Cose che fanno incazzare – Giochi di Ruolo

Parte I – I personaggi.

1) Personaggi invincibili…
2) … e bellissimi…
3) … e intelligentissimi…
4) … Sì, insomma, Le Mary Sue e i Power player;
5) Personaggi presi da libri, film, ecc… totalmente stravolti a piacere del player…
6) … così poi io trovo in giro cose come un Jack Sparrow gay (non è omofobia, è che proprio non ha senso, dai!)…
7)… o un Peter Parker omofobo che bestemmia…
8)… o delle Hermione che più troie di così ne ho viste poche…
9)… o dei Dottori francamente pervertiti con a seguito delle Rose Tyler che sembravano porno star…
10)… o  degli Sherlock Holmes talmente idioti che anche Winnie The Pooh è più furbo…
11)… e con tutto ciò hanno anche il coraggio di dire che è il LORO personaggio e fanno quello che vogliono. Minchia, sì, il profilo è tuo, ma se usi un personaggio esistente e non inventato da te almeno abbi la decenza di attenerti a quello vero!
12) L’incredibile proliferazione degli Elfi in tutti i GdR Fantasy.
13) Con conseguente assenza di qualunque altra razza.
14) Personaggi che cambiano personalità da un giorno all’altro…
15) … O peggio ancora da un commento all’altro.
16) Personaggi che, invece,  cambiano biografia: del tipo che ieri quando ti sei disconnesso erano Vampiri, oggi accedi e scopri che nel frattempo sono diventati Lupi Mannari.
17) Personaggi in teoria cupi e scostanti che in realtà sono estroversi e spiritosi;
18) Personaggi di ragazzine dolci e innocenti che farebbero vergognare Anastasia Steele;

Parte II – Le role

1) I commenti sgrammaticati.
2) Le abbreviazioni in role;
3) I verbi, maledizione, i verbi!!
4) Sì, anche i congiuntivi sono verbi!
5) E, sì, anche la consecutio temporum è da imparare!
6) Commenti lunghi una facciata intera e pieni di descrizioni lunghissime, sproloqui su cosa il pg ha mangiato a cena e cose simili in cui l’unico contributo rilevante alla trama della role è un “e si avvicinò” alla fine.
7) Ma anche commenti come “ciao! *le sorrise* “;
8) Monologhi epici e melodrammatici ad minchiam..
9) … anche perchè spesso se ne sono altamente fregati di cos’hai scritto e dicono cose che non c’entrano un accidenti;
10) I commenti sgrammaticati (sì, due volte!);
11) Quelle cazzo di abbreviazioni! (Idem);
12) Gente che mescola il parlato *alle azioni*, perchè non mette asterischi o virgolette o altro, con il risultato che per capire cosa sta succedendo ci vogliono secoli di decifratura.
13) Gente così egocentrica che ingora deliberatamente le caratteristiche degli altri personaggi per fare ciò che vuole.
14) Gente che cambia deliberatamente le “condizioni di base” della role, per fare ciò che vuole…
15) … tipo quelli che, data una role ambientata nel primo pomeriggio, scrivono nel loro commento che è quasi mezzanotte perchè vogliono portarsi a letto l’altrui personaggio;

Parte III  – I Player

1) Maniaci travestiti da player;
2) Ninfomani travestite da player (par condicio);
3) Bimbi/e-minchia;
4) Gente che muove IL TUO personaggio nel suo commento;
5) Gente che sembra abbia mangiato tutto il manuale di D&D e poi non è in grado di spiegare in parole semplici e elementari che cavolo è un Gdr
6) Gente che non distingue Real da Role e si incazza per qualcosa successo fra i personaggi.
7) Gente che pretende di ruolare personaggi con passati difficili senza aver la più pallida idea di quello che sta facendo
8) Gente che se usi lo stesso prestavolto ti segnala l’account.
9) Gente che ti segnala l’account se rifiuti di far andare il tuo personaggio a letto con il loro;
10) Gente che se gli stai sulle palle ti segnala l’account.
11) Gente che segnala gli account.
12) Gente che ti chiede una role, ti fa startare e poi ti abbandona a metà senza dirti nulla;
13) Gente che non sa gestire un determinato personaggio ma vuole muoverlo lo stesso perchè è figo… (vedi Parte I)
14) Gente che con la scusa della role (che intanto non va avanti) ti assilla di domande su di te;
15) “Player” che approfittano dell’anonimato fornito dall’accaunt per provarci in chat.
16) Gente che confonde se stesso con il proprio personaggio;
17) Gente che ritiene che le ragazze non dovrebbero muovere personaggi maschili
(in realtà è tutta invidia, perchè spesso sono più affascinanti i loro pg di quelli mossi da chi maschio lo è davvero)

Parte IV – I gruppi GdR

1) GdR sulle Cinquanta Sfumature, che danno libero spazio ai Player di tipo 1, 2 e 3
(anche se ammetto di aver incrociato un Christian Grey pittosto bravo quando il fenomeno non era ancora dilagato… quanto talento sprecato!)
2) GdR sugli One Direction (terrento fertile per tutti i “Player” della peggior specie)
3) e di quelli su Settimo Cielo, ne vogliamo parlare?
4) Facciamo i GdR inutili in generale
5) Admin che chiedono role di prova quando la trama scritta da loro è un insulto all’italiano;
6) Admin (e assistenti) tiranni ed egocentrici che approfittano del proprio ruolo;
7) Gruppi che chiedono role di prova chilometriche privilegiando la quantità alla qualità;
8) Gruppi snob che non danno a chi è alle prime armi la possibilità di imparare;
9) GdR su Harry Potter che ti danno i compiti a casa (!) da consegnare, pena il BAN (Giuro che è vero);

Parte V – L’angolo dell’Admin

1) Gente che si iscrive, non sa cos’è un GdR, ti fa spiegare tutto e o ti ignora o è scema, perchè continua a non capire nulla;
2) Gente che si iscrive e non ruola, ma resta lì a tenere occupato un pg;
3) Gente che ruola come gli gira, ignorando le regole;
4) Gente che ignora il master;
5) Gente che si iscrive e non ti manda i dati del suo pg;
6) Gente che si iscrive solo per fare spam;
7) I Troll;
8) Gente che polemizza su tutto e vuole farti gestire il gruppo come vogliono loro;

Mina – The Ginger
Yuvie – The Alchemist
e tantissimi player, admin e master che hanno condiviso i loro sfoghi
(con mille grazie per la consulenza)

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Il Papato colpisce ancora.

Recensione di Angeli e Demoni, di Dan Brown – PARTE II

Buongiorno.
Dopo aver praticamente costretto l’Alchimista a rimettersi – finalmente –  a lavorare sfruttando biecamente la scusa che dovevo preparare un esame e non avevo tempo…
*schiva una fialetta di acido*
… la vostra Ginger ritorna con la seconda parte della recensione più attesa di tutti i tempi!
*schiva anche i pomodori*
Eddai! Per farmi perdonare l’ho fatta anche bella lunga!
Cosa? Ah… andava bene lo stesso, dite?

In questa puntata: Archivi Vaticani, “quando documentarsi è un optional”, orbite ellittiche  e… “la parte interessante comincia”.

La scorsa puntata ci aveva lasciati con un prete-scienziato trovato morto al CERN con un marchio a fuoco sul petto, antimateria rubata al suddetto scienziato ricomparsa misteriosamente in Vaticano durante il Conclave e Langdon e Victoria giunti sul posto che, dopo aver rotto i coglioni a tutt mosso mari e monti, sono riusciti a farsi ricevere dal Camerlengo.
Viene così introdotto nella trama il personaggio migliore di tutto il libro.

Langdon se lo immaginava gracile, anziano, con l’espressione angelica, appesantito da ricchi paramenti e con la corona del rosario fra le mani. Invece il camerlengo indossava una semplice veste nera e aveva un fisico robusto, sportivo. Prossimo ai  quarant’anni, giovanissimo per gli standard vaticani, era sorprendentemente bello, con folti capelli castani ed enigmatici occhi verdi, che irradiavano una luce che pareva alimentata dai misteri dell’universo. Quando gli fu vicino, Langdon gli lesse nello sguardo una profonda stanchezza, come se fosse reduce dai quindici giorni più difficili della sua vita.
«Carlo Ventresca» si presentò. «Sono il camerlengo.»Parlò in inglese, con accento pressoché perfetto, in tono gentile e modesto.

Okay, ammetto che, come prima impressione, si fiuta già il pericolo del classico Personaggio-Bello-Buono-E-Gentile, ma per ora sospendiamo il giudizio in modo da raggiungere il punto in cui il romanzo si fa interessante.

Tanto per non perdere l’abitudine dalla volta scorsa, la prima cosa che fa il comandante Olivetti appena entrato è scusarsi per “l’abbigliamento della signorina”. Insomma, ci tengono proprio a farci ricordare le belle gambe di Vittoria.
Non contento, dopo che i nostri eroi hanno spiegato al Camerlengo la situazione e questo si è stupito perchè l’antimateria non è ancora stata cercata, il comandante ribatte:

Con tutto il rispetto per la signorina Vetra, la quantità di esplosivo di cui parla è minima e ritengo improbabile che abbia il potenziale distruttivo che lei paventa.

Allora, per la miseria, ammettiamo anche il fatto che io sono cresciuta a pane e fantascienza, quindi appena il mio cervello sente dire “antimateria” mi restituisce immagini di esplosioni di potenza immensa, ma comunque, se io fossi una Guardia Svizzera incaricata della sicurezza vaticana durante un cazzo di conclave e una scienziata del CERN (istituto di ricerca famoso in tutta Europa e per di più svizzero, quindi si suppone che la Guardia in questione sia a conoscenza della sua esistenza, contrariamente ad un americano a caso) venisse a dirmi che lo strano cilindro inquadrato da una telecamera che NON si trova dove dovrebbe essere è pieno di antimateria e che il dannatissimo CONTO ALLA ROVESCIA che c’è sopra indica il tempo che abbiamo prima che l’aggeggio in questione ci uccida tutti io considererei l’idea di dare l’allarme…
Comunque, mentre l’Allegra Compagnia se ne sta nello studio papale a discutere animatamente, una delle guardie con un QI superiore alla media dimostrata finora dai personaggi di tutto il libro contatta Olivetti alla trasmittente: hanno ricevuto una chiamata che segnalava la presenza di una bomba in Vaticano. Il chiamante, pienamente al corrente dei fatti, aveva nominato l’antimateria e addirittura chiesto alle Guardie se avessero già visto la bomba, così, la guardia in questione, ha avuto un’idea assolutamente inconcepibile per dei servizi di sicurezza all’alba dell’anno 2000: ha cercato in Internet!
Il breve sprazzo di buonsenso che si era appena infilato nella trama, viene brutalmente assassinato dalla notizia che colui che aveva chiamato per parlare della bomba è ancora in linea e che, nonostante da dieci minuti stiano provando a rintracciare la chiamata, ci debbano ancora riuscire.
A questo punto il Camerlengo prende in mano la situazione: si fa passare la chiamata e, con un coreograficissimo “In nome di Dio, chi si crede di essere?”, inizia il dialogo con l’assassino della prima puntata.

Nel corso della conversazione telefonica si viene a sapere che:
-Quattro cardinali sono spariti, rapiti dall’assassino, e Olivetti non l’aveva ancora detto al Camerlengo;
-I quattro cardinali in questione erano i più “papabili”;
– Nel 1668 la Chiesa marcò a fuoco quattro Illuminati ed espose i loro cadaveri per le piazze di Roma.
-L’assassino, e con lui gli Illuminati, intende fare lo stesso, uccidendo un cardinale ogni ora a partire dalle otto di sera ed esponendo il cadavere;
– Farà tutto questo all’interno di quattro chiese;
– A mezzanotte il Vaticano verrà distrutto dall’antimateria, non si discute, ha chiamato solo per informarli del piano aggratis;
– L’assassino trova che Vittoria Vetra sia una donna di carattere ed è eccitato da lei e dalla possibilità che, quella sera, potrebbero incontrarsi, “e allora…”
(No, non scherzo, questo pezzo c’è davvero. Mi viene seriamente il dubbio che Dan Brown ci tenga sul serio a rimarcare quanto sia figa la sua creazione e che non sia solo l’impressione idiota di una blogger che odia le Mary Sue)

Cambio di scena.
Siamo nella Cappella Sistina dove il Cardinale Mortati, che deve presiedere al Conclave come Grande Elettore, si sta giustamente chiedendo che cazzo di fine abbiano fatto i quattro cardinali che era più probabile che venissero eletti.

Non poteva crederci: era convinto che non sarebbero mancati al conclave per nessuna ragione al mondo.
Accadeva una sola volta nella vita – e neppure a tutti – di avere la possibilità di salire al soglio pontificio, e, secondo la legge vaticana, per poter essere eletti bisognava partecipare alla votazione.

