Identify yourself, book!

Il Sogno di Talitha – Licia Troisi

Terzo devastante (per varie zone del mio corpo) episodio della serie: “Libri regalati all’Alchimista che l’Alchimista ha detestato con tutto il suo cuore”!
Nel caso non ve lo ricordiate, i primi due episodi sono rappresentati da Il Sigillo dei Templari dell’amorevole Hohlbein e dal pornazzo  maledetto Tomyris.
Penso che se mai sarà inventato un detector per i libri spazzatura, mi dovrete attribuire tutti i meriti.
Allora, ci tengo a chiarire subito una cosa: non sono uno di quelli che sputano senza motivo addosso alla Troisi e alle sue opere. Sono legato ad alcuni suoi libri perché mi hanno fatto conoscere delle persone importantissime, per me, ma in linea di massima non posso dire di apprezzarla. Stile ripetitivo, Mary Sue a perdere, psicologia poco approfondita, idioti a destra e a sinistra… Ho apprezzato vagamente le Cronache e le Guerre del Mondo Emerso, la seconda saga più della prima; le Leggende le considero semplicemente noiose, mentre de La Ragazza Drago vi dico solo che ho letto il primo e non lo recensirò mai perché leggermelo ancora mi ucciderebbe.
Per quanto riguarda i Regni di Nashira… Be’, mi limiterò a utilizzare il nuovo motto personale che userò spesso nelle prossime recensioni.

EX-TER-MI-NA-TE!

Adesso, come sempre, iniziamo dalla copertina! Eccola qui!
Tipico stile delle copertine Troisiane: primo piano della protagonista offertoci da Paolo Barbieri (ne ho anche per lui, un momento); il marchio “Best Sellers Oscar Mondadori” che, per intenderci, è molesto quanto il sale nel caffè; nome autrice, nome saga, marchio; parte più importante, il nome del libro.
“1. Il Sogno di Talitha. Un nuovo mondo.” Falso. “Una nuova guerriera.” Falso. “Un nuovo inizio”. FALSO!
FALSO FALSO FALSO FALSO FALSO!
Nemmeno Mike Buongiorno nel corso di tutta la sua carriera di conduttore di quiz avrebbe da dire “Falso” così tante volte!
Vi dirò, il mondo è strutturato in modo lievemente diverso rispetto agli altri libri, e meno male, però ho trovato diverse pecche pure su questo punto.
Tornando a Paolo Barbieri… Io non sono una cima in fatto di disegno, quindi mi viene abbastanza facile riconoscere la sua bravura… Non lo odio né lo amo, ma… Perché alla Mondadori devo vedere “L’Inferno di Dante illustrato da Paolo Barbieri” su un volume largo quanto Piazza San Pietro, incompleto e che costa 18 euro solo perché ci sono le sue tavole?!
Vaaaaabbe’.

Il mio principale problema con la Troisi è il fatto che nella lettura sono assediato da una sensazione praticamente costante di déjà-vu.
“Ma quella tizia lì non l’avevo già vista?”
“Ma questa situazione mi sembra di averla già vista…”
“Ma quel tipo lì mi ricorda qualcuno…”
E via dicendo. Voglio dire, si ripete anche nelle introduzioni! L’inizio di quasi tutti i libri della Troisi sono composti da: prologo – pezzo di diario/documento/qualcosa scritto dal cronista di turno – inizio effettivo del libro!
E poi, perché diavolo i prologhi e le parti importanti le trovo sempre scritte RIGOROSAMENTE E INFALLIBILMENTE in corsivo? Chi è che decide di stamparle in questo modo?
«Yuvie, ma così dà più l’idea di vecchio documento importante!»
TACETE!
MALEDETTI LETTORI DALL’ANIMO BUONO!
Il fare affidamento a meri espedienti grafici è il peggior crimine che può essere perpetrato da un autore per sottolineare un’idea! Bisogna scrivere!
«Ma tu stai utilizzando noi come espediente adesso, solo per basare le tue critiche stupide su una supposizione tua…»
… Zitti!

Ehm.

