Cose Serie – Il Fantasy

Pessimo momento a voi, followers. Oggi esco dal mio piccolissimo periodo di vacanza per rimettermi al lavoro e tornare alla ribalta con un argomento non solo pluricitato e quasi sicuramente caro anche a voi lettori, ma a cui fa riferimento l’intero blog: il fantasy.
Ne abbiamo già parlato, ci ho fatto anche qualche articolo al riguardo, ma, scorrendo lungo la pagina con tutti i plagiati sudati articoli di questi mesi, mi sono reso conto di non aver mai parlato accuratamente di ciò che penso sul genere fantasy. Ovviamente, questo articolo servirà anche da “aggiornamento” degli altri, visto che le mie impressioni e le mie teorie sugli esordienti, sui lettori e sui cliché non sono certo migliorate, ma non sono nemmeno rimaste le stesse.
Dunque! Partiamo dalla domanda essenziale: cos’è il fantasy?
La risposta, purtroppo, non sarà 42, dato che sforerei coi generi; ma, come dico sempre, un’immagine vale più di mille parole.
Come dice la buona vecchia Lucy-Ginger, tutto quello che dice lo Schroeder-Alchimista è veritiero soltanto sulla carta. Il che è sbagliato. Perché se fosse tutto vero su carta, allora non starei nemmeno a scrivere questo articolo, cari miei.
(Per inciso, l’immagine è stata modificata per la pagina facebook mia e della Rossa)

Continuiamo quindi con la modifica della domanda dell’immagine:
“Cos’è la fantasia?”
Dallo Zingarelli 2000: “fantasìa: s.f. Facoltà della mente umana di interpretare liberamente dati forniti dall’esperienza, o di rappresentare contenuti inesistenti in immagini sensibili”

Adesso, ditemi sinceramente: quanti autori fantasy di oggi possono dire di seguire questa linea sacrosanta? Due, tre? Quattro? Quattro e mezzo? (Il mezzo è uno scrittore talentuosissimo preso a caso fra la moltitudine che non riesce a far carriera perché l’editoria gli taglia di fatto le gambe)
Questa visione pessimistica si limita ovviamente al mio personalissimo giudizio.
Ora, a questo punto vi aspetterete che dica che questo articolo non ha lo scopo di offendere o polemizzare circa certi libri o persone: niente di più sbagliato, ragazzi. Questo articolo è mirato a colpire certe categorie di fantasy, scrittori e lettori (ovviamente senza far nomi, se non si parla di gente particolarmente famosa) delle quali il sottoscritto si è ampiamente rotto i gingilli.

Mi conoscete, no? Si parte sempre dalla premessa.

Aaaaaaah, internet. Fino a una decina di anni fa, il pensiero di una rete che collegasse tutto il mondo e trasformasse gli schermi dei computer in vere e proprie finestre a cui affacciarsi per scambiarsi opinioni, pareri, informazioni e porno cose utili era rivoluzionario. Idilliaco, utopistico, qualcosa di semplicemente perfetto; poi arrivarono le piattaforme sociali.
Dapprima vi fu MSN, il quale preservava ancora i poveri utenti, dato che non vi erano pagine o stati da commentare, se non quelli di amici che potevi tranquillamente ignorare, almeno finché non ti venivano a fracassare le balle in chat con quelle animazioni e i trilli (mioddio i trilli!) del cazzo, e allora rispondevi male; tuttavia, fu l’inizio della fine, perché da MSN a Facebook e Twitter il passo fu breve. Da allora, il caos: tutto divenne una corsa pressoché continua alla popolarità. E quale è il miglior espediente di internet per far mettere in mostra la gente?
Cosa? No! Che diavolo c’entrano i blog?!