Emh… ma anche no?
Ora, io ammetto di aver avuto “fortuna”, perchè avendo letto il libro poco dopo l’elezione dell’attuale Papa avevo ancora ricordi freschi del Conclave e, leggendo questa frase, mi è scattato un dubbio che, altrimenti, non sarebbe sorto. Comunque, come una breve ricerca in internet mi ha rivelato: “Qualsiasi maschio battezzato celibe, secondo il diritto canonico, cioè che non ha contratto un matrimonio cattolico, può essere eletto papa (sebbene l’elezione di un non vescovo sia avvenuta raramente) e se non ha ancora ricevuto gli ordini sacri gli vengono subito conferiti e viene consacrato vescovo.
Quanto ci ho messo? Un paio di minuti.
Cortesemente, quindi, Dan Brown, la prossima volta invece di ripeterci per la miliardesima volta che belle gambe ha Vittoria Vetra, potresti impiegare quei due minuti per fare qualcosa di utile come digitare su Google “elezione del papa”?!
Sono pignola, dite?
Bene, proseguiamo

Fra un pontificato e l’altro, il camerlengo era la massima autorità, ma Carlo Ventresca era solo un prete

Non per niente “Camerlengo” è il modo veloce per riferirsi al Cardinale Camerlengo di Santa Romana Chiesa, che, ovviamente, è solo un prete. Giustissimo.
Posso concedermi un “porca puttana”?
Porca puttana! Dan Brown, ma se vuoi scrivere un accidenti di Thriller ambientato in Vaticano durante un conclave, mi fai il fottutissimo favore di INFORMARTI prima, maledizione?!
Anche qui, quanto ci ho messo? Due accidenti di minuti!
Ci ha messo più Dan Brown a scrivere il testo sbagliato che io a scoprire la versione corretta, gli costava tanto controllare prima di sparare minchiate?
Ah, per la cronaca, sono anche abbastanza sicura che il ruolo di Grande Elettore non esista.
Comunque, i cardinali del Concilio si sono accorti della mancanza dei quattro rapiti, ma, ignari della situazione in quanto privi di contatto con l’esterno, decidono per ora di aspettare e avere fede.
La scena si conclude con una descrizione del Giudizio Universale di Michelangelo.

L’opera, alta quindici metri, raffigurava Gesù Cristo nell’atto di dividere i virtuosi dai peccatori. Fra i corpi straziati che ardevano tra le fiamme dell’inferno c’era persino uno dei rivali di Michelangelo, rappresentato con orecchie d’asino.
Guy de Maupassant aveva scritto in un racconto che quell’affresco sembrava la decorazione di un baraccone da fiera dipinta da un carbonaio ignorante.
Il cardinale Mortati era abbastanza d’accordo.

Dan Brown…?
Vaffanculo!

Dopo questa piacevole combo di errori e imprecisioni nel giro di tre facciate, la storia ritorna ai nostri eroi in pieno consiglio di guerra. Il comandante Olivetti suggerisce al Camerlengo di non dire nulla, per ora, e di sigillare comunque il conclave, in quanto la Cappella Sistina era probabilmente il posto più sicuro al momento ed era quindi molto meglio lasciare lì i cardinali e, se si fosse rivelato necessario, procedere in seguito ad un’evaquazione organizzata.
Nel frattempo la guardia svizzera avrebbe provveduto ad interrompere l’erogazione di energia elettrica in varie zone del Vaticano, sperando così di eliminare abbastanza interferenze da individuare il campo magnetico del cilindro di antimateria. Infine, Robert Langdon convince il Camerlengo a dargli il permesso firmato per visitare i segretissimi Archivi Vaticani, sperando così, in un modo che non rivela, di capire dove i quattro carinali rapiti sarebbero stati uccisi.

Cambio di scena e nuovo spiegone in arrivo. Scusatemi, ma così va la faccenda, giuro che fra un po’ la storia riprende e si fa più interessante!
Voce dal pubblico: “Insomma, Rossa, sarà la terza volta che lo ripeti!”
Ginger: “Zitto e vai a lamentarti con Dan Brown!”

Comunque, lungo la strada verso l’Archivio, Langdon ci informa che:
1)I lunghi capelli di Vittoria profumano di mandorla.
2)Ai tempi di Galileo (che, ricordiamo, è uno dei fondatori degli Illuminati di Dan Brown), per incontrarsi senza venire massacrati dalla Chiesa, si riunivano in un covo segretissimo a cui avevano dato il logicissimo nome di “Chiesa dell’Illuminazione”.
3) Questo posto era talmente segreto che, anche con il diffondersi della fama della setta, chiunque giungesse a Roma per unirsi non riusciva a trovarlo.
4) Quindi, per raccogliere nuovi adepti, gli Illuminati avevano messo a punto una specie di caccia al tesoro, basata su indovinelli e simboli che avrebbe dovuto guidare gli Illuminandi (neologismo by Ginger che si è rotta quello che non ha di cercare sinonimi di “aspiranti-Illuminati) in un cammino iniziatico fino a questo covo.
5) Il clero non trovò mai questo cammino, perchè non era a conoscenza della sua esistenza, gli indizi erano infatti nascosti molto bene e abilmente dissimulati in quattro sculture, opere di un artista amico del movimento, lo stesso che aveva creato l’ambigramma della settimana scorsa.
Le sculture in questione sono legate ai quattro elementi.

«Quattro elementi?» disse Vittoria. «Ma se sono più di cento!»
«Non nel XVII secolo» le ricordò Langdon. «Gli antichi  alchimisti credevano che l’universo fosse composto solamente da quattro elementi: Terra, Aria, Fuoco e Acqua.»

Cristo santo, Vittoria, e tu eri quella che ha messo in dubbio la Teoria della Relatività di Einstein osservando il comportamento dei tonni?!
(No, non è una battuta figlia dell’umorismo di merda di Ginger, è scritto veramente)
Mi immagino le risate che si sta facendo Einstein nella tomba.

Detto questo, parliamo un attimo del Cammino dell’Illuminazione, vi va?
*ignora il coro di protesta*
Roma-1630: L’Ordine degli Illuminati sta acquisendo fama e lo scontro con la Chiesa infuria, non per niente quattro scienziati sono stati marchiati a fuoco e i loro cadaveri esposti nelle piazze.
La caccia agli Illuminati è quindi aperta e attiva ed è giusto supporre che il Clero, che, ricordiamo, conteneva alcune fra le persone più colte dell’epoca, sia in piena ricerca e prontissimo a braccare chiunque ne faccia parte.
A questo punto, qualcuno mi fa il sacrosanto favore di spiegarmi come cazzo fanno gli Illuminandi ad informarsi sull’esistenza di questo fantomatico Cammino? Insomma, non è che possa scendere in piazza a chiedere informazioni ai passanti…

*Breve visione in diretta esclusiva dalla mente malata di Ginger*
Un figuro cammuffato si aggira per Roma tutto intabarrato per non farsi riconoscere, al di sotto del mantello è visibile una casacca con sopra ricamato il motto: “Eppur si muove!”
Figuro cammuffato: “Mi scusi! Per la Chiesa dell’Illuminazione?”
Vecchia comare: “Oh, un altro Illuminando? Dritto per di là e poi la seconda a destra, caro!”

Tremate, perchè ho un’altra domanda!
All’epoca il simbolismo era vivo, vegeto e godeva di ottima salute. Tanto per capirci, tutti quei riferimenti che la prof di arte si affannava a spiegarvi nei quadri dell’epoca mentre voi la guardavate chiedendovi cos’avesse fumato (nel caso migliore) o cosa vi sareste fumati voi quella sera (nel caso peggiore), erano, all’epoca, perfettamente intuibili e conosciuti, ergo nascondere il simbolo degli Illuminati a Roma era intelligente più o meno quanto lo sarebbe stato provare a nascondere la falce e il martello nella Germania nazista, non so se rendo l’idea…
Quindi: ripetetemi di nuovo come hanno fatto a nascondere simboli e statue in piena Roma senza che nessuno si accorgesse o che la voce trapelasse alla Chiesa?

*Seconda visione in diretta esclusiva*
Curato1 e Curato2 passeggiano per Roma mentre vanno a predicare, fare benedizioni, a trovare Suor Genoveffa o qualunque altra cosa facessero i curati nel Milleseicento.
Passano davanti ad una statua su cui fa capolino il logo del MC Donald.
Curato1: “Cosa ci fa quel simbolo del diavolo su una statua della Città Santa?”
Curato2: “Oh, è solo il Cammino degli Illuminati… ”
Curato1: “E noi lo ignoriamo?”
Curato2: “Certo, Dan Brown ha deciso così!”
Curato1: “E noi gli diamo retta?”
Curato2: “Ovvio! Altrimenti quello è capace di passare direttamente al Simbolo Perduto saltando gli altri due libri che almeno sono carini!”
Curato1: “Signore, proteggici da questa sorte!” *si fa il segno della croce*

Insomma, per chi si fosse perso fra le mie visioni da disagiata mentale, Langdon vuole ritrovare questi quattro Altari della scienza, in cui ritiene che verranno sacrificati i quattro cardinali.
Per trovare il primo Altare occorre decifrare un “segno” che si trova in un manoscritto di Galileo, il Diagramma delle verità, la cui unica copia esistente è conservata negli Archivi.
Chiaramente, visto che i documenti antichi non sono uno scherzo, i nostri eroi – dopo aver affrontato la non scontata impresa di trovare la sezione dedicata a Galileo – si trovano chiusi in un compartimento stagno, illuminato da luce a infrarossi e con l’atmosfera talmente controllata che l’aria è rarefatta al punto da far girar la testa e, visto che il meccanismo di riossigenazione è disattivato in assenza del cardinale che si occupa degli Archivi, rimarranno senz’aria nel giro di venti minuti.
Una goduria, insomma

«Eliocentrismo» lesse Vittoria , traducendogli poi il titolo sulla prima pagina. Quindi scorse il testo. «Mi sembra di capire che Galileo abbandona definitivamente il modello geocentrico. Ma è scritto in italiano antico, per cui non garantisco la traduzione.»

Tre righe e mezzo, signora Mondadori e signor Dan Brown.
TRE CAZZO DI RIGHE E MEZZO e mi avete fatto salire la pressione a livelli tali che quelli dell’AVIS vi ringrazierebbero in ginocchio considerando che ogni volta che devo donare ci vuole una trafila infinita per alzarmela fino al minimo sindacabile.
1) ‘sti accidenti di congiuntivi li vogliamo imparare, porca miseria ladra?!
Guardate, io non ho nemmeno voglia di vedere chi sia stato a tradurre, ma seriamente, visto che ormai in ogni libro ci sono 3 o 4 congiuntivi cannati, li vogliamo imparare?
2) “È scritto in italiano antico, non garantisco la traduzione”. Allora, signor Brown, io lo so che per lei documentarsi è un optional, ma le giuro che non le sarebbe servito molto tempo a scoprire che, per quanto l’italiano antico possa essere abbastanza diverso dall’italiano corrente, è comunque abbastanza comprensibile da far sì che si capisca di cosa parli il testo. O almeno, una che lavora al CERN e confuta la Teoria di Einstein dovrebbe riuscirci.
E comunque…
3) Galileo non scriveva in latino?
So per certo che il Sidereus Nuncius è stato scritto in latino, visto che ne ho dovuto tradurre un pezzo in terza liceo, ma visto che non posso garantire sugli altri e che comunque il Diagramma l’ha inventato Dan Brown riprendo fiato e ci passo sopra.

Aiutandosi con la spatola, voltò pagina. […]
«Non ci sono formule matematiche» disse Vittoria. «Parla di movimenti retrogradi, orbite ellittiche o qualcosa del genere.»
«Orbite ellittiche .» Langdon ricordò che i guai di Galileo con la Chiesa erano cominciati quando aveva annunciato che le orbite dei pianeti erano ellittiche.


……
Dottore, dammi pazienza.
Orbite ellittiche?! ORBITE ELLITTICHE, Cristo santissimo?!
È stato Keplero a introdurre per primo le orbite ellittiche, per la miseria! Lo insegnano alle medie!!
Io giuro che, prima o poi, mi procurerò un’arma condundente (leggi: “padella”) su cui farò incidere a grandi caratteri “DOCUMENTARSI” e poi andrò a trovare tutti gli scrittori che mi infilano sfondoni del genere e gli farò fare una conoscenza ravvicinata della mia nuova proprietà, e poi…

*Ci scusiamo per l’interruzione, Ginger è appena stata sottoposta ad una dose massiccia di tranquillanti per evitare che commettesse qualche sciocchezza più di quelle che commette di solito.
La recensione riprenderà non appena avrà finito di dialogare sulla Grande Domanda sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto con un vaso di petunie*

Domanda dal pubblico: “Ginger, ma perchè ti scagli così tanto su ogni minuzia? Capisco che siano errori, ma anche tu li stai cercando tutti col radar…”
Risposta: No, non li sto cercando col radar. Li ho notati tutti leggendo e, se li ho notati io, può notarli chiunque abbia una cultura generale a livello della mia, che non è poi altissima. E inoltre… ricordate la nota dell’autore che ho citato all’inizio della prima puntata e che sembrava inutile?
Ecco perché mi incazzo così.

