettura sono assediato da una sensazione praticamente costante di déjà-vu.
“Ma quella tizia lì non l’avevo già vista?”
“Ma questa situazione mi sembra di averla già vista…”
“Ma quel tipo lì mi ricorda qualcuno…”
E via dicendo. Voglio dire, si ripete anche nelle introduzioni! L’inizio di quasi tutti i libri della Troisi sono composti da: prologo – pezzo di diario/documento/qualcosa scritto dal cronista di turno – inizio effettivo del libro!
E poi, perché diavolo i prologhi e le parti importanti le trovo sempre scritte RIGOROSAMENTE E INFALLIBILMENTE in corsivo? Chi è che decide di stamparle in questo modo?
«Yuvie, ma così dà più l’idea di vecchio documento importante!»
TACETE!
MALEDETTI LETTORI DALL’ANIMO BUONO!
Il fare affidamento a meri espedienti grafici è il peggior crimine che può essere perpetrato da un autore per sottolineare un’idea! Bisogna scrivere!
«Ma tu stai utilizzando noi come espediente adesso, solo per basare le tue critiche stupide su una supposizione tua…»
… Zitti!

Ehm.

Passiamo alla cartina che è meglio. (Che è pure a fine libro e non all’inizio, orrore)
Chi conoscerà un minimo la storia del libro saprà già che Talaria si trova su un pianeta, Nashira, illuminato da due soli (la gigante rossa Miraval e la nana bianca Cretus), in cui l’ossigeno scarseggia e le uniche zone vivibili corrispondono a quelle su cui crescono i Talareth, facendo praticamente in modo che le città siano comparabili a delle teche impossibili da lasciare se non con l’ausilio di strade chiuse le cui pareti sono fatte da rami intrecciati di Talareth. E tutto questo ovviamente non ci ricorda assolutamente nulla, no. [Click]
Ora, mi viene da fare giusto qualche domanda.
– Se la vita non è possibile al di fuori dell’ombra dei Talareth, e gli stessi alberi possono diventare giganteschi tramite certi metodi di coltivazione, come cappero si è sviluppata la vita?
– Se la gente non può uscire dall’ombra dei Talareth senza soffocare, come hanno costruito le strade?
– Se la gente che esce dall’ombra muore, chi cazzo si è preso la briga di esplorarsi tutto sto regno immenso?
– Se all’esterno delle città e delle strade è tutto morto, in base a cosa hanno segnato i confini di Talaria e dei vari regni?!

Passiamo ai personaggi.
Talitha è in realtà Nihal, con la tinta rossa e le lenti a contatto verdi, abbronzatissima perché dopo aver fatto un figlio con uno come Sennar ha messo in scena la sua morte (con la complicità degli elfi) e ha passato decenni in vacanza mentre il marito/compagno/non mi ricordo invecchiava, diveniva un depresso, mandava a puttane il rapporto con il figlioletto e tornava nel Mondo Emerso per andare a morire; quando però Kryss è salito al potere e le ha chiesto il pagamento di anni di soggiorno a sbafo, lei si è incazzata, ha fatto una strage che ha coinvolto diverse guardie e un agente immobiliare e ha dato fuoco alla capanna per cui non pagava l’affitto da mesi.
Per non lasciare traccia redimersi, si è fatta la tinta ed è partita verso nuove e fantastiche avventure attraverso un portale dimensionale. Non esistono i portali dimensionali nel Mondo Emerso, dite? Uno che appare provvisto completamente a random di una mano meccanica può esistere, però! Quindi esistono pure i portali dimensionali!
Comunque, arrivò a Nashira, scoprendo che il portale dimensionale sbucava all’interno di un fondamentale organo maschile e che lei era tornata ad essere uno spermatozoo. Seminando morte e distruzione tra i suoi simili per poter nascere, rese sterile il futuro padre, il Conte Megassa, e questo giustifica perché diavolo ‘sto cretino dopo la perdita di una figlia decida di mandare l’altra in convento, rimanendo senza eredi e rendendo la sua aspirazione al trono del tutto inutile.
Saiph è un Femtita, che non è una razza a parte rispetto ai Talariti, ma un gruppo di punk albini che ama tingersi i capelli, messi in schiavitù dalle altre persone perché troppo pericolosi. È un clone di Sennar per atteggiamenti e modi di fare, probabilmente mandato da Kryss a inseguire la tipa giusto per ripicca, ma questo Nihal – Talitha non sembra averlo notato, o forse fa finta di non averlo fatto, perché la condizione di schiavitù di Saiph la mette in posizioni interessanti (se vi ricordate di un certo episodio delle Cronache del Mondo Emerso in una caverna, saprete benissimo cosa intendo). Inoltre la sua razza è pure immune al dolore, il che avvalla la mia teoria.
Altri personaggi di poco conto sono: il Conte Megassa, il padre di Talitha, un padre padrone reso tale dall’andropausa precoce causata dalla figlia al momento del concepimento; sua moglie, talmente inutile che manco me ne ricordo il nome, ma che sicuramente assumerà qualche ruolo nei romanzi successivi, probabilmente ribellandosi al marito o rivelando una profondità d’animo miracolosa che quasi sicuramente sarà causata da marijuana che le verrà fatta fumare in segreto e fuori dalla narrazione; Lebitha, la sorellona saggia e tranquilla che viene fatta monaca e che muore misteriosamente, in una sequenza toccante e splendida.
“Il giorno dopo Lebitha morì.”
Ommioddio…
Che mancanza…
Mi vengono le lacrime agli occhi… È venuto a mancare un elemento importantissimo del libro… Oh, accidenti… Come faremo senza… LE VIRGOLE! MALEDIZIONE, LE VIRGOLE!

Pubblichi un numero scandaloso di libri, tutti marchiati “Best Sellers Oscar Mondadori” e ancora mancano le virgole?!
Exterminate!
EXTERMINATE!
EX-TER-MI-NA-TE!

D’accordo, sono calmo.
Ci sarebbe una marea di altri stereotipi personaggi, ma sono talmente di poco conto che non vale la pena citarli. Giusto per darvi l’idea: madre superiora bacchettona, cacciatore di taglie, bambino che deve sopravvivere in tutte le maniere per colpa della povertà… Eccetera, eccetera, eccetera.
No, be’, parte gli scherzi, con le descrizioni di Talitha e Saiph volevo solo darvi un’idea della sciattezza con cui sono stati creati.

