Sfatiamo dei miti

Anno nuovo, vita nuova.
Il Dottore si rigenera, Sherlock torna fra i viventi, viene annunciata un’opera teatrale su Harry Potter e anche io e l’Alchimista abbiamo deciso di approfittare di quest’ondata di nuova vita per uscire dal nostro stato di Zombie al quale la professione di studenti ci relega e riportare in funzione questo blog.
In realtà più io che l’Alchimista, lui mi sta semplicemente schiavizzando. U.U
Vi eravamo mancati, vero?
*Una palla di fieno rotola in lontananza*
Ora, io giuro che avevo salvati nelle bozze tre articoli diversi che aspettavano solo di essere ripresi in mano e terminati, MA, dato che ho anche registrati in agenda quattro esami da preparare (sì, mi butto subito sulle scuse), ho iniziato da quello che era, tutto sommato, più semplice e schematico per essere sicura di portarlo a termine davvero. Cosa importa a voi? Nulla, se non che, dopo mesi di silenzio, Ginger ritorna attiva con una delle sue solite liste idiote. :3

Dunque, la lista che segue verte essenzialmente su quelle sicurezze principalmente letterarie, ma in realtà di ogni genere, che tutti pensano di avere ma che in realtà sono sbagliate o incomplete e, pertanto, è passibile di SPOIL
No.
Spiacente, ma mi rifiuto di dichiarare come spoiler qualcosa che è patrimonio comune da secoli, anche se tutti lo conoscono sbagliato.
Leggete a vostro rischio e pericolo, comunque.

Parte I – Il Gobbo di Notre Dame VS Notre Dame De Paris – il musical VS Notre Dame de Paris – il romanzo.
1) Esmeralda era figlia di una prostituta.
2) Alla fine muore. Impiccata.
3) Febo era un donnaiolo ed è andato con lei solo per portarsela a letto.
4) E lo ha fatto quando stava per sposarsi…
4)…con una quattordicenne (o giù di lì).
5) Gringoire, il poeta, quando ha l’occasione di scegliere chi salvare fra la capra ed Esmeralda, salva la capra.
6) Frollo era un Arcidiacono e non un giudice…
7) …prende con sè Quasimodo perchè gli ricorda suo fratello minore e lo salva così da una folla che voleva annegarlo, non viene obbligato da un superiore…
8) …e nemmeno lo segrega nel campanile.
9) Oh, ed era anche alchimista e uomo di scienza, nonostante fosse prete.

Parte II – Dracula di Coppola VS Dracula di Bram Stoker
1) Dracula non bruciava al sole.
2) Non diventa vampiro in seguito al suicidio della moglie…
3) …e, mi venisse un accidente, non era nemmeno innamorato di Mina.
4) …perchè la sua ex-moglie non si è reincarnata in lei.
5) Anzi, non viene nemmeno nominata.
6) Van Helsing è un vecchio professore universitario (e filosofo) olandese… e sottolineo VECCHIO e sottolineo PROFESSORE.
7) Le tre vampire che vivono nel castello di Dracula non sono le sue spose.

Parte III – Disney VS fiabe classiche & Le Mille e Una Notte
1) La Sirenetta per diventare umana rinuncia alla lingua e ogni volta che i suoi piedi toccano terra si sente come se fossero trapassati da mille coltelli.
2) Il principe non si innamora di lei, ma di un’altra donna e assume la Sirenetta come damigella al matrimonio.
3) Pinocchio si trasforma del tutto in asino e viene venduto ad un circo.
4) Mangiafuoco era buono.
5) In compenso Pinocchio uccide il Grillo Parlante perché gli aveva rotto le palle.
6) Lucignolo muore.
7) È Tarzan ad uccidere Kerchack.
8) E Jane, inizialmente, sposa un altro uomo.
9) Aladino viveva nel Regno della Cina ed era fannullone e nullafacente.
10) Il cattivo non era Jafar ma un certo Mago Africano.
11) Così come la principessa non era Jasmine.
12) Il genio non dà ad Aladino il limite di tre desideri.
13) Ma comunque alla fine lui non lo libera.
14) Ah, e ci sono due geni, quello della lampada e quello dell’anello.

Parte IV – varie ed eventuali
1) Tonio Cartonio NON è morto di overdose, né tantomeno era drogato. Ora però mi spiegate come è possibile che ci sia ancora gente che ci crede.
2) È “No, io sono tuo padre”, e non “Luke, io sono tuo padre”.
3) Ed è anche “Io ne ho viste di cose che voi umani non potreste immaginarvi” e non “Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare”.

Okay, come articolo di ritorno era molto stringato e schematico, ma dateci il tempo di riprenderci la mano, no?
Ah, potevamo anche evitare, dite?

Mina – The Ginger

 

Il Papato colpisce ancora.

Recensione di Angeli e Demoni, di Dan Brown – PARTE II

Buongiorno.
Dopo aver praticamente costretto l’Alchimista a rimettersi – finalmente –  a lavorare sfruttando biecamente la scusa che dovevo preparare un esame e non avevo tempo…
*schiva una fialetta di acido*
… la vostra Ginger ritorna con la seconda parte della recensione più attesa di tutti i tempi!
*schiva anche i pomodori*
Eddai! Per farmi perdonare l’ho fatta anche bella lunga!
Cosa? Ah… andava bene lo stesso, dite?

In questa puntata: Archivi Vaticani, “quando documentarsi è un optional”, orbite ellittiche  e… “la parte interessante comincia”.

La scorsa puntata ci aveva lasciati con un prete-scienziato trovato morto al CERN con un marchio a fuoco sul petto, antimateria rubata al suddetto scienziato ricomparsa misteriosamente in Vaticano durante il Conclave e Langdon e Victoria giunti sul posto che, dopo aver rotto i coglioni a tutt mosso mari e monti, sono riusciti a farsi ricevere dal Camerlengo.
Viene così introdotto nella trama il personaggio migliore di tutto il libro.

Langdon se lo immaginava gracile, anziano, con l’espressione angelica, appesantito da ricchi paramenti e con la corona del rosario fra le mani. Invece il camerlengo indossava una semplice veste nera e aveva un fisico robusto, sportivo. Prossimo ai  quarant’anni, giovanissimo per gli standard vaticani, era sorprendentemente bello, con folti capelli castani ed enigmatici occhi verdi, che irradiavano una luce che pareva alimentata dai misteri dell’universo. Quando gli fu vicino, Langdon gli lesse nello sguardo una profonda stanchezza, come se fosse reduce dai quindici giorni più difficili della sua vita.
«Carlo Ventresca» si presentò. «Sono il camerlengo.»Parlò in inglese, con accento pressoché perfetto, in tono gentile e modesto.

Okay, ammetto che, come prima impressione, si fiuta già il pericolo del classico Personaggio-Bello-Buono-E-Gentile, ma per ora sospendiamo il giudizio in modo da raggiungere il punto in cui il romanzo si fa interessante.

Tanto per non perdere l’abitudine dalla volta scorsa, la prima cosa che fa il comandante Olivetti appena entrato è scusarsi per “l’abbigliamento della signorina”. Insomma, ci tengono proprio a farci ricordare le belle gambe di Vittoria.
Non contento, dopo che i nostri eroi hanno spiegato al Camerlengo la situazione e questo si è stupito perchè l’antimateria non è ancora stata cercata, il comandante ribatte:

Con tutto il rispetto per la signorina Vetra, la quantità di esplosivo di cui parla è minima e ritengo improbabile che abbia il potenziale distruttivo che lei paventa.

Allora, per la miseria, ammettiamo anche il fatto che io sono cresciuta a pane e fantascienza, quindi appena il mio cervello sente dire “antimateria” mi restituisce immagini di esplosioni di potenza immensa, ma comunque, se io fossi una Guardia Svizzera incaricata della sicurezza vaticana durante un cazzo di conclave e una scienziata del CERN (istituto di ricerca famoso in tutta Europa e per di più svizzero, quindi si suppone che la Guardia in questione sia a conoscenza della sua esistenza, contrariamente ad un americano a caso) venisse a dirmi che lo strano cilindro inquadrato da una telecamera che NON si trova dove dovrebbe essere è pieno di antimateria e che il dannatissimo CONTO ALLA ROVESCIA che c’è sopra indica il tempo che abbiamo prima che l’aggeggio in questione ci uccida tutti io considererei l’idea di dare l’allarme…
Comunque, mentre l’Allegra Compagnia se ne sta nello studio papale a discutere animatamente, una delle guardie con un QI superiore alla media dimostrata finora dai personaggi di tutto il libro contatta Olivetti alla trasmittente: hanno ricevuto una chiamata che segnalava la presenza di una bomba in Vaticano. Il chiamante, pienamente al corrente dei fatti, aveva nominato l’antimateria e addirittura chiesto alle Guardie se avessero già visto la bomba, così, la guardia in questione, ha avuto un’idea assolutamente inconcepibile per dei servizi di sicurezza all’alba dell’anno 2000: ha cercato in Internet!
Il breve sprazzo di buonsenso che si era appena infilato nella trama, viene brutalmente assassinato dalla notizia che colui che aveva chiamato per parlare della bomba è ancora in linea e che, nonostante da dieci minuti stiano provando a rintracciare la chiamata, ci debbano ancora riuscire.
A questo punto il Camerlengo prende in mano la situazione: si fa passare la chiamata e, con un coreograficissimo “In nome di Dio, chi si crede di essere?”, inizia il dialogo con l’assassino della prima puntata.

Nel corso della conversazione telefonica si viene a sapere che:
-Quattro cardinali sono spariti, rapiti dall’assassino, e Olivetti non l’aveva ancora detto al Camerlengo;
-I quattro cardinali in questione erano i più “papabili”;
– Nel 1668 la Chiesa marcò a fuoco quattro Illuminati ed espose i loro cadaveri per le piazze di Roma.
-L’assassino, e con lui gli Illuminati, intende fare lo stesso, uccidendo un cardinale ogni ora a partire dalle otto di sera ed esponendo il cadavere;
– Farà tutto questo all’interno di quattro chiese;
– A mezzanotte il Vaticano verrà distrutto dall’antimateria, non si discute, ha chiamato solo per informarli del piano aggratis;
– L’assassino trova che Vittoria Vetra sia una donna di carattere ed è eccitato da lei e dalla possibilità che, quella sera, potrebbero incontrarsi, “e allora…”
(No, non scherzo, questo pezzo c’è davvero. Mi viene seriamente il dubbio che Dan Brown ci tenga sul serio a rimarcare quanto sia figa la sua creazione e che non sia solo l’impressione idiota di una blogger che odia le Mary Sue)

Cambio di scena.
Siamo nella Cappella Sistina dove il Cardinale Mortati, che deve presiedere al Conclave come Grande Elettore, si sta giustamente chiedendo che cazzo di fine abbiano fatto i quattro cardinali che era più probabile che venissero eletti.

Non poteva crederci: era convinto che non sarebbero mancati al conclave per nessuna ragione al mondo.
Accadeva una sola volta nella vita – e neppure a tutti – di avere la possibilità di salire al soglio pontificio, e, secondo la legge vaticana, per poter essere eletti bisognava partecipare alla votazione.

Emh… ma anche no?
Ora, io ammetto di aver avuto “fortuna”, perchè avendo letto il libro poco dopo l’elezione dell’attuale Papa avevo ancora ricordi freschi del Conclave e, leggendo questa frase, mi è scattato un dubbio che, altrimenti, non sarebbe sorto. Comunque, come una breve ricerca in internet mi ha rivelato: “Qualsiasi maschio battezzato celibe, secondo il diritto canonico, cioè che non ha contratto un matrimonio cattolico, può essere eletto papa (sebbene l’elezione di un non vescovo sia avvenuta raramente) e se non ha ancora ricevuto gli ordini sacri gli vengono subito conferiti e viene consacrato vescovo.
Quanto ci ho messo? Un paio di minuti.
Cortesemente, quindi, Dan Brown, la prossima volta invece di ripeterci per la miliardesima volta che belle gambe ha Vittoria Vetra, potresti impiegare quei due minuti per fare qualcosa di utile come digitare su Google “elezione del papa”?!
Sono pignola, dite?
Bene, proseguiamo

Fra un pontificato e l’altro, il camerlengo era la massima autorità, ma Carlo Ventresca era solo un prete

Non per niente “Camerlengo” è il modo veloce per riferirsi al Cardinale Camerlengo di Santa Romana Chiesa, che, ovviamente, è solo un prete. Giustissimo.
Posso concedermi un “porca puttana”?
Porca puttana! Dan Brown, ma se vuoi scrivere un accidenti di Thriller ambientato in Vaticano durante un conclave, mi fai il fottutissimo favore di INFORMARTI prima, maledizione?!
Anche qui, quanto ci ho messo? Due accidenti di minuti!
Ci ha messo più Dan Brown a scrivere il testo sbagliato che io a scoprire la versione corretta, gli costava tanto controllare prima di sparare minchiate?
Ah, per la cronaca, sono anche abbastanza sicura che il ruolo di Grande Elettore non esista.
Comunque, i cardinali del Concilio si sono accorti della mancanza dei quattro rapiti, ma, ignari della situazione in quanto privi di contatto con l’esterno, decidono per ora di aspettare e avere fede.
La scena si conclude con una descrizione del Giudizio Universale di Michelangelo.