Comunque, i nostri eroi sfogliano tutto il libro, ma non trovando traccia del segno, si dividono le pagine e ricominciano da capo. Tutto questo ve lo racconto perchè Vittoria coglie di nuovo l’occasione per dimostrare che razza di geniaccio sia:

Vittoria sollevò il primo foglio con le mani
«La spatola!» la sgridò Langdon porgendogliene una. «Usa questa»
«Ho già i guanti…» protestò lei. «Che danno potrei mai fare?»

Ricordiamo al gentile pubblico che lei sarebbe una scienziata.

Vittoria, infine, trova sul bordo  di una pagina un verso in inglese, controllando con Langdon si accorgono che i versi sono quattro, uno per lato. Dato che la mancanza di ossigeno si fa sentire, probabilmente sono arrivati al livello del bus numero 7 alle otto di mattina, Langdon vorrebbe copiarsi i versi per poi ragionarci fuori, ma Vittoria è di diverso parere:

«Scordatelo, professore. Non abbiamo tempo di giocare agli amanuensi. Il tempo passa.» Gli prese il foglio dalle mani e si
diresse verso la porta.
Langdon si scandalizzò. «Non puoi portarlo fuori di qui! È un…»
Ma Vittoria era già scomparsa.

… Lei è una scienziata. L’ho già ricordato?

Mentre Vittoria è impegnata a distruggere l’ultima copia esistente di un antico testo Galieliano, l’assassino è in piena attività. Infatti contatta un’inviato della BBC che era a Roma per assistere al conclave e gli comunica di avere per lui quello che potrebbe essere lo scoop della sua vita, e, visto che la Legge di Murphy non fallisce mai, becca anche il giornalista più cazzone che io abbia mai trovato su un libro, nonchè quello pronto a seguire qualsiasi segnalazione pur di far notizia, venisse anche dal chihuahua del barbiere del centralinista di Radio Maria.
Il Carmelengo, invece, sta andando a sigillare il conclave e lungo la strada sfrutta un flashback per raccontarci di come, da bravo figlio di una donna religiosissima di nome – guarda caso –  Maria, avesse sempre saputo, fin da bambino, di voler dedicare la sua vita a Dio. Proposito che venne confermato quando sua madre morì in un attentato che fece saltare in aria la chiesa in cui si trovavano al momento; l’unico sopravvissuto fu proprio il piccolo Carlo Ventresca. In ospedale ricevette la visita di un curato (di cui al momento non ricordo il grado) che gli offrì la possibilità di vivere e studiare in seminario, per poi scegliere quale strada seguire. Finiti gli studi, Carlo Ventresca scelse, prima di prendere i voti, di fare per qualche anno il servizio militare, dove imparò a guidare l’elicottero, per poi tornare in seminario, prendere i voti e affiancare il curato che l’aveva accolto, finchè questi era diventato Papa e lui Camerlengo.
Perchè ve lo racconto? Lo scoprirete più avanti.

D’ora in poi, pur seguendo la trama, cercherò di non entrare troppo nel dettaglio, perchè il libro inizia a farsi più movimentato e coinvolgente e, tutto sommato, mi dispiacerebbe togliere qualunque tipo di interesse ad un eventuale lettoreche avesse deciso di prendere mano al libro, perchè, è bene ricordarlo, nonostante Dan Brwon mi faccia incazzare come una iena per le castronerie che scrive, sa anche come fare a coinvolgere il lettore quando vuole (Nel Simbolo Perduto non voleva),  quindi vi giuro che, incazzatura a parte, Angeli e Demoni è un libro che, mentre lo leggi, sa come prenderti… il problema viene quando lo chiudi e ci pensi su.

I versi recitano:

From Santi’s earthly tomb with demon’s hole,
‘Cross Rome the mystic elements unfold
The path of light is laid, the sacred test,
Let angels guide you on your lofty quest.

Dalla tomba terrena di Santi con il buco del demonio,
Attraverso Roma si snodano gli elementi mistici,
La via della luce è segnata, la prova sacra,
Lascia che gli angeli ti guidino nella tua nobile ricerca.

Appena letti, Langdon conclude che il primo Altare deve essere il Pantheon.
Essenzialmente la tomba terrena di Santi sarebbe la tomba di Raffaello Sanzio, che, a quanto pare, è sepolto lì; la tomba è terrena perchè il Pantheon era originariamente dedicato al culto della Madre Terra e il “buco del demonio” sarebbe l’oculo che si trova sul soffitto del Pantheon.
Vengono allertate le guardie svizzere,  vengono schierate quattro macchine e arrivano al Pantheon a un quarto alle otto. Vittoria e Langdon vengono mandati dentro per dare un’occhiata in giro, armati di pistola accuratamente nascosta nella giacca del professore e con il compito di telefonare a Olivetti che li aspettava fuori in caso notassero qualcosa di strano.
Cosa notano? Notano che Raffaello fu sepolto al Pantheon solo nel 1759, più di un secolo dopo la pubblicazione del Diagramma, avvenuta nel 1639. Ergo, sono di guardia al posto sbagliato.
Con l’aiuto di una guida turistica concludono che il posto giusto è la Cappella Chigi, progettata da Raffaello, a Santa Maria del Popolo.

«Il primo Altare della Scienza si trova nella Cappella Chigi!»
«Dove?» Il comandante della Guardia Svizzera sembrava arrabbiato.

Ma va?! -.-”
Ora… chi glielo dice a Langdon a Dan Brown che nel 1639 non c’era nemmeno la Cappella Chigi?

Dopo una corsa spericolata, arrivano a Santa Maria del Popolo.
La chiesa in cui si trova la cappella è chiusa per ristrutturazione, la porta principale è sbarrata, ma Vittoria e Langdon trovano una porta secondaria che è stata forzata.
Come un assassino abbia potuto forzare la porta di una chiesa in piena piazza e in pieno giorno e per di più con un cardinale prigioniero al seguito risulta ignoto pure a me.
In piena tradizione americana, i due entrano senza aspettare le Guardie Svizzere, che nel frattempo non si sa dove siano finite, considerando la competenza dimostrata finora, sicuramente sono sedute sui gradini della chiesa a consultare una cartina per trovarla.
All’interno della chiesa non si muove nulla, anche la cappella è buia e silenziosa, ma dal pavimento è stata rimossa una lastra decorata che dà su una cripta, il buco del diavolo di cui parla la poesia; Langdon, manco a dirlo, si cala nella cripta e là dentro trova il cardinale.
È nudo, sepolto nella terra fino alla vita ed è morto: soffocato da una manciata di terra che gli è stata ficcata in gola.
Sul petto spicca un marchio a fuoco; un altro ambigramma magnifico.

earth

Il cadavere viene rimosso e caricato nelle auto delle Guardie Svizzere con tutta la discrezione possibile, ma non abbastanza da impedire che la coppia di giornalisti allertata dall’assassino riesca a girare un breve filmato di nascosto.
Nel frattempo Vittoria scopre che il famoso artista degli Illuminati, colui che ha disseminato il simbolo del Mc-Don i simboli degli elementi per tutta Roma, non è altri che… Gian Lorenzo Bernini! E scusate se è poco

Visto il fiasco della prima volta, Langdon e Vittoria si mettono alla ricerca del secondo altare, il loro punto di partenza è una statua che il Bernini ha pensato bene di collocare nella cappella: Abacuc e l’angelo.
Direi che questa volta l’indizio è a prova di idiota, forse Bernini voleva essere sicuro.
Langdon lascia che il dito puntato dell’angelo (meno male che non era il medio) lo guidi nella sua nobile ricerca, esce dalla chiesa e si volta verso sudovest, la direzione indicata.
Dopo aver scalato le impalcature fino al rosone per vedere meglio, gli è subito chiaro che la prossima tappa è….

Lo scoprirete nella prossima puntata perchè questo post ha raggiunto lunghezze tali da vedere il punto in cui le rette parallele si incontrano.

No! Mettete giù quelle spranghe! Lo so che vi ho rotto i coglioni fino ad adesso e non posso smettere ora che, finalmente, succedeva qualcosa, ma non mi farete cambiare idea! Buoni!!
*Passa l’Alchimista in tenuta di guerra a chiudere il post prima che degeneri*

A presto!

Mina – The Ginger

“Splendido” (Cit.)

Breve comunicazione di servizio e sproloquio immane sugli emergenti del fantasy!

Ehm, okay.
Per motivi che non starò a ripetere, ma che si riassumono largamente nella parola “scuola”, in questo periodo non sono molto presente. Anzi, è praticamente come se mi avessero preso e schiaffato nell’universo del Ciclo dei Robot e io sia troppo felice per tornare indietro e pensare ai miei sedici followers!
*Quindici!*
Zitta, Rossa!
Dunque, la comunicazione di servizio consiste, principalmente nel: ho quasi esaurito i libri squallidi. Sono al lavoro su tre recensioni di libri penosi (chi segue la pagina su Facebook, ossia Ulisse, saprà che uno di questi è Il Dilemma di Drizzt; gli altri sono top secret)
[E scusatemi il bruttissimo gioco di parole]
Questo, comunque, non è assolutamente (noooooo) una scusa per dire che mancherò ancora! Ho già stilato una lista di argomenti fantasyosi che non siano necessariamente recensioni, e inoltre queste ultime non si fermeranno affatto, perché sempre Ulisse saprà che ho iniziato a stilare un’estremamente pericolosa Guida Galattica alle Fanfiction, che sarà a puntate.
Quindi, no, non vi siete ancora liberati di me!

Comunque, e questa è una nota che ho aggiunto successivamente, oggi, 12 Giugno, HO FINITO LA SCUOLAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!
Quindi, ripeto, non vi siete liberati di me, e vi annuncio che con l’estate sono abbastanza sicuro di riuscire a postare con una certa regolarità!
Ultime parole famose? Può darsi.
Ora, sotto le ispiratrici note di Paranoid Android, via con l’articolo vero e proprio.

Vi sarà certamente capitato, un giorno o l’altro, di addentrarvi nel reparto fantasy della vostra libreria di fiducia. Se, come me, la vostra libreria non ha un reparto fantasy ma un semplice scaffale, oppure semplicemente non avete una libreria di fiducia, non fatevi prendere dal panico: non sapete a cosa potreste andare incontro.
Perché? Se, sempre come me, siete degli incorreggibili, schizzinosi, irascibili individui che si dilettano a scrivere fantasy, i risultati potrebbero essere spiacevoli.
Potreste venire presi da un arresto cardiaco, e fare sì che la libreria che ospita gli abomini che avete visto si assuma le responsabilità e venga chiusa;
Potreste iniziare a imprecare e imprecare e imprecare, e verreste buttati fuori;
Potreste semplicemente uscire e gettare una maledizione su quel luogo.
Se vi interessa, io, a giro, compio tutte e tre le azioni. Poi ci si domanda dell’ignoranza del Sud, eh? Siamo stati io e i miei antenati, che a furia di arresti cardiaci abbiamo fatto chiudere tutte le librerie sulla piazza. Sentito, Lega? Pigliatela con me!

