Cose che fanno incazzare – Giochi di Ruolo

Parte I – I personaggi.

1) Personaggi invincibili…
2) … e bellissimi…
3) … e intelligentissimi…
4) … Sì, insomma, Le Mary Sue e i Power player;
5) Personaggi presi da libri, film, ecc… totalmente stravolti a piacere del player…
6) … così poi io trovo in giro cose come un Jack Sparrow gay (non è omofobia, è che proprio non ha senso, dai!)…
7)… o un Peter Parker omofobo che bestemmia…
8)… o delle Hermione che più troie di così ne ho viste poche…
9)… o dei Dottori francamente pervertiti con a seguito delle Rose Tyler che sembravano porno star…
10)… o  degli Sherlock Holmes talmente idioti che anche Winnie The Pooh è più furbo…
11)… e con tutto ciò hanno anche il coraggio di dire che è il LORO personaggio e fanno quello che vogliono. Minchia, sì, il profilo è tuo, ma se usi un personaggio esistente e non inventato da te almeno abbi la decenza di attenerti a quello vero!
12) L’incredibile proliferazione degli Elfi in tutti i GdR Fantasy.
13) Con conseguente assenza di qualunque altra razza.
14) Personaggi che cambiano personalità da un giorno all’altro…
15) … O peggio ancora da un commento all’altro.
16) Personaggi che, invece,  cambiano biografia: del tipo che ieri quando ti sei disconnesso erano Vampiri, oggi accedi e scopri che nel frattempo sono diventati Lupi Mannari.
17) Personaggi in teoria cupi e scostanti che in realtà sono estroversi e spiritosi;
18) Personaggi di ragazzine dolci e innocenti che farebbero vergognare Anastasia Steele;

Parte II – Le role

1) I commenti sgrammaticati.
2) Le abbreviazioni in role;
3) I verbi, maledizione, i verbi!!
4) Sì, anche i congiuntivi sono verbi!
5) E, sì, anche la consecutio temporum è da imparare!
6) Commenti lunghi una facciata intera e pieni di descrizioni lunghissime, sproloqui su cosa il pg ha mangiato a cena e cose simili in cui l’unico contributo rilevante alla trama della role è un “e si avvicinò” alla fine.
7) Ma anche commenti come “ciao! *le sorrise* “;
8) Monologhi epici e melodrammatici ad minchiam..
9) … anche perchè spesso se ne sono altamente fregati di cos’hai scritto e dicono cose che non c’entrano un accidenti;
10) I commenti sgrammaticati (sì, due volte!);
11) Quelle cazzo di abbreviazioni! (Idem);
12) Gente che mescola il parlato *alle azioni*, perchè non mette asterischi o virgolette o altro, con il risultato che per capire cosa sta succedendo ci vogliono secoli di decifratura.
13) Gente così egocentrica che ingora deliberatamente le caratteristiche degli altri personaggi per fare ciò che vuole.
14) Gente che cambia deliberatamente le “condizioni di base” della role, per fare ciò che vuole…
15) … tipo quelli che, data una role ambientata nel primo pomeriggio, scrivono nel loro commento che è quasi mezzanotte perchè vogliono portarsi a letto l’altrui personaggio;

Parte III  – I Player

1) Maniaci travestiti da player;
2) Ninfomani travestite da player (par condicio);
3) Bimbi/e-minchia;
4) Gente che muove IL TUO personaggio nel suo commento;
5) Gente che sembra abbia mangiato tutto il manuale di D&D e poi non è in grado di spiegare in parole semplici e elementari che cavolo è un Gdr
6) Gente che non distingue Real da Role e si incazza per qualcosa successo fra i personaggi.
7) Gente che pretende di ruolare personaggi con passati difficili senza aver la più pallida idea di quello che sta facendo
8) Gente che se usi lo stesso prestavolto ti segnala l’account.
9) Gente che ti segnala l’account se rifiuti di far andare il tuo personaggio a letto con il loro;
10) Gente che se gli stai sulle palle ti segnala l’account.
11) Gente che segnala gli account.
12) Gente che ti chiede una role, ti fa startare e poi ti abbandona a metà senza dirti nulla;
13) Gente che non sa gestire un determinato personaggio ma vuole muoverlo lo stesso perchè è figo… (vedi Parte I)
14) Gente che con la scusa della role (che intanto non va avanti) ti assilla di domande su di te;
15) “Player” che approfittano dell’anonimato fornito dall’accaunt per provarci in chat.
16) Gente che confonde se stesso con il proprio personaggio;
17) Gente che ritiene che le ragazze non dovrebbero muovere personaggi maschili
(in realtà è tutta invidia, perchè spesso sono più affascinanti i loro pg di quelli mossi da chi maschio lo è davvero)

Parte IV – I gruppi GdR

1) GdR sulle Cinquanta Sfumature, che danno libero spazio ai Player di tipo 1, 2 e 3
(anche se ammetto di aver incrociato un Christian Grey pittosto bravo quando il fenomeno non era ancora dilagato… quanto talento sprecato!)
2) GdR sugli One Direction (terrento fertile per tutti i “Player” della peggior specie)
3) e di quelli su Settimo Cielo, ne vogliamo parlare?
4) Facciamo i GdR inutili in generale
5) Admin che chiedono role di prova quando la trama scritta da loro è un insulto all’italiano;
6) Admin (e assistenti) tiranni ed egocentrici che approfittano del proprio ruolo;
7) Gruppi che chiedono role di prova chilometriche privilegiando la quantità alla qualità;
8) Gruppi snob che non danno a chi è alle prime armi la possibilità di imparare;
9) GdR su Harry Potter che ti danno i compiti a casa (!) da consegnare, pena il BAN (Giuro che è vero);

Parte V – L’angolo dell’Admin

1) Gente che si iscrive, non sa cos’è un GdR, ti fa spiegare tutto e o ti ignora o è scema, perchè continua a non capire nulla;
2) Gente che si iscrive e non ruola, ma resta lì a tenere occupato un pg;
3) Gente che ruola come gli gira, ignorando le regole;
4) Gente che ignora il master;
5) Gente che si iscrive e non ti manda i dati del suo pg;
6) Gente che si iscrive solo per fare spam;
7) I Troll;
8) Gente che polemizza su tutto e vuole farti gestire il gruppo come vogliono loro;

Mina – The Ginger
Yuvie – The Alchemist
e tantissimi player, admin e master che hanno condiviso i loro sfoghi
(con mille grazie per la consulenza)

Il ritorno dello Americano

Recensione di Angeli e Demoni, di Dan Brown – PARTE III

Salve a tutti!
Ebbene sì, sono ancora io, inutile che vi lamentiate!
Prima di iniziare la recensione e di farvi crollare tutti addormentati, ne approfitto per fare un annuncio inutile: come alcuni avranno notato, qui accanto è comparso il “coso” (termine tecnico da vero aspirante ingegnere, che non usa inglesismi come “widget”) chiamato “Altro”: al suo interno c’è anche il link che porta alla nostra pagina facebook.
Niente di particolare, la usiamo semplicemente per esporre idee future e per postare brevi anteprime dell’articolo su cui stiamo lavorando seguite dalla percentuale di completamento di quest’ultimo… insomma, se vi interessa è lì.
Detto questo, diamo subito fuoco alle polveri che c’è una recensione da finire! è_é

Riassunto delle puntate precedenti: Gli Illuminati hanno rubato dal CERN un esemplare di antimateria e l’hanno nascosto da qualche parte in Vaticano, a mezzanotte avverrà l’annichilimento e del Vaticano rimarrà solo un simpaticissimo cratere fumante. Non contenti, hanno anche rapito i quattro cardinali più papabili e intendono ucciderne uno ogni ora, a partire dalle otto, in quattro chiese diverse: gli Altari della scienza.
A tentare di sventare il loro piano vi sono Robert Langdon e Vittoria Vetra, che al momento hanno rintracciato il primo Altare trovandoci dentro un cardinale morto soffocato da una manciata di terra.

In questa puntata: Acqua, aria e fuoco, documentarsi è ancora un optional, “Editoooor?”, “Colpo di scena!” e… “Tutto è bene quello che finisce bene”.

Langdon, dunque, si arrampica su per le impalcature della chiesa e scruta l’orizzonte nella direzione indicata dall’angelo, cercando una chiesa che possa essere il prossimo altare della scienza.

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Angelo che indica qualcosa.
Purtroppo non è l’angelo di Langdon .

Incredibile ma vero, Langdon non trova nulla. Il suo sguardo scorre fino all’orizzonte senza incontrare altra chiesa che non sia la Basilica di San Pietro, ma non può essere quella, perché, come spiega Langdon alle Guardie Svizzere appena sceso:

“La quartina dice esplicitamente “attraverso Roma”. La basilica di San Pietro non è a Roma, ma nel territorio della Città del Vaticano.”

*dlin-dlon*
COMUNICAZIONE INTERNA: si informa il signor Dan Brown che all’epoca di Galileo la Città del Vaticano non era ancora stata istituita.
*dlin-dlon*
Comunque, una guardia fa notare a Langdon che Piazza San Pietro è da sempre oggetto di controversie, in quanto c’è gente che ritiene che faccia parte di Roma e non del Vaticano e che, proprio alla base dell’obelisco, c’è un bassorilievo detto West Ponente o Il soffio di Dio. Dato che, come fa notare un gasatissimo Langdon, la piazza è opera del Bernini, i nostri partono di gran carriera verso il Vaticano per salvare il secondo cardinale.
Mentre loro corrono, io voglio fare i complimenti a Dan Brown per la combo:
COMPLIMENTI SIGNOR BROWN! Su DUE opere del Bernini che ha nominato ne ha beccate DUE realizzate DOPO la morte di Galileo, che quindi non poteva sapere della loro esistenza, nè tantomeno metterle nel suo Cammino dell’Illuminazione! Sono commossa, davvero!

Il gruppo arriva in Piazza San Pietro, fermamente piantonato dai due giornalisti della BBC che, nel frattempo, stanno mandando al loro capo le immagini del cadavere caricato nel bagliaio dalle Guardie Svizzere.
Langdon e Vittoria si avventurano per la Piazza e Chinita, la videoperatrice della coppia di giornalisti, li segue con la telecamera puntata.

Suonano le nove.
Una bambina urla.
Accanto a lei, quello che sembrava un barbone ubriaco seduto ai piedi dell’obelisco si accascia al suolo e una chiazza di sangue gli si allarga sotto di lui.
L’uomo è ancora vivo quando lo soccorrono vedono che ha il petto marchiato a fuoco dal terzo magnifico ambigramma. È il secondo cardinale.

Air

Ambigramma. Sì, ve li posterò tutti.

Quando provano a fargli la respirazione bocca a bocca notano che ha i polmoni perforati. Il poveretto muore, l’unica cosa che si riesce a sapere dai presenti è che era stato aiutato a sedersi lì da un signore scuro di pelle e, ovviamente, la videoperatrice riprende tutto e, quando le Guardie Svizzere tentano di riprendere la cassetta riesce a imbrogliarle e a consegnar loro un nastro vergine.
… all’improvviso ho capito come sia possibile che una persona isolata sia riuscita a rapirgli quattro cardinali da sotto il naso, a rubargli una telecamera e a nascondere un ordigno pericoloso chissà dove senza che nessuno ne sapesse nulla!

I nostri eroi si riuniscono nello studio del Camerlengo a fare il punto della situazione.
– Il Camerlengo è, essenzialmente, incazzato nero, anche se cercano di farcelo passare per “stanco e provato”.
– Due cardinali su quattro sono morti.
– Due terzi delle zone del Vaticano aperte al pubblico sono stati controllati alla ricerca dell’antimateria senza successo.
– Nessuno ha ancora preparato il piano di evaquazione per i Cardinali.
– Il soffio dell’angelo sul West Ponente sembra indicare una ventina di chiese, nessuno sa se in qualcuna di esse ci sia un’opera del Bernini relativa al fuoco, nonostante le altre due chiese fossero vicine ad un obelisco nessuna di quelle in esame sembra esserlo.
– L’angelo sul West Ponente in realtà non è un angelo, ma è il Dio Eolo.
(no, scherzavo, questa non la dicono loro, ve la dico io che so la storia dell’arte meglio di Langdon che la insegna)

Morale della favola: Langdon viene portato di nuovo negli Archivi Vaticani a consultare il catalogo di tutte le opere del Bernini, mentre Vittoria resta nello studio del Camerlengo ed è così presente quando una guardia chiede a Olivetti di accendere la TV.
La BBC ha mandato in onda i filmati e li ha concessi a tutte le reti televisive: su ogni canale si vedono i cardinali morti o si parla degli Illuminati.
Infine, su informazione dell’assassino, la BBC ha diffuso la notizia che il vecchio Papa non fosse morto in seguito a ictus, ma per avvelenamento dovuto a dosi massicce di eparina, un farmaco che il Santo Padre effettivamente prendeva.
Il Camerlengo, a questo punto, decide che si è definitivamente rotto i cosiddetti e prende in mano la situazione stabilendo che:
– Rocher, la Guardia che dirigeva le ricerche, dovesse riferire direttamente a lui.
– Olivetti avrebbe aiutato Langdon a rintracciare l’assassino.
– Gunther Glick e Chinita, i due giornalisti, dovessero essere trovati e portati da lui.
– Lui, un paio di guardie e Vittoria sarebbero scesi nelle catacombe a confermare se la notizia dell’avvelenamento era vera (e con essa le implicazioni che un’infiltrazione simile avrebbe significato) grazie ai segni che l’eparina lascia sui corpi.