L’opera, alta quindici metri, raffigurava Gesù Cristo nell’atto di dividere i virtuosi dai peccatori. Fra i corpi straziati che ardevano tra le fiamme dell’inferno c’era persino uno dei rivali di Michelangelo, rappresentato con orecchie d’asino.
Guy de Maupassant aveva scritto in un racconto che quell’affresco sembrava la decorazione di un baraccone da fiera dipinta da un carbonaio ignorante.
Il cardinale Mortati era abbastanza d’accordo.

Dan Brown…?
Vaffanculo!

Dopo questa piacevole combo di errori e imprecisioni nel giro di tre facciate, la storia ritorna ai nostri eroi in pieno consiglio di guerra. Il comandante Olivetti suggerisce al Camerlengo di non dire nulla, per ora, e di sigillare comunque il conclave, in quanto la Cappella Sistina era probabilmente il posto più sicuro al momento ed era quindi molto meglio lasciare lì i cardinali e, se si fosse rivelato necessario, procedere in seguito ad un’evaquazione organizzata.
Nel frattempo la guardia svizzera avrebbe provveduto ad interrompere l’erogazione di energia elettrica in varie zone del Vaticano, sperando così di eliminare abbastanza interferenze da individuare il campo magnetico del cilindro di antimateria. Infine, Robert Langdon convince il Camerlengo a dargli il permesso firmato per visitare i segretissimi Archivi Vaticani, sperando così, in un modo che non rivela, di capire dove i quattro carinali rapiti sarebbero stati uccisi.

Cambio di scena e nuovo spiegone in arrivo. Scusatemi, ma così va la faccenda, giuro che fra un po’ la storia riprende e si fa più interessante!
Voce dal pubblico: “Insomma, Rossa, sarà la terza volta che lo ripeti!”
Ginger: “Zitto e vai a lamentarti con Dan Brown!”

Comunque, lungo la strada verso l’Archivio, Langdon ci informa che:
1)I lunghi capelli di Vittoria profumano di mandorla.
2)Ai tempi di Galileo (che, ricordiamo, è uno dei fondatori degli Illuminati di Dan Brown), per incontrarsi senza venire massacrati dalla Chiesa, si riunivano in un covo segretissimo a cui avevano dato il logicissimo nome di “Chiesa dell’Illuminazione”.
3) Questo posto era talmente segreto che, anche con il diffondersi della fama della setta, chiunque giungesse a Roma per unirsi non riusciva a trovarlo.
4) Quindi, per raccogliere nuovi adepti, gli Illuminati avevano messo a punto una specie di caccia al tesoro, basata su indovinelli e simboli che avrebbe dovuto guidare gli Illuminandi (neologismo by Ginger che si è rotta quello che non ha di cercare sinonimi di “aspiranti-Illuminati) in un cammino iniziatico fino a questo covo.
5) Il clero non trovò mai questo cammino, perchè non era a conoscenza della sua esistenza, gli indizi erano infatti nascosti molto bene e abilmente dissimulati in quattro sculture, opere di un artista amico del movimento, lo stesso che aveva creato l’ambigramma della settimana scorsa.
Le sculture in questione sono legate ai quattro elementi.

«Quattro elementi?» disse Vittoria. «Ma se sono più di cento!»
«Non nel XVII secolo» le ricordò Langdon. «Gli antichi  alchimisti credevano che l’universo fosse composto solamente da quattro elementi: Terra, Aria, Fuoco e Acqua.»

Cristo santo, Vittoria, e tu eri quella che ha messo in dubbio la Teoria della Relatività di Einstein osservando il comportamento dei tonni?!
(No, non è una battuta figlia dell’umorismo di merda di Ginger, è scritto veramente)
Mi immagino le risate che si sta facendo Einstein nella tomba.

Detto questo, parliamo un attimo del Cammino dell’Illuminazione, vi va?
*ignora il coro di protesta*
Roma-1630: L’Ordine degli Illuminati sta acquisendo fama e lo scontro con la Chiesa infuria, non per niente quattro scienziati sono stati marchiati a fuoco e i loro cadaveri esposti nelle piazze.
La caccia agli Illuminati è quindi aperta e attiva ed è giusto supporre che il Clero, che, ricordiamo, conteneva alcune fra le persone più colte dell’epoca, sia in piena ricerca e prontissimo a braccare chiunque ne faccia parte.
A questo punto, qualcuno mi fa il sacrosanto favore di spiegarmi come cazzo fanno gli Illuminandi ad informarsi sull’esistenza di questo fantomatico Cammino? Insomma, non è che possa scendere in piazza a chiedere informazioni ai passanti…

*Breve visione in diretta esclusiva dalla mente malata di Ginger*
Un figuro cammuffato si aggira per Roma tutto intabarrato per non farsi riconoscere, al di sotto del mantello è visibile una casacca con sopra ricamato il motto: “Eppur si muove!”
Figuro cammuffato: “Mi scusi! Per la Chiesa dell’Illuminazione?”
Vecchia comare: “Oh, un altro Illuminando? Dritto per di là e poi la seconda a destra, caro!”

Tremate, perchè ho un’altra domanda!
All’epoca il simbolismo era vivo, vegeto e godeva di ottima salute. Tanto per capirci, tutti quei riferimenti che la prof di arte si affannava a spiegarvi nei quadri dell’epoca mentre voi la guardavate chiedendovi cos’avesse fumato (nel caso migliore) o cosa vi sareste fumati voi quella sera (nel caso peggiore), erano, all’epoca, perfettamente intuibili e conosciuti, ergo nascondere il simbolo degli Illuminati a Roma era intelligente più o meno quanto lo sarebbe stato provare a nascondere la falce e il martello nella Germania nazista, non so se rendo l’idea…
Quindi: ripetetemi di nuovo come hanno fatto a nascondere simboli e statue in piena Roma senza che nessuno si accorgesse o che la voce trapelasse alla Chiesa?

*Seconda visione in diretta esclusiva*
Curato1 e Curato2 passeggiano per Roma mentre vanno a predicare, fare benedizioni, a trovare Suor Genoveffa o qualunque altra cosa facessero i curati nel Milleseicento.
Passano davanti ad una statua su cui fa capolino il logo del MC Donald.
Curato1: “Cosa ci fa quel simbolo del diavolo su una statua della Città Santa?”
Curato2: “Oh, è solo il Cammino degli Illuminati… ”
Curato1: “E noi lo ignoriamo?”
Curato2: “Certo, Dan Brown ha deciso così!”
Curato1: “E noi gli diamo retta?”
Curato2: “Ovvio! Altrimenti quello è capace di passare direttamente al Simbolo Perduto saltando gli altri due libri che almeno sono carini!”
Curato1: “Signore, proteggici da questa sorte!” *si fa il segno della croce*

Insomma, per chi si fosse perso fra le mie visioni da disagiata mentale, Langdon vuole ritrovare questi quattro Altari della scienza, in cui ritiene che verranno sacrificati i quattro cardinali.
Per trovare il primo Altare occorre decifrare un “segno” che si trova in un manoscritto di Galileo, il Diagramma delle verità, la cui unica copia esistente è conservata negli Archivi.
Chiaramente, visto che i documenti antichi non sono uno scherzo, i nostri eroi – dopo aver affrontato la non scontata impresa di trovare la sezione dedicata a Galileo – si trovano chiusi in un compartimento stagno, illuminato da luce a infrarossi e con l’atmosfera talmente controllata che l’aria è rarefatta al punto da far girar la testa e, visto che il meccanismo di riossigenazione è disattivato in assenza del cardinale che si occupa degli Archivi, rimarranno senz’aria nel giro di venti minuti.
Una goduria, insomma

«Eliocentrismo» lesse Vittoria , traducendogli poi il titolo sulla prima pagina. Quindi scorse il testo. «Mi sembra di capire che Galileo abbandona definitivamente il modello geocentrico. Ma è scritto in italiano antico, per cui non garantisco la traduzione.»

Tre righe e mezzo, signora Mondadori e signor Dan Brown.
TRE CAZZO DI RIGHE E MEZZO e mi avete fatto salire la pressione a livelli tali che quelli dell’AVIS vi ringrazierebbero in ginocchio considerando che ogni volta che devo donare ci vuole una trafila infinita per alzarmela fino al minimo sindacabile.
1) ‘sti accidenti di congiuntivi li vogliamo imparare, porca miseria ladra?!
Guardate, io non ho nemmeno voglia di vedere chi sia stato a tradurre, ma seriamente, visto che ormai in ogni libro ci sono 3 o 4 congiuntivi cannati, li vogliamo imparare?
2) “È scritto in italiano antico, non garantisco la traduzione”. Allora, signor Brown, io lo so che per lei documentarsi è un optional, ma le giuro che non le sarebbe servito molto tempo a scoprire che, per quanto l’italiano antico possa essere abbastanza diverso dall’italiano corrente, è comunque abbastanza comprensibile da far sì che si capisca di cosa parli il testo. O almeno, una che lavora al CERN e confuta la Teoria di Einstein dovrebbe riuscirci.
E comunque…
3) Galileo non scriveva in latino?
So per certo che il Sidereus Nuncius è stato scritto in latino, visto che ne ho dovuto tradurre un pezzo in terza liceo, ma visto che non posso garantire sugli altri e che comunque il Diagramma l’ha inventato Dan Brown riprendo fiato e ci passo sopra.

Aiutandosi con la spatola, voltò pagina. […]
«Non ci sono formule matematiche» disse Vittoria. «Parla di movimenti retrogradi, orbite ellittiche o qualcosa del genere.»
«Orbite ellittiche .» Langdon ricordò che i guai di Galileo con la Chiesa erano cominciati quando aveva annunciato che le orbite dei pianeti erano ellittiche.


……
Dottore, dammi pazienza.
Orbite ellittiche?! ORBITE ELLITTICHE, Cristo santissimo?!
È stato Keplero a introdurre per primo le orbite ellittiche, per la miseria! Lo insegnano alle medie!!
Io giuro che, prima o poi, mi procurerò un’arma condundente (leggi: “padella”) su cui farò incidere a grandi caratteri “DOCUMENTARSI” e poi andrò a trovare tutti gli scrittori che mi infilano sfondoni del genere e gli farò fare una conoscenza ravvicinata della mia nuova proprietà, e poi…

*Ci scusiamo per l’interruzione, Ginger è appena stata sottoposta ad una dose massiccia di tranquillanti per evitare che commettesse qualche sciocchezza più di quelle che commette di solito.
La recensione riprenderà non appena avrà finito di dialogare sulla Grande Domanda sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto con un vaso di petunie*

Domanda dal pubblico: “Ginger, ma perchè ti scagli così tanto su ogni minuzia? Capisco che siano errori, ma anche tu li stai cercando tutti col radar…”
Risposta: No, non li sto cercando col radar. Li ho notati tutti leggendo e, se li ho notati io, può notarli chiunque abbia una cultura generale a livello della mia, che non è poi altissima. E inoltre… ricordate la nota dell’autore che ho citato all’inizio della prima puntata e che sembrava inutile?
Ecco perché mi incazzo così.

Comunque, i nostri eroi sfogliano tutto il libro, ma non trovando traccia del segno, si dividono le pagine e ricominciano da capo. Tutto questo ve lo racconto perchè Vittoria coglie di nuovo l’occasione per dimostrare che razza di geniaccio sia:

Vittoria sollevò il primo foglio con le mani
«La spatola!» la sgridò Langdon porgendogliene una. «Usa questa»
«Ho già i guanti…» protestò lei. «Che danno potrei mai fare?»

Ricordiamo al gentile pubblico che lei sarebbe una scienziata.

Vittoria, infine, trova sul bordo  di una pagina un verso in inglese, controllando con Langdon si accorgono che i versi sono quattro, uno per lato. Dato che la mancanza di ossigeno si fa sentire, probabilmente sono arrivati al livello del bus numero 7 alle otto di mattina, Langdon vorrebbe copiarsi i versi per poi ragionarci fuori, ma Vittoria è di diverso parere:

«Scordatelo, professore. Non abbiamo tempo di giocare agli amanuensi. Il tempo passa.» Gli prese il foglio dalle mani e si
diresse verso la porta.
Langdon si scandalizzò. «Non puoi portarlo fuori di qui! È un…»
Ma Vittoria era già scomparsa.

… Lei è una scienziata. L’ho già ricordato?