Passiamo alla cartina che è meglio. (Che è pure a fine libro e non all’inizio, orrore)
Chi conoscerà un minimo la storia del libro saprà già che Talaria si trova su un pianeta, Nashira, illuminato da due soli (la gigante rossa Miraval e la nana bianca Cretus), in cui l’ossigeno scarseggia e le uniche zone vivibili corrispondono a quelle su cui crescono i Talareth, facendo praticamente in modo che le città siano comparabili a delle teche impossibili da lasciare se non con l’ausilio di strade chiuse le cui pareti sono fatte da rami intrecciati di Talareth. E tutto questo ovviamente non ci ricorda assolutamente nulla, no. [Click]
Ora, mi viene da fare giusto qualche domanda.
– Se la vita non è possibile al di fuori dell’ombra dei Talareth, e gli stessi alberi possono diventare giganteschi tramite certi metodi di coltivazione, come cappero si è sviluppata la vita?
– Se la gente non può uscire dall’ombra dei Talareth senza soffocare, come hanno costruito le strade?
– Se la gente che esce dall’ombra muore, chi cazzo si è preso la briga di esplorarsi tutto sto regno immenso?
– Se all’esterno delle città e delle strade è tutto morto, in base a cosa hanno segnato i confini di Talaria e dei vari regni?!

Passiamo ai personaggi.
Talitha è in realtà Nihal, con la tinta rossa e le lenti a contatto verdi, abbronzatissima perché dopo aver fatto un figlio con uno come Sennar ha messo in scena la sua morte (con la complicità degli elfi) e ha passato decenni in vacanza mentre il marito/compagno/non mi ricordo invecchiava, diveniva un depresso, mandava a puttane il rapporto con il figlioletto e tornava nel Mondo Emerso per andare a morire; quando però Kryss è salito al potere e le ha chiesto il pagamento di anni di soggiorno a sbafo, lei si è incazzata, ha fatto una strage che ha coinvolto diverse guardie e un agente immobiliare e ha dato fuoco alla capanna per cui non pagava l’affitto da mesi.
Per non lasciare traccia redimersi, si è fatta la tinta ed è partita verso nuove e fantastiche avventure attraverso un portale dimensionale. Non esistono i portali dimensionali nel Mondo Emerso, dite? Uno che appare provvisto completamente a random di una mano meccanica può esistere, però! Quindi esistono pure i portali dimensionali!
Comunque, arrivò a Nashira, scoprendo che il portale dimensionale sbucava all’interno di un fondamentale organo maschile e che lei era tornata ad essere uno spermatozoo. Seminando morte e distruzione tra i suoi simili per poter nascere, rese sterile il futuro padre, il Conte Megassa, e questo giustifica perché diavolo ‘sto cretino dopo la perdita di una figlia decida di mandare l’altra in convento, rimanendo senza eredi e rendendo la sua aspirazione al trono del tutto inutile.
Saiph è un Femtita, che non è una razza a parte rispetto ai Talariti, ma un gruppo di punk albini che ama tingersi i capelli, messi in schiavitù dalle altre persone perché troppo pericolosi. È un clone di Sennar per atteggiamenti e modi di fare, probabilmente mandato da Kryss a inseguire la tipa giusto per ripicca, ma questo Nihal – Talitha non sembra averlo notato, o forse fa finta di non averlo fatto, perché la condizione di schiavitù di Saiph la mette in posizioni interessanti (se vi ricordate di un certo episodio delle Cronache del Mondo Emerso in una caverna, saprete benissimo cosa intendo). Inoltre la sua razza è pure immune al dolore, il che avvalla la mia teoria.
Altri personaggi di poco conto sono: il Conte Megassa, il padre di Talitha, un padre padrone reso tale dall’andropausa precoce causata dalla figlia al momento del concepimento; sua moglie, talmente inutile che manco me ne ricordo il nome, ma che sicuramente assumerà qualche ruolo nei romanzi successivi, probabilmente ribellandosi al marito o rivelando una profondità d’animo miracolosa che quasi sicuramente sarà causata da marijuana che le verrà fatta fumare in segreto e fuori dalla narrazione; Lebitha, la sorellona saggia e tranquilla che viene fatta monaca e che muore misteriosamente, in una sequenza toccante e splendida.
“Il giorno dopo Lebitha morì.”
Ommioddio…
Che mancanza…
Mi vengono le lacrime agli occhi… È venuto a mancare un elemento importantissimo del libro… Oh, accidenti… Come faremo senza… LE VIRGOLE! MALEDIZIONE, LE VIRGOLE!

Pubblichi un numero scandaloso di libri, tutti marchiati “Best Sellers Oscar Mondadori” e ancora mancano le virgole?!
Exterminate!
EXTERMINATE!
EX-TER-MI-NA-TE!