Ma le litigate, ovviamente! Nessun utente di social network può dire di non avere mai visto una discussione fra persone che fra loro non si conoscevano minimamente. Se all’inizio la cosa era solo un fenomeno isolato, oggi è ormai all’ordine del giorno: gente che insulta altra gente perché apprezzano il cantante/autore/attore/regista diverso; gente che insulta un determinato cantante/autore/attore/regista perché semplicemente non piace o anche solo per moda; discussioni interminabili su quale gioco/libro/film/artista/genere sia migliore e perché, farcite di commenti/messaggi lunghissimi che, nella maggior parte dei casi, possono essere riassunti in un semplicissimo “ed è per questo che le mie passioni sono migliori delle tue”; per internet troviamo una quantità di filosofi che farebbero implodere gli Illuministi, ma guarda caso il mondo rimane quello che è, e la stessa identica cosa vale per la politica.
Per internet si trovano persone che si divertono a fingersi amanti di qualcosa che in realtà non amano, o ad asserire qualcosa che in realtà non pensano; è possibile rintracciare gente convinta che facendo proposte sessuali in chat a delle sconosciute si possa effettivamente acchiappare qualcosa; troviamo persone che se la tirano, persone che se la tirano dicendo che gli altri se la tirano e persone che non se la tirano, ma vorrebbero; esistono gruppi che vogliono fondare nuove fazioni politiche, esistono pagine Facebook nate solo per pigliare per il culo altre pagine Facebook e per pubblicare screen che dimostrino l’ignoranza delle bimbeminkia su Twitter, o i tweet al papa, o roba del genere.
Mi fermo, perché sto andando off topic.
La lunghissima premessa ha un suo perché, non preoccupatevi: in un ambiente che è pieno da scoppiare di puro e semplice odio, in cui persino vegani e vegetariani combattono una guerra senza fine di discussioni e insulti contro quelli che mangiano carne, la letteratura e il fantasy non fanno eccezione. Sì, prima ho detto odio: non venite a dirmi che l’opinione media dell’utente riguardo a un qualcosa che non gli piace è vagamente pacifica. Sembrerò un po’ ipocrita, facendo questo discorso, ma: quando io critico qualcosa che non mi piace, lo faccio prima di tutto basandomi su delle argomentazioni, e questo su internet avviene davvero raramente; inoltre, ogni mia impressione è da basarsi puramente sul mio giudizio personale, come premetto un po’ dappertutto, e anche questo è rarissimo, in internet; infine, io tendo a prendermela con il prodotto che non mi piace, non con chi lo apprezza.
Tutto questo io, sui social network, non l’ho assolutamente mai visto. Anche quando becchi uno che magari riesce ad argomentare in una discussione, lo trovi seppellito in mezzo a maree di commenti di vario tipo.
Di nuovo off topic. Ma non importa. Per quel che mi riguarda, la letteratura fantastica non mi ha fatto assolutamente nulla: ognuno è libero di scrivere quello che vuole, perché gli esseri umani sono creature dai gusti eterogenei, e quello che non piace a me verrà sicuramente apprezzato da qualcun altro; sono le convinzioni dei vari fandom che devono bruciare nella più bassa cella dell’inferno. Non mi riferisco assolutamente né a tutti i fandom né a ogni singolo componente di quelli che per me sono il cancro dell’essere lettori fantasy, ma sono costretto ad andare per maggioranza. Guerre interminabili tra libri che fra di loro non c’entrano nulla (Sì, “Potteriani” che pigliano per il culo Twilight quando non sanno cosa fare, parlo con voi); gente che nel corso di un anno cambia autore preferito una settantina di volte, dimenticandosi di quello precedente; fanboy/fangirls che sarebbero capaci di condividere anche frasi come “Il sole è bello” se venissero scritte dal loro idolo; discussioni senza fine circa la psicologia o la forza del personaggio più marginale di un libro, o addirittura di ipotetici scontri tra personaggi di saghe diverse; persone che condividono frasi di gente famosa senza averne chiaro il significato; per finire con loro, loro, i superbi! Gente coi paraocchi, che non legge niente che non faccia parte del suo genere, che non sarà in grado di argomentare se non dicendo “Quello è una merda” e che sarà SEMPRE, e dico SEMPRE, convinta della propria superiorità circa quello che legge (Ciao anche a te, Tolkeniano carissimo) e della propria maschera, che in genere è strutturata da un atteggiamento da nerd falsissimo e da fan di The Big Bang Theory (non dico nulla sul telefilm, io non l’ho manco mai seguito, ma non ho potuto fare a meno di notare che tizi simili in genere lo seguono).
Ragazzi, ragazzi… Capiamoci. Se a voi piace il fantasy, piace lo sword and sorcery, piace l’urban, piace l’horror, il gotico, il rosa, l’erotico, i libri di cucina della Parodi… Ad un lettore maturo questo non può fregare di meno. Lui vi lascerà coi vostri idoli, voi lasciatelo coi suoi. Senza dire che l’urban fantasy è una merda, soprattutto se non si conosce nemmeno l’esistenza di Neil Gaiman. Grazie.
(Sì, qui ho smesso di generalizzare per riferirmi ad una persona in particolare, ma… Passatemela, questa. :3)
Sui fan, pur generalmente, ho detto praticamente tutto. Ora passiamo agli scrittori in erba, e riassumo il discorso in un semplicissimo: è una fottuta moda.