Mentre Vittoria è impegnata a distruggere l’ultima copia esistente di un antico testo Galieliano, l’assassino è in piena attività. Infatti contatta un’inviato della BBC che era a Roma per assistere al conclave e gli comunica di avere per lui quello che potrebbe essere lo scoop della sua vita, e, visto che la Legge di Murphy non fallisce mai, becca anche il giornalista più cazzone che io abbia mai trovato su un libro, nonchè quello pronto a seguire qualsiasi segnalazione pur di far notizia, venisse anche dal chihuahua del barbiere del centralinista di Radio Maria.
Il Carmelengo, invece, sta andando a sigillare il conclave e lungo la strada sfrutta un flashback per raccontarci di come, da bravo figlio di una donna religiosissima di nome – guarda caso –  Maria, avesse sempre saputo, fin da bambino, di voler dedicare la sua vita a Dio. Proposito che venne confermato quando sua madre morì in un attentato che fece saltare in aria la chiesa in cui si trovavano al momento; l’unico sopravvissuto fu proprio il piccolo Carlo Ventresca. In ospedale ricevette la visita di un curato (di cui al momento non ricordo il grado) che gli offrì la possibilità di vivere e studiare in seminario, per poi scegliere quale strada seguire. Finiti gli studi, Carlo Ventresca scelse, prima di prendere i voti, di fare per qualche anno il servizio militare, dove imparò a guidare l’elicottero, per poi tornare in seminario, prendere i voti e affiancare il curato che l’aveva accolto, finchè questi era diventato Papa e lui Camerlengo.
Perchè ve lo racconto? Lo scoprirete più avanti.

D’ora in poi, pur seguendo la trama, cercherò di non entrare troppo nel dettaglio, perchè il libro inizia a farsi più movimentato e coinvolgente e, tutto sommato, mi dispiacerebbe togliere qualunque tipo di interesse ad un eventuale lettoreche avesse deciso di prendere mano al libro, perchè, è bene ricordarlo, nonostante Dan Brwon mi faccia incazzare come una iena per le castronerie che scrive, sa anche come fare a coinvolgere il lettore quando vuole (Nel Simbolo Perduto non voleva),  quindi vi giuro che, incazzatura a parte, Angeli e Demoni è un libro che, mentre lo leggi, sa come prenderti… il problema viene quando lo chiudi e ci pensi su.

I versi recitano:

From Santi’s earthly tomb with demon’s hole,
‘Cross Rome the mystic elements unfold
The path of light is laid, the sacred test,
Let angels guide you on your lofty quest.

Dalla tomba terrena di Santi con il buco del demonio,
Attraverso Roma si snodano gli elementi mistici,
La via della luce è segnata, la prova sacra,
Lascia che gli angeli ti guidino nella tua nobile ricerca.

Appena letti, Langdon conclude che il primo Altare deve essere il Pantheon.
Essenzialmente la tomba terrena di Santi sarebbe la tomba di Raffaello Sanzio, che, a quanto pare, è sepolto lì; la tomba è terrena perchè il Pantheon era originariamente dedicato al culto della Madre Terra e il “buco del demonio” sarebbe l’oculo che si trova sul soffitto del Pantheon.
Vengono allertate le guardie svizzere,  vengono schierate quattro macchine e arrivano al Pantheon a un quarto alle otto. Vittoria e Langdon vengono mandati dentro per dare un’occhiata in giro, armati di pistola accuratamente nascosta nella giacca del professore e con il compito di telefonare a Olivetti che li aspettava fuori in caso notassero qualcosa di strano.
Cosa notano? Notano che Raffaello fu sepolto al Pantheon solo nel 1759, più di un secolo dopo la pubblicazione del Diagramma, avvenuta nel 1639. Ergo, sono di guardia al posto sbagliato.
Con l’aiuto di una guida turistica concludono che il posto giusto è la Cappella Chigi, progettata da Raffaello, a Santa Maria del Popolo.

«Il primo Altare della Scienza si trova nella Cappella Chigi!»
«Dove?» Il comandante della Guardia Svizzera sembrava arrabbiato.

Ma va?! -.-”
Ora… chi glielo dice a Langdon a Dan Brown che nel 1639 non c’era nemmeno la Cappella Chigi?

Dopo una corsa spericolata, arrivano a Santa Maria del Popolo.
La chiesa in cui si trova la cappella è chiusa per ristrutturazione, la porta principale è sbarrata, ma Vittoria e Langdon trovano una porta secondaria che è stata forzata.
Come un assassino abbia potuto forzare la porta di una chiesa in piena piazza e in pieno giorno e per di più con un cardinale prigioniero al seguito risulta ignoto pure a me.
In piena tradizione americana, i due entrano senza aspettare le Guardie Svizzere, che nel frattempo non si sa dove siano finite, considerando la competenza dimostrata finora, sicuramente sono sedute sui gradini della chiesa a consultare una cartina per trovarla.
All’interno della chiesa non si muove nulla, anche la cappella è buia e silenziosa, ma dal pavimento è stata rimossa una lastra decorata che dà su una cripta, il buco del diavolo di cui parla la poesia; Langdon, manco a dirlo, si cala nella cripta e là dentro trova il cardinale.
È nudo, sepolto nella terra fino alla vita ed è morto: soffocato da una manciata di terra che gli è stata ficcata in gola.
Sul petto spicca un marchio a fuoco; un altro ambigramma magnifico.

earth

Il cadavere viene rimosso e caricato nelle auto delle Guardie Svizzere con tutta la discrezione possibile, ma non abbastanza da impedire che la coppia di giornalisti allertata dall’assassino riesca a girare un breve filmato di nascosto.
Nel frattempo Vittoria scopre che il famoso artista degli Illuminati, colui che ha disseminato il simbolo del Mc-Don i simboli degli elementi per tutta Roma, non è altri che… Gian Lorenzo Bernini! E scusate se è poco

Visto il fiasco della prima volta, Langdon e Vittoria si mettono alla ricerca del secondo altare, il loro punto di partenza è una statua che il Bernini ha pensato bene di collocare nella cappella: Abacuc e l’angelo.
Direi che questa volta l’indizio è a prova di idiota, forse Bernini voleva essere sicuro.
Langdon lascia che il dito puntato dell’angelo (meno male che non era il medio) lo guidi nella sua nobile ricerca, esce dalla chiesa e si volta verso sudovest, la direzione indicata.
Dopo aver scalato le impalcature fino al rosone per vedere meglio, gli è subito chiaro che la prossima tappa è….

Lo scoprirete nella prossima puntata perchè questo post ha raggiunto lunghezze tali da vedere il punto in cui le rette parallele si incontrano.

No! Mettete giù quelle spranghe! Lo so che vi ho rotto i coglioni fino ad adesso e non posso smettere ora che, finalmente, succedeva qualcosa, ma non mi farete cambiare idea! Buoni!!
*Passa l’Alchimista in tenuta di guerra a chiudere il post prima che degeneri*

A presto!

Mina – The Ginger

OMMIODDIO, MINA!!!

La Stirpe – Meljean Brook

“Giudicato dal «Publishers Weekly» uno dei migliori romanzi degli ultimi anni”

MA PORCA DI QUELLA PUT… *Censura*

Se avete letto l’articolo sugli autori emergenti, pubblicato precedentemente, sicuramente vi ricorderete della mia “politica del suicidio”. Bene, questo steampunk è uno di quelli che mi ha avvicinato terribilmente a fare un “salto nel vuoto” non figurato. Vi ricorderete anche, senza dubbio, che le tipologie di libri che mi avrebbero spinto a fare qualcosa di simile sono: Troisi’s fan, Paranormal Romance, abomini simili alle Cinquanta Sfumature. Ebbene, La Stirpe non è nulla di tutto questo. Ma si avvicina terribilmente a tutte e tre.
Ma, come sempre, andiamo per gradi: partiamo dalla copertina, ovvero… Questa. Tralasciando il fatto che l’immagine e l’occhio rosso che fa molto Vincent Valentine, e che naturalmente non c’entrano assolutamente nulla con la storia del romanzo. Perché questo è un ROMANZO, come la Newton Compton Editori ci fa notare in basso a sinistra, come se ci fossero dubbi al riguardo, oppure come se loro stessi volessero auto convincersi. Ultima cosa, quelle cinque righe che dovrebbero sostituire il riassunto della trama sul retro, che ovviamente è occupato da lodi sul libro. Ma lo vedremo tra poco; prima…
“Benvenuti nel mondo delle nanotecnologie, tra zombi spaventosi, terrificanti pericoli e brucianti passioni”
… Io a questo punto ho avuto un brivido. E non era di eccitazione.
Dietro, come ho già detto, ci sono le recensioni positive che arrivano da riviste coi controcosìddetti:

«Dirigibili, occhi meccanici, enigmatici fabbri, creature spaventose fanno da sfondo a un amore romantico. Un’avventura emozionante come un videogame. Una grande prova narrativa» – Booklist
«Una storia intricata e avvincente, con dirigibili, mostri, nanotecnologie, e un’eroina* straordinaria.» – Publishers Weekly (* quella che servirà a me prima della fine della recensione, ndA)
«Zombi, pirati, tradimenti mortali: una trama mozzafiato che mescola l’avventura a una sensuale e travolgente storia d’amore.» – RT BookReviews

Il motivo per cui sono così duro con questo libro, più del solito, è uno solo: quando lo presi, prima di tutto controllai il prezzo. 9,90. A questo punto nella mia testa aveva già iniziato a farsi strada quella provvidenziale ma del tutto inutile cosa chiamata sospetto, perché si trattava di un libro dalla copertina rigida, di 439 pagine, abbastanza voluminoso, ben stampato, e presumibilmente di pubblicazione recente. Il prezzo era abbastanza basso, per un libro così. Però lo presi comunque. E me ne pentii. E ora, alla trama! *Nanananananananana*
Continua così il ciclo delle porno – protagoniste, iniziato con Tomyris, che prosegue con… Mina.
*Sdeng*
… Che non è la mia Mina…
*Sdeng, sdeng*
… Che non è la Mina del mio blog…
*Sdeng, sdeng, sdeng*
… del nostro blog… Ma che corrisponde al nome di Wilhelmina Wentworth, ma si fa chiamare Mina…
*Sdeng, sdeng, sdeng, sdeng*
E ORA CHE CAZZO HO DETTO?!
Ginger: «Non potendo spadellare l’autrice, dovrò pure sfogarmi su qualcuno!»

***
Questi educatissimi asterischi non introducono solo una citazione a quel genio di Stoud, ma censurano una spiacevole scena in cui due blogger psicopatici si malmenano selvaggiamente tra di loro.
Giusto per chiarire, a scrivere questa nota è Ginger. Yuvie rinverrà tra poco.
***

Si diceva. La nostra Wilhelmina, detta Mina, vive in Inghilterra, ma la Terra di questo libro è, ovviamente, diversa dalla nostra. Come nella maggior parte degli Steampunk, l’epoca è quella Vittoriana, e accanto alla classica tecnologia che si basa sul vapore, tipica del genere, viene introdotta la nanotecnologia. Tramite l’iniezione di nanoagenti nel corpo delle persone, infatti, è possibile migliorare le caratteristiche del corpo umano, oltre che ad assicurare una rigenerazione più rapida delle ferite. Il problema dei nanoagenti è quello di, essendo delle macchine, essere controllati, e di conseguenza controllando i nanoagenti è possibile controllare anche le persone. È esattamente quello che fa l’Orda, una superpotenza asiatica di origine mongola che conquista l’Europa e mette sotto controllo tutti gli abitanti dell’Inghilterra con nanoagenti nel corpo, attraverso onde radio, ossia la stragrande maggioranza di essa. Tutti i non – infetti sono costretti a fuggire in America. La protagonista fa parte di una famiglia nobile, i Wentworth per l’appunto, ma non è figlia naturale di suo padre. Pessima condotta da parte della signora nobile? Assolutamente no! Essendo la madre di Mina un’infetta, è controllabile tramite onde radio, e durante uno degli “ordini riproduttivi” dell’Orda, detti “Smanie”, la contessa è costretta a venire posseduta da un uomo dell’Orda.


Ora, spiegatemi voi perché mai una superpotenza asiatica dovrebbe aver interesse a incrociare la propria popolazione con tizi che ha sotto controllo. Avanti, su. Tra l’altro, il metodo della Smania risulta essere assolutamente idiota, per cose simili, perché gli impulsi sessuali sono talmente irrefrenabili negli infetti da non far capire loro con CHI (o con COSA, perché a questo punto tutto è possibile) lo stanno facendo! Infatti, scopriremo ad un certo punto del romanzo che Mina, durante una Smania, ha fatto sesso con la sua migliore amica.
Ah, e ci viene detto più volte che quando l’Orda cade Mina è ancora un’adolescente, quindi bisogna necessariamente pensare che la Smania in questione sia avvenuta prima.
E c’è ancora chi definisce questo libro “romantico”! Ma vi assicuro che il meglio deve ancora venire.
Come già detto, il controllo dell’Orda sull’Inghilterra cade, grazie all’opera di Rhys Trahaearn, un pirata che, per motivi più personali che patriottici, distrugge la torre radio dell’Orda a Londra, liberando i suoi connazionali e scatenando così una rivoluzione su larga scala. Io non ho capito perché cavolo in tutta l’Inghilterra c’è solo una torre radio con questo scopo, ma vabbe’, son dettagli.
Dunque l’Orda cade, Trahaearn diventa eroe nazionale, gli viene assegnato il titolo di duca, diventa il Duca di Ferro, e Mina combatte contro i pregiudizi rivolti al suo aspetto meticcio, diventando ispettore di polizia. A fine ‘800. Tutto regolare, eh?
No, ma per amor della mia compagna di blog, eviterò di far commenti sulla professione storicamente correttissima della protagonista e salterò direttamente ai due personaggi principali, ossia, per l’appunto, Mina e Rhys.
Mina è la tipica investigatrice acuta e intuitiva, cui Sherlock Holmes spaccherebbe la testa con una mazza per pura irritazione e disgusto e non per una questione di inferiorità. È giovane, bella, intelligente, perspicace, buona tiratrice, e un paio di volte nella storia si lancerà in imprese eroiche per la salvezza di tutti gli alti. Mary Sue del cavolo. L’unico attenuante, ma non lo si dovrebbe nemmeno considerare come tale, dato che con la diffusione del concetto di “Mary Sue” tutti gli autori cercano di mascherare le proprie eroine come possono, è il fatto che Mina ha per metà il sangue dell’Orda, il che la fa guardare con un certo disprezzo da parecchie persone, e poi ovviamente il suo cervello sarà un trionfo continuo di seghe mentali e di timori esagerati. Inoltre, in presenza di qualcuno a caso, diventa una… Ne parliamo poi.
Rhys Trahaearn ha invece le caratteristiche del classico pirata: rozzo, grande, grosso, forte, muscoloso, sboccato, decisamente pervertito e, ovviamente superdotato.
No, non sto scherzando e sì, c’è scritto veramente.