C’è da dire che io me le cerco. Tendo a comprare spesso libri di autori esordienti o comunque che non ho mai sentito prima. Ogni volta che compro un libro io, è un salto nel vuoto; la cosa potrebbe benissimo diventare controproducente, perché se malauguratamente dovessi comprare uno dei libri che verranno sull’onda delle Cinquanta Sfumature (previsti già dalla Rossa), il salto nel vuoto non sarà solo figurato, e lo stesso vale per qualsiasi paranormal romance, fantasy adolescenziale, Troisi’s fan, eccetera, eccetera. Questa politica del suicidio l’ho messa da parte, per adesso, perché sto leggendo principalmente Asimov, Adams e Coelho, e nel momento in cui posterò una loro recensione negativa qui dovrete seriamente pensare che il vostro Alchimista si sia buttato dalla finestra dopo aver comprato un qualunque plagio di pessima saga fantasy e che chi ha ereditato il computer abbia scoperto la password del suo account su WordPress.
In ogni caso, negli ultimi tempi il fantasy è un genere parecchio inflazionato. Ora, io non dico che sia dovuto al fatto che un sacco di gente prova a scrivere fantasy e fallisce miseramente, anche perché sono il primo che tenta di tirare fuori qualcosa di originale e non ce la fa, però converremo tutti sul fatto che è una delle ragioni principali.
L’altro motivo principale si riassume nella Teoria dell’Ilare Sogno: il Sogno è quello dell’esordiente convinto di sbancare con il proprio romanzo, l’Ilare è l’editore mentre gli viene esposto il Sogno.
In base al genere, la Teoria dell’Ilare Sogno può assumere vari nomi e connotazioni.
Nel caso del fantasy “tengo gnocca” italiano, diventerà la Teoria del Sociopatico Sogno; in quello dell’urban moderno, Teoria dello Stupido Sogno; nel caso del fantascientifico, Teoria del Sogno dell’Asimov Indemoniato.
Non volete davvero sapere come si chiama la Teoria che comprende le Cinquanta Sfumature. Ora che conosciamo i motivi di ciò che mi ha spinto a scrivere questo articolo, iniziamo con l’introduzione dell’argomento vero e proprio.
Okay, so che spezzerò qualche cuore. E che forse qualcuno spezzerà le mie gambe. Ma, per il bene del fantasy, dell’editoria, del blog e del mondo intero, io continuerò a scrivere!
Tu! Autore esordiente che mi leggi! Aspetta lì, vado a prendere la scopiazzat… IL COPIONE! IL COPIONE!
***
Eh-ehm.
Io sono il blogger Alchimista, vostro recensore di fiducia; d’ora in poi, ogni cosa che dirò corrisponderà a pura verità, tutto chiaro, “originalissimi” scrittori?! Da oggi, voi siete uno sputo d’inchiostro! La più bassa forma di scrittura che ci sia sul globo! Non siete nemmeno fottuti esseri umani, sarete solo una massa informe di materia organica vegetale comunemente detta plagio! Tutto chiaro, “originalissimi” scrittori?!
***
Forse sto esagerando.
Ma vedete, io me la piglio a cuore, in certe cose. A cuore, NEL cuore, dritto nell’aorta… Non importa, davvero. Nel giorno in cui morirò davvero d’infarto, verrò a perseguitarvi infestando le pagine della vostra copia di Twilight, o di Tre Metri Sopra al Cielo, o di qualunque altro libro brutto abbiate in casa, tranne le Cinquanta Sfumature. Anche gli spettri vendicativi hanno limiti e buon gusto.
In ogni caso, questo documento non intende assolutamente dirvi come dovete scrivere fantasy; non sono mica così saputello. Questo documento esporrà solo la classificazione zoologica delle belv… Ehm, autori. Si tratterà di qualcosa di utile, spero, dato che al giorno d’oggi c’è un sacco di pubblicità ingannevole!
D’altronde, quante volte vi è capitato di leggere, sul retro delle copertine, lodi incessanti sul romanzo in questione, provenienti anche da fonti di tutto rispetto?
“Incomparabile” – New York Times.
“Spettacolare” – The Sun.
“Splendido” – Associazione Agricoltori Uniti dello Zambia.
“Pieno di passione e sentimento” – Redazione Giornalino Scuola Media San Silvio Beatificato di Arcore.
“Mi ha stregato” – Marion Zimmer Bradley.
E tu: «Ma la Bradley è morta nel ’99!»
Ma il commesso è già fuggito coi soldi.

Diciamocelo: si gioca molto sul momento. È ben difficile trovare due romanzi dello stesso autore – “stella nascente”, oppure è ancora più difficile trovarne due belli. Ma è anche vero che si tratta di una nota positiva, in un’epoca in cui tutti si improvvisano scrittori, da Del Piero a Sasha Grey, passando per decine di persone che si gettano nella scrittura. Insomma, in ogni caso si tratterà di palle.

OKAY, YUVIE, BASTA CON LE FOTTUTE BATTUTE SQUALLIDE!

Ordunque. Per comprendere bene quello che passa nella mente malata dell’esordiente fantasy, dobbiamo analizzare il “bagaglio culturale” dell’individuo, i suoi gusti letterari, insomma. In un genere eterogeneo come il fantasy vi dovrebbe essere un’ampia scelta di autori da cui trarre ispirazione, ma, a quanto pare, non è così. Incontro sempre più emergenti che si rifanno quasi esclusivamente a Lui. Al Nemico Assoluto.
Tolkien.

Okay, chiariamo.
Io ho letto parecchi libri di Tolkien, e pur non potendolo annoverare tra i miei autori preferiti, lo rispetto in quanto “fondatore” del genere, anche se in fondo in fondo di fondatore non si tratta, dato che le origini del fantasy vero e proprio sono riconducibili a molto prima di lui. Trovo che sia di una pesantezza immane, considerando anche il fatto che era un medievalista, ma non lo odio e, a differenza di parecchie persone, non lo considero un dio sceso in terra. Non più, almeno…
Tolkien di là, Tolkien di qua, Tolkien su, Tolkien giù, a destra, a sinistra, in basso, in alto, angolato, a novan… NO! SCHERZAVO!
Insomma, fatto sta che il capillare (e, secondo molti punti di vista, giusto) successo di Tolkien ha influenzato molto autori, e questo è un bene. Finché si tratta di influenzare.
Tralasciando i casi di plagi veri e propri, dato che sono eclatanti e molto isolati… Avete mai fatto caso a come si struttura normalmente il fantasy? Una comitiva di disadattati, un compito da svolgere, una guida morale, magia, qualche volta una guerra… Qualcuno le chiama “caratteristiche”, altri “cliché”… Io non pendo da nessuna delle due parti della bilancia, mi limito a citare il caro Frank Zappa:
“Senza deviazione dalla norma, il progresso non è possibile”
E comunque, la cosa che non perdonerò mai a Tolkien sono gli elfi. Ma questa è un’altra storia.

Non pensiate, comunque, che la lista si fermi qui. Si stanno via via affermando varie correnti di autori emergenti, che spaziano dai Martiniani ai Troisiani, passando per Paoliniani, Steampunkosi, Sapkowskiesi e via dicendo.
Non cito Brooks perché è come citare Tolkien.
(Vi ho buttato l’osso, mastini polemici, venite a prenderlo! MWAHAHAHAHAHAH!)
E non cito la Rosso perché… perché no.
Aaaaanyway, facciamo qualche semplice distinzione.

Troisiana= Autrice (pochissime volte autore) estremamente diffusa in tutto il mondo, anche se con nomi diversi; che dire, sangue, botte e tette sono un trinomio perfetto. Ma, si sa, Italians do it better, e quindi alla Mary Sue classica si aggiungono dosi ancora più massicce di seghe mentali e diversi cliché e indecisioni amorose, il tutto contornato da una forte, fortissima dose di “momenti WTF” e situazioni paradossali.
Martiniano = Stronzo.
Paoliniano = LUKELUKELUKELUKELUKELATOOSCUROLATOOSCUROLATOOSCUROFORZAFORZAFORZA

… Lo so di meritarmi tutte le vangate di questo mondo. Lo so.

Direte voi: “Ma tra ispirarsi e copiare c’è differenza!”. Ebbene, la differenza è labile. E, in ogni caso, voi vorreste leggere soltanto megacitazioni a opere che avete già letto prima? Quando, oltretutto, spesse volte le citazioni sono fatte male?
(Esatto, Paolini, non ti ho perdonato per aver citato Doctor Who)
E… Per il “copiare”… Per quello arriverà un articolo a parte… Prima o poi… E lì citerò fortemente qualcuno.
VERO, EH, VERO, RAZZA DI MALEDETTO PICCOLO…
(*Provvidenziale padellata a difesa della privacy, del buon gusto e della politica anti-spoiler*)

Passiamo, infine, ai metodi di pubblicazione. Una parola: e-book. Il che, vista l’idea che il lettore medio ha degli e-reader, può essere considerata una specie di gigantesca presa per il culo della casa editrice oppure un’azione benefica verso i lettore. Sono più propenso per la prima. Quelle poche volte in cui è possibile trovare qualche nome sconosciuto tra gli scaffali di una libreria, verrà quasi naturale giudicare il libro dalla copertina e urlare varie esclamazioni. La più gettonata è: “BIMBOMINKIAAAAAAA”, data la prolifera industria della Paranormal Romance, questi tempi. Tutto questo prima, ovviamente, di avere un arresto cardiaco.
Emergenti, sentitemi: per le idee originali, non basta poi molto. Usate i Pink Floyd. Potreste diventare dei genii oppure potreste avere degli incubi che vi spingeranno al suicidio ed eviteranno che pubblichiate. Oppure, se non volete il suicidio, provate a sforzarvi un po’ di più, a partire dai nomi. Invece di riciclarli, battete un pugno sulla tastiera e prima o poi ne uscirà uno bello e originale. E, per l’amor del cielo, BASTA STREGONI!

Yuvie – The Alchemist

Il Lato Oscuro si può trovare anche in posti inaspettati

Recensione di Angeli e Demoni, di Dan Brown – PARTE I

Ebbene sì, avete letto bene, Parte UNO!
Prevedendo, infatti, che questa recensione sarebbe venuta molto lunga, ho deciso di prendere spunto dalle nostre case editrici e di dividerla in (almeno) due parti, così possiamo fare le cose con più calma, spiegare meglio e gustarci tutto di più.
Non siete contenti?
Ehi, no! Buoni! Via quei pomodori, insomma!

Domanda dal pubblico:
– Ma perchè dedicare una recensione così lunga da essere divisa in due parti a Dan Brown quando hai avuto bisogno di una puntata sola per uno schifo come Cinquanta Sfumature? Non ti starai accanendo?
Risposta:
Perché Dan Brown si presta bene a questo tipo di cose! La James ha scritto un libro schifoso, ma le cretinate che ci ha messo erano più o meno sempre quelle, quindi dette una volta si aveva già finito per tutto il libro; Dan Brown invece offre una tale varietà di spunti che sarebbe un peccato sprecarli perché non c’è abbastanza posto…
… e poi mi sto accanendo, sì. Dan Brown mi ispira antipatia.

E con questo, fuoco alle polveri e iniziamo subito col romanzo!
In questa puntata: roba ultra-tecnologica, “CERN, chi era costui?”, Mary Sue, antimateria, Guardie maschiliste e Google Translate!
Dopo una breve introduzione informativa sull’antimateria, Angeli e Demoni inizia con una nota dell’autore che ci informa che tutte le tombe, le opere d’arte, i passaggi sotterranei e i monumenti di Roma che verranno citati sono reali (compresa la loro ubicazione) e così o è la setta degli Illuminati. Al momento non ce ne frega nulal di tutto ciò, ma teniamolo a mente, perchè tirerò fuori questa nota più avanti.

Arriviamo così alla storia vera e propria, che inizia con uno scienziato alle prese con una figura misteriosa che lo sta torturando.
Cambio di scena e troviamo Robert Langdon, docente di iconologia religiosa ad Harvard, che viene svegliato alle cinque del mattino da una telefonata di Kohler, un fisico delle particelle, che ha assoluta urgenza di far vedere qualcosa a Langdon, ma non può parlarne al telefono. Langdon gli riattacca il telefono in faccia, convinto di parlare con un mitomane e qui cominciano due noiosiss interessantissime pagine che ci informano di quanto sia bella la casa di Langdon (sembra un museo!!!), di come lui sia colto, di classe, scapolo e comunque figo nonostante abbia quarant’anni (“Fascino dell’erudito”) e di come sia abituato a ricevere chiamate dai mitomani che promettono di tutto purchè lui interpreti quelli che loro ritengono segni divini, manco fosse il Papa. Fra i mitomani in questione, ci tiene ad informarci Dan Brown c’è stata anche una prostituta, vi lascio immaginare cosa gli ha promesso. :3
Il nostro fisico, comunque, non si arrende e manda a Langdon un fax, ci viene rifiliata la prima critica anti-religiosa perché sì, e finalmente la storia prende il via. Il fax mostra la foto di un cadavere, sul cui petto è stato impresso a fuoco questo marchio fantastico (e stavolta sono seria, è davvero fantastico).

per blog
Ambigramma, si legge anche capovolto

Stavolta, quando Kohler richiama, Langdon ripsonde.
Dopo uno scambio di battute da macho, Kohler informa Langdon che c’è stato un omicidio nel centro in cui lavora, quella è la foto del cadavere e – visto che Langdon ha scritto un libro sugli Illuminati-  lo vogliono lì, è già stato mandato un aereo a prenderlo, sarà lì in venti minuti.
L’aereo in questione è ultra-tecnologico, tanto da venire paragonato ad uno Space Shuttle, dopo uno scambio di informazioni tecniche col pilota… chi ha detto infodump?
Comunque, Langdon sale a bordo e il pilota inizia a perpararsi al decollo, quando – FINALMENTE! – Langdon si rende conto di non sapere dove lo stiano portando. La risposta è Ginevra, in Svizzera e, dato che il  jet è ultra-tecnologico, ci arriveranno in un’oretta.

Dan Brown ci risparmia la descrizione del viaggio, al suo posto, invece, ci viene raccontato con un flashback come l’assassino del primo paragrafo sia stato contattato dal capo di una potentissima setta che tutti ritenevano estinta per aiutarlo in una vendetta contro un antico nemico comune sia a loro sia alla setta degli Assassini.
No, non il romanzo della Troisi.

Langdon arriva in Svizzera, scende dal jet e viene accompagnato al centro in un’automobile che viaggia ai 170 km/h e nel frattempo, ispirato da una canzone, trova il tempo di ribadire che è uno scapolo felice… ricordiamo che sta andando a vedere un cadavere.
Ricapitoliamo, vi va? Centro  di ricerche sulla fisica, in Svizzera, che ha disposizione un jet che si fa Boston-Ginevra in un’ora e, scopriamo durante il viaggio, che ha anche il più grande impianto sotterraneo del mondo e ha accordi speciali con il governo svizzero.
Dove potrà mai essere Langdon?
Dai, che lo sappiamo tutti… tutti tranne lui.