D’accordo, sono calmo.
Ci sarebbe una marea di altri stereotipi personaggi, ma sono talmente di poco conto che non vale la pena citarli. Giusto per darvi l’idea: madre superiora bacchettona, cacciatore di taglie, bambino che deve sopravvivere in tutte le maniere per colpa della povertà… Eccetera, eccetera, eccetera.
No, be’, parte gli scherzi, con le descrizioni di Talitha e Saiph volevo solo darvi un’idea della sciattezza con cui sono stati creati.

Non darò molta importanza alla trama, non per evitarvi spoiler, ma perché semplicemente non c’è niente di speciale, se non qualche particolare che mi ha lasciato trasecolato.
Saltando l’odiosissimo prologo, il romanzo si apre in un campo di addestramento in cui vediamo Talitha allenarsi con il suo maestro per diventare un’allenatrice di pokémon un Guardiano, ossia una qualche sorta di carica militare completamente inutile. È una testa calda, ma è la figlia del Conte quindi è inutile dire come mai riesca a seguire gli studi. L’autrice tenta di farci credere che la tipa sia una guerriera capace e dal cuore gentile, tanto da avere un vero rapporto di amicizia con il suo schiavetto, Saiph, abbracciando la filosofia punk dei Femtiti e dando un sonoro “Fuck the system!!!” alla società di Talaria. È interessantissimo notare come, più di una volta, la tizia si dimostri addirittura invidiosa del suo schiavo. Be’, certo, la figlia di uno ricco quanto Bill Gates, minaccioso quanto Scarface e potente quanto l’Imperatore Palpatine in lizza per il trono, che vive in un palazzone, servita e riverita da orde di schiavi… Ed è invidiosa. Non so perché, ma sono sicuro che, se vivesse nel nostro mondo, troveremmo sulle pagine di Facebook volte a sputtanare bimbeminkia di vario genere avrebbero un motivo in più per esistere.
La nostra alternativa Talitha, comunque, arriva al palazzo del padre, accompagnata da Saiph, e qui assistiamo all’esecuzione pubblica di un Femtita che aveva rubato, ucciso con un bastone sormontato da un frammento di Pietra dell’Aria, il cristallo che trattiene l’aria respirabile nelle città e che può causare dolore nei Femtiti. La cosa causa un certo sgomento nei protagonisti, e fa domandare al lettore il perché di un trattamento così barbaro su degli utilissimi e innocui schivi. Ma vabbe’. La famiglia deve recarsi nel Regno della Primavera per assistere ad un matrimonio. Dopo un viaggio in carrozza, prima del suddetto matrimonio, incontriamo Lebitha, la sorella maggiore di Talitha, una monaca che sta per diventare Piccola Madre ma che si sente male durante il banchetto e muore poco dopo.
Subito dopo Megassa ha un colloquio con Talitha in cui le intima di andare a sostituire la sorella al monastero, in cima al Talareth. Idiozia grossa quanto una casa, ma questo l’abbiamo già visto. Passiamo quindi al soggiorno di Talitha in tal monastero, che mi ha tanto ricordato la permanenza di Dubhe alla Setta degli Assassini, ma magari mi sbaglierò io; Talitha riceve una specie di addestramento magico (zottata in una classe di bambine di nove anni, mwahahahah) e gioca alla Mistery Inc. con Saiph, nel tentativo di scoprire cosa abbia fatto morire Lebitha. Non credo che vi sia bisogno di dire chi dei due assomiglia a Scooby – Doo. Qui vediamo come per la prima volta dopo una vita passata insieme Saiph inizi a rendersi conto che MAGARI Talitha un po’ gli piace. Ma MAGARI, eh.