Ok, con calma. Probabilmente non è il modo migliore per spiegarsi… Ci riprovo: il fatto è che spesso non ci si rende conto che, anche se ci piace una cosa, non siamo sempre adatti a farla. C’è chi riesce ad avvicinarsi un pochino e chi è lontano anni luce: parecchi miei conoscenti hanno le stesse possibilità di scrivere un fantasy di qualità quante un rachitico ne ha di diventare campione olimpico di sollevamento pesi, per intenderci. Con questa riflessione intendo forse dire a tutti di non scrivere fantasy? Assolutamente no! Invito semplicemente a uscire dagli schemi, se si ha in programma di pubblicare un libro; inventare, sperimentare, unire, togliere, rivoluzionare, insomma, fare qualcosa che non renda la tua creatura l’ennesimo clone di Tolkien. Non prendete il consiglio come un insulto, per carità: io faccio parte praticamente della stessa categoria, perché posso dirvi con certezza che il fantasy classico proprio non riesco a scriverlo, e ho un’impronta molto più urban e molto più dark, ma non vuol dire che non possa scrivere fantasy classico, anzi! L’Alchimista, il mio alter ego, è estratto direttamente da un libro che ho in cantiere da tempo, ed è un fantasy a cui ho cercato di incorporare gli altri generi che mi piacciono e in cui sono più ferrato nella scrittura, cioè lo steampunk, il gotico e, in minima parte, l’horror. L’unione di generi così diversi tra di loro vi avrà fatto venire il mal di testa, e probabilmente avete anche ragione, ma non sono uno che scrive per assecondare un pubblico vasto, e non sono nemmeno del tutto sicuro di pubblicare i miei futuri e molto fantomatici libri.
Tramite questa riflessione mi connetto ad un’altra verità circa il mondo della scrittura: l’apparenza. Ormai non si scrive più per sfogo o per passione personale, come ogni scrittore o poeta sano di mente dovrebbe fare, ma semplicemente per notorietà; per pigliare like su Facebook, per poter usare parole forbite (che, sinceramente, spesso non c’entrano un cazzo con i discorsi in cui vengono usate) ed elevarsi ad un livello più alto rispetto alla massa, senza sapere minimamente che il proprio distinguersi da un gruppo non fa altro se non farsi buttare tramite un sano calcio nel sedere in un’altra categoria di persone tutte uguali tra loro. Non vale solo per la scrittura, in effetti, ma preferisco non avventurarmi di nuovo in campi che non mi riguardano e sparare sulla croce rossa sull’essere alternativi.
Insomma: gli esordienti di oggi sono troppo legati all’apparenza della loro professione e non sanno uscire dagli schemi… Ma non preoccupatevi, anche io ero così, un tempo. A 12 anni.
Eheheh.
Ormai direi che siamo al paradosso. La letteratura fantasy non ha più fantasia, ed è largamente per il riciclo di vecchissimi canoni e stereotipi che spesso questo viene catalogato ampiamente come un genere da bambini; anche se devo dire che ultimamente sta pigliando piede la visione “cinica” del fantasy, un po’ il modo realista e diretto che hanno scrittori come Martin, per intenderci. Ma Martin è uno scrittore serio e affermato e, per quanto non sia uno che apprezza molto la visione nuda, cruda e veritiera del contesto medioevale che tratta (per quanto, personalmente, sia un tipo che di macabro e lugubre ne apprezza parecchio), in fondo mi rende piacevole la lettura. Il tipico scrittore in erba che emula gente come Martin, a parte operare un plagio fatto e finito tra Case, guerre, re, regine, troie e troioni, non avrà assolutamente idea di come destreggiarsi in un mondo realistico, e finiremo per vedere frotte di personaggi ammazzati in modo balordo (e, quasi sicuramente, un po’ paradossale)… Senza un motivo logico. Non solo: avremo scrittori che si vantano per la loro propensione ad ammazzare personaggi, e dal mio punto di vista vi dico che, secondo me, uno scrittore che si vanta di ammazzare gente nelle sue storie (notate bene, lettori di Martin, uno che si vanta, non uno a cui viene attribuito il titolo di “sterminatore di personaggi” da terze parti) è come un produttore che rilascia ventimila seguiti di un dato film, uno più brutto dell’altro, ossia: completamente privo di idee.
E non sto nemmeno a parlare della componente sessuale-erotica di libri del genere! Si passa da cose esageratissime ed eclatanti che ti fanno solo chiedere che razza di visione dell’autore abbia del sesso a roba che ti fa accapponare la pelle!
I simil-Martin sono solo uno dei tanti esempi che avrei da fare: incappo spesso anche in abomini generati dal desiderio di epico di fanboy di varia sorta, perché, diciamocelo, molta poca gente è adatta a scrivere un vero fantasy epico; anche lì subentra ben presto il fattore “stupidità del personaggio”, dato che ormai mi vado convincendo che “eroe onorevole” nell’immaginario popolare passa come “eroe completamente cretino”.
Anzi, diciamo direttamente che gran parte dei personaggi degli esordienti finiscono con l’essere dei cretini senza speranza, soprattutto quelli che dovrebbero sembrare intelligenti.
Troviamo poi vari altri ibridi derivati dagli autori più disparati: i più gettonati sono Paolini e Brooks, almeno per quanto ho visto io; c’è qualche emulo della Rowling e di vari libri sword and sorcery, tutta roba che spesso mi fa cadere le braccia, ma bisogna ammettere che a volte riesco a beccare qualcuno con delle belle idee e un modo di scrivere interessante.