Non darò molta importanza alla trama, non per evitarvi spoiler, ma perché semplicemente non c’è niente di speciale, se non qualche particolare che mi ha lasciato trasecolato.
Saltando l’odiosissimo prologo, il romanzo si apre in un campo di addestramento in cui vediamo Talitha allenarsi con il suo maestro per diventare un’allenatrice di pokémon un Guardiano, ossia una qualche sorta di carica militare completamente inutile. È una testa calda, ma è la figlia del Conte quindi è inutile dire come mai riesca a seguire gli studi. L’autrice tenta di farci credere che la tipa sia una guerriera capace e dal cuore gentile, tanto da avere un vero rapporto di amicizia con il suo schiavetto, Saiph, abbracciando la filosofia punk dei Femtiti e dando un sonoro “Fuck the system!!!” alla società di Talaria. È interessantissimo notare come, più di una volta, la tizia si dimostri addirittura invidiosa del suo schiavo. Be’, certo, la figlia di uno ricco quanto Bill Gates, minaccioso quanto Scarface e potente quanto l’Imperatore Palpatine in lizza per il trono, che vive in un palazzone, servita e riverita da orde di schiavi… Ed è invidiosa. Non so perché, ma sono sicuro che, se vivesse nel nostro mondo, troveremmo sulle pagine di Facebook volte a sputtanare bimbeminkia di vario genere avrebbero un motivo in più per esistere.
La nostra alternativa Talitha, comunque, arriva al palazzo del padre, accompagnata da Saiph, e qui assistiamo all’esecuzione pubblica di un Femtita che aveva rubato, ucciso con un bastone sormontato da un frammento di Pietra dell’Aria, il cristallo che trattiene l’aria respirabile nelle città e che può causare dolore nei Femtiti. La cosa causa un certo sgomento nei protagonisti, e fa domandare al lettore il perché di un trattamento così barbaro su degli utilissimi e innocui schivi. Ma vabbe’. La famiglia deve recarsi nel Regno della Primavera per assistere ad un matrimonio. Dopo un viaggio in carrozza, prima del suddetto matrimonio, incontriamo Lebitha, la sorella maggiore di Talitha, una monaca che sta per diventare Piccola Madre ma che si sente male durante il banchetto e muore poco dopo.
Subito dopo Megassa ha un colloquio con Talitha in cui le intima di andare a sostituire la sorella al monastero, in cima al Talareth. Idiozia grossa quanto una casa, ma questo l’abbiamo già visto. Passiamo quindi al soggiorno di Talitha in tal monastero, che mi ha tanto ricordato la permanenza di Dubhe alla Setta degli Assassini, ma magari mi sbaglierò io; Talitha riceve una specie di addestramento magico (zottata in una classe di bambine di nove anni, mwahahahah) e gioca alla Mistery Inc. con Saiph, nel tentativo di scoprire cosa abbia fatto morire Lebitha. Non credo che vi sia bisogno di dire chi dei due assomiglia a Scooby – Doo. Qui vediamo come per la prima volta dopo una vita passata insieme Saiph inizi a rendersi conto che MAGARI Talitha un po’ gli piace. Ma MAGARI, eh.

Al monastero iniziamo a trovare qualche (stupida) risposta a qualche (intelligente) domanda. Secondo un mito, Miraval e Cretus rappresentano due divinità, la buona e la cattiva, che dopo una battaglia (ovviamente risoltasi con la vittoria della buona Miraval) sono rimaste legate, e Cretus è destinata a venire inglobata da Miraval alla fine dei tempi. Ora, Cretus si sta allargando, portando scompiglio a Nashira. Non si sa come, non si sa perché, ma questa scoperta, fatta da monache eretiche, è sempre stata insabbiata dalle altre. Perché, ovviamente, se decine e decine di tipe vengono da te e denunciano la stessa identica cosa, tu guardi dall’altra parte.
Ma *Censura*!
Alla fine Saiph e Talitha fuggono, dando anche alle fiamme il monastero. L’insegnante di magia di Talitha, Pelei, muore. Wiii!
Ovviamente, però, i Talareth sono resistenti al fuoco quando il loro legno fa ancora parte della pianta! Quindi a bruciare è solo il legno tagliato e lavorato di cui è composto il monastero!
Questa è la giustificazione narrativa più idiota che abbia mai letto. Giuro.
Comunque, i due partono alla ricerca dell’eretico, ossia un individuo che dovrebbe prevenire dalle terre oltre Talaria, la cui esistenza è incredibile, dato che lì non ci dovrebbe essere aria.
A Messe, rischiano di venire catturati da due guardie di Megassa, ma queste vengono uccise da una sommossa di Femtiti. Carino, no? Una razza di gente che viene trattata come cani ed è immune al dolore fisico sta zitta e buona per anni in schiavitù ma alcuni di essi iniziano a ribellarsi proprio quando fa comodo alla protagonista!
Talitha, sinceramente, spero che tu muoia!
Che poi, poco prima abbiamo la notizia di un carro di viveri assaltato dai Femtiti affamati “che non avevano dimenticato le arti della guerra perché un tempo erano combattenti”! E sono pure in maggioranza numerica rispetto ai Talariti!


I due si nascondono nella casa di un cartografo, poi ripartono, e dopo altri pericoli e un balzo narrativo, ci ritroviamo nel Regno dell’Autunno, con ‘sti due ancora in fuga che vengono scovati e catturati da un cacciatore di taglie e da Grif, un bambino orfano e affamato che segue il tipo per sopravvivere. Scappano, derubano un povero Cristo di passaggio e arrivano finalmente alla fortezza dove è trattenuto l’eretico. Qui scoprono un’altra sommossa di Femtiti (alla buon’ora) e apprendono che l’eretico è fuggito verso i Monti del Ghiaccio. Si rimettono in viaggio, camuffandosi per non farsi beccare, ma vengono, ovviamente, catturati dagli schiavisti, scambiati per Femtiti ribelli e mandati a lavorare nel villaggio di minatori.
Ma se per un furto qui ammazzano uno schiavo, perché non fanno fuori sull’istante due Femtiti ribelli, pericolosi e probabilmente assassini?! Perché sì, mi pare ovvio!

Qui Saiph incontra i nonni.

Vi giuro che a questo punto sono andato indietro a ricontrollare. WTF?! Che cazzo c’entra? Come cosa perché? La Troisi ha scritto il pezzo guardando C’è Posta Per Te o roba del genere?