Mi chiedo proprio come mai ‘sti due finiscono con l’innamorarsi…

Comunque, il romanzo è costellato di altri personaggi più o meno triti e ritriti, andando dall’immancabile spalla Scarsdale alla donna pirata dei cieli Yasmeen, passando per il sovrintendente della polizia (ancora una volta donna) Hale, l’avventuriero smargiasso Archimedes Fox, l’agente energumeno Newberry e il classico personaggio cazzuto e influente che deve incutere timore, ossia il Fabbro.
Vi dirò che il mondo del libro è ben strutturato, comunque; i nanoagenti, le aeronavi, organi e apparati artificiali (come la madre di Mina che ha occhi artificiali che le permettono di vedere in base al calore), gli zombie e i mostri marini… Tutto ben fatto. Sarebbe venuta su una cosa bellissima se solo il comparto narrativo non abbondasse di gigantesche idiozie. Ma, come al solito, andiamo con ordine. Ah, vi premetto che non farò un’analisi accurata della trama, questa volta, perché spulciando Internet ho visto che i pareri su questo libro tendono ad essere vari e positivi, quindi non mi va di rovinarvi una storia che potreste apprezzare solo perché a me non è piaciuta. Mi limiterò a descrivervi la storia e ad analizzare le stupidaggini peggiori, perché se non faccio spoiler non sono contento. Amatemi!
Il libro incomincia durante il ballo della marchesa di Hartington, a cui sono presenti Mina, la famiglia e Felicity, ossia la migliore amica. Quella della Smania, sì, che al momento è incinta. Per la nostra protagonista, la splendida vesta viene interrotta dall’arrivo del suo assistente, l’agente Newberry, che la informa che nella residenza del Duca di Ferro è stato trovato un corpo e che il sovrintendente ha incaricato lei per investigare. Perché? Boh.
Comunque, una volta arrivati alla residenza di Anglesey, si scopre che la vittima è stata buttata giù da un’aeronave sulla residenza del Duca, quando era già morta, e che quindi si trattava di una specie di monito, o cose così. Le teste di cavallo nei letti son passate di moda, o forse era tutto poco igienico.
Il corpo appartiene ad un comandante della Marina, Roger Haynes, e dopo un’iniziale diffidenza del Duca, che vuole sistemare le cose a modo suo e senza vie legali perché è troppo alternativo perché non è abituato a seguire le regole (punk), egli accetterà Mina e se ne innamorerà. La trama continua, zombi, kraken, organizzazioni, idioti, ecc, ecc, ecc.
Ora, io mi fermerei sulla questione dell’innamoramento, dato che probabilmente occuperà gran parte di questa parte di recensione.
Con “innamoramento”, parlando limitatamente ad un ex pirata energumeno più alto del normale, muscoloso, lo scheletro di ferro per colpa dei nanoagenti e il testosterone a duemila, cosa si potrà mai intendere?
Ma certo! Il Duca di Ferro manifesterà per tutto il libro la volontà di portarsi a letto Mina! E lei, giustamente, si incazza come una faina, lo insulta pesantemente, lo picchia con una padella bestemmiando contro tutto il pantheon di D&D anche se non c’entra assolutamente una mazza e se ne va.
Ah, no, aspetta… Quella è la mia Mina…
WILHELMINA, dopo un’iniziale e ovvia (oddio, a ‘sto punto non la vedo tanto ovvia) diffidenza e vari rifiuti al Duca, finisce con iniziare a provare attrazione per lui. E non sarà grazie ad una sorta di corteggiamento o di cambiamento in lui, perché anche se iniziano a conoscersi meglio e a entrare in confidenza, lui non cambierà assolutamente di una virgola! Non farà altro che pensare a lei e a quanto vuole scoparsela e in che modi vuole farlo e in quali posizioni e dove e come e perché… Tanto che, verso la fine del libro, quando Mina viene ferita gravemente al cuore ed è necessario impiantarle un organo artificiale, il suo primo pensiero è quello che con un cuore meccanico eccitarsi è pericoloso!
Ti auguro di morire con un barracuda attaccato ai genitali, uomo.
Insomma, vi ricordate Graceling, no? Verso metà libro Katje risolveva i suoi complessi mentali, si metteva assieme all’effemminato a Po e facevano sesso. Stessa identica cosa qui. Mina cede, solo che le scene di sesso di questo libro sono molto più esplicite di quella vaga di Graceling.
Fanno sesso per la prima volta sul ponte deserto dell’aeronave di Yasmeen, almeno mi pare di ricordare, mentre Rhys è legato per motivi che non mi sovvengono. Qui vediamo uno scorcio della fantasia malata dell’autrice, che non solo si immagina del sesso praticamente feticista, ma anche le dimensioni del… Ehm… Attrezzo di Rhys che, citando il libro, “era troppo grande perché Mina potesse stingerlo”.
Questo blog sta diventando vietato ai minori. Ed è una cosa brutta, perché io 18 anni ancora devo compierli.
Va bene, va bene. Non mi disturba il fatto che la protagonista si chiami come l’alter ego di una delle persone più importanti della mia vita. Non mi disturba che IO abbia provato dolore per Mina nel momento del fatto. Non mi disturba che Rhys sia un cavernicolo specialmente a letto. Mi disturbano tre cose:
1) Anche durante tutte ‘sti giochetti sessuali, continuano a darsi del voi.
2) Mina interroga Rhys mentre lui sta… Ehm. Che ispettore ligio al dovere!
3) I nanoagenti. I FOTTUTI NANOAGENTI. No, ora statemi bene a leggere perché qui le fantasie diventano seriamente malate. Mina, essendo un’infetta, ha nanoagenti che rigenerano le sue ferite. TUTTE le ferite. Anche quelle che… errr… Sverginano.
Bene. Meljean Brook, se mi leggi, ora voglio che ci sediamo uno di fronte all’altra e discutiamo con calma circa cosa cazzo mi hai fatto leggere.
Tu non sei un’autrice, non sei una donna, non sei nemmeno un fottuto essere umano! Sei un mostro sadico e perverso! Cosa cazzo ti ha fatto di male quella ragazza per meritarsi questo? Non so, magari sotto sotto è masochista e le piace? Oppure vuoi solo farla soffrire? Ci si lamenta di Martin! In realtà il vero malvagio si nasconde nelle piccole opere!

Sentite, secondo me questo libro è una paranormal – modern – romance – erotica travestita da Steampunk. E direte voi: “Ma il Publishers Weekly lo ha definito uno dei romanzi migliori degli ultimi anni!”
Io non sono d’accordo. E dovrei dirvi come la penso sul Publishers Weekly. Ma un’immagine vale più di mille parole.

Yuvie – The Alchemist

Il Lato Oscuro si può trovare anche in posti inaspettati

Recensione di Angeli e Demoni, di Dan Brown – PARTE I

Ebbene sì, avete letto bene, Parte UNO!
Prevedendo, infatti, che questa recensione sarebbe venuta molto lunga, ho deciso di prendere spunto dalle nostre case editrici e di dividerla in (almeno) due parti, così possiamo fare le cose con più calma, spiegare meglio e gustarci tutto di più.
Non siete contenti?
Ehi, no! Buoni! Via quei pomodori, insomma!

Domanda dal pubblico:
– Ma perchè dedicare una recensione così lunga da essere divisa in due parti a Dan Brown quando hai avuto bisogno di una puntata sola per uno schifo come Cinquanta Sfumature? Non ti starai accanendo?
Risposta:
Perché Dan Brown si presta bene a questo tipo di cose! La James ha scritto un libro schifoso, ma le cretinate che ci ha messo erano più o meno sempre quelle, quindi dette una volta si aveva già finito per tutto il libro; Dan Brown invece offre una tale varietà di spunti che sarebbe un peccato sprecarli perché non c’è abbastanza posto…
… e poi mi sto accanendo, sì. Dan Brown mi ispira antipatia.

E con questo, fuoco alle polveri e iniziamo subito col romanzo!
In questa puntata: roba ultra-tecnologica, “CERN, chi era costui?”, Mary Sue, antimateria, Guardie maschiliste e Google Translate!
Dopo una breve introduzione informativa sull’antimateria, Angeli e Demoni inizia con una nota dell’autore che ci informa che tutte le tombe, le opere d’arte, i passaggi sotterranei e i monumenti di Roma che verranno citati sono reali (compresa la loro ubicazione) e così o è la setta degli Illuminati. Al momento non ce ne frega nulal di tutto ciò, ma teniamolo a mente, perchè tirerò fuori questa nota più avanti.

Arriviamo così alla storia vera e propria, che inizia con uno scienziato alle prese con una figura misteriosa che lo sta torturando.
Cambio di scena e troviamo Robert Langdon, docente di iconologia religiosa ad Harvard, che viene svegliato alle cinque del mattino da una telefonata di Kohler, un fisico delle particelle, che ha assoluta urgenza di far vedere qualcosa a Langdon, ma non può parlarne al telefono. Langdon gli riattacca il telefono in faccia, convinto di parlare con un mitomane e qui cominciano due noiosiss interessantissime pagine che ci informano di quanto sia bella la casa di Langdon (sembra un museo!!!), di come lui sia colto, di classe, scapolo e comunque figo nonostante abbia quarant’anni (“Fascino dell’erudito”) e di come sia abituato a ricevere chiamate dai mitomani che promettono di tutto purchè lui interpreti quelli che loro ritengono segni divini, manco fosse il Papa. Fra i mitomani in questione, ci tiene ad informarci Dan Brown c’è stata anche una prostituta, vi lascio immaginare cosa gli ha promesso. :3
Il nostro fisico, comunque, non si arrende e manda a Langdon un fax, ci viene rifiliata la prima critica anti-religiosa perché sì, e finalmente la storia prende il via. Il fax mostra la foto di un cadavere, sul cui petto è stato impresso a fuoco questo marchio fantastico (e stavolta sono seria, è davvero fantastico).

per blog
Ambigramma, si legge anche capovolto

Stavolta, quando Kohler richiama, Langdon ripsonde.
Dopo uno scambio di battute da macho, Kohler informa Langdon che c’è stato un omicidio nel centro in cui lavora, quella è la foto del cadavere e – visto che Langdon ha scritto un libro sugli Illuminati-  lo vogliono lì, è già stato mandato un aereo a prenderlo, sarà lì in venti minuti.
L’aereo in questione è ultra-tecnologico, tanto da venire paragonato ad uno Space Shuttle, dopo uno scambio di informazioni tecniche col pilota… chi ha detto infodump?
Comunque, Langdon sale a bordo e il pilota inizia a perpararsi al decollo, quando – FINALMENTE! – Langdon si rende conto di non sapere dove lo stiano portando. La risposta è Ginevra, in Svizzera e, dato che il  jet è ultra-tecnologico, ci arriveranno in un’oretta.

Dan Brown ci risparmia la descrizione del viaggio, al suo posto, invece, ci viene raccontato con un flashback come l’assassino del primo paragrafo sia stato contattato dal capo di una potentissima setta che tutti ritenevano estinta per aiutarlo in una vendetta contro un antico nemico comune sia a loro sia alla setta degli Assassini.
No, non il romanzo della Troisi.

Langdon arriva in Svizzera, scende dal jet e viene accompagnato al centro in un’automobile che viaggia ai 170 km/h e nel frattempo, ispirato da una canzone, trova il tempo di ribadire che è uno scapolo felice… ricordiamo che sta andando a vedere un cadavere.
Ricapitoliamo, vi va? Centro  di ricerche sulla fisica, in Svizzera, che ha disposizione un jet che si fa Boston-Ginevra in un’ora e, scopriamo durante il viaggio, che ha anche il più grande impianto sotterraneo del mondo e ha accordi speciali con il governo svizzero.
Dove potrà mai essere Langdon?
Dai, che lo sappiamo tutti… tutti tranne lui.