Nell’Archivio, Langdon ha trovato il catalogo di tutte le opere del Bernini e, sfogliando più o meno a caso, ha una gran botta di cul dopo un’abile e intelligentissima ricerca, riesce a trovare la statua che cercava: L’Estasi di Santa Teresa nella chiesa di Santa Maria della Vittoria.
Signori, sono fiera di annunciarvi che Dan Brown non delude!
Siamo a TRE statue su TRE iniziate dopo la morte di Galileo!
Grande Dan Brown!
Stendo un velo pietoso su Langdon che legge un brano in italiano che descrive l’opera ridendo per la metafora sessuale che vi è nascosta, salvo poi dire che

“Benché fosse in italiano, riconobbe la parola “fuoco”, che ricorreva almeno cinqueo sei volte”

… No, scherzavo non lo stendo il velo pietoso.
Allora, Dan Brown vuole scrivere un thriller. D’accordo.
Vuole ambientarlo in Italia. Perfetto.
Strupra la Storia per inventarsi un conflitto che faccia andare la trama. Okay.
Basa tutta la ricerca su delle opere d’arte. Ottimo.
Non si prende nemmeno la briga di controllare le date delle suddette opere. Magnifico.
Ci passerei anche sopra – magari con una schiacciasassi – se almeno, errori a parte, ci fosse un minimo di coerenza interna. Invece, per la miseria, queste due cose succedono nella stessa cazzo di pagina. È tanto chiedere al signor Dan Brown o ai suoi gentilissimi editor almeno di RILEGGERE cosa scrivono?!
Santo Asimov, protettore della Robotica, dammi pazienza.

Quando prova a uscire, il Karma decide che certe castronerie non le può più sopportare e tenta anche lui di ammazzare Langdon.
Infatti, mentre Langdon – già a corto di ossigeno – sta per premere il pulsante che avrebbe aperto la porta, da un’altra parte Rocher toglie beatamente la corrente per continuare le sue ricerche, Lasciando gli Archivi a secco e il nostro eroe chiuso in un compartimento stagno con l’aria in esaurimento.
Langdon ne esce arrampicandosi su per uno scaffale e facendolo cadere spiengendo contro la parete, provocando così una reazione a catena in cui tutti gli scaffali cadono come tessere di un domino facendo esplodere la parete in vetro in una scena che farebbe commuovere Scrat dell’Era Glaciale.
Nel frattempo Vittoria e il Camerlengo scoprono che il Papa era stato effettivamente assassinato.

Olivetti, Langdon e Vittoria si precipitano verso il terzo Altare, arrivati lì Olivetti entra nella chiesa da un’entrata secondaria, mentre Langdon e Vittoria sono incaricati di starsene in un angolo della piazza a tenere d’occhio l’ingresso principale.
L’ordine se ne va a putt a donne perdute quando le vetrate di Santa Maria della Vittoria vengono illuminate da un incendio scoppiato al suo interno.
Le panche erano state accatastate sotto alla cupola della chiesa a formare una specie di pira in fiamme, sospeso su di essa c’è il terzo cardinale appeso per le braccia tramite due catene e posizionato a guisa di crocefisso.
L’uomo è ancora vivo e sul petto c’è il quarto ambigramma.

Fire

Vi avevo detto che ve li avrei rifilati tutti

Mentre Langdon tenta di trovare un modo per salvare il poveretto, Vittoria trova il cadavere di Olivetti a terra con il collo spezzato. In quel momento viene presa colpita alle spalle dall’assassino, che poi, visto il fallimento del Karma di cui parlavamo prima, tenta anche lui di cavare di mezzo Langdon sparandogli contro, ma Langdon, da bravo Americano istruito da Hollywood, evita il colpo.
La collutazione che segue si conclude con l’Assassino che se ne va con Vittoria e Langdon rinchiuso sotto a un pesantissimo sarcofago di travertino capovolto (niente domande).
Ah, giusto per chiarire, mentre tutto questo accade, la piazza è OVVIAMENTE deserta.   -.-“

Intanto, in Vaticano, il Camerlengo interrompe il conclave, portando con sè i due giornalisti che filmano e trasmettono tutto. Dall’altare della Cappella Sistina, il Camerlengo dichiara la sua resa e fa un discorso bellissimo su scienza e fede che, purtroppo, non posso postare perchè è lunghissimo.
Per una volta che non sono ironica fidatevi di me: era DAVVERO un discorso bellissimo.
La logica di fondo dietro a tutto ciò la lascio esporre a Dan Brown, che stavolta ha fatto qualcosa di giusto.

” Facendo riprendere i cardinali dalle telecamere, stava dando un volto umano alla Chiesa. Il Vaticano non era più fatto di edifici, ma di persone. Persone che, come il camerlengo, avevano dedicato la propria esistenza al servizio del bene.”

“Quella di Carlo Ventresca era una drammatica e disperata richiesta di aiuto. Stava parlando sia ai suoi amici sia ai suoi nemici. Stava esortando tutti, con lui o contro di lui, a vedere la luce e fermare quella pazzia. “

L’Assassino, nel frattempo, rapisce Vittoria e la porta nel covo degli Illuminati svenuta e legata e ci fracassa i cogl informa con classe ed eleganza di quanto lei sia eccitante e della di lui intenzione di stuprarla e ucciderla a fine lavoro.
Abbandonata la Cappella Sistina, il Camerlengo torna nel suo studio dove dà gli ultimi ordini al Capitano Rocher, in comando perchè non si hanno notizie di Olivetti , prima di congedarlo gli chiede di accendere il fuoco, perchè là dentro si congelava.
… ricordiamo ai gentili lettori che sono ancora svegli che ci hanno spesso ribadito come sia una mite serata estiva e che all’inizio del romanzo Langdon si è lamentato per il caldo, ma a quanto pare Rocher non lo trova strano. Sì, sono pignola, ma vi giuro che c’è un motivo.
Appena Rocher esce dallo studio del Papa riceve una telefonata da parte di un Individuo Misterioso che ha informazioni importanti.
Intanto, al CERN, Kohler, dopo aver soperto che Leonardo Vetra aveva parlato dell’antimateria con qualcuno, chiede alla sua segretaria di dare l’ordine che si prepari il suo jet.

Langdon viene estratto dal sarcofago dai poliziotti e dai vigili del fuoco attirati dall’incendio. Appena si riprende abbastanza da capire quel poco che capisce di solit da capire qualcosa, Langdon si fa dare una cartina di Roma e, osservando la freccia in mano all’angelo, cerca di trovare l’ultimo Altare, fermamente convinto di poter fermare l’Assassino da solo e ritrovare Vittoria.
… L’importante è crederci.
Comunque, qui vediamo un viaggione assurd un interessantissimo ragionamento di simbologia, che porta Landon a tracciare una croce sulla cartina e a concludere che l’ultimo Altare è la Fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona.
… Indovinate un po?
Ebbene sì! Dan Brown non si smentisce nemmeno stavolta! QUATTRO su QUATTRO!
No, sul serio, non ne ha imbroccata una giusta… ma gli editor li pagano per pettinare le bambole?

Mentre in Vaticano Gunther sta mettendo tutto il suo impegno nello sparare una minchiata dietro all’altra, si diffonde la notizia che qualcuno con informazioni in grado di risolvere la crisi sta arrivando a Roma; ma tutto questo Langdon non lo sa e –  dopo essere uscito da una chiesa che è stata teatro di un incendio in cui sono morti il comandante delle Guardie Svizzere e un cardinale e che ora pullula di vigili del fuoco e poliziotti senza che nessuno provi a fermarlo nonostante sia l’unico testimone – ruba un’auto e arriva a Piazza Navona.
Mi sento obbligata a descrivere la scena che segue nel dettaglio, perchè è talmente piena di errori da essere esilarante.
La piazza è, ovviamente, deserta, perchè con una crisi come quella in corso mi sembra ovvio che in giro non ci sia nessuno, no?
A un certo punto, giunge un furgone nero coi fari spenti, che più cliché di così c’è solo James Bond, e si ferma “con il portellone laterale a pochi centimetri dal bordo della vasca.”.
Perchè, ovviamente, la “transenna” che circonda la fontana impedendo di raggiungere l’acqua è svanita nel nulla per decreto divino.
Langdon vede l’Assassino aprire il portellone  e prepararsi a far cadere in acqua l’ultimo cardinale adeguatamente appesantito e incatenato e, in qualche modo, raggiunge l’altro lato della fontana senza farsi vedere e si infila in acqua.

L’acqua gli arrivava alla cintola ed era gelida. Strinse i denti e avanzò a fatica. Il fondo, già scivoloso di per sé, era reso ancora più infido dallo strato di monetine che vi  gettavano i turisti, convinti che portasse fortuna.

Ma vi rendete conto che noi li paghiamo profumatamente per non fare un cazzo e propinarci bioate del genere?!
Porca pu…zzola, Dan Brown, se vuoi ambientare una fottutissima scena d’azione in una fontana esistente, non pensi che sarebbe il caso quantomeno di sapere come cazzo è fatta quasta fontana?! Non ci vuole molto, giuro! Un minuto su Google-immagini e scopri che la fontana in questione è talmente poco profonda che è un miracolo che il cardinale ci anneghi con tutti gli orpelli che ha attorno, ché rischia di toccare il fondo con la bocca ancora fuori dall’acqua… e tu mi dici che arriva alla cintola? Cos’è Langdon si è digievoluto in un puffo?!
E gli editor, dannazione, cosa ci stanno a fare? A buttare le monetine nella fontana per augurare a Dan Brown la fortuna di non trovare mai qualcuno che si accorga delle sua castronerie mentre gli altri turisti vanno a buttare le loro nella fontana DI TREVI?
Langdon si riconferma l’Americano che è e spreca l’elemento sorpresa in uno scambio di battute da macho. L’Assassino, che invece non è Americano, ribadisce che ha fretta di tornare da Vittoria, spinge il cardinale in acqua e si getta addosso a Langdon. Vi è di nuovo una collutazione e, come l’altra volta, il cardinale nel frattempo muore; Langdon per salvarsi, finge la morte per annegamento e l’Assassino, che ormai ha più sangue nell’organo di sotto che nel cervell probabilmente confuso e stanco a causa dell’agitazione delle ultime ore, ci crede e se ne va.

Water

Altro ambigramma. No, non l’avevo dimenticato

Langdon esce dall’acqua e studia la fontana alla ricerca dell’ultimo angelo, ma non trova nulla. Finchè, ormai disperato, nota in cima all’obelisco una colomba in bronzo.

“La colomba è il simbolo pagano dell’Angelo della Pace.”

Uh… scema io che credevo che fosse il simbolo dello Spirito Santo.
La colomba punta a ovest e, arrampicandosi sulle statue della fontanta (che Bernini ti perdoni per questo, uomo, perché io non lo farò!) capisce subito che l’ultima meta è Castel Sant’Angelo, il cui ponte è decorato da statue di angeli fatte dal Bernini.
Lo sapete già, vero?
Esatto! Anche queste fatte dopo la morte di Galileo. Io non ho più nemmeno la voglia di imprecare, mi auguro solo che gli caschino in testa i loro angeli.

Langdon riesce ad entrare nel castello con l’aiuto di un giornalista (a cui in cambio rivela dove trovare il cadavere dell’ultimo cardinale) e della solita, sacrosanta botta di culo. Si arma di una spranga di ferro trovata in giro e cerca Vittoria.
L’Assassino in tempo è tornato e sta progettando nei dettagli cosa fare con Vittoria; a parte lo schifo della cosa, spero solo che non incontri mai Christian Grey o non voglio sapere cosa ne uscirebbe.
Langdon nel frattempo trova la stanza in cui stanno i due e, dopo un coreografico: “Angelo di Dio, veglia su di me”, fa irruzione all’interno e affronta l’Assassino.
Fossi stata io l’angelo, dopo tutte le castronerie che mi hai combinato sarei scesa ad aiutare l’Assassino a farti crepare fra atroci dolori, mio caro Langdon. Purtroppo non ho questa fortuna e, nella decina di pagine che seguono, accade che:
– Si viene a sapere dell’esistenza di un sesto marchio degli Illuminati.
– Si viene a sapere che il capo degli Illuminati è venuto a prendere quel marchio e intende usarlo sul Camerlengo.
– Langdon deduce brillantemente che il capo degli Illuminati è probabilmente colui che avrebbe dovuto portare le informazioni per risolvere la crisi.
– Victoria, finora legata come un salame, si libera con qualche strana tecnica yoga (davvero, non è ironia) e insieme a Langdon buttano l’Assassino giù da Castel Sant’Angelo.