Be’, ho terminato. È probabilmente il primo post serio scritto da me, qui sul blog, ma c’è sempre una prima volta, no? Era soltanto un rapido sfogo riguardante qualcosa che mi fa sempre accapponare la pelle, e mi era venuta voglia di condividere i miei personalissimi pensieri con voi, unendo l’utile al dilettevole, dato che non sapevo come reintrodurmi nelle meccaniche del blog e cominciare a carburare vista la fine delle vacanze.
A presto, dal vostro Dalek-Alchimista-scleropuccioso  di fiducia.

Yuvie – The Alchemist

Sui protagonisti fantasy

Salve a tutti!
Dopo aver sfruttato indegnamente l’Alchimista per portare avanti il blog mentre io risolvevo altri affari, ho deciso che era ora di tornare a far sentire la mia presenza, prima che qualcuno si dimenticasse di me.
Cos…?
Come sarebbe a dire “Chi diamine è questa?!
LETTORI INFEDELI!
Dicevo, visto che ho la testa che mi ronza ancora di integrali, di infiniti, di serie e di nomi di gente strana che ha scritto teoremi ancora più strani (sì, Taylor, parlo con te!), stavolta non farò una recensione ma uno sproloq un discorso ben chiaro e argomentato sui protagonisti dei fantasy in generale e di quelli trashosi in particolare.