Vengono riconosciuti, scoppia una rivolta, Saiph viene ferito e dopo un’immensa difficoltà Talitha lo cura, grazie alla Pietra dell’Aria. Ovviamente. Poi, dovrebbero trovare l’eretico, ma sono talmente incapaci che è l’eretico a trovare loro, e qui il libro finisce.
Potete immaginarvi la mia reazione.

Concludendo: sette camomille, tre compresse di Valium, sei siringhe di morfina e due camicie di forza strappate.
Non leggete questo libro.
Non perché potreste finire come me. Io so chi di voi lo leggerà. E potrei venire a trovarvi. Sappiatelo.
EXTERMINATE! EXTERMINATE! EXTERMINATE!

Yuvie – The Alchemist – Versione Dalek pacioccoso


Ehi! Ehi! Tu, nella cabina blu! Cosa… No, no, fermo! Via, stavo scherzando, con la cosa dei Dalek, non vedi? Sono un normalissimo recensore… Che cos’è quella bacchetta che hai in mano? Perché la stai puntando sul mio computer?!

OMMIODDIO, MINA!!!

La Stirpe – Meljean Brook

“Giudicato dal «Publishers Weekly» uno dei migliori romanzi degli ultimi anni”

MA PORCA DI QUELLA PUT… *Censura*

Se avete letto l’articolo sugli autori emergenti, pubblicato precedentemente, sicuramente vi ricorderete della mia “politica del suicidio”. Bene, questo steampunk è uno di quelli che mi ha avvicinato terribilmente a fare un “salto nel vuoto” non figurato. Vi ricorderete anche, senza dubbio, che le tipologie di libri che mi avrebbero spinto a fare qualcosa di simile sono: Troisi’s fan, Paranormal Romance, abomini simili alle Cinquanta Sfumature. Ebbene, La Stirpe non è nulla di tutto questo. Ma si avvicina terribilmente a tutte e tre.
Ma, come sempre, andiamo per gradi: partiamo dalla copertina, ovvero… Questa. Tralasciando il fatto che l’immagine e l’occhio rosso che fa molto Vincent Valentine, e che naturalmente non c’entrano assolutamente nulla con la storia del romanzo. Perché questo è un ROMANZO, come la Newton Compton Editori ci fa notare in basso a sinistra, come se ci fossero dubbi al riguardo, oppure come se loro stessi volessero auto convincersi. Ultima cosa, quelle cinque righe che dovrebbero sostituire il riassunto della trama sul retro, che ovviamente è occupato da lodi sul libro. Ma lo vedremo tra poco; prima…
“Benvenuti nel mondo delle nanotecnologie, tra zombi spaventosi, terrificanti pericoli e brucianti passioni”
… Io a questo punto ho avuto un brivido. E non era di eccitazione.
Dietro, come ho già detto, ci sono le recensioni positive che arrivano da riviste coi controcosìddetti:

«Dirigibili, occhi meccanici, enigmatici fabbri, creature spaventose fanno da sfondo a un amore romantico. Un’avventura emozionante come un videogame. Una grande prova narrativa» – Booklist
«Una storia intricata e avvincente, con dirigibili, mostri, nanotecnologie, e un’eroina* straordinaria.» – Publishers Weekly (* quella che servirà a me prima della fine della recensione, ndA)
«Zombi, pirati, tradimenti mortali: una trama mozzafiato che mescola l’avventura a una sensuale e travolgente storia d’amore.» – RT BookReviews

Il motivo per cui sono così duro con questo libro, più del solito, è uno solo: quando lo presi, prima di tutto controllai il prezzo. 9,90. A questo punto nella mia testa aveva già iniziato a farsi strada quella provvidenziale ma del tutto inutile cosa chiamata sospetto, perché si trattava di un libro dalla copertina rigida, di 439 pagine, abbastanza voluminoso, ben stampato, e presumibilmente di pubblicazione recente. Il prezzo era abbastanza basso, per un libro così. Però lo presi comunque. E me ne pentii. E ora, alla trama! *Nanananananananana*
Continua così il ciclo delle porno – protagoniste, iniziato con Tomyris, che prosegue con… Mina.
*Sdeng*
… Che non è la mia Mina…
*Sdeng, sdeng*
… Che non è la Mina del mio blog…
*Sdeng, sdeng, sdeng*
… del nostro blog… Ma che corrisponde al nome di Wilhelmina Wentworth, ma si fa chiamare Mina…
*Sdeng, sdeng, sdeng, sdeng*
E ORA CHE CAZZO HO DETTO?!
Ginger: «Non potendo spadellare l’autrice, dovrò pure sfogarmi su qualcuno!»

***
Questi educatissimi asterischi non introducono solo una citazione a quel genio di Stoud, ma censurano una spiacevole scena in cui due blogger psicopatici si malmenano selvaggiamente tra di loro.
Giusto per chiarire, a scrivere questa nota è Ginger. Yuvie rinverrà tra poco.
***

Si diceva. La nostra Wilhelmina, detta Mina, vive in Inghilterra, ma la Terra di questo libro è, ovviamente, diversa dalla nostra. Come nella maggior parte degli Steampunk, l’epoca è quella Vittoriana, e accanto alla classica tecnologia che si basa sul vapore, tipica del genere, viene introdotta la nanotecnologia. Tramite l’iniezione di nanoagenti nel corpo delle persone, infatti, è possibile migliorare le caratteristiche del corpo umano, oltre che ad assicurare una rigenerazione più rapida delle ferite. Il problema dei nanoagenti è quello di, essendo delle macchine, essere controllati, e di conseguenza controllando i nanoagenti è possibile controllare anche le persone. È esattamente quello che fa l’Orda, una superpotenza asiatica di origine mongola che conquista l’Europa e mette sotto controllo tutti gli abitanti dell’Inghilterra con nanoagenti nel corpo, attraverso onde radio, ossia la stragrande maggioranza di essa. Tutti i non – infetti sono costretti a fuggire in America. La protagonista fa parte di una famiglia nobile, i Wentworth per l’appunto, ma non è figlia naturale di suo padre. Pessima condotta da parte della signora nobile? Assolutamente no! Essendo la madre di Mina un’infetta, è controllabile tramite onde radio, e durante uno degli “ordini riproduttivi” dell’Orda, detti “Smanie”, la contessa è costretta a venire posseduta da un uomo dell’Orda.