L’elicottero con a bordo Kohler arriva in Vaticano e viene ricevuto in pompa magna: è lui l’informatore che tutti attendevano. Langdon e Vittoria lo vedono da Castel Sant’Angelo e si catapultano in Vaticano attraverso il Passetto, un antico passaggio segreto. Arrivano giusto in tempo per venire bloccati da Rocher che non vuole farli entrare nello studio del Camerlengo e sentire il grido raccapricciante di quest’ultimo.
Langdon, Vittoria e un paio di Guardie fanno irruzione insieme a Rocher, trovano il Camerlengo che giace a terra col petto marchiato e Kohler armato di pistola. Nel casino che segue vengono uccisi a colpi di pistola Kohler e Rocher, accusato dal Camerlengo di essere un complice; prima di morire Kohler consegna a Langdon una telecamera che aveva con sè.

Diamante

Diamate degli Illuminati, i quattro elementi in un unico ambigramma
Il marchio del Camerlengo.
Quando dicevo che vi avrei rifilato tutti gli ambigrammi, intendevo proprio TUTTI.

Sono passate le undici e mezzo e Piazza San Pietro è un bordello assurdo, perchè, molto intelligentemente, nessuno ha pensato che sarebbe stato furbo farla evacuare. Langdon, Vittoria e una Guardia insignificante di nome Chartrand stanno trasportando il Camerlengo su una barella improvvisata verso l’elicottero per farlo ricoverare, manco a dirlo i giornalisti li seguono come sanguisughe.
A quel punto il Camerlengo riceve un’illuminazione divina e, con estremo disappunto di tutti quanti, sialza in piedi e corre all’interno della Basilica che doveva venir evacuata.
Inizia un inseguimento a lume del faretto della telecamera, perchè ovviamente i giornalisti li seguono, durante il quale il Camerlengo spiega di aver ricevuto l’illuminazione: l’antimateria doveva essere sulla tomba di San Pietro, nelle necropoli vaticane.
Fra obiezioni e strepiti varii, Ventresca arriva sulla tomba del Santo e scopre che, effettivamente, l’antimateria è lì e, fra obiezioni e strepiti ancora peggiori, che gli predicono che ucciderà tutta la gente in Piazza, si avvia per portarla fuori. Giunto in superficie, dopo una corsa spericolata con il petto marchiato a fuoco. Il Camerlengo corre verso l’elicottero che avrebbe dovuto portarlo in ospedale e, spinto via il pilota, si prepara a partire con l’antimateria. Con suo estremo disappunto, oltre all’antimateria si trova a bordo anche quel gran coglione altruista di Langdon, che, convinto che Ventresca volesse gettare l’ordigno in mare o nelle cave di roccia, vuole rendersi utile gettandolo di sotto mentre il Camerlengo pilotava.
È solo quando sono ad alta quota che, finalmente, Langdon capisce che il piano del Camerlengo non era di gettare l’antimateria in mare, ma di portarla abbastanza in alto da far sì che esplodesse senza danni: sono bloccati su un elicottero che sale, con un’ordigno che sta per esplodere.
A questo punto, il Camerlengo tenta l’impresa che sia il Karma, sia l’inviato di una setta satanica avevano fallito prima: tenta anche lui di fare secco Langdon e lo fa gettandosi dall’elicottero con l’unico paracadute. Tuttavia, nemmeno il potere di Dio e della scienza combinati riescono a spuntarla contro Langdon che si butta dall’elicottero usando come paracadute la tela cerata che serve a coprirlo.
Sì, avete letto bene.
Lo so che è fisicamente e umanamente impossibile! Ma secondo voi, uno che non riesce nemmeno a cercare una cazzo di fontana su Google riesce a concepire un’idea simile?

L’antimateria esplode in una scena francamente molto bella e la gente in piazza grida al miracolo vedendo il Camerlengo atterrare vivo e vegeto sul colonnato accanto alla statua di Gesù Cristo. Intanto Langdon manovra per atterrare nel Tevere, dove viene ripescato dai dottori dell’ospedale sull’Isola Tiberina… lo straordinario potere della botta di culo lo salva di nuovo, insomma.
Quando si sveglia gli consegnano ciò che è rimasto dei suoi averi: i resti maciullati del foglio del Diagramma e la telecamera di Kohler che, si scopre, funziona ancora. Appena Langdon vede il filmato si alza in piedi e muove mari e monti per farsi portare subito in Vaticano. Arriva giusto in tempo per irrompere, insieme a Vittoria, nel collegio dei cardinali che vorrebbe eleggere Papa il Camerlengo, davanti ai loro sguardi stupiti Langdon fa partire la registrazione…
… COLPO DI SCENA!
La registrazione mostra Kohler a colloquio con il Camerlengo, mentre lo accusa di aver sempre saputo dell’antimateria, in quanto Leonardo Vetra stesso gliel’aveva mostrata, e di essere stato lui a organizzare tutto. Incredibilmente Ventresca conferma di aver fatto tutto ciò, per fermare un’opera che lui riteneva sacrilega e riportare in auge la Chiesa; dopodichè si marchia da solo con il marchio scaldato sul fuoco che aveva fatto accendere a Rocher. (Capito ora perché ero pignola?)
Il resto è noto.

Ventresca viene fatto entrare e, fermamente convinto della sua opera, tenta di spiegare le sue motivazioni che, più o meno, si riassumono in:

“Quella notte la potenza degli Illuminati era tornata a manifestarsi, e con effetti straordinari. Era scomparsa l’apatia, la paura aveva fatto tremare il globo come un terremoto, unendo tutti i popoli. E la maestà del Signore aveva sconfitto le tenebre”

Interrogato sulla morte di Leonardo Vetra, su quella dei Cardinali e sul suo piano, Ventresca espone sempre una ragione; finchè non arrivano a chiedergli della morte del Papa.
A questo punto si ha un nuovo colpo di scena:

«Il papa aveva un figlio.»

CARRAMBA, CHE SORPRESA!
Ma non è ancora arrivata la fine, eh? Quando Ventresca rivela di come il Papa gli avesse confessato questo suo segreto e di come quella notte lui avesse iniziato a concepire il suo piano, il Cardinale Mortati rivela il plotwist che mi ha lasciato più perplessa in tutto il libro.
Prima di dirvelo vi do un indizio, vediamo se indovinate.
[indizio]

Ebbene sì! Il figlio in questione è Carlo Ventresca, che il defunto Santo Padre aveva concepito con fecondazione assistita insieme a una suora di cui si era innamorato, per non infrangere i voti.
Io non ho parole per esprimere cosa provo. vi dico solo che potrei fare concorrenza a LUI.

Quest’ultima notizia fa uscire di testa del tutto Carlo Ventresca che, diciamocelo, tanto a posto non doveva poi essere, per quanto geniale.
Sfuggendo ai Cardinali, egli accede all Nicchia dei Palli, dove bruciano novantanove lampade alimentate da un combustibile a base di butano, che, ergo, bruciano come l’Inferno. Il Camerlengo si cosparge di questi olii e si dà fuoco, svanendo in una voluta di fumo proprio sul balcone di Piazza San Pietro.

Tutto è bene quello che finisce bene (relativamente parlando).
Il Camerlengo abbandona questa terra di lacrime e “ascende al cielo”, per usare la metafora di Dan Brown, e il Cardinale Mortati, eletto Papa, raccoglie le sue ceneri e le depone accanto a quelle del padre.
E Langdon?
Langdon, sopravvissuto nonostante i disperati tentativi di ucciderlo compiuti più o meno da tutti, si ritira in albergo con Vittoria Vetra dove fanno l’amore. Vi risparmio la scena romantica fra i due, sia perché è agli stessi livelli di demenzialità della colonna ionica, sia perché, tanto, Langdon nel prossimo libro sarà felice di dimenticare Vittoria a favore della francesina discendente da Gesù Cristo.

Bene. Siamo giunti alla fine di questa fatica a puntate…
*parte l’inno alla gioia suonato dai lettori*
… ci vediamo presto con qualcosa di più leggero!
Ciao a tutti!

Mina – The Ginger

Il Papato colpisce ancora.

Recensione di Angeli e Demoni, di Dan Brown – PARTE II

Buongiorno.
Dopo aver praticamente costretto l’Alchimista a rimettersi – finalmente –  a lavorare sfruttando biecamente la scusa che dovevo preparare un esame e non avevo tempo…
*schiva una fialetta di acido*
… la vostra Ginger ritorna con la seconda parte della recensione più attesa di tutti i tempi!
*schiva anche i pomodori*
Eddai! Per farmi perdonare l’ho fatta anche bella lunga!
Cosa? Ah… andava bene lo stesso, dite?

In questa puntata: Archivi Vaticani, “quando documentarsi è un optional”, orbite ellittiche  e… “la parte interessante comincia”.

La scorsa puntata ci aveva lasciati con un prete-scienziato trovato morto al CERN con un marchio a fuoco sul petto, antimateria rubata al suddetto scienziato ricomparsa misteriosamente in Vaticano durante il Conclave e Langdon e Victoria giunti sul posto che, dopo aver rotto i coglioni a tutt mosso mari e monti, sono riusciti a farsi ricevere dal Camerlengo.
Viene così introdotto nella trama il personaggio migliore di tutto il libro.

Langdon se lo immaginava gracile, anziano, con l’espressione angelica, appesantito da ricchi paramenti e con la corona del rosario fra le mani. Invece il camerlengo indossava una semplice veste nera e aveva un fisico robusto, sportivo. Prossimo ai  quarant’anni, giovanissimo per gli standard vaticani, era sorprendentemente bello, con folti capelli castani ed enigmatici occhi verdi, che irradiavano una luce che pareva alimentata dai misteri dell’universo. Quando gli fu vicino, Langdon gli lesse nello sguardo una profonda stanchezza, come se fosse reduce dai quindici giorni più difficili della sua vita.
«Carlo Ventresca» si presentò. «Sono il camerlengo.»Parlò in inglese, con accento pressoché perfetto, in tono gentile e modesto.

Okay, ammetto che, come prima impressione, si fiuta già il pericolo del classico Personaggio-Bello-Buono-E-Gentile, ma per ora sospendiamo il giudizio in modo da raggiungere il punto in cui il romanzo si fa interessante.

Tanto per non perdere l’abitudine dalla volta scorsa, la prima cosa che fa il comandante Olivetti appena entrato è scusarsi per “l’abbigliamento della signorina”. Insomma, ci tengono proprio a farci ricordare le belle gambe di Vittoria.
Non contento, dopo che i nostri eroi hanno spiegato al Camerlengo la situazione e questo si è stupito perchè l’antimateria non è ancora stata cercata, il comandante ribatte:

Con tutto il rispetto per la signorina Vetra, la quantità di esplosivo di cui parla è minima e ritengo improbabile che abbia il potenziale distruttivo che lei paventa.

Allora, per la miseria, ammettiamo anche il fatto che io sono cresciuta a pane e fantascienza, quindi appena il mio cervello sente dire “antimateria” mi restituisce immagini di esplosioni di potenza immensa, ma comunque, se io fossi una Guardia Svizzera incaricata della sicurezza vaticana durante un cazzo di conclave e una scienziata del CERN (istituto di ricerca famoso in tutta Europa e per di più svizzero, quindi si suppone che la Guardia in questione sia a conoscenza della sua esistenza, contrariamente ad un americano a caso) venisse a dirmi che lo strano cilindro inquadrato da una telecamera che NON si trova dove dovrebbe essere è pieno di antimateria e che il dannatissimo CONTO ALLA ROVESCIA che c’è sopra indica il tempo che abbiamo prima che l’aggeggio in questione ci uccida tutti io considererei l’idea di dare l’allarme…
Comunque, mentre l’Allegra Compagnia se ne sta nello studio papale a discutere animatamente, una delle guardie con un QI superiore alla media dimostrata finora dai personaggi di tutto il libro contatta Olivetti alla trasmittente: hanno ricevuto una chiamata che segnalava la presenza di una bomba in Vaticano. Il chiamante, pienamente al corrente dei fatti, aveva nominato l’antimateria e addirittura chiesto alle Guardie se avessero già visto la bomba, così, la guardia in questione, ha avuto un’idea assolutamente inconcepibile per dei servizi di sicurezza all’alba dell’anno 2000: ha cercato in Internet!
Il breve sprazzo di buonsenso che si era appena infilato nella trama, viene brutalmente assassinato dalla notizia che colui che aveva chiamato per parlare della bomba è ancora in linea e che, nonostante da dieci minuti stiano provando a rintracciare la chiamata, ci debbano ancora riuscire.
A questo punto il Camerlengo prende in mano la situazione: si fa passare la chiamata e, con un coreograficissimo “In nome di Dio, chi si crede di essere?”, inizia il dialogo con l’assassino della prima puntata.