“La risposta non tardò ad arrivare. Era incisa nella lastra di granito all’ingresso dell’edificio.
CERN
Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire
«Ricerca nucleare?» domandò Langdon”


Non è finita, eh?
Un uomo calvo, magro, molto elegante e in sedia a rotelle (ultra-tecnologica anche quella, ovvio) viene a prendere Langdon: è Maximilian Kohler, direttore del CERN, che fa strada a Langdon all’interno del centro.

«Mi vergogno ad ammetterlo, ma non avevo mai sentito nominare il CERN» disse Langdon per fare un po’ di conversazione.
«La cosa non mi sorprende» rispose Kohler, laconico ma schietto. «La maggior parte degli americani non sa che l’Europa riveste un ruolo di primo piano nella ricerca scientifica. Ci considerate un luogo pittoresco in cui fare shopping… dimenticando da dove sono venuti uomini come Einstein, Galileo e Newton.»



Dan Brown, te lo chiedo per favore, dimmi che sei solo tu ad essere di quest’ignoranza colossale e non tutti gli americani, ti prego…
Io già alle elementari avevo una vaga idea di cosa fosse il CERN, maledizione!

Dicevamo: Kohler fa strada a Langdon per un paio di pagine infarcite di infod informazioni sul CERN, descrizioni pittoresche in stile guida turistica e un paio di battutine anti-religiose, giusto per non perdere l’abitudine.
Dopo aver visto Langdon giocare a frisbee con un premio Nobel, arriviamo finalmente al padiglione C,  che, per una volta, non è ultra-tecnologico, ma ha una struttura più tradizionale che consente a Dan Brown di fare una delle peggiori battute che io abbia mai sentito… e ci tengo a sottolineare che frequento Ingegneria Informatica, quindi di battute di merda ne sento tutti i giorni; attaccato a una colonna del padiglione, comunque, c’è un Post-It che recita a grandi lettere: “QUESTA COLONNA È IONICA”. Langdon parte così di gran carriera a spiegare a Kohler come la colonna non sia ionica, ma dorica e viene immediatamente smontato dal fisico che gli spiega che chi ha scritto il biglietto “intendeva fare una battuta, professor Langdon. Si riferiva al fatto che contiene ioni, che come lei ben sa sono particelle dotate di carica elettrica.

Pwahahaha!
Non sono convincente, vero? Almeno ci ho provato, non è colpa mia se, confrontata con cose simili, anche l’idea di andare a vedere un cadavere marchiato a fuoco sembri molto più attraente.

Il fisico morto si chiamava Leonardo Vetra, il suo cadavere è ancora steso sul pavimento, con un occhio mancante e l’impianto di raffreddamento (indovinate? Ultra-tecnologico anche quello) al massimo per conservarlo. La polizia non è ancora stata chiamata, perché prima Kohler vuole aspettare che la figlia di Vetra torni li raggiunga e li informi sulle ricerche che lei e il padre stavano facendo.
Langdon ci spiega che, ai tempi del Rinascimento, si diffuse una setta di scienziati e liberi pensatori che volevano contrastare il monopolio del clero sulla “verità”; questi scienziati vennero chiamati “Illuminati” e perseguitati duramente dalla Chiesa e si viene così a formare una frangia estremista, che vuole ricorrere alla violenza, ma vengono tenuti a freno dall’Illuminato più illustre: Galileo.
(Non chiedetemi se sia vero o no, Dan Brown a inizio libro prova a farci credere di sì, Santa Wikipedia non conferma nè smentisce e onestamente non saprei dove controllare per essere sicura).
La condanna di Galileo getta scompiglio nella setta, quattro dei suoi esponenti vengono catturati, marcati a fuoco col simbolo della croce e uccisi, i loro cadaveri esposti per le strade di Roma. Gli Illuminati fuggono così dall’Italia e si spargono per il mondo peggio delle zanzare, diventando i principali avversari della chiesa e la prima setta satanica del mondo (dall’arabo Shaitan, avversario). Infine gli Illuminati trovano nascondiglio all’interno della Massoneria, fondando una specie di setta nella setta, di cui nemmeno i Massoni erano al corrente, e lì se ne perdono le tracce, infatti “da almeno mezzo secolo non se ne sente più parlare“.

Quelli di voi che sono sopravvissuti gioiscano! Lo spiegone è finito (per ora)!
Per quelli che se lo stessero chiedendo, nel libro tutta questa spiegazione viene divisa a metà da un’inutile scena in cui l’assassino va a puttane (letteralmente, non metaforicamente), ma preferirei non parlarne. U_U
A questo punto Langdon fa del suo meglio per convincere Kohler che non possono essere stati gli illuminati ad uccidere Vetra: primo, perché è difficile che esistano ancora; secondo, perché se anche fosse non avrebbero ucciso uno scienziato, no?
E qui arriva la prima rivelazione del libro, sarebbe la seconda, ma quella del CERN non la contiamo. Leonardo Vetra non era uno scienziato come gli altri, era un sacerdote convinto che la fisica fosse la legge naturale di Dio, stava compiendo studi sulle particelle per dimostrarlo e non era proprio apprezzato da tutti gli scienziati.
Vi risparmio la descrizione dello studio di vetra, vi dico solo che era talmente infarcita di luoghi comuni da avere un grave problema di sovrapopolazione.

A questo punto arriva sul luogo Vittoria Vetra, la figlia adottiva del fu Leonardo Vetra e anch’essa scienziata al CERN, richiamata a casa dalle Baleari dove stava compiendo ricerche; i due le vanno incontro per impedirle di vedere il cadavere del padre.

“Di recente Vittoria ha confutato una delle teorie fondamentali di Einstein osservando un banco di tonni con telecamere a sincronizzazione atomica.”

“La donna che stava scendendo dall’elicottero in pantaloncini corti cachi e maglietta bianca non aveva affatto l’aspetto del topo di biblioteca che si aspettava. Alta e snella, molto graziosa, abbronzata, con i capelli neri e lunghi scompigliati dalla corrente d’aria prodotta dalle pale dell’elicottero, aveva un viso tipicamente italiano e una bellezza decisa e sensuale. Il vento le  faceva aderire i vestiti al corpo sottile, mettendo in risalto il seno piccolo ma sodo.”

E ti pareva che fosse brutta.
Comunque, fra un lacrimevole flashback di Langond, una simpatica descrizione delle gambe di Vittoria (bellissime, ovviamente), una spiegazione sugli acceleratori di particelle e un altro flashback in cui ci viene raccontato come Leonardo avesse adottato Vittoria (insopport dolcissima sin da bambina), il trio raggiunge il laboratorio sotterraneo dei Vetra.
(Non ve lo dico nemmeno che è ultra-tecnologico, lo sapete già).
Ve la faccio breve, perché mi sto annoiando anch’io: i Vetra erano riusciti (grazie ad una geniale intuizione di Vittoria, ovviamente) a generare una certa quantità di antimateria, l’avevano fatta entrare in contatto con la materia e avevano osservato l’annichilazione e tutto quello che ne consegue; scoperta rivoluzionaria nel campo della scienza, perchè equivaleva più o meno al riprodurre l’istante che aveva dato origine all’universo. Per compiere questi studi, i due avevano generato quantità di antimateria visibili al microscopio, conservate in speciali cilindri sottovuoto che, mediante un campo magnetico, tenevano l’antimateria isolata da tutto, incluso il contenitore stesso.

BREVE SPIEGAZIONE DI FISICA
Se l’antimateria entra in contatto con la materia, queste si annullano a vicenda, in un processo chiamato “Annichilazione”, che libera una quantità immensa di energia.

Il campo magnetico in questione, viene mantenuto attivo da una batteria, che, una volta scollegata dall’alimentatore, ha un’autonomia di 24 ore.
I Vetra, ancora una volta su geniale intuizione di Vittoria, erano però andati oltre, avevano infatti prodotto una quantità di antimateria visibile a occhio nudo, conservata nel deposito del laboratorio, a cui si accede mediante una porta protetta da scanner retinico.
Ricordate cosa mancava al cadavere di Vetra? Già, un occhio.
E indovinate cosa manca invece al laboratorio? Il campione di antimateria.

In preda a diversi gradi di sconvolgimento, i tre lasciano il laboratorio e, finalmente, Vittoria viene informata del tutto di come sia morto suo padre.
Prima che a qualcuno possa venire in mente di fare qualcosa di furbo come chiamare quantomeno la polizia, però, succedono tre cose:
1) Kohler riceve una telefonata importantissima, vuole rifiutare, ma quando il chiamante dice chi è, Kohler si accorda per trovarsi all’aeroporto di Fiumicino in quaranta minuti.
2) Kohler viene colpito da un attacco d’asma, perché, fra i problemi della giornata, non aveva fatto la consueta iniezione.
3) Indovinate un po’? Langdon e Victoria devono andare a Roma al suo posto.
Ricapitolando: abbiamo una quantità di antimateria tale da disintegrare qualunque cosa nel raggio di un chilometro che è misteriosamente scomparsa; abbiamo il cadavere di uno scienziato marchiato a fuoco con il simbolo della prima setta nemica della Chiesa; abbiamo una chiamata da parte di qualcuno importantissimo che sta a Roma.
I nostri eroi stanno andando in Vaticano: è lì che si trova l’antimateria.

Dopo un lungo discorso filosofico-teologico che vi risparmio – RINGRAZIATEMI! – Vittoria e Langdon atterrano a Roma, dove li viene a prendere l’elicottero del Vaticano, guidato da una Guardia Svizzera in uniforme.

“Il pilota saltò giù dall’abitacolo e andò loro incontro a grandi passi.
Ora era Vittoria a sentirsi poco tranquilla. «E quello sarebbe il nostro pilota?»
Langdon condivideva la sua preoccupazione. «Volare o non volare, questo è il problema.»
Il pilota pareva bardato per interpretare un dramma shakespeariano. Aveva un’ampia casacca a larghe bande verticali blu e gialle, come i calzoni a sbuffo e le ghette. Ai piedi portava scarpe nere che parevano pantofole e sulla testa un basco nero di feltro.
«La tradizionale uniforme della Guardia Svizzera» spiegò Langdon. «Disegnata da Michelangelo in persona.» Guardando il pilota che si avvicinava, fece una smorfia. «Una delle sue opere meno riuscite, va detto.» “

Porca. Miseria.
Allora, Dan, facciamoci due chiacchiere, ti va?
Se mi fai un personaggio italiano e per di più cresciuta in un orfanotrofio religioso e adottata da un prete, poi NON puoi farmela perplessa davanti all’uniforme delle Guardie Svizzere, porco di un cane!
E soprattuto, NON ci sta che Vittoria sia stupita davanti all’uniforme e quel concentrato di Americanità di Langdon no. -.-”
La guardia rompe le palle per i pantaloncini di Vittoria e perquisisce Langdon per accertarsi che non abbia armi, cosa che viene fatta passare come il peggior oltraggio che sia mai stato fatto a memoria d’uomo.
Finalmente i due salgono in elicottero e arrivano in Vaticano. Stupiti, vedono piazza S.Pietro piena di gente e di televisioni, chiedono informazioni al pilota e scoprono che quel giorno inizia il Conclave per eleggere il nuovo Papa.
Cosa? Sì, loro non lo sapevano/se ne erano dimenticati.
No, non lo so su che pianeta vivono, ma tanto abbiamo già visto che soggetti sono, no?
Il punto importante è che tutti i vescovi più importanti della cristianità sono praticamente seduti su una bomba a orologeria.

Langond e Vittoria vengono scortati al quartier generale delle Guardie Svizzere, che ignorano perchè i due siano stati chiamati lì dal comandante.
Ci sono altre rimostranze per i pantaloni corti di Vittoria, ovviamente, mentre Langdon ci propina una delle migliori perle di tutto il libro: si trova in Vaticano, sta per incontrare le Guardie Svizzere e ha poche ore prima che tutto quanto si disintegri in un lampo di luce e lui cosa fa?
Fa caso alle “statue di nudi maschili pudicamente coperti con foglie di fico di colore più chiaro rispetto al resto del corpo” e ci rifila una lezioncina sulla Grande Castrazione, per poi concludere con: “Langdon si era chiesto spesso se i falli di pietra erano stati conservati. Forse da qualche parte ce n’era una cassa piena.”

Langdon, tesoro, mai pensato ad un analista? Sono sicura che Christian Grey potrebbe prestarti il suo..