Ora, spiegatemi voi perché mai una superpotenza asiatica dovrebbe aver interesse a incrociare la propria popolazione con tizi che ha sotto controllo. Avanti, su. Tra l’altro, il metodo della Smania risulta essere assolutamente idiota, per cose simili, perché gli impulsi sessuali sono talmente irrefrenabili negli infetti da non far capire loro con CHI (o con COSA, perché a questo punto tutto è possibile) lo stanno facendo! Infatti, scopriremo ad un certo punto del romanzo che Mina, durante una Smania, ha fatto sesso con la sua migliore amica.
Ah, e ci viene detto più volte che quando l’Orda cade Mina è ancora un’adolescente, quindi bisogna necessariamente pensare che la Smania in questione sia avvenuta prima.
E c’è ancora chi definisce questo libro “romantico”! Ma vi assicuro che il meglio deve ancora venire.
Come già detto, il controllo dell’Orda sull’Inghilterra cade, grazie all’opera di Rhys Trahaearn, un pirata che, per motivi più personali che patriottici, distrugge la torre radio dell’Orda a Londra, liberando i suoi connazionali e scatenando così una rivoluzione su larga scala. Io non ho capito perché cavolo in tutta l’Inghilterra c’è solo una torre radio con questo scopo, ma vabbe’, son dettagli.
Dunque l’Orda cade, Trahaearn diventa eroe nazionale, gli viene assegnato il titolo di duca, diventa il Duca di Ferro, e Mina combatte contro i pregiudizi rivolti al suo aspetto meticcio, diventando ispettore di polizia. A fine ‘800. Tutto regolare, eh?
No, ma per amor della mia compagna di blog, eviterò di far commenti sulla professione storicamente correttissima della protagonista e salterò direttamente ai due personaggi principali, ossia, per l’appunto, Mina e Rhys.
Mina è la tipica investigatrice acuta e intuitiva, cui Sherlock Holmes spaccherebbe la testa con una mazza per pura irritazione e disgusto e non per una questione di inferiorità. È giovane, bella, intelligente, perspicace, buona tiratrice, e un paio di volte nella storia si lancerà in imprese eroiche per la salvezza di tutti gli alti. Mary Sue del cavolo. L’unico attenuante, ma non lo si dovrebbe nemmeno considerare come tale, dato che con la diffusione del concetto di “Mary Sue” tutti gli autori cercano di mascherare le proprie eroine come possono, è il fatto che Mina ha per metà il sangue dell’Orda, il che la fa guardare con un certo disprezzo da parecchie persone, e poi ovviamente il suo cervello sarà un trionfo continuo di seghe mentali e di timori esagerati. Inoltre, in presenza di qualcuno a caso, diventa una… Ne parliamo poi.
Rhys Trahaearn ha invece le caratteristiche del classico pirata: rozzo, grande, grosso, forte, muscoloso, sboccato, decisamente pervertito e, ovviamente superdotato.
No, non sto scherzando e sì, c’è scritto veramente.

Mi chiedo proprio come mai ‘sti due finiscono con l’innamorarsi…

Comunque, il romanzo è costellato di altri personaggi più o meno triti e ritriti, andando dall’immancabile spalla Scarsdale alla donna pirata dei cieli Yasmeen, passando per il sovrintendente della polizia (ancora una volta donna) Hale, l’avventuriero smargiasso Archimedes Fox, l’agente energumeno Newberry e il classico personaggio cazzuto e influente che deve incutere timore, ossia il Fabbro.
Vi dirò che il mondo del libro è ben strutturato, comunque; i nanoagenti, le aeronavi, organi e apparati artificiali (come la madre di Mina che ha occhi artificiali che le permettono di vedere in base al calore), gli zombie e i mostri marini… Tutto ben fatto. Sarebbe venuta su una cosa bellissima se solo il comparto narrativo non abbondasse di gigantesche idiozie. Ma, come al solito, andiamo con ordine. Ah, vi premetto che non farò un’analisi accurata della trama, questa volta, perché spulciando Internet ho visto che i pareri su questo libro tendono ad essere vari e positivi, quindi non mi va di rovinarvi una storia che potreste apprezzare solo perché a me non è piaciuta. Mi limiterò a descrivervi la storia e ad analizzare le stupidaggini peggiori, perché se non faccio spoiler non sono contento. Amatemi!
Il libro incomincia durante il ballo della marchesa di Hartington, a cui sono presenti Mina, la famiglia e Felicity, ossia la migliore amica. Quella della Smania, sì, che al momento è incinta. Per la nostra protagonista, la splendida vesta viene interrotta dall’arrivo del suo assistente, l’agente Newberry, che la informa che nella residenza del Duca di Ferro è stato trovato un corpo e che il sovrintendente ha incaricato lei per investigare. Perché? Boh.
Comunque, una volta arrivati alla residenza di Anglesey, si scopre che la vittima è stata buttata giù da un’aeronave sulla residenza del Duca, quando era già morta, e che quindi si trattava di una specie di monito, o cose così. Le teste di cavallo nei letti son passate di moda, o forse era tutto poco igienico.
Il corpo appartiene ad un comandante della Marina, Roger Haynes, e dopo un’iniziale diffidenza del Duca, che vuole sistemare le cose a modo suo e senza vie legali perché è troppo alternativo perché non è abituato a seguire le regole (punk), egli accetterà Mina e se ne innamorerà. La trama continua, zombi, kraken, organizzazioni, idioti, ecc, ecc, ecc.
Ora, io mi fermerei sulla questione dell’innamoramento, dato che probabilmente occuperà gran parte di questa parte di recensione.
Con “innamoramento”, parlando limitatamente ad un ex pirata energumeno più alto del normale, muscoloso, lo scheletro di ferro per colpa dei nanoagenti e il testosterone a duemila, cosa si potrà mai intendere?
Ma certo! Il Duca di Ferro manifesterà per tutto il libro la volontà di portarsi a letto Mina! E lei, giustamente, si incazza come una faina, lo insulta pesantemente, lo picchia con una padella bestemmiando contro tutto il pantheon di D&D anche se non c’entra assolutamente una mazza e se ne va.
Ah, no, aspetta… Quella è la mia Mina…
WILHELMINA, dopo un’iniziale e ovvia (oddio, a ‘sto punto non la vedo tanto ovvia) diffidenza e vari rifiuti al Duca, finisce con iniziare a provare attrazione per lui. E non sarà grazie ad una sorta di corteggiamento o di cambiamento in lui, perché anche se iniziano a conoscersi meglio e a entrare in confidenza, lui non cambierà assolutamente di una virgola! Non farà altro che pensare a lei e a quanto vuole scoparsela e in che modi vuole farlo e in quali posizioni e dove e come e perché… Tanto che, verso la fine del libro, quando Mina viene ferita gravemente al cuore ed è necessario impiantarle un organo artificiale, il suo primo pensiero è quello che con un cuore meccanico eccitarsi è pericoloso!
Ti auguro di morire con un barracuda attaccato ai genitali, uomo.
Insomma, vi ricordate Graceling, no? Verso metà libro Katje risolveva i suoi complessi mentali, si metteva assieme all’effemminato a Po e facevano sesso. Stessa identica cosa qui. Mina cede, solo che le scene di sesso di questo libro sono molto più esplicite di quella vaga di Graceling.
Fanno sesso per la prima volta sul ponte deserto dell’aeronave di Yasmeen, almeno mi pare di ricordare, mentre Rhys è legato per motivi che non mi sovvengono. Qui vediamo uno scorcio della fantasia malata dell’autrice, che non solo si immagina del sesso praticamente feticista, ma anche le dimensioni del… Ehm… Attrezzo di Rhys che, citando il libro, “era troppo grande perché Mina potesse stingerlo”.
Questo blog sta diventando vietato ai minori. Ed è una cosa brutta, perché io 18 anni ancora devo compierli.
Va bene, va bene. Non mi disturba il fatto che la protagonista si chiami come l’alter ego di una delle persone più importanti della mia vita. Non mi disturba che IO abbia provato dolore per Mina nel momento del fatto. Non mi disturba che Rhys sia un cavernicolo specialmente a letto. Mi disturbano tre cose:
1) Anche durante tutte ‘sti giochetti sessuali, continuano a darsi del voi.
2) Mina interroga Rhys mentre lui sta… Ehm. Che ispettore ligio al dovere!
3) I nanoagenti. I FOTTUTI NANOAGENTI. No, ora statemi bene a leggere perché qui le fantasie diventano seriamente malate. Mina, essendo un’infetta, ha nanoagenti che rigenerano le sue ferite. TUTTE le ferite. Anche quelle che… errr… Sverginano.
Bene. Meljean Brook, se mi leggi, ora voglio che ci sediamo uno di fronte all’altra e discutiamo con calma circa cosa cazzo mi hai fatto leggere.
Tu non sei un’autrice, non sei una donna, non sei nemmeno un fottuto essere umano! Sei un mostro sadico e perverso! Cosa cazzo ti ha fatto di male quella ragazza per meritarsi questo? Non so, magari sotto sotto è masochista e le piace? Oppure vuoi solo farla soffrire? Ci si lamenta di Martin! In realtà il vero malvagio si nasconde nelle piccole opere!