Nel corso della conversazione telefonica si viene a sapere che:
-Quattro cardinali sono spariti, rapiti dall’assassino, e Olivetti non l’aveva ancora detto al Camerlengo;
-I quattro cardinali in questione erano i più “papabili”;
– Nel 1668 la Chiesa marcò a fuoco quattro Illuminati ed espose i loro cadaveri per le piazze di Roma.
-L’assassino, e con lui gli Illuminati, intende fare lo stesso, uccidendo un cardinale ogni ora a partire dalle otto di sera ed esponendo il cadavere;
– Farà tutto questo all’interno di quattro chiese;
– A mezzanotte il Vaticano verrà distrutto dall’antimateria, non si discute, ha chiamato solo per informarli del piano aggratis;
– L’assassino trova che Vittoria Vetra sia una donna di carattere ed è eccitato da lei e dalla possibilità che, quella sera, potrebbero incontrarsi, “e allora…”
(No, non scherzo, questo pezzo c’è davvero. Mi viene seriamente il dubbio che Dan Brown ci tenga sul serio a rimarcare quanto sia figa la sua creazione e che non sia solo l’impressione idiota di una blogger che odia le Mary Sue)

Cambio di scena.
Siamo nella Cappella Sistina dove il Cardinale Mortati, che deve presiedere al Conclave come Grande Elettore, si sta giustamente chiedendo che cazzo di fine abbiano fatto i quattro cardinali che era più probabile che venissero eletti.

Non poteva crederci: era convinto che non sarebbero mancati al conclave per nessuna ragione al mondo.
Accadeva una sola volta nella vita – e neppure a tutti – di avere la possibilità di salire al soglio pontificio, e, secondo la legge vaticana, per poter essere eletti bisognava partecipare alla votazione.

Emh… ma anche no?
Ora, io ammetto di aver avuto “fortuna”, perchè avendo letto il libro poco dopo l’elezione dell’attuale Papa avevo ancora ricordi freschi del Conclave e, leggendo questa frase, mi è scattato un dubbio che, altrimenti, non sarebbe sorto. Comunque, come una breve ricerca in internet mi ha rivelato: “Qualsiasi maschio battezzato celibe, secondo il diritto canonico, cioè che non ha contratto un matrimonio cattolico, può essere eletto papa (sebbene l’elezione di un non vescovo sia avvenuta raramente) e se non ha ancora ricevuto gli ordini sacri gli vengono subito conferiti e viene consacrato vescovo.
Quanto ci ho messo? Un paio di minuti.
Cortesemente, quindi, Dan Brown, la prossima volta invece di ripeterci per la miliardesima volta che belle gambe ha Vittoria Vetra, potresti impiegare quei due minuti per fare qualcosa di utile come digitare su Google “elezione del papa”?!
Sono pignola, dite?
Bene, proseguiamo

Fra un pontificato e l’altro, il camerlengo era la massima autorità, ma Carlo Ventresca era solo un prete

Non per niente “Camerlengo” è il modo veloce per riferirsi al Cardinale Camerlengo di Santa Romana Chiesa, che, ovviamente, è solo un prete. Giustissimo.
Posso concedermi un “porca puttana”?
Porca puttana! Dan Brown, ma se vuoi scrivere un accidenti di Thriller ambientato in Vaticano durante un conclave, mi fai il fottutissimo favore di INFORMARTI prima, maledizione?!
Anche qui, quanto ci ho messo? Due accidenti di minuti!
Ci ha messo più Dan Brown a scrivere il testo sbagliato che io a scoprire la versione corretta, gli costava tanto controllare prima di sparare minchiate?
Ah, per la cronaca, sono anche abbastanza sicura che il ruolo di Grande Elettore non esista.
Comunque, i cardinali del Concilio si sono accorti della mancanza dei quattro rapiti, ma, ignari della situazione in quanto privi di contatto con l’esterno, decidono per ora di aspettare e avere fede.
La scena si conclude con una descrizione del Giudizio Universale di Michelangelo.

L’opera, alta quindici metri, raffigurava Gesù Cristo nell’atto di dividere i virtuosi dai peccatori. Fra i corpi straziati che ardevano tra le fiamme dell’inferno c’era persino uno dei rivali di Michelangelo, rappresentato con orecchie d’asino.
Guy de Maupassant aveva scritto in un racconto che quell’affresco sembrava la decorazione di un baraccone da fiera dipinta da un carbonaio ignorante.
Il cardinale Mortati era abbastanza d’accordo.

Dan Brown…?
Vaffanculo!

Dopo questa piacevole combo di errori e imprecisioni nel giro di tre facciate, la storia ritorna ai nostri eroi in pieno consiglio di guerra. Il comandante Olivetti suggerisce al Camerlengo di non dire nulla, per ora, e di sigillare comunque il conclave, in quanto la Cappella Sistina era probabilmente il posto più sicuro al momento ed era quindi molto meglio lasciare lì i cardinali e, se si fosse rivelato necessario, procedere in seguito ad un’evaquazione organizzata.
Nel frattempo la guardia svizzera avrebbe provveduto ad interrompere l’erogazione di energia elettrica in varie zone del Vaticano, sperando così di eliminare abbastanza interferenze da individuare il campo magnetico del cilindro di antimateria. Infine, Robert Langdon convince il Camerlengo a dargli il permesso firmato per visitare i segretissimi Archivi Vaticani, sperando così, in un modo che non rivela, di capire dove i quattro carinali rapiti sarebbero stati uccisi.

Cambio di scena e nuovo spiegone in arrivo. Scusatemi, ma così va la faccenda, giuro che fra un po’ la storia riprende e si fa più interessante!
Voce dal pubblico: “Insomma, Rossa, sarà la terza volta che lo ripeti!”
Ginger: “Zitto e vai a lamentarti con Dan Brown!”

Comunque, lungo la strada verso l’Archivio, Langdon ci informa che:
1)I lunghi capelli di Vittoria profumano di mandorla.
2)Ai tempi di Galileo (che, ricordiamo, è uno dei fondatori degli Illuminati di Dan Brown), per incontrarsi senza venire massacrati dalla Chiesa, si riunivano in un covo segretissimo a cui avevano dato il logicissimo nome di “Chiesa dell’Illuminazione”.
3) Questo posto era talmente segreto che, anche con il diffondersi della fama della setta, chiunque giungesse a Roma per unirsi non riusciva a trovarlo.
4) Quindi, per raccogliere nuovi adepti, gli Illuminati avevano messo a punto una specie di caccia al tesoro, basata su indovinelli e simboli che avrebbe dovuto guidare gli Illuminandi (neologismo by Ginger che si è rotta quello che non ha di cercare sinonimi di “aspiranti-Illuminati) in un cammino iniziatico fino a questo covo.
5) Il clero non trovò mai questo cammino, perchè non era a conoscenza della sua esistenza, gli indizi erano infatti nascosti molto bene e abilmente dissimulati in quattro sculture, opere di un artista amico del movimento, lo stesso che aveva creato l’ambigramma della settimana scorsa.
Le sculture in questione sono legate ai quattro elementi.

«Quattro elementi?» disse Vittoria. «Ma se sono più di cento!»
«Non nel XVII secolo» le ricordò Langdon. «Gli antichi  alchimisti credevano che l’universo fosse composto solamente da quattro elementi: Terra, Aria, Fuoco e Acqua.»

Cristo santo, Vittoria, e tu eri quella che ha messo in dubbio la Teoria della Relatività di Einstein osservando il comportamento dei tonni?!
(No, non è una battuta figlia dell’umorismo di merda di Ginger, è scritto veramente)
Mi immagino le risate che si sta facendo Einstein nella tomba.

Detto questo, parliamo un attimo del Cammino dell’Illuminazione, vi va?
*ignora il coro di protesta*
Roma-1630: L’Ordine degli Illuminati sta acquisendo fama e lo scontro con la Chiesa infuria, non per niente quattro scienziati sono stati marchiati a fuoco e i loro cadaveri esposti nelle piazze.
La caccia agli Illuminati è quindi aperta e attiva ed è giusto supporre che il Clero, che, ricordiamo, conteneva alcune fra le persone più colte dell’epoca, sia in piena ricerca e prontissimo a braccare chiunque ne faccia parte.
A questo punto, qualcuno mi fa il sacrosanto favore di spiegarmi come cazzo fanno gli Illuminandi ad informarsi sull’esistenza di questo fantomatico Cammino? Insomma, non è che possa scendere in piazza a chiedere informazioni ai passanti…

*Breve visione in diretta esclusiva dalla mente malata di Ginger*
Un figuro cammuffato si aggira per Roma tutto intabarrato per non farsi riconoscere, al di sotto del mantello è visibile una casacca con sopra ricamato il motto: “Eppur si muove!”
Figuro cammuffato: “Mi scusi! Per la Chiesa dell’Illuminazione?”
Vecchia comare: “Oh, un altro Illuminando? Dritto per di là e poi la seconda a destra, caro!”

Tremate, perchè ho un’altra domanda!
All’epoca il simbolismo era vivo, vegeto e godeva di ottima salute. Tanto per capirci, tutti quei riferimenti che la prof di arte si affannava a spiegarvi nei quadri dell’epoca mentre voi la guardavate chiedendovi cos’avesse fumato (nel caso migliore) o cosa vi sareste fumati voi quella sera (nel caso peggiore), erano, all’epoca, perfettamente intuibili e conosciuti, ergo nascondere il simbolo degli Illuminati a Roma era intelligente più o meno quanto lo sarebbe stato provare a nascondere la falce e il martello nella Germania nazista, non so se rendo l’idea…
Quindi: ripetetemi di nuovo come hanno fatto a nascondere simboli e statue in piena Roma senza che nessuno si accorgesse o che la voce trapelasse alla Chiesa?

*Seconda visione in diretta esclusiva*
Curato1 e Curato2 passeggiano per Roma mentre vanno a predicare, fare benedizioni, a trovare Suor Genoveffa o qualunque altra cosa facessero i curati nel Milleseicento.
Passano davanti ad una statua su cui fa capolino il logo del MC Donald.
Curato1: “Cosa ci fa quel simbolo del diavolo su una statua della Città Santa?”
Curato2: “Oh, è solo il Cammino degli Illuminati… ”
Curato1: “E noi lo ignoriamo?”
Curato2: “Certo, Dan Brown ha deciso così!”
Curato1: “E noi gli diamo retta?”
Curato2: “Ovvio! Altrimenti quello è capace di passare direttamente al Simbolo Perduto saltando gli altri due libri che almeno sono carini!”
Curato1: “Signore, proteggici da questa sorte!” *si fa il segno della croce*

Insomma, per chi si fosse perso fra le mie visioni da disagiata mentale, Langdon vuole ritrovare questi quattro Altari della scienza, in cui ritiene che verranno sacrificati i quattro cardinali.
Per trovare il primo Altare occorre decifrare un “segno” che si trova in un manoscritto di Galileo, il Diagramma delle verità, la cui unica copia esistente è conservata negli Archivi.
Chiaramente, visto che i documenti antichi non sono uno scherzo, i nostri eroi – dopo aver affrontato la non scontata impresa di trovare la sezione dedicata a Galileo – si trovano chiusi in un compartimento stagno, illuminato da luce a infrarossi e con l’atmosfera talmente controllata che l’aria è rarefatta al punto da far girar la testa e, visto che il meccanismo di riossigenazione è disattivato in assenza del cardinale che si occupa degli Archivi, rimarranno senz’aria nel giro di venti minuti.
Una goduria, insomma

«Eliocentrismo» lesse Vittoria , traducendogli poi il titolo sulla prima pagina. Quindi scorse il testo. «Mi sembra di capire che Galileo abbandona definitivamente il modello geocentrico. Ma è scritto in italiano antico, per cui non garantisco la traduzione.»