“La risposta non tardò ad arrivare. Era incisa nella lastra di granito all’ingresso dell’edificio.
CERN
Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire
«Ricerca nucleare?» domandò Langdon”


Non è finita, eh?
Un uomo calvo, magro, molto elegante e in sedia a rotelle (ultra-tecnologica anche quella, ovvio) viene a prendere Langdon: è Maximilian Kohler, direttore del CERN, che fa strada a Langdon all’interno del centro.

«Mi vergogno ad ammetterlo, ma non avevo mai sentito nominare il CERN» disse Langdon per fare un po’ di conversazione.
«La cosa non mi sorprende» rispose Kohler, laconico ma schietto. «La maggior parte degli americani non sa che l’Europa riveste un ruolo di primo piano nella ricerca scientifica. Ci considerate un luogo pittoresco in cui fare shopping… dimenticando da dove sono venuti uomini come Einstein, Galileo e Newton.»



Dan Brown, te lo chiedo per favore, dimmi che sei solo tu ad essere di quest’ignoranza colossale e non tutti gli americani, ti prego…
Io già alle elementari avevo una vaga idea di cosa fosse il CERN, maledizione!

Dicevamo: Kohler fa strada a Langdon per un paio di pagine infarcite di infod informazioni sul CERN, descrizioni pittoresche in stile guida turistica e un paio di battutine anti-religiose, giusto per non perdere l’abitudine.
Dopo aver visto Langdon giocare a frisbee con un premio Nobel, arriviamo finalmente al padiglione C,  che, per una volta, non è ultra-tecnologico, ma ha una struttura più tradizionale che consente a Dan Brown di fare una delle peggiori battute che io abbia mai sentito… e ci tengo a sottolineare che frequento Ingegneria Informatica, quindi di battute di merda ne sento tutti i giorni; attaccato a una colonna del padiglione, comunque, c’è un Post-It che recita a grandi lettere: “QUESTA COLONNA È IONICA”. Langdon parte così di gran carriera a spiegare a Kohler come la colonna non sia ionica, ma dorica e viene immediatamente smontato dal fisico che gli spiega che chi ha scritto il biglietto “intendeva fare una battuta, professor Langdon. Si riferiva al fatto che contiene ioni, che come lei ben sa sono particelle dotate di carica elettrica.

Pwahahaha!
Non sono convincente, vero? Almeno ci ho provato, non è colpa mia se, confrontata con cose simili, anche l’idea di andare a vedere un cadavere marchiato a fuoco sembri molto più attraente.

Il fisico morto si chiamava Leonardo Vetra, il suo cadavere è ancora steso sul pavimento, con un occhio mancante e l’impianto di raffreddamento (indovinate? Ultra-tecnologico anche quello) al massimo per conservarlo. La polizia non è ancora stata chiamata, perché prima Kohler vuole aspettare che la figlia di Vetra torni li raggiunga e li informi sulle ricerche che lei e il padre stavano facendo.
Langdon ci spiega che, ai tempi del Rinascimento, si diffuse una setta di scienziati e liberi pensatori che volevano contrastare il monopolio del clero sulla “verità”; questi scienziati vennero chiamati “Illuminati” e perseguitati duramente dalla Chiesa e si viene così a formare una frangia estremista, che vuole ricorrere alla violenza, ma vengono tenuti a freno dall’Illuminato più illustre: Galileo.
(Non chiedetemi se sia vero o no, Dan Brown a inizio libro prova a farci credere di sì, Santa Wikipedia non conferma nè smentisce e onestamente non saprei dove controllare per essere sicura).
La condanna di Galileo getta scompiglio nella setta, quattro dei suoi esponenti vengono catturati, marcati a fuoco col simbolo della croce e uccisi, i loro cadaveri esposti per le strade di Roma. Gli Illuminati fuggono così dall’Italia e si spargono per il mondo peggio delle zanzare, diventando i principali avversari della chiesa e la prima setta satanica del mondo (dall’arabo Shaitan, avversario). Infine gli Illuminati trovano nascondiglio all’interno della Massoneria, fondando una specie di setta nella setta, di cui nemmeno i Massoni erano al corrente, e lì se ne perdono le tracce, infatti “da almeno mezzo secolo non se ne sente più parlare“.

Quelli di voi che sono sopravvissuti gioiscano! Lo spiegone è finito (per ora)!
Per quelli che se lo stessero chiedendo, nel libro tutta questa spiegazione viene divisa a metà da un’inutile scena in cui l’assassino va a puttane (letteralmente, non metaforicamente), ma preferirei non parlarne. U_U
A questo punto Langdon fa del suo meglio per convincere Kohler che non possono essere stati gli illuminati ad uccidere Vetra: primo, perché è difficile che esistano ancora; secondo, perché se anche fosse non avrebbero ucciso uno scienziato, no?
E qui arriva la prima rivelazione del libro, sarebbe la seconda, ma quella del CERN non la contiamo. Leonardo Vetra non era uno scienziato come gli altri, era un sacerdote convinto che la fisica fosse la legge naturale di Dio, stava compiendo studi sulle particelle per dimostrarlo e non era proprio apprezzato da tutti gli scienziati.
Vi risparmio la descrizione dello studio di vetra, vi dico solo che era talmente infarcita di luoghi comuni da avere un grave problema di sovrapopolazione.

A questo punto arriva sul luogo Vittoria Vetra, la figlia adottiva del fu Leonardo Vetra e anch’essa scienziata al CERN, richiamata a casa dalle Baleari dove stava compiendo ricerche; i due le vanno incontro per impedirle di vedere il cadavere del padre.

“Di recente Vittoria ha confutato una delle teorie fondamentali di Einstein osservando un banco di tonni con telecamere a sincronizzazione atomica.”

“La donna che stava scendendo dall’elicottero in pantaloncini corti cachi e maglietta bianca non aveva affatto l’aspetto del topo di biblioteca che si aspettava. Alta e snella, molto graziosa, abbronzata, con i capelli neri e lunghi scompigliati dalla corrente d’aria prodotta dalle pale dell’elicottero, aveva un viso tipicamente italiano e una bellezza decisa e sensuale. Il vento le  faceva aderire i vestiti al corpo sottile, mettendo in risalto il seno piccolo ma sodo.”

E ti pareva che fosse brutta.
Comunque, fra un lacrimevole flashback di Langond, una simpatica descrizione delle gambe di Vittoria (bellissime, ovviamente), una spiegazione sugli acceleratori di particelle e un altro flashback in cui ci viene raccontato come Leonardo avesse adottato Vittoria (insopport dolcissima sin da bambina), il trio raggiunge il laboratorio sotterraneo dei Vetra.
(Non ve lo dico nemmeno che è ultra-tecnologico, lo sapete già).
Ve la faccio breve, perché mi sto annoiando anch’io: i Vetra erano riusciti (grazie ad una geniale intuizione di Vittoria, ovviamente) a generare una certa quantità di antimateria, l’avevano fatta entrare in contatto con la materia e avevano osservato l’annichilazione e tutto quello che ne consegue; scoperta rivoluzionaria nel campo della scienza, perchè equivaleva più o meno al riprodurre l’istante che aveva dato origine all’universo. Per compiere questi studi, i due avevano generato quantità di antimateria visibili al microscopio, conservate in speciali cilindri sottovuoto che, mediante un campo magnetico, tenevano l’antimateria isolata da tutto, incluso il contenitore stesso.

BREVE SPIEGAZIONE DI FISICA
Se l’antimateria entra in contatto con la materia, queste si annullano a vicenda, in un processo chiamato “Annichilazione”, che libera una quantità immensa di energia.

Il campo magnetico in questione, viene mantenuto attivo da una batteria, che, una volta scollegata dall’alimentatore, ha un’autonomia di 24 ore.
I Vetra, ancora una volta su geniale intuizione di Vittoria, erano però andati oltre, avevano infatti prodotto una quantità di antimateria visibile a occhio nudo, conservata nel deposito del laboratorio, a cui si accede mediante una porta protetta da scanner retinico.
Ricordate cosa mancava al cadavere di Vetra? Già, un occhio.
E indovinate cosa manca invece al laboratorio? Il campione di antimateria.

In preda a diversi gradi di sconvolgimento, i tre lasciano il laboratorio e, finalmente, Vittoria viene informata del tutto di come sia morto suo padre.
Prima che a qualcuno possa venire in mente di fare qualcosa di furbo come chiamare quantomeno la polizia, però, succedono tre cose:
1) Kohler riceve una telefonata importantissima, vuole rifiutare, ma quando il chiamante dice chi è, Kohler si accorda per trovarsi all’aeroporto di Fiumicino in quaranta minuti.
2) Kohler viene colpito da un attacco d’asma, perché, fra i problemi della giornata, non aveva fatto la consueta iniezione.
3) Indovinate un po’? Langdon e Victoria devono andare a Roma al suo posto.
Ricapitolando: abbiamo una quantità di antimateria tale da disintegrare qualunque cosa nel raggio di un chilometro che è misteriosamente scomparsa; abbiamo il cadavere di uno scienziato marchiato a fuoco con il simbolo della prima setta nemica della Chiesa; abbiamo una chiamata da parte di qualcuno importantissimo che sta a Roma.
I nostri eroi stanno andando in Vaticano: è lì che si trova l’antimateria.

Dopo un lungo discorso filosofico-teologico che vi risparmio – RINGRAZIATEMI! – Vittoria e Langdon atterrano a Roma, dove li viene a prendere l’elicottero del Vaticano, guidato da una Guardia Svizzera in uniforme.

“Il pilota saltò giù dall’abitacolo e andò loro incontro a grandi passi.
Ora era Vittoria a sentirsi poco tranquilla. «E quello sarebbe il nostro pilota?»
Langdon condivideva la sua preoccupazione. «Volare o non volare, questo è il problema.»
Il pilota pareva bardato per interpretare un dramma shakespeariano. Aveva un’ampia casacca a larghe bande verticali blu e gialle, come i calzoni a sbuffo e le ghette. Ai piedi portava scarpe nere che parevano pantofole e sulla testa un basco nero di feltro.
«La tradizionale uniforme della Guardia Svizzera» spiegò Langdon. «Disegnata da Michelangelo in persona.» Guardando il pilota che si avvicinava, fece una smorfia. «Una delle sue opere meno riuscite, va detto.» “

Porca. Miseria.
Allora, Dan, facciamoci due chiacchiere, ti va?
Se mi fai un personaggio italiano e per di più cresciuta in un orfanotrofio religioso e adottata da un prete, poi NON puoi farmela perplessa davanti all’uniforme delle Guardie Svizzere, porco di un cane!
E soprattuto, NON ci sta che Vittoria sia stupita davanti all’uniforme e quel concentrato di Americanità di Langdon no. -.-”
La guardia rompe le palle per i pantaloncini di Vittoria e perquisisce Langdon per accertarsi che non abbia armi, cosa che viene fatta passare come il peggior oltraggio che sia mai stato fatto a memoria d’uomo.
Finalmente i due salgono in elicottero e arrivano in Vaticano. Stupiti, vedono piazza S.Pietro piena di gente e di televisioni, chiedono informazioni al pilota e scoprono che quel giorno inizia il Conclave per eleggere il nuovo Papa.
Cosa? Sì, loro non lo sapevano/se ne erano dimenticati.
No, non lo so su che pianeta vivono, ma tanto abbiamo già visto che soggetti sono, no?
Il punto importante è che tutti i vescovi più importanti della cristianità sono praticamente seduti su una bomba a orologeria.

Langond e Vittoria vengono scortati al quartier generale delle Guardie Svizzere, che ignorano perchè i due siano stati chiamati lì dal comandante.
Ci sono altre rimostranze per i pantaloni corti di Vittoria, ovviamente, mentre Langdon ci propina una delle migliori perle di tutto il libro: si trova in Vaticano, sta per incontrare le Guardie Svizzere e ha poche ore prima che tutto quanto si disintegri in un lampo di luce e lui cosa fa?
Fa caso alle “statue di nudi maschili pudicamente coperti con foglie di fico di colore più chiaro rispetto al resto del corpo” e ci rifila una lezioncina sulla Grande Castrazione, per poi concludere con: “Langdon si era chiesto spesso se i falli di pietra erano stati conservati. Forse da qualche parte ce n’era una cassa piena.”

Langdon, tesoro, mai pensato ad un analista? Sono sicura che Christian Grey potrebbe prestarti il suo..

I due vengono ricevuti dal comandante Olivetti, che è impegnatissimo a coordinare delle ricerche in giro per il vaticano. Il comandante mostra loro le riprese di una telecamera nascosta da qualche parte nella città, ovviamente mostra il cilindro di antimateria con il conto alla rovescia della batteria, mancano meno di sei ore, a mezzanotte il Vaticano verrà disintegrato.
Ora, una persona normale penserebbe che il comandante delle Guardie Svizzere – incaricato della sicurezza del Vaticano –  quando trova uno strano congengo proveniente dal CERN con sopra un conto alla rovescia nascosto in Vaticano e una scienziata del CERN agitatissima lo informa della pericolosità del contenuto, un minimo si dovrebbe preoccupare, no?
Dove “un minimo” significa “sguinzagliare immediatamente tutti i suoi uomini alla ricerca del congegno e nel frattempo organizzare un’accidenti di evaquazione. Giusto?
Purtroppo Dan Brown non è d’accordo con noi.
Le guardie non hanno nemmeno iniziato a cercare il cilindro, stanno invece cercando qualcos’altro su cui non forniscono informazioni.
Vi lascio un paio di perle. (I grassetti sono miei)

«Perdoni la scortesia, ma se questa è davvero una crisi, come mai invece che con il suo direttore sono qui a parlare con lei? Che oltretutto ha la sfrontatezza di presentarsi qui conciata in questo modo?»
Langdon sbuffò. Non riusciva a credere che in un’emergenza tanto critica il comandante si mettesse a sindacare sull’abbigliamento. D’altra parte, però, in un luogo dove bastavano dei nudi di pietra a suscitare pensieri  impuri,le gambe scoperte di Vittoria Vetra potevano effettivamente costituire una minaccia per la sicurezza nazionale.