Sentite, secondo me questo libro è una paranormal – modern – romance – erotica travestita da Steampunk. E direte voi: “Ma il Publishers Weekly lo ha definito uno dei romanzi migliori degli ultimi anni!”
Io non sono d’accordo. E dovrei dirvi come la penso sul Publishers Weekly. Ma un’immagine vale più di mille parole.

Yuvie – The Alchemist

Il Lato Oscuro si può trovare anche in posti inaspettati

Recensione di Angeli e Demoni, di Dan Brown – PARTE I

Ebbene sì, avete letto bene, Parte UNO!
Prevedendo, infatti, che questa recensione sarebbe venuta molto lunga, ho deciso di prendere spunto dalle nostre case editrici e di dividerla in (almeno) due parti, così possiamo fare le cose con più calma, spiegare meglio e gustarci tutto di più.
Non siete contenti?
Ehi, no! Buoni! Via quei pomodori, insomma!

Domanda dal pubblico:
– Ma perchè dedicare una recensione così lunga da essere divisa in due parti a Dan Brown quando hai avuto bisogno di una puntata sola per uno schifo come Cinquanta Sfumature? Non ti starai accanendo?
Risposta:
Perché Dan Brown si presta bene a questo tipo di cose! La James ha scritto un libro schifoso, ma le cretinate che ci ha messo erano più o meno sempre quelle, quindi dette una volta si aveva già finito per tutto il libro; Dan Brown invece offre una tale varietà di spunti che sarebbe un peccato sprecarli perché non c’è abbastanza posto…
… e poi mi sto accanendo, sì. Dan Brown mi ispira antipatia.

E con questo, fuoco alle polveri e iniziamo subito col romanzo!
In questa puntata: roba ultra-tecnologica, “CERN, chi era costui?”, Mary Sue, antimateria, Guardie maschiliste e Google Translate!
Dopo una breve introduzione informativa sull’antimateria, Angeli e Demoni inizia con una nota dell’autore che ci informa che tutte le tombe, le opere d’arte, i passaggi sotterranei e i monumenti di Roma che verranno citati sono reali (compresa la loro ubicazione) e così o è la setta degli Illuminati. Al momento non ce ne frega nulal di tutto ciò, ma teniamolo a mente, perchè tirerò fuori questa nota più avanti.

Arriviamo così alla storia vera e propria, che inizia con uno scienziato alle prese con una figura misteriosa che lo sta torturando.
Cambio di scena e troviamo Robert Langdon, docente di iconologia religiosa ad Harvard, che viene svegliato alle cinque del mattino da una telefonata di Kohler, un fisico delle particelle, che ha assoluta urgenza di far vedere qualcosa a Langdon, ma non può parlarne al telefono. Langdon gli riattacca il telefono in faccia, convinto di parlare con un mitomane e qui cominciano due noiosiss interessantissime pagine che ci informano di quanto sia bella la casa di Langdon (sembra un museo!!!), di come lui sia colto, di classe, scapolo e comunque figo nonostante abbia quarant’anni (“Fascino dell’erudito”) e di come sia abituato a ricevere chiamate dai mitomani che promettono di tutto purchè lui interpreti quelli che loro ritengono segni divini, manco fosse il Papa. Fra i mitomani in questione, ci tiene ad informarci Dan Brown c’è stata anche una prostituta, vi lascio immaginare cosa gli ha promesso. :3
Il nostro fisico, comunque, non si arrende e manda a Langdon un fax, ci viene rifiliata la prima critica anti-religiosa perché sì, e finalmente la storia prende il via. Il fax mostra la foto di un cadavere, sul cui petto è stato impresso a fuoco questo marchio fantastico (e stavolta sono seria, è davvero fantastico).