Tre righe e mezzo, signora Mondadori e signor Dan Brown.
TRE CAZZO DI RIGHE E MEZZO e mi avete fatto salire la pressione a livelli tali che quelli dell’AVIS vi ringrazierebbero in ginocchio considerando che ogni volta che devo donare ci vuole una trafila infinita per alzarmela fino al minimo sindacabile.
1) ‘sti accidenti di congiuntivi li vogliamo imparare, porca miseria ladra?!
Guardate, io non ho nemmeno voglia di vedere chi sia stato a tradurre, ma seriamente, visto che ormai in ogni libro ci sono 3 o 4 congiuntivi cannati, li vogliamo imparare?
2) “È scritto in italiano antico, non garantisco la traduzione”. Allora, signor Brown, io lo so che per lei documentarsi è un optional, ma le giuro che non le sarebbe servito molto tempo a scoprire che, per quanto l’italiano antico possa essere abbastanza diverso dall’italiano corrente, è comunque abbastanza comprensibile da far sì che si capisca di cosa parli il testo. O almeno, una che lavora al CERN e confuta la Teoria di Einstein dovrebbe riuscirci.
E comunque…
3) Galileo non scriveva in latino?
So per certo che il Sidereus Nuncius è stato scritto in latino, visto che ne ho dovuto tradurre un pezzo in terza liceo, ma visto che non posso garantire sugli altri e che comunque il Diagramma l’ha inventato Dan Brown riprendo fiato e ci passo sopra.

Aiutandosi con la spatola, voltò pagina. […]
«Non ci sono formule matematiche» disse Vittoria. «Parla di movimenti retrogradi, orbite ellittiche o qualcosa del genere.»
«Orbite ellittiche .» Langdon ricordò che i guai di Galileo con la Chiesa erano cominciati quando aveva annunciato che le orbite dei pianeti erano ellittiche.


……
Dottore, dammi pazienza.
Orbite ellittiche?! ORBITE ELLITTICHE, Cristo santissimo?!
È stato Keplero a introdurre per primo le orbite ellittiche, per la miseria! Lo insegnano alle medie!!
Io giuro che, prima o poi, mi procurerò un’arma condundente (leggi: “padella”) su cui farò incidere a grandi caratteri “DOCUMENTARSI” e poi andrò a trovare tutti gli scrittori che mi infilano sfondoni del genere e gli farò fare una conoscenza ravvicinata della mia nuova proprietà, e poi…

*Ci scusiamo per l’interruzione, Ginger è appena stata sottoposta ad una dose massiccia di tranquillanti per evitare che commettesse qualche sciocchezza più di quelle che commette di solito.
La recensione riprenderà non appena avrà finito di dialogare sulla Grande Domanda sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto con un vaso di petunie*

Domanda dal pubblico: “Ginger, ma perchè ti scagli così tanto su ogni minuzia? Capisco che siano errori, ma anche tu li stai cercando tutti col radar…”
Risposta: No, non li sto cercando col radar. Li ho notati tutti leggendo e, se li ho notati io, può notarli chiunque abbia una cultura generale a livello della mia, che non è poi altissima. E inoltre… ricordate la nota dell’autore che ho citato all’inizio della prima puntata e che sembrava inutile?
Ecco perché mi incazzo così.

Comunque, i nostri eroi sfogliano tutto il libro, ma non trovando traccia del segno, si dividono le pagine e ricominciano da capo. Tutto questo ve lo racconto perchè Vittoria coglie di nuovo l’occasione per dimostrare che razza di geniaccio sia:

Vittoria sollevò il primo foglio con le mani
«La spatola!» la sgridò Langdon porgendogliene una. «Usa questa»
«Ho già i guanti…» protestò lei. «Che danno potrei mai fare?»

Ricordiamo al gentile pubblico che lei sarebbe una scienziata.

Vittoria, infine, trova sul bordo  di una pagina un verso in inglese, controllando con Langdon si accorgono che i versi sono quattro, uno per lato. Dato che la mancanza di ossigeno si fa sentire, probabilmente sono arrivati al livello del bus numero 7 alle otto di mattina, Langdon vorrebbe copiarsi i versi per poi ragionarci fuori, ma Vittoria è di diverso parere:

«Scordatelo, professore. Non abbiamo tempo di giocare agli amanuensi. Il tempo passa.» Gli prese il foglio dalle mani e si
diresse verso la porta.
Langdon si scandalizzò. «Non puoi portarlo fuori di qui! È un…»
Ma Vittoria era già scomparsa.

… Lei è una scienziata. L’ho già ricordato?

Mentre Vittoria è impegnata a distruggere l’ultima copia esistente di un antico testo Galieliano, l’assassino è in piena attività. Infatti contatta un’inviato della BBC che era a Roma per assistere al conclave e gli comunica di avere per lui quello che potrebbe essere lo scoop della sua vita, e, visto che la Legge di Murphy non fallisce mai, becca anche il giornalista più cazzone che io abbia mai trovato su un libro, nonchè quello pronto a seguire qualsiasi segnalazione pur di far notizia, venisse anche dal chihuahua del barbiere del centralinista di Radio Maria.
Il Carmelengo, invece, sta andando a sigillare il conclave e lungo la strada sfrutta un flashback per raccontarci di come, da bravo figlio di una donna religiosissima di nome – guarda caso –  Maria, avesse sempre saputo, fin da bambino, di voler dedicare la sua vita a Dio. Proposito che venne confermato quando sua madre morì in un attentato che fece saltare in aria la chiesa in cui si trovavano al momento; l’unico sopravvissuto fu proprio il piccolo Carlo Ventresca. In ospedale ricevette la visita di un curato (di cui al momento non ricordo il grado) che gli offrì la possibilità di vivere e studiare in seminario, per poi scegliere quale strada seguire. Finiti gli studi, Carlo Ventresca scelse, prima di prendere i voti, di fare per qualche anno il servizio militare, dove imparò a guidare l’elicottero, per poi tornare in seminario, prendere i voti e affiancare il curato che l’aveva accolto, finchè questi era diventato Papa e lui Camerlengo.
Perchè ve lo racconto? Lo scoprirete più avanti.

D’ora in poi, pur seguendo la trama, cercherò di non entrare troppo nel dettaglio, perchè il libro inizia a farsi più movimentato e coinvolgente e, tutto sommato, mi dispiacerebbe togliere qualunque tipo di interesse ad un eventuale lettoreche avesse deciso di prendere mano al libro, perchè, è bene ricordarlo, nonostante Dan Brwon mi faccia incazzare come una iena per le castronerie che scrive, sa anche come fare a coinvolgere il lettore quando vuole (Nel Simbolo Perduto non voleva),  quindi vi giuro che, incazzatura a parte, Angeli e Demoni è un libro che, mentre lo leggi, sa come prenderti… il problema viene quando lo chiudi e ci pensi su.

I versi recitano:

From Santi’s earthly tomb with demon’s hole,
‘Cross Rome the mystic elements unfold
The path of light is laid, the sacred test,
Let angels guide you on your lofty quest.

Dalla tomba terrena di Santi con il buco del demonio,
Attraverso Roma si snodano gli elementi mistici,
La via della luce è segnata, la prova sacra,
Lascia che gli angeli ti guidino nella tua nobile ricerca.

Appena letti, Langdon conclude che il primo Altare deve essere il Pantheon.
Essenzialmente la tomba terrena di Santi sarebbe la tomba di Raffaello Sanzio, che, a quanto pare, è sepolto lì; la tomba è terrena perchè il Pantheon era originariamente dedicato al culto della Madre Terra e il “buco del demonio” sarebbe l’oculo che si trova sul soffitto del Pantheon.
Vengono allertate le guardie svizzere,  vengono schierate quattro macchine e arrivano al Pantheon a un quarto alle otto. Vittoria e Langdon vengono mandati dentro per dare un’occhiata in giro, armati di pistola accuratamente nascosta nella giacca del professore e con il compito di telefonare a Olivetti che li aspettava fuori in caso notassero qualcosa di strano.
Cosa notano? Notano che Raffaello fu sepolto al Pantheon solo nel 1759, più di un secolo dopo la pubblicazione del Diagramma, avvenuta nel 1639. Ergo, sono di guardia al posto sbagliato.
Con l’aiuto di una guida turistica concludono che il posto giusto è la Cappella Chigi, progettata da Raffaello, a Santa Maria del Popolo.

«Il primo Altare della Scienza si trova nella Cappella Chigi!»
«Dove?» Il comandante della Guardia Svizzera sembrava arrabbiato.

Ma va?! -.-”
Ora… chi glielo dice a Langdon a Dan Brown che nel 1639 non c’era nemmeno la Cappella Chigi?

Dopo una corsa spericolata, arrivano a Santa Maria del Popolo.
La chiesa in cui si trova la cappella è chiusa per ristrutturazione, la porta principale è sbarrata, ma Vittoria e Langdon trovano una porta secondaria che è stata forzata.
Come un assassino abbia potuto forzare la porta di una chiesa in piena piazza e in pieno giorno e per di più con un cardinale prigioniero al seguito risulta ignoto pure a me.
In piena tradizione americana, i due entrano senza aspettare le Guardie Svizzere, che nel frattempo non si sa dove siano finite, considerando la competenza dimostrata finora, sicuramente sono sedute sui gradini della chiesa a consultare una cartina per trovarla.
All’interno della chiesa non si muove nulla, anche la cappella è buia e silenziosa, ma dal pavimento è stata rimossa una lastra decorata che dà su una cripta, il buco del diavolo di cui parla la poesia; Langdon, manco a dirlo, si cala nella cripta e là dentro trova il cardinale.
È nudo, sepolto nella terra fino alla vita ed è morto: soffocato da una manciata di terra che gli è stata ficcata in gola.
Sul petto spicca un marchio a fuoco; un altro ambigramma magnifico.

earth

Il cadavere viene rimosso e caricato nelle auto delle Guardie Svizzere con tutta la discrezione possibile, ma non abbastanza da impedire che la coppia di giornalisti allertata dall’assassino riesca a girare un breve filmato di nascosto.
Nel frattempo Vittoria scopre che il famoso artista degli Illuminati, colui che ha disseminato il simbolo del Mc-Don i simboli degli elementi per tutta Roma, non è altri che… Gian Lorenzo Bernini! E scusate se è poco

Visto il fiasco della prima volta, Langdon e Vittoria si mettono alla ricerca del secondo altare, il loro punto di partenza è una statua che il Bernini ha pensato bene di collocare nella cappella: Abacuc e l’angelo.
Direi che questa volta l’indizio è a prova di idiota, forse Bernini voleva essere sicuro.
Langdon lascia che il dito puntato dell’angelo (meno male che non era il medio) lo guidi nella sua nobile ricerca, esce dalla chiesa e si volta verso sudovest, la direzione indicata.
Dopo aver scalato le impalcature fino al rosone per vedere meglio, gli è subito chiaro che la prossima tappa è….

Lo scoprirete nella prossima puntata perchè questo post ha raggiunto lunghezze tali da vedere il punto in cui le rette parallele si incontrano.

No! Mettete giù quelle spranghe! Lo so che vi ho rotto i coglioni fino ad adesso e non posso smettere ora che, finalmente, succedeva qualcosa, ma non mi farete cambiare idea! Buoni!!
*Passa l’Alchimista in tenuta di guerra a chiudere il post prima che degeneri*

A presto!

Mina – The Ginger

Cose che ti fanno incazzare – In libreria

È giunto il momento di sfogare la rabbia repressa.

01) Cinquanta Sfumature, Cinquanta Sfumature everywhere…
02) Vedere una parete intera dedicata SOLO ai romanzi vampiresco-adolescenziali;
03) Il reparto fantasy che non è più fantasy;
04) Trovare “Mondo Nuovo” di Huxley in mezzo ai Fantasy -.-”
05) Trovare Colfer e Gaiman sullo scaffale per “Ragazzi” (che poi vorrebbe dire per bambini) di fianco ai libri cartonati e alla Bambina della Sesta Luna
06) … e trovare invece Unika in mezzo al Fantasy “per grandi”;
07) Il reparto Fantascienza mischiato al reparto Fantasy;
08) Oppure il reparto Fantascienza che contiene solo Asimov;
(che, per carità, è un mito e merita il posto che ha, ma esistono anche altri autori per chi vuole variare un po’… )
09) Visto che ci siamo, anche il reparto Fantasy con solo Tolkien e Brooks;
10) Classici del calibro di Cime tempestose, pubblicati con la didascalia “I libri preferiti da Bella ed Edward” in copertina;
11) Il seggio vacante che costa 23-24 euro solo perché l’ha scritto la Rowling…
12) … ma direi i prezzi dei libri in generale;
13) La commessa che non toglie il prezzo quando fa i pacchetti per un regalo;
14) La commessa girata male;
15) Il commesso che fa di tutto per farti comprare il più possibile;
16) I commessi Mondadori che dovrebbero spiegarti le caratteristiche del Kobo e invece ne sai più tu che non l’hai mai preso in mano prima;
17) I commessi che ti spingono a chiederti perché lavorino in libreria visto che non conoscono nemmeno i grandi classici;
18) I commessi;
19) I libri di Moccia…
20) … e quelli della Meyer…
21) … e quelli ispirati a quelli della Meyer…
22) … che comunque a ben pensarci sono sempre meglio di quelli che verranno sull’onda delle Cinquanta Sfumature;
(sì, mi incazzo in anticipo, tanto vale mettersi avanti)
23) Le saghe vendute solo in volume unico e l’impossibilità di trovarle in volumi slegati…
24) … se ci sono in volumi slegati c’è sicuramente solo il primo e l’ultimo, con buona pace di quelli in mezzo;
25) I volumi unici che costano dai 24 ai 28 euro;
26) I libri sugli One Direction;
27) Quelli su Justin Bieber;
28) Visto che ci siamo anche quelli che circolavano tempo fa sui Tokio Hotel;
29) La mancanza della copia da sfogliare sulla pila dei libri incellophanati, con la conseguente impossibilità di leggere la trama o il prezzo scritti nei risvolti di copertina;
30)”Dove lo tenete Chricton?”
“Chricton?”
“Sì, quello di Jurassic Park…”
“Aaaaah! No, quello è Spielberg, devi cercare nella sezione DVD”

Si ringraziano tutti quelli che hanno contribuito con i loro sfoghi a questo articolo 🙂

Mina – The Ginger

Le specie dell’habitat letterario: perché leggere senza reagire è come mangiare senza saziarsi!