I due vengono ricevuti dal comandante Olivetti, che è impegnatissimo a coordinare delle ricerche in giro per il vaticano. Il comandante mostra loro le riprese di una telecamera nascosta da qualche parte nella città, ovviamente mostra il cilindro di antimateria con il conto alla rovescia della batteria, mancano meno di sei ore, a mezzanotte il Vaticano verrà disintegrato.
Ora, una persona normale penserebbe che il comandante delle Guardie Svizzere – incaricato della sicurezza del Vaticano –  quando trova uno strano congengo proveniente dal CERN con sopra un conto alla rovescia nascosto in Vaticano e una scienziata del CERN agitatissima lo informa della pericolosità del contenuto, un minimo si dovrebbe preoccupare, no?
Dove “un minimo” significa “sguinzagliare immediatamente tutti i suoi uomini alla ricerca del congegno e nel frattempo organizzare un’accidenti di evaquazione. Giusto?
Purtroppo Dan Brown non è d’accordo con noi.
Le guardie non hanno nemmeno iniziato a cercare il cilindro, stanno invece cercando qualcos’altro su cui non forniscono informazioni.
Vi lascio un paio di perle. (I grassetti sono miei)

«Perdoni la scortesia, ma se questa è davvero una crisi, come mai invece che con il suo direttore sono qui a parlare con lei? Che oltretutto ha la sfrontatezza di presentarsi qui conciata in questo modo?»
Langdon sbuffò. Non riusciva a credere che in un’emergenza tanto critica il comandante si mettesse a sindacare sull’abbigliamento. D’altra parte, però, in un luogo dove bastavano dei nudi di pietra a suscitare pensieri  impuri,le gambe scoperte di Vittoria Vetra potevano effettivamente costituire una minaccia per la sicurezza nazionale.

«Straordinario! Una donna in pantaloni corti viene a dirmi che una goccia di un liquido misterioso sta per far saltare in aria la Città del Vaticano e un professore americano mi racconta che stiamo stati presi di mira da una congrega antireligiosa…

«Microspie, signorina. Noi teniamo molto alla discrezione.» Indicandole le gambe, aggiunse: «Al contrario di lei, è evidente».

Mi sa che qui c’è qualcun altro che ha bisogno di un analista…
Comunque, per quanto i due provino a convincere il comandante, raccontandogli anche degli Illuminati e mostrandogli la foto del cadavere di Vetra, Olivetti è più cocciuto di un mulo e li lascia nel suo ufficio per andare a fare un controllo anti-cimici nella Cappella Sistina.

Okay, a questo punto, scusatemi, ma devo interrompere la storia un’altra volta, stavolta per parlare di Google.
Nella versione in lingua originale del romanzo, il nostro Dan pensa di fare una bella cosa infilando nel romanzo alcune frasi in italiano. Così, tanto per far rendere meglio l’ambientazione. Fin qui, sono pienamente d’accordo.
Il problema è che doveva sapergli troppa fatica (modenesismi, perdonatemi) di trovare qualcuno che l’italiano lo sapesse. Così gli americani hanno l’onore di leggersi frasi su frasi tradotte con quello che probabilmente è Google Translate. Vi lascio alcuni esempi reperiti qui, ma basta una qualunque ricerca su Google per trovarle

“Continua cercando!” = “Continua a cercare”
“Probasti il museo?” = “Avete provato nei Musei?”
“spazzare di cappella” = “Controllo anti-cimici nella Cappella”
“Para!”
= ? (Giuro che questo non lo so)

Torniamo alla storia.
Vittoria e Langdon vengono chiusi nell’ufficio del comandante e Vittoria ha l’idea di sfruttare il telefono per chiamare niente meno che il Camerlengo, cioè l’assistente del Papa defunto, colui che in quel momento aveva il potere in Vaticano.
Dopo un po’ di tiramolla e tanti strepiti con il centralinista, la nostra diabolica Sue riesce nell’impresa (non ne dubitavamo) e al povero idiot comandante accorso per fermarla non resta che accompagnarli nell’ufficio del Camerlengo.

Bene, siamo giunti alla fine di questa prima parte, ci vediamo presto con la seconda! 😀

PS.
Per chi se lo stesse chiedendo… siamo a pagina 109 su 416.
u_u

Mina – The Ginger

Un tempo mi piacevano le bambole… poi vennero Moffat e Zafòn.

Emh… salve! Scusatemi, non so se vi ricordate di noi, siamo i due pazzoidi che scrivono post deliranti non richiesti da nessuno.
*Ginger saluta agitando un pennarello*

Nonostante dopo il periodo di stress che ho appena passato la voglia di stroncare qualcosa sia molto elevata, manca però la voglia di leggere un libro schifoso solo per stroncarlo, indi per cui oggi vi beccate il commento ad un libro che non mi è affatto dispiaciuto.
Signori, oggi recensiamo Le luci di settembre, del famoso Carlos Ruiz Zafòn.

La prima cosa da dire è che questo è uno di quei libri che Zafòn ha scritto da giovane e che sono stati pubblicati nella narrativa per ragazzi e sono stati ristampati solo molto più tardi a causa di una disputa legale.
Già da qui si potrebbe fare una riflessione sul fatto che questo romanzo Zafòn l’abbia pubblicato per la prima volta a trent’anni e chiede scusa per le ingenuità “giovanili”, mentre da noi c’è gente che pubblica a quindici anni e non accetta una critica che sia una.
Sorvoliamo, tuttavia, sulla questione per tornare al vero scopo di tutta questa introduzione: Zafòn, come tutti ormai sanno, è famoso per libri come L’ombra del vento e Il gioco dell’angelo, il libro di cui parleremo oggi è invece uno dei suoi primi libri, scritto quindi PRIMA di quelli che gli hanno dato la fama; chi li ha letti giura che gli altri siano molto migliori e via dicendo, io non li ho letti, quindi non sono in grado di valutare Zafòn in generale. Questa recensione è limitata solamente al libro in questione.

Dopo questa introduzione fatta per pararmi il per dovere di cronaca, diamo fuoco alle polveri e lanciamoci nella storia.
Ignoriamo bellamente la quarta di copertina scritta dalla Mondadori, cosa che consiglio di fare per praticamente qualunque libro da loro pubblicato, perchè o ci infilano uno spoiler o scrivono qualcosa che non c’entra un accidente. In questo caso, infatti, sembra far pensare che il libro sia una bellissima storia d’amore con tinte cupe, quando invece è un thriller-dark-gotico con tinte romantiche.
Ci hanno preso in pieno, insomma. -.-”
La storia inizia subito con una lettera scritta in toni malinconici, nostalgici e strappalacrime ad un livello che se, come me,  vi trovate a leggerlo in un momento di depressione il primo quarto di storia è pura agonia.
*Intrusione dell’Alchimista: “Ginger, non gliene frega niente a nessuno dei tuoi problemi emotivi!”*
*SDENG!*
Dicevamo, la storia inizia precisamente così:
“Cara Irene,
le luci di settembre mi hanno insegnato a ricordare i tuoi passi che svanivano nella marea. ”
Il resto della lettera è all’incirca sullo stesso tono, sia a livello “emotivo” sia a livello stilistico. Dov’è il problema? Solo che a scrivere così è il figlio adottivo di un pescatore che è stato educato in casa.
Sì, esatto; è stato educato in casa e scrive meglio di un sacco di diplomati!
*Vocina dal pubblico: “Non che ci voglia molto!!”*
Dopo essere stati sommersi da due pagine di malinconia e depressione, inizia finalmente la storia vera e propria.
Siamo a Parigi ed è il 1937, il marito di Simone Sauvelle è appena morto, lasciandola vedova con un figlio, una figlia e tanti debiti. Già mi sembra di sentire le voci che dicono: “E fin qui, niente di nuovo!”
In effetti anche nelle pagine seguenti la storia non si discosta di molto dallo schema classico: abbiamo la famiglia un tempo benestante che si ritrova prima a stringere la cinghia, poi a vendere la casa trasferendosi in un piccolo appartamento e a vivere dei soldi guadagnati dal lavoro provvisorio della madre e dalla figlia, Irene, che lavora in una sala da ballo di nascosto dalla madre, dove danza con i soldati in cambio di qualche spicciolo.
Come?
Come fa Irene ad andare a ballare con i soldati e a mettere i soldi guadagnati in mezzo ai risparmi di famiglia senza che sua madre lo scopra?
Quante domande che vi fate.
L’occasione fortunata per i Sauvelle arriva quando, tramite un amico, Simone trova lavoro come “governante” a Cravenmoore, la gioiosa villa gotica dell’ex-inventore di giocattoli Lazarus Jann.
Questo Lazarus vive ai confini di un piccolo villaggio di pescatori della Normandia ed è disposto ad offrire alla famigliola una casa sul mare nel suddetto villaggio e a pagare gli studi a Dorian e Irene, i due ragazzi, in cambio Simone si sarebbe occupata di gestire i rifornimenti della villa, di gestire la corrispondenza, di svolgere all’incirca ogni faccenda burocratica possibile e, in quanto ex-insengante di letteratura,  di aiutare Lazarus in alcuni lavori che stava compiendo nella sua biblioteca personale.
Okay, a questo punto propongo una pausa per dare un’occhiata allo scenario e ai personaggi che ci si muovono sopra.
Cravenmoore: Mezza cattedrale, mezza villa signorile, Cravenmoore è un’enorme palazzo gotico che si trova ai margini di un bosco in cui vive Lazarus, adiacente ad esso c’è l’ex-fabbrica di giocattoli in cui l’uomo un tempo lavorava e in cui va ancora, ogni tanto, a costruire automi. È una di quelle ville così enormi da ricordare nelle descrizioni qualcosa delle dimensioni della Reggia di Caserta mischiata con il Duomo di Milano per l’enorme aggiunta di orpelli gotici. Questo per quanto riguarda l’esterno, l’interno, fra corridoi enormi dai soffitti altissimi e scale tortuose a misura di puffo, è pieno zeppo di giocattoli e automi di ogni tipo, da uccelli in legno che volano davvero, al creepy maggiordomo “robotico” che apre la porta passando per i giocattoli che suonano la tromba e altre amenità simili.
Chi vive in quest’enorme spazio labirintico e cupo? Due persone!
Lazarus Jann, inventore, e sua moglie malata. Per cinque giorni a settimana a Cravenmoore insieme alla coppia dorme anche Hannah, giovane ragazza del villaggio che si occupa di fare le pulizie alla villa… sì, una persona sola, per pulire un palazzo gotico, roba che mia madre si venderebbe un rene per trovarla una così che le tiene dietro a casa mentre lei lavora.
Baia Azzurra: il poccolo paesino di pescatori in cui i nostri eroi vanno a vivere. Essenzialmente potremmo chiamarlo il paese del Mulino Bianco che rende perfettamente l’idea del luogo, che sembra uscito da una cartolina, da un libro di fiabe o, meglio ancora, da un presepe costruito in una casa in cui non ci sono bambini piccoli a giocare con le statuine a fare in modo che i pastori vendano le pecore ai locandieri.
(Stralci di vita da casa di Ginger, volume I)
Casa del Capo: La casa sul mare in cui vanno a vivere i nostri eroi. Una specie di cottage sulla spiaggia, con tanto di piccolo molo d’attracco privato, terrazza sul mare e via dicendo, una di quelle cose per cui mia madre vederebbe il rene rimanente, probabilmente, ma se non lo facesse lei lo farei io.
L’isola del faro: Un’isoletta poco al largo di  Baia Azzurra, su cui, appunto, si trova un vecchio faro.  Isolata dalle correnti per tutta la notte, su quest’isola abbandonata si vedono a volte brillare alcuni luci: le Luci di Settembre da cui il titolo. La leggenda vuole che siano l’anima di una fanciulla che, dopo aver abbandonato Baia Azzurra durante una festa in maschera per raggiungere l’isola in tutta fretta, era poi affogata quando la corrente aveva spinto la sua barca contro le rocce, ma di questo parleremo dopo

Parliamo ora dei personaggi!
Irene: una Mary Su  una cara, dolce, bellissima, coraggiosissima, intelligentissima agile ragazza. In poche parole, la prova che anche i bravi scrittori non sempre riescono a sfuggire al Male Supremo.
Dorian: il poveretto nato con la sfiga di essere il fratello di Irene, personaggio che sa da poco e passa il suo tempo a correre su e giù in bici e a disegnare mappe. Tornerà utile alla fine o, per essere più precisi, la sua bicicletta tornerà utile.
Ismael: altro poveretto che ha la sfortuna di innamorarsi di Irene, oltre che di essere anche abbastanza scemo, ma grazie al cielo sa manovrare una barca e ha un buon sangue freddo, quindi torna di certo più utile del fratellino… e comunque sa scrivere meglio di un diplomato, eh?
Hannah: ragazzina pettegola e superficiale, che oltre a fare le pulizie meglio di un’impresa apposita ha anche il ruolo di spargere notizie, indiscrezioni e indizi in un modo che farebbe la gioia di Jessica Fletcher.
Simone: forse l’unico personaggio femminile che mi abbia dato un minimo di soddisfazione, una donna forte anche se un po’ ingenua; abbastanza intelligente da notare un sacco di indizi, ma non abbastanza da connetterli nella teoria giusta (e non la si può biasimare)
Lazarus: il vero protagonista del racconto, o così mi piace pensare; il personaggio migliore di tutti, quello con più prfondità e quello che alla fine lascia davvero il segno, in positivo o in negativo.