«Straordinario! Una donna in pantaloni corti viene a dirmi che una goccia di un liquido misterioso sta per far saltare in aria la Città del Vaticano e un professore americano mi racconta che stiamo stati presi di mira da una congrega antireligiosa…

«Microspie, signorina. Noi teniamo molto alla discrezione.» Indicandole le gambe, aggiunse: «Al contrario di lei, è evidente».

Mi sa che qui c’è qualcun altro che ha bisogno di un analista…
Comunque, per quanto i due provino a convincere il comandante, raccontandogli anche degli Illuminati e mostrandogli la foto del cadavere di Vetra, Olivetti è più cocciuto di un mulo e li lascia nel suo ufficio per andare a fare un controllo anti-cimici nella Cappella Sistina.

Okay, a questo punto, scusatemi, ma devo interrompere la storia un’altra volta, stavolta per parlare di Google.
Nella versione in lingua originale del romanzo, il nostro Dan pensa di fare una bella cosa infilando nel romanzo alcune frasi in italiano. Così, tanto per far rendere meglio l’ambientazione. Fin qui, sono pienamente d’accordo.
Il problema è che doveva sapergli troppa fatica (modenesismi, perdonatemi) di trovare qualcuno che l’italiano lo sapesse. Così gli americani hanno l’onore di leggersi frasi su frasi tradotte con quello che probabilmente è Google Translate. Vi lascio alcuni esempi reperiti qui, ma basta una qualunque ricerca su Google per trovarle

“Continua cercando!” = “Continua a cercare”
“Probasti il museo?” = “Avete provato nei Musei?”
“spazzare di cappella” = “Controllo anti-cimici nella Cappella”
“Para!”
= ? (Giuro che questo non lo so)

Torniamo alla storia.
Vittoria e Langdon vengono chiusi nell’ufficio del comandante e Vittoria ha l’idea di sfruttare il telefono per chiamare niente meno che il Camerlengo, cioè l’assistente del Papa defunto, colui che in quel momento aveva il potere in Vaticano.
Dopo un po’ di tiramolla e tanti strepiti con il centralinista, la nostra diabolica Sue riesce nell’impresa (non ne dubitavamo) e al povero idiot comandante accorso per fermarla non resta che accompagnarli nell’ufficio del Camerlengo.

Bene, siamo giunti alla fine di questa prima parte, ci vediamo presto con la seconda! 😀

PS.
Per chi se lo stesse chiedendo… siamo a pagina 109 su 416.
u_u

Mina – The Ginger

Un tempo mi piacevano le bambole… poi vennero Moffat e Zafòn.

Emh… salve! Scusatemi, non so se vi ricordate di noi, siamo i due pazzoidi che scrivono post deliranti non richiesti da nessuno.
*Ginger saluta agitando un pennarello*

Nonostante dopo il periodo di stress che ho appena passato la voglia di stroncare qualcosa sia molto elevata, manca però la voglia di leggere un libro schifoso solo per stroncarlo, indi per cui oggi vi beccate il commento ad un libro che non mi è affatto dispiaciuto.
Signori, oggi recensiamo Le luci di settembre, del famoso Carlos Ruiz Zafòn.

La prima cosa da dire è che questo è uno di quei libri che Zafòn ha scritto da giovane e che sono stati pubblicati nella narrativa per ragazzi e sono stati ristampati solo molto più tardi a causa di una disputa legale.
Già da qui si potrebbe fare una riflessione sul fatto che questo romanzo Zafòn l’abbia pubblicato per la prima volta a trent’anni e chiede scusa per le ingenuità “giovanili”, mentre da noi c’è gente che pubblica a quindici anni e non accetta una critica che sia una.
Sorvoliamo, tuttavia, sulla questione per tornare al vero scopo di tutta questa introduzione: Zafòn, come tutti ormai sanno, è famoso per libri come L’ombra del vento e Il gioco dell’angelo, il libro di cui parleremo oggi è invece uno dei suoi primi libri, scritto quindi PRIMA di quelli che gli hanno dato la fama; chi li ha letti giura che gli altri siano molto migliori e via dicendo, io non li ho letti, quindi non sono in grado di valutare Zafòn in generale. Questa recensione è limitata solamente al libro in questione.

Dopo questa introduzione fatta per pararmi il per dovere di cronaca, diamo fuoco alle polveri e lanciamoci nella storia.
Ignoriamo bellamente la quarta di copertina scritta dalla Mondadori, cosa che consiglio di fare per praticamente qualunque libro da loro pubblicato, perchè o ci infilano uno spoiler o scrivono qualcosa che non c’entra un accidente. In questo caso, infatti, sembra far pensare che il libro sia una bellissima storia d’amore con tinte cupe, quando invece è un thriller-dark-gotico con tinte romantiche.
Ci hanno preso in pieno, insomma. -.-”
La storia inizia subito con una lettera scritta in toni malinconici, nostalgici e strappalacrime ad un livello che se, come me,  vi trovate a leggerlo in un momento di depressione il primo quarto di storia è pura agonia.
*Intrusione dell’Alchimista: “Ginger, non gliene frega niente a nessuno dei tuoi problemi emotivi!”*
*SDENG!*
Dicevamo, la storia inizia precisamente così:
“Cara Irene,
le luci di settembre mi hanno insegnato a ricordare i tuoi passi che svanivano nella marea. ”
Il resto della lettera è all’incirca sullo stesso tono, sia a livello “emotivo” sia a livello stilistico. Dov’è il problema? Solo che a scrivere così è il figlio adottivo di un pescatore che è stato educato in casa.
Sì, esatto; è stato educato in casa e scrive meglio di un sacco di diplomati!
*Vocina dal pubblico: “Non che ci voglia molto!!”*
Dopo essere stati sommersi da due pagine di malinconia e depressione, inizia finalmente la storia vera e propria.
Siamo a Parigi ed è il 1937, il marito di Simone Sauvelle è appena morto, lasciandola vedova con un figlio, una figlia e tanti debiti. Già mi sembra di sentire le voci che dicono: “E fin qui, niente di nuovo!”
In effetti anche nelle pagine seguenti la storia non si discosta di molto dallo schema classico: abbiamo la famiglia un tempo benestante che si ritrova prima a stringere la cinghia, poi a vendere la casa trasferendosi in un piccolo appartamento e a vivere dei soldi guadagnati dal lavoro provvisorio della madre e dalla figlia, Irene, che lavora in una sala da ballo di nascosto dalla madre, dove danza con i soldati in cambio di qualche spicciolo.
Come?
Come fa Irene ad andare a ballare con i soldati e a mettere i soldi guadagnati in mezzo ai risparmi di famiglia senza che sua madre lo scopra?
Quante domande che vi fate.
L’occasione fortunata per i Sauvelle arriva quando, tramite un amico, Simone trova lavoro come “governante” a Cravenmoore, la gioiosa villa gotica dell’ex-inventore di giocattoli Lazarus Jann.
Questo Lazarus vive ai confini di un piccolo villaggio di pescatori della Normandia ed è disposto ad offrire alla famigliola una casa sul mare nel suddetto villaggio e a pagare gli studi a Dorian e Irene, i due ragazzi, in cambio Simone si sarebbe occupata di gestire i rifornimenti della villa, di gestire la corrispondenza, di svolgere all’incirca ogni faccenda burocratica possibile e, in quanto ex-insengante di letteratura,  di aiutare Lazarus in alcuni lavori che stava compiendo nella sua biblioteca personale.
Okay, a questo punto propongo una pausa per dare un’occhiata allo scenario e ai personaggi che ci si muovono sopra.
Cravenmoore: Mezza cattedrale, mezza villa signorile, Cravenmoore è un’enorme palazzo gotico che si trova ai margini di un bosco in cui vive Lazarus, adiacente ad esso c’è l’ex-fabbrica di giocattoli in cui l’uomo un tempo lavorava e in cui va ancora, ogni tanto, a costruire automi. È una di quelle ville così enormi da ricordare nelle descrizioni qualcosa delle dimensioni della Reggia di Caserta mischiata con il Duomo di Milano per l’enorme aggiunta di orpelli gotici. Questo per quanto riguarda l’esterno, l’interno, fra corridoi enormi dai soffitti altissimi e scale tortuose a misura di puffo, è pieno zeppo di giocattoli e automi di ogni tipo, da uccelli in legno che volano davvero, al creepy maggiordomo “robotico” che apre la porta passando per i giocattoli che suonano la tromba e altre amenità simili.
Chi vive in quest’enorme spazio labirintico e cupo? Due persone!
Lazarus Jann, inventore, e sua moglie malata. Per cinque giorni a settimana a Cravenmoore insieme alla coppia dorme anche Hannah, giovane ragazza del villaggio che si occupa di fare le pulizie alla villa… sì, una persona sola, per pulire un palazzo gotico, roba che mia madre si venderebbe un rene per trovarla una così che le tiene dietro a casa mentre lei lavora.
Baia Azzurra: il poccolo paesino di pescatori in cui i nostri eroi vanno a vivere. Essenzialmente potremmo chiamarlo il paese del Mulino Bianco che rende perfettamente l’idea del luogo, che sembra uscito da una cartolina, da un libro di fiabe o, meglio ancora, da un presepe costruito in una casa in cui non ci sono bambini piccoli a giocare con le statuine a fare in modo che i pastori vendano le pecore ai locandieri.
(Stralci di vita da casa di Ginger, volume I)
Casa del Capo: La casa sul mare in cui vanno a vivere i nostri eroi. Una specie di cottage sulla spiaggia, con tanto di piccolo molo d’attracco privato, terrazza sul mare e via dicendo, una di quelle cose per cui mia madre vederebbe il rene rimanente, probabilmente, ma se non lo facesse lei lo farei io.
L’isola del faro: Un’isoletta poco al largo di  Baia Azzurra, su cui, appunto, si trova un vecchio faro.  Isolata dalle correnti per tutta la notte, su quest’isola abbandonata si vedono a volte brillare alcuni luci: le Luci di Settembre da cui il titolo. La leggenda vuole che siano l’anima di una fanciulla che, dopo aver abbandonato Baia Azzurra durante una festa in maschera per raggiungere l’isola in tutta fretta, era poi affogata quando la corrente aveva spinto la sua barca contro le rocce, ma di questo parleremo dopo

Parliamo ora dei personaggi!
Irene: una Mary Su  una cara, dolce, bellissima, coraggiosissima, intelligentissima agile ragazza. In poche parole, la prova che anche i bravi scrittori non sempre riescono a sfuggire al Male Supremo.
Dorian: il poveretto nato con la sfiga di essere il fratello di Irene, personaggio che sa da poco e passa il suo tempo a correre su e giù in bici e a disegnare mappe. Tornerà utile alla fine o, per essere più precisi, la sua bicicletta tornerà utile.
Ismael: altro poveretto che ha la sfortuna di innamorarsi di Irene, oltre che di essere anche abbastanza scemo, ma grazie al cielo sa manovrare una barca e ha un buon sangue freddo, quindi torna di certo più utile del fratellino… e comunque sa scrivere meglio di un diplomato, eh?
Hannah: ragazzina pettegola e superficiale, che oltre a fare le pulizie meglio di un’impresa apposita ha anche il ruolo di spargere notizie, indiscrezioni e indizi in un modo che farebbe la gioia di Jessica Fletcher.
Simone: forse l’unico personaggio femminile che mi abbia dato un minimo di soddisfazione, una donna forte anche se un po’ ingenua; abbastanza intelligente da notare un sacco di indizi, ma non abbastanza da connetterli nella teoria giusta (e non la si può biasimare)
Lazarus: il vero protagonista del racconto, o così mi piace pensare; il personaggio migliore di tutti, quello con più prfondità e quello che alla fine lascia davvero il segno, in positivo o in negativo.