Un saluto a tutti da Ginger e dall’Alchimista (che non sta assolutamente scrivendo questo post sotto minaccia!), che oggi hanno deciso di tentare una delle loro solite imprese assurde e si sono messi a scrivere questo post a quattro mani; come con i pianisti ciò porta ad unire la bravura dei due, così un post a quattro mani unirà la grande stupidit ironia di entrambi.
Questo post nasce da una piacevolissima discussione semi-semi-semi-letteraria su Facebook, con uno strano soggetto di razza e provenienza non identificate: pensiamo sia un Complottista in borghese, ma non abbiamo prove certe (Mina non solo lo pensa, ma ne è fermamente convinta, perchè solo un Complottista può essere così idiot può avere tale profondità mentale)…
Da cosa nasce questa teoria? Dal fatto che vede qualcosa di segreto e nascosto in OGNI FOTTUTA FRASE di OGNI FOTTUTO LIBRO. Solo che invece degli alieni ci vede valori morali. Gli extraterrestri hanno studiato tattiche di sfinimento in Vaticano? Probabile.

Comunque, sfiancati da questa epica battaglia per convincere il nostro amico che NON C’ERA una morale in Coraline, in Assasinio sull’Orient Express e tantomeno nei libri di Smith, ci siamo chiesti quanta gente legga i libri in quel modo e, da lì, quali altri tipi di lettori ci siano.

Siamo fieri di presentarvi le nostre conclusioni!

*WARNING: NON si forniscono rimborsi per eventuali suicidi dei vostri neuroni!*

Fiondiamoci subito sulle categorie!

Il Cruento: lui vuole solo una cosa: sangue. Sangue. Sangue. Qualche volta tette. Organi. Sbudellamenti. Altre tette. Altro sangue. Personaggi morti che non gli faranno mai né caldo né freddo.
Il suo più grande idolo è probabilmente George Martin, per la sua simpatica attitudine ai propri personaggi, seguito a ruota da Jack lo Squartatore, ma anche Bernard Cornwell non guasta.
A lui non importa quale sia il fine ultimo di una storia, né il suo finale. Vuole solo vedere la gente morire e soffrire e assecondare il suo sadismo. In genere se ne trovano pochi, di lettori così, dato che il lettore Cruento non sa nemmeno di essere un lettore e passa gran parte del suo tempo su videogiochi violenti o in una clinica psichiatrica.
E’ facilmente riconoscibile dagli occhi spiritati e dal sorriso sadico che gli spunta appena intravvede la possibilità di sofferenza per un personaggio e da intercalari tipici come: “Uccidilo!”, “Squartalo!”, “Fallo a pezzi!”, “Un bel colpo di spada e risolvi tutto!” e altre piacevolezze simili.
Per tenerlo lontano, basta nominargli Tolkien, che non solo odia a morte per l’aver fatto risorgere Gandalf e l’aver salvato Faramir, ma si sta anche ancora si chiedendo perché Bilbo non abbia ucciso Gollum. Apprezza solo tre scene: le morti di Boromir, di Re Théoden e di Saruman.

L’Intellettualoide: Il caro amico citato nella premessa. Quello che, in un modo o nell’altro, è impegnato nella filosofeggiante ricerca del significato intriso di ogni frase dell’autore che non manca mai di far notare per ostentare la sua incredibile capacità d’intuito. Generalmente legge poesia e quasi sicuramente amerà il Simbolismo e odierà l’Ermetismo. Se ne avesse l’occasione, stuprerebbe Boudelaire, Manzoni e Wilde.
E’ la classica persona per cui, se l’autore ha scritto “fuorilegge” anziché “ladro”, l’ha fatto sicuramente per sottolineare come egli sia un delinquente solo secondo le nostre leggi, che sono parte della natura umana e quindi parte del nostro soggettivo punto di vista… (delirio di Ginger, non chiedetemi nient… *SDENG!*).
Per lui, anche la frase “Le tende sono polverose” rappresenta l’oziosa e oscura natura del carattere dell’autore, che in verità voleva solo dire che le tende sono polverose. Non leggerà MAI un libro solo per godersi una bella storia, perché per lui il messaggio ideologico dell’autore è fulcro del libro e su questo non ammette obiezioni. Potrebbe trovarvi un significato ideologico anche nei libri del Battello a Vapore e vi spiegherebbe come questo significato è parte integrante della storia e di ciò che scrive l’autore, che magari voleva solo raccontare ai bambini la vita di Valentina; così Coraline diventa l’esaltazione dei Valori Familiari, che sono i Veri Valori, contro il Valore delle Cose che è quello imposto dal consumismo, con buona pace di Gaiman che probabilmente si suiciderebbe a sentire certe cose.
Il suo più grande nemico? George R.R. Martin, che risulta inattaccabile perché i suoi personaggi la moralità non sanno cosa sia e ha la caratteristica di descrivere le cose esattamente come andrebbero nella realtà.
Il posto migliore in cui avvistarlo è il Cafè letterario, in cui passa la maggior parte del suo tempo commentando la filosofia di Twilight.

La Shipper: Solitamente di genere femminile, questo tipo di lettrice è quello che, da quando legge il nome del protagonista, del cattivo, o di uno qualunque dei personaggi principali, passerà tutta la lettura a cercare di indovinare con chi si fidanzeranno, cercando ogni singolo indizio con una pignoleria degna dei professori di italiano che cercano gli errori nei temi. Nel caso in cui le coppie da lei ricercate non si formino, provvede lei, tramite fantasie malate e pensieri che, se espressi del tutto, le costerebbero una denuncia per atti osceni.
Criticare la sua coppia preferita o sostenerne un’altra significa rischiare la morte, colpito senza pietà da valanghe di insulti e dimostrazioni di come la SUA coppia sia quella perfetta, manco stesse parlando del suo matrimonio.
Il territorio di queste lettrici è epf o fanfiction.net per le anglofone, ma vi sconsigliamo di addentrarvici se non volete rischiare la follia per quello che potrete trovare (Ginger ne è la prova).
Esiste una sotto-categoria della Shipper, la Yaoista. Essa può essere trovata soprattutto nei campi di anime e manga ed è contraddistinta dalla sua maniacale ricerca di storie omosessuali, che siano volute dagli autori o no. (Ginger è pronta a giurare che questo genere si è espanso da quando la BBC ha mandato in onda Sherlock e le fangirl hanno visto insieme Benedicht Cumberatch e Martin Freeman, ma è meglio non indagare)
Il modo migliore per combatterle è far notare loro che per quanto le loro fanfiction possano essere scritte bene e popolari (cosa che accade molto di rado), rimarranno fanfiction e la versione ufficiale del libro rimarrà sempre la stessa. A questo punto la Shipper potrebbe aggredirvi oppure deprimersi, dovete solo sperare di essere fortunati.

Abbiamo già detto che non rimborsiamo nemmeno in caso restiate assassinati?

Il Tifoso del Cattivo: Generalmente è un bastardo, o crede di esserlo.
Come dice il nome, questo lettore tifa sempre e spudoratamente per il cattivo, anche se si tratta di un cattivo stupido, cosa che accade frequentemente.
Spesso sostiene il cattivo perché fa più figo, o perché è sempre meglio che tifare per quell’idiota del protagonista, o semplicemente perché la fazione dei cattivi ha personaggi più interessanti ed è facilmente riconoscibile per il modo in cui inneggia a Lord Voldemort, a Sauron e a qualunque personaggio voglia distruggere il mondo; probabilmente da bambino, guardando la Melevisione, tifava per il Barone Grifo Malvento… ma tanto non ammetterà mai di aver guardato la Melevisione, al massimo ti esporrà il suo desiderio di dare fuoco al Fantabosco.
Davanti a lui non dire mai né “Hobbit”, né “Gandalf”, ma soprattutto MAI E POI MAI dire “Expelliarmus“.
Per metterlo in crisi, basta mettergli in mano un libro il cui protagonista non sia un pazzo sanguinario.
E’ sempre esagerato, stronzo a livelli allucinanti senza alcun motivo apparente, convinto sostenitore dei Serpeverde e adoratore di razze “malvage perché sì” quali orchi, goblin, troll e affini. ADORA Drow ed elfi oscuri, ma non Drizzt. Drizzt è un disonore.
Non ha un territorio tipico, visto che i castelli tetri e bui come quelli del suo idolo non sono molto facili da trovare, quindi potrebbe ovunque e mischiarsi a chiunque… Sì, fossi in voi starei in guardia da quell’amico che si è tanto divertito quando la Strega Bianca ha ucciso Aslan o che ha sbroccato di brutto quando ha saputo che Piton era una spia.

Il Polemico: Non importa quanta passione ci metti nel tuo lavoro di scrittore, quanto tempo hai speso a rendere il tuo romanzo accettabile secondo certi parametri, quanto i personaggi e la trama ti possano rispecchiare… Il polemico ha da ridire. Sempre e comunque. Trova errori e sviste ovunque, anche nei ringraziamenti.
I polemici sono quei lettori che non riescono a leggere un romanzo senza indagare ogni singola frase per trovare contraddizioni, errori o critiche varie, come Ginger e l’Alchimista.
(Ebbene sì, ci prendiamo per i fondelli da soli)
Sono una specie più che altro spazzina, salvo rare eccezioni: si fiondano spesso e volentieri sul libro brutto e già massacrato dalla critica del momento, per poterlo fare a brandelli e soddisfare il proprio bisogno di criticare. Quello dei polemici è infatti un vero e proprio bisogno, unito a un certo istinto masochista che spesso viene giustificato con la frase: “volevo vedere se era davvero così brutto come sembrava…”
Di solito scoprono sempre che sì, lo era.
Se, malauguratamente, il libro “brutto” finisce per piacergli, saranno ancora più spietati e cattivi. Spesso amano alla follia autori sconosciuti e saghe con una trentina di anni sulla copertina.
Sono i peggiori nemici delle fangirl, colpevoli, a loro dire, di essere stupide e superficiali e di seguire sempre la moda del momento. I più estremisti, poi, finiscono per litigare anche con i fan di scrittori del calibro di Tolkien, perché potrebbe anche averlo scritto Dante quel libro, ma loro troveranno un errore!
Esiste tuttavia un metodo rapido per liberarsene: basta far notare loro che non sono né recensori né critici preparati e che le loro opinioni sono solo carta straccia.
(Ginger: “Ma come?! Gli stai fornendo l’arma segreta per batterci con un colpo solo?!” )
(Alchimista: “E’ il modo più rapido per conquistarli!”)

ATTENZIONE! Se per caso fate una cosa simile per difendere Cinquanta Sfumature di Grigio e poi venite massacrate dall’evidenza non ci assumiamo responsabilità.

Fangirl: Facilmente riconoscibili dai tipici urli di guerra, che spaziano da “OMG!!!!!!!!” a “<3 ❤ ❤ <3”, le Fangirl sono uno dei tre grandi mali della letteratura.
Sono da considerare una variante mutante delle Shipper, capace di diffondersi con rapidità tanto da infondere altri generi, persino i film e i fumetti. Non dimentichiamoci che la fantasia malata di un Thor passivo in una relazione con Loki è nata dalle Fangirl di The Avengers.
Probabilmente, se i personaggi originali (o gli attori che li recitano) sapessero di certi pensieri, si vedrebbe aumentare drasticamente il numero di morti precoci causate non solo dagli eroi Asgardiani, ma anche da Harry Potter, Draco Malfoy, Hermione Granger, Sherlock Holmes, John Watson… *srotolano un elenco infinito*… e forse persino da Edward Cullen.
Esistono due grandi correnti, quella di “OMMIODDIOOOOOOOOOOO!” e quella di “WHAAAAAAAAAAAAAAAA!”. Tale separazione è dovuta allo Scisma Eldestiano, durante il quale il popolo tutto delle Fangirl ha dovuto decidere se Eragon era più bello da umano o da elfo.
L’unico modo per fermare e soffocare l’istinto naturale di una Fangirl è il tifare sempre e comunque per i personaggi meno importanti: spalle, neutrali e forse anche comparse.
MAI E POI MAI e ripetiamo MAI E POI MAI, dovete criticare il personaggio prediletto di una Fangirl senza prima aver fatto il vaccino antirabbica.