La prima parte del romanzo scorre in maniera abbastanza anonima, abbiamo Simone che trova strane lettere nella corrispondenza, Irene e la sua storia d’amore, Ismael e Irene che ritrovano un vecchio diario all’isola del faro… finchè una notte, durante uno di quei temporali da finimondo, Hannah sente una finestra sbattere in un’altra ala di Cravenmoore, quella riservata alla moglie malata e costretta a letto di Lazarus, convinta di averla dimenticata aperta, la ragazza si alza e percorre i vari corridoi cupi e pieni di automi che, al buio, diventano molto creepy; infine arriva in questa’ala solitaria del castello e, seguendo il rumore, entra in una stanza in cui non era mai stata. Una stanza con le pareti ricoperte di ritagli di giornale e arredata come la stanza di un bambino, con il dettagli cruciale che non ci sono giocattoli.
Questo è il punto in cui il romanzo, che finora sembrava sì gotico-dark, ma pur sempre “realistico”, inizia ad assumere tinte fantastiche.
La giovane si sente chiamare,  ma non c’è nessuno a parte lei; ad attirare il suo sguardo è, quindi, una boccetta di vetro trasparente. Quando Hannah la apre dalla boccetta esce un’ombra, non saprei come meglio definirla, che insegue la ragazza per tutta Cravenmoore fino al bosco, dove la uccide.

Questo è il punto del romanzo oltre il quale le cose si fanno molto più frenetiche, molto più dark e molto più interessanti.
per dirla in breve, perchè non voglio rovinare proprio tutto il libro a chi vorrebbe leggerlo, vediamo Irene e Ismael infilarsi a Cravenmoore per indagare sulla morte di Hannah e lì venireinseguiti da un’enorme angelo meccanico deciso a ucciderli; Dorian che nota strane luci nella foresta e l’Ombra che rapisce Simone e la rinchiude a Cravenmoore, dove Lazarus ha il suo bel daffare contro gli automi da lui stesso costruiti.

Basta.
Non vi dico come va a finire, perché questo è un libro che, tutto sommato, giudico molto piacevole da leggere e ho la pessima abitudine di raccontare l’inizio nei dettagli ma non dire nulla sulla fine con i libri così, per vedere se, magari, qualcuno si incuriosisce e li va a leggere.

Considerazioni finali.
I CONTRO
1) Mary Sue, Mary Sue, Mary Sue… ma devi proprio infestare ogni autore, porca miseria?!
2) Gli irritantissimi Hannah e Ismael, troppo stereotipati per vivere.
3) Fantastico e realistico poco bilanciati, hanno l’effetto di lasciare spaesato il lettore che, si aspetta qualcosa di verosimile e si trova ombre e patti col Diavolo e resta perplesso.
4) La lettera iniziale… e anche quella finale.
I PRO
1) Lazarus.
2) Gli automi e l’Angelo che fanno una paura assurda.
3) Le descrizioni.
4) Le scene di azione ben mostrate.
5) Cravenmoore
6) Simone, che, tutto sommato, mi ha fatto una buona impressione.

Questo è quanto, signori, spero di non avervi annoiato troppo, ma consolatevi, presto torneremo con le solite minch spumeggianti e spiritosi come sempre!

Mina – The Ginger

Mi sa che i Greci avevano ragione sui barbari…

Tomyris, la signora delle tigri – Guglielmo Colombero

Okay, voglio che lo diciate ad alta voce.
“Yuvie, sei un idiota.”
Su, ripetetelo. Anche se non capite o vi fa strano parlare soli davanti allo schermo di un computer.
“Yuvie, sei un gigantesco idiota. Se la gente che ti regala libri non conosce i tuoi gusti, non li leggere! Buttali dalla finestra! Usali per ammazzare le zanzare! Accendici la stufa! Ma non li leggere!”
Appunto.
Io mi chiedo come si possa arrivare a questo. Su un romanzo storico, oltretutto. Anzi: su porno storico, epocale e, dato che ci dobbiamo far riconoscere, italiano. Tanto per essere chiari, questo libro si riassume in: sangue-sesso-sangue-sesso-sesso-tette-sangue-sesso.
Romanzo storico, sì.
Eppure dall’idea di fondo poteva venire su qualcosa di buono, almeno secondo me. Per una volta si parlava di Persiani ma non di Spartani, finalmente! Infatti qui si parla della morte di quel brav’uomo di Ciro il Grande, massacrato senza pietà assieme a parecchi altri non lontano dal Mar Caspio, ad opera della regina del popolo dei Massageti.
Originale, no? Sarebbe uscito qualcosa di veramente bello.
E invece no.
Tal splendida storia inizia una splendida mattina in cui l’esercito del nostro Ciro, qui chiamato col suo nome vero, ossia Kurash, sconfina nelle terre dei Massagetaj, una sobria popolazione dalle parti del Mar Caspio. Analizziamo la primissima scena, in cui troviamo la nostra casta protagonista intenta ad osservare le sue terre invase dai Persiani. E con lei c’è solo un soldato.
Bene, i più furbi ed esperti di voi saranno già scattati in piedi urlando: “Mary Sue, Mary Sue, Mary Sue!”. Bravi.
Per chi non lo sapesse (beato lui), “Mary Sue” è il termine che si da a un personaggio, generalmente femminile, che racchiude in sé quasi tutti gli stereotipi e i cliché possibili e immaginabili e che è privo di difetti veri e propri. Come, appunto, la nostra Tomyris: è bellissima, è un abile capo politico, è un condottiero, è una guerriera esperta… Oh, aspetta, un difetto in effetti ce l’ha…
Si comporta come una prostituta.
Infatti Tomyris è rimasta vedova del marito giovane, divenendo regina dei Massagetaj, e ha deciso di non risposarsi per “essere la sposa del suo popolo”. Letteralmente: ad ogni plenilunio estrae a sorte un guerriero che si è distinto sul campo di battaglia e ci passa la notte.

Sì, tralasciando il fatto che non ho la minima idea di come questa tizia qui non sia mai finita incinta per via di questa abitudine… PERCHE’?
Che bisogno c’è di andare a letto con i propri soldati? Rispetto per le mogli? Per i figli? Per te stessa? Cos’è, pensare che il figlio di uno dei soldati con cui sei stata si vanti coi coetanei dicendo: “Mio padre si è ******* la regina e il vostro no!” ti soddisfa?
Ah, e non dimentichiamoci che il soldato che accompagna Tomyris nel prologo, Tojaxai, è proprio uno di questi privilegiati! E che passa tre quarti del suo tempo a sbavarle dietro e a perdersi in ricordi nostalgici riguardanti quella famosa sera!
Ottima sorveglianza, senza dubbio, ma, ehi, parliamo di una Mary Sue! Quando i due idioti si avvicinano e una pattuglia di Persiani li scopre, bastano due minuti di lotta impari a farci capire che la nostra protagonista sa maneggiare tutti i tipi di spade!

*COMUNICAZIONE DI SERVIZIO DA PARTE DELLA GINGER: Yuvie è andato ad autolesionarsi per la battuta, tornerà tra poco!*

Si diceva, cari?
Ah, sì. Dopo il sopralluogo, Tomyris torna al suo campo base/palazzo/non ricordo bene, dove ha già radunato il suo esercito. Qui facciamo la conoscenza di Osmydah, ossia un tipo dotato di una misteriosissima maschera d’oro. Ecco, a questo punto io ho trovato alquanto irritante il fatto che si rimarcasse in continuazione il “mistero” per il quale Osmydah porta questa maschera. Ma passiamo oltre, perché la risposta a tale interessantissimo quesito va data alla fine.
Prima dell’arrivo di una delegazione di Persiani troveremo una lunga, lunga, luuuuuuuuuuuunga conversazione pseudo (molto pseudo) – tattico – militare – storica riguardante il nostro Kurash, in cui apprendiamo a grandi linee chi è il nemico della nostra… eroina.
Ed ecco che arriva la delegazione di Persiani e Tomyris, dimostrando la sua intelligenza, acuisce l’atteggiamento da bullo idiota che manterrà per tutto il romanzo, cacciandoli in malo modo e insultandoli anche se, in effetti, i Persiani sono molti più dei suoi. Ma che importa, siamo barbari, che diamine!
Dopo il pittoresco incontro, vengono presentati altri personaggi e situazioni: Spargapysh, il figlio dell’Elena Caucasica che ci troviamo per protagonista; Iraida, capo delle Amazzoni (AMAZZONI?!) che costituiscono la guardia del corpo della regina e che OVVIAMENTE se la fa col principino; e una sequela di dèi, sciamani e tradizioni varie che fanno calare il latte… Anzi, il kefir… Alle ginocchia. E, fra un discorso e l’altro, ecco che arrivano all’accampamento i principali alleati dei Massagetaj, ossia i Sauromati. Gente completamente random che servirà solo a introdurre l’ultima protagonista della storia: Tirghetau, una delle lottatrici del re dei Sauromati, Ekataj.
Sì, perché anche ai barbari del 529 a.C. piace attizzarsi vedendo donne che lottano. Qui si ha il capolavoro del senso artistico dell’autore: Ekataj va fiero della sua lottatrice tatuata e mascolina, e come un qualsiasi personaggio con più cliché che cervello questo si vanta come un idiota. Ovviamente, la nostra regina intende umiliarlo; e per farlo si offre di combattere. A mani nude. Contro una combattente esperta. Alta trenta centimetri più di lei.
E vince pure!
Fottuta (letteralmente!) Mary Sue.
E non solo! Mentre Tirghetau giace ancora svenuta, sotto le cure degli sciamani, arriva Osmydah, che tenta di rimproverare Tomyris per la doppia boiata fatta (cioè l’aver rischiato la vita facendo la lottatrice sexy e contemporaneamente l’aver oltraggiato Ekataj), per poi complimentarsi subito dopo per la mossa finale (“Fatality!!!!”) del combattimento. E, mentre Tirghetau è ancora svenuta, il tizio inizia pure a toccarla e palparla, ma si ferma dato che “non sarebbe cosa da uomo leale”, come gli fa notare la regina. E due secondi dopo la scena si chiude con Tomyris e Osmydah che si accingono a fare sesso, dato che “è stata una giornata lunga e faticosa e la tua regina non intende passare la notte da sola”.
Ma ce l’ha una cazzo di logica, questo libro? O è solo un collage di scene messe a caso? Per fortuna (che non è per niente fortuna, ma a questo punto qualsiasi evoluzione della trama è bene accetta), il giorno dopo Spargapysh viene ucciso brutalmente in una scaramuccia coi Persiani, e la nostra povera, inconsolabile regina viene colpita duramente dalla notizia
Mai goduto così tanto nella mia carriera di lettore. Giuro.
Coooomunque, in un atto davvero molto giudizioso Tomyris finisce con il fuggire dall’accampamento per ritrovare il senno alla mistica Isola Ovale, lasciando Osmydah nei casini. Qui lo sciamano Sanjaeng la presenta ad una dea sconosciuta e che ai fini della narrazione sarà utile solo a questo, la Scorticatrice, dove, tra visioni sempre più inutili, Tomyris riacquista la sanità mentale. La ritroveremo poi abbandonata dagli sciamani nella tana di una tigre, che non la attaccherà, anzi, la allatterà.
Vi aspettate che esprima il mio parere?
Intanto, Osmydah ha un interessantissimo dialogo con Tirghetau, sull’ancor più interessante storia della vita di quest’ultima, e il tutto termina, ovviamente, con una scena di sesso. E non commento nemmeno questo. Passano dieci giorni, in cui Tomyris continua a venire allattata e protetta dalla tigre, e che gli altri due sfruttano per dei corsi di recitazione. Si parte dalle cose basiche, eh. Infatti in quei dieci giorni hanno fatto entrambi la parte dei conigli.
Ehm.
Subito dopo, Tomyris torna all’accampamento, e si incontra con Kurash in persona. Ennesimo dialogo inutile. Lei torna all’accampamento di sera. Eclissi di luna. Discorso che-dovrebbe-sembrare-epico-ma-non-lo-è in cui dice che è un presagio mandato dagli dèi e in cui suggerisce a tutte le donne di accogliere seme nel proprio ventre perché nella terra dei Massagetaj fiorissero nuove vite. Tutti iniziano a fare sesso selvaggiamente e Tomyris in particolare si diverte con Osmydah e Tirghetau contemporaneamente.