Al monastero iniziamo a trovare qualche (stupida) risposta a qualche (intelligente) domanda. Secondo un mito, Miraval e Cretus rappresentano due divinità, la buona e la cattiva, che dopo una battaglia (ovviamente risoltasi con la vittoria della buona Miraval) sono rimaste legate, e Cretus è destinata a venire inglobata da Miraval alla fine dei tempi. Ora, Cretus si sta allargando, portando scompiglio a Nashira. Non si sa come, non si sa perché, ma questa scoperta, fatta da monache eretiche, è sempre stata insabbiata dalle altre. Perché, ovviamente, se decine e decine di tipe vengono da te e denunciano la stessa identica cosa, tu guardi dall’altra parte.
Ma *Censura*!
Alla fine Saiph e Talitha fuggono, dando anche alle fiamme il monastero. L’insegnante di magia di Talitha, Pelei, muore. Wiii!
Ovviamente, però, i Talareth sono resistenti al fuoco quando il loro legno fa ancora parte della pianta! Quindi a bruciare è solo il legno tagliato e lavorato di cui è composto il monastero!
Questa è la giustificazione narrativa più idiota che abbia mai letto. Giuro.
Comunque, i due partono alla ricerca dell’eretico, ossia un individuo che dovrebbe prevenire dalle terre oltre Talaria, la cui esistenza è incredibile, dato che lì non ci dovrebbe essere aria.
A Messe, rischiano di venire catturati da due guardie di Megassa, ma queste vengono uccise da una sommossa di Femtiti. Carino, no? Una razza di gente che viene trattata come cani ed è immune al dolore fisico sta zitta e buona per anni in schiavitù ma alcuni di essi iniziano a ribellarsi proprio quando fa comodo alla protagonista!
Talitha, sinceramente, spero che tu muoia!
Che poi, poco prima abbiamo la notizia di un carro di viveri assaltato dai Femtiti affamati “che non avevano dimenticato le arti della guerra perché un tempo erano combattenti”! E sono pure in maggioranza numerica rispetto ai Talariti!


I due si nascondono nella casa di un cartografo, poi ripartono, e dopo altri pericoli e un balzo narrativo, ci ritroviamo nel Regno dell’Autunno, con ‘sti due ancora in fuga che vengono scovati e catturati da un cacciatore di taglie e da Grif, un bambino orfano e affamato che segue il tipo per sopravvivere. Scappano, derubano un povero Cristo di passaggio e arrivano finalmente alla fortezza dove è trattenuto l’eretico. Qui scoprono un’altra sommossa di Femtiti (alla buon’ora) e apprendono che l’eretico è fuggito verso i Monti del Ghiaccio. Si rimettono in viaggio, camuffandosi per non farsi beccare, ma vengono, ovviamente, catturati dagli schiavisti, scambiati per Femtiti ribelli e mandati a lavorare nel villaggio di minatori.
Ma se per un furto qui ammazzano uno schiavo, perché non fanno fuori sull’istante due Femtiti ribelli, pericolosi e probabilmente assassini?! Perché sì, mi pare ovvio!

Qui Saiph incontra i nonni.

Vi giuro che a questo punto sono andato indietro a ricontrollare. WTF?! Che cazzo c’entra? Come cosa perché? La Troisi ha scritto il pezzo guardando C’è Posta Per Te o roba del genere?

Vengono riconosciuti, scoppia una rivolta, Saiph viene ferito e dopo un’immensa difficoltà Talitha lo cura, grazie alla Pietra dell’Aria. Ovviamente. Poi, dovrebbero trovare l’eretico, ma sono talmente incapaci che è l’eretico a trovare loro, e qui il libro finisce.
Potete immaginarvi la mia reazione.

Concludendo: sette camomille, tre compresse di Valium, sei siringhe di morfina e due camicie di forza strappate.
Non leggete questo libro.
Non perché potreste finire come me. Io so chi di voi lo leggerà. E potrei venire a trovarvi. Sappiatelo.
EXTERMINATE! EXTERMINATE! EXTERMINATE!

Yuvie – The Alchemist – Versione Dalek pacioccoso


Ehi! Ehi! Tu, nella cabina blu! Cosa… No, no, fermo! Via, stavo scherzando, con la cosa dei Dalek, non vedi? Sono un normalissimo recensore… Che cos’è quella bacchetta che hai in mano? Perché la stai puntando sul mio computer?!

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2 thoughts on “Identify yourself, book!

  1. “EX-TER-MI-NA-TE!”
    *-*
    “Ommioddio…
    Che mancanza…
    Mi vengono le lacrime agli occhi… È venuto a mancare un elemento importantissimo del libro… Oh, accidenti… Come faremo senza… LE VIRGOLE! MALEDIZIONE, LE VIRGOLE!”
    *rotola*
    “Perché, ovviamente, se decine e decine di tipe vengono da te e denunciano la stessa identica cosa, tu guardi dall’altra parte.”
    *continua a rotolare*
    “Yuvie – The Alchemist – Versione Dalek pacioccoso”
    *rotola ancora*
    “Ehi! Ehi! Tu, nella cabina blu! Cosa… No, no, fermo! Via, stavo scherzando, con la cosa dei Dalek, non vedi? Sono un normalissimo recensore… Che cos’è quella bacchetta che hai in mano? Perché la stai puntando sul mio computer?!”
    *rotola dentro alla cabina lasciata incautamente aperta*
    *viene rispedita fuori da qualcosa*
    Uff…

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