Casual Reader: Una persona aberrante, eretica, a cui bisogna opporsi con tutte le proprie forze. Il Casual Reader, infatti, non legge per passione, né perché è obbligato o perché apprezza un genere. Legge giusto per il gusto di poterlo dire in giro e avere la parvenza da Intellettualoide. È grazie a persone così che libri come le 50 Sfumature o tutta la bibliografia di Vespa diventano bestsellers.
Leggono per moda o per vantarsi, spesso non curandosi nemmeno di cosa abbiano letto in realtà, perché l’importante è dire di averlo letto.
Possono annoverarsi fra i Casual Reader peggiori, le Twilighters che, dopo aver sentito Edward e Bella rompere i discutere con passione di Shakespeare e di Cime Tempestose, hanno deciso che avrebbero letto anche loro Romeo e Giulietta e Emily Bronte.
Solitamente sono quelli che, interrogati su un libro letto, se ne usciranno con affermazioni del tipo: “Eh… l’ho letto molto tempo fa, non ricordo più molto bene…”. Salvo poi rendersi conto di non star facendo la figura voluta e continuare con: “Però era bellissimo, eh? Ma proprio bello bello bello!”.
Ciò ovviamente non significa che dovete diffidare di chi ha la memoria corta: ma se in quella memoria sono rintracciabili solo stralci di libri alquanto discutibili, diffidate.
Diffidate anche di qualcuno che ha una reazione esageratamente sconvolta quando vi sente dire che non avete letto il Grande Classico N°3722, ma appena gli chiedete di cosa parla si ritroverà a borbottare frasi vaghe.
Vi è uno scrittore emblematico per ogni Casual Reader: Fabio Volo… ma anche Zafòn è altamente quotato, solo che noi cerchiamo di preservare Zafòn nel nome dei vecchi tempi, mentre Volo va massacrato a vista.
Una delle caratteristiche principali dei casual reader sono gli aforismi e le citazioni. Infilati ad minchiam in ogni conversazione, messaggio, e-mail o post su Facebook per dimostrare a tutto il mondo la loro cultura… o meglio, sarebbe così se il Casual Reader sapesse usarli a proposito, in realtà ottiene il solo risultato di ammazzare la discussione o di farsi ignorare, perché nessuno ha capito cosa volesse dire.
Verrebbe da pensare che un Casual Reader vada d’amore e d’accordo con un Intellettualoide, vista la propensione per la filosofia. Invece no: gli Intellettualoidi perpetrano una caccia spietata verso i Casual Reader, che vengono perseguitati a centinaia, e a ragione.
(A proposito: Troll o Casual Reader? Dateci la vostra risposta!)
C’è una sola maniera per liberarsi di questa piaga: batterli nel loro stesso campo. Bombardateli di domande e commenti, finché non lo costringerete a sbattere il naso contro la dura verità: non ha capito una mazza di quello che ha letto.

Fanatico: Il terzo grande male, nonché il peggiore di tutti; la morte di qualunque passione, apertura o amore per la letteratura.
Il Fanatico è presente in tre stadi differenti, di solito: il fan, l’appassionato e lo scrittore in erba.
L’avete riconosciuto no? È colui che scopre il libro/saga della sua vita e per lui nulla esiste più nelle librerie al di fuori di quella.
Agli stadi più leggeri si limiterà a ricordarsi di questa sua passione ogni volta che può, per poi passare a dichiarare al mondo come il suo libro prediletto sia “meglio” sotto ogni punto di vista.
Nello stadio finale, il più atroce per chi gli sta attorno, ci si ritrova con qualcuno che ha letto poco e scritto ancora meno, ma che è fermamente convinto di poter comporre un’opera degna di quella del suo Maestro.
Un po’ come le Fangirl, non sopporta che venga toccato il suo idolo, arrivando a difenderlo in tutti i modi, solo che, mentre le prime lo faranno a suon di punti esclamativi, lui vi sommergerà sotto una valanga di frasi forbite, dettagli e citazioni, finchè non capirete più un cazzo della discussione.
Porta avanti vere e proprie crociate nei confronti di chi critica il suo Maestro, nelle discussioni accese è lui stesso un Maestro nel rigirare la frittata: accade sovente che, in mezzo a insulti e maldicenze verso chi ha osato oltraggiare l’amore della sua vita, volino frasi quali “Non c’è bisogno di insultare” e “Se non vi piace non leggete, ignoranti!”.
Vi è, però, una distinzione molto importante da fare fra i fanatici e le fangirl, che, a prima vista, possono risultare simili. Mentre le ultime hanno attacchi di sclero all’incirca per ogni libro che faccia tendenza o che contenga un personaggio figo, i fanatici sono solitamente appassionati di opere di grado più elevato: un classico esempio, infatti, sono i Tolkeniani o anche gli amanti di Narnia.
*Ginger va a prendere la padella rinforzata e si prepara a difendere il blog*
Negli ultimi anni, stanno emergendo tuttavia nuove categorie di fanatici: Eragoniani, Martiniani e Troisiani sono solo la punta dell’iceberg.
Tutte questa categorie, comunque, sono accomunate da una certa chiusura mentale che li porta a disprezzare qualunque cosa non sia stata fatta “come il Maestro comanda”. Per i Tolkeniani gli elfi saranno sempre alti, forti e fighi, così come per i Troisiani ci sarà sempre la protagonista gnocca a salvare la situazione.
Un attaccamento così forte può essere benissimo ignorato, rompimento di maroni a parte se vi tocca ascoltarlo, nei primi due stadi del Fanatico. Il problema arriva quando il Fanatico decide di mettersi a scrivere. In questi casi, la cosa migliore da fare è armarsi di lanciafiamme e distruggere l’opera in formazione appena possibile, perché, in un’epoca in cui le case editrici sono pronte a far passare anche il libro da colorale del Bruco Sam come opera fantasy, un libro scritto da un Fanatico salterà immancabilmente fuori come un plagio.
Fosse solo quello il problema, poi, ci si potrebbe QUASI passare sopra.
Il vero problema sarà lo stile del neo-scrittore e i suoi personaggi… tradotto in termini comuni: Mary Sue come se piovesse e scrittura che è meglio perderla che trovarla.
Vi sono molti modi per combattere i Fanatici.
1) Utilizzando il Contrappasso, come il Sommo Poeta insegna. Loro stressano a morte con la loro passione? Stressali di più con qualcosa di totalmente opposto a ciò che piace a loro! Dopo due o tre volte si saranno stancati di sentir parlare di “quella roba” e vi lasceranno stare;
2) Se si tratta di scrittori in erba, smontate il loro romanzo scopiazzato e distruggeteli moralmente;
3) Tappi per le orecchie e tanta pazienza;
4) Anche una mazza può andare bene;
5) Se non avete una mazza, usate libri di autori ultra-famosi ma con una grande carenza di Fanatici, quali Asimov e King.
(L’edizione integrale di IT si presta particolarmente a tale utilizzo);

Sentimentale: Shhh… silenzio! Non sentite nulla? Un singhiozzare soffocato unito a sospiri melensi?
Ecco, questo è il sentimentale immerso nella lettura.
È la specie più schiva e meno fastidiosa fra tutte. Perché, sostanzialmente, ha un carattere molto chiuso e depresso, accetta spesso quello che gli o le propina l’autore, e se il contenuto non viene gradito si limita a versare lacrime su lacrime. Solitamente si fa trascinare dalle emozioni qualunque cosa legga, fosse anche il famoso foglietto illustrativo dei medicinali.
Un Sentimentale è una creatura furba: evita accuratamente tutte le opere e gli autori che potrebbero farlo soffrire. Primo fra tutti, Martin. La parte della trama che piace di più a un sentimentale è la Love Story, infatti si emozionano, piangono ed esultano come bambini quando questa giunge a compimento (Sì, Ginger parla per esperienza).
Nel caso in cui essa finisca male o non arrivi al compimento, si deprimerà. Dato che questo accade spesso, un Sentimentale spesso è assiduo lettore di fanfiction, ma di quelle scritte bene.
(Intrusione di Ginger: cioè quasi nessuna)
Nel caso in cui non proviate tenerezza per questa mite versione dolce della Shipper, il metodo più semplice per allontanarla è parlare e disquisire di autori poco famosi per i sentimentalismi.
O… *
SPOOOOOOOOOOOOOOOILEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEER!!!!!!!!!!*
ricordarle che Kitty e Nathaniel nella triologia di Stroud non si sono mai baciati.

Yuvie – The Alchemist & Mina- The Ginger

Sui protagonisti fantasy

Salve a tutti!
Dopo aver sfruttato indegnamente l’Alchimista per portare avanti il blog mentre io risolvevo altri affari, ho deciso che era ora di tornare a far sentire la mia presenza, prima che qualcuno si dimenticasse di me.
Cos…?
Come sarebbe a dire “Chi diamine è questa?!
LETTORI INFEDELI!
Dicevo, visto che ho la testa che mi ronza ancora di integrali, di infiniti, di serie e di nomi di gente strana che ha scritto teoremi ancora più strani (sì, Taylor, parlo con te!), stavolta non farò una recensione ma uno sproloq un discorso ben chiaro e argomentato sui protagonisti dei fantasy in generale e di quelli trashosi in particolare.

1) Perchè voi val loro valgono!
Sarò breve.
Come diavolo è possibile che un protagonista, ad un’età in cui io ancora stavo imparando ad andare in bicicletta senza mani, riesca a padroneggiare ogni tipo di arte e abilità meglio di elfi e/o stregoni centenari?
Cosa…? No, il fatto che io debba ancora imparare ad andare in bicicletta senza mani non cambia il senso del discorso.
Sia chiaro, io non ce l’ho con i protagonisti dotati, ci mancherebbe: sono loro i protagonisti, qualche qualità la devono pur avere.
MA CON MODERAZIONE E SENSO LOGICO, PER LA MISERIA!
Io non sono una che sclera appena qualcosa è un po’ fuori dalle righe, il mio personaggio GdR combatte con una padella, dannazione!
Se c’è un personaggio con così tanti pugnali che gli servirebbe una carriola per portarli, io non ho problemi; non me ne frega nulla se il tuo protagonista è un campione di scherma, anzi, meglio per lui; se poi è un mago superdotato ancora meglio, ci si diverte sempre di più, con i maghi.
Quello che, invece, mi irrita nel profondo è vedere questo personaggio incapace, dicamo il classico contadino che sembra andare per la maggiore nei fantatrash, che nel giro di pochissimo tempo diventa un grande mago, un campione di scherma, scaglia frecce che nemmeno Merida e visto che c’è scrive pure poesie.
Porca *censura*! Ho capito che sei l’eroe, ma non sei un Dio, dannazione!
Altra cosa che mi irrita è vedere un protagonista come quello qui sopra che si scopre essere più esperto in qualcosa di gente che la fa da una vita.
No, sul serio?
Contadini che diventano geni di strategia, mentre prima manco sapevano leggere, ragazzine di quattordici anni che usano la magia meglio di qualunque elfo… PERCHÈ?!
Oh, tu, autore fantasy esordiente, pensi davvero che sia possibile che esista qualcuno che prende in mano una chitarra e suona meglio di Jimi Hendrix senza aver mai studiato musica?
No?
E ALLORA PERCHÈ I TUOI PROTAGONISTI FANNO L’EQUIVALENTE IN CHIAVE FANTASTICA?!
Vedo l’Alchimista che mi fa segno di passare al punto 2 prima di inziare a diventare violenta, gli darò ascolto, ma prima voglio chiarire un’ultima cosa:
NON  – e ripeto NON –  si possono tirare più di una freccia alla volta con un arco!
No, Signor Paolini, non si possono nemmeno lanciare centoventi frecce al minuto.
Passiamo al punto 2.
2) Ho un piano!
E qui iniziano i guai.
Fateci caso, quando un protagonista fantasy pronuncia questa frase è segno che stanno per andarsi a ficcare tutti in un ginepraio.
– A scanso di querele ci tengo a chiarire che la frase precedente non includeva Artemis Fowl –
Comunque, sorvolando sul mio amato irlandese, possiamo dire che i libri fantasy sono un’enorme antologia  su “Come non fare un piano”.
Ce n’è per tutti i gusti, davvero, fra i più usati troviamo:
– quelli che per funzionare richiederebbero la cecità e sordità totale di chiunque non sia coinvolto,  come Eynis potrà spiegarvi meglio di me;
– quelli che sono una vera e propria complicazione di qualcosa di semplice, e qui uscirei dal fantasy per nominarvi i Massoni di Dan Brown che fanno una trafila infinita di enigmi, simboli e indovinelli solo per nascondere una Bibbia, ma magari il loro è solo il miglior trollaggio della storia, non si può mai dire;
– quelli che non ti dicono nemmeno come dovevano essere, tanto non funzionano… come? Inheritance e il piano di Eragon? Come avete fatto a indovinare?
– quelli che prevedono di mettere tutto nelle mani di uno o più dilettanti quando si potrebbe mandare tranquillamente un esercito ben addestrato al loro posto, o almeno mandarne una parte con loro.
Vi lascio scegliere il vostro preferito fra Le Cronache del Mondo Emerso III, Gli Eroi del Crepuscolo, Il Libro Del Destino o qualunque fantatrash vi venga in mente;
Meno comuni, ma comunque degni di essere menzionati, sono quelli suicidi che vedono i personaggi gettarsi direttamente nella bocca del leone per i motivi più disparati; quelli autolesionisti, che prevedono di distruggere manufatti che sarebbero invece molto utili e quelli “alla spera-in-dio”, solitamente usati per le fughe, che arrivano fino a un certo punto “e poi si vedrà”… perchè ovviamente quando stai fuggeddo con le guardie alle calcagna hai anche il tempo di elaborare un piano.
Dopo questa tirata, direi di lasciare il posto al punto 3.