per blog
Ambigramma, si legge anche capovolto

Stavolta, quando Kohler richiama, Langdon ripsonde.
Dopo uno scambio di battute da macho, Kohler informa Langdon che c’è stato un omicidio nel centro in cui lavora, quella è la foto del cadavere e – visto che Langdon ha scritto un libro sugli Illuminati-  lo vogliono lì, è già stato mandato un aereo a prenderlo, sarà lì in venti minuti.
L’aereo in questione è ultra-tecnologico, tanto da venire paragonato ad uno Space Shuttle, dopo uno scambio di informazioni tecniche col pilota… chi ha detto infodump?
Comunque, Langdon sale a bordo e il pilota inizia a perpararsi al decollo, quando – FINALMENTE! – Langdon si rende conto di non sapere dove lo stiano portando. La risposta è Ginevra, in Svizzera e, dato che il  jet è ultra-tecnologico, ci arriveranno in un’oretta.

Dan Brown ci risparmia la descrizione del viaggio, al suo posto, invece, ci viene raccontato con un flashback come l’assassino del primo paragrafo sia stato contattato dal capo di una potentissima setta che tutti ritenevano estinta per aiutarlo in una vendetta contro un antico nemico comune sia a loro sia alla setta degli Assassini.
No, non il romanzo della Troisi.

Langdon arriva in Svizzera, scende dal jet e viene accompagnato al centro in un’automobile che viaggia ai 170 km/h e nel frattempo, ispirato da una canzone, trova il tempo di ribadire che è uno scapolo felice… ricordiamo che sta andando a vedere un cadavere.
Ricapitoliamo, vi va? Centro  di ricerche sulla fisica, in Svizzera, che ha disposizione un jet che si fa Boston-Ginevra in un’ora e, scopriamo durante il viaggio, che ha anche il più grande impianto sotterraneo del mondo e ha accordi speciali con il governo svizzero.
Dove potrà mai essere Langdon?
Dai, che lo sappiamo tutti… tutti tranne lui.

“La risposta non tardò ad arrivare. Era incisa nella lastra di granito all’ingresso dell’edificio.
CERN
Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire
«Ricerca nucleare?» domandò Langdon”


Non è finita, eh?
Un uomo calvo, magro, molto elegante e in sedia a rotelle (ultra-tecnologica anche quella, ovvio) viene a prendere Langdon: è Maximilian Kohler, direttore del CERN, che fa strada a Langdon all’interno del centro.

«Mi vergogno ad ammetterlo, ma non avevo mai sentito nominare il CERN» disse Langdon per fare un po’ di conversazione.
«La cosa non mi sorprende» rispose Kohler, laconico ma schietto. «La maggior parte degli americani non sa che l’Europa riveste un ruolo di primo piano nella ricerca scientifica. Ci considerate un luogo pittoresco in cui fare shopping… dimenticando da dove sono venuti uomini come Einstein, Galileo e Newton.»



Dan Brown, te lo chiedo per favore, dimmi che sei solo tu ad essere di quest’ignoranza colossale e non tutti gli americani, ti prego…
Io già alle elementari avevo una vaga idea di cosa fosse il CERN, maledizione!

Dicevamo: Kohler fa strada a Langdon per un paio di pagine infarcite di infod informazioni sul CERN, descrizioni pittoresche in stile guida turistica e un paio di battutine anti-religiose, giusto per non perdere l’abitudine.
Dopo aver visto Langdon giocare a frisbee con un premio Nobel, arriviamo finalmente al padiglione C,  che, per una volta, non è ultra-tecnologico, ma ha una struttura più tradizionale che consente a Dan Brown di fare una delle peggiori battute che io abbia mai sentito… e ci tengo a sottolineare che frequento Ingegneria Informatica, quindi di battute di merda ne sento tutti i giorni; attaccato a una colonna del padiglione, comunque, c’è un Post-It che recita a grandi lettere: “QUESTA COLONNA È IONICA”. Langdon parte così di gran carriera a spiegare a Kohler come la colonna non sia ionica, ma dorica e viene immediatamente smontato dal fisico che gli spiega che chi ha scritto il biglietto “intendeva fare una battuta, professor Langdon. Si riferiva al fatto che contiene ioni, che come lei ben sa sono particelle dotate di carica elettrica.

Pwahahaha!
Non sono convincente, vero? Almeno ci ho provato, non è colpa mia se, confrontata con cose simili, anche l’idea di andare a vedere un cadavere marchiato a fuoco sembri molto più attraente.

Il fisico morto si chiamava Leonardo Vetra, il suo cadavere è ancora steso sul pavimento, con un occhio mancante e l’impianto di raffreddamento (indovinate? Ultra-tecnologico anche quello) al massimo per conservarlo. La polizia non è ancora stata chiamata, perché prima Kohler vuole aspettare che la figlia di Vetra torni li raggiunga e li informi sulle ricerche che lei e il padre stavano facendo.
Langdon ci spiega che, ai tempi del Rinascimento, si diffuse una setta di scienziati e liberi pensatori che volevano contrastare il monopolio del clero sulla “verità”; questi scienziati vennero chiamati “Illuminati” e perseguitati duramente dalla Chiesa e si viene così a formare una frangia estremista, che vuole ricorrere alla violenza, ma vengono tenuti a freno dall’Illuminato più illustre: Galileo.
(Non chiedetemi se sia vero o no, Dan Brown a inizio libro prova a farci credere di sì, Santa Wikipedia non conferma nè smentisce e onestamente non saprei dove controllare per essere sicura).
La condanna di Galileo getta scompiglio nella setta, quattro dei suoi esponenti vengono catturati, marcati a fuoco col simbolo della croce e uccisi, i loro cadaveri esposti per le strade di Roma. Gli Illuminati fuggono così dall’Italia e si spargono per il mondo peggio delle zanzare, diventando i principali avversari della chiesa e la prima setta satanica del mondo (dall’arabo Shaitan, avversario). Infine gli Illuminati trovano nascondiglio all’interno della Massoneria, fondando una specie di setta nella setta, di cui nemmeno i Massoni erano al corrente, e lì se ne perdono le tracce, infatti “da almeno mezzo secolo non se ne sente più parlare“.