1) Perchè voi val loro valgono!
Sarò breve.
Come diavolo è possibile che un protagonista, ad un’età in cui io ancora stavo imparando ad andare in bicicletta senza mani, riesca a padroneggiare ogni tipo di arte e abilità meglio di elfi e/o stregoni centenari?
Cosa…? No, il fatto che io debba ancora imparare ad andare in bicicletta senza mani non cambia il senso del discorso.
Sia chiaro, io non ce l’ho con i protagonisti dotati, ci mancherebbe: sono loro i protagonisti, qualche qualità la devono pur avere.
MA CON MODERAZIONE E SENSO LOGICO, PER LA MISERIA!
Io non sono una che sclera appena qualcosa è un po’ fuori dalle righe, il mio personaggio GdR combatte con una padella, dannazione!
Se c’è un personaggio con così tanti pugnali che gli servirebbe una carriola per portarli, io non ho problemi; non me ne frega nulla se il tuo protagonista è un campione di scherma, anzi, meglio per lui; se poi è un mago superdotato ancora meglio, ci si diverte sempre di più, con i maghi.
Quello che, invece, mi irrita nel profondo è vedere questo personaggio incapace, dicamo il classico contadino che sembra andare per la maggiore nei fantatrash, che nel giro di pochissimo tempo diventa un grande mago, un campione di scherma, scaglia frecce che nemmeno Merida e visto che c’è scrive pure poesie.
Porca *censura*! Ho capito che sei l’eroe, ma non sei un Dio, dannazione!
Altra cosa che mi irrita è vedere un protagonista come quello qui sopra che si scopre essere più esperto in qualcosa di gente che la fa da una vita.
No, sul serio?
Contadini che diventano geni di strategia, mentre prima manco sapevano leggere, ragazzine di quattordici anni che usano la magia meglio di qualunque elfo… PERCHÈ?!
Oh, tu, autore fantasy esordiente, pensi davvero che sia possibile che esista qualcuno che prende in mano una chitarra e suona meglio di Jimi Hendrix senza aver mai studiato musica?
No?
E ALLORA PERCHÈ I TUOI PROTAGONISTI FANNO L’EQUIVALENTE IN CHIAVE FANTASTICA?!
Vedo l’Alchimista che mi fa segno di passare al punto 2 prima di inziare a diventare violenta, gli darò ascolto, ma prima voglio chiarire un’ultima cosa:
NON  – e ripeto NON –  si possono tirare più di una freccia alla volta con un arco!
No, Signor Paolini, non si possono nemmeno lanciare centoventi frecce al minuto.
Passiamo al punto 2.
2) Ho un piano!
E qui iniziano i guai.
Fateci caso, quando un protagonista fantasy pronuncia questa frase è segno che stanno per andarsi a ficcare tutti in un ginepraio.
– A scanso di querele ci tengo a chiarire che la frase precedente non includeva Artemis Fowl –
Comunque, sorvolando sul mio amato irlandese, possiamo dire che i libri fantasy sono un’enorme antologia  su “Come non fare un piano”.
Ce n’è per tutti i gusti, davvero, fra i più usati troviamo:
– quelli che per funzionare richiederebbero la cecità e sordità totale di chiunque non sia coinvolto,  come Eynis potrà spiegarvi meglio di me;
– quelli che sono una vera e propria complicazione di qualcosa di semplice, e qui uscirei dal fantasy per nominarvi i Massoni di Dan Brown che fanno una trafila infinita di enigmi, simboli e indovinelli solo per nascondere una Bibbia, ma magari il loro è solo il miglior trollaggio della storia, non si può mai dire;
– quelli che non ti dicono nemmeno come dovevano essere, tanto non funzionano… come? Inheritance e il piano di Eragon? Come avete fatto a indovinare?
– quelli che prevedono di mettere tutto nelle mani di uno o più dilettanti quando si potrebbe mandare tranquillamente un esercito ben addestrato al loro posto, o almeno mandarne una parte con loro.
Vi lascio scegliere il vostro preferito fra Le Cronache del Mondo Emerso III, Gli Eroi del Crepuscolo, Il Libro Del Destino o qualunque fantatrash vi venga in mente;
Meno comuni, ma comunque degni di essere menzionati, sono quelli suicidi che vedono i personaggi gettarsi direttamente nella bocca del leone per i motivi più disparati; quelli autolesionisti, che prevedono di distruggere manufatti che sarebbero invece molto utili e quelli “alla spera-in-dio”, solitamente usati per le fughe, che arrivano fino a un certo punto “e poi si vedrà”… perchè ovviamente quando stai fuggeddo con le guardie alle calcagna hai anche il tempo di elaborare un piano.
Dopo questa tirata, direi di lasciare il posto al punto 3.