La prima parte del romanzo scorre in maniera abbastanza anonima, abbiamo Simone che trova strane lettere nella corrispondenza, Irene e la sua storia d’amore, Ismael e Irene che ritrovano un vecchio diario all’isola del faro… finchè una notte, durante uno di quei temporali da finimondo, Hannah sente una finestra sbattere in un’altra ala di Cravenmoore, quella riservata alla moglie malata e costretta a letto di Lazarus, convinta di averla dimenticata aperta, la ragazza si alza e percorre i vari corridoi cupi e pieni di automi che, al buio, diventano molto creepy; infine arriva in questa’ala solitaria del castello e, seguendo il rumore, entra in una stanza in cui non era mai stata. Una stanza con le pareti ricoperte di ritagli di giornale e arredata come la stanza di un bambino, con il dettagli cruciale che non ci sono giocattoli.
Questo è il punto in cui il romanzo, che finora sembrava sì gotico-dark, ma pur sempre “realistico”, inizia ad assumere tinte fantastiche.
La giovane si sente chiamare,  ma non c’è nessuno a parte lei; ad attirare il suo sguardo è, quindi, una boccetta di vetro trasparente. Quando Hannah la apre dalla boccetta esce un’ombra, non saprei come meglio definirla, che insegue la ragazza per tutta Cravenmoore fino al bosco, dove la uccide.

Questo è il punto del romanzo oltre il quale le cose si fanno molto più frenetiche, molto più dark e molto più interessanti.
per dirla in breve, perchè non voglio rovinare proprio tutto il libro a chi vorrebbe leggerlo, vediamo Irene e Ismael infilarsi a Cravenmoore per indagare sulla morte di Hannah e lì venireinseguiti da un’enorme angelo meccanico deciso a ucciderli; Dorian che nota strane luci nella foresta e l’Ombra che rapisce Simone e la rinchiude a Cravenmoore, dove Lazarus ha il suo bel daffare contro gli automi da lui stesso costruiti.

Basta.
Non vi dico come va a finire, perché questo è un libro che, tutto sommato, giudico molto piacevole da leggere e ho la pessima abitudine di raccontare l’inizio nei dettagli ma non dire nulla sulla fine con i libri così, per vedere se, magari, qualcuno si incuriosisce e li va a leggere.

Considerazioni finali.
I CONTRO
1) Mary Sue, Mary Sue, Mary Sue… ma devi proprio infestare ogni autore, porca miseria?!
2) Gli irritantissimi Hannah e Ismael, troppo stereotipati per vivere.
3) Fantastico e realistico poco bilanciati, hanno l’effetto di lasciare spaesato il lettore che, si aspetta qualcosa di verosimile e si trova ombre e patti col Diavolo e resta perplesso.
4) La lettera iniziale… e anche quella finale.
I PRO
1) Lazarus.
2) Gli automi e l’Angelo che fanno una paura assurda.
3) Le descrizioni.
4) Le scene di azione ben mostrate.
5) Cravenmoore
6) Simone, che, tutto sommato, mi ha fatto una buona impressione.

Questo è quanto, signori, spero di non avervi annoiato troppo, ma consolatevi, presto torneremo con le solite minch spumeggianti e spiritosi come sempre!

Mina – The Ginger

Cose che ti fanno incazzare – In libreria

È giunto il momento di sfogare la rabbia repressa.

01) Cinquanta Sfumature, Cinquanta Sfumature everywhere…
02) Vedere una parete intera dedicata SOLO ai romanzi vampiresco-adolescenziali;
03) Il reparto fantasy che non è più fantasy;
04) Trovare “Mondo Nuovo” di Huxley in mezzo ai Fantasy -.-”
05) Trovare Colfer e Gaiman sullo scaffale per “Ragazzi” (che poi vorrebbe dire per bambini) di fianco ai libri cartonati e alla Bambina della Sesta Luna
06) … e trovare invece Unika in mezzo al Fantasy “per grandi”;
07) Il reparto Fantascienza mischiato al reparto Fantasy;
08) Oppure il reparto Fantascienza che contiene solo Asimov;
(che, per carità, è un mito e merita il posto che ha, ma esistono anche altri autori per chi vuole variare un po’… )
09) Visto che ci siamo, anche il reparto Fantasy con solo Tolkien e Brooks;
10) Classici del calibro di Cime tempestose, pubblicati con la didascalia “I libri preferiti da Bella ed Edward” in copertina;
11) Il seggio vacante che costa 23-24 euro solo perché l’ha scritto la Rowling…
12) … ma direi i prezzi dei libri in generale;
13) La commessa che non toglie il prezzo quando fa i pacchetti per un regalo;
14) La commessa girata male;
15) Il commesso che fa di tutto per farti comprare il più possibile;
16) I commessi Mondadori che dovrebbero spiegarti le caratteristiche del Kobo e invece ne sai più tu che non l’hai mai preso in mano prima;
17) I commessi che ti spingono a chiederti perché lavorino in libreria visto che non conoscono nemmeno i grandi classici;
18) I commessi;
19) I libri di Moccia…
20) … e quelli della Meyer…
21) … e quelli ispirati a quelli della Meyer…
22) … che comunque a ben pensarci sono sempre meglio di quelli che verranno sull’onda delle Cinquanta Sfumature;
(sì, mi incazzo in anticipo, tanto vale mettersi avanti)
23) Le saghe vendute solo in volume unico e l’impossibilità di trovarle in volumi slegati…
24) … se ci sono in volumi slegati c’è sicuramente solo il primo e l’ultimo, con buona pace di quelli in mezzo;
25) I volumi unici che costano dai 24 ai 28 euro;
26) I libri sugli One Direction;
27) Quelli su Justin Bieber;
28) Visto che ci siamo anche quelli che circolavano tempo fa sui Tokio Hotel;
29) La mancanza della copia da sfogliare sulla pila dei libri incellophanati, con la conseguente impossibilità di leggere la trama o il prezzo scritti nei risvolti di copertina;
30)”Dove lo tenete Chricton?”
“Chricton?”
“Sì, quello di Jurassic Park…”
“Aaaaah! No, quello è Spielberg, devi cercare nella sezione DVD”

Si ringraziano tutti quelli che hanno contribuito con i loro sfoghi a questo articolo 🙂

Mina – The Ginger

Le specie dell’habitat letterario: perché leggere senza reagire è come mangiare senza saziarsi!

Un saluto a tutti da Ginger e dall’Alchimista (che non sta assolutamente scrivendo questo post sotto minaccia!), che oggi hanno deciso di tentare una delle loro solite imprese assurde e si sono messi a scrivere questo post a quattro mani; come con i pianisti ciò porta ad unire la bravura dei due, così un post a quattro mani unirà la grande stupidit ironia di entrambi.
Questo post nasce da una piacevolissima discussione semi-semi-semi-letteraria su Facebook, con uno strano soggetto di razza e provenienza non identificate: pensiamo sia un Complottista in borghese, ma non abbiamo prove certe (Mina non solo lo pensa, ma ne è fermamente convinta, perchè solo un Complottista può essere così idiot può avere tale profondità mentale)…
Da cosa nasce questa teoria? Dal fatto che vede qualcosa di segreto e nascosto in OGNI FOTTUTA FRASE di OGNI FOTTUTO LIBRO. Solo che invece degli alieni ci vede valori morali. Gli extraterrestri hanno studiato tattiche di sfinimento in Vaticano? Probabile.

Comunque, sfiancati da questa epica battaglia per convincere il nostro amico che NON C’ERA una morale in Coraline, in Assasinio sull’Orient Express e tantomeno nei libri di Smith, ci siamo chiesti quanta gente legga i libri in quel modo e, da lì, quali altri tipi di lettori ci siano.

Siamo fieri di presentarvi le nostre conclusioni!

*WARNING: NON si forniscono rimborsi per eventuali suicidi dei vostri neuroni!*

Fiondiamoci subito sulle categorie!

Il Cruento: lui vuole solo una cosa: sangue. Sangue. Sangue. Qualche volta tette. Organi. Sbudellamenti. Altre tette. Altro sangue. Personaggi morti che non gli faranno mai né caldo né freddo.
Il suo più grande idolo è probabilmente George Martin, per la sua simpatica attitudine ai propri personaggi, seguito a ruota da Jack lo Squartatore, ma anche Bernard Cornwell non guasta.
A lui non importa quale sia il fine ultimo di una storia, né il suo finale. Vuole solo vedere la gente morire e soffrire e assecondare il suo sadismo. In genere se ne trovano pochi, di lettori così, dato che il lettore Cruento non sa nemmeno di essere un lettore e passa gran parte del suo tempo su videogiochi violenti o in una clinica psichiatrica.
E’ facilmente riconoscibile dagli occhi spiritati e dal sorriso sadico che gli spunta appena intravvede la possibilità di sofferenza per un personaggio e da intercalari tipici come: “Uccidilo!”, “Squartalo!”, “Fallo a pezzi!”, “Un bel colpo di spada e risolvi tutto!” e altre piacevolezze simili.
Per tenerlo lontano, basta nominargli Tolkien, che non solo odia a morte per l’aver fatto risorgere Gandalf e l’aver salvato Faramir, ma si sta anche ancora si chiedendo perché Bilbo non abbia ucciso Gollum. Apprezza solo tre scene: le morti di Boromir, di Re Théoden e di Saruman.

L’Intellettualoide: Il caro amico citato nella premessa. Quello che, in un modo o nell’altro, è impegnato nella filosofeggiante ricerca del significato intriso di ogni frase dell’autore che non manca mai di far notare per ostentare la sua incredibile capacità d’intuito. Generalmente legge poesia e quasi sicuramente amerà il Simbolismo e odierà l’Ermetismo. Se ne avesse l’occasione, stuprerebbe Boudelaire, Manzoni e Wilde.
E’ la classica persona per cui, se l’autore ha scritto “fuorilegge” anziché “ladro”, l’ha fatto sicuramente per sottolineare come egli sia un delinquente solo secondo le nostre leggi, che sono parte della natura umana e quindi parte del nostro soggettivo punto di vista… (delirio di Ginger, non chiedetemi nient… *SDENG!*).
Per lui, anche la frase “Le tende sono polverose” rappresenta l’oziosa e oscura natura del carattere dell’autore, che in verità voleva solo dire che le tende sono polverose. Non leggerà MAI un libro solo per godersi una bella storia, perché per lui il messaggio ideologico dell’autore è fulcro del libro e su questo non ammette obiezioni. Potrebbe trovarvi un significato ideologico anche nei libri del Battello a Vapore e vi spiegherebbe come questo significato è parte integrante della storia e di ciò che scrive l’autore, che magari voleva solo raccontare ai bambini la vita di Valentina; così Coraline diventa l’esaltazione dei Valori Familiari, che sono i Veri Valori, contro il Valore delle Cose che è quello imposto dal consumismo, con buona pace di Gaiman che probabilmente si suiciderebbe a sentire certe cose.
Il suo più grande nemico? George R.R. Martin, che risulta inattaccabile perché i suoi personaggi la moralità non sanno cosa sia e ha la caratteristica di descrivere le cose esattamente come andrebbero nella realtà.
Il posto migliore in cui avvistarlo è il Cafè letterario, in cui passa la maggior parte del suo tempo commentando la filosofia di Twilight.

La Shipper: Solitamente di genere femminile, questo tipo di lettrice è quello che, da quando legge il nome del protagonista, del cattivo, o di uno qualunque dei personaggi principali, passerà tutta la lettura a cercare di indovinare con chi si fidanzeranno, cercando ogni singolo indizio con una pignoleria degna dei professori di italiano che cercano gli errori nei temi. Nel caso in cui le coppie da lei ricercate non si formino, provvede lei, tramite fantasie malate e pensieri che, se espressi del tutto, le costerebbero una denuncia per atti osceni.
Criticare la sua coppia preferita o sostenerne un’altra significa rischiare la morte, colpito senza pietà da valanghe di insulti e dimostrazioni di come la SUA coppia sia quella perfetta, manco stesse parlando del suo matrimonio.
Il territorio di queste lettrici è epf o fanfiction.net per le anglofone, ma vi sconsigliamo di addentrarvici se non volete rischiare la follia per quello che potrete trovare (Ginger ne è la prova).
Esiste una sotto-categoria della Shipper, la Yaoista. Essa può essere trovata soprattutto nei campi di anime e manga ed è contraddistinta dalla sua maniacale ricerca di storie omosessuali, che siano volute dagli autori o no. (Ginger è pronta a giurare che questo genere si è espanso da quando la BBC ha mandato in onda Sherlock e le fangirl hanno visto insieme Benedicht Cumberatch e Martin Freeman, ma è meglio non indagare)
Il modo migliore per combatterle è far notare loro che per quanto le loro fanfiction possano essere scritte bene e popolari (cosa che accade molto di rado), rimarranno fanfiction e la versione ufficiale del libro rimarrà sempre la stessa. A questo punto la Shipper potrebbe aggredirvi oppure deprimersi, dovete solo sperare di essere fortunati.

Abbiamo già detto che non rimborsiamo nemmeno in caso restiate assassinati?