Quelli di voi che sono sopravvissuti gioiscano! Lo spiegone è finito (per ora)!
Per quelli che se lo stessero chiedendo, nel libro tutta questa spiegazione viene divisa a metà da un’inutile scena in cui l’assassino va a puttane (letteralmente, non metaforicamente), ma preferirei non parlarne. U_U
A questo punto Langdon fa del suo meglio per convincere Kohler che non possono essere stati gli illuminati ad uccidere Vetra: primo, perché è difficile che esistano ancora; secondo, perché se anche fosse non avrebbero ucciso uno scienziato, no?
E qui arriva la prima rivelazione del libro, sarebbe la seconda, ma quella del CERN non la contiamo. Leonardo Vetra non era uno scienziato come gli altri, era un sacerdote convinto che la fisica fosse la legge naturale di Dio, stava compiendo studi sulle particelle per dimostrarlo e non era proprio apprezzato da tutti gli scienziati.
Vi risparmio la descrizione dello studio di vetra, vi dico solo che era talmente infarcita di luoghi comuni da avere un grave problema di sovrapopolazione.

A questo punto arriva sul luogo Vittoria Vetra, la figlia adottiva del fu Leonardo Vetra e anch’essa scienziata al CERN, richiamata a casa dalle Baleari dove stava compiendo ricerche; i due le vanno incontro per impedirle di vedere il cadavere del padre.

“Di recente Vittoria ha confutato una delle teorie fondamentali di Einstein osservando un banco di tonni con telecamere a sincronizzazione atomica.”

“La donna che stava scendendo dall’elicottero in pantaloncini corti cachi e maglietta bianca non aveva affatto l’aspetto del topo di biblioteca che si aspettava. Alta e snella, molto graziosa, abbronzata, con i capelli neri e lunghi scompigliati dalla corrente d’aria prodotta dalle pale dell’elicottero, aveva un viso tipicamente italiano e una bellezza decisa e sensuale. Il vento le  faceva aderire i vestiti al corpo sottile, mettendo in risalto il seno piccolo ma sodo.”

E ti pareva che fosse brutta.
Comunque, fra un lacrimevole flashback di Langond, una simpatica descrizione delle gambe di Vittoria (bellissime, ovviamente), una spiegazione sugli acceleratori di particelle e un altro flashback in cui ci viene raccontato come Leonardo avesse adottato Vittoria (insopport dolcissima sin da bambina), il trio raggiunge il laboratorio sotterraneo dei Vetra.
(Non ve lo dico nemmeno che è ultra-tecnologico, lo sapete già).
Ve la faccio breve, perché mi sto annoiando anch’io: i Vetra erano riusciti (grazie ad una geniale intuizione di Vittoria, ovviamente) a generare una certa quantità di antimateria, l’avevano fatta entrare in contatto con la materia e avevano osservato l’annichilazione e tutto quello che ne consegue; scoperta rivoluzionaria nel campo della scienza, perchè equivaleva più o meno al riprodurre l’istante che aveva dato origine all’universo. Per compiere questi studi, i due avevano generato quantità di antimateria visibili al microscopio, conservate in speciali cilindri sottovuoto che, mediante un campo magnetico, tenevano l’antimateria isolata da tutto, incluso il contenitore stesso.

BREVE SPIEGAZIONE DI FISICA
Se l’antimateria entra in contatto con la materia, queste si annullano a vicenda, in un processo chiamato “Annichilazione”, che libera una quantità immensa di energia.

Il campo magnetico in questione, viene mantenuto attivo da una batteria, che, una volta scollegata dall’alimentatore, ha un’autonomia di 24 ore.
I Vetra, ancora una volta su geniale intuizione di Vittoria, erano però andati oltre, avevano infatti prodotto una quantità di antimateria visibile a occhio nudo, conservata nel deposito del laboratorio, a cui si accede mediante una porta protetta da scanner retinico.
Ricordate cosa mancava al cadavere di Vetra? Già, un occhio.
E indovinate cosa manca invece al laboratorio? Il campione di antimateria.

In preda a diversi gradi di sconvolgimento, i tre lasciano il laboratorio e, finalmente, Vittoria viene informata del tutto di come sia morto suo padre.
Prima che a qualcuno possa venire in mente di fare qualcosa di furbo come chiamare quantomeno la polizia, però, succedono tre cose:
1) Kohler riceve una telefonata importantissima, vuole rifiutare, ma quando il chiamante dice chi è, Kohler si accorda per trovarsi all’aeroporto di Fiumicino in quaranta minuti.
2) Kohler viene colpito da un attacco d’asma, perché, fra i problemi della giornata, non aveva fatto la consueta iniezione.
3) Indovinate un po’? Langdon e Victoria devono andare a Roma al suo posto.
Ricapitolando: abbiamo una quantità di antimateria tale da disintegrare qualunque cosa nel raggio di un chilometro che è misteriosamente scomparsa; abbiamo il cadavere di uno scienziato marchiato a fuoco con il simbolo della prima setta nemica della Chiesa; abbiamo una chiamata da parte di qualcuno importantissimo che sta a Roma.
I nostri eroi stanno andando in Vaticano: è lì che si trova l’antimateria.

Dopo un lungo discorso filosofico-teologico che vi risparmio – RINGRAZIATEMI! – Vittoria e Langdon atterrano a Roma, dove li viene a prendere l’elicottero del Vaticano, guidato da una Guardia Svizzera in uniforme.