3) Elementare, Watson…
I protagonisti fantatrashosi sono sempre quelli che hanno l’illuminazione, quelli che capiscono sempre tutto di tutti, con un acume che farebbe vergognare personaggi del calibro di Sherlock Holmes!

*Ci vediamo costretti a censurare l’accaduto a causa dell’elevato livello di violenza. *

Dunque, si diceva?
Okay, l’acume dei protagonisti.
Bisogna innanzi tutto premettere che, in effetti, certe volte hanno DAVVERO l’illuminazione prima di tutti gli altri, ma ciò avviene per il solo fatto che tutti gli altri sono ancora più stupidi di loro.
Ammettiamolo, la maggior parte dei protagonisti dei libri fantasy, sia trash sia no,  sono innegabilmente stupidi.
Nel loro gruppo c’è un traditore e dovrebbero accorgersene? Devono cogliere un messaggio fra le righe? Devono semplicemente afferrare il momento giusto per tacere? Potete star certi che NON lo faranno.
Questa loro enorme capacità deduttiva, dà luogo a molte scene interessanti, e involontariamente esilaranti: quelle nelle quali i protagonisti scopriranno la Grande Rivelazione, lasciando tutti attorno a loro a bocca spalancata, mentre noi lettori ce ne stiamo stravaccati sul divano con un sorrisetto di sufficienza a dire: “Ma và?”, e quelle nelle quali il protagonista non sospetta ancora di nulla e giustifica tutti gli indizi che ha con spiegazioni che, a noi genii che abbiamo capito tutto, fanno rotolare dal ridere.
Riguardo a queste ultime, mi sale così spontaneamente un esempio che sarebbe un peccato non cogliere l’occasione; il libro, di per sè, non è nemmeno così trash: sto infatti parlando degli Hunger Games. L’episodio di cui parlerò, se non sbaglio, è preso dall’inizio del secondo volume, quindi aspettatevi un minimo di SPOILER.
La situazione è questa: i distretti di Panem stanno iniziando a rivoltarsi, uno dopo l’altro,  infuocati dai gesti di Katniss durante gli Hunger Games, anche per questo i rivoltosi hanno adottato come loro simbolo la ghiandaia imitatrice, che la nostra eroina porta raffigurata su una spilla d’oro;  a Capital City, invece, il clima è quello superficiale e frivolo di sempre e gli Hunger Games hanno fatto così successo che la ghiandaia imitatrice di Katniss è diventata un simbolo all’ultima moda. Katniss è a un ricevimento a Capital City e sta parlando con il nuovo Capo Stratega degli Hunger Games, che le rivela di avere una riunione quella notte, una di quelle riunione che dovrebbero restare segrete, ma di lei si fida. “Comincia a mezzanotte”, e nel dire questo, tutto guardingo, le mostra un orologio da taschino su cui compare per un istante il simbolo della ghiandaia.
Cosa pensa Katniss di tutto ciò? Che lui è un ribelle e la ghiandaia era il suo modo per dimostrarle di essere dalla sua parte? Che lui stia cercando di dirle qualcosa fra le righe?
Certo che no!
Katniss pensa:

“C’era qualcosa di strano in quel suo gesto. Quasi di clandestino. Ma perché? Forse pensa che qualcuno potrebbe rubargli l’idea di mettere una ghiandaia imitatrice che appare e scompare sul quadrante di un orologio. Sì,  probabilmente gli è costato un patrimonio, e ora non può mostrarlo a nessuno perché ha paura che ne facciano una versione economica non autorizzata.”

-.-”  CHE COOOSA?!
Ditemi voi se non è esilarante.
Si potrebbero listare molti esempi più famosi e più trashosi di questo, senza ombra di dubbio, ma visto che direi che ormai il concetto è chiaro, passerei a…

4) Puliti dentro e belli fuori!
Ad essere onesta, questo non è un problema relativo solo ai protagonisti fantasy, anzi, è presente nella stragrande maggioranza dei racconti sin dall’alba dei tempi.
Ora, io non sono una classicista come il mio collega alchimista, ma posso affermare con sicurezza quasi assoluta che già nell’Iliade trovavamo gli eroi buonissimi, fortissimi e bellissimi, mentre i personaggi più bassi e vili erano sempre debolucci e un po’ bruttarelli.
Con questo voglio dire che l’Iliade sia un trash? No!
Perché? Perché Omero, se non altro, non ci fa pesare la bellezza dei suoi eroi, cosa che invece ogni autore fantatrash sembra determinato a fare.