Andiamo avanti. Abbiate pietà di me, siamo quasi alla fine! Infatti, si svolge la classica battaglia finale priva di senso logico, dato che in questo… romanzo… abbiamo già pochi cliché. Durante di essa, Osmydah combatte in prima linea, e Tomyris racconta a Tirghetau la storia della maschera d’oro: il nostro amico era un ufficiale di Kurash, uno dei migliori, finché non si innamorò di una schiava appartenente ad un certo Ferendat, il capo delle guardie personali del re. Tentò di comprarla, ma lui rifiutò perché disprezzava la stirpe di Osmydah. Allora lui, molto intelligentemente, la rapì, disertò dall’esercito e, siccome il masochismo è una cosa bella, concepì pure un figlio. All’ottavo mese di gravidanza (e di fuga), vennero catturati, e la sua amata venne torturata e uccisa davanti ai suoi occhi assieme al bambino ancora non nato, e a lui venne amputato il naso. Sarebbe stato giustiziato il giorno dopo se un altro tizio completamente inutile non lo avesse salvato nottetempo.
Chissà come mai non provo la minima pietà per Osmydah. Boh.
Fatto sta che il caro mutilato muore durante la battaglia e Kurash viene ucciso in duello da Tomyris. I Persiani scappano e tutti vivono felici e contenti.
Ah, dimenticavo. Alla fine del libro Tomyris e Tirghetau si rendono entrambe conto di essere incinte. Tutte e due di Osmydah.


“Mamma, mamma! Ma perché Tirghetau è mia zia ma suo figlio è mio fratello?”
Sì, è abbastanza inquietante, come cosa.
Yuvie – The Alchemist

Spariamo sulla crocerossa

Come da titolo, ho intenzione di inaugurare  “tranquillamente” i miei post su questo blog parlando di un di libro che ha fatto abbastanza scalpore nei mesi passati raccogliendo tanti fan quanti detrattori, esattamente come un’altra famosa serie.Parleremo, ormai l’avete capito tutti, delle tristemente note Cinquanta Sfumature.
Nel corso di quest’articolo potrei prendere spunto da una recensione che ho già fatto su Anobii,  se per qualche motivo vi è capitato di leggerla e vi suona familiare, sappiate che non l’ho copiata, sono sempre io.
Chiarito questo punto, possiamo cominciare. *inserire qui risata satanica da Evil Overlord*

Partiamo dall’inizio, vi va?
All’inizio della storia vediamo la nostra eroina, Anastasia Steele, per gli amici Ana, laureanda ventunenne, andare a intervistare il miliardario Cristian Grey per il giornale della scuola. I problemi iniziano già dal primo capoverso, dove vediamo Ana allo specchio che cerca di rendersi presentabile e si deprime.
(i grassetti inseriti sono miei)

 (…) eccomi qui a cercare di domare questa chioma ribelle. “Non devo più andare a letto con i capelli bagnati.  Non devo più andare a letto con i capelli bagnati.” Recitando più volte questo mantra tento, di nuovo, di addomesticarli con la spazzola. Contemplo esasperata la diafana ragazza castana con gli occhi azzurri, troppo grandi per il suo viso, che mi fissa dallo specchio, e depongo le armi.  La mia unica possibilità è legarli in una coda e sperare di avere un aspetto almeno presentabile.

Scusa?
Come?
Ma stai cercando di prendermi in giro?
Cioè, ditemi voi se, di tutti i problemi che ci sono, una si deve deprimere perchè ha gli occhi TROPPO GRANDI! -.-”
Come mi sembra sia chiaro, in realtà Anastasia è bellissima (anche se lei continuerà a non ammetterlo) e la prova sta nel fatto che, durante il romanzo avrà ben due spasimanti che se la filano da anni e farà colpo semplicmente esistendo sul “Bello e Impossibile” del romanzo.
Non ci ricorda nessuno, ovviamente.

Come appunto ho già detto, Anastasia va a intervistare Mr. Grey e fa subito colpo “perchè sì”, altra spiegazione non c’è, visto che il loro incontro comincerà con lei che inciampa e cade lunga distesa, continuerà con delle scene così imbarazzanti che bisognerebbe fare una recensione intera solo su quel capitolo.
Un esempio a caso, lei che legge le domande preparate dall’amica senza nemmeno pensare tanto che se ne esce on un “Lei è omosessuale, Mr. Grey?” così, come se nulla fosse.

Nonostante tutto, fra i due è scoccato l’ammmore, tanto che lui decide, molto romanticamente, di fare tutti le ricerche possibili sul suo conto e infatti poco tempo dopo si presenta per caso al negozio di bricolage in cui lei lavora.
Ci crediamo tutti.
Vabbè, ve la faccio corta, i due si incontrano  un altro paio di volte, lui con un atteggiamento tanto inquietante da far venir voglia di chiamare un’esperto in relazione interpersonali, lei con le farfalle nello stomaco come una ragazzina al primo innamoramento. In effetti è proprio così, la nostra eroina è tanto cara, pura e innocente che non si è mai innamorata e non ha mai baciato nessuno, addirittura fatica ad ammettere con sè stessa il sentimento tanto è una novità.
Eppure, quando smettono di girarci intorno e si mettono insieme, vediamo la nostra ragazza casta e pure che al mattino dà il suo primo bacio, alla sera fa sesso (due volte) e la mattina dopo non dico cosa fa perchè non voglio scandalizzare nessuno, ma sicuramente ci siete arrivati.
Allora, ammettiamo pure che io sono un maschiaccio, che ho il cuore nel comodino e non nel petto, che sono insensibile, quello che volete… ma se Anastasia non era così innocente cosa faceva? No, perché mi spaventa il pensiero…
Da qui in poi, la trama si può riassumere con: scena di sesso, discorso sul sadomaso, Christian che fa qualcosa di sconvolgente, Anastasia che torna a casa sconvolta o preoccupata, scambio di mail inerosimili fra i due piccioncini, nuovo incontro in cui lei è determinata a chiarire la cosa sconvolgente, altra scena di sesso, lei che torna a casa senza aver risolto nulla e via da capo fino all’epilogo tragicomico-insensato.
Chiariamo,  lo sapevo anche prima di tentare l’impresa che questo libro era un porno, per carità, non sono le scene di sesso che mi sconvolgono, anzi, sapendo anche che era tratto da una fanfiction di Twilight mi aspettavo una cosa simile, tuttavia avevo la vana illusione che, oltre a queste, ci fosse anche un minimo di trama.
Povera Ginger, che illusa!
La verità è che, sebbene sia pieno di gente che dice “Oltre al sesso c’è anche una bella storia! A me quella storia è piaciuta!!!”, questo libro una vera e propria trama NON CE L’HA!
Diciamocelo onestamente, è una fantasia messa per iscritto di una donna che sogna di incontrare un uomo bello, ricco e bravo a letto che le faccia vedere e stelle e la riempia di regali; a ciò sono state aggiunte le paranoie di Anastasia sulla relazione BDSM per far finta che ci siano anche argomenti più profondi.
A questo punto, se almeno queste scene di sesso fossero belle uno se ne potrebbe fare una ragione, invece a una mente un minimo smaliziata queste scene risultano tutte uguali, tutte inverosimili e tutte indifferenti. Non sono una grande amante delle fanfiction, quindi non so cosa giri su quei siti, ma sono una giocatrice di ruolo e vi giuro che sui vari siti e forum ho letto giocate-porno scritte molto meglio. Le scene di sesso di questo libro potrebbero quasi essere comiche se non fosse per il fatto che, dopo le prime due, uno si annoia talmente tanto che viene voglia di saltarle.
E visto che ci siamo, non sarò un’esperta, ma, porca boia, se proprio vuoi scrivere porno almeno fallo fatto bene: non puoi indicarmi l’organo femminile con il termine “lì”, cavolo!
Anche al di là delle scene di sesso, lo stile di questo libro è a livello di un tema delle elementari, secondo me se lo consegnamo di nascosto a una professoressa di italiano ci torna indietro con un 3!

Passiamo ai personaggi  che è meglio
Mantenendo i due protagonisti per dopo, guardiamo ai personaggi secondari:
– Josè: avete presente Jacob Black di Twlight? Ecco. Ha più o meno la stessa funzione, con la differenza che la James fa parte del Team Edward e quindi non perde occasioni per farlo sembrare cretino e farlo sfigurare accanto a Grey.
– Kate: la Best di Ana. Un’oca cretina con la sola funzione di strepitare parecchio e di cavare di mezzo il fratello di Grey, fidanzandocisi. Grazie a Dio, almeno le scene di sesso fra loro due ci sono risparmiate.
– Mia Grey: la sorella di Edwa di Christian. Un’oca inutile messa lì solo per evitare che Alice Cullen si offendesse per il suo mancato corrispettivo.
Genitori vari.
Si arriva così ai nostri amati protagonisti.
Anastasia: Anastasia è la vergogna del genere femminile: una di quelle donne che fanno venire voglia alle femministe di far su baracca, perchè con gente così non ne vale la pena. Un’ameba, incapace di intendere e di volere qualcosa che non sia il suo Christian (e sto cercando di non essere volgare).
Ho già sottolineato l’incoerenza fra il suo comportamento e il fatto che cercano di farcela passare come dolce e pura, ma voglio rimarcare l’idea parlando del contratto che deve stipulare con Grey, cioè il contratto in cui si dice cosa la sottomessa vuole e non vuole fare e cose deve e non deve fare. Nel contratto era scritto che avrebbe dovuto consumare pasti regolari e nutrienti, dormire almeno otto ore a notte, più una valanga di consensi a varie tecniche sessuali, strumenti e giochi vari inclusi (cito a memoria) cera bollente, pinze, ecc…
E cosa mette in discussione Ana?
Il cibo e le ore di sonno.

Che poi, oh, i gusti sono gusti… la parte peggiore è il fatto che quella ragazza è completamente succube di Christian e non parlo solo dei rapporti sessuali! Non riesce a fare nulla per paura di perdere Christian! Sta male giorni interi per qualcosa che lui ha fatto e quando si incontrano e lei ne vorrebbe discutere basta che lui la baci e cominci a sedurla che lei non capisce più una nespola e lo lascia fare per poi tornare a casa e far ricominciare la paranoia!
Riguardo a questo, oltretutto, Anastasia è stata single e completamente estranea ad ogni genere di sentimento romantico per ventun anni, poi incontra Christian e nel giro di poco tempo è ridotta a dirsi:

“Dài, dài, facciamolo… altrimenti finirai sola, con un sacco di gatti e di romanzi classici a tenerti compagnia.”

Ma che caz….?!
Basta, ché qui  mi viene una sincope.
Arriviamo così a Mr. Grey: Christian è il tentativo fallito dell’autrice di creare un protagonista bello e tenebroso.
Ne è uscito un qualcosa di schizofrenico con seri problemi psichici.
Christian è colui che non fa l’amore,” ma fotte senza pietà”… pwahahahah!
Christian è quello che non vuole assolutamente farsi toccare… infatti Anastasia gli accarezza i capelli, lo abbraccia, gli mette la testa sulla spalla, ecc…
Fosse solo questo il problema di Grey, glielo si può perdonare dicendo che magari è così perchè si è innamorato.
Il vero problema è che la James cerca di farci passare questo soggetto per l’uomo dei sogni, mentre in realtà Grey è uno stalker, un egocentrico, un plutocrate e un tiranno.
Ho già detto che fa ricerche su Anastasia per sapere tutto di lei, a ciò aggiungiamo che  quando lei gli telefona mezza ubriaca (ah, ovviamente non aveva nemmeno mai bevuto…) PRIMA che si fidanzassero, lui RINTRACCIA la chiamata per andarla a prendere; quando lei va per qualche giorno a casa di sua madre, lui  la segue di nascosto e le capita davanti mentre è al bar perchè è convinto che stia bevendo troppo.
Riempie Anastasia di regali costosi all’inverosimile (prima edizione di libri antichi, un notebook non ancora in commercio…), perchè lui ha i soldi, può permetterselo, cosa volete che siano 15.000 euro di libri per lui?
Tutto questo lo fa fregandosene del fatto che Anastasia gli ripeta più volte che non vuole, che la fa sentire in imbarazzo, che non le piace… per tutta risposta lui decide che il maggiolino di lei è troppo vecchio e le prende una macchina nuova e che i biglietti d’aereo con cui lei doveva tornare da sua madre non erano abbastanza, quindi li fa sostituire ocn biglietti di prima classe.
Seriamente, non me ne frega nulla del fatto che trovi eccitante sculacciare una donna; finchè lei è consenziente sono affari loro, ma qui siamo in tutt’altro campo!
Evidentemente, però, c’è qualucno che non è d’accordo con me se poi mi trovo su anobii commenti di questo genere:

“OH. MY. GOD. Penso di aver trovato l’uomo dei miei sogni…Avrà pure tantissimi problemi ma è pur sempre la quintessenza della bellezza maschile mozzafiato. Ti prego, Christian, sottomettimi!
(…)Parlo a quelle donne che dicono che questo libro è volgare, esagerato o addirittura brutto: MA MAGNATEVELA N’EMOZIONE! Chi non vorrebbe un Christian Grey come fidanzato, parliamoci chiaramente… Non facciamo le frigide!”

Okay…
Secondo me comunque la cosa più sadomaso di questo libro è stata la mia decisione di leggerlo per vedere se era davvero brutto come sembrava.
Lo era.
Lo so che ve lo potevo dire prima così vi risparmiavo questo post infinito, ma sono anche sadica, non solo masochista!

Mina – The Ginger