“Il pilota saltò giù dall’abitacolo e andò loro incontro a grandi passi.
Ora era Vittoria a sentirsi poco tranquilla. «E quello sarebbe il nostro pilota?»
Langdon condivideva la sua preoccupazione. «Volare o non volare, questo è il problema.»
Il pilota pareva bardato per interpretare un dramma shakespeariano. Aveva un’ampia casacca a larghe bande verticali blu e gialle, come i calzoni a sbuffo e le ghette. Ai piedi portava scarpe nere che parevano pantofole e sulla testa un basco nero di feltro.
«La tradizionale uniforme della Guardia Svizzera» spiegò Langdon. «Disegnata da Michelangelo in persona.» Guardando il pilota che si avvicinava, fece una smorfia. «Una delle sue opere meno riuscite, va detto.» “

Porca. Miseria.
Allora, Dan, facciamoci due chiacchiere, ti va?
Se mi fai un personaggio italiano e per di più cresciuta in un orfanotrofio religioso e adottata da un prete, poi NON puoi farmela perplessa davanti all’uniforme delle Guardie Svizzere, porco di un cane!
E soprattuto, NON ci sta che Vittoria sia stupita davanti all’uniforme e quel concentrato di Americanità di Langdon no. -.-”
La guardia rompe le palle per i pantaloncini di Vittoria e perquisisce Langdon per accertarsi che non abbia armi, cosa che viene fatta passare come il peggior oltraggio che sia mai stato fatto a memoria d’uomo.
Finalmente i due salgono in elicottero e arrivano in Vaticano. Stupiti, vedono piazza S.Pietro piena di gente e di televisioni, chiedono informazioni al pilota e scoprono che quel giorno inizia il Conclave per eleggere il nuovo Papa.
Cosa? Sì, loro non lo sapevano/se ne erano dimenticati.
No, non lo so su che pianeta vivono, ma tanto abbiamo già visto che soggetti sono, no?
Il punto importante è che tutti i vescovi più importanti della cristianità sono praticamente seduti su una bomba a orologeria.

Langond e Vittoria vengono scortati al quartier generale delle Guardie Svizzere, che ignorano perchè i due siano stati chiamati lì dal comandante.
Ci sono altre rimostranze per i pantaloni corti di Vittoria, ovviamente, mentre Langdon ci propina una delle migliori perle di tutto il libro: si trova in Vaticano, sta per incontrare le Guardie Svizzere e ha poche ore prima che tutto quanto si disintegri in un lampo di luce e lui cosa fa?
Fa caso alle “statue di nudi maschili pudicamente coperti con foglie di fico di colore più chiaro rispetto al resto del corpo” e ci rifila una lezioncina sulla Grande Castrazione, per poi concludere con: “Langdon si era chiesto spesso se i falli di pietra erano stati conservati. Forse da qualche parte ce n’era una cassa piena.”

Langdon, tesoro, mai pensato ad un analista? Sono sicura che Christian Grey potrebbe prestarti il suo..

I due vengono ricevuti dal comandante Olivetti, che è impegnatissimo a coordinare delle ricerche in giro per il vaticano. Il comandante mostra loro le riprese di una telecamera nascosta da qualche parte nella città, ovviamente mostra il cilindro di antimateria con il conto alla rovescia della batteria, mancano meno di sei ore, a mezzanotte il Vaticano verrà disintegrato.
Ora, una persona normale penserebbe che il comandante delle Guardie Svizzere – incaricato della sicurezza del Vaticano –  quando trova uno strano congengo proveniente dal CERN con sopra un conto alla rovescia nascosto in Vaticano e una scienziata del CERN agitatissima lo informa della pericolosità del contenuto, un minimo si dovrebbe preoccupare, no?
Dove “un minimo” significa “sguinzagliare immediatamente tutti i suoi uomini alla ricerca del congegno e nel frattempo organizzare un’accidenti di evaquazione. Giusto?
Purtroppo Dan Brown non è d’accordo con noi.
Le guardie non hanno nemmeno iniziato a cercare il cilindro, stanno invece cercando qualcos’altro su cui non forniscono informazioni.
Vi lascio un paio di perle. (I grassetti sono miei)

«Perdoni la scortesia, ma se questa è davvero una crisi, come mai invece che con il suo direttore sono qui a parlare con lei? Che oltretutto ha la sfrontatezza di presentarsi qui conciata in questo modo?»
Langdon sbuffò. Non riusciva a credere che in un’emergenza tanto critica il comandante si mettesse a sindacare sull’abbigliamento. D’altra parte, però, in un luogo dove bastavano dei nudi di pietra a suscitare pensieri  impuri,le gambe scoperte di Vittoria Vetra potevano effettivamente costituire una minaccia per la sicurezza nazionale.

«Straordinario! Una donna in pantaloni corti viene a dirmi che una goccia di un liquido misterioso sta per far saltare in aria la Città del Vaticano e un professore americano mi racconta che stiamo stati presi di mira da una congrega antireligiosa…

«Microspie, signorina. Noi teniamo molto alla discrezione.» Indicandole le gambe, aggiunse: «Al contrario di lei, è evidente».

Mi sa che qui c’è qualcun altro che ha bisogno di un analista…
Comunque, per quanto i due provino a convincere il comandante, raccontandogli anche degli Illuminati e mostrandogli la foto del cadavere di Vetra, Olivetti è più cocciuto di un mulo e li lascia nel suo ufficio per andare a fare un controllo anti-cimici nella Cappella Sistina.

Okay, a questo punto, scusatemi, ma devo interrompere la storia un’altra volta, stavolta per parlare di Google.
Nella versione in lingua originale del romanzo, il nostro Dan pensa di fare una bella cosa infilando nel romanzo alcune frasi in italiano. Così, tanto per far rendere meglio l’ambientazione. Fin qui, sono pienamente d’accordo.
Il problema è che doveva sapergli troppa fatica (modenesismi, perdonatemi) di trovare qualcuno che l’italiano lo sapesse. Così gli americani hanno l’onore di leggersi frasi su frasi tradotte con quello che probabilmente è Google Translate. Vi lascio alcuni esempi reperiti qui, ma basta una qualunque ricerca su Google per trovarle

“Continua cercando!” = “Continua a cercare”
“Probasti il museo?” = “Avete provato nei Musei?”
“spazzare di cappella” = “Controllo anti-cimici nella Cappella”
“Para!”
= ? (Giuro che questo non lo so)

Torniamo alla storia.
Vittoria e Langdon vengono chiusi nell’ufficio del comandante e Vittoria ha l’idea di sfruttare il telefono per chiamare niente meno che il Camerlengo, cioè l’assistente del Papa defunto, colui che in quel momento aveva il potere in Vaticano.
Dopo un po’ di tiramolla e tanti strepiti con il centralinista, la nostra diabolica Sue riesce nell’impresa (non ne dubitavamo) e al povero idiot comandante accorso per fermarla non resta che accompagnarli nell’ufficio del Camerlengo.

Bene, siamo giunti alla fine di questa prima parte, ci vediamo presto con la seconda! 😀

PS.
Per chi se lo stesse chiedendo… siamo a pagina 109 su 416.
u_u

Mina – The Ginger