Il Tifoso del Cattivo: Generalmente è un bastardo, o crede di esserlo.
Come dice il nome, questo lettore tifa sempre e spudoratamente per il cattivo, anche se si tratta di un cattivo stupido, cosa che accade frequentemente.
Spesso sostiene il cattivo perché fa più figo, o perché è sempre meglio che tifare per quell’idiota del protagonista, o semplicemente perché la fazione dei cattivi ha personaggi più interessanti ed è facilmente riconoscibile per il modo in cui inneggia a Lord Voldemort, a Sauron e a qualunque personaggio voglia distruggere il mondo; probabilmente da bambino, guardando la Melevisione, tifava per il Barone Grifo Malvento… ma tanto non ammetterà mai di aver guardato la Melevisione, al massimo ti esporrà il suo desiderio di dare fuoco al Fantabosco.
Davanti a lui non dire mai né “Hobbit”, né “Gandalf”, ma soprattutto MAI E POI MAI dire “Expelliarmus“.
Per metterlo in crisi, basta mettergli in mano un libro il cui protagonista non sia un pazzo sanguinario.
E’ sempre esagerato, stronzo a livelli allucinanti senza alcun motivo apparente, convinto sostenitore dei Serpeverde e adoratore di razze “malvage perché sì” quali orchi, goblin, troll e affini. ADORA Drow ed elfi oscuri, ma non Drizzt. Drizzt è un disonore.
Non ha un territorio tipico, visto che i castelli tetri e bui come quelli del suo idolo non sono molto facili da trovare, quindi potrebbe ovunque e mischiarsi a chiunque… Sì, fossi in voi starei in guardia da quell’amico che si è tanto divertito quando la Strega Bianca ha ucciso Aslan o che ha sbroccato di brutto quando ha saputo che Piton era una spia.

Il Polemico: Non importa quanta passione ci metti nel tuo lavoro di scrittore, quanto tempo hai speso a rendere il tuo romanzo accettabile secondo certi parametri, quanto i personaggi e la trama ti possano rispecchiare… Il polemico ha da ridire. Sempre e comunque. Trova errori e sviste ovunque, anche nei ringraziamenti.
I polemici sono quei lettori che non riescono a leggere un romanzo senza indagare ogni singola frase per trovare contraddizioni, errori o critiche varie, come Ginger e l’Alchimista.
(Ebbene sì, ci prendiamo per i fondelli da soli)
Sono una specie più che altro spazzina, salvo rare eccezioni: si fiondano spesso e volentieri sul libro brutto e già massacrato dalla critica del momento, per poterlo fare a brandelli e soddisfare il proprio bisogno di criticare. Quello dei polemici è infatti un vero e proprio bisogno, unito a un certo istinto masochista che spesso viene giustificato con la frase: “volevo vedere se era davvero così brutto come sembrava…”
Di solito scoprono sempre che sì, lo era.
Se, malauguratamente, il libro “brutto” finisce per piacergli, saranno ancora più spietati e cattivi. Spesso amano alla follia autori sconosciuti e saghe con una trentina di anni sulla copertina.
Sono i peggiori nemici delle fangirl, colpevoli, a loro dire, di essere stupide e superficiali e di seguire sempre la moda del momento. I più estremisti, poi, finiscono per litigare anche con i fan di scrittori del calibro di Tolkien, perché potrebbe anche averlo scritto Dante quel libro, ma loro troveranno un errore!
Esiste tuttavia un metodo rapido per liberarsene: basta far notare loro che non sono né recensori né critici preparati e che le loro opinioni sono solo carta straccia.
(Ginger: “Ma come?! Gli stai fornendo l’arma segreta per batterci con un colpo solo?!” )
(Alchimista: “E’ il modo più rapido per conquistarli!”)

ATTENZIONE! Se per caso fate una cosa simile per difendere Cinquanta Sfumature di Grigio e poi venite massacrate dall’evidenza non ci assumiamo responsabilità.

Fangirl: Facilmente riconoscibili dai tipici urli di guerra, che spaziano da “OMG!!!!!!!!” a “<3 ❤ ❤ <3”, le Fangirl sono uno dei tre grandi mali della letteratura.
Sono da considerare una variante mutante delle Shipper, capace di diffondersi con rapidità tanto da infondere altri generi, persino i film e i fumetti. Non dimentichiamoci che la fantasia malata di un Thor passivo in una relazione con Loki è nata dalle Fangirl di The Avengers.
Probabilmente, se i personaggi originali (o gli attori che li recitano) sapessero di certi pensieri, si vedrebbe aumentare drasticamente il numero di morti precoci causate non solo dagli eroi Asgardiani, ma anche da Harry Potter, Draco Malfoy, Hermione Granger, Sherlock Holmes, John Watson… *srotolano un elenco infinito*… e forse persino da Edward Cullen.
Esistono due grandi correnti, quella di “OMMIODDIOOOOOOOOOOO!” e quella di “WHAAAAAAAAAAAAAAAA!”. Tale separazione è dovuta allo Scisma Eldestiano, durante il quale il popolo tutto delle Fangirl ha dovuto decidere se Eragon era più bello da umano o da elfo.
L’unico modo per fermare e soffocare l’istinto naturale di una Fangirl è il tifare sempre e comunque per i personaggi meno importanti: spalle, neutrali e forse anche comparse.
MAI E POI MAI e ripetiamo MAI E POI MAI, dovete criticare il personaggio prediletto di una Fangirl senza prima aver fatto il vaccino antirabbica.

Casual Reader: Una persona aberrante, eretica, a cui bisogna opporsi con tutte le proprie forze. Il Casual Reader, infatti, non legge per passione, né perché è obbligato o perché apprezza un genere. Legge giusto per il gusto di poterlo dire in giro e avere la parvenza da Intellettualoide. È grazie a persone così che libri come le 50 Sfumature o tutta la bibliografia di Vespa diventano bestsellers.
Leggono per moda o per vantarsi, spesso non curandosi nemmeno di cosa abbiano letto in realtà, perché l’importante è dire di averlo letto.
Possono annoverarsi fra i Casual Reader peggiori, le Twilighters che, dopo aver sentito Edward e Bella rompere i discutere con passione di Shakespeare e di Cime Tempestose, hanno deciso che avrebbero letto anche loro Romeo e Giulietta e Emily Bronte.
Solitamente sono quelli che, interrogati su un libro letto, se ne usciranno con affermazioni del tipo: “Eh… l’ho letto molto tempo fa, non ricordo più molto bene…”. Salvo poi rendersi conto di non star facendo la figura voluta e continuare con: “Però era bellissimo, eh? Ma proprio bello bello bello!”.
Ciò ovviamente non significa che dovete diffidare di chi ha la memoria corta: ma se in quella memoria sono rintracciabili solo stralci di libri alquanto discutibili, diffidate.
Diffidate anche di qualcuno che ha una reazione esageratamente sconvolta quando vi sente dire che non avete letto il Grande Classico N°3722, ma appena gli chiedete di cosa parla si ritroverà a borbottare frasi vaghe.
Vi è uno scrittore emblematico per ogni Casual Reader: Fabio Volo… ma anche Zafòn è altamente quotato, solo che noi cerchiamo di preservare Zafòn nel nome dei vecchi tempi, mentre Volo va massacrato a vista.
Una delle caratteristiche principali dei casual reader sono gli aforismi e le citazioni. Infilati ad minchiam in ogni conversazione, messaggio, e-mail o post su Facebook per dimostrare a tutto il mondo la loro cultura… o meglio, sarebbe così se il Casual Reader sapesse usarli a proposito, in realtà ottiene il solo risultato di ammazzare la discussione o di farsi ignorare, perché nessuno ha capito cosa volesse dire.
Verrebbe da pensare che un Casual Reader vada d’amore e d’accordo con un Intellettualoide, vista la propensione per la filosofia. Invece no: gli Intellettualoidi perpetrano una caccia spietata verso i Casual Reader, che vengono perseguitati a centinaia, e a ragione.
(A proposito: Troll o Casual Reader? Dateci la vostra risposta!)
C’è una sola maniera per liberarsi di questa piaga: batterli nel loro stesso campo. Bombardateli di domande e commenti, finché non lo costringerete a sbattere il naso contro la dura verità: non ha capito una mazza di quello che ha letto.

Fanatico: Il terzo grande male, nonché il peggiore di tutti; la morte di qualunque passione, apertura o amore per la letteratura.
Il Fanatico è presente in tre stadi differenti, di solito: il fan, l’appassionato e lo scrittore in erba.
L’avete riconosciuto no? È colui che scopre il libro/saga della sua vita e per lui nulla esiste più nelle librerie al di fuori di quella.
Agli stadi più leggeri si limiterà a ricordarsi di questa sua passione ogni volta che può, per poi passare a dichiarare al mondo come il suo libro prediletto sia “meglio” sotto ogni punto di vista.
Nello stadio finale, il più atroce per chi gli sta attorno, ci si ritrova con qualcuno che ha letto poco e scritto ancora meno, ma che è fermamente convinto di poter comporre un’opera degna di quella del suo Maestro.
Un po’ come le Fangirl, non sopporta che venga toccato il suo idolo, arrivando a difenderlo in tutti i modi, solo che, mentre le prime lo faranno a suon di punti esclamativi, lui vi sommergerà sotto una valanga di frasi forbite, dettagli e citazioni, finchè non capirete più un cazzo della discussione.
Porta avanti vere e proprie crociate nei confronti di chi critica il suo Maestro, nelle discussioni accese è lui stesso un Maestro nel rigirare la frittata: accade sovente che, in mezzo a insulti e maldicenze verso chi ha osato oltraggiare l’amore della sua vita, volino frasi quali “Non c’è bisogno di insultare” e “Se non vi piace non leggete, ignoranti!”.
Vi è, però, una distinzione molto importante da fare fra i fanatici e le fangirl, che, a prima vista, possono risultare simili. Mentre le ultime hanno attacchi di sclero all’incirca per ogni libro che faccia tendenza o che contenga un personaggio figo, i fanatici sono solitamente appassionati di opere di grado più elevato: un classico esempio, infatti, sono i Tolkeniani o anche gli amanti di Narnia.
*Ginger va a prendere la padella rinforzata e si prepara a difendere il blog*
Negli ultimi anni, stanno emergendo tuttavia nuove categorie di fanatici: Eragoniani, Martiniani e Troisiani sono solo la punta dell’iceberg.
Tutte questa categorie, comunque, sono accomunate da una certa chiusura mentale che li porta a disprezzare qualunque cosa non sia stata fatta “come il Maestro comanda”. Per i Tolkeniani gli elfi saranno sempre alti, forti e fighi, così come per i Troisiani ci sarà sempre la protagonista gnocca a salvare la situazione.
Un attaccamento così forte può essere benissimo ignorato, rompimento di maroni a parte se vi tocca ascoltarlo, nei primi due stadi del Fanatico. Il problema arriva quando il Fanatico decide di mettersi a scrivere. In questi casi, la cosa migliore da fare è armarsi di lanciafiamme e distruggere l’opera in formazione appena possibile, perché, in un’epoca in cui le case editrici sono pronte a far passare anche il libro da colorale del Bruco Sam come opera fantasy, un libro scritto da un Fanatico salterà immancabilmente fuori come un plagio.
Fosse solo quello il problema, poi, ci si potrebbe QUASI passare sopra.
Il vero problema sarà lo stile del neo-scrittore e i suoi personaggi… tradotto in termini comuni: Mary Sue come se piovesse e scrittura che è meglio perderla che trovarla.
Vi sono molti modi per combattere i Fanatici.
1) Utilizzando il Contrappasso, come il Sommo Poeta insegna. Loro stressano a morte con la loro passione? Stressali di più con qualcosa di totalmente opposto a ciò che piace a loro! Dopo due o tre volte si saranno stancati di sentir parlare di “quella roba” e vi lasceranno stare;
2) Se si tratta di scrittori in erba, smontate il loro romanzo scopiazzato e distruggeteli moralmente;
3) Tappi per le orecchie e tanta pazienza;
4) Anche una mazza può andare bene;
5) Se non avete una mazza, usate libri di autori ultra-famosi ma con una grande carenza di Fanatici, quali Asimov e King.
(L’edizione integrale di IT si presta particolarmente a tale utilizzo);

Sentimentale: Shhh… silenzio! Non sentite nulla? Un singhiozzare soffocato unito a sospiri melensi?
Ecco, questo è il sentimentale immerso nella lettura.
È la specie più schiva e meno fastidiosa fra tutte. Perché, sostanzialmente, ha un carattere molto chiuso e depresso, accetta spesso quello che gli o le propina l’autore, e se il contenuto non viene gradito si limita a versare lacrime su lacrime. Solitamente si fa trascinare dalle emozioni qualunque cosa legga, fosse anche il famoso foglietto illustrativo dei medicinali.
Un Sentimentale è una creatura furba: evita accuratamente tutte le opere e gli autori che potrebbero farlo soffrire. Primo fra tutti, Martin. La parte della trama che piace di più a un sentimentale è la Love Story, infatti si emozionano, piangono ed esultano come bambini quando questa giunge a compimento (Sì, Ginger parla per esperienza).
Nel caso in cui essa finisca male o non arrivi al compimento, si deprimerà. Dato che questo accade spesso, un Sentimentale spesso è assiduo lettore di fanfiction, ma di quelle scritte bene.
(Intrusione di Ginger: cioè quasi nessuna)
Nel caso in cui non proviate tenerezza per questa mite versione dolce della Shipper, il metodo più semplice per allontanarla è parlare e disquisire di autori poco famosi per i sentimentalismi.
O… *
SPOOOOOOOOOOOOOOOILEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEER!!!!!!!!!!*
ricordarle che Kitty e Nathaniel nella triologia di Stroud non si sono mai baciati.

Yuvie – The Alchemist & Mina- The Ginger