3) Elementare, Watson…
I protagonisti fantatrashosi sono sempre quelli che hanno l’illuminazione, quelli che capiscono sempre tutto di tutti, con un acume che farebbe vergognare personaggi del calibro di Sherlock Holmes!

*Ci vediamo costretti a censurare l’accaduto a causa dell’elevato livello di violenza. *

Dunque, si diceva?
Okay, l’acume dei protagonisti.
Bisogna innanzi tutto premettere che, in effetti, certe volte hanno DAVVERO l’illuminazione prima di tutti gli altri, ma ciò avviene per il solo fatto che tutti gli altri sono ancora più stupidi di loro.
Ammettiamolo, la maggior parte dei protagonisti dei libri fantasy, sia trash sia no,  sono innegabilmente stupidi.
Nel loro gruppo c’è un traditore e dovrebbero accorgersene? Devono cogliere un messaggio fra le righe? Devono semplicemente afferrare il momento giusto per tacere? Potete star certi che NON lo faranno.
Questa loro enorme capacità deduttiva, dà luogo a molte scene interessanti, e involontariamente esilaranti: quelle nelle quali i protagonisti scopriranno la Grande Rivelazione, lasciando tutti attorno a loro a bocca spalancata, mentre noi lettori ce ne stiamo stravaccati sul divano con un sorrisetto di sufficienza a dire: “Ma và?”, e quelle nelle quali il protagonista non sospetta ancora di nulla e giustifica tutti gli indizi che ha con spiegazioni che, a noi genii che abbiamo capito tutto, fanno rotolare dal ridere.
Riguardo a queste ultime, mi sale così spontaneamente un esempio che sarebbe un peccato non cogliere l’occasione; il libro, di per sè, non è nemmeno così trash: sto infatti parlando degli Hunger Games. L’episodio di cui parlerò, se non sbaglio, è preso dall’inizio del secondo volume, quindi aspettatevi un minimo di SPOILER.
La situazione è questa: i distretti di Panem stanno iniziando a rivoltarsi, uno dopo l’altro,  infuocati dai gesti di Katniss durante gli Hunger Games, anche per questo i rivoltosi hanno adottato come loro simbolo la ghiandaia imitatrice, che la nostra eroina porta raffigurata su una spilla d’oro;  a Capital City, invece, il clima è quello superficiale e frivolo di sempre e gli Hunger Games hanno fatto così successo che la ghiandaia imitatrice di Katniss è diventata un simbolo all’ultima moda. Katniss è a un ricevimento a Capital City e sta parlando con il nuovo Capo Stratega degli Hunger Games, che le rivela di avere una riunione quella notte, una di quelle riunione che dovrebbero restare segrete, ma di lei si fida. “Comincia a mezzanotte”, e nel dire questo, tutto guardingo, le mostra un orologio da taschino su cui compare per un istante il simbolo della ghiandaia.
Cosa pensa Katniss di tutto ciò? Che lui è un ribelle e la ghiandaia era il suo modo per dimostrarle di essere dalla sua parte? Che lui stia cercando di dirle qualcosa fra le righe?
Certo che no!
Katniss pensa:

“C’era qualcosa di strano in quel suo gesto. Quasi di clandestino. Ma perché? Forse pensa che qualcuno potrebbe rubargli l’idea di mettere una ghiandaia imitatrice che appare e scompare sul quadrante di un orologio. Sì,  probabilmente gli è costato un patrimonio, e ora non può mostrarlo a nessuno perché ha paura che ne facciano una versione economica non autorizzata.”

-.-”  CHE COOOSA?!
Ditemi voi se non è esilarante.
Si potrebbero listare molti esempi più famosi e più trashosi di questo, senza ombra di dubbio, ma visto che direi che ormai il concetto è chiaro, passerei a…

4) Puliti dentro e belli fuori!
Ad essere onesta, questo non è un problema relativo solo ai protagonisti fantasy, anzi, è presente nella stragrande maggioranza dei racconti sin dall’alba dei tempi.
Ora, io non sono una classicista come il mio collega alchimista, ma posso affermare con sicurezza quasi assoluta che già nell’Iliade trovavamo gli eroi buonissimi, fortissimi e bellissimi, mentre i personaggi più bassi e vili erano sempre debolucci e un po’ bruttarelli.
Con questo voglio dire che l’Iliade sia un trash? No!
Perché? Perché Omero, se non altro, non ci fa pesare la bellezza dei suoi eroi, cosa che invece ogni autore fantatrash sembra determinato a fare.

Teorema di Ginger: “Il protagonista fantatrash sarà sempre beeellissimo (Cit. Il Libro del Destino)”
Corollario I: Se non è beeellissimo non è il protagonista.
Eccezioni alla regola: Non pervenute.

Facciamo un breve approfondimento, vi va?
*silenzio, i grilli friniscono, passa una palla di sterpaglie tipo film western*
Vabbè, lo faccio lo stesso.
Partendo dai meno peggio, si ha quel tipo di protagonisti come Eragon, che partono anche bene, ma poi abbandonano la diritta via. Di certo li avete incontrati anche voi, sono quelle specie di Pretty Princess che all’inizio sembrano normali, quasi insignificanti, per non dire bruttini, come Eragon, appunto, che ci viene descritto pochissimo e passa abbastanza inosservato. Solo che poi… SBAM! Succede qualcosa, oppure semplicemente l’autore decide che vuole rendere più giustizia al suo povero protagonista ed ecco che lo vediamo diventare, indovinate un po?

“Eragon non aveva mai usato la parola bellissimo per un uomo, men che mai per se stesso, ma adesso l’unica parola adatta a descriverlo era quella.”

Ginger colpisce ancora! u.u
Dopo questi, andando in scala, abbiamo quelli che bellissimi lo sono sempre stati, per decreto divin dell’autore; il ché, spesso, si coniuga in una delle frasi più temute dai lettori: [nome personaggio] era bellissimo/a nonostante…”.
Esatto, sono proprio quei soggetti che si alzano dal letto che sembrano appena usciti dal parrucchiere e sono profondamente odiati dai poveri lettori che invece escono dal parrucchiere che sembrano appena alzati dal letto, per dirla come direbbe colei che io sospetto essere in realtà un Hafling.
Non c’è parrucchiere che può competere con i loro capelli, che nemmeno un tornado o la replica del katoon a dorso di drago può scompigliare e il loro look resta stra-fygo anche dopo un temporale un viaggio in una palude e una battaglia, probabilmente hanno una pelle naturalmente impermeabile, emofoba, e dotata di autan.
Non sto nemmeno a farvi degli esempi, sono sicura che ne conoscete a bizzeffe da soli, voglio conservarmi gli esempi per l’ultima categoria, la peggiore di tutte, quella dei “belli inconsapevoli”.
Come spiega il nome, questa strana specie è quella di quei protagonisti che non sanno di essere belli, che poi, belli loro? Maddai, non scherziamo!
Eppure….
… eppure nel giro di una cinquantina di pagine a dir tanto hanno almeno 2 spasimanti.
Se io volessi fare l’originale, potrei citarvi come esempio la già nominata Katniss degli Hunger Games, ma perché fare gli originali quando c’è qualcuno che invece si presta volontariamente e perfettamente al mio caso?
L’avete già capito, vero?
Parliamo di LEI.
La tristemente nota Bella Swan, ce l’ha proprio messa tutta per convincerci di essere una semplice giovinetta insignificante e goffa, il tipo di persona che nessuno noterebbe mai, ovviamente…
Non ha mai convinto nessuno, ammettiamolo.
Nel giro di poche pagine mi sembra di ricordare che si trovi due spasimanti “normali” a cui poi vanno aggiunti i due stra-fighi del romanzo, che ormai tutto internet conosce.
Ora, io dico, vuoi fare una protagonista che ti stende ogni ragazzo in circolazione? Fai pure, ma non mi prendere in giro cercando di farmi credere che non sia nulla di speciale! Eccheccacchio, se lei non è niente di speciale gli altri cosa sono? Scorfani?
Cerchiamo di portare rispetto ai lettori! U_U

Bene, anche stavolta siamo arrivati in fondo, tutti vivi?
*I lettori si risvegliano dal sonno profondo in cui erano caduti più o meno alla terza riga*
Ci vediamo alla prossima puntata, portate i cuscini la prossima volta!

Mina – The Ginger

PERDONO!

Buongiorno!
O buonasera.
Come avranno certo notato i più svegli di voi, io e la Mina arriviamo da un brutto periodo di inattività, fra scuola e università. Siano maledetti gli integrali!
E il latino.
E Catone. Soprattutto Catone.
Ovviamente, miei amati lettori…

Come? Sì, sì, cara, certo che ti considero!

Dicevo, NOSTRI (pochi) amati lettori, con questo post non sto assolutamente cercando scusanti! Ma certo che no! Infatti il processo che io e la Rossa stiamo organizzando e scrivendo a quattro mani è puro e semplice piacere (o masochismo, dopotutto sono quasi la stessa cosa) personale!
Ma mi zittisco. E, per tenere a bada i Lor Signori, ecco un piccolo e (in)utile manuale…

Come? Che vuol dire “Quali signori?”?!

Le 10 cose da fare per un mago fantasyoso.

Sì, lo so che ultimamente mi piace fare liste (i Comandamenti, le liste di proscrizione… Ehm… Forse quelle no…) ma per VOI (chi?) posso tentare di non essere banale!

N.B. Se ho scritto “tentare” c’è un motivo…

1) Mai arrivare in ritardo né in anticipo, ma solo quando intendi farlo;
2) Mantieni la calma, tanto ci sono le Aquile;
3) IL BASTONEEEEEEEEEEEEEEEEEE!
4) Le bacchette sono per le checche;
5) Meglio il mare, tanto Saruman vuole buttare giù la montagna;
6) Perché una palla di fuoco può tutto;
7) Principio di Giasone: più è lunga la barba, maggiore è il potere;
8) I negromanti sono cattivi. Non importa perché;
9) Okitipoketiwoketiwà.
10) In caso di emergenza, chiedi sempre ai Leah.

Ma non mi dimentico mica di voi! Magari qualcuno non sa bene come comportarsi con i maghi… A chi non è mai capitato, dopotutto? Be’, io penso anche a voi! Ho pronta anche una corta lista delle Cose da NON fare con un mago!
Ringraziatemi, su!

1) “E tu saresti un mago? PWAHAHAHAHAHAH!”;
2) “Senti, mi fai quel giochetto della moneta dietro l’orecchio?”;
3) “Scommetto che quella storia del Demone Divora – Interiora è una puttanata!”;
4) MAI. INSULTARE. ALBUS. SILENTE;
5) Non fare riferimento ai colori;
6) Né ai barbieri;
7) O alle donne. Soprattutto alle donne!
8) E nemmeno a George Martin;
9) Mai parlare dell’andamento dell’istruzione;
10) “Pfff! È risaputo che voi maghi non siete in grado di sostenere un combattimento corpo a corpo!”


Mi rendo conto del mio squallore e della mia miseria, signori.
Più del solito, almeno…
Ma, visto che ho avuto la splendida collaborazione della Rossa, sono felice! Mal comune mezzo gaudio! E poi, se il post dovesse essere un flop, probabilmente darò la colpa a lei.
Eheh.

Yuvie – The Alchemist