Teorema di Ginger: “Il protagonista fantatrash sarà sempre beeellissimo (Cit. Il Libro del Destino)”
Corollario I: Se non è beeellissimo non è il protagonista.
Eccezioni alla regola: Non pervenute.

Facciamo un breve approfondimento, vi va?
*silenzio, i grilli friniscono, passa una palla di sterpaglie tipo film western*
Vabbè, lo faccio lo stesso.
Partendo dai meno peggio, si ha quel tipo di protagonisti come Eragon, che partono anche bene, ma poi abbandonano la diritta via. Di certo li avete incontrati anche voi, sono quelle specie di Pretty Princess che all’inizio sembrano normali, quasi insignificanti, per non dire bruttini, come Eragon, appunto, che ci viene descritto pochissimo e passa abbastanza inosservato. Solo che poi… SBAM! Succede qualcosa, oppure semplicemente l’autore decide che vuole rendere più giustizia al suo povero protagonista ed ecco che lo vediamo diventare, indovinate un po?

“Eragon non aveva mai usato la parola bellissimo per un uomo, men che mai per se stesso, ma adesso l’unica parola adatta a descriverlo era quella.”

Ginger colpisce ancora! u.u
Dopo questi, andando in scala, abbiamo quelli che bellissimi lo sono sempre stati, per decreto divin dell’autore; il ché, spesso, si coniuga in una delle frasi più temute dai lettori: [nome personaggio] era bellissimo/a nonostante…”.
Esatto, sono proprio quei soggetti che si alzano dal letto che sembrano appena usciti dal parrucchiere e sono profondamente odiati dai poveri lettori che invece escono dal parrucchiere che sembrano appena alzati dal letto, per dirla come direbbe colei che io sospetto essere in realtà un Hafling.
Non c’è parrucchiere che può competere con i loro capelli, che nemmeno un tornado o la replica del katoon a dorso di drago può scompigliare e il loro look resta stra-fygo anche dopo un temporale un viaggio in una palude e una battaglia, probabilmente hanno una pelle naturalmente impermeabile, emofoba, e dotata di autan.
Non sto nemmeno a farvi degli esempi, sono sicura che ne conoscete a bizzeffe da soli, voglio conservarmi gli esempi per l’ultima categoria, la peggiore di tutte, quella dei “belli inconsapevoli”.
Come spiega il nome, questa strana specie è quella di quei protagonisti che non sanno di essere belli, che poi, belli loro? Maddai, non scherziamo!
Eppure….
… eppure nel giro di una cinquantina di pagine a dir tanto hanno almeno 2 spasimanti.
Se io volessi fare l’originale, potrei citarvi come esempio la già nominata Katniss degli Hunger Games, ma perché fare gli originali quando c’è qualcuno che invece si presta volontariamente e perfettamente al mio caso?
L’avete già capito, vero?
Parliamo di LEI.
La tristemente nota Bella Swan, ce l’ha proprio messa tutta per convincerci di essere una semplice giovinetta insignificante e goffa, il tipo di persona che nessuno noterebbe mai, ovviamente…
Non ha mai convinto nessuno, ammettiamolo.
Nel giro di poche pagine mi sembra di ricordare che si trovi due spasimanti “normali” a cui poi vanno aggiunti i due stra-fighi del romanzo, che ormai tutto internet conosce.
Ora, io dico, vuoi fare una protagonista che ti stende ogni ragazzo in circolazione? Fai pure, ma non mi prendere in giro cercando di farmi credere che non sia nulla di speciale! Eccheccacchio, se lei non è niente di speciale gli altri cosa sono? Scorfani?
Cerchiamo di portare rispetto ai lettori! U_U

Bene, anche stavolta siamo arrivati in fondo, tutti vivi?
*I lettori si risvegliano dal sonno profondo in cui erano caduti più o meno alla terza riga*
Ci vediamo alla prossima puntata, portate i cuscini la prossima volta!

Mina – The Ginger