Per una volta mi trovo d’accordo col Dovakhiin.

Eragon – Christopher Paolini

Pessima giornata a tutti, follow… Ehi, ehi, ehi! Mettete via quei pomodori! Lo sapevate che questo momento sarebbe arrivato, presto o tardi: Ginger aveva buttato il primo colpo sulla croce rossa con la recensione delle Cinquanta Sfumature, e secondo voi io non avrei dato il mio?

Be’, ovviamente Paolini non è ai livelli della James, ma questo è abbastanza ovvio, dato che gli autori veramente scarsi li lascio tutti a Ging…

Niente, non ho detto niente.

La copertina.
Dunque, ci troviamo di fronte al primo libro del Ciclo di Star Wars dell’Eredità. Come al solito, prendiamo immediatamente in esame la copertina, anche se non c’è niente di scandaloso (nella copertina): nome dell’autore, gigantografia di Saphira, la quale ha uno sguardo quanto mai addolorato, come a dire “Ma come ci siamo ridotti”, titolo/nome del protagonista (megalomane!) in rigoroso dorato e, infine, il nome della casa editrice, accompagnato da un emblematico “romanzo”. Prima di addentrarci nei meandri oscuri di questo libro, è opportuno girare il libro, leggere la solita sfilza di commenti positivi in quarta di copertina e commentarli man mano.

“Un’autentica opera di grande talento.” – The New York Times.
C’è di meglio!
“Paolini prende gli archetipi del fantasy e li rende freschi e godibili grazie a una narrazione serrata e a un eroe che piace a tutti.” – Publishers Weekly.
Oh, i miei amici del Publishers Weekly sono tornati alla carica. A quanto pare, i burloni hanno omesso qualche piccolissimo particolare, a meno che con “archetipi del fantasy” non si intenda “Spezzoni, ispirazioni e luoghi comuni palesi presi da Tolkien e da Ursula Le Guin (sempre lodata) mischiati con la storia rivista della trilogia classica di Star Wars”. Tali “archetipi” sono resi freschi e godibili (almeno quanto un vasetto di cetriolini sottaceto) in quella che è l’unica critica che condivido: la narrazione serrata, talmente serrata e legnosa e tendente a fossilizzarsi su dettagli inutili da farti domandare che diavolo stai leggendo; per quel che riguarda l’eroe che piace a tutti… Ne parleremo dopo.
“Insolito, potente, fresco, fluido. Un debutto impressionante per una carriera destinata a fiorire” – Booklist
E mi ricollego alla cosa dei cetriolini sottaceto.

Il riassunto della trama risulta avere un’impronta strana, “epicheggiante”, quasi cinematografica. “Un ragazzo. Un drago. Un mondo di avventure”.
OMMIODDIO! MI VIENE PROPRIO UNA VOGLIA IMPELLENTE DI BUTTARMI NELLA LETTURA! BWAAAAAAAAAH!

No.

La storia si svolge nel continente di Alagaësia, che, per fare un’analogia, è come i Sette Regni di Graceling al contrario: invece di essere occupato per un buon 70% da acqua, la mappa di Alagaësia è formata per l’80% da terraferma, il che ci fa già perdere la speranza di un viaggio in mare che abbia in minimo di serietà. A parte il Surda, lo stato dei terroni, niente avrà un confine davvero segnalato, ma sono tutti costituiti da elementi naturali e di comprensione assolutamente immediata, come il limitare di una foresta, o l’inizio di un deserto, o le pendici delle montagne. Da notare inoltre lo strano corso che prendono alcuni fiumi, come il Ramr e il Ninor che nascono in piena pianura e vanno a buttarsi in un lago che si presuppone sia d’acqua dolce, l’Isenstar (nome peraltro davvero esente da qualsiasi ispirazione), o il Jiet e il Toark che, a meno che non nascano dal Lago di Leona, sono solo una specie di cintura che isola l’angolo Sud-Ovest del continente dal resto, o il fiume Zannadorso che sparisce misteriosamente tra i Monti Beor, o il Gaena che nasce nell’Ardwen (la fantasia coi nomi…), transita nell’Eldor e diventa improvvisamente il Fiume Edda.

Insomma, l’idrografia di Alagaësia sta al plausibile come Moccia sta al buon gusto.
Anche se la cartina non ce lo farà capire in nessuna maniera, nel continente esistono quattro Stati: il Surda, l’Impero, la Du Weldenvarden degli elfi e i Monti Beor dei nani; il Surda, vedremo, è l’unico fra i quattro ad avere una storia e una modalità di creazione vagamente plausibili, dato che è nato praticamente da un movimento di ribelli separatisti all’inizio della fondazione dell’Impero; quest’ultimo sarà sostanzialmente un territorio molto grande e pianeggiante, all’incirca tre o quattro volte il Surda, ma che conta un massimo di dieci città vere e proprie e sei insediamenti documentati, il che, come vediamo, lascia un vuoto enorme  più di quello che si trovava dalle mie parti maschili quando ho finito di leggere questa saga.
Lo Stato dei nani risulterà essere un’abbastanza verosimile accozzaglia di Clan intenti a farsi gli sgambetti a vicenda, mentre ovviamente quello degli elfi è il più unitario di tutti, perché loro son fighi. Poi, al centro, il Deserto di Hadarac, probabilmente un messaggio velato lasciato dal subconscio dell’autore mentre disegnava il mondo.

Le razze.
Ecco, avete presente il detto: “Sei ciò che mangi”? Bene. Ad Alagaësia c’è una versione leggermente diversa: “Sei come la terra che abiti”.
Come dite? Alagaësia non ha geograficamente senso?
… 😀
Vediamo, prima di tutto, la popolazione dal punto di vista globale: Alagaësia era inizialmente abitata solo dai nani e dai draghi, i quali, ovviamente, si detestavano. Poi, ovviamente da Ovest, perché non sia mai che i fighi siano orientali, arrivarono gli elfi, gli umani, gli Urgali e i Ra’zac. E ora, vediamoli un po’ da vicino.
Dei draghi non c’è molto da dire, anche perché la loro storia non viene molto approfondita; si sa che sono stati i primi abitatori del mondo e che sono sempre esistiti, e che esisteranno finché ci sarà Alagaësia. La cosa dovrebbe suscitare nel lettore una specie di ansia, visto che di draghi, nella nostra storia, ne sono rimasti tre o quattro. Dovrebbe. Con l’arrivo degli elfi, comunque, fu subito chiaro a tutti che la razza più intelligente del posto sono proprio i draghi: un giorno un elfo decide di cacciare e uccidere un drago, giudicandolo solo un animale; i draghi si vendicano sull’elfo; inizia una guerra sanguinosa lunga cinque anni che rischia di portare all’estinzione entrambe le razze. Ora, prendendo in esame l’elfo – Sampei dei cieli:
1) Perché, fra tutti gli animali del mondo, vai ad ammazzare proprio quello che quasi sicuramente ti abbrustolisce vivo?
2) Come hai fatto ad ucciderlo?
3) Perché gli elfi non hanno lasciato che quella testa di cazzo morisse?!
Ma tranquilli, la cosa verrà spiegata, prima o poi. Fidatevi.  Ora scusate, devo prendere una camomilla.

La guerra termina dopo l’atto “eroico” di un elfo, Eragon, omonimo del protagonista, che trova un uovo di drago e decide di farlo schiudere per allevare il cucciolo di nascosto. Se vi è poco chiaro come abbia fatto a far schiudere l’uovo, non preoccupatevi: non siete gli unici. Eragon e Bid’Daum, il drago cresciuto, viaggiano per portare la pace fra elfi e draghi. Tutti li amano, tutti li adorano, elfi e draghi stringono un patto per la creazione dei Cavalieri dei Draghi e iniziano a donare uova al neonato ordine. In totale buona fede. E, visto il patto con gli elfi, acquisiscono la capacità di comunicare telepaticamente (non ricordo se tutti o solo quelli dati ai Cavalieri, ma tant’è) e diventano più “gentili”.
Sui Cavalieri dei Draghi farò un piccolo exploit con riflessione personale: sono un ordine potentissimo, e sono per la maggior parte elfi, pur avendo diversi membri umani, e già la cosa puzza; hanno il compito di proteggere la pace e i popoli di Alagaësia, e come lo fanno? Ammazzando Urgali e sterminando quasi tutti i Ra’zac.
Ora, facciamo il punto della situazione.
Ra’zac = razza mangiauomini, e fin qui siamo d’accordo.
Razza mangiauomini = brutta e malvagia, ok.
Predatrice di umani = cosa brutta.
Cosa brutta = intervento per fermarla.
Intervento per fermarla ≠ genocidio!
Voglio dire, ok che son cattivi, ma minchia! Parlamentate! Fate cambiar loro dieta! Non massacrate un’intera razza, cuccioli compresi!
E questi sono i nostri eroi, yep.
I nani sono forse la razza fatta meglio: non per abilità dell’autore, ma per il fatto che le uniche modifiche che ha apportato sono state fatte alla loro storia e non alla loro costituzione. Grazie, Paolini.
Gli elfi sono… Oh, mio Dio, gli elfi. Il peggio del peggio, come d’altronde succede in quasi tutti i libri fantasy che ho letto. Allora, come già detto, gli elfi arrivano ad Alagaësia da un continente a Ovest, oltre il mare (e questo ovviamente non ci ricorda nulla), seguiti a ruota da uomini, Urgali e Ra’zac. Coi l’andare avanti dei libri, scopriremo che inizialmente erano abbastanza simili agli umani, solo che il patto coi draghi ha modificato permanentemente le loro caratteristiche.

“Ed ecco che l’Alchimista batte tutti i record di lancio libri in edizione economica! Faaaaaantastico!”

La matriarca elfica.

La matriarca elfica.

Che dire? Il patto coi draghi li ha resi alti, belli, longilinei, giovani, colti, forti, talentuosi, versati nella magia; dato che si esprimono nell’Antica Lingua, non possono mentire; sono anche, ovviamente, vanitosi, spocchiosi, alteri, orgogliosi e irriverenti; hanno gli occhi a mandorla, cosa abbastanza strana per degli elfi, ma immagino che Paolini volesse dare la sua impronta in mezzo a questo mare di luoghi comuni, ma se questa caratteristica fisica non mi causa alcun disturbo, non si può dire lo stesso per l’altra.
La risata.
La maledettissima risata.
Il modo più cretino per sottolineare il potere magico degli elfi. La madre di tutte le boiate inutili. Chiunque senta la risata elfica, si sente automaticamente meglio. Più allegro.
Mancano soltanto i due orsi in salopette a cantare “Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria!” e poi… COROCORO POLLON!
Che poi, se la risata di un elfo produce ‘sti effetti, sfruttatela! Sai quante guerre si possono vincere stordendo i nemici con un’arma simile? Oppure, sai i soldi che puoi fare facendo pagare la gente per sentire la tua risata?

Sapete già a cosa sto pensando, vero?

Esatto!

Esatto!

I parallelismi e lo stile.

Categoria a parte, sì. Quando ero soltanto un piccolo elfuccio che non aveva ancora distrutto il primo libro del Battello a Vapore che non gli piaceva, lessi Eragon e, devo dire, mi piacque abbastanza. Storia carina, tanti personaggi, i draghi, la magia e l’Antica Lingua strutturati così bene; ognuno aveva un proprio vero nome che, se scoperto, poteva far esercitare controllo sulla persona interessata! Oddio, oddio, oddio!
… Poi lessi Terramare. E me ne innamorai, ovviamente, ma contemporaneamente venni deluso da tutte le analogie che trovavo con i libri dell’Eredità, che erano stati scritti decenni dopo.
Dunque: a Terramare tutti hanno un nome vero e uno falso, e se viene scoperto quello vero sono cavoli; a Terramare i maghi usano la lingua antica, quella dei draghi; sempre a Terramare i draghi sono una razza intelligente e sostanzialmente benevola, capace anche di comunicare telepaticamente, oltre che con la voce; il protagonista della saga inizialmente faceva il pastore; ha dovuto combattere contro l’Ombra durante il primo libro, mentre Eragon combatte contro uno Spettro; diventa un mago potente e alla fine diventa l’arcimago di Roke.
Ma non si fermano qui! A parte le solite due, noiosissime, ispirazioni Tolkeniane talmente scontate da farti cadere le braccia a terra, e non solo le braccia, troviamo la vera e originale fonte di plagio di Paolini.
(*Naaaaa naaaaa nananaaaaaa naaaa, nananaaaaaa na, nanananaaaaaaaaaaa*)
E’ un periodo di guerra civile. Cervelli di recensori ribelli, colpendo dei plagi segreti (ma non troppo, perché di sicuro non sono l’unico ad aver notato l’ambaradan di Paolini), hanno ottenuto la loro prima vittoria contro il malvagio Impero Letterario. Durante la battaglia, spie ribelli sono riuscite a rubare i piani “segreti” dell’arma decisiva dell’Impero, ISPIRARSI NON E’ COPIARE, una scusa corazzata di tale potenza da poter distruggere un intero libro. Inseguitao dai biechi agenti dell’Impero, la Principessa Yuvie sfreccia verso casa a bordo della sua recensione, custode dei piani rubati che possono dare libertà al suo blog e salvare la galassia…

Ok, basta.
Analizziamo, con calma, la situazione: Eragon cresce con gli zii, pensando per buona parte della vita che fossero i suoi genitori; lo zio (accidenti, la zia è morta quando Eragon era piccolo, così non sia accorgeranno mai e poi mai del plagio!) muore per colpa dell’Impero; Eragon parte con Obi –Brom Kenobi per vendetta (già, non capiranno mai il plagio), e in tutto questo Saphira fa praticamente la parte dei droidi. Brom morirà successivamente, Eragon salverà Leila Arya dalla Morte Nera Gil’Ead, il tutto in compagnia del Darth Vader che non è ancora Darth, ossia Murtagh.

Non ho altro da dire.

Non ho altro da dire, al riguardo.

Per quel che riguarda lo stile, ho già detto il succo di quel che penso prima: narrazione “serrata”, se con tale parola si vuole intendere qualcosa di lievemente scorrevole, piena zeppa di dettagli, digressioni e pippe mentali del protagonista (come in ogni buon fantasy, d’altronde) completamente inutili; Paolini risulta avere, in effetti, un ottimo potenziale, soprattutto per quel che riguarda le descrizioni, solo che… Non le approfondisce abbastanza. Sarò senz’altro io ad essere un patito di descrizioni, quindi non date troppo peso a questa critica in particolare. Se, da una parte, il protagonista risulta essere abbastanza approfondito (male, secondo me, ma lì dipende tutto dalla visione che si ha di certe situazioni), il resto dei personaggi ci farà avere sempre una sorta di distacco, quasi la focalizzazione su Eragon renda tutti gli altri quasi degli sconosciuti enigmatici.

I personaggi.
Eheheh, pensavate che avessi già esaurito le cose da dire? E invece no!
Eragon. L’eroe che piace a tutti. Almeno quanto una stecca piantata nell’occhio destro. Non sa che fine abbiano fatto i genitori, ma ovviamente sappiamo già che sono morti, e vive con lo zio Garrow e il cugino Roran, all’ottima maniera Skywalker. Non so voi, ma io, andando avanti con la lettura dell’Eredità, non sono riuscito a farmi un’idea vera e propria del carattere di Eragon. È sempre così, come dire… Moderato. Neutro. Riflessivo. Piatto. Non ha una vera impronta caratteriale, e le uniche volte in cui avrebbe motivo di lasciarsi andare in delle riflessioni vere e proprie, magari perché l’autore possa mettere in risalto i suoi sentimenti, non lo fa. Ovviamente ci sarà l’evoluzione classica da “contadinotto ignorante” a “guerriero – terminator figo che più figo non si può”, ma in questo libro passerà solo dal primo stadio a quello di “Ehi, ma se tengo la spada così che succede?”
Chi vuol intendere intenda.
Saphira è, ovviamente, la dragonessa che nasce dall’uovo che Eragon trova. Sappiamo che i traghi sono creature nobili, intelligenti e fiere… E proprio qui ci chiediamo che diavolo sia andato storto, perché se da una parte Saphira ha dei modi di fare dovuti alla giovanissima età, dall’altra ha sprazzi di saggezza e cautela che saltano fuori quasi dal nulla. In più, è gelosa. Overly Attached Saphira?
Brom, parlando limitatamente di questo libro, ha la sola utilità di essere “il vecchio” del libro, quello che guida Eragon e gli fa da maestro. Per breve tempo, perché poi muore. Mwahahahah.
Arya. L’elfa che vediamo all’inizio del romanzo. Tralasciando il nome copiato, che ci può stare come non ci può stare, è il personaggio che ho odiato di più: in primo luogo perché è la solita elfa buttata lì per rimarcare la differenza e la superiorità della razza; secondariamente, la nostra Arya risulta essere tenebrosa e depressa a causa della morte dei suoi due compagni, in particolare di Faolin, di cui era innamorata. Fin qui, tutto bene, perché anche se in linea di massima detesto i personaggi discostanti, quando hanno una motivazione per esserlo li accetto; però c’è una cosa che non quadra. Arya viene portata a Gil’ead e viene torturata a più riprese da Durza. Viene detto varie volte che è stata portata quasi al punto di perdere il senno.
E ALLORA PERCHE’ QUANDO VIENE LIBERATA E’ FRESCA COME UNA ROSA?
Voglio dire, io non ne so molto, di torture e robe simili, ma non credo che qualcuno possa riuscire a sopportare mesi di sevizie senza avere nemmeno un piccolo problema al cervello!
Angela. Paolini, vaffanculo.

La trama.
La nostra storia inizia dall’inizio. Be’, oddio, non proprio l’inizio – inizio, è più una falsa partenza; vediamo nel prologo uno Spettro, creatura nata da qualcuno che ha evocato spiriti troppo potenti che lo hanno posseduto, intento a preparare un agguato per rubare una certa gemma ad un gruppo di elfi. I suoi Urgali (ovviamente i cattivi hanno dalla loro la razza brutta, tzé!) uccidono facilmente due dei tre elfi ma, proprio mentre stanno per acchiappare la terza, quella lancia una magia e teletrasporta la pietra via dal posto, destinazione ignota. Lo spettro si incazza, cattura l’elfa e ammazza gli Urgali sopravvissuti alla battaglia contro quella, così, perché è EVIIIIIL.
Da tutt’altra parte, sulla Grande Dorsale, il nostro umano campagnolo, Eragon, è intento a dare la caccia a una cerva ferita. Al momento in cui sta per impallinarla, abbiamo un’inquietante presagio del destino ultimo di Eragon con le donne: appare l’uovo di drago dal nulla e la cerva fugge. Di qui a quattro libri, si ripeterà praticamente la stessa cosa, solo che la cerva avrà la corona e le uova saranno di più. Ehehm.

Cooooomunque, il nostro Eragon, nella sua realistica versione di contadino ignorante che non sa nulla di magia, nel vedere la pietra fa quello che ogni persona farebbe con un sasso azzurro apparso dal nulla, in mezzo ad una radura, in una luce verde, nel bel mezzo di montagne pericolosissime e ignote: la prende. Ovviamente Paolioni camuffa l’idiozia di tale scelta operando il primo di una lunghissima serie di stupri mentali del personaggio, che possiamo ammirare in una splendida e realistica scena:
Eragon attese diversi minuti che il pericolo si mostrasse, ma l’unica cosa che si muoveva era la nebbia. Con estrema cautela, allentò la presa sull’arco e avanzò. […] La toccò (la pietra, eh, nda) con la punta di una freccia, poi fece un balzo indietro. Non successe nulla. Poi si fece coraggio e la raccolse.”

Non commento.

Partono subito le domande esistenziali sul “Da dove viene? Ha uno scopo?”, che sono comunque molto più plausibili della scena che vi ho descritto sopra, e si conclude con “È caduta per caso, o ero destinato a trovarla?”
No, Paolini, non ci stiamo accorgendo degli espedienti. Assolutamente.

Comunque, alla fine al nostro eroe arriva il pensiero che, forse, avrebbe potuto venderla per comprarsi da mangiare. Bravo Eragon!
Il fortunello torna dunque al suo villaggio, Carvahall, dove tenta di vendere la pietra al macellaio, Sloan, ma ottiene un brusco rifiuto perché la pietra è stata trovata sulla Grande Dorsale. Poco male: Horst, il fabbro, passa di lì e compra la carne, facendo ripromettere ad Eragon di aiutarlo a lavorare alla sua casa in primavera. Non siamo nemmeno a venticinque pagine e già abbiamo una chiara idea di quanto sia pezzente Eragon come protagonista.

Torna a casa, blablabla, arriva, lo zio Garrow si incazza per via dell’elemosina, blablabla, Roran è un idiota, blablabla… E decidono di far vedere la pietra ad un esperto, quando i mercanti erranti arriveranno a Carvahall, ma, quando vanno alla fiera indetta all’arrivo di questi ultimi, Merlock non riesce a dare loro un responso; apprendono anche di un certo fermento degli Urgali e di una loro migrazione verso Sud-Est, e anche delle voci riguardanti uno Spettro. Blablabla, Eragon gira per la fiera, blablabla, apprende altre storielle,blablabla, Brom fa la sua comparsa nel ruolo di cantastorie, blablabla.

Insomma, la prima parte del libro ha una funzione puramente informativa e introduttiva, infatti non faremo altro che passare da lunghi racconti a descrizioni di ambienti, luoghi o personaggi noiosi. Anche quando l’uovo si schiude e Saphira inizia a crescere, la solfa non cambia. Ah, sì.

“In quel momento si rese conto di non sapere se il drago era maschio o femmina. Lo prese in braccio e lo voltò, […] ma non
riuscì a trovare alcun segno distintivo. A quanto pare non rivela i suoi segreti senza combattere

Ehi, non sono io che lo voglio!

Ehi, non sono io che lo voglio!

Coooooomunque… Arrivano i Ra’zac, presentati come inumani agenti del re Galbatorix, e alla fine distruggono la casa di Eragon e feriscono mortalmente Garrow; quando questo muore, Eragon parte alla ricerca di vendettaaaaaaaaah (citazione necessaria), accompagnato da Brom.
Ora, non prendetemi per pigrone, ma… Tutte le scene del viaggio di Eragon e Brom possono essere riassunte in una parola.
FILLEEEEEEEEEER!
Spezzoni incollati per allungare la solfa! Le cose più utili che fanno è iniziare una sorta di addestramento!
Arrivano infine a Teirm, dove, per mia grandissima sfortuna, fanno la conoscenza di Angela e Solembum. Oh, sì, e di Jeod, grazie al quale scopriamo che lui e Brom fanno parte dei Varden e che devono recarsi alla città nanica di Tronjheim. Ma non è importante.
Notando prima di tutto come la presentazione di Angela e la profezia durino più di prologo e incipit messi assieme, dopo la profezia, che se non altro si discosta un po’ da Star Wars, abbiamo una seconda dimostrazione dell’intelligenza di Eragon: dice il suo vero nome e quello di Brom ad Angela, anche se si erano accordati di usare pseudonimi falsi.
Ah, sì, e si ubriacano tutti e due, dopo essersi rimessi in viaggio.
E ora arriviamo al mio punto preferito del romanzo! I due arrivano a Dras-Leona, vicina all’Helgrind, la base dei Ra’zac. Purtroppo, a quanto pare anche Galbatorix farà una visita in città. Dopo un inseguimento (in cui ovviamente la preda è Eragon), i due fuggono, e dopo un agguato Brom viene ferito mortalmente. Appare Murtagh, a salvare il culo a tutti, si rifugiano in una caverna ma, subito dopo il risveglio di Eragon, Brom muore.

Ah, scopriamo che Brom era stato un Cavaliere e il suo drago si chiamava Saphira. Chi l’avrebbe mai detto.

Il romanzo prosegue, dunque, con la fuga di Eragon, Saphira e Murtagh. Attraverso vari sogni premonitori, riattraversano TUTTO l’Impero per andare a Gil’ead, Eragon viene catturato, c’è un salvataggio, liberano Arya e fuggono verso Tronjheim in gran carriera, perché l’elfa è avvelenata ed è in punto di morte. Arrivano dai Varden, Murtagh viene catturato per essere figlio di uno dei Rinnegati, colloquio con il capo, umiliazione con Arya guarita, battaglia finale.

CHE BEL LIBRO!

Considerazioni finali.
Paolini, ti auguro di passare presto dalle parti di Sidewinder, Colorado. ❤
(Se non l’avete capita, meglio così)

Yuvie – The Alchemist

Identify yourself, book!

Il Sogno di Talitha – Licia Troisi

Terzo devastante (per varie zone del mio corpo) episodio della serie: “Libri regalati all’Alchimista che l’Alchimista ha detestato con tutto il suo cuore”!
Nel caso non ve lo ricordiate, i primi due episodi sono rappresentati da Il Sigillo dei Templari dell’amorevole Hohlbein e dal pornazzo  maledetto Tomyris.
Penso che se mai sarà inventato un detector per i libri spazzatura, mi dovrete attribuire tutti i meriti.
Allora, ci tengo a chiarire subito una cosa: non sono uno di quelli che sputano senza motivo addosso alla Troisi e alle sue opere. Sono legato ad alcuni suoi libri perché mi hanno fatto conoscere delle persone importantissime, per me, ma in linea di massima non posso dire di apprezzarla. Stile ripetitivo, Mary Sue a perdere, psicologia poco approfondita, idioti a destra e a sinistra… Ho apprezzato vagamente le Cronache e le Guerre del Mondo Emerso, la seconda saga più della prima; le Leggende le considero semplicemente noiose, mentre de La Ragazza Drago vi dico solo che ho letto il primo e non lo recensirò mai perché leggermelo ancora mi ucciderebbe.
Per quanto riguarda i Regni di Nashira… Be’, mi limiterò a utilizzare il nuovo motto personale che userò spesso nelle prossime recensioni.

EX-TER-MI-NA-TE!

Adesso, come sempre, iniziamo dalla copertina! Eccola qui!
Tipico stile delle copertine Troisiane: primo piano della protagonista offertoci da Paolo Barbieri (ne ho anche per lui, un momento); il marchio “Best Sellers Oscar Mondadori” che, per intenderci, è molesto quanto il sale nel caffè; nome autrice, nome saga, marchio; parte più importante, il nome del libro.
“1. Il Sogno di Talitha. Un nuovo mondo.” Falso. “Una nuova guerriera.” Falso. “Un nuovo inizio”. FALSO!
FALSO FALSO FALSO FALSO FALSO!
Nemmeno Mike Buongiorno nel corso di tutta la sua carriera di conduttore di quiz avrebbe da dire “Falso” così tante volte!
Vi dirò, il mondo è strutturato in modo lievemente diverso rispetto agli altri libri, e meno male, però ho trovato diverse pecche pure su questo punto.
Tornando a Paolo Barbieri… Io non sono una cima in fatto di disegno, quindi mi viene abbastanza facile riconoscere la sua bravura… Non lo odio né lo amo, ma… Perché alla Mondadori devo vedere “L’Inferno di Dante illustrato da Paolo Barbieri” su un volume largo quanto Piazza San Pietro, incompleto e che costa 18 euro solo perché ci sono le sue tavole?!
Vaaaaabbe’.

Il mio principale problema con la Troisi è il fatto che nella lettura sono assediato da una sensazione praticamente costante di déjà-vu.
“Ma quella tizia lì non l’avevo già vista?”
“Ma questa situazione mi sembra di averla già vista…”
“Ma quel tipo lì mi ricorda qualcuno…”
E via dicendo. Voglio dire, si ripete anche nelle introduzioni! L’inizio di quasi tutti i libri della Troisi sono composti da: prologo – pezzo di diario/documento/qualcosa scritto dal cronista di turno – inizio effettivo del libro!
E poi, perché diavolo i prologhi e le parti importanti le trovo sempre scritte RIGOROSAMENTE E INFALLIBILMENTE in corsivo? Chi è che decide di stamparle in questo modo?
«Yuvie, ma così dà più l’idea di vecchio documento importante!»
TACETE!
MALEDETTI LETTORI DALL’ANIMO BUONO!
Il fare affidamento a meri espedienti grafici è il peggior crimine che può essere perpetrato da un autore per sottolineare un’idea! Bisogna scrivere!
«Ma tu stai utilizzando noi come espediente adesso, solo per basare le tue critiche stupide su una supposizione tua…»
… Zitti!

Ehm.

Passiamo alla cartina che è meglio. (Che è pure a fine libro e non all’inizio, orrore)
Chi conoscerà un minimo la storia del libro saprà già che Talaria si trova su un pianeta, Nashira, illuminato da due soli (la gigante rossa Miraval e la nana bianca Cretus), in cui l’ossigeno scarseggia e le uniche zone vivibili corrispondono a quelle su cui crescono i Talareth, facendo praticamente in modo che le città siano comparabili a delle teche impossibili da lasciare se non con l’ausilio di strade chiuse le cui pareti sono fatte da rami intrecciati di Talareth. E tutto questo ovviamente non ci ricorda assolutamente nulla, no. [Click]
Ora, mi viene da fare giusto qualche domanda.
– Se la vita non è possibile al di fuori dell’ombra dei Talareth, e gli stessi alberi possono diventare giganteschi tramite certi metodi di coltivazione, come cappero si è sviluppata la vita?
– Se la gente non può uscire dall’ombra dei Talareth senza soffocare, come hanno costruito le strade?
– Se la gente che esce dall’ombra muore, chi cazzo si è preso la briga di esplorarsi tutto sto regno immenso?
– Se all’esterno delle città e delle strade è tutto morto, in base a cosa hanno segnato i confini di Talaria e dei vari regni?!

Passiamo ai personaggi.
Talitha è in realtà Nihal, con la tinta rossa e le lenti a contatto verdi, abbronzatissima perché dopo aver fatto un figlio con uno come Sennar ha messo in scena la sua morte (con la complicità degli elfi) e ha passato decenni in vacanza mentre il marito/compagno/non mi ricordo invecchiava, diveniva un depresso, mandava a puttane il rapporto con il figlioletto e tornava nel Mondo Emerso per andare a morire; quando però Kryss è salito al potere e le ha chiesto il pagamento di anni di soggiorno a sbafo, lei si è incazzata, ha fatto una strage che ha coinvolto diverse guardie e un agente immobiliare e ha dato fuoco alla capanna per cui non pagava l’affitto da mesi.
Per non lasciare traccia redimersi, si è fatta la tinta ed è partita verso nuove e fantastiche avventure attraverso un portale dimensionale. Non esistono i portali dimensionali nel Mondo Emerso, dite? Uno che appare provvisto completamente a random di una mano meccanica può esistere, però! Quindi esistono pure i portali dimensionali!
Comunque, arrivò a Nashira, scoprendo che il portale dimensionale sbucava all’interno di un fondamentale organo maschile e che lei era tornata ad essere uno spermatozoo. Seminando morte e distruzione tra i suoi simili per poter nascere, rese sterile il futuro padre, il Conte Megassa, e questo giustifica perché diavolo ‘sto cretino dopo la perdita di una figlia decida di mandare l’altra in convento, rimanendo senza eredi e rendendo la sua aspirazione al trono del tutto inutile.
Saiph è un Femtita, che non è una razza a parte rispetto ai Talariti, ma un gruppo di punk albini che ama tingersi i capelli, messi in schiavitù dalle altre persone perché troppo pericolosi. È un clone di Sennar per atteggiamenti e modi di fare, probabilmente mandato da Kryss a inseguire la tipa giusto per ripicca, ma questo Nihal – Talitha non sembra averlo notato, o forse fa finta di non averlo fatto, perché la condizione di schiavitù di Saiph la mette in posizioni interessanti (se vi ricordate di un certo episodio delle Cronache del Mondo Emerso in una caverna, saprete benissimo cosa intendo). Inoltre la sua razza è pure immune al dolore, il che avvalla la mia teoria.
Altri personaggi di poco conto sono: il Conte Megassa, il padre di Talitha, un padre padrone reso tale dall’andropausa precoce causata dalla figlia al momento del concepimento; sua moglie, talmente inutile che manco me ne ricordo il nome, ma che sicuramente assumerà qualche ruolo nei romanzi successivi, probabilmente ribellandosi al marito o rivelando una profondità d’animo miracolosa che quasi sicuramente sarà causata da marijuana che le verrà fatta fumare in segreto e fuori dalla narrazione; Lebitha, la sorellona saggia e tranquilla che viene fatta monaca e che muore misteriosamente, in una sequenza toccante e splendida.
“Il giorno dopo Lebitha morì.”
Ommioddio…
Che mancanza…
Mi vengono le lacrime agli occhi… È venuto a mancare un elemento importantissimo del libro… Oh, accidenti… Come faremo senza… LE VIRGOLE! MALEDIZIONE, LE VIRGOLE!

Pubblichi un numero scandaloso di libri, tutti marchiati “Best Sellers Oscar Mondadori” e ancora mancano le virgole?!
Exterminate!
EXTERMINATE!
EX-TER-MI-NA-TE!

D’accordo, sono calmo.
Ci sarebbe una marea di altri stereotipi personaggi, ma sono talmente di poco conto che non vale la pena citarli. Giusto per darvi l’idea: madre superiora bacchettona, cacciatore di taglie, bambino che deve sopravvivere in tutte le maniere per colpa della povertà… Eccetera, eccetera, eccetera.
No, be’, parte gli scherzi, con le descrizioni di Talitha e Saiph volevo solo darvi un’idea della sciattezza con cui sono stati creati.

Non darò molta importanza alla trama, non per evitarvi spoiler, ma perché semplicemente non c’è niente di speciale, se non qualche particolare che mi ha lasciato trasecolato.
Saltando l’odiosissimo prologo, il romanzo si apre in un campo di addestramento in cui vediamo Talitha allenarsi con il suo maestro per diventare un’allenatrice di pokémon un Guardiano, ossia una qualche sorta di carica militare completamente inutile. È una testa calda, ma è la figlia del Conte quindi è inutile dire come mai riesca a seguire gli studi. L’autrice tenta di farci credere che la tipa sia una guerriera capace e dal cuore gentile, tanto da avere un vero rapporto di amicizia con il suo schiavetto, Saiph, abbracciando la filosofia punk dei Femtiti e dando un sonoro “Fuck the system!!!” alla società di Talaria. È interessantissimo notare come, più di una volta, la tizia si dimostri addirittura invidiosa del suo schiavo. Be’, certo, la figlia di uno ricco quanto Bill Gates, minaccioso quanto Scarface e potente quanto l’Imperatore Palpatine in lizza per il trono, che vive in un palazzone, servita e riverita da orde di schiavi… Ed è invidiosa. Non so perché, ma sono sicuro che, se vivesse nel nostro mondo, troveremmo sulle pagine di Facebook volte a sputtanare bimbeminkia di vario genere avrebbero un motivo in più per esistere.
La nostra alternativa Talitha, comunque, arriva al palazzo del padre, accompagnata da Saiph, e qui assistiamo all’esecuzione pubblica di un Femtita che aveva rubato, ucciso con un bastone sormontato da un frammento di Pietra dell’Aria, il cristallo che trattiene l’aria respirabile nelle città e che può causare dolore nei Femtiti. La cosa causa un certo sgomento nei protagonisti, e fa domandare al lettore il perché di un trattamento così barbaro su degli utilissimi e innocui schivi. Ma vabbe’. La famiglia deve recarsi nel Regno della Primavera per assistere ad un matrimonio. Dopo un viaggio in carrozza, prima del suddetto matrimonio, incontriamo Lebitha, la sorella maggiore di Talitha, una monaca che sta per diventare Piccola Madre ma che si sente male durante il banchetto e muore poco dopo.
Subito dopo Megassa ha un colloquio con Talitha in cui le intima di andare a sostituire la sorella al monastero, in cima al Talareth. Idiozia grossa quanto una casa, ma questo l’abbiamo già visto. Passiamo quindi al soggiorno di Talitha in tal monastero, che mi ha tanto ricordato la permanenza di Dubhe alla Setta degli Assassini, ma magari mi sbaglierò io; Talitha riceve una specie di addestramento magico (zottata in una classe di bambine di nove anni, mwahahahah) e gioca alla Mistery Inc. con Saiph, nel tentativo di scoprire cosa abbia fatto morire Lebitha. Non credo che vi sia bisogno di dire chi dei due assomiglia a Scooby – Doo. Qui vediamo come per la prima volta dopo una vita passata insieme Saiph inizi a rendersi conto che MAGARI Talitha un po’ gli piace. Ma MAGARI, eh.

Al monastero iniziamo a trovare qualche (stupida) risposta a qualche (intelligente) domanda. Secondo un mito, Miraval e Cretus rappresentano due divinità, la buona e la cattiva, che dopo una battaglia (ovviamente risoltasi con la vittoria della buona Miraval) sono rimaste legate, e Cretus è destinata a venire inglobata da Miraval alla fine dei tempi. Ora, Cretus si sta allargando, portando scompiglio a Nashira. Non si sa come, non si sa perché, ma questa scoperta, fatta da monache eretiche, è sempre stata insabbiata dalle altre. Perché, ovviamente, se decine e decine di tipe vengono da te e denunciano la stessa identica cosa, tu guardi dall’altra parte.
Ma *Censura*!
Alla fine Saiph e Talitha fuggono, dando anche alle fiamme il monastero. L’insegnante di magia di Talitha, Pelei, muore. Wiii!
Ovviamente, però, i Talareth sono resistenti al fuoco quando il loro legno fa ancora parte della pianta! Quindi a bruciare è solo il legno tagliato e lavorato di cui è composto il monastero!
Questa è la giustificazione narrativa più idiota che abbia mai letto. Giuro.
Comunque, i due partono alla ricerca dell’eretico, ossia un individuo che dovrebbe prevenire dalle terre oltre Talaria, la cui esistenza è incredibile, dato che lì non ci dovrebbe essere aria.
A Messe, rischiano di venire catturati da due guardie di Megassa, ma queste vengono uccise da una sommossa di Femtiti. Carino, no? Una razza di gente che viene trattata come cani ed è immune al dolore fisico sta zitta e buona per anni in schiavitù ma alcuni di essi iniziano a ribellarsi proprio quando fa comodo alla protagonista!
Talitha, sinceramente, spero che tu muoia!
Che poi, poco prima abbiamo la notizia di un carro di viveri assaltato dai Femtiti affamati “che non avevano dimenticato le arti della guerra perché un tempo erano combattenti”! E sono pure in maggioranza numerica rispetto ai Talariti!


I due si nascondono nella casa di un cartografo, poi ripartono, e dopo altri pericoli e un balzo narrativo, ci ritroviamo nel Regno dell’Autunno, con ‘sti due ancora in fuga che vengono scovati e catturati da un cacciatore di taglie e da Grif, un bambino orfano e affamato che segue il tipo per sopravvivere. Scappano, derubano un povero Cristo di passaggio e arrivano finalmente alla fortezza dove è trattenuto l’eretico. Qui scoprono un’altra sommossa di Femtiti (alla buon’ora) e apprendono che l’eretico è fuggito verso i Monti del Ghiaccio. Si rimettono in viaggio, camuffandosi per non farsi beccare, ma vengono, ovviamente, catturati dagli schiavisti, scambiati per Femtiti ribelli e mandati a lavorare nel villaggio di minatori.
Ma se per un furto qui ammazzano uno schiavo, perché non fanno fuori sull’istante due Femtiti ribelli, pericolosi e probabilmente assassini?! Perché sì, mi pare ovvio!

Qui Saiph incontra i nonni.

Vi giuro che a questo punto sono andato indietro a ricontrollare. WTF?! Che cazzo c’entra? Come cosa perché? La Troisi ha scritto il pezzo guardando C’è Posta Per Te o roba del genere?

Vengono riconosciuti, scoppia una rivolta, Saiph viene ferito e dopo un’immensa difficoltà Talitha lo cura, grazie alla Pietra dell’Aria. Ovviamente. Poi, dovrebbero trovare l’eretico, ma sono talmente incapaci che è l’eretico a trovare loro, e qui il libro finisce.
Potete immaginarvi la mia reazione.

Concludendo: sette camomille, tre compresse di Valium, sei siringhe di morfina e due camicie di forza strappate.
Non leggete questo libro.
Non perché potreste finire come me. Io so chi di voi lo leggerà. E potrei venire a trovarvi. Sappiatelo.
EXTERMINATE! EXTERMINATE! EXTERMINATE!

Yuvie – The Alchemist – Versione Dalek pacioccoso


Ehi! Ehi! Tu, nella cabina blu! Cosa… No, no, fermo! Via, stavo scherzando, con la cosa dei Dalek, non vedi? Sono un normalissimo recensore… Che cos’è quella bacchetta che hai in mano? Perché la stai puntando sul mio computer?!

I Grandi Comandamenti dello Scrittore Fantasyoso

Nella nostra vita avete incontrato almeno una volta un caprino dalle forme umanoidi e la mentalità strana e limitata. Se quel caprino non aveva la pelle rossa e non corrispondeva al nome di Lucifero, allora temo che abbiate incontrato un tipico esemplare di ‘Gnorante.
Lo ‘Gnorante è, fondamentalmente, un parassita. Come i ratti. È difficile da eliminare e si diffonde velocemente. Solo che, invece dei tipi della disinfestazione, dovete chiamare quelli della biblioteca.
I comportamenti dello ‘Gnorante sono semplici: sguazza allegramente nella sua scarsa cultura e reputa inutile qualunque cosa richieda uno sforzo mentale. Come tutti gli animali, ha un verso: dice boiate.
“Ma non ti annoi a leggere così tanto?”
“Ma perché leggi sempre?”
“Non potresti uscire invece di rimanere chiuso in casa a leggere?”
Noi della Alchemist diciamo “NO!” agli ‘Gnoranti!
“NO!” a tutti quelli che pensano che un libro sia solo pagine e inchiostro!
“NO!”a chi pensa che scrivere sia un lavoro semplice!
“NO!” a chi pensa che i libri fantasy siano tutti uguali e infantili!

Aspetta…


Ok… Magari mi sbaglio. Magari il fantasy non è diventato un genere omogeneo. Bisogna indirizzare gli scrittori a fare di più e ai lettori a scegliere meglio, forse.
La Alchemist è lieta di presentarvi una semplice e corta lista di precetti fondamentali!
I Grandi Comandamenti dello scrittore Fantasyoso!
1) Sii epico;
2) Sii filosofico;
3) Sii educativo;
4) Sii epico, filosofico ed educativo assieme;
5) Non essere mai solo filosofico ed educativo;
6) Storpia ogni azione finché non diventa epica, filosofica ed educativa;
7) Gli elfi sono epici, filosofici ed educativi;
8) Gli umani no;
9) C’è sempre il ladro;
10) I colpi di scena vanno sempre alla fine;
11) C’è sempre il saggio;
12) Il saggio è libero di fare cazziatoni da suocera ma non di fermare gli altri personaggi prima di fare boiate;
13) Il protagonista ha sempre ragione;
14) Ad inizio opera il protagonista è sempre incompetente;
15) A fine opera sa fare tutto;
16) Non è protagonista se non ha gli occhi fyghi;
17) Non è protagonista se nel nome non ha una y messa a caso;
18) Metti sempre la protagonista gnocca in copertina;
19) Crea sempre una protagonista gnocca;
20) MAI far avere i capelli blu alla protagonista gnocca;
21) Se sei ad una convention e ti trovi in dubbio, urla “Tolkien è Dio!!”;
22) Se non funziona, ignora l’interlocutore;
23) Mai e in nessuna circostanza dire “Hai letto l’ultimo della Rowling?”;
24) Mai fare riferimento a Elisa Rosso;
25) O a Licia Troisi;
26) O a Stephanie Meyer;
27) Piano malvagio. Mwahahahah!
28) Ahahahahahahahahah! (Questa è dell’autore);
29) Acquista ogni lavoro di Tolkien e di Brooks. Leggerlo non serve;
30) Il cattivo ride sempre senza motivo;
31) Il cattivo non ha bisogno di uccidere il protagonista;
32) Il cattivo chiacchiera sempre col protagonista. Dopotutto, che ha da perdere?
33) Tutto.
34) Lo scagnozzo fidato del cattivo è sempre più difficile da sconfiggere del cattivo stesso;
35) C’è sempre uno scagnozzo fidato;
36) Non esistono elfi coi capelli rossi;
37) Non esistono elfi coi capelli corti;
38) Gli elfi sono vegetariani ma non vegani;
39) Gli esseri umani sono buzzurri;
40) I nani anche, ma tanto non li calcola nessuno;
41) Gli elfi oscuri attirano fan girl;
42) In mancanza di essi, un bel tenebroso basta e avanza;
43) Un bel tenebroso buono e uno cattivo sono un buon modo per lucrare sulle fanfiction yaoi;
44) Diplomazia?
45) Spada magica del potereeeeeeeeeeeeeee!
46) Un amuleto recuperato è un cattivo neutralizzato!
47) Maledizioni. Gli anatemi sono solo per gli alternativi;
48) Se non hai spade o amuleti magici,  basta una pietra. Magica, ovvio;
49) La pietra è sempre viola;
50) Il protagonista è figo;
51) Anche se è stanco, sporco o ferito per una battaglia;
52) Il protagonista figo e la protagonista gnocca si mettono assieme;
53) Mai descrivere scene di sesso;
54) Se pubblichi in Italia, descrivi sempre scene di sesso;
55) L’ammmmmore è sempre vero;
56) I colpi di fulmine non esistono. Prima si odiano, poi si amano.
57) Se mai dovessi scoprire che il tuo libro è diventato un Best Seller Mondadori, raddoppia il prezzo;
58) Mai creare un cattivo nero;
59) Gli asiatici non esistono;
60) L’elfico è raffinato.
61) I servi del cattivo sono sempre brutti, sporchi, bassi e, per buona misura, deformi.
62) Gli elfi cattivi non esistono;
63) Gli orchi buoni nemmeno;
64) PAWAAAAAAAAAAH!
65) VENDETTAAAAAAAAAAA!
66) Il protagonista fa idiozie ma non muore mai;
67) Forse alla fine;
70) E sembrerà un sacrificio eroico;
71) Lascia sempre un figlio;
72) I figli sono come il padre;
73) Gli atei sono pochissimi, tanto nei mondi di fantasia gli dèi esistono;
74) Anche se tutti vengono perseguitati da guerre e tiranni senza che giunga aiuto;
75) Casualmente una divinità avrà un colloquio con uno dei protagonisti;
76) Vedi numero 10.
77) Non te lo aspettavi, vero?
Yuvie – The